HOME PORTFOLIO BIO EXHIBITIONS BLOG WALL FAVOURITES CONTACT

Arte in dispArte

...e scArti

Cina: censurato Ai Weiwei, stop a 'Caonima style'

Pechino blocca la versione del video 'Gangnam style', del rapper sud coreano Psy, 'rivisitata' dal dissidente e artista cinese

SHANGHAI (CINA)  - La personale versione di Ai Weiwei di 'Gangnam style', il video musicale del rapper sud coreano Psy, diventato in pochissimo tempo uno dei più visti della rete, non è piaciuto alla Cina, che lo ha subito censurato, bloccandone la visione sui siti cinesi.


Il popolare artista e dissidente Ai Weiwei, autore tra le altre cose dello stadio di Pechino, il 'Nido d'Uccello', qualche giorno fa aveva girato, con l'aiuto di alcuni amici, nel cortile della sua casa di Pechino, una sua versione del noto pezzo, chiamandola ironicamente 'Caonima style', un termine che in mandarino significa 'erba fango cavallo', e che foneticamente è molto simile a quella usata in gergo per esprimere un insulto rivolto alla madre. Nel video si vede il dissidente che, affiancato da due ragazze e indossando un abito nero e una camicia colorata balla sulle note del famoso pezzo, estraendo ad un certo punto dalla tasca delle manette e facendole volteggiare, con chiaro riferimento al periodo di 81 giorni di detenzione subiti per volere del governo di Pechino, ufficialmente per questioni fiscali, ma in realtà legati alla sua attività di dissidente e di contestatore dell'establishment politico cinese. E probabilmente è stata principalmente questa trovata delle manette a non andare giù alla Cina, tanto da decidere di censurare il video, visibile ora solo su Youtube (che in Cina non è accessibile a meno che non si abbia una vpn, un software cioé che consente di evitare la censura del grande fratello cinese) ma non sugli equivalenti cinesi come Youkou, sui quali pure era stato inizialmente pubblicato. "Ogni persona ha diritto di esprimersi - ha detto Ai Weiwei - e questa libertà di espressione è direttamente collegata alla nostra felicità e alla nostra esistenza. Se una società chiede che uno abbandoni questo diritto, allora questa diventa una società senza creatività e che non può essere una società felice".

 Articolo apparso su ANSA

share Facebook twitter  

Lo street artist Ozmo: Ecco la piramide del potere italiano

In esclusiva il video che racconta l'ultimo lavoro dell'artista al Macro di Roma

di Federico Bernocchi

fa in Italia usciva una gloriosa e avanguardistica rivista di cultura hip hop che si chiamava Aelle. C'era un po' di tutto: musica, speciali, intervista e ovviamente anche una larga parte dedicata a quelli che all'epoca in molti chiamavano “ i graffiti”. Bellissime fotografie dei muri firmati dai writer più famosi del mondo. Tra i pochi italiani pubblicati c'era Gionata Gesi, in arte Ozmo.

col tempo i graffiti si sono trasformati in Street Art e quelli che un tempo erano al limite con la legalità sono riusciti a entrare nel grande palazzo dell'arte Istituzionale dalla porta principale. Merito di grandi nomi come Obey e Banksy. E ovviamente anche di Ozmo che dagli esordi su carta del 2001 è arrivato lo scorso febbraio ad essere ospitato dal Museo del Novecento di Milano.

Un'evoluzione lunga e importante che a portato Ozmo ad essere un personaggio trasversale nel panorama artistico italiano e non solo. Proprio in questi giorni è impegnato a Roma nei pressi del Museo d'Arte Contemporanea di Roma. In esclusiva per Wired.it il video che racconta il suo lavoro: 7 giorni condensati in meno di 3 velocissimi minuti.

Sto dipingendo un muro di circa 28 metri che si affaccia sul Macro. Un intervento museale ma al tempo stesso pubblico. Si tratta di un wallpainting intitolato Voi Valete Più Di Molti Passeri!, una citazione dal Vangelo di Matteo. Matteo dice: "Due passeri si vendono per un soldo", quindi il senso è che voi valete più di moltissimi soldi. Attualmente i soldi dettano legge ma la realtà è che l'Occidente e questo sistema liberista tardo capitalista non poteva svilupparsi all'infinito. Il titolo innesca una serie di interrogativi che rimbalzano sull'immagine: ho rielaborato una vecchia stampa del '900, anche perché le due crisi coincidono; visivamente sembra una piramide del potere, dominata dal denaro dalle banche e dai monopoli finanziari, ma alla base, a far andare avanti tutto il meccanismo, c'è una necessaria folla di operai e lavoratori”.

Anche in ambienti istituzionali non rinunci a inserire "messaggi" tipici della Street Art.

Prima del Macro, ero alle prese con il muro di un Centro Sociale Occupato in Sicilia. Non mi sento né uno street artist vero e proprio né un artista contemporaneo puro. Mi piace rimbalzare da un ambiente all'altro, riconoscendone limiti e qualità per poi superarli. Sicuramente la street srt è cambiata: quella che conosceva io è morta dal 2006 e il 2007. Oggi c'è chi mette le cose in strada nella speranza di fare mostre, vendere e svoltare. Mancano contenuti o una ricerca artistica valida dietro la semplice tag. Al tempo stesso ci sono galleristi che non capiscono quello che fai ma che pensano solo a sfruttarti, amici che non vedono l'ora di pugnalarti alle spalle e un sistema più grosso di te che rischia di schiacciarti. Un tempo c'era molta più libertà: tutto era più spontaneo e svincolato.

Flash Art che ti ha inserito nei nuovissimi dopo Maurizio Cattelan. Mi chiedevo: cosa vuol dire "dopo Cattelan"?

Cattelan e' l'artista italiano vivente che vende a più, ergo è l'artista n°1. Per cui tutti gli altri, secondo questo sistema bacato, sono "dopo Cattelan". Attorno alla base della piramide che sto disegnando al Macro c'è scritto In Art We Trust? Come già detto da Joseph Beuys, Kunst=Kapital. Arte=Soldi. Cattelan mi piace, ma non potrebbe essere altrimenti. La sua ricerca è incentrata proprio su questo: sul piacere. È un ex art director, formalmente inattaccabile, che ha fatto della "trovata" il suo punto di forza.

Usi e fondi linguaggi espressivi diversi carichi di riferimenti, facendo in parte lo stesso lavoro del linguaggio ipertestuale delle rete. Che tipo di impatto ha su di te la rete, il web, l'internet?

Un impatto fondamentale. Più delle bombolette, dei pennarelli, della matita o dei colori a olio. Alla base dei miei lavori c'è sempre una ricerca bibliografica che parte dal cartaceo, ma la velocità con cui mi procuro un immagine, in tempo reale, e' incredibile. C'è anche però l'altro lato della medaglia: l'immagine in passato era veramente evocativa, aveva molto più potere di adesso. Oggi ci siamo dimenticati il vero potere delle immagini e in quello che faccio c'è sempre questa domanda sempre latente: cosa sto guardando?


Articolo di Federico Bernocchi apparso su Wired Tv 

share Facebook twitter  

Premio ICOM Italia-Musei dell'anno: i vincitori

Si è svolta il 29 settembre a Mantova presso Palazzo Te la cerimonia di premiazione dell’edizione 2012 del “Premio ICOM Italia – Musei dell’anno”.


Anche quest’anno Banca Monte dei Paschi di Siena ha scelto di sostenere la prestigiosa iniziativa per testimoniare ancora una volta il suo impegno nella cultura e nell’arte.

La Giuria Nazionale ed Internazionale del Premio, e il Consiglio Direttivo di ICOM Italia, hanno ritenuto di concedere una menzione speciale al Museo Civico Polironiano di San Benedetto Po, che si era candidato al premio per il miglior nuovo allestimento e che è stato gravemente danneggiato dal terremoto, come incoraggiamento e stimolo a proseguire nella sua opera e a superare questa fase difficile e come un segno della vicinanza di tutta la comunità professionale nazionale ed internazionale a tutti gli istituti culturali duramente colpiti dal sisma dell’Emilia.

Il premio honoris causa è andato a Claudio Rosati, esperto di museografia demoetnoantropologica, già dirigente del settore musei della Regione Toscana, per i suoi contributi alla disciplina e per aver saputo rappresentare per molti anni un solido e apprezzato punto di riferimento per tutta la comunità professionale regionale, ispirando da ultimo anche la nuova legislazione regionale in materia di musei e di ecomusei.

Enrica Pagella, direttrice del Museo di Palazzo Madama, di cui ha seguito il recupero e la riapertura al pubblico, si è aggiudicata il premio museologo dell’anno. Il premio è un riconoscimento a lei e alla qualità del suo lavoro, ma simbolicamente è anche un premio alla città di Torino e a tutti i colleghi che hanno saputo sottolineare con tante apprezzate iniziative un passaggio simbolicamente così importante per la storia del nostro Paese come il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

La giuria internazionale, composta da Stephen Cannon-Brookes, Presidente di ICAMT (International Committee for Architecture and Museum Techniques); Ann Davis, Presidente di ICOFOM (International Committee for Museology); Manon Blanchette, Presidente AVICOM (International Committee for the Audiovisual and Image and Sound New Technologies); Alessandra Mottola Molfino, Presidente del collegio dei Probi Viri di ICOM Italia e presieduta dal Presidente di ICOM Italia Alberto Garlandini, dopo un lungo lavoro di selezione ha così aggiudicato i prestigiosi riconoscimenti attribuiti agli istituti museali:

Premio al miglior nuovo allestimento: MUST – Museo del territorio di Vimercate
Inaugurato alla fine del 2010, il MUST museo del territorio di Vimercate è diventato operativo nel 2011, proponendosi al pubblico e al territorio come un moderno strumento di educazione al patrimonio culturale locale. L’approccio marcatamente narrativo interpreta molto bene il concetto di un museo contemporaneo come “centro di interpretazione”, in linea con la più moderna museologia.
Menzione speciale:
Gallerie d’Italia, Milano
Museo Archeologico del Finale, Finale Ligure

Premio al miglior utilizzo dei social network: Museo MAXXI di Roma
Il progetto social, in linea con la naturale vocazione alla contemporaneità di questa grande, ma giovane istituzione museale, è semplice nell’approccio e ricco di contenuti e potenzialità, al punto da costituire quel “filo diretto” che ogni moderno museo deve saper tenere col proprio pubblico e, in particolare, con le nuove generazioni.
Menzione speciale:
MART, Rovereto
Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze




La cerimonia di premiazione si è svolta dopo il workshop Verso Milano 2016: Musei e paesaggio culturale, la costruzione di un’agenda condivisa, promosso da ICOM Italia in collaborazione con Museo Civico di Palazzo Te, Centro Internazionale d'Arte e di Cultura di Palazzo Te con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Mantova e Comune di Mantova con il sostegno di Banca Monte dei Paschi di Siena.

share Facebook twitter  

Dubbio made in Italy


Emigrare oggi senza dimenticare l’Italia, questo è “Dubbio made in Italy”, video diretto e montato da Stefano De Marco assieme a Niccolò Falsetti, sessanta secondi di vita quotidiana in un altra città sulla musica in sottofondo di Moby (Why does my heart feel so bad).


Il video ha due testi, il primo viene pronunciato da una voce fuori campo, il secondo scorre in basso come se fossero sottotitoli. Lasciamo a voi le considerazioni del caso, anche a noi piace lasciarvi col dubbio, le parole pronunciate possono essere ascoltate senza leggere il testo e viceversa.


Il nostro consiglio è quello di guardare due volte il video, per comprenderne il significato con occhi diversi. Di seguito potete trovare comunque entrambi i testi.


VOCE FUORI CAMPO:


“Dopo un paio di settimane ti abitui al cibo scadente, ti abitui al caffè nei bicchieri di carta al pane che sa di plastica. Ti abitui alle corse per prendere la metro, a tutta questa gente che condivide poche centinaia di metri quadri ogni giorno, e non sa dirsi neanche “buonasera”. Ti abitui alla pioggia al sole che sorge così presto,Ti abitui alla mancanza del mare, perché puoi usare i parchi come metadone,ti abitui ai mezzi che funzionano, alle strade pulite, ai bagni pubblici decenti ti abitui alla mancanza delle tapparelle ti abitui ad essere puntuale, alla mancanza del bidet, ai musei gratuiti, al lavoro gratificante. Ad una lingua che non sempre puoi capire ma che è tua, agli stipendi proporzionati, alle tasse basse ad un eccellente livello di civilità. Ti abitui alla nostalgia del sole, della calma delle campagne sterminate, dell’olio buono del vino del contadino. Ti abitui presto e non per questo ti scordi tutto quello che hai lasciato. Se ripartirei adesso? senza dubbio….”


SOTTOTITOLI:


“Non ho veramente voluto nulla di tutto questo. Non sono qui per godermi i vantaggi dell’emigrazione. Non mi godrò mai nulla fino in fondo, starò semplicemente qui, in piedi, a sudare, a ricordarvi con la mia lontananza di avere dei rimpianti. Per tutto quello che di bellissimo mi avete tolto. Per tutto quello che avrei potuto fare, essere, avere a casa mia. E anche se qua andrà tutto per il meglio, non sarò mai a casa, e questa lingua non sarà mai mia come tutte queste nuvole. Ma non ve ne fregherà nulla. Mai. Forse un giorno. Quando le vostre città in macerie, puzzeranno di vecchio, e sentirete finalmente la mancanza di tutti quei ragazzi che avete mandato via a calci. Perché credo che sia tutta colpa vostra, di nessun altro. Nessun politico, nessun amministratore, nessun potente ha più colpa di voi. Di noi. Perché mi sento responsabile di questa catastrofe tanto quanto lo siete voi. È ora di ammettere che abbiamo fallito. E che il nostro mondo è crollato. E io non sono che una scheggia andata a infrangersi da qualche altra parte.”




share Facebook twitter  

Un Renoir da mercatino delle pulci...

Qualche tempo fa, Domenico Olivero aveva postato un buffo articolo su di una signora che al mercatino delle pulci aveva acquistato niente di meno che un Renoir originale (senza sapere che lo fosse...) a poche decine di dollari:

"Giornata fortunata per una signora della Virginia, un anno e mezzo fà, che compra al mercato una bambola, una mucca di plastica e un "mediocre quadro ma con una bella cornice" e scopre poi che il quadro è un'opera di Pierre-Auguste Renoir, spendendo la modica cifra di 50 dollari.

Infatti dopo un anno, che la tela stava accatastata in un angolo, scopre che non è una semplice tela ma un'opera di notevole valore. Ora l'opera andrà all'asta per oltre 100.000 dollari, così riporta il sito della BBC.

Il quadro si intitola "Paysage Bords De Seine" è stato fatto nel 1879.


Via in questo tempo di crisi i mercatini sono proprio una risorsa!"


andate pure a vedere su "Le Figarò" come è finita questa divertente storiella.


L'asta che era stata indetta per la giornata di domani è stata annullata dato che a quanto affermato dal portavoce della casa d'aste Potmack, ci sarebbero dei "dubbi" sul dipinto

share Facebook twitter  

Maxi evasione da 2 mln di euro nelle gallerie d'arte e case d'asta

Le fiamme gialle hanno riscontrato irregolarità per circa 17 milioni. Chiusi due edifici a Roma e Palermo

Roma, 13 set. (TMNews) - Controlli delle fiamme gialle del nucleo speciale per la radiodiffusione e l'editoria, in collaborazione con la Società italiana autori editori, in 24 gallerie d'arte e case d'asta su tutto il territorio nazionale, per accertare eventuali irregolarità nel settore della compravendita delle opere d'arte. L'attività investigativa ha permesso di riscontrare una evasione di oltre 2 milioni di euro di "diritto di seguito", cioè il compenso dovuto agli autori di un'opera dell'arte visiva per vendite successive alla prima.

Il piano d'azione, spiega la Gdf in una nota, è stato indirizzato anche alla individuazione di investimenti illeciti ed alla verifica del rispetto della normativa antiriciclaggio. Su questo versante, sono state monitorate le vendite di beni di valore per importi molto rilevanti, riscontrando, contestualmente, consistenti violazioni riguardanti l'omessa segnalazione di operazioni sospette, da parte delle case d'asta, per circa 14 milioni di euro nonché l'utilizzo di numerose transazioni in denaro contante oltre i limiti consentiti, per circa 3 milioni di euro.

Sotto il profilo fiscale, grazie all'ausilio delle banche dati accessibili alla Guardia di Finanza, sono stati incrociati gli acquisti di opere d'arte con le dichiarazioni dei redditi dei clienti: i controlli sulle posizioni risultate incongruenti sono tuttora in corso. Viste le irregolarità riscontrate, l'autorità competente ha disposto, in alcuni casi, la chiusura temporanea dell'esercizio, come per due note gallerie d'arte di Roma e Padova.


Case d'aste e gallerie d'arte, evasione da 2... di TMNews

share Facebook twitter  

La carica alle Olimpiadi di Londra? La lancia Martin Creed, facendo suonare tutte la campane del Regno Unito in contemporanea per tre minuti. Alle 8.12 del 27 luglio…

Scritto da  per Artribune


Pensate di essere in Inghilterra il prossimo 27 luglio? Cominciate a programmare di essere in piedi, alle 8 del mattino. Altrimenti pochi minuti dopo – alle 8.12, per la precisione – sarete comunque bruscamente svegliati: per tre minuti infatti tutte le campane del paese suoneranno all’unisono. Ha scelto infatti una riedizione creativa dal famoso “E noi suoneremo le nostre campane” di Pier Capponi, Martin Creed, per la sua commission in occasione del London 2012 Festival. Ed ha scelto proprio il giorno del via ufficiale ai Giochi Olimpici, il 27 luglio appunto, per presentare il suo Work No. 1197: una scampanata collettiva alla quale prenderanno parte migliaia di persone in tutto il Regno Unito, arruolate con una public call e tramite l’apposito website www.allthebells.com. Ammesso a partecipare ogni tipo di campana: da quelle da chiesa ai campanelli da bicicletta. Per un evento che sarà trasmesso live dalla BBC ad un pubblico potenziale di oltre 10 milioni di persone fra TV, radio e internet.





