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Arte in dispArte
...e scArti
...aspettando Sisto VI
Tuesday March 27, 2012
Negli ultimi giorni son rimasto molto colpito dal divampare di numerose polemiche sotto l'opera "Madonna del Soldo" di Elena Cermaria buffo vedere come nel 2012 continuino polemiche e discussioni vecchie come l'uomo ed idee di prevaricazione di una religione sull'altra come se si fosse ancora nell'anno 1000.
Le intolleranze, religiose o meno, le ho sempre trovate abbastanza ridicole nel loro stesso essere, mi sembran tanto dei bambini che litigano... io son meglio di lui perché si, perché si e basta! Tutta questa faccenda mi ha fatto tornare in mente una vecchia leggenda che avvolge uno dei Papi più interessanti della storia della chiesa, Sisto V, quel Papa Sisto che non perdona va manco a Cristo e che nel 1585 prendeva egli stesso a colpi d'ascia un crocifisso nella basilica di Santa Maria Maggiore! Che si direbbe oggi di un Papa simile?
Magari lo metteremmo al rogo ripristinando la pena di morte per gli eretici ed i blasfemi! ...chi glielo avesse detto che quasi 500 anni dopo il suo gesto sarebbe stato giudicato in maniera addirittura più offensiva che dai suoi contemporanei... Quanto stavano avanti!
Ad ogni modo andiamo a veder chi é stato Sisto V
Sisto V, nato Felice Peretti sovrano dello Stato Pontificio dal 1585 alla morte, (avvenuta soli 5 anni più tardi)
Fu un papa severo e autoritario; e cercò subito appena eletto di eliminare il malcostume, la corruzione e il brigantaggio che avevano raggiunto limiti non più tollerabili nella Roma di fine cinquecento, anche per non favorire le critiche della riforma protestante che vedeva in una chiesa eccessivamente tollerante dei vizi e del malcostume un ulteriore motivo di vantarsi della riforma appena intrapresa.
Nello stesso tempo decise di modernizzare Roma e intraprese grandi lavori urbanistici. Egli sembra non avesse particolare devozione per le opere antiche: le colonne di Traiano e Marco Aurelio vennero usate come piedistalli per le statue di San Pietro e San Paolo; la Minerva del Campidoglio venne convertita in "Roma Cristiana"; il Septizonio di Settimio Severo venne demolito per i suoi materiali da costruzione. Al contempo decretò il completamento della cupola di San Pietro e mille altri lavori.
Somme immense furono utilizzate in opere pubbliche e ciò che Sisto V ottenne nel suo breve pontificato, con il fondamentale supporto tecnico del suo architetto Domenico Fontana - e facendo saccheggiare a man salva, alla ricerca di marmi preziosi e lavorati, i monumenti antichi - ha dell'incredibile: il completamento della cupola di San Pietro; la loggia di Sisto o delle benedizioni a San Giovanni in Laterano; la cappella del SS. Sacramento (anche detta Cappella Sistina o del Presepe) a Santa Maria Maggiore; le aggiunte e le riparazioni al Palazzo del Quirinale, al Laterano e al Vaticano; l'erezione di quattro obelischi, compreso quello in Piazza San Pietro; l'apertura di sei strade; il restauro dell'acquedotto di Settimio Severo ("Acqua Felice") con la mostra finale della fontana del Mosè; oltre a numerose vie e ponti, un tentativo di prosciugare le paludi pontine, e l'incentivazione dell'agricoltura e della manifattura. Inoltre integrò Borgo (sino a quel tempo autonomo) come quattordicesimo rione nella città di Roma.
Si deve a Sisto V il primo progetto di sistemazione urbanistica della città di Roma moderna
Le condizioni terribili in cui Gregorio XIII aveva lasciato gli stati ecclesiastici richiedevano misure pronte e decise. Contro la prevalente assenza di legge, Sisto procedette con una severità quasi feroce, che solo le necessità estreme potevano giustificare.
Sisto morì solo 5 anni più tardi tra le esecrazioni dei suoi sudditi, ma i posteri lo riconoscono come uno dei più grandi Papi di sempre. Era impulsivo, ostinato, severo e autoritario, ma la sua mente era aperta e di larghe vedute. Si dedicò alle sue imprese con una energia ed una determinazione che lo portarono spesso al successo. Poche persone possono vantare imprese o conseguimenti più grandi.
