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Lo scandalo del sito Cultura Italia, costato 9 milioni di euro. Ma non funziona

Scritto da "Il Senatore"

“Molto più di un google della cultura”, annunciavano commossi ed entusiasti dal ministero dei Beni culturali, presentando CulturaItalia, portale che si ripropone di divulgare l’immenso patrimonio artistico, culturale e storico del nostro paese. Il sito è nato nel lontano 2005, ed è costato (fino a oggi) 9 milioni di euro. Tanti soldi. Però, se il portale è bello e soprattutto utile, navigabile e chiaro, potrebbero essere anche soldi ben spesi. Ma è così? Neanche per idea. L’ennesimo spreco di denaro pubblico è stato messo in evidenza ieri sera dalla trasmissione Presadiretta su Raitre, dedicata appunto allo stato della cultura italiana. Tra storie di auditorium del cinema la cui prima pietra è stata posata anni fa e che da allora nulla è stato fatto, tra tagli indiscriminati a tutto ciò che  tagliabile, l’approfondimento su CulturaItalia merita un capitolo a parte.

Fate una prova, connettevi a quel sito e navigate. Volete sapere qualcosa di interessante sull’archeologia italica? Beh, chi più del nostro paese può dire la sua in questo campo, verrebbe da dire. E allora, mettetevi nei panni di un cittadino straniero innamorato dell’Italia e consultate il portale. Cliccate su “Archeologia”, quindi su “Beni archeologici”. Il più è fatto. Uno a questo punto si attenderebbe note introduttive, spiegazioni.

E invece si trova davanti alla seguente dicitura: ascia a margini rialzati Regione Marche oai:sirpac.cultura.marche.it:102698. Beh, sarà un errore, si potrebbe dire.

Guardiamo la voce numero 2, forse va meglio: freccia/puntaRegione Marche oai:sirpac.cultura.marche.it:102699.

Chissà perché veniamo reindirizzati continuamente a reperti delle Marche, ma tant’è. Stufi e senza aver capito nulla, usciamo dalla sezione e ci buttiamo sulla Letteratura. Sì, vogliamo sapere tutto delle grandi penne dei nostri connazionali che hanno dato luce all’Italia nel Mondo. Cliccata la voce “scrittori”, veniamo colti da colpo apoplettico: noi ci saremmo attesi Levi, Moravia, Calvino. E invece il portale ci sbatte in faccia Antonio Ranieri, Calpurnius Flaccus, Fredegarius, Richerus.

Basta, andiamo a spulciare tra le opere letterarie, che è meglio. Ma anche qui il super portale da 9 milioni di euro, attivo da ben 7 anni, ci delude. Quali sono le opere più note e belle che l’Italia ha partorito? Eccole: “La Francia del Sud”, di Touring Club Italiano; “Cattedrali d’Italia” (sempre del Touring club) e “Grattacielo Pirelli Un capolavoro di Gio Ponti per la Lombardia”.  Sì, opere letterarie. Così dice il sito del Ministero dei Beni culturali che vuole promuovere l’immenso patrimonio italiano.

Un abominio, un sito inutile che ricorda un catalogo da biblioteca messo in disordine, senza capo né coda. Uno spreco di soldi che in sette anni non è riuscito a produrre qualcosa di digeribile e consultabile. Un’occasione persa, uno spreco evidente. Ennesima pessima figura, del tutto evitabile.

DAW-BLOG/DAW-NEWS

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Ironic

Tra pubblicità e comicità, un settore in netta crescita evidenzia i paradossi del sistema che viviamo tutti i giorni, incollati ad un monitor o al bar con gli amici.


...guarda che razza di linea sinuosa che ha!  Ricorda un po' una Mercedes, ma non è male! ;)


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Appunti di scrittura: 36 consigli da Umberto Eco

Articolo postato da  su Magrathea



Da bravo insegnante, bravo scrittore e da persona di spirito,Umberto Eco ha dispensato 36 suggerimenti per gli aspiranti scrittori.


Le semplici regolette di Eco, anche se scritte in tono scherzoso, sono sacrosante verità e fustigano alcuni dei più comuni errori commessi dagli scrittori, in erba e non.


In realtà in scrittura esistono solo due regole vere: leggere tanto e scrivere tanto. Il resto sono suggerimenti. Ma non rispettare alcuni suggerimenti, o violarli senza sapere bene cosa si sta facendo, rischia di compromettere la qualità del lavoro. E spesso “è il mio stile” non è una ragione per effettuare alcune scelte, è solo una scusa.


E dunque, ecco i trentasei suggerimenti di Umberto Eco. Facciamone tesoro.


1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.


2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.


3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.


4. Esprimiti siccome ti nutri.


5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.


6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.


7. Stai attento a non fare…  indigestione di puntini di sospensione.


8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.


9. Non generalizzare mai.


10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.


11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.


12. I paragoni sono come le frasi fatte.


13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).


14. Solo gli stronzi usano parole volgari.


15. Sii sempre più o meno specifico.


16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.


17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.


18. Metti, le virgole, al posto giusto.


19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.


20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.


21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?


22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.


23. Gli accenti non debbono essere scorretti inutili, perché chi lo fa sbaglia.


24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.


25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!


26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.


27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.


28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.


29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).


30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.


31. Non andare troppo sovente a capo.


Almeno, non quando non serve.


32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.


33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.


34. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiono come altrettante epipfanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.


35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.


36. Una frase compiuta deve avere



Photo Umberto Eco at Bologna University. Photograph: Eamonn McCabe for the Guardian


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