____________________________


Pier Capponi, fu un condottiero fiorentino a capo della Repubblica dopo la morte di Lorenzo dei Medici, l'aneddoto più significativo che lo riguarda racconta appunto che appoggiando la Francia di Carlo VIII si mise d'accordo per un significativo compenso da attribuire ai francesi senza però specificare bene l'entità di questo compenso; Alla richiesta apparsa poi esagerata di Carlo, la repubblica rispose con un rifiuto, al che  il Re Francese minacciò di far suonare le trombe del suo esercito, ma di tutta risposta Pier Capponi ribatté che in quel caso avrebbe risposto facendo suonare tutte le proprie campane! 


Il Re per evitare il conflitto ridimensionò le sue richieste e tutto si sistemò per il meglio.


A me questo episodio (in realtà poi mai realizzato, ma solamente "minacciato") ha ricordato invece un fantastico film di Monicelli di qualche anno fa...


"Sonano tutte le campane de Roma all'unisono ...ma che è morto er Papa???"





share Facebook twitter  

Arte, conferenza sul Caravaggio con rissa

Una conferenza stampa molto accesa quella di oggi a Villa Badia a Leno per la presentazione dei cento disegni del Caravaggio trovati da Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli nel Fondo Peterzano, conservato al Castello Sforzesco di Milano.
I due studiosi, saliti alla ribalta mediatica dopo la clamorosa scoperta, hanno illustrato le numerose assonanze tra l’opera di Michelangelo Merisi e i disegni appartenuti al suo maestro, presso la cui bottega di Milano studiò il pittore bergamasco da giovane.
Durante la conferenza i sorrisi ironici dello storico dell’arte Marco Vallora inviato per La Stampa hanno fatto saltare i nervi agli autori della ricerca, passati in poche settimane da studiosi a mercenari dell’arte. La notizia del ritrovamento ha innescato nei giorni scorsi una polemica che ha coinvolto l’accademia e i numerosi esperti chiamati in causa dai mass media, forse ancora memori delle teste di Modigliani.
Bernardelli Curuz e Conconi Fedrigolli, perfettamente consapevoli delle reazione che le loro tesi eterodosse avrebbero provocato, hanno deciso di vestire i panni degli eretici pubblicando le loro tesi in un e-book venduto sul più famoso sito di e-commerce

(di Giorgio Ragnoli per Repubblica)


share Facebook twitter  

Il papa' di Mafalda compie 80 anni

di Claudia Fascia per ANSA


Ottant'anni passati tra matite, fogli di carta, battute esistenziali al vetriolo e una chioma tanto nera quanto ingestibile. Joaquin Salvador Lavado, conosciuto come Quino, e ancora di piu' come 'papa'' di Mafalda, compie 80 anni, cinquanta dei quali passati a dare vita all'arguta bambina.


Per celebrare l'occasione, Magazzini Salani pubblica '10 anni con Mafalda': una raccolta con le migliori strisce dedicate al personaggio piu' famoso del disegnatore e ai suoi compagni di avventure, compresa l'odiata minestra che tanto fa arrabbiare la bambina con pensieri da adulta. Figlio di immigrati spagnoli, Quino nasce a Mendoza, in Argentina, il 17 luglio del 1932, anche se nei registri ufficiali e' riportata la data del 17 agosto.


Il soprannome Quino, con il quale tutto il mondo lo conosce per quella firma un po' adolescenziale che accompagna tutte le sue strisce, gli fu dato fin dalla nascita per distinguerlo dallo zio Joaquin Tejon, pittore e grafico pubblicitario con il quale a 3 anni scopre la sua vocazione. Non ci vuole molto a far si' che la passione per matite e tavoli da disegno diventi un vero e proprio lavoro. E' il 29 settembre 1964 quando Mafalda vede la luce e viene consegnata alle rotative. La ragazzina dallo spirito ribelle, preoccupata per l'umanita' e la pace nel mondo, compare per la prima volta sulla rivista argentina Primera Plana, uno dei settimanali piu' prestigiosi degli anni Sessanta a Buenos Aires.


Uno sguardo critico e intelligente senza eta' sulla politica, l'economia e la societa'. Mafalda diventa cosi' uno dei personaggi piu' noti dell'Argentina, che nella capitale gli dedica anche una statua. Inizialmente, Mafalda era una bambina destinata ad una pubblicita' per una impresa di elettrodomestici. Poi e' diventata una striscia, per la quale Quino non ha mai nascosto di essersi ispirato ai Peanuts di Charles Schultz. Trasformata velocemente in una simpatica contestatrice che si misura con l'Argentina ed il mondo, la bambina di Buenos Aires e' sbarcata in Italia, e in Europa, nel lontano 1968, in piena contestazione: ma le sue riflessioni e tematiche predilette - dalla denuncia della fame e dal nucleare all'inflazione e all'economia - sono sopravvissute al passare degli anni e sono piu' vive che mai. 


share Facebook twitter  

Caravaggio, ritrovati 100 disegni mai visti. Gli studiosi li cercavano da un secolo

di Nicoletta Castagni  

Per la storia dell'arte potrebbe essere una svolta storica. Si tratta di un centinaio di opere assolutamente inedite - disegni e alcuni dipinti - attribuite da un'equipe di studiosi ai 'primi passi' di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio quando, appena adolescente, era allievo nella bottega del pittore manierista Simone Peterzano, dal 1584 al 1588.

   Le opere, il cui valore stimato e' di circa 700 milioni di euro, sono venute alla luce grazie ad una lunga ed accurata ricerca svolta da un gruppo di esperti, guidato da Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli, da domani pubblicata da Amazon in due e-book di 600 pagine dal titolo 'Giovane Caravaggio. Le cento opere ritrovate'.

   Attraverso un migliaio di immagini e puntuali confronti con i capolavori romani e napoletani del Merisi, le due pubblicazioni illustrano e ricostruiscono, in quattro lingue, la prima produzione artistica del genio lombardo, fino a oggi rimasta sconosciuta. Per due anni, gli studiosi hanno compiuto frequenti sopralluoghi nell'area di Caravaggio e nelle chiese milanesi ed hanno letteralmente setacciato il Fondo Peterzano, custodito nel Castello Sforzesco (di proprieta' del comune di Milano) e contenente 1.378 disegni del maestro e degli allievi che lavoravano con lui.

   ''Era impossibile che Caravaggio non avesse lasciato nessuna testimonianza della sua attivita' durata dal 1584 al 1588 presso la bottega di un pittore all'epoca famoso e ricercato'' sostiene Bernardelli Curuz, direttore artistico della Fondazione Brescia Musei. E infatti ha messo a punto una rigorosa metodologia di indagine che ha permesso in primo luogo di individuare il canone geometrico che sottende le raffigurazioni del primo periodo romano, i volti di efebo fino al 'Ragazzo morso dal ramarro'.

   ''Ogni pittore ne ha uno, come fosse una matrice stilistica'', sottolineano i due studiosi che quindi hanno proceduto a rintracciare quelle stesse proporzioni nei disegni di studio che ogni allievo aveva il compito di realizzare fino a impararli a memoria, declinandoli nelle piu' diverse fisionomie e posture. Dei circa cento disegni rinvenuti nel Fondo della Bottega di Peterzano, ben 83 ''saranno ripresi piu' volte nelle opere della maturita' - sottolineano - a dimostrazione che il giovane pittore parti' da Milano con canoni, modelli, teste di carattere e alcune possibili varianti stilistiche, pronti per essere utilizzati nei dipinti romani''. I due ricercatori hanno individuato il ''canone geometrico'' dei volti anche in un dipinto di Simone Peterzano, il ''quadrone'' nella chiesa milanese dei Santi Paolo e Barnaba in cui viene raffigurato 'Il Miracolo dei santi Paolo e Barnaba a Listri'', eseguito dal maestro manierista nel 1573, ma considerato da Roberto Longhi ''fortemente precaravaggesco''. Qui un sospetto gruppo di ritratti giustificherebbe l'intuizione di Longhi, in quanto quei personaggi sarebbero stati, come lo stesso Caravaggio, ancora troppo giovani per apparire in tali ruoli e fogge.

   Le evidenti incongruenze temporali, e le diversita' di stile, hanno portato gli studiosi a indagare quello che ritengono un rifacimento eseguito nel 1590 dal Merisi, probabilmente proposto dalla sua storica protettrice Costanza Sforza Colonna, benefattrice dei Barnabiti. In quello che potrebbe essere stato il suo primo lavoro in autonomia, emerge ''una cifra di assoluta originalita''', senza contare, sottolinea Bernardelli Curuz, che almeno nove di quei ritratti tornano nella sua successiva produzione. ''Come la raffigurazione di Carlo Bascape', superiore generale dei Barnabiti e direttore spirituale di Costanza, che ha lo stesso volto di un personaggio dell''Ecce Homo' o quello di Alessandro Sauli che riappare nell''Incredulita' di San Tommaso'''.


   Quella ''rapida e violenta modalita' di stesura del segno'' potrebbe infine essere la stessa che il giovane allievo infonde nelle brevi righe di un biglietto di protesta, anch'esso rinvenuto nel Fondo Peterzano, che ''mette in luce attriti e incomprensioni tra due temperamenti agli antipodi''. Il breve scritto e' stato sottoposto (ma solo in foto) a perizia grafologica in un confronto con ricevute vergate da Caravaggio nel 1605-1606. Per l'esperta grafologa Anna Grasso Rossetti, perita del tribunale di Brescia, i diversi biglietti sarebbero della stessa mano, quindi tutti autografi di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

Articolo apparso su ANSA

share Facebook twitter  

Conferenza Stampa ARTquake

La S.V. è invitata alla Conferenza Stampa di presentazione di "ARTquake", l'iniziativa promossa da Zonta International e dall'Accademia di Belle Arti di Bologna con il Comune di Reggio Emilia, a favore delle popolazioni terremotate, domani MARTEDI' 26 GIUGNO alle ore 11 presso l'Aula Magna dell'Accademia di Belle Arti, via Belle Arti 54 a Bologna.

L'iniziativa, alla quale hanno aderito donando una loro opera oltre 700 artisti da ogni parte d'Italia, si svolgerà dall'11 luglio al 5 settembre presso i Chiostri di san Domenico a Reggio Emilia.

Si tratterà della più grande mostra collettiva e vendita benefica mai realizzata in Italia, con oltre 700 partecipanti fra i quali spiccano protagonisti della scena artistica italiana come Omar Galliani, Carlo Guarienti, Antonio Possenti.

Saranno presenti Alberto Agazzani, ideatore dell'iniziativa e vicepresidente dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, e rappresentanti di Zonta International e del Comune di Reggio Emilia.

share Facebook twitter  

Vandalo sporca un Picasso con lo spray: ''E' un omaggio al pittore''



Con il tentativo, mancato, di compiere un gesto avanguardista, un uomo ha dipinto un graffito con lo spray sul quadro di Picasso "Donna su poltrona rossa", esposto nelle sale di un museo di Houston come parte della collezione Menil. L'uomo, ricercato dalla polizia, si è fatto filmare e ha poi pubblicato il video - dal titolo "Conquista la bestia" - su YouTube spiegando che il gesto è un omaggio all'arte di Pablo Picasso. Nel video il vandalo si descrive come un artista di origine messicana dal nome di Uriel Landeros. Il portavoce del museo Menil ha spiegato che l'atto vandalico è stato scoperto quando la vernice era ancora fresca, ed è già in atto il restauro dell'opera: per il quadro del 1929 la prognosi è eccellente. Il vandalo è ancora in fuga e la polizia sarebbe sulle sue tracce


da un articolo apparso su Repubblica di Benedetta Perilli



share Facebook twitter  

Ci vuole la rivoluzione dei giovani

Oliviero Toscani, il fotografo e creativo milanese intervistato per il corriere delle sera da Alessandra Arachi

Conosciuto internazionalmente come pubblicitario dietro i più famosi giornali e marchi del mondo, creatore di immagini corporate e campagne pubblicitarie per Esprit, Chanel, Fiorucci,Prénatal. Come fotografo di moda ha collaborato e collabora tuttora per i giornali Elle, Vogue, GQ, Harper's Bazaar, Esquire, Stern.

Dal 1982 al 2000, si è occupato della pubblicità della Benetton, sviluppando anche la sua presenza online; ha creato anche Playlife, ramo sportivo della Benetton.

Nel 1990, ha fondato il giornale Colors. Nel 1993, ha fondato Fabrica, centro internazionale per le arti e la ricerca della comunicazione moderna, la cui sede è stata progettata dall'architetto giapponese Tadao Ando. Fabrica ha prodotto progetti editoriali, libri, programmi televisivi, mostre ed esposizioni per: ONU, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, la Repubblica, Arte, Mtv, Rai, Mediaset, e film che hanno vinto tre premi della giuria a Cannes e al Festival del Cinema di Venezia.


share Facebook twitter  

Æmilia | ARTquake - terremoto in emilia

Il terremoto è un evento che, prima ancora che la terra, fa tremare l'anima. Non occorre esserne vittime dirette, che ti crolli il mondo attorno e che ti ritrovi, in pochi secondi, a ricominciare da zero. E' un evento che genera panico, quello silenzioso e profondo che ti si radica dentro, minando alla base il castello di sabbia di certezze acquisite e fino ad allora indiscusse. E poi l'impotenza, l'impossibilità di fare qualcosa contro l'ineluttabile. Terrore panico che non ti lascia tregua. E pena, quella nobile, verso tante persone che in una frazione di vita, dopo tanto lavoro e tante speranze, si trovano senza più nulla. E' un dovere etico, prima ancora che un obbligo frutto della necessità, operarsi per aiutare chi in questo momento vive la drammaticità degli eventi e l'angoscia per un futuro incerto. In questa ottica credo sia doveroso anche da parte di chi vive "la parte più bella del mondo", l'arte, adoperarsi per aiutare chi ha bisogno ora più che mai. L'idea è quella, supportata primariamente dall'Accademia di Belle Arti di Bologna e dal Comune di Reggio Emilia (e di tutti quelli che vorranno aiuarci in futuro) di organizzare una raccolta di opere d'arte la cui vendita sia finalizzata alla precisa ricostruzione di un'edificio di pubblico utilizzo nelle zone terremotate. Nei prossimi giorni cercheremo di individuare un obiettivo preciso, senza percorrere le insidiose e generiche vie di una solidarietà qualunque. A questo progetto, che non ha altro protagonista se non l'aiuto alle popolazioni colpite, sono chiamati a partecipare artisti d'ogni parte d'Italia, curatori, critici e galleristi dalle formazioni più disparate, semplici cittadini. Ad ognuno di loro verrà semplicemente chiesto di donare un'opera che successivamente, sotto l'egida ed il severo controllo di un ente onlus (che stiamo cercando di individuare), entrerà a far parte di una mostra pubblica a Reggio Emilia prima di essere posta all'asta per devolverne il ricavato a favore delle popolazioni colpite. L'idea, maturata nelle ultime ore, è, come vedete, ancora in fase di definizione, ma pare urgente iniziare sin da subito nel diffondere l'iniziativa e raccogliere ideali adesioni. Maggiori ragguagli saranno forniti nei prossimi giorni mano a mano che il progetto prenderà forma e contenuti. Abbiamo già raccolto l'adesione del Comune di Reggio Emilia e dei suoi Civici Musei e nelle prossime ore si avvieranno i primi incontri per iniziare a concretizzare quella che ora è solo una semplice idea.

GRAZIE a tutti per le tante adesioni!
Tutta questa visibilità e partecipazione ci sta dando la possibilità di fare già da subito grossi passi in avanti nell'organizzazione :)

PER CHI ANCORA NON LO AVESSE FATTO,
Ricordo di dare la propria adesione anche per email
in maniera da poter ricevere al più presto comunicazioni ed informazioni

LARTEDELLASOLIDARIETA@GMAIL.COM

share Facebook twitter  

POP di Luca Beatrice

Trend-setter, venditori di se stessi, divi contemporanei: artisti che hanno intuito e sfruttato il potenziale della società dello spettacolo per affermarsi e accrescere la propria popolarità. Irriverenti e un po’ veggenti, questi protagonisti della scena dell’arte hanno colto e alimentato lo spirito di un’era in cui diventavano importanti l’atteggiamento, il modo di vestirsi e le occasioni mondane a cui partecipare. Hanno deciso consapevolmente di gettarsi a capofitto nel mondo dei mass-media in controtendenza rispetto alla visione romantica che li voleva come figure pure e ispirate, incapaci di uscire dal proprio isolamento. Da Dalí, dandy bizzarro e dispotico, a Warhol, dallo sregolato Basquiat alle performance di Koons e Hirst fino a Cattelan, che a ogni intervento scatena feroci polemiche: Luca Beatrice ci accompagna in un viaggio alla scoperta dell’artista rockstar.



share Facebook twitter  

10 donne che si (s)battono per i giovani talenti dell'arte

Alla paralisi collettiva delle istituzioni rispondono creando reti di sostegno internazionale, al disastro dei tagli ai fondi pubblici per la cultura previsti dalla nuova Finanziaria (80 per cento in meno di risorse) reagiscono a colpi di campagne di sensibilizzazione e iniziative (private) coraggiose, si oppongono con i loro investimenti alle inesistenti politiche fiscali di agevolazione a ogni forma di espressione artistica. Hanno creato da zero musei, collezioni, network e associazioni per far ripartire la cultura in Italia. Ma dicono: «I singoli non possono fare certo miracoli». Ecco i ritratti di dieci tra le donne più brillanti della contemporaneità: dalla mecenate che finanzia i progetti di intere generazioni all’artista che fa da guida (spirituale) ai nuovi talenti, alla curatrice che mette in circolo nuove energie. Tutte si mobilitano per tutelare il diritto alla conoscenza e salvare la produzione del presente. Per nutrire l’anima del futuro, che non è una «spesa improduttiva», come affermano molti. Le loro “manovre”? Si condensano in tre parole: innovazione, condivisione e creatività.

PATRIZIA SANDRETTO RE REBAUDENGO
(Torino, 1959)Si laurea in Economia e lavora alcuni anni nell’azienda famigliare. Poi inizia a collezionare e nel 1995 trasforma l’amore per l’arte contemporanea in un’attività strutturata, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Nel 2002
inaugura la sede torinese, dedicata alla valorizzazione e promozione della cultura: arte, cinema, teatro, letteratura, 
danza e musica.