Va menzionata una leggenda secondo la quale Sisto V venne a sapere che c'era un crocefisso che sanguinava; lui allora, recatosi sul posto, prese una scure e spaccò il crocefisso, dicendo "come Cristo ti adoro, come legno ti spacco". Ed in effetti sembra che si trovassero all'interno spugne intrise di sangue. Questa leggenda ispirò al Belli il sonetto romanesco "Papa Sisto"
| « Fra ttutti quelli c'hanno avuto er posto De vicarj de Dio, nun z'è mai visto |
E comunque dal papa "rugantino" e "tosto" gli ebrei romani, contro i quali aveva particolarmente incrudelito il feroce domenicano già inquisitore Pio V Ghislieri, ottennero grazie alla bolla Christiana pietas, infelicem Hebreorum statum commiserans, grandi alleggerimenti del regime vessatorio a cui erano sottoposti ormai da decenni.
Un'altra curiosità che lega Sisto V alla "vulgata" romana: con la sua riforma delle tasse, non fidandosi dei funzionari locali, il papa reclutò suoi fidati compaesani marchigiani per esercitare il mestiere di esattori. Nacque per tale motivo il famoso detto, ancora oggi presente nella memoria dei romani:
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« mejo 'n morto dentro casa
Ed infine anche Trilussa ancora non ventenne gli dedica un sonetto, che nel 1975 verrà poi musicato da Claudio Baglioni.
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March 27, 2012 06:22 PM [edited: March 27, 2012 06:24 PM]
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Il mercato dell'Arte o l'arte del Mercato?
Tuesday March 27, 2012
L'articolo "il mercato dell'arte o l'arte del mercato..." postato poco fa da Domenico Olivero mi ha fatto tornare in mente un paio di interviste che avevo visto solo qualche settimana fa e che avevano colpito la mia attenzione, erano entrambe interviste a galleristi italiani presenti quest'anno al VOLTA ed allo SCOPE di New York.
Divertente era stato l'osservare quante volte nei due brevi video i vari galleristi avessero usato la parola "interessante" ;)
March 27, 2012 10:30 AM [edited: March 27, 2012 10:31 AM]
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Motion Plus Design - a Parigi il primo centro espositivo dedicato al motion graphics
Monday March 26, 2012
Spot, titoli di film e crediti, tablet, PC, smartphone, espositori pubblicitari sugli schermi televisivi…il Motion design è già presente in tutte le parti della nostra vita.
Eppure, non esisteva ancora un luogo dedicato a celebrarlo, da oggi invece c'è e sta a Parigi, si chiama Motion Plus Design
Affascinato dal video introduttivo mi sono infilato all'interno del loro sito scoprendo chi sono e di cosa si occupano
"Motion Plus Design" Center : "What is Motion Design ?" from Motion Plus Design on Vimeo.
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March 26, 2012 01:32 PM [edited: March 26, 2012 01:34 PM]
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Toulose Lautrec, riapre museo ad Albi
Monday March 19, 2012
Articolo di Aurora Bergamini per ANSA
ALBI (FRANCIA) - E' tutto reinventato, rinnovato e più grande, dotato delle funzionalità e tecnologie più moderne: dopo oltre dieci anni di lavori costati 38 milioni di euro il museo dedicato all'opera del pittore Henri Toulouse-Lautrec (1864-1901) a Albi, sua città natale, classificata patrimonio mondiale dell'Unesco e situata nel sud della Francia, vicino a Tolosa oggi teatro del drammatico eccidio alla scuola ebraica, che riaprirà i battenti il 2 aprile.
Accoglie circa 1000 opere dell'artista, di cui 215 dipinti, tutti i 31 manifesti prodotti e i disegni preparatori - la collezione più importante al mondo - per la maggior parte donate dalla madre, la contessa Adele de Toulouse-Lautrec "desiderosa di perpetrare la memoria del figlio". Il museo si trova dal 1922 all'interno del Palazzo Berbie, una fortezza del XIII secolo, che fu la residenza dei vescovi della città, situata a due passi dalla famosa Basilica di Santa Cecilia, che è la più grande costruzione in mattoni del mondo, i cui affreschi sulle volte furono realizzati da artisti bolognesi durante il Rinascimento.

"I lavori erano necessari: c'erano infiltrazioni d'acqua dalle vetrate, alcune sale non erano riscaldate, mancavano le adeguate condizioni per la visita e la sicurezza - spiega all'ANSA la conservatrice del museo Daniele Devynck - Lo studio di architetti parigino Dubois et Associes ha vinto l'appalto grazie a un progetto che riusciva a integrare elementi ultra moderni e valorizzare al contempo la caratteristiche storiche del palazzo". Il maxi cantiere è cominciato nel 2001 e si è appena ultimato: il museo tuttavia non è mai stato chiuso eccetto negli ultimi tre mesi. Tra le prodezze tecniche della ristrutturazione, gli ascensori sono stati inseriti nelle torri dell'edificio, facendo spazio tra gli oltre cinque metri di mattoncini, mentre gli scavi hanno fatto venire alla luce i magnifici pavimenti medioevali e i restauri della galleria d'Ambrosie ne hanno resuscitato gli affreschi rinascimentali. "Visitare il museo Toulouse-Lautrec è anche riscoprire il Palazzo Berbie, con la sua architettura e la sua storia, medioevale e rinascimentale", osserva il sindaco di Albi, Philippe Bonnecarrere.
"Il percorso espositivo è cronologico e tematico", prosegue la Devynck - Si parte dalle opere del giovane Toulouse- Loutrec fino a quelle tardive, tra cui l'ultimo dipinto 'Un examen a la faculte' de Mediciné del 1901". L'artista si era avvicinato alla pittura e al disegno da ragazzino, come passatempo e consolazione a causa della sua picnodisostosi, una malattia ossea di natura ereditaria, dovuta alla consanguineità dei genitori che erano cugini di primo grado, che lo bloccava la maggior parte del tempo a letto. Ben presto l'arte diventò una vera e propria passione. Tra le sale dedicate ai temi centrali della sua opera ci sono quella dei ritratti (tra cui spicca quello della madre), delle case chiuse ('Au salon de la rue des Moulins' e 'Marcelle' la sua prostituta preferita), delle star delle notti parigine (Jane Avril e Yvette Guibert), dei manifesti pubblicitari (Ambassadeurs, Moulin Rouge) e delle litografie di cui era un vero maestro. Il percorso Toulose-Lautrec si inserisce in un contesto più ampio, con una sezione dedicata a suoi amici e conoscenti (Leon Bonnat e Fernard Cormon), o maestri, come Edgard Degas; c'é poi un intero piano che presenta opere di arte moderna (Pierre Bonnard, Henri Matisse e George Rouault) e per finire una piccola collezione di arte antica con 'La chiesa di Santa Maria della Salute' di Francesco Guardi.

March 19, 2012 10:41 PM
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Leonardo: Sant'Anna ritrova il suo blu
Sunday March 18, 2012
Presto in mostra La restauratrice, 'E' stata la mia ossessione'
PARIGI - Nel suo laboratorio della Scuola del Louvre, a Parigi, Cinzia Pasquali ha appena terminato il restauro della ''Sant'Anna, la Vergine e il Bambino'', il capolavoro di Leonardo che la prossima settimana tornera' nelle sale del museo dopo aver ritrovato una nuova giovinezza. Nel corso della pulitura e' emerso a sorpresa l'intenso blu della veste della Vergine. Sono spuntate alcune piccole onde che si infrangono ai piedi della Santa, un dettaglio che era andato perduto. Sono comparse anche le impronte digitali del pittore che, probabilmente, con le dita stemperava la pittura, tanto da non lasciare alcuna traccia del pennello. Sono sui capelli della Vergine, sui bordi superiori, sul blu del mantello.
''In quest'ultimo anno e mezzo ho vissuto in una bolla. Lei, la Sant'Anna, e' diventata la mia ossessione, la sognavo di notte. Ora e' il momento di lasciarla andare. E' doloroso come separarsi da un figlio'', racconta all'ANSA la restauratrice romana, che ha gia' diretto i restauri della Galleria degli Specchi di Versailles. Mentre parla, scosta dal viso i lunghi capelli neri e porta un ultimo, rapido, ritocco all'opera, poi posa il bastoncino di cotone: ''Secondo me potevamo pulirla di piu', ma sono i conservatori del Louvre a decidere'', afferma. Leonardo dipinse la Sant'Anna negli ultimi 20 anni della sua vita e, nel 1516, la porto' con se' in Francia, senza mai finirla (i lavori hanno confermato l'incompiutezza dell'opera).
Poi, dall'ultimo restauro, nel XIX secolo, ad oggi si erano formate chiazze scure e le vernici non originali si erano alterate. Alcuni sollevamenti erano apparsi lungo un'asse di pioppo della struttura. Sui 54 micron di spessore iniziale delle vernici non originali (misurate con strumenti all'avanguardia), ne sono stati lasciati tra gli 8 e i 12. ''Io le avrei portate a 4 - aggiunge la Pasquali -. Dal momento in cui il quadro non e' stato sverniciato, e' inutile per me lasciare strati invecchiati che cambiano sempre un po' la percezione cromatica''.