Confessioni di un'art addict. «L’arte era una passione. Quando ho iniziato a conoscere gli artisti è diventata una vera dipendenza». Patrizia Sandretto Re Rebaudengo è l’erede spirituale di Peggy Guggenheim. Collezionista, mecenate, talent scout. Nel 1995 ha dato vita alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: 3500 metri quadri dedicati a mostre, incontri, conferenze e un dipartimento didattico sperimentale (con uno staff di mediatori culturali) che richiama oltre 10mila studenti all’anno. «Investire in cultura innesca un circolo virtuoso, non ne beneficia solo chi finanzia ma l’intera comunità e le generazioni a venire», dice. «Acquisto un’opera se parla del sociale, di politica, se riflette i valori del momento storico in cui è stata realizzata». La sua sfida? «Produrre i lavori degli artisti è un costo ingente. Per questo è la forma di sostegno più difficile e più rara, ma è un viaggio affascinante, permette di scoprire il percorso creativo e le emozioni espresse in ogni lavoro».

GEMMA DE ANGELIS TESTA(Salerno, 1959)Ha condiviso la vita con Armando Testa (1917-1992), ha iniziato insieme a lui a collezionare arte contemporanea e oggi potrebbe riempire un hangar con i lavori dei big. La sua associazione Acacia (Associazione Amici Arte Contemporanea Italiana) si prodiga per promuovere i giovani artisti italiani attraverso premi, borse di studio, mostre e sostegni alla produzione.

Collezionismo democratico. Ha iniziato la sua collezione con Cy Twombly. Poi è passata a Giorgio Morandi («primo amore adolescenziale»), ai concettuali, fino a mettere in rassegna i grandi maestri di oggi. Gemma De Angelis Testa presta le sue opere ai vari poli dedicati all’arte contemporanea, ma ne vorrebbe uno per Milano. «Molti comprano per puro godimento privato, poi casomai mostrano la collezione agli amici. A me è capitato esattamente il contrario. Prima ancora di acquistare, volevo condividere. È la mia forma di passione per l’arte». Nel 2003 fonda l’Associazione Acacia, che raggruppa un centinaio tra i collezionisti più attivi della penisola: «Una forma di mecenatismo collettivo che promuove i giovani artisti italiani. Quando siamo arrivati a Milano abbiamo chiesto uno spazio espositivo in cambio della nostra collezione», rivela. Risultato? «Se ne parla dal 2000. Ci hanno progressivamente rinviato ad altre date. Prima si era detto nel 2011, poi entro il 2013. Spero che il nostro progetto veda la luce, ma inizio ad avere grandi dubbi».

ROSSANA ORLANDI

(Cassano Magnago, 1945)
Parte, negli anni Settanta, dallo studio dei filati e dal fashion design. Poi decide di allontanarsi da un certo tipo di “sistema moda” per inaugurare, nel 2001, il suo spazio milanese dedicato al design, con nomi hot. Oggi è tra le donne più influenti della creatività internazionale. A breve lo Spazio Orlandi girerà il mondo con mostre  in gallerie e musei.

 


Dal dire al fare. Se sei un giovane progettista e le piaci, hai un santo in paradiso. Otto anni fa Rossana Orlandi apre il suo spazio milanese. Ci trovi i lavori dei grandi designer. Ha lanciato lei Nacho Carbonell, Piet Hein Eek, i Formafantasma. «Qui si creano contatti, è un luogo di incontro, sperimentazione, non solo una galleria», considera. E continua: «La chiamo la “Home of Design». Se le fai notare che sono quasi tutti nomi stranieri, non te le manda a dire. «Siamo partiti dicendo “siamo
italiani, iniziamo con gli italiani!”. Ma quelli che abbiamo trovato studiavano tutti all’estero e le scuole, soprattutto nel Nord Europa, hanno una impostazione diversa, molto orientata al fare e non solo al progettare. Ci sono ragazzi che vengono da Londra, magari quattro o cinque volte all’anno per mostrarmi i loro lavori. Da noi manca la determinazione». E, a sorpresa, una stilettata. «Sarà vero che la burocrazia ci soffoca, ma per mettersi in moto non servono tanti fondi. Basta coinvolgere le persone, creare per il pubblico. Gli italiani sono assetati di design».

PATRIZIA BRUSAROSCO(Vicenza, 1962)La laurea in Economia e la passione per l’arte contemporanea la portano nel 1991 a fondare l’associazione no profit Viafarini che, da Milano, promuove i giovani artisti e li aiuta a farsi un nome nel sistema dell’arte internazionale. Nel 2008, insieme a Mario Gorni di Careof e con il sostegno di Fondazione Cariplo e Gemmo, ha aperto il  centro documentazione Docva, sempre a Milano.

L'hub visuale. Quando in Italia l’arte contemporanea entrava solo nei musei e (a stento) nelle gallerie, Patrizia Brusarosco fondava l’associazione Viafarini, «nata da un gruppo di amici artisti e da un’idea rubata a New York: costruire un network per promuovere i giovani». Era il 1991, qui era un obiettivo rivoluzionario». Vent’anni (di lotte) dopo, ha messo in piedi «uno spazio che ha il budget di una galleria ma sforna progetti al ritmo di un museo e addirittura, proprio come le grandi fondazioni, offre l’occasione ad artisti stranieri di risiedere qui per un periodo di tempo e trovare l’ispirazione». Com’è la situazione in Italia? «Qua siamo ancora considerati marziani. Se si guardano i dati e il giro d’affari delle associazioni d’arte nel mondo, si nota quanto sia crescente l’interesse a crearne sempre di nuove. Noi siamo indietro e lo siamo, forse, anche per questioni di più bruciante attualità». Nel 2008, un’altra svolta: alla Fabbrica del Vapore di Milano fonda il Docva (Centro Documentazione Arti Visive). Un facebook dell’arte contemporanea aperto a tutti, che cataloga e mette in rete il mondo della cultura mondiale, con una biblioteca di oltre 18 mila pubblicazioni sulle arti visive.

SILVIA ANNICHIARICO

(Bruxelles, 1965)Nel 1989 si laurea in architettura al Politecnico di Milano e inizia a collaborare con architetti come Gae Aulenti e Alberico Barbiano di Belgiojoso. Dal 1998 al 2001 è vicedirettore di Modo, rivista internazionale di cultura del progetto. Nel ’98 entra in Triennale come conservatore della collezione e nel 2007 inaugura (da direttore) il Triennale Design Museum di Milano.

 

Il museo diffuso. È pacata e parla a voce bassa, Silvana Annicchiarico. Eppure è tra le donne più influenti del design italiano. Negli Ottanta si laurea in architettura, la considera «l’arte con la A maiuscola». Ma il primo incontro con gli oggetti (quando diventa vicedirettore della rivista Modo) è un colpo di fulmine. «Ancora oggi vi si può rileggere la vita del nostro paese e di ognuno di noi». Così ha ricostruito la storia del nostro progettare e ha creato uno spazio: il Triennale Design Museum, a Milano. «Sono partita da una collezione che non poteva decollare, l’ho ordinata, consolidata e poi l’ho collegata ad altri “giacimenti”», assicura. «L’Italia è già un grande museo diffuso, ricco di archivi nascosti e collezioni aziendali». Organizza mostre che analizzano le urgenze della contemporaneità e le raccontano con ironia. Il design continua a essere la sua ossessione: «Al mattino vorrei essere la Superleggera di Giò Ponti: elegante, essenziale, per affrontare con leggerezza la giornata. Di giorno laSedia per visite brevissime di Bruno Munari, che ha il sedile inclinato in modo che gli incontri si possano moltiplicare e susseguire con facilità e frequenza. Di sera? Vorrei trasformarmi in una poltrona sensuale e avvolgente come Up, di Gaetano Pesce».

BEATRICE MERTZ

(Lenzburg, 1960)Ha curato retrospettive e personali dei grandi nomi del Novecento, oltre a numerose rassegne di giovani artisti. Nel 1986 fonda la casa editrice hopefulmonster specializzata in libri e cataloghi d’arte contemporanea. Nel 2005 inaugura la Fondazione Merz, un progetto fortemente voluto insieme al padre Mario Merz. Dal 2010 è condirettore, insieme ad Andrea Bellini, del Castello di Rivoli, il primo museo italiano d’arte contemporanea.

 


L'arte è di tutti. «Ho sempre vissuto in case-studio zeppe di opere. C’era un lavorio incessante tra i miei genitori e le persone che venivano a trovarli, come una specie di ronzio continuo». Beatrice Merz è figlia di Mario e Marisa Merz, esponenti di spicco del movimento dell’Arte Povera. Le suggestioni di bambina si trasformano presto in passione, lavorare a stretto contatto con gli artisti.Dapprima dà vita alla casa editrice hopefulmonster, poi presiede e dirige la Fondazione Merz (creata in onore del padre) e dal 2010, riveste il ruolo di condirettore del Castello di Rivoli, di cui cura la collezione. «Ogni artista ti regala un pezzetto di sé, vivi il loro lavoro». Continua: «Questo mi dà una grande carica. L’arte mi ha insegnato a vivere, mi ha insegnato la democrazia, il rispetto del pensiero altrui, della creatività individuale». I suoi occhi sono puntati sulle nuove generazioni, sulle nuove acquisizioni, sui progetti a tutto tondo commissionati dalla Fondazione: «È importante sapere cosa
succede: ci sono artisti straordinari che hanno difficoltà a rapportarsi col mondo esterno perché in Italia non ci sono strutture pubbliche a sostenerli. L’arte contemporanea non è più questione per pochi».

MARTINA CAVALLARIN(Venezia, 1966)Nel 1993 si laurea in Storia e Critica d’Arte all’Università Ca’ Foscari di Venezia. È critica e curatrice indipendente. Dal 2009 è direttore artistico di Scatolabianca, associazione no profit fondata insieme a Gianni Moretti, Federico Arcuri, Giuseppe Ciracì. Una sua mostra? Fino a novembre presenta la collettiva Round The Clock alla Biennale Arte.

Dimenticare a memoria.  Il percorso di Martina Cavallarin segue un sogno («far conoscere i nomi nuovi»), e un’ossessione («Marcel Duchamp, per cui ho un amore incondizionato»). Ai tempi dell’università, arriva per caso alla storia dell’arte: «Stavo per laurearmi in filologia dantesca ma il professore che mi seguiva si è ammalato, non mi piaceva il sostituto e ho cambiato dipartimento: storia e critica delle arti». La sua associazione (anche di idee) ruba il nome all’insolito taccuino in cui il
papà del Dadaismo raccoglieva i suoi appunti. Si chiama Scatolabianca. «È una piattaforma culturale interdisciplinare che dal Lido di Venezia stabilisce connessioni con il mondo, organizza esposizioni, workshop e a breve inaugurerà uno spazio a
Milano dallo stesso nome. «All’inizio è stata dura aprire un dialogo con gli abitanti della zona, solo ora iniziano a partecipare. Guardare l’arte, anche se non ti piace, anche se ti dà fastidio perché è scomoda, ti fa pensare». Per lei l’Italia deve saper «dimenticare a memoria» il proprio patrimonio artistico e investire nella produzione contemporanea. «Troppa consapevolezza diventa una malattia e fa sì che il Colosseo sia ancora un nostro segno».

ANNIE RATTI  Artista transdisciplinare, ha esposto in diverse mostre personali e collettive, tra cui recentemente alla Whitechapel Gallery di Londra. Dal 2002 presiede la FAR - Fondazione Antonio Ratti - creata nel 1985 per promuovere iniziative e ricerche nel campo della produzione tessile e dell’arte contemporanea. Da quest’anno, prendendo ispirazione dal corso di arti visive, ha creato un corso per fashion designer.

L'attivista realista. Mamma appassionata d’arte contemporanea, papà imprenditore tessile e mecenate, Annie Ratti è cresciuta per mostre «ma quando ho scelto di fare l’artista, sono stata osteggiata in tutti i modi: mio padre mi voleva al suo fianco nella creazione di disegni per tessuti». Ostinata, fin da bambina «amavo il disegno, chiedevo di fare corsi, ma alla seconda lezione con un mazzolino di fiori ho detto basta». Si ribella tuttora quando si affronta l’argomento arte. «Le fondazioni, le istituzioni private sono tristemente le sole a sostenere, l’arte contemporanea e le nuove generazioni. Senza di loro l’Italia sarebbe un deserto. Questo governo non ha nessuna considerazione per l’arte contemporanea. Basta vedere il disastro
kitsch del Padiglione Italiano alla Biennale di Venezia. O il MAXXI di Zaha Hadid, a Roma, dove non c’è un muro dritto per appendere un quadro. È solo autocelebrazione». Quando si è trattato di progettare i corsi per la Fondazione Antonio Ratti, lei li ha concepiti come «laboratori di sperimentazione artistica e teorica». Centinaia le richieste, venti i selezionati. «Considero i corsi parte del mio lavoro e come un’opera collettiva determinante. Spesso opero a quattro mani con altri artisti», dice. «Cerco
di creare situazioni in cui si privilegino lo sbaglio, il dubbio e l’analisi. Siamo qui a batterci per una stessa causa, quella di un’arte contemporanea che abbia un impatto sul presente, non a competere per il più bravo».

GAIL COCHRANE (Torino, 1952)Nasce a Torino da mamma italiana e papà statunitense. Dal 1999 al 2008 organizza la collezione aziendale della Fondazione Teseco per l’Arte di Pisa e cura nel Campus Tiscali di Cagliari un progetto con opere site specific di arte ambientale. Dal 2005 dirige la Fondazione Spinola Banna per l’Arte, fondata da Gianluca Spinola a Banna, nella campagna torinese. Dal 2009 cura la collezione Bosco, Catania.

Professionisti di genio. A dieci anni la divertivano i commenti degli amici di famiglia ogni volta che la sua mamma comprava un’opera. «In tempi non sospetti ha acquistato lavori di Paolini, Fontana, Manzoni, Gilbert & George», confida Gail Cochrane. Oggi i nomi (giusti) li seleziona lei. Come art advisor acquista opere per collezionisti privati e aziende; come direttore della Fondazione Spinola Banna per l’Arte segue il percorso dei giovani artisti in residenza. «Nel 2005 il marchese
Spinola ha ristrutturato parte della tenuta agricola, tuttora funzionante, e ha creato un’istituzione che si occupa di formazione post-universitaria». E spiega: «Ogni anno chiamiamo nomi affermati che tengono tre workshop per artisti under 35». Sedici ragazzi sono selezionati tramite un bando e i progetti migliori (in mostra a ottobre) li supportiamo con la produzione di nuove opere». Com’è cambiata la figura dell’artista dagli anni 50 a oggi? «Con il diffondersi dell’arte contemporanea anche la
percezione della figura romantica dell’artista tutto genio e sregolatezza per fortuna è cambiata. Oggi sono considerati professionisti. Spesso collaborano con ingegneri, architetti, artigiani. Uno scambio di competenze che permette di affrontare progetti più complessi e ambiziosi».

MARA SARTORE(Londra, 1975)35 anni, due figli e una carriera da invidiare. Nel 2000 inventa Circuito Off (con Matteo Bartali), festival del cinema indipendente, che spazia dal videoclip, alla video arte e presenta ogni anno le chicche dei giovani talenti italiani e stranieri. Dal 2006, insieme a Matteo Bartali e Michela Canessa, dirige l’agenzia di comunicazione e casa editrice Lightbox, che presto sarà anche uno spazio espositivo.    

Guida sull'arte (del cambiamento). Parte da Venezia e da una laurea in Lingue. Poi studia estetica a Barcellona. Dopo un interludio parigino torna in Spagna per coordinare le mostre di Metronom, il top della sperimentazione in campo visivo. Ma la passione per l’arte e l’amore per l’Italia riportano Mara Sartore in laguna: «All’estero c’era tutto, qui mancava tutto». Per trovare nomi e tendenze nuovi, inventa nuovi mo(n)di per comunicare. Da Circuito Off, rassegna indie di giovani talenti che affianca la mostra del cinema di Venezia, all’agenzia di comunicazione Lightbox, fino all’avventura editoriale con le guide dedicate a Biennale Arte e alle città. «Abbiamo detto no alle masse dei turisti. Esiste una Venezia autentica, raccontiamola con le voci di chi la ama e la vive». Nel frattempo dà anche alla luce due figli, nonostante «l’Italia sia sempre un fanalino di coda rispetto alla Francia, dove le politiche sociali sono fortissime. Ma noi italiane siamo piene di risorse. Se si vuole realizzare un progetto, alla fine ci si riesce. Perché in una situazione difficile emerge solo chi ha una grandissima passione per quello che fa e intende lavorare tenendo ai massimi livelli sia la qualità, sia la cura».


articolo di Silvia Criara per MarieClarie.it foto di james Mollison

share Facebook twitter  

Occupy Torre Galfa - Macao

Doveva essere la settimana decisiva per capire il destino di MACAO e così è stato, il centro per le arti e per la cultura sorto a Milano da qualche settimana, stamattina in maniera forse non del tutto inaspettata, è stato sgomberato.

I ragazzi che da circa 10 giorni stavano occupando la torre Galfa ribattezzata Macao, ripulita, organizzata come grande spazio culturale, sono stati invitati dalla polizia a liberare l'edificio.

Già ieri il sindaco Giuliano Pisapia, durante una visita alla fabbrica del vapore aveva invitato i lavoratori dell'arte di Macao a partecipare ad uno dei bandi di Palazzo Marino per la concessione di spazi pubblici.

Da Twitter stamattina l'annuncio da parte dei ragazzi di Macao: «Accorrete, accorrete, sgomberano. Andiamo tutti!». Sono le 7.12 e la polizia sta liberando la Torre Galfa dai ragazzi che la occupano per farne un centro culturale. 


Con slogan come "la cultura è di tutti" e "la cultura non si sgombera" da stamattina sui maggiori social network si rincorrono voci, cinguettii e si discute sul futuro di questa neonata realtà che non potrà certo sparire nel nulla.

Macao ha dato voce a delle esigenze, esigenze che vedremo se comune e giunta sapranno recepire e soddisfare già dai prossimi mesi.
Dal canto loro, la gente e gli artisti hanno dato dei segnali forti di partecipazione, ma Macao ha bisogno di una risposta politica, civile e culturale. Al di là dello spazio in cui si esercita.

http://www.macao.mi.it/

Se noi giovani vogliamo avere un futuro è importante che ci pensiamo subito.

Ha ragione da vendere. Maledetti matusa, non ci fermeranno!