Cinzia Pasquali ha ripulito tutta la superficie dell'opera due volte. ''E' stato un momento magico - racconta -. Non ci aspettavamo un blu cosi' luminoso. La scoperta delle impronte digitali e' stata emozionante. Diciamo che le ho cercate. Ne sono state trovate molte su altri quadri di Leonardo, quindi me le aspettavo. Che siano del pittore non ci sono dubbi - precisa -, ma bisognerebbe fare uno studio trasversale per dimostrarlo''. La fase di alleggerimento delle vernici ha sollevato una querelle tra gli esperti e due membri della commissione scientifica hanno abbandonato l'operazione. Se il Louvre ha scelto Cinzia Pasquali non e' solo per la sua competenza, ma anche per la sua forza di carattere. Intervenire su un Leonardo e' sempre delicato e c'era bisogno di una professionista in grado di affrontare le pressioni.
''Le polemiche? Non hanno intaccato ne' il mio lavoro ne' la mia concentrazione'', sostiene determinata. ''E' troppo facile dire: attenzione, stiamo rovinando un Leonardo, senza avanzare prove tangibili. Il Louvre ha dimostrato con analisi chimiche che il quadro non correva alcun rischio. Che interesse avrebbe a rovinare uno dei suoi capolavori? Sono intimamente sicura - conclude poi, sorridendo - che la Sant'Anna piacera' a tutti. Chi la guardera' non potra' non amarla. Lo dico un po' con l'orgoglio di una madre''.

photo ed articolo by ANSA
March 18, 2012 08:08 PM
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“Ritual without Myth” at The Royal College of Art Galleries, London
Friday March 16, 2012
Article by Moussemagazine
“Ritual without Myth” is an exhibition that considers the potential of ritual as a catalyst for transformative experience. Curated by the graduating students of MA Curating Contemporary Art at the Royal College of Art, the exhibition features the work of ten international artists, currently emerging to wide critical acclaim.
Featured artists – Danai Anesiadou, Asco, Erick Beltrán, Lygia Clark, Joachim Koester, Patrizio Di Massimo, Ioana Nemes, Ocaña, Amalia Pica and Yeguas del Apocalipsis
Preview – March 8, 2012, 7 to 9pm
at The Royal College of Art Galleries, London
until March 25, 2012
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Above – Yeguas del Apocalipsis, Refundación Facultad de Artes Universidad de Chile [Re-founding of the Faculty of Arts, University of Chile], 1989. Courtesy: the artists and Pedro Lemebel Archive
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Amalia Pica, Final de Fiesta, 2005. Courtesy: the artist, Gallery Diana Stigter, Amsterdam and Herald St, London

Erick Beltrán, Perikhórein Knot, 2011, installation view, 11th Biennale de Lyon. Courtesy: the artist

Ioana Nemes, The white team (Satan), 2009. Courtesy: Jiri Svestka Gallery, Prague

Joachim Koester, To navigate, in a genuine way, in the unknown necessitates an attitude of daring, but not one of recklessness (movements generated from the Magical Passes of Carlos Castaneda), 2009. Courtesy: the artist and Nicolai Wallner Gallery, Copenhagen, Denmark
![Patrizio Di Massimo, Turandiade Buzziana (in forma di note) [Buzzi’s Turandot (In the Shape of Notes) ], 2011. Courtesy: the artist](http://moussemagazine.it/blog/wp-content/uploads/8.-Patrizio-Di-Massimo_Turandiade-Buzziana.jpg)
Patrizio Di Massimo, Turandiade Buzziana (in forma di note) [Buzzi’s Turandot (In the Shape of Notes) ], 2011. Courtesy: the artist
March 16, 2012 07:57 PM
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Dante antisemita e islamofobo. La Divina Commedia va tolta dai programmi scolastici
Monday March 12, 2012
Proposta choc di 'Gherush92', organizzazione di ricercatori e professionisti consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite: "Contenuti razzisti, islamofobici e antisemiti. Giovani costretti ad apprezzare un'opera che calunnia il popolo ebraico"
Roma, 12 mar. (Adnkronos) - Stereotipi, luoghi comuni, contenuti e frasi offensive, razziste, islamofobiche e antisemite che difficilmente possono essere comprese e che raramente vengono evidenziate e spiegate nel modo corretto. E' il contenuto di alcune terzine della Divina Commedia che, secondo 'Gherush92', organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti, razzismo, antisemitismo, islamofobia, andrebbe eliminata dai programmi scolastici o, quanto meno, letta con le dovute accortezze.
''La Divina Commedia - spiega all'Adnkronos Valentina Sereni, presidente di Gherush92 - pilastro della letteratura italiana e pietra miliare della formazione degli studenti italiani presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all'antisemitismo e al razzismo''.