Quando lei avrà la mia età, io sarò già morto.

Eppure mi avevano detto che c’era uno Starbucks qui vicino…

Dum-dum-dum-dum-du

Chi sei? La Franca? Eh? I Fascisti? Che ore sono? Pif Paf!

Io se saprei che mi nasce un figlio creativo…

Cazzo guardi sbirro? Non li hai mai visti così tanti Mac tutti insieme eh?

A proposito, tu perché non hai il Mac? Cosa sei, della Digos?

Non ho spazi per esprimermi.

Ho letto su Wikipedia che qui ci veniva sempre Hitler.

Ah che pace, è proprio bella Genova!

Ih ih non si accorgeranno mai del trucco. Con quello che costano le lastre oggi…

Proprio ieri leggevo su Altroconsumo come si organizza un buon servizio d’ordine.

Occupiamo i primi due piani perché non abbiamo voglia di fare le scale.

5 ascensori e non ne funziona nemmeno uno. Cosa lo abbiamo votato a fare Pisapia? Ah ma adesso mi sentono.

Oh raga, se aumentate il contrasto sembra Shining!

Io sono arrivato al terzo piano perché ho delle ambizioni nella vita.

Ehi ma quello è Marcelo Burlon?

Ma no scemo, non vedi che è Dumbo?

Incredibile!

Aspetta, aspetta, c’è Gigi d’Agostino!

E c’è anche Aldo Giovanni e Giacomo! Vado subito a farmi firmare la Smemo.

Oddio, che emozione…

No, dai, così no però…

Scusate, scrivo per Rolling Stone, posso farvi un’intervista?

No, sono arrivata prima io.

È stato un bel sogno, ma come tutti i bei sogni ora è finito.

Beh dai, ora che ci hanno sgomberato posso dirvi che cominciava a mancarmi la mia cameretta.

Articolo per immagini apparso su "Il Deboscio"

share Facebook twitter  

la vita reale?

...la vita reale, un vero e proprio risveglio della coscienza! 


share Facebook twitter  

Keith Haring

è stato un pittore e writer statunitense. È stato uno degli esponenti più singolari delgraffitismo di frontiera, emergendo dalla scena artistica newyorkese durante il boom del mercato dell'arte degli anni ottanta insieme ad artisti come Jean-Michel Basquiat e Richard Hambleton: i suoi lavori hanno rappresentato la cultura di strada della New York di quel decennio.

Primo e unico maschio dei quattro figli di Allen e Joan, mostra una precoce predilezione per il disegno incoraggiata dal padre, disegnatore di fumetti e cartoni animati. Furono proprio i personaggi dei fumetti come quelli di Walt Disney, di Dr. Seuss e altri eroi delle animazioni televisive a esercitare su di lui un'influenza duratura. È proprio in questo periodo che decide di fare dell'arte stilizzata la sua ragione di vita.

Al termine del liceo, si iscrive all'Ivy School of Professional Art di Pittsburgh e in seguito alla scuola di commercial-art. Presto capisce che quella non è la sua strada e abbandona la scuola. Nel 1976 inizia a girare tutto il Paese in autostop, conoscendo molti artisti. Si reca a San Francisco, dove con la frequentazione della Castro Street inizia a manifestare il proprio orientamento omosessuale. Torna a Pittsburgh e si iscrive all'Università; per mantenersi lavora come cameriere alla mensa di una fabbrica locale. Successivamente trova un impiego presso un locale che espone oggetti d'arte. Qui allestisce la sua prima mostra personale di disegni. Fu anche arrestato parecchie volte per aver "imbrattato" i muri.

Importante per la sua evoluzione futura è una retrospettiva dedicata a Pierre Alechinsky, organizzata nel 1977 dal Museum of Art di Pittsburgh. Nel 1978espone le sue nuove creazioni al Pittsburgh Center for the Arts, poi si reca a New York ed entra alla School of Visual Art. Il suo interesse personale lo avvicina ai lavori di Jean Dubuffet, Stuart Davis, Jackson Pollock, Paul Klee e Mark Tobey. È questo il periodo in cui esplode la sua popolarità: inizia a realizzare graffiti soprattutto nelle stazioni della metropolitana e la sua pop-art viene grandemente apprezzata dai giovani, tanto che i suoi lavori verranno spesso rubati dalla loro collocazione originaria e venduti a musei. Per la sua attività (illegale) di "graffitaro" viene più volte arrestato.

Nel 1980 partecipa insieme ad Andy Warhol alla rassegna artistica Terrae Motus in favore dei bambini terremotati dell'Irpinia. Occupa inoltre un palazzo inTimes Square realizzando la mostra Times Square Show. Allestisce in seguito molte altre mostre finché la Tony Shafrazi Gallery diventa la sua galleria personale. Nel 1981 partecipa alla prima mostra organizzata alla galleria Nosei, Public Address, insieme alle opere di Jean-Michel Basquiat, Barbara Kruger e Jenny Holzer.

Nel 1983 espone a San Paolo del Brasile, a Londra e a Tokyo. Nel 1984 si reca a Bologna, invitato da Francesca Alinovi, per esporre nella mostra Arte di Frontiera. Nel 1985, a Milano, dipinge una murata nel negozio Fiorucci. Elio Fiorucci, in un'intervista al mensile Stilearte, racconta così quella esperienza: «Invitai Haring a Milano, stregato dalla sua capacità di elevare l'estemporaneità ai gradini più alti dell'arte. Egli diede corpo ad un happening no stop, lavorando per un giorno e una notte. I suoi segni "invasero" ogni cosa, le pareti ma anche i mobili del negozio, che avevamo svuotato quasi completamente. Fu un evento indimenticabile. Io feci portare un tavolone, fiaschi di vino, bicchieri. La gente entrava a vedere Keith dipingere, si fermava a bere e a chiacchierare. Ventiquattr'ore di flusso continuo; e poi i giornali, le televisioni... In seguito, i murales sono stati strappati e venduti all'asta dalla galleria parigina Binoche.»[1]

Nel 1986 apre a New York il suo primo Pop Shop, dove è possibile comprare gadget con le sue opere e vedere gratuitamente l'artista al lavoro. Lo stesso anno dipinge sul muro di Berlino dei bambini che si tengono per mano. In seguito si reca nel ghetto di Harlem dove dipinge su una grande murata sulla East Harlem Drive le parole «Crack is Wack» («il crack è una porcheria»). Collabora spesso con Angel Ortiz. Nel 1987 decora una parte dell'Hospital Necker di Parigi.

Nel 1988 apre un Pop Shop a Tokyo. In quell'occasione l'artista afferma: «Nella mia vita ho fatto un sacco di cose, ho guadagnato un sacco di soldi e mi sono divertito molto. Ma ho anche vissuto a New York negli anni del culmine della promiscuità sessuale. Se non prenderò l'Aids io, non lo prenderà nessuno.» Nei mesi successivi dichiara, in un'intervista a Rolling Stone di essere affetto dal virus dell'HIV. Di lì a poco fonda la Keith Haring Foundation a favore dei bambini malati di AIDS. Nel 1989, vicino alla chiesa di Sant'Antonio abate di Pisa, esegue la sua ultima opera pubblica, un grande murale intitolato Tuttomondo e dedicato alla pace universale[2].

Il 16 febbraio 1990, Haring muore di Aids all'età di 31 anni. Nonostante la sua morte prematura, l'immaginario di Haring è diventato un linguaggio visuale universalmente riconosciuto del XX secolo, meritando, tra le altre innumerevoli esposizioni, una mostra alla Triennale di Milano conclusasi nel gennaio del 2006.

Il giorno 4 maggio 2012 a 54 anni dalla nascita di Keith Haring, Google dedica il suo doodle giornaliero all'artista.

share Facebook twitter  

MIA - Milan Image Art Fair

Prosegue fino a domenica 6 maggio, al Superstudio Più di Milano (via Tortona 27), MIA - Milan Image Art Fair, l'appuntamento ideato e diretto da Fabio Castelli riservato alla fotografia e alla video arte.

268 espositori provenienti dalle diverse parti del mondo presenteranno artisti internazionali secondo una formula innovativa: uno stand per ogni artista - ad ogni artista il suo catalogo. www.miafair.it Dopo il grande successo di pubblico -più di 15.000 visitatori -, e di vendite della prima edizione, dal 4 al 6 maggio 2012 al Superstudio Più di Milano (via Tortona 27), torna MIA - Milan Image Art Fair, l'appuntamento ideato e diretto da Fabio Castelli riservato alla fotografia e alla video arte. 268 saranno gli espositori - gallerie, fotografi indipendenti, editoria specializzata e fotolaboratori, il 15% in più rispetto al 2011 -, provenienti da 16 paesi; non solo dall'Italia.

www.miafair.it

Molte sono le novità di MIA Fair 2012: al ricco programma culturale con workshop, incontri, conferenze e alla sezione dedicata ai libri d'artista e all'editoria di qualità, si affianca un padiglione interamente riservato alla fotografia fine art di moda dove, alcune tra le più importanti gallerie legate al mondo fashion di Milano, New York e Parigi, proporranno opere di artisti che hanno rivoluzionato le regole di questo particolare genere di arte.
Dopo il grande riscontro del 2011 (il 50% degli autori che si erano presentati in modo autonomo, quest'anno verranno proposti da gallerie,) sarà di nuovo attiva la sezione "Proposta MIA", all'interno della quale si troveranno i lavori degli artisti che operano senza il supporto di gallerie.
Alla loro prima edizione anche il premio Ferrarelle e il premio BNL - Gruppo BNP Paribas che, confermando l'interesse degli sponsor nello sviluppo dell'arte contemporanea in Italia, offriranno riconoscimenti ai talenti giunti al MIA Fair 2012 in maniera indipendente, il primo, e rappresentati da gallerie, il secondo.

link all'evento

Durante il weekend, i visitatori potranno contare su ricco calendario di eventi culturali, con incontri, tavole rotonde e booksigning.

Si parte sabato 5 maggio, alle 12.00 - nella sala conferenze del Padiglione Moda - con la tavola rotonda "Il futuro del libro fotografico. Nuovi orizzonti dell'editoria: dall'e-book al book on demand" cui parteciperanno 3/3, photography projects, Dario Salani, editore e docente IED di editoria multimediale, Joachim Schmid, artista, Lars Boering, direttore Federazione dei fotografi olandesi, Nunzio Battaglia, fotografo, Pino Scaglione, editore.

Quindi, alle 14.15, la tavola rotonda "Movie Art: diversi approcci alla video arte" affronterà i temi della mostra di Giuliana Cunéaz, Daniele Pignatelli e Kinki Texas, in compagnia del curatore, Fortunato D'Amico.

Giovanni Gastel, fotografo, Valentina Mulas, responsabile archivio Ugo Mulas, Valentina Amato, advertising e media manager di Poltrona Frau saranno protagonisti, alle 15.30, dell'incontro con Andrea Parise, amministratore delegato di PAN Image World: "Imaging solutions".

Alle 16.45, si terrà la tavola rotonda, "Creatività e diritto d'autore nel mondo digitale", con la presenza di Cristina Manasse, avvocato esperta in proprietà intellettuale e diritto dell'arte, Aura Bertoni, docente di Diritto della Proprietà Intellettuale presso U.L. Bocconi, Cristina Foschini, direttore ufficio acquisizioni e diritti del Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS), Andrea Pezzi, fondatore e partner di OVO Italia.

La giornata d'incontri si chiuderà alle 18.30, con l'incontro con Erwin Olaf.

il ricco programma di eventi legati al mondo dell'editoria - Settore editoria del Padiglione 5 - vedrà, tra gli altri, alle 14.00, la presentazione del volume "Francesca Woodman Roma 1977-1981", AGMA edizioni; alle 17.00, "Osservatorio 1994-2012", di Francesco Pignatelli, GAmm Giunti, e alle 18.30, Lars Boering, Dutch Photobooks by FotografenFederatie of the Netherlands, presenterà "Nomads", di Jeroen Toirkens, "Playground", di Jeroen Hofman, "Dream Cities", di Anoek Steketee, "Sochi Singers", di Rob Hornstra e Arnold Van Brueggen.

Domenica 6 maggio, nella sala conferenze del Padiglione Moda, si terrà, alle 11.30, tavola rotonda: "Il mercato dell'arte contemporanea e il collezionismo", un dialogo fra: Alessia Zorloni, autrice di "L'economia dell'arte contemporanea", Claudio Composti, gallerista, Denis Curti, vice-presidente della Fondazione Forma e membro del comitato della "Rete per la Valorizzazione della Fotografia".

Alle 14.00, Lola Garrido, collezionista, curatrice e storica, parlerà de "La fotografia di moda", con Enrica Viganò, curatrice e critica fotografica.

Alle 15.15, MIA ospiterà la Fondazione Francesca Rava-NPH Italia Onlus per la lotta alla malnutrizione in Haiti: "Scatti per la vita: sfamarsi e nutrirsi" è il titolo dell'appuntamento che vedrà la presenza di Attilio Speciani, medico nutrizionista, Enrico Ferrazzi, ginecologo primario Ospedale Buzzi, Simone Ceruti, relazioni esterne di Danone, Massimo Zingardi, art director di Sette.

Sarà Salvatore Carrubba, presidente dell'Accademia di Belle Arti di Brera, a condurre l'ultimo incontro - alle 17.00 - con "Non solo pittura: l'Accademia di Brera e la fotografia", alla presenza di Paola di Bello, direttrice laurea specialistica in fotografia, Davide Tranchina, docente, Alessandra Spranzi, docente.

Tra gli appuntamenti dedicati all'editoria di domenica 5 maggio, si segnala alle 18.30, nella Sala conferenze, la presentazione del libro "Souvernirs d'Italie" di Raffaela Mariniello, con Achille Bonito Oliva, Renato Mannheimer, Giovanni Fiorentino e Stefania Zuliani. Sempre alle 18.30, nel Settore editoria del Padiglione 5, verranno presentati i libri "Naturæ", di Paolo Gioli, Editrice Quinlan, cui interverranno Giacomo Daniele Fragapane e Roberto Maggiori e "A cielo aperto. Nel paesaggio rurale della bassa Romagna", di Giovanni Zaffagnini, Editrice Quinlan.

Questo il programma completo:

Presentazioni editoriali - Settore Editoria - Padiglione 5 - primo piano

Sabato 5 maggio

Ore 12.00: presentazione del libro d'artista "HANDMADE Korean Way", di Susanna Pozzoli, intervengono l'autrice, Daniele Astrologo Abadal, Fumitaka e Ayumi Kudo

Ore 13.00: presentazione del libro "Francesca Woodman Roma 1977-1981", AGMA edizioni, intervengono Giuseppe Casetti e Francesco Stocchi

Ore 14.00: presentazione del libro: "Dead Traffic" di Kim Thue, dienacht, interviene Calin Kruse

Ore 15.00: presentazione del libro "Okinawa", di Daido Moriyama, SUPER LABO, interviene Yasunori Hoki

Ore 17.00: presentazione del libro "Osservatorio 1994-2012", di Francesco Pignatelli, GAMM Giunti editore, intervengono l'autore, Paola Bonini e Kyoko Jimbo

Ore 18.00: book signing del libro "Tangente", di Laurent Chardon, Poursuite

Ore 18.30: Lars Boering, Dutch Photobooks by FotografenFederatie of the Netherlands, presenta "Nomads", di Jeroen Toirkens, "Playground", di Jeroen Hofman, "Dream Cities", di Anoek Steketee, "Sochi Singers", di Rob Hornstra e Arnold Van Brueggen, interverranno gli autori

Ore 20.00: presentazione della collana Postwords, Postcart editore: "Contatti - Provini d'autore", di Giammaria De Gasperis; intervengono l'autore, Alex Webb e Rebecca Norris Webb; "A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti, vol.II", di Manuela de Leonardis, interviene l'autrice

Domenica 6 maggio

Ore 12.00: presentazione del libro di Fabrizio Ceccardi "Out of Eden", Punctum edizioni, intervengono l'autore e Manuela de Leonardis

Ore 13.00: presentazione del libro "Ivan Cazzola" di Ivan Cazzola, PRINP editore, intervengono l'autore e Dario Salani

Ore 14.00: presentazione del libro "Found photos in Detroit", di Arianna Arcara e Luca Santese, Cesura publishing, intervengono gli autori

Ore 15.00: presentazione della collana "fotonicchie": "Come scorre il fiume", "Niente di personale", "Lezioni di fotografia" 1, 2 e 3, Centro studi Nediža, intervengono Roberto Del Grande e Alvaro Petricig; presentazione di BOX 02, di Matteo Di Castro e Diego Rizzo. Ed. s.t. foto libreria galleria, intervengono gli autori

Ore 16.00: presentazione dei libri di Olivo Barbieri "Flippers 1977-78", Danilo Montanari editore, e "site specific_ ISTANBUL 11", SDC03, intervengono l'autore e Francesco Zanot

Ore 17.00: Focus on Magazines: dienacht Magazine, OjodePez, RearViewMirror; intervengono Calin Kruse, Arianna Rinaldo, Irene Alison

Ore 18.30: Sala conferenze - Presentazione del libro "Souvernirs d'Italie" di Raffaela Mariniello. Conversazione con: Achille Bonito Oliva, Renato Mannheimer, Giovanni Fiorentino e Stefania Zuliani

Ore 18:30-19:30: presentazione dei libri "Naturæ", di Paolo Gioli, Editrice Quinlan, intervengono l'autore, Giacomo Daniele Fragapane e Roberto Maggiori; "A cielo aperto. Nel paesaggio rurale della bassa Romagna", di Giovanni Zaffagnini, Editrice Quinlan, intervengono l'autore e Roberto Maggiori

Eventi culturali - Padiglione Moda - primo piano

Sabato 5 maggio

Ore 12.30-13.00: Tavola rotonda: "Il futuro del libro fotografico. Nuovi orizzonti dell'editoria: dall'e-book al book on demand" Dialogo fra: 3/3, photography projects, Dario Salani, editore e docente IED di editoria multimediale, Joachim Schmid, artista, Lars Boering, direttore Federazione dei fotografi olandesi, Nunzio Battaglia, fotografo, Pino Scaglione, editore.

Ore 14.15-15.15: Tavola rotonda: "Movie Art: diversi approcci alla video arte" Dialogo fra: Fortunato D'Amico, curatore, Daniele Pignatelli, artista, Giuliana Cunéaz, artista. Proiezione di un video di Kinki Texas.