Sotto la lente di ingrandimento in particolare i canti XXXIV, XXIII, XXVIII, XIV. Il canto XXXIV, spiega l'organizzazione, e' una tappa obbligata di studio. Il personaggio e il termine Giuda e giudeo sono parte integrante della cultura cristiana: ''Giuda per antonomasia e' persona falsa, traditore (da Giuda, nome dell'apostolo che tradi' Gesu')''; ''giudeo e' termine comune dispregiativo secondo un antico pregiudizio antisemita che indica chi e' avido di denaro, usuraio, persona infida, traditore'' (De Mauro, Il dizionario della lingua italiana). Il significato negativo di giudeo e' esteso a tutto il popolo ebraico. Il Giuda dantesco e' la rappresentazione del Giuda dei Vangeli, fonte dell'antisemitismo.
"Studiando la Divina Commedia - sostiene Gherush92 - i giovani sono costretti, senza filtri e spiegazioni, ad apprezzare un'opera che calunnia il popolo ebraico, imparano a convalidarne il messaggio di condanna antisemita, reiterato ancora oggi nelle messe, nelle omelie, nei sermoni e nelle prediche e costato al popolo ebraico dolori e lutti''.
E ancora, prosegue l'organizzazione, ''nel canto XXIII Dante punisce il Sinedrio che, secondo i cristiani, complotto' contro Gesu'; i cospiratori, Caifas sommo sacerdote, Anna e i Farisei, subiscono tutti la stessa pena, diversa pero' da quella del resto degli ipocriti: per contrappasso Caifas e' nudo e crocefisso a terra, in modo che ogni altro dannato fra gli ipocriti lo calpesti''.
''Nel canto XXVIII dell'Inferno - spiega ancora Sereni - Dante descrive le orrende pene che soffrono i seminatori di discordie, cioe' coloro che in vita hanno operato lacerazioni politiche, religiose e familiari. Maometto e' rappresentato come uno scismatico e l'Islam come una eresia. Al Profeta e' riservata una pena atroce: il suo corpo e' spaccato dal mento al deretano in modo che le budella gli pendono dalle gambe, immagine che insulta la cultura islamica. Ali', successore di Maometto, invece, ha la testa spaccata dal mento ai capelli. L'offesa - aggiunge - e' resa piu' evidente perche' il corpo ''rotto'' e ''storpiato'' di Maometto e' paragonato ad una botte rotta, oggetto che contiene il vino, interdetto dalla tradizione islamica. Nella descrizione di Maometto vengono impiegati termini volgari e immagini raccapriccianti tanto che nella traduzione in arabo della Commedia del filologo Hassan Osman sono stati omessi i versi considerati un'offesa''.
Anche i sodomiti, cioe' coloro che ebbero rapporti "contro natura", sono puniti nell'Inferno: I sodomiti, i peccatori piu' numerosi del girone, sono descritti mentre corrono sotto una pioggia di fuoco, condannati a non fermarsi. Nel Purgatorio i sodomiti riappaiono, nel canto XXVI, insieme ai lussuriosi eterosessuali.
''Non invochiamo ne' censure ne' roghi - precisa Sereni - ma vorremmo che si riconoscesse, in maniera chiara e senza ambiguita' che nella Commedia vi sono contenuti razzisti, islamofobici e antisemiti. L'arte non puo' essere al di sopra di qualsiasi giudizio critico. L'arte e' fatta di forma e di contenuto e anche ammettendo che nella Commedia esistano diversi livelli di interpretazione, simbolico, metaforico, iconografico, estetico, cio' non autorizza a rimuovere il significato testuale dell'opera, il cui contenuto denigratorio e' evidente e contribuisce, oggi come ieri, a diffondere false accuse costate nei secoli milioni e milioni di morti. Persecuzioni, discriminazioni, espulsioni, roghi hanno subito da parte dei cristiani ebrei, omosessuali, mori, popoli infedeli, eretici e pagani, gli stessi che Dante colloca nei gironi dell'inferno e del purgatorio. Questo e' razzismo che letture simboliche, metaforiche ed estetiche dell'opera, evidentemente, non rimuovono''.
''Oggi - conclude Sereni - il razzismo e' considerato un crimine ed esistono leggi e convenzioni internazionali che tutelano la diversita' culturale e preservano dalla discriminazione, dall'odio o dalla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, e a queste bisogna riferirsi; quindi questi contenuti, se insegnati nelle scuole o declamati in pubblico, contravvengono a queste leggi, soprattutto se in presenza di una delle categorie discriminate. E' nostro dovere segnalare alle autorita' competenti, anche giudiziarie, che la Commedia presenta contenuti offensivi e razzisti che vanno approfonditi e conosciuti. Chiediamo, quindi, di espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali o, almeno, di inserire i necessari commenti e chiarimenti''.
Non si fanno attendere i commenti alla proposta di 'Gherush92'. "Mi pare un ennesimo delirio del politically correct, unito ad una assoluta mancanza di senso storico" afferma Giulio Ferroni, storico della letteratura, critico letterario e scrittore, professore ordinario di letteratura italiana alla Sapienza di Roma. "La Divina Commedia va letta nel suo contesto storico. Ci si potra' pure mettere qualche nota in piu' -prosegue Ferroni- ma sarebbe follia rinunciare allo studio di un capolavoro che ha contribuito a costruire l'immagine dell'umanita', pur partendo dai suoi ovvi limiti storici. La Divina Commedia ha anzi aperto la via al progresso, al riconoscimento dell'altro."
Per il presidente dell'Associazione nazionale dirigenti e alte professionalita' della scuola (Anp), Giorgio Rembado, abolire lo studio della Divina Commedia "non avrebbe senso", mentre puo' averne corredare l'apparato critico che l'accompagna in materia di razzismo, omofobia, islamofobia e simili, tenendo comunque presente che l'opera di Dante non puo' certo essere giudicata con i criteri di oggi.
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March 12, 2012 06:03 PM [edited: March 12, 2012 06:04 PM]
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Battaglia di Anghiari, clamorosa scoperta sul capolavoro di Leonardo
Monday March 12, 2012
Pigmento dietro un Vasari ha composizione simile al nero della Gioconda
FIRENZE - Clamorosa scoperta nella 'caccia' alla Battaglia di Anghiari, capolavoro perduto di Leonardo: un campione di colore nero trovato dietro un affresco del Vasari a Firenze ha composizione chimica compatibile con il nero usato nella Gioconda e nel S.Giovanni Battista al Louvre. Lo rende noto il direttore della ricerca Maurizio Seracini.
Dietro la parete est del Salone dei 500 di Palazzo Vecchio a Firenze c'é un vuoto che cela un muro preesistente e sul quale si vedono macchie di colore nero, rosso e beige attribuibili alla Battaglia di Anghiari, l'affresco perduto di Leonardo da Vinci. Emerge dai risultati del team diretto da Maurizio Seracini presentati oggi a Firenze e frutto dello studio di fine 2011 fatto con indagini radar e una sonda endoscopica che saggiò la parete. "Sono dati incoraggianti - sostiene Seracini -. Stiamo cercando nel posto giusto".
La scoperta suggerisce che Vasari - che fu pittore ed architetto, e che venne incaricato di ristrutturare Palazzo Vecchio - potrebbe aver voluto preservare il lavoro di Leonardo erigendo una parete di fronte all'affresco di Leonardo, come a voler proteggere un'opera considerata dai suoi coevi come la più maestosa del Rinascimento. Nessun'altra parete nel Salone dei 500 presenta un vuoto come in questo caso. Inoltre il muro retrostante è senza pietre a vista come se Vasari avesse conservato l'intonaco su cui Leonardo potrebbe aver dipinto la Battaglia di Anghiari. Il team di Seracini ha operato con il supporto e la collaborazione di National Geographic, Università di San Diego e Comune di Firenze, e affiancato dalla Soprintendenza al Polo Museale fiorentino e dall'Opificio delle Pietre Dure, dopo il via libera del ministero per i Beni Culturali. "Anche se siamo ancora alle fasi preliminari della ricerca e anche se c'é ancora molto lavoro da fare per poter risolvere il mistero - è il commento di Seracini -, le prove dimostrano che stiamo cercando nel posto giusto".
La sonda endoscopica, dotata di una microcamera, venne immessa a fine 2011 in sei fori praticati nell'affresco di Vasari visibile oggi sulla parete. Seracini aveva chiesto di esplorare la parete est in 14 punti, cioé crepe e cretti naturali del muro, ma a seguito di consultazioni con gli esperti dell'Opificio, i fori dove far passare la sonda vennero ridotti a sei. "Sono fori periferici rispetto alla nostra iniziale area di interesse - sostiene ancora Seracini -. Ecco perché i risultati che abbiamo ottenuto sono particolarmente incoraggianti".
Il pigmento nero è composto in gran parte da manganese e, in parte, da ferro ed è stato individuato con analisi chimiche su materiali estratti durante i sondaggi dentro la parete est del Salone dei 500 di Palazzo Vecchio dietro cui Seracini ipotizza che ci siano resti della Battaglia di Anghiari. Trovati anche frammenti di materiale rosso, associabili a lacca. Inoltre, immagini ottenute con una sonda endoscopica mostrano uno strato beige: per i ricercatori può esser stato messo solo con un pennello.
"Nella ricerca in corso nel Salone dei Cinquecento che, è bene ribadirlo, si sta svolgendo sulla parete "giusta", il mio intervento si è sempre svolto nella salvaguardia della tutela del bene culturale e tenendo informati i vertici del Ministero per i Beni e le Attività culturali". Lo sostiene il soprintendente di Firenze, Cristina Acidini, commentando lo studio per la Battaglia di Anghiari di cui sono stati resi noti stamani i risultati dell'ultima fase della ricerca.