Ore 15.30-16.30: La parola a: Andrea Parise, Amministratore delegato di PAN Image World: "Imaging solutions". Intervengono: Giovanni Gastel, fotografo, Valentina Mulas, responsabile archivio Ugo Mulas, Valentina Amato, advertising e media manager di Poltrona Frau.

Ore 16.45-18.15: Tavola rotonda: "Creatività e diritto d'autore nel mondo digitale" Dialogo fra: Cristina Manasse, avvocato esperta in proprietà intellettuale e diritto dell'arte, Aura Bertoni, docente di Diritto della Proprietà Intellettuale presso U.L. Bocconi, Cristina Foschini, direttore ufficio acquisizioni e diritti del Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS), Andrea Pezzi, fondatore e partner di OVO Italia.

Ore 18.30-19.30: La parola a: Erwin Olaf, artista. Intervengono: Marco Antonetto, collezionista e gallerista, Roberto Koch, presidente della Fondazione Forma.

Domenica 6 maggio

Ore 11.30-13.30: Tavola rotonda: "Il mercato dell'arte contemporanea e il collezionismo" Dialogo fra: Alessia Zorloni, autrice di "L'economia dell'arte contemporanea", Claudio Composti, gallerista, Denis Curti, vice-presidente della Fondazione Forma e membro del comitato della "Rete per la Valorizzazione della Fotografia".

Ore 14.00-15.00: La parola a: Lola Garrido, collezionista, curatrice e storica: "La fotografia di moda". Interviene: Enrica Viganò, curatrice e critica fotografica.

Ore 15.15-16.45: MIA ospita: Fondazione Francesca Rava-NPH Italia Onlus per la lotta alla malnutrizione in Haiti: "Scatti per la vita: sfamarsi e nutrirsi". Dialogo fra: Attilio Speciani, medico nutrizionista, Enrico Ferrazzi, ginecologo primario Ospedale Buzzi, Simone Ceruti, relazioni esterne di Danone, Massimo Zingardi, art director di Sette.

Ore 17.00-18.15: La parola a: Salvatore Carrubba, presidente dell'Accademia di Belle Arti di Brera: "Non solo pittura: l'Accademia di Brera e la fotografia". Intervengono: Paola di Bello, direttrice laurea specialistica in fotografia, Davide Tranchina, docente, Alessandra Spranzi, docente.

share Facebook twitter  

Che fine fanno i Premi Pulitzer??

Una delle cose più "belle" delle amicizie suoi social network è che se crepi nessuno se ne accorge o se ne interessa.
Sono inciampato in una pagina che dava una notizia quantomeno singolare:


"Siamo finiti per caso sul Twitter di Chris Hondros, Premio Pulitzer, uno dei più grandi fotoreporter degli ultimi anni e ad oggi nessuno si è accorto che è morto assassinato in Libia il 20 Aprile 2011 o ha sentito di lasciare un Twitt di condoglianze.


E' un piacere lavorare per voi."


...un po' triste, non vi pare?



web site chrishondros

share Facebook twitter  

Và a morì ammaxxato!

IL MAXXI, CHE ERA NATO COME UN’ECCELLENZA ITALIANA, COLA A PICCO - NON SI SA DA CHI SIA ARRIVATO IL COMUNICATO CHE NE ANNUNCIA IL COMMISSARIAMENTO, CONTENENTE ANCHE LA BUGIA DI BILANCI IN ROSSO (ERANO IN PAREGGIO) - IN CIMA AI SOSPETTI, IL BONDIANO MARIO RESCA (NEL FRATTEMPO SE L’È SVIGNATA CHEZ CALTAGIRONE BELLAVISTA) - ORNAGHI CONTINUA A TACERE DAVANTI AI TAGLI E GLI SPONSOR SI TIRANO INDIETRO…

Da Dagospia dall'articolo per l'espresso di Alessandra Mammì 

Ma non era l'orgoglio della nazione? Il simbolo di rinascita? Il museo che finalmente faceva di Roma una vera capitale contemporanea (lo ha scritto il "New York Times")? Del resto fu chiamato MaXXI non a caso vista la stazza, costò 150 milioni di euro e contro la Tate e il Pompidou mise in campo 19.640 metri quadri di spazi esterni, 21.200 interni e la firma di una globale archistar: Zaha Hadid.



Due anni fa si restò incantati neanche fosse il Rex di "Amarcord", oggi invece sembra di vedere il Titanic. Dove nel ruolo dell'iceberg appare il ministero dei Beni culturali, praticamente il padre del museo, la pubblica istituzione che dovrebbe accudirlo e finanziarlo essendo il socio unico della Fondazione a cui il MaXXI fa a capo.

E invece il 13 aprile in un grigio e piovoso pomeriggio romano, viene all'improvviso diramato un comunicato in cui a nome di una direzione generale (non specificata) si annunciano intraprese le operazioni di commissariamento del museo. "Decisione resa necessaria, tra l'altro", leggiamo, "per la mancata approvazione del bilancio 2012, dopo che il bilancio 2011 ha registrato un forte disavanzo", firmato ufficio stampa del Mibac. Strana storia.

MAXXIMAXXI

Nessun nome umano, ma una novità: il primo consiglio d'amministrazione commissariato con comunicato stampa. Un segreto d'ufficio: "tra l'altro"(?!). E una bugia: il bilancio del 2011 si è chiuso in pareggio. Perché il problema del MaXXI non è il passato, ma il futuro. I tagli progressivi che hanno portato il finanziamento da 7 milioni del 2010 ai miseri 2 previsti per il 2012. Cifra che con tutti quei metri quadri basterebbe appena per riscaldamento e pulizie. E allora si tagliano i fondi sotto la linea di galleggiamento e poi si strozza il bimbo in culla con un annuncio di commissariamento tanto urgente da arrivare nel weekend.

MARIO RESCAMARIO RESCA

La vicenda è talmente anomala che immediatamente nel mondo dell'arte scatta l'allarme rosso e una mitragliata di domande: chi è nascosto dentro l'iceberg? Da dove parte la guerra a Pio Baldi (presidente) e ai consiglieri Roberto Grossi e Stefano Zecchi? Chi punta al loro posto? Con un procedere alla Agatha Christie, il primo sospettato è Mario Resca: ex presidente della McDonald's che nel 2008, fra molte polemiche, fu nominato dall'allora ministro Bondi, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale.

Ora che il mandato è in scadenza potrebbe trovare nella presidenza del MaXXI nuova e prestigiosa occupazione. Ma in molti pensano che dentro l'iceberg ci sia in realtà il capo di gabinetto Salvatore Nastasi. Vero ministro ombra dai tempi di Bondi e direttore del Fus (fondo unico dello spettacolo dal vivo, o meglio in agonia causa tagli).

ORNAGHI POLVERINIORNAGHI POLVERINI

I figli "so' piezz 'e core" e non stupisce che Nastasi preferisca convogliare denaro sullo spettacolo piuttosto che su un museo dove, secondo altre perfide voci, vedrebbe comunque bene l'arrivo del suocero Giovanni Minoli, ora alla presidenza del Castello di Rivoli (anche lui in scadenza a ottobre). E poi, altri nomi. Manager come Francesco Micheli, il finanziere mecenate delle arti a Milano. Soluzioni interne tipo Vittoria Marini Clarelli attuale e ottimo direttore della Galleria d'arte moderna, che visti i risultati però sta bene dov'è.

Comunque siamo in un pasticcio. La minaccia di commissariamento ha creato il caos. I sostenitori raccolti sotto la sigla "I live MaXXI" hanno già deciso di sospendere il pagamento delle quote (800 mila euro) finché non si chiarisce la situazione. Gli sponsor già contattati da Pio Baldi stanno tirando i remi in barca. E l'unica certezza in tanta incertezza è che la voragine se non c'era prima, si sta creando adesso. In tutto ciò il ministro del cosiddetto governo tecnico Lorenzo Ornaghi che fa? Per lo più tace.

SALVO NASTASISALVO NASTASIZAHA HADIDZAHA HADID

Si nega alle interviste, ma sta pensando a una soluzione assicurano dal ministero. Unica sua dichiarazione per giustificare il commissariamento recita: "Un museo non può vivere stentatamente aggrappato alle mammelle dello Stato". Stentatamente, no. Infatti il Macba di Barcellona riceve un budget di 12 milioni di euro di cui il 75 per cento pubblici. Il Reina Sofia 57 milioni di cui l'80 per cento pubblici. Il piccolo Pompidou di Metz ha 9 milioni dallo Stato francese e persino il Metropolitan 11 milioni di dollari dal comune di New York.

SANDRO BONDISANDRO BONDI

Al confronto due milioni al MaXXI sono ridicoli e la bagarre politica un danno che fa scappare gli investitori privati. I quali arriverebbero forse numerosi laddove ci fossero:
A) un'adeguata politica di defiscalizzazione e di incentivi;
B) una programmazione certa e perlomeno triennale;
C) una linea editoriale senza incertezza che si collochi in un rapporto di scambio con musei internazionali;
D) e soprattutto quel sostegno e fiducia dello Stato necessari ad oliare una gioiosa macchina da guerra.

pio baldiPIO BALDI

Perché "i musei non sono imprese, ma servizi pubblici, fatti per essere visitati non per produrre soldi, come la scuola è fatta per insegnare, gli ospedali per curare, i giardini per passeggiarci, le strade per essere percorse", scrive Umberto Croppi, ex assessore alla Cultura della giunta Alemanno. Che in quanto tale non è proprio un marxista-leninista, ma nutre un sentimento simile ai 450 mila visitatori (molti di più degli abitanti di Bologna) che l'anno scorso sono entrati al MaXXI. E l'han guardato come il Rex di "Amarcord", non sapendo che dal ministero si stava staccando un iceberg.

share Facebook twitter  

Alfons Maria Mucha

Parlando ieri sera con un'amica mi sono imbattuto in questo geniale rappresentate dell'art Nouveau e così mi sono un po' documentato ;)  

...Sarà anche decorazione, ma quanto spacca??

Alfons Maria Mucha (Ivančice, 24 luglio 1860Praga, 14 luglio 1939) è stato  un pittore e scultore ceco. Il suo nome viene spesso anglicizzato comeAlphonse Mucha. È stato uno dei più importanti artisti dell'Art Nouveau.

Alfons Maria Mucha nasce a Ivancice, in Moravia (una regione dell'odierna Repubblica Ceca, allora facente parte dell'Impero austro-ungarico). Il suo talento come architetto, art design e hair stylist gli permette di mantenersi gli studi fino al liceo, che frequenta a Brno (allora capitale della Moravia), anche se il primo interesse a manifestarsi fin dall'infanzia è quello per il disegno. In Moravia lavora come pittore decorativo principalmente per scenografie teatrali; nel 1879 si trasferisce a Vienna, dove lavora per un'importante compagnia di design teatrale, accrescendo le sue conoscenze tecniche e artistiche. Quando un incendio distrugge le sue possibilità di lavoro, nel 1881, ritorna in Moravia, dove svolge in proprio l'attività di decoratore e di ritrattista. È allora che il conte Karl Khuen Belasi di Mikulov si interessa al suo lavoro e lo assume per decorare con degli affreschi i suoi castelli di Emmahof (in Moravia) e di Gandegg ad Appiano nel Tirolo). Il conte è talmente impressionato dal lavoro di Mucha che decide di sostenerlo economicamente e grazie a questo sussidio Mucha può iscriversi all'Accademia delle belle arti di Monaco di Baviera.

Mucha, dopo un periodo di autodidatta, nel 1887, si trasferisce a Parigi, dove continuò i suoi studi presso l'Académie Julian e presso l'Academie Colarossi, divenendo uno dei più accreditati pittori dell'Art Nouveau, della quale sviluppa la caratteristica fondamentale, rendendo valido sul piano estetico anche ciò che appartiene all'uso giornaliero. Nel 1894 viene incaricato di realizzare un poster per pubblicizzare Gismonda, un'opera teatrale diVictor Sardou con protagonista Sarah Bernhardt, La finezza del disegno convince Sarah Bernhardt a proporre a Mucha un contratto della durata di 6 anni.

La produzione di Mucha comprende moltissime opere. Fanno parte della sua copiosa produzione pannelli decorativi, cartelloni pubblicitari, manifesti teatrali (particolarmente importanti quelli per le recite della grande attrice Sarah Bernhardt, fra i quali la litografia per la Dame aux camelias), copertine per riviste, calendari, illustrazioni librarie e così via. Ogni immagine è condotta in maniera estremamente raffinata: una linea nitida delimita tutte le sue figure -quasi sempre femminili (forse per la maggior eleganza delle loro forme)-, qualunque sia la posa che esse assumono. I lavori di Mucha spesso raffigurano giovani donne in abiti dal taglio neoclassico, circondate da motivi floreali che formano cornici geometriche attorno alla figura. Il suo stile venne subito imitato, nell'arte e nella pubblicità, con esiti raramente all'altezza dell'originale.

Mucha vive negli Stati Uniti d'America dal 1906 al 1910, quindi ritorna in Europa e si stabilisce a Praga. Cura le decorazioni del Teatro delle Belle Arti e di altri importanti palazzi praghesi. Quando la Cecoslovacchia, dopo la Prima guerra mondiale, ottiene l'indipendenza Mucha disegna francobolli, banconote e altri documenti governativi per la neonata nazione.

Per molti anni si dedica al completamento di quello che è considerato il suo capolavoro, l'Epopea slava, una serie di grandi dipinti che descrivono la storia del popolo slavo. L'Epopea Slava viene completata e presentata a Praga nel 1928.

Muore a Praga il 14 luglio 1939 e viene sepolto nel cimitero di Vysehrad, a Praga.

Già ai tempi della sua morte lo stile di Mucha era considerato superato e datato; tuttavia, negli anni sessanta, tornò di moda, tanto che molti famosi illustratori (come ad esempio Bob Masse), anche in tempi più recenti, riportarono in auge tutti gli elementi tipici del suo disegno, quali cornici floreali, figure geometriche e figure con abiti classici.


share Facebook twitter  

Il muro degli angeli di Alda Merini

Per la poetessa era diventato nel tempo la sua «pagina» di appunti, aforismi, annotazioni, disegni e tanti numeri di telefono ha trovato una dimora definitiva

MILANO - L’opera è stata completata: la pagina ormai più famosa nella storia, perché scritta sul cemento, è stata salvata e trasportata alla casa museo Alda Merini. Proprio quel muro su cui poggiava il cuscino di Alda, diventato nel tempo la sua «pagina» di appunti, aforismi, annotazioni, disegni e tanti numeri di telefono ha trovato una dimora definitiva. Allo scadere del tempo concesso dai proprietari dell’appartamento in Ripa Ticinese, dove la poetessa ha passato tutta la vita, il Comune è riuscito a intervenire con un’operazione costata 37.000 euro e alcuni giorni di lavoro. Operazione di grande impegno e molto delicata come racconta la responsabile dell’intervento, l’architetto Annamaria Terafina della Soprintendenza ai Beni Architettonici: «Abbiamo dovuto utilizzare una tecnica mista tra lo “strappo” che consente, con una particolare procedura, di prelevare solo una pellicola della parte da conservare e lo stacco a massello, una vera e propria cesura sull’intonaco, per portar via uno strato più profondo, intervento più costoso ma sicuro».

IL RESTAURO - «La scelta è stata obbligata - racconta la restauratrice Barbara Ferriani - visto che i disegni e gli scritti erano tutti fatti a rossetto, matita e pennarello sulla classica pittura lavabile delle pareti domestiche, dove il solo "strappo" non avrebbe garantito la nitidezza delle parti da conservare». La vicenda di casa Merini iniziata con il precedente assessore alla cultura Finazzer Flory che ha portato alla creazione del Museo in via Magolfa, dove venerdì è stato traslocato il muro, è poi proseguita con l’attuale giunta: l’assessore Boeri ha dichiarato, attraverso il suo ufficio stampa, grande soddisfazione per la completezza del risultato raggiunto e l’intenzione di rendere vivo il museo come centro di eventi legati alla poesia e alla scrittura. Conferma di tali intenzioni, viene anche da Vito Verdino, funzionario dell’assessorato alla Cultura, riconosciuto come il braccio operativo ed essenziale di tutti i passaggi che hanno consentito la realizzazione di tante idee: «Adesso il museo potrà diventare un centro aggregante della realtà culturale milanese, uno spazio che si apre ai giovani con l’augurio che l’atelier della parola, così come era stato consacrato al tempo della sua inaugurazione, possa prender forma attraverso corsi di scrittura creativa, di giornalismo e di poesia».

IL TRASFERIMENTO - Intanto venerdì nel cortile della casa di Alda, all’insaputa di tutti, gli operatori municipali sorvegliavano il trasferimento dal balcone al camion che ha poi traslocato al Museo un «pezzo» di vita milanese, di sogni e di creatività: un «intonaco» non comune, ormai comunemente definito il «muro degli angeli». Quel muro è stato il contatto con la sua anima, nelle notti travagliate e solitarie, un compagno silenzioso, specchio dei suoi pensieri ma soprattutto il tutore delle sue paure. Su quella parete c’erano anche i numeri di telefono degli amici, scritti in grande, in rosso, pronti all’uso: pronti a spazzar via il tormento di tante angosce ma destinati anche a raccogliere tanti «inediti» dettati sul filo della genialità.

foto di Giuliano Grittini 

Articolo di Maurizio Bonassina per Il Corriere della Sera


 

share Facebook twitter  

...aspettando Sisto VI

Negli ultimi giorni son rimasto molto colpito dal divampare di numerose polemiche sotto l'opera "Madonna del Soldo" di Elena Cermaria  buffo vedere come nel 2012 continuino polemiche e discussioni vecchie come l'uomo ed idee di prevaricazione di una religione sull'altra come se si fosse ancora nell'anno 1000.

Le intolleranze, religiose o meno, le ho sempre trovate abbastanza ridicole nel loro stesso essere, mi sembran tanto dei bambini che litigano... io son meglio di lui perché si, perché si e basta! Tutta questa faccenda mi ha fatto tornare in mente una vecchia leggenda che avvolge uno dei Papi più interessanti della storia della chiesa, Sisto V, quel Papa Sisto che non perdona va manco a Cristo e che nel 1585 prendeva egli stesso a colpi d'ascia un crocifisso nella basilica di Santa Maria Maggiore! Che si direbbe oggi di un Papa simile?