Acidini ha evidenziato "il coinvolgimento dell'Opificio delle Pietre Dure, che solitamente interviene solo quando è parte attiva di un determinato e condiviso programma di ricerca o di restauro, da me sollecitato e predisposto, ha incrementato il livello della tutela, assicurando alle operazioni una vigilanza assidua e competente". Inoltre ha affermato, "l'invasività del progetto è stata sicuramente molto più limitata rispetto ad altri tipi di indagini diagnostiche davvero "distruttive": in taluni casi queste comportano prelievi di micro-campioni della pittura originale. Si tratta di procedure che vengono tuttavia comunemente impiegate in Italia e all'estero nella diagnostica delle pitture su tela, su tavola e murali, senza suscitare reazioni particolari".
foto e video: National Geographic articolo: Copyright ANSA
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March 12, 2012 05:52 PM [edited: March 12, 2012 06:47 PM]
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30 grandi scrittori dicono quello che pensano di Dio
Tuesday March 6, 2012
Asimov, Saramago, Follett, McEwan, Houellebecq, Roth, Rushdie, Pinter, Hitchens e molti altri parlano del loro rapporto con l’idea di Dio. Un video di JPararajasingham, che ha montato diverse lezioni e interviste.
In ordine di apparizione:
1. Arthur C. Clarke
2. Nadine Gordimer
3. Professor Isaac Asimov
4. Arthur Miller
5. Wole Soyinka
6. Gore Vidal
7. Douglas Adams
8. Germaine Greer
9. Iain Banks
10. José Saramago
11. Terry Pratchett
12. Ken Follett
13. Ian McEwan
14. Andrew Motion
15. Martin Amis
16. Michel Houellebecq
17. Philip Roth
18. Margaret Atwood
19. Salman Rushdie
20. Norman MacCaig
21. Phillip Pullman
22. Matt Ridley
23. Harold Pinter
24. Howard Brenton
25. Tariq Ali
26. Theodore Dalrymple
27. Roddy Doyle
28. Redmond O’Hanlon FRSL
29. Diana Athill
30. Christopher Hitchens
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March 6, 2012 10:36 PM [edited: March 6, 2012 10:38 PM]
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Editoria: 120 milioni nostri, per i giornali vostri
Saturday March 3, 2012
Centoventi milioni di euro finanzieranno il fondo per l’editoria. Dovevano essere 47 milioni, ma pressioni assai autorevoli hanno portato l’elargizione a ben più del doppio. La bandiera sventolata, come al solito, è quella del “pluralismo”. Un pluralismo che, anche quest’anno, viene contrattato col potere politico, senza che si prenda sul serio l’esigenza di ristrutturare seriamente un’industria che regge costi non più sostenibili. Così, per pareggiare i bilanci, servono soldi: e sono i nostri.
La notizia ormai è nota. Il fondo per l’editoria sarà rifinanziato, nuovamente e pesantemente. Doveva scendere a 47 milioni, e invece - grazie all’intervento del sottosegretario Peluffo e alla discreta moral suasion del Colle - sarà di 120 milioni. Tanti soldi, che sembrano tantissimi se pensiamo che sono soldi nostri. Quei 120 milioni diventano poi un peso davvero inaccettabile se si pensa che potevano e dovevano servire per alleggerire il carico fiscale sui lavoratori, le famiglie, le imprese e i consumatori quanto mai depressi.
E invece così non è stato, così non sarà. Quei 120 milioni andranno ancora a finanziare i giornali, anche quelli di partito e a poco vale la rassicurazione che, questa volta, non basterà la tiratura ma bisognerà certificare i dati di vendita. Vale a poco perché la questione di principio resta: quei soldi, promessi alla causa del pluralismo informativo, aiuteranno in realtà un’industria che continuerà a rinviare ciò di cui ha bisogno, vale a dire una seria cura di ristrutturazione che prenda sul serio che gli scenari sono definitivamente cambiati.
Per essere chiari, noi de Linkiesta.it non vogliamo una lira dallo stato, lo abbiamo scritto nello statuto e i nostri “competitor” non sono quelli che vanno tutti i giorni in edicola, nemmeno se hanno una versione online particolarmente bella e funzionante. Non abbiamo interessi di parte, in questa battaglia, ma solo vorremmo rappresentare interessi diffusi che riguardano tutti i cittadini. Vorremmo discutere di principi che ci paiono razionali e condivisibili, in un momento di prolungata crisi, di fabbriche che chiudono e di imprese che non riescono a ripartire spesso anche a causa della burocrazia e del fisco.
Non capiamo, né mai capiremo, perché sia interesse dei cittadini contribuenti che parte di quanto producono sia destinata a giornali che dichiarano di stare sul mercato, che tutte le mattine arrivano (o dovrebbero arrivare) in edicola. Il “non interesse” è particolarmente evidente quando ci si trova davanti a giornali che vendono poche migliaia (o centinaia) di copie, che aggregano attorno a sé piccole (o microscopiche) comunità di lettori, che diffondono idee magari bellissime ma che non possono essere protette coi soldi di tutti come si trattasse di specie in via di estinzione fondamentali per l’ecosistema. Non si capisce perché, poi, questi fondi vadano sempre a beneficio di chi già esiste e molto difficilmente a sostegno di nuove realtà editoriali: magari anche online che ritengano di farvi ricorso.
Discorso non dissimile, per la verità, vale anche per le grandi corazzate dell’informazione, per i giornali che ogni giorno vendono centinaia di migliaia di copie. Anche loro sono finanziati direttamente godendo di diversi contributi diretti e di una fiscalità vantaggiosa. Perché ne hanno bisogno, visto che vendono? Perché negli anni hanno accumulato strutture mastodontiche che i cambiamenti della tecnologia o del clima culturale hanno reso insostenibili. O perché, fin da prima, hanno largheggiato in assunzioni e remunerazioni che, senza che pagasse Pantalone, non sarebbero state immaginabili.
E così, nell’epoca del rigore obbligato e di quello tante volte mostrato dal governo di Mario Monti, ci troviamo alla fine a commentare la decisione di uno stato, di un esecutivo, che consente di rinviare l’appuntamento col rigore (anche doloroso, naturalmente) che serve per prendere sul serio la realtà. E la realtà è quella di un’industria fortemente sovradimensionata rispetto alla sua capacità di mercato. Di un’industria che per stare sul mercato ha bisogno di ridimensionare i suoi numeri e di prendere sul serio quel luogo di informazione che si chiama Internet.
Qualcuno, arrivati a questo punto, dice sempre che “il mercato” non basterà mai a sostenere i giornali. Non è vero, l’esempio de Il Fatto Quotidiano (ma anche quello della prima stagione di Libero) dimostra che stare sul mercato si può, col coraggio delle proprie idee e la forza delle proprie notizie. Altri obiettano che, col solo mercato, muore il pluralismo, e resteranno solo le testate capaci, in qualche modo, di non ribellarsi ai pensieri dominanti, o forti di un brand ereditato dal passato.
A questo argomento si potrebbe rispondere in molti modi. Ma ci fermiamo a una domanda. Che pluralismo garantisce chi, di anno in anno, deve contrattare col potere politico una “donazione” che pareggi i bilanci, o con quello economico inserzioni pubblicitarie fuori mercato? Domani, sui giornali finanziati dai nostri soldi, cercheremo con attenzione la risposta.
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March 3, 2012 08:51 AM
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Ciao Lucio...
Thursday March 1, 2012
E' morto Lucio Dalla. Il cantautore e' stato stroncato da un attacco cardiaco a Montreaux, in Svizzera, dove si trovava in Svizzera per una serie di concerti. Tra qualche giorno avrebbe compiuto 69 anni. Nato infatti il 4 marzo 1943 a Bologna, il cantautore aveva partecipato solo poche settimane fa all'ultimo Festival di Sanremo, con il brano Nanì insieme con il giovane cantante Pierdavide Carone. “A causare la morte di Lucio Dalla e’ stato un attacco di cuore”, confermano altre agenzie di stampa. La sua attività artistica è andata avanti per quasi cinquant’anni. Suonava clarinetto e sassofono, la sua produzione musicale ha attraversato numerose fasi, dalla stagione beat alla sperimentazione ritmica, fino alla canzone d'autore, arrivando a varcare i confini della lirica e della melodia italiana. Incredulità nel mondo dell'arte e della musica «Non è possibile, mi ha telefonato ieri sera (mercoledì, ndr), stava benissimo, ed era felice, tranquillo, divertito e in pace con se stesso» commenta attonito Roberto Serra, bolognese, amico storico di Lucio Dalla e fotoreporter di professione. Lucio Dalla infatti oltre ad essere uno dei maggiori cantautori italiani di sempre, con una carriera lunga oltre 50 anni, era anche un grossissimo collezionista ed un gallerista, ha curato infatti per anni una galleria d’arte contemporanea a Bologna, la NO CODE, sede di eventi e happening extra-musicali. La musica italiana perde un maestro.
March 1, 2012 01:33 PM [edited: March 1, 2012 01:39 PM]
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Lorenzo Paci