Magari lo metteremmo al rogo ripristinando la pena di morte per gli eretici ed i blasfemi! ...chi glielo avesse detto che quasi 500 anni dopo il suo gesto sarebbe stato giudicato in maniera addirittura più offensiva che dai suoi contemporanei... Quanto stavano avanti!

Ad ogni modo andiamo a veder chi é stato Sisto V

Sisto V, nato Felice Peretti sovrano dello Stato Pontificio dal 1585 alla morte, (avvenuta soli 5 anni più tardi)

Fu un papa severo e autoritario; e cercò subito appena eletto di eliminare il malcostume, la corruzione e il brigantaggio che avevano raggiunto limiti non più tollerabili nella Roma di fine cinquecento, anche per non favorire le critiche della riforma protestante che vedeva in una chiesa eccessivamente tollerante dei vizi e del malcostume un ulteriore motivo di vantarsi della riforma appena intrapresa.

Nello stesso tempo decise di modernizzare Roma e intraprese grandi lavori urbanistici. Egli sembra non avesse particolare devozione per le opere antiche: le colonne di Traiano e Marco Aurelio vennero usate come piedistalli per le statue di San Pietro e San Paolo; la Minerva del Campidoglio venne convertita in "Roma Cristiana"; il Septizonio di Settimio Severo venne demolito per i suoi materiali da costruzione. Al contempo decretò il completamento della cupola di San Pietro e mille altri lavori.

Somme immense furono utilizzate in opere pubbliche e ciò che Sisto V ottenne nel suo breve pontificato, con il fondamentale supporto tecnico del suo architetto Domenico Fontana - e facendo saccheggiare a man salva, alla ricerca di marmi preziosi e lavorati, i monumenti antichi - ha dell'incredibile: il completamento della cupola di San Pietro; la loggia di Sisto o delle benedizioni a San Giovanni in Lateranola cappella del SS. Sacramento (anche detta Cappella Sistina o del Presepe) a Santa Maria Maggiore; le aggiunte e le riparazioni al Palazzo del Quirinale, al Laterano e al Vaticano; l'erezione di quattro obelischi, compreso quello in Piazza San Pietro; l'apertura di sei strade; il restauro dell'acquedotto di Settimio Severo ("Acqua Felice") con la mostra finale della fontana del Mosè; oltre a numerose vie e ponti, un tentativo di prosciugare le paludi pontine, e l'incentivazione dell'agricoltura e della manifattura. Inoltre integrò Borgo (sino a quel tempo autonomo) come quattordicesimo rione nella città di Roma.

Si deve a Sisto V il primo progetto di sistemazione urbanistica della città di Roma moderna

Le condizioni terribili in cui Gregorio XIII aveva lasciato gli stati ecclesiastici richiedevano misure pronte e decise. Contro la prevalente assenza di legge, Sisto procedette con una severità quasi feroce, che solo le necessità estreme potevano giustificare.

Sisto morì solo 5 anni più tardi tra le esecrazioni dei suoi sudditi, ma i posteri lo riconoscono come uno dei più grandi Papi di sempre. Era impulsivo, ostinato, severo e autoritario, ma la sua mente era aperta e di larghe vedute. Si dedicò alle sue imprese con una energia ed una determinazione che lo portarono spesso al successo. Poche persone possono vantare imprese o conseguimenti più grandi.

Va menzionata una leggenda secondo la quale Sisto V venne a sapere che c'era un crocefisso che sanguinava; lui allora, recatosi sul posto, prese una scure e spaccò il crocefisso, dicendo "come Cristo ti adoro, come legno ti spacco". Ed in effetti sembra che si trovassero all'interno spugne intrise di sangue. Questa leggenda ispirò al Belli il sonetto romanesco "Papa Sisto"

« Fra ttutti quelli c'hanno avuto er posto

De vicarj de Dio, nun z'è mai visto
Un papa rugantino, un papa tosto,
Un papa matto uguale a Ppapa Sisto.
E nun zolo è da dì che dassi er pisto
A chiunqu'omo che j'annava accosto,
Ma nu la perdunò neppur'a Cristo,
E nemmanco lo roppe d'anniscosto.
Aringrazziam'Iddio c'adesso er guasto
Nun po' ssuccede ppiù che vienghi un fusto
D'arimette la Chiesa in quel'incrasto.
Perché nun ce po' èsse tanto presto
Un altro papa che je piji er gusto

De mèttese pe nome Sisto Sesto. »

E comunque dal papa "rugantino" e "tosto" gli ebrei romani, contro i quali aveva particolarmente incrudelito il feroce domenicano già inquisitore Pio V Ghislieri, ottennero grazie alla bolla Christiana pietas, infelicem Hebreorum statum commiserans, grandi alleggerimenti del regime vessatorio a cui erano sottoposti ormai da decenni.

Un'altra curiosità che lega Sisto V alla "vulgata" romana: con la sua riforma delle tasse, non fidandosi dei funzionari locali, il papa reclutò suoi fidati compaesani marchigiani per esercitare il mestiere di esattori. Nacque per tale motivo il famoso detto, ancora oggi presente nella memoria dei romani:

« mejo 'n morto dentro casa
cchè 'n marchisciano fori daa porta. »

Ed infine anche Trilussa ancora non ventenne gli dedica un sonetto, che nel 1975 verrà poi musicato da Claudio Baglioni.


share Facebook twitter  

Il mercato dell'Arte o l'arte del Mercato?

 L'articolo "il mercato dell'arte o l'arte del mercato..."  postato poco fa da Domenico Olivero  mi ha fatto tornare in mente un paio di interviste che avevo visto solo qualche settimana fa e che avevano colpito la mia attenzione, erano entrambe interviste a galleristi italiani presenti quest'anno al VOLTA ed allo SCOPE di New York.


Divertente era stato l'osservare quante volte nei due brevi video i vari galleristi avessero usato la parola "interessante" ;)








share Facebook twitter  

Motion Plus Design - a Parigi il primo centro espositivo dedicato al motion graphics

Spot, titoli di film e crediti, tablet, PC, smartphone, espositori pubblicitari sugli schermi televisivi…il Motion design è già presente in tutte le parti della nostra vita. 


Eppure, non esisteva ancora un luogo dedicato a celebrarlo, da oggi invece c'è e sta a Parigi, si chiama Motion Plus Design


Affascinato dal video introduttivo mi sono infilato all'interno del loro sito scoprendo chi sono e di cosa si occupano





"Motion Plus Design" Center : "What is Motion Design ?" from Motion Plus Design on Vimeo.


 




share Facebook twitter  

Toulose Lautrec, riapre museo ad Albi

Articolo di Aurora Bergamini per ANSA


ALBI (FRANCIA) - E' tutto reinventato, rinnovato e più grande, dotato delle funzionalità e tecnologie più moderne: dopo oltre dieci anni di lavori costati 38 milioni di euro il museo dedicato all'opera del pittore Henri Toulouse-Lautrec (1864-1901) a Albi, sua città natale, classificata patrimonio mondiale dell'Unesco e situata nel sud della Francia, vicino a Tolosa oggi teatro del drammatico eccidio alla scuola ebraica, che riaprirà i battenti il 2 aprile.


Accoglie circa 1000 opere dell'artista, di cui 215 dipinti, tutti i 31 manifesti prodotti e i disegni preparatori - la collezione più importante al mondo - per la maggior parte donate dalla madre, la contessa Adele de Toulouse-Lautrec "desiderosa di perpetrare la memoria del figlio". Il museo si trova dal 1922 all'interno del Palazzo Berbie, una fortezza del XIII secolo, che fu la residenza dei vescovi della città, situata a due passi dalla famosa Basilica di Santa Cecilia, che è la più grande costruzione in mattoni del mondo, i cui affreschi sulle volte furono realizzati da artisti bolognesi durante il Rinascimento.



"I lavori erano necessari: c'erano infiltrazioni d'acqua dalle vetrate, alcune sale non erano riscaldate, mancavano le adeguate condizioni per la visita e la sicurezza - spiega all'ANSA la conservatrice del museo Daniele Devynck - Lo studio di architetti parigino Dubois et Associes ha vinto l'appalto grazie a un progetto che riusciva a integrare elementi ultra moderni e valorizzare al contempo la caratteristiche storiche del palazzo". Il maxi cantiere è cominciato nel 2001 e si è appena ultimato: il museo tuttavia non è mai stato chiuso eccetto negli ultimi tre mesi. Tra le prodezze tecniche della ristrutturazione, gli ascensori sono stati inseriti nelle torri dell'edificio, facendo spazio tra gli oltre cinque metri di mattoncini, mentre gli scavi hanno fatto venire alla luce i magnifici pavimenti medioevali e i restauri della galleria d'Ambrosie ne hanno resuscitato gli affreschi rinascimentali. "Visitare il museo Toulouse-Lautrec è anche riscoprire il Palazzo Berbie, con la sua architettura e la sua storia, medioevale e rinascimentale", osserva il sindaco di Albi, Philippe Bonnecarrere.


"Il percorso espositivo è cronologico e tematico", prosegue la Devynck - Si parte dalle opere del giovane Toulouse- Loutrec fino a quelle tardive, tra cui l'ultimo dipinto 'Un examen a la faculte' de Mediciné del 1901". L'artista si era avvicinato alla pittura e al disegno da ragazzino, come passatempo e consolazione a causa della sua picnodisostosi, una malattia ossea di natura ereditaria, dovuta alla consanguineità dei genitori che erano cugini di primo grado, che lo bloccava la maggior parte del tempo a letto. Ben presto l'arte diventò una vera e propria passione. Tra le sale dedicate ai temi centrali della sua opera ci sono quella dei ritratti (tra cui spicca quello della madre), delle case chiuse ('Au salon de la rue des Moulins' e 'Marcelle' la sua prostituta preferita), delle star delle notti parigine (Jane Avril e Yvette Guibert), dei manifesti pubblicitari (Ambassadeurs, Moulin Rouge) e delle litografie di cui era un vero maestro. Il percorso Toulose-Lautrec si inserisce in un contesto più ampio, con una sezione dedicata a suoi amici e conoscenti (Leon Bonnat e Fernard Cormon), o maestri, come Edgard Degas; c'é poi un intero piano che presenta opere di arte moderna (Pierre Bonnard, Henri Matisse e George Rouault) e per finire una piccola collezione di arte antica con 'La chiesa di Santa Maria della Salute' di Francesco Guardi.


share Facebook twitter  

Leonardo: Sant'Anna ritrova il suo blu

 



Presto in mostra La restauratrice, 'E' stata la mia ossessione'




di Luana De Micco per ANSA


PARIGI - Nel suo laboratorio della Scuola del Louvre, a Parigi, Cinzia Pasquali ha appena terminato il restauro della ''Sant'Anna, la Vergine e il Bambino'', il capolavoro di Leonardo che la prossima settimana tornera' nelle sale del museo dopo aver ritrovato una nuova giovinezza. Nel corso della pulitura e' emerso a sorpresa l'intenso blu della veste della Vergine. Sono spuntate alcune piccole onde che si infrangono ai piedi della Santa, un dettaglio che era andato perduto. Sono comparse anche le impronte digitali del pittore che, probabilmente, con le dita stemperava la pittura, tanto da non lasciare alcuna traccia del pennello. Sono sui capelli della Vergine, sui bordi superiori, sul blu del mantello.


''In quest'ultimo anno e mezzo ho vissuto in una bolla. Lei, la Sant'Anna, e' diventata la mia ossessione, la sognavo di notte. Ora e' il momento di lasciarla andare. E' doloroso come separarsi da un figlio'', racconta all'ANSA la restauratrice romana, che ha gia' diretto i restauri della Galleria degli Specchi di Versailles. Mentre parla, scosta dal viso i lunghi capelli neri e porta un ultimo, rapido, ritocco all'opera, poi posa il bastoncino di cotone: ''Secondo me potevamo pulirla di piu', ma sono i conservatori del Louvre a decidere'', afferma. Leonardo dipinse la Sant'Anna negli ultimi 20 anni della sua vita e, nel 1516, la porto' con se' in Francia, senza mai finirla (i lavori hanno confermato l'incompiutezza dell'opera).


Poi, dall'ultimo restauro, nel XIX secolo, ad oggi si erano formate chiazze scure e le vernici non originali si erano alterate. Alcuni sollevamenti erano apparsi lungo un'asse di pioppo della struttura. Sui 54 micron di spessore iniziale delle vernici non originali (misurate con strumenti all'avanguardia), ne sono stati lasciati tra gli 8 e i 12. ''Io le avrei portate a 4 - aggiunge la Pasquali -. Dal momento in cui il quadro non e' stato sverniciato, e' inutile per me lasciare strati invecchiati che cambiano sempre un po' la percezione cromatica''.


Cinzia Pasquali ha ripulito tutta la superficie dell'opera due volte. ''E' stato un momento magico - racconta -. Non ci aspettavamo un blu cosi' luminoso. La scoperta delle impronte digitali e' stata emozionante. Diciamo che le ho cercate. Ne sono state trovate molte su altri quadri di Leonardo, quindi me le aspettavo. Che siano del pittore non ci sono dubbi - precisa -, ma bisognerebbe fare uno studio trasversale per dimostrarlo''. La fase di alleggerimento delle vernici ha sollevato una querelle tra gli esperti e due membri della commissione scientifica hanno abbandonato l'operazione. Se il Louvre ha scelto Cinzia Pasquali non e' solo per la sua competenza, ma anche per la sua forza di carattere. Intervenire su un Leonardo e' sempre delicato e c'era bisogno di una professionista in grado di affrontare le pressioni.


''Le polemiche? Non hanno intaccato ne' il mio lavoro ne' la mia concentrazione'', sostiene determinata. ''E' troppo facile dire: attenzione, stiamo rovinando un Leonardo, senza avanzare prove tangibili. Il Louvre ha dimostrato con analisi chimiche che il quadro non correva alcun rischio. Che interesse avrebbe a rovinare uno dei suoi capolavori? Sono intimamente sicura - conclude poi, sorridendo - che la Sant'Anna piacera' a tutti. Chi la guardera' non potra' non amarla. Lo dico un po' con l'orgoglio di una madre''.




photo ed articolo by ANSA



share Facebook twitter  

“Ritual without Myth” at The Royal College of Art Galleries, London

Article by Moussemagazine 

“Ritual without Myth” is an exhibition that considers the potential of ritual as a catalyst for transformative experience. Curated by the graduating students of MA Curating Contemporary Art at the Royal College of Art, the exhibition features the work of ten international artists, currently emerging to wide critical acclaim.

Featured artists – Danai Anesiadou, Asco, Erick Beltrán, Lygia Clark, Joachim Koester, Patrizio Di Massimo, Ioana Nemes, Ocaña, Amalia Pica and Yeguas del Apocalipsis

Preview – March 8, 2012, 7 to 9pm


at The Royal College of Art Galleries, London

until March 25, 2012

-

Above – Yeguas del Apocalipsis, Refundación Facultad de Artes Universidad de Chile [Re-founding of the Faculty of Arts, University of Chile], 1989. Courtesy: the artists and Pedro Lemebel Archive

-

Amalia Pica, Final de Fiesta, 2005. Courtesy: the artist, Gallery Diana Stigter, Amsterdam and Herald St, London

Erick Beltrán, Perikhórein Knot, 2011, installation view, 11th Biennale de Lyon. Courtesy: the artist

 

Ioana Nemes, The white team (Satan), 2009. Courtesy: Jiri Svestka Gallery, Prague

Joachim Koester, To navigate, in a genuine way, in the unknown necessitates an attitude of daring, but not one of recklessness (movements generated from the Magical Passes of Carlos Castaneda), 2009. Courtesy: the artist and Nicolai Wallner Gallery, Copenhagen, Denmark

Patrizio Di Massimo, Turandiade Buzziana (in forma di note) [Buzzi’s Turandot (In the Shape of Notes) ], 2011. Courtesy: the artist


share Facebook twitter  

Dante antisemita e islamofobo. La Divina Commedia va tolta dai programmi scolastici

Proposta choc di 'Gherush92', organizzazione di ricercatori e professionisti consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite: "Contenuti razzisti, islamofobici e antisemiti. Giovani costretti ad apprezzare un'opera che calunnia il popolo ebraico"

Roma, 12 mar. (Adnkronos) - Stereotipi, luoghi comuni, contenuti e frasi offensive, razziste, islamofobiche e antisemite che difficilmente possono essere comprese e che raramente vengono evidenziate e spiegate nel modo corretto. E' il contenuto di alcune terzine della Divina Commedia che, secondo 'Gherush92', organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti, razzismo, antisemitismo, islamofobia, andrebbe eliminata dai programmi scolastici o, quanto meno, letta con le dovute accortezze.


''La Divina Commedia - spiega all'Adnkronos Valentina Sereni, presidente di Gherush92 - pilastro della letteratura italiana e pietra miliare della formazione degli studenti italiani presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all'antisemitismo e al razzismo''.


Sotto la lente di ingrandimento in particolare i canti XXXIV, XXIII, XXVIII, XIV. Il canto XXXIV, spiega l'organizzazione, e' una tappa obbligata di studio. Il personaggio e il termine Giuda e giudeo sono parte integrante della cultura cristiana: ''Giuda per antonomasia e' persona falsa, traditore (da Giuda, nome dell'apostolo che tradi' Gesu')''; ''giudeo e' termine comune dispregiativo secondo un antico pregiudizio antisemita che indica chi e' avido di denaro, usuraio, persona infida, traditore'' (De Mauro, Il dizionario della lingua italiana). Il significato negativo di giudeo e' esteso a tutto il popolo ebraico. Il Giuda dantesco e' la rappresentazione del Giuda dei Vangeli, fonte dell'antisemitismo.



"Studiando la Divina Commedia - sostiene Gherush92 - i giovani sono costretti, senza filtri e spiegazioni, ad apprezzare un'opera che calunnia il popolo ebraico, imparano a convalidarne il messaggio di condanna antisemita, reiterato ancora oggi nelle messe, nelle omelie, nei sermoni e nelle prediche e costato al popolo ebraico dolori e lutti''.

E ancora, prosegue l'organizzazione, ''nel canto XXIII Dante punisce il Sinedrio che, secondo i cristiani, complotto' contro Gesu'; i cospiratori, Caifas sommo sacerdote, Anna e i Farisei, subiscono tutti la stessa pena, diversa pero' da quella del resto degli ipocriti: per contrappasso Caifas e' nudo e crocefisso a terra, in modo che ogni altro dannato fra gli ipocriti lo calpesti''.

''Nel canto XXVIII dell'Inferno - spiega ancora Sereni - Dante descrive le orrende pene che soffrono i seminatori di discordie, cioe' coloro che in vita hanno operato lacerazioni politiche, religiose e familiari. Maometto e' rappresentato come uno scismatico e l'Islam come una eresia. Al Profeta e' riservata una pena atroce: il suo corpo e' spaccato dal mento al deretano in modo che le budella gli pendono dalle gambe, immagine che insulta la cultura islamica. Ali', successore di Maometto, invece, ha la testa spaccata dal mento ai capelli. L'offesa - aggiunge - e' resa piu' evidente perche' il corpo ''rotto'' e ''storpiato'' di Maometto e' paragonato ad una botte rotta, oggetto che contiene il vino, interdetto dalla tradizione islamica. Nella descrizione di Maometto vengono impiegati termini volgari e immagini raccapriccianti tanto che nella traduzione in arabo della Commedia del filologo Hassan Osman sono stati omessi i versi considerati un'offesa''.

Anche i sodomiti, cioe' coloro che ebbero rapporti "contro natura", sono puniti nell'Inferno: I sodomiti, i peccatori piu' numerosi del girone, sono descritti mentre corrono sotto una pioggia di fuoco, condannati a non fermarsi. Nel Purgatorio i sodomiti riappaiono, nel canto XXVI, insieme ai lussuriosi eterosessuali.


''Non invochiamo ne' censure ne' roghi - precisa Sereni - ma vorremmo che si riconoscesse, in maniera chiara e senza ambiguita' che nella Commedia vi sono contenuti razzisti, islamofobici e antisemiti. L'arte non puo' essere al di sopra di qualsiasi giudizio critico. L'arte e' fatta di forma e di contenuto e anche ammettendo che nella Commedia esistano diversi livelli di interpretazione, simbolico, metaforico, iconografico, estetico, cio' non autorizza a rimuovere il significato testuale dell'opera, il cui contenuto denigratorio e' evidente e contribuisce, oggi come ieri, a diffondere false accuse costate nei secoli milioni e milioni di morti. Persecuzioni, discriminazioni, espulsioni, roghi hanno subito da parte dei cristiani ebrei, omosessuali, mori, popoli infedeli, eretici e pagani, gli stessi che Dante colloca nei gironi dell'inferno e del purgatorio. Questo e' razzismo che letture simboliche, metaforiche ed estetiche dell'opera, evidentemente, non rimuovono''.

''Oggi - conclude Sereni - il razzismo e' considerato un crimine ed esistono leggi e convenzioni internazionali che tutelano la diversita' culturale e preservano dalla discriminazione, dall'odio o dalla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, e a queste bisogna riferirsi; quindi questi contenuti, se insegnati nelle scuole o declamati in pubblico, contravvengono a queste leggi, soprattutto se in presenza di una delle categorie discriminate. E' nostro dovere segnalare alle autorita' competenti, anche giudiziarie, che la Commedia presenta contenuti offensivi e razzisti che vanno approfonditi e conosciuti. Chiediamo, quindi, di espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali o, almeno, di inserire i necessari commenti e chiarimenti''.

Non si fanno attendere i commenti alla proposta di 'Gherush92'. "Mi pare un ennesimo delirio del politically correct, unito ad una assoluta mancanza di senso storico" afferma Giulio Ferroni, storico della letteratura, critico letterario e scrittore, professore ordinario di letteratura italiana alla Sapienza di Roma. "La Divina Commedia va letta nel suo contesto storico. Ci si potra' pure mettere qualche nota in piu' -prosegue Ferroni- ma sarebbe follia rinunciare allo studio di un capolavoro che ha contribuito a costruire l'immagine dell'umanita', pur partendo dai suoi ovvi limiti storici. La Divina Commedia ha anzi aperto la via al progresso, al riconoscimento dell'altro."

Per il presidente dell'Associazione nazionale dirigenti e alte professionalita' della scuola (Anp), Giorgio Rembado, abolire lo studio della Divina Commedia "non avrebbe senso", mentre puo' averne corredare l'apparato critico che l'accompagna in materia di razzismo, omofobia, islamofobia e simili, tenendo comunque presente che l'opera di Dante non puo' certo essere giudicata con i criteri di oggi.


articolo apparso su Adnkronos

share Facebook twitter  

Battaglia di Anghiari, clamorosa scoperta sul capolavoro di Leonardo


Pigmento dietro un Vasari ha composizione simile al nero della Gioconda



FIRENZE - Clamorosa scoperta nella 'caccia' alla Battaglia di Anghiari, capolavoro perduto di Leonardo: un campione di colore nero trovato dietro un affresco del Vasari a Firenze ha composizione chimica compatibile con il nero usato nella Gioconda e nel S.Giovanni Battista al Louvre. Lo rende noto il direttore della ricerca Maurizio Seracini.


Dietro la parete est del Salone dei 500 di Palazzo Vecchio a Firenze c'é un vuoto che cela un muro preesistente e sul quale si vedono macchie di colore nero, rosso e beige attribuibili alla Battaglia di Anghiari, l'affresco perduto di Leonardo da Vinci. Emerge dai risultati del team diretto da Maurizio Seracini presentati oggi a Firenze e frutto dello studio di fine 2011 fatto con indagini radar e una sonda endoscopica che saggiò la parete. "Sono dati incoraggianti - sostiene Seracini -. Stiamo cercando nel posto giusto".


La scoperta suggerisce che Vasari - che fu pittore ed architetto, e che venne incaricato di ristrutturare Palazzo Vecchio - potrebbe aver voluto preservare il lavoro di Leonardo erigendo una parete di fronte all'affresco di Leonardo, come a voler proteggere un'opera considerata dai suoi coevi come la più maestosa del Rinascimento. Nessun'altra parete nel Salone dei 500 presenta un vuoto come in questo caso. Inoltre il muro retrostante è senza pietre a vista come se Vasari avesse conservato l'intonaco su cui Leonardo potrebbe aver dipinto la Battaglia di Anghiari. Il team di Seracini ha operato con il supporto e la collaborazione di National Geographic, Università di San Diego e Comune di Firenze, e affiancato dalla Soprintendenza al Polo Museale fiorentino e dall'Opificio delle Pietre Dure, dopo il via libera del ministero per i Beni Culturali. "Anche se siamo ancora alle fasi preliminari della ricerca e anche se c'é ancora molto lavoro da fare per poter risolvere il mistero - è il commento di Seracini -, le prove dimostrano che stiamo cercando nel posto giusto".


La sonda endoscopica, dotata di una microcamera, venne immessa a fine 2011 in sei fori praticati nell'affresco di Vasari visibile oggi sulla parete. Seracini aveva chiesto di esplorare la parete est in 14 punti, cioé crepe e cretti naturali del muro, ma a seguito di consultazioni con gli esperti dell'Opificio, i fori dove far passare la sonda vennero ridotti a sei. "Sono fori periferici rispetto alla nostra iniziale area di interesse - sostiene ancora Seracini -. Ecco perché i risultati che abbiamo ottenuto sono particolarmente incoraggianti".



Il pigmento nero è composto in gran parte da manganese e, in parte, da ferro ed è stato individuato con analisi chimiche su materiali estratti durante i sondaggi dentro la parete est del Salone dei 500 di Palazzo Vecchio dietro cui Seracini ipotizza che ci siano resti della Battaglia di Anghiari. Trovati anche frammenti di materiale rosso, associabili a lacca. Inoltre, immagini ottenute con una sonda endoscopica mostrano uno strato beige: per i ricercatori può esser stato messo solo con un pennello.


"Nella ricerca in corso nel Salone dei Cinquecento che, è bene ribadirlo, si sta svolgendo sulla parete "giusta", il mio intervento si è sempre svolto nella salvaguardia della tutela del bene culturale e tenendo informati i vertici del Ministero per i Beni e le Attività culturali". Lo sostiene il soprintendente di Firenze, Cristina Acidini, commentando lo studio per la Battaglia di Anghiari di cui sono stati resi noti stamani i risultati dell'ultima fase della ricerca.



Acidini ha evidenziato "il coinvolgimento dell'Opificio delle Pietre Dure, che solitamente interviene solo quando è parte attiva di un determinato e condiviso programma di ricerca o di restauro, da me sollecitato e predisposto, ha incrementato il livello della tutela, assicurando alle operazioni una vigilanza assidua e competente". Inoltre ha affermato, "l'invasività del progetto è stata sicuramente molto più limitata rispetto ad altri tipi di indagini diagnostiche davvero "distruttive": in taluni casi queste comportano prelievi di micro-campioni della pittura originale. Si tratta di procedure che vengono tuttavia comunemente impiegate in Italia e all'estero nella diagnostica delle pitture su tela, su tavola e murali, senza suscitare reazioni particolari".



foto e video: National Geographic  articolo: Copyright ANSA 

share Facebook twitter  

30 grandi scrittori dicono quello che pensano di Dio

Asimov, Saramago, Follett, McEwan, Houellebecq, Roth, Rushdie, Pinter, Hitchens e molti altri parlano del loro rapporto con l’idea di Dio. Un video di , che ha montato diverse lezioni e interviste.


In ordine di apparizione:

1. Arthur C. Clarke

2. Nadine Gordimer

3. Professor Isaac Asimov

4. Arthur Miller

5. Wole Soyinka

6. Gore Vidal

7. Douglas Adams

8. Germaine Greer

9. Iain Banks

10. José Saramago

11. Terry Pratchett

12. Ken Follett

13. Ian McEwan

14. Andrew Motion

15. Martin Amis

16. Michel Houellebecq

17. Philip Roth

18. Margaret Atwood

19. Salman Rushdie

20. Norman MacCaig

21. Phillip Pullman

22. Matt Ridley

23. Harold Pinter

24. Howard Brenton

25. Tariq Ali

26. Theodore Dalrymple

27. Roddy Doyle

28. Redmond O’Hanlon FRSL

29. Diana Athill

30. Christopher Hitchens

Articolo apparso su"Il Post"

share Facebook twitter  

Editoria: 120 milioni nostri, per i giornali vostri

Centoventi milioni di euro finanzieranno il fondo per l’editoria. Dovevano essere 47 milioni, ma pressioni assai autorevoli hanno portato l’elargizione a ben più del doppio. La bandiera sventolata, come al solito, è quella del “pluralismo”. Un pluralismo che, anche quest’anno, viene contrattato col potere politico, senza che si prenda sul serio l’esigenza di ristrutturare seriamente un’industria che regge costi non più sostenibili. Così, per pareggiare i bilanci, servono soldi: e sono i nostri.

La notizia ormai è nota. Il fondo per l’editoria sarà rifinanziato, nuovamente e pesantemente. Doveva scendere a 47 milioni, e invece - grazie all’intervento del sottosegretario Peluffo e alla discreta moral suasion del Colle - sarà di 120 milioni. Tanti soldi, che sembrano tantissimi se pensiamo che sono soldi nostri. Quei 120 milioni diventano poi un peso davvero inaccettabile se si pensa che potevano e dovevano servire per alleggerire il carico fiscale sui lavoratori, le famiglie, le imprese e i consumatori quanto mai depressi.

E invece così non è stato, così non sarà.  Quei 120 milioni andranno ancora a finanziare i giornali, anche quelli di partito e a poco vale la rassicurazione che, questa volta, non basterà la tiratura ma bisognerà certificare i dati di vendita. Vale a poco perché la questione di principio resta: quei soldi, promessi alla causa del pluralismo informativo, aiuteranno in realtà un’industria che continuerà a rinviare ciò di cui ha bisogno, vale a dire una seria cura di ristrutturazione che prenda sul serio che gli scenari sono definitivamente cambiati.

Per essere chiari, noi de Linkiesta.it non vogliamo una lira dallo stato, lo abbiamo scritto nello statuto e i nostri “competitor” non sono quelli che vanno tutti i giorni in edicola, nemmeno se hanno una versione online particolarmente bella e funzionante. Non abbiamo interessi di parte, in questa battaglia, ma solo vorremmo rappresentare interessi diffusi che riguardano tutti i cittadini. Vorremmo discutere di principi che ci paiono razionali e condivisibili, in un momento di prolungata crisi, di fabbriche che chiudono e di imprese che non riescono a ripartire spesso anche a causa della burocrazia e del fisco. 

Non capiamo, né mai capiremo, perché sia interesse dei cittadini contribuenti che parte di quanto producono sia destinata a giornali che dichiarano di stare sul mercato, che tutte le mattine arrivano (o dovrebbero arrivare) in edicola. Il “non interesse” è particolarmente evidente quando ci si trova davanti a giornali che vendono poche migliaia (o centinaia) di copie, che aggregano attorno a sé piccole (o microscopiche) comunità di lettori, che diffondono idee magari bellissime ma che non possono essere protette coi soldi di tutti come si trattasse di specie in via di estinzione fondamentali per l’ecosistema. Non si capisce perché, poi, questi fondi vadano sempre a beneficio di chi già esiste e molto difficilmente a sostegno di nuove realtà editoriali: magari anche online che ritengano di farvi ricorso. 

Discorso non dissimile, per la verità, vale anche per le grandi corazzate dell’informazione, per i giornali che ogni giorno vendono centinaia di migliaia di copie. Anche loro sono finanziati direttamente godendo di diversi contributi diretti e di una fiscalità vantaggiosa. Perché ne hanno bisogno, visto che vendono? Perché negli anni hanno accumulato strutture mastodontiche che i cambiamenti della tecnologia o del clima culturale hanno reso insostenibili. O perché, fin da prima, hanno largheggiato in assunzioni e remunerazioni che, senza che pagasse Pantalone, non sarebbero state immaginabili.

E così, nell’epoca del rigore obbligato e di quello tante volte mostrato dal governo di Mario Monti, ci troviamo alla fine a commentare la decisione di uno stato, di un esecutivo, che consente di rinviare l’appuntamento col rigore (anche doloroso, naturalmente) che serve per prendere sul serio la realtà. E la realtà è quella di un’industria fortemente sovradimensionata rispetto alla sua capacità di mercato. Di un’industria che per stare sul mercato ha bisogno di ridimensionare i suoi numeri e di prendere sul serio quel luogo di informazione che si chiama Internet. 

Qualcuno, arrivati a questo punto, dice sempre che “il mercato” non basterà mai a sostenere i giornali. Non è vero, l’esempio de Il Fatto Quotidiano (ma anche quello della prima stagione di Libero) dimostra che stare sul mercato si può, col coraggio delle proprie idee e la forza delle proprie notizie. Altri obiettano che, col solo mercato, muore il pluralismo, e resteranno solo le testate capaci, in qualche modo, di non ribellarsi ai pensieri dominanti, o forti di un brand ereditato dal passato.

A questo argomento si potrebbe rispondere in molti modi. Ma ci fermiamo a una domanda. Che pluralismo garantisce chi, di anno in anno, deve contrattare col potere politico una “donazione” che pareggi i bilanci, o con quello economico inserzioni pubblicitarie fuori mercato? Domani, sui giornali finanziati dai nostri soldi, cercheremo con attenzione la risposta. 




share Facebook twitter  

Ciao Lucio...

E' morto Lucio Dalla. Il cantautore e' stato stroncato da un attacco cardiaco a Montreaux, in Svizzera, dove si trovava in Svizzera per una serie di concerti. Tra qualche giorno avrebbe compiuto 69 anni. Nato infatti il 4 marzo 1943 a Bologna, il cantautore aveva partecipato solo poche settimane fa all'ultimo Festival di Sanremo, con il brano Nanì insieme con il giovane cantante Pierdavide Carone. “A causare la morte di Lucio Dalla e’ stato un attacco di cuore”, confermano altre agenzie di stampa. La sua attività artistica è andata avanti per quasi cinquant’anni. Suonava clarinetto e sassofono, la sua produzione musicale ha attraversato numerose fasi, dalla stagione beat alla sperimentazione ritmica, fino alla canzone d'autore, arrivando a varcare i confini della lirica e della melodia italiana. Incredulità nel mondo dell'arte e della musica «Non è possibile, mi ha telefonato ieri sera (mercoledì, ndr), stava benissimo, ed era felice, tranquillo, divertito e in pace con se stesso» commenta attonito Roberto Serra, bolognese, amico storico di Lucio Dalla e fotoreporter di professione. Lucio Dalla infatti oltre ad essere uno dei maggiori cantautori italiani di sempre, con una carriera lunga oltre 50 anni, era anche un grossissimo collezionista ed un gallerista, ha curato infatti per anni una galleria d’arte contemporanea a Bologna, la NO CODE, sede di eventi e happening extra-musicali. La musica italiana perde un maestro.


share Facebook twitter  

Lo scandalo del sito Cultura Italia, costato 9 milioni di euro. Ma non funziona

Scritto da "Il Senatore"

“Molto più di un google della cultura”, annunciavano commossi ed entusiasti dal ministero dei Beni culturali, presentando CulturaItalia, portale che si ripropone di divulgare l’immenso patrimonio artistico, culturale e storico del nostro paese. Il sito è nato nel lontano 2005, ed è costato (fino a oggi) 9 milioni di euro. Tanti soldi. Però, se il portale è bello e soprattutto utile, navigabile e chiaro, potrebbero essere anche soldi ben spesi. Ma è così? Neanche per idea. L’ennesimo spreco di denaro pubblico è stato messo in evidenza ieri sera dalla trasmissione Presadiretta su Raitre, dedicata appunto allo stato della cultura italiana. Tra storie di auditorium del cinema la cui prima pietra è stata posata anni fa e che da allora nulla è stato fatto, tra tagli indiscriminati a tutto ciò che  tagliabile, l’approfondimento su CulturaItalia merita un capitolo a parte.

Fate una prova, connettevi a quel sito e navigate. Volete sapere qualcosa di interessante sull’archeologia italica? Beh, chi più del nostro paese può dire la sua in questo campo, verrebbe da dire. E allora, mettetevi nei panni di un cittadino straniero innamorato dell’Italia e consultate il portale. Cliccate su “Archeologia”, quindi su “Beni archeologici”. Il più è fatto. Uno a questo punto si attenderebbe note introduttive, spiegazioni.

E invece si trova davanti alla seguente dicitura: ascia a margini rialzati Regione Marche oai:sirpac.cultura.marche.it:102698. Beh, sarà un errore, si potrebbe dire.

Guardiamo la voce numero 2, forse va meglio: freccia/puntaRegione Marche oai:sirpac.cultura.marche.it:102699.

Chissà perché veniamo reindirizzati continuamente a reperti delle Marche, ma tant’è. Stufi e senza aver capito nulla, usciamo dalla sezione e ci buttiamo sulla Letteratura. Sì, vogliamo sapere tutto delle grandi penne dei nostri connazionali che hanno dato luce all’Italia nel Mondo. Cliccata la voce “scrittori”, veniamo colti da colpo apoplettico: noi ci saremmo attesi Levi, Moravia, Calvino. E invece il portale ci sbatte in faccia Antonio Ranieri, Calpurnius Flaccus, Fredegarius, Richerus.

Basta, andiamo a spulciare tra le opere letterarie, che è meglio. Ma anche qui il super portale da 9 milioni di euro, attivo da ben 7 anni, ci delude. Quali sono le opere più note e belle che l’Italia ha partorito? Eccole: “La Francia del Sud”, di Touring Club Italiano; “Cattedrali d’Italia” (sempre del Touring club) e “Grattacielo Pirelli Un capolavoro di Gio Ponti per la Lombardia”.  Sì, opere letterarie. Così dice il sito del Ministero dei Beni culturali che vuole promuovere l’immenso patrimonio italiano.

Un abominio, un sito inutile che ricorda un catalogo da biblioteca messo in disordine, senza capo né coda. Uno spreco di soldi che in sette anni non è riuscito a produrre qualcosa di digeribile e consultabile. Un’occasione persa, uno spreco evidente. Ennesima pessima figura, del tutto evitabile.

DAW-BLOG/DAW-NEWS

share Facebook twitter  

Ironic

Tra pubblicità e comicità, un settore in netta crescita evidenzia i paradossi del sistema che viviamo tutti i giorni, incollati ad un monitor o al bar con gli amici.


...guarda che razza di linea sinuosa che ha!  Ricorda un po' una Mercedes, ma non è male! ;)


share Facebook twitter  

Appunti di scrittura: 36 consigli da Umberto Eco

Articolo postato da  su Magrathea



Da bravo insegnante, bravo scrittore e da persona di spirito,Umberto Eco ha dispensato 36 suggerimenti per gli aspiranti scrittori.


Le semplici regolette di Eco, anche se scritte in tono scherzoso, sono sacrosante verità e fustigano alcuni dei più comuni errori commessi dagli scrittori, in erba e non.


In realtà in scrittura esistono solo due regole vere: leggere tanto e scrivere tanto. Il resto sono suggerimenti. Ma non rispettare alcuni suggerimenti, o violarli senza sapere bene cosa si sta facendo, rischia di compromettere la qualità del lavoro. E spesso “è il mio stile” non è una ragione per effettuare alcune scelte, è solo una scusa.


E dunque, ecco i trentasei suggerimenti di Umberto Eco. Facciamone tesoro.


1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.


2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.


3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.


4. Esprimiti siccome ti nutri.


5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.


6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.


7. Stai attento a non fare…  indigestione di puntini di sospensione.


8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.


9. Non generalizzare mai.


10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.


11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.


12. I paragoni sono come le frasi fatte.


13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).


14. Solo gli stronzi usano parole volgari.


15. Sii sempre più o meno specifico.


16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.


17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.


18. Metti, le virgole, al posto giusto.


19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.


20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.


21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?


22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.


23. Gli accenti non debbono essere scorretti inutili, perché chi lo fa sbaglia.


24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.


25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!


26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.


27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.


28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.


29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).


30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.


31. Non andare troppo sovente a capo.


Almeno, non quando non serve.


32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.


33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.


34. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiono come altrettante epipfanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.


35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.


36. Una frase compiuta deve avere



Photo Umberto Eco at Bologna University. Photograph: Eamonn McCabe for the Guardian


share Facebook twitter  

Concorso: Heineken limitated edition

Heineken limited edition!

CREATE A BOTTLE DESIGN THAT SYMBOLISES HOW PEOPLE AROUND THE WORLD WILL CONNECT IN THE NEXT 140 YEARS.

Le iscrizioni chiuderanno in 31 gennaio 2012

  1. Scarica qui tutto il materiale di progettazione 
  2. Carica qui i tuoi disegni
  3. Connettiti con altri designer della galleria

Il tuo disegno sarà la metà di una bottiglia, quindi sarà necessario connettersi con un altro designer per poter creare una bottiglia completa.  I vincitori vedranno la loro bottiglia Heineken, lanciata nel 140° anniversario, con un esclusivo pacchetto in Edizione limitata, in vendita in tutto il mondo dal dicembre 2012

READ THE RULES HERE.

share Facebook twitter  

Wikipedia, Wordpress e altri siti si auto-oscurano per protesta contro leggi USA liberticide

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Per ventiquattro ore, Wikipedia, Wordpress, Reddit, BoingBoing e altri siti chiave di Internet saranno oscurati. Lo scopo del blackout è attirare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla stupidità delle leggi SOPA e PIPA che gli Stati Uniti stanno valutando: secondo il parere di molti tecnici, queste leggi – concepite per contrastare la pirateria audiovisiva – sarebbero in realtà del tutto inefficaci e avrebbero invece effetti collaterali devastanti sulla libera circolazione del sapere e delle idee.

Non è un problema che riguarda solo gli Stati Uniti, perché gli effetti di queste leggi si sentirebbero in tutto il pianeta. Già adesso un cittadino britannico, Richard O'Dwyer, "rischia l'estradizione negli USA per aver commesso presunte violazioni del diritto d'autore USA, nonostante viva nel Regno Unito e tutto quello che ha fatto sia avvenuto su server situati nel Regno Unito", come segnala Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia. Una casa cinematografica USA avrebbe il potere di far chiudere o togliere dai motori di ricerca qualunque sito accusato di ospitare qualunque contenuto che (a giudizio della casa cinematografica stessa) viola il diritto d'autore. Secondo BoingBoing, per finire oscurati sarebbe sufficiente linkare un qualunque sito accusato di violazione del copyright. In altre parole, la semplice menzione dell'esistenza di Isohunt.com che state leggendo in questo momento comporterebbe il blackout forzato del Disinformatico.

Non si tratta di una protesta in difesa della pirateria, ma di richiesta di combattere la pirateria usando metodi che funzionano invece di provvedimenti dettati dal panico e dall'incompetenza tecnica. Matt Mullenweg, cofondatore di WordPress, lo dice chiaro e tondo: “gli autori di queste leggi sembrano non capire veramente come funziona Internet. La definizione di sito domestico rispetto a sito estero dimostra una deplorevole mancanza di comprensione del modo in cui si usano i domini e del modo in cui si muove il traffico su Internet.” Mancanza di comprensione talmente alta che persino l'estensore di SOPA, il membro del Congresso USA Lamar Smith, viola il copyright sul suo stesso sito, che con SOPA verrebbe quindi oscurato.

Maggiori dettagli su queste leggi sono nelle pagine apposite di Wikipedia (che restano accessibili). Il comunicato di Reddit èqui. Anche Google è contro queste proposte di legge, come lo sono Facebook, EOL, eBay, Twitter, LinkedIn e molti altri nomi fondamentali di Internet. Anche la Casa Bianca si oppone, temendo che venga minata alla base la libertà d'espressione. La MPAA liquida la protesta definendola una “sceneggiata pericolosa” e dicendo che sono in pericolo dei posti di lavoro americani. La BBC ha una rassegna delle pagine oscurate di molti siti, da Mozilla a Greenpeace.

Per quel che mi riguarda, la scelta è semplice: non è accettabile che si reprima un diritto fondamentale di tutti per salvaguardare il diritto di pochi. Se mi si costringe (senza motivo) a scegliere fra libertà d'espressione e tutela di Twilight, non faccio fatica a scegliere la prima. E lo dico come autore e creatore di contenuti. Tutto quello che si chiede al legislatore è di ascoltare le idee degli esperti invece dei piagnistei dei magnati di Hollywood. Perché è solo ai big del copyright che SOPA e PIPA danno un vantaggio: i pesci piccoli, i musicisti emergenti, gli artisti che vogliono crescere restano comunque, all'atto pratico, privi di qualunque tutela, perché non possono pagarsi eserciti di avvocati


 apparso su "il disiformatico"







share Facebook twitter  

Ciò che non ci dicono è che la rivoluzione è già iniziata, in Sicilia.

La rivoluzione é iniziata.l’Italia si sta destando. Basta lacrime e sangue, basta tasse e rinunce per pagare i debiti che il nostro governo ha contratto con le banche private. Il popolo italiano si indebita, aziende falliscono, le nuove generazioni non avranno la pensione, i giovani non hanno lavoro. É ora di dire basta.

Forse non lo sapete, dato che tutti i principali media hanno deciso di non parlarne, ma in Sicilia é iniziata la rivoluzione. Se la notizia si propagasse per tutta l’Italia, se lo spirito di ribellione dei nostri amici siculi dovesse attecchire in tutto lo Stivale, il popolo italiano, unito nella protesta, potrebbe riprendersi la propria sovranità. Gli italiani tornerebbero padroni a casa propria. Assisteremo alla cacciata dei creditori stranieri, riprenderemo in mano il nostro debito pubblico impazzito, nazionalizzeremo la nostra moneta. Indiremo un referendum per consacrare democraticamente il nostro volere. Ci sarebbero nuove elezioni così, finalmente, saremo noi ad eleggere chi ci governerà.

Ok, sto divagando in fluttuanti proiezioni oniriche, torniamo con i piedi per terra: La Rivoluzione Siciliana é un dato di fatto, sta accadendo realmente. É cominciato l’altro ieri il blocco pacifico di tutta la Trinacria. Tutti i principali porti, le raffinerie e gli snodi dell’isola sono stati occupati. Questa battaglia sociale e culturale é già stata battezzata come il movimento delle “5 giornate di Sicilia”.

Alla rivoluzione stanno partecipando non solo giovani, disoccupati e sotto-occupati ma anche imprenditori, agricoltori, pescatori, trasportatori e commercianti. Tutta la Sicilia é in sobbuglio. L’intera società siciliana é incazzosamente in fermento, contro Monti e i suoi amici.

Si legge sui manifesti: “Non una guerra tra poveri, ma una guerra insieme contro questa classe dirigente che ancora una volta vuole farci pagare il conto. Vogliamo scrivere una pagina di storia e la scriveremo. Siamo siciliani veri ed invendibili. Ora il gioco comincia a farsi duro”. Meenghia, qui si fa sul serio!

La grande chiamata alla protesta parte da una piccola associazione di agricoltori ben presto rimpolpata da allevatori ed autotrasportatori,il “Movimento dei Forconi”. la Sicilia ci insegna ancora. Basta una piccola scintilla per dar vita ad un grande fuoco. In pochi giorni, nella terra degli agrumi, si é passati da alcuni manifesti affissi qua e là,  ad una vera e propria rivoluzione.

I “Forconiani” non sono ne di destra, ne di sinistra. Al movimento “Possono partecipare tutti, basta che siano apartitici”. Solo senza divisioni interne possiamo diventare come una grande fiamma che danza armoniosa e flessibile nell’aria, aggraziata e devastante nell’unione di tutte le sue parti. La nobiltà di questo pensiero viene da un gruppo di pastori siciliani, gente umile e semplice ma dai quali dobbiamo tutti imparare. Come ogni rivoluzione che si rispetti, anche questa è nata dal basso. Ora tocca a noi fare in modo che questa grande fiamma non si esaurisca in soli 5 giorni, ma che continui ad ardere per giorni, settimane, mesi; l’incendio deve valicare lo stretto e raggiungere prima Roma e poi Bruxelles. (Prima che qualcuno si improvvisi Nerone, ci tengo a sottolineare la natura pienamente simbolica del mio pensiero.)

In Sicilia si raffina il 50% di tutta la benzina che circola in Italia. É la prima regione d’Europa per la produzione di GPL. Qui confluisce tutto l’oro nero dei viadotti algerini e libici.  E allora perchè tutta la ricchezza che quest’ isola produce va tutta da altre parti? Migliaia di lavoratori sono sfruttati e sottopagati. Mentre le salatissime accise sull’oro nero continuano ad aumentare, la loro condizione peggiora. La rivoluzione non poteva che partire da qui. La regione italiana in cui la condizione di vera e propria schiavitù del popolo italiano è più marcata. Tutti quei soldi che la Sicilia produce vanno allo stato che li rigira ai creditori del FMI, della BCE e agli speculatori finanziari, ovvero tutti quei ricchi e pochi privati che detengono il nostro debito pubblico

Ovviamente, alla grande abbuffata, non può che prender parte anche la nostra casta politica, l’unico gruppo di italiani che non sta risentendo della crisi. Tutto il Parlamento italiano guidato da Monti, l’amico degli speculatori finanziari e delle banche, sta remando contro il popolo italiano, sta continuando a fare gli interessi della BCE, del FMI e delle grandi banche che mirano soltanto a spillare a noi italiani quanti più soldi possibili. Purtroppo per loro però l’Italia è ormai all’osso e gli italiani sono particolarmente incazzati.

Proprio da queste raffinerie é partita la rivolta. Dal 15 gennaio, fino al 20, nessun TIR trasporterà un centilitro di benzina raffinata.

Si legge sul manifesto dei Forconiani: “Stanotte alle ore 00 del 15 gennaio – leggiamo – si muoveranno i Tir degli autotrasportatori siciliani presso i presidi stabiliti in tutte le province, accompagnati da manifestanti provenienti da tutta I’Isola per gridare forte l’indignazione contro una classe politica di ladroni e nepotisti. Il sistema politico istituzionale è al collasso, i politici rubano a doppie mani ,la stessa cosa fanno i burocrati, non c’e… spazio di discussione per risolvere il problemi della gente. Lombardo presidente della Regione siciliana si dichiara incapace d’intervenire, mentre l’economia del’Isola è ferma e le aziende e le famiglie sono al fallimento. Tutti ci aspettiamo delle risposte, ma non sappiamo da chi. Questo è il momento cruciale per intervenire, per cambiare le regole democratiche ed istituzionali: la rivolta dei siciliani è necessaria ed urgente. A morte questa classe politica come si è fatto contro i francesi con il vespro”.

Elenco qui sotto i punti caldi in cui le principali manifestazioni si stanno ingigantendo sempre più:

  • Provincia di CataniaPiazzale antistante il Porto di Catania
  • Zona Industriale Rotonda VIII Strada
  • Tangenziale di Catania pressi svincolo Paesi Etnei
  • SS 114 Bivio pressi Hotel Orizzonte
  • Trepunti di Giarre
  • Provincia di MessinaPiazzali antistanti i Porti di Messina
  • Ingresso Milazzo, svincolo Giammoro
  • In prossimità del casello autostradale di Villafranca Tirrena
  • In prossimità del casello autostradale di Tremestieri
  • Provincia di PalermoCirconvallazione pressi rotonda di Via Oreto
  • Piazzale antistante il porto di Palermo
  • Piazzale antistante il porto di Termini Imerese e c/o la Zona Industriale
  • Rotonda Villabate
  • SS 121-189 Palermo – Agrigento in prossimità del bivio Vicari
  • Provincia di SiracusaRaffineria ESSO/ERG/SAXXON/AGIP/ENI
  • Autostrada SR / CT in prossimità dello Svincolo di Lentini
  • SS 115 pressi uscita svincolo di Avola
  • Provincia di RagusaScicli Contrada Rizza in prossimità del mercato dei fiori
  • Modica – Sacro Cuore
  • Piazzale antistante il Porto di Pozzallo
  • Piazzale antistante il Mercato di Donnalucata
  • Provincia di AgrigentoLa Rotonda Giunone
  • Provincia di CaltanissettaHotel Ventura / Rotonda Capodarso
  • Prossimità Raffinerie ENI-ENIMCO di Gela
  • Ingresso Gela provenienza Caltagirone
  • Rotonda Capodarso
  • .


Fino ad ora, i primi due giorni di protesta sono andati alla grande: “Cento mila siciliani scendono in piazza in tutta la Sicilia facendo esplodere tutta la loro rabbia contro questa classe politica di delinquenti e ladroni e i pochi giornali e tv nazionali non sanno riportare le notizie”, dice Martino Morsello, del ‘Movimento dei Forconi’, che ringrazia la stampa estera e gli osservatori esteri che, aggiunge, “stanno guardando a questi moti rivoluzionari siciliani come un obiettivo da trasmettere a tutto il popolo europeo che aspetta gli esiti di quanto succede in Sicilia”. La stampa italiana invece è tutt’ora latitante: Sembra che Monti abbia imparato molto da Berlusconi.

Lo slogan della rivolta é:  “Si’ un omu camina calatu torci la schina, se un populu torci la storia” non ho la più pallida idea di cosa voglia dire, ma sono sicuro che siano parole gagliarde.

La terra di Luigi Pirandello, Giovanni Verga, Tomasi di Lampedusa, Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri, la terra che tanto ci ha insegnato, continua ad insegnarci. É il momento che tutta l’Italia prenda ad esempio il popolo siciliano, che si ribelli all’unisono in nome della ripresa della nostra sovranità popolare. Non dobbiamo farci fermare dai poteri forti che hanno messo a tacere tutti i principali media italiani. Loro sono consci che in Sicilia sta nascendo qualcosa di pericoloso e vogliono soffocare le nostre grida, sul nascere. Non possiamo permetterlo.

Sui blog però la vera informazione non si può fermare. Il bisbiglio della rete é un fastidioso rumore di sottofondo che farà vibrare sempre più i timpani di Monti e dell’Europa. Ora é solo un bisbiglio, a breve sarà un coro intonato di grida, un’orchestra di ugole vibranti. I loro timpani esploderanno.

Tutti però devono fare la loro parte. La vera informazione deve girare. Solo così lo spirito rivoluzionario dalla Sicilia arriverà fin su in Val D’Aosta. Dalla Sicilia iniziò la liberazione dell’occupazione nazista, ora dalla bella isola a tre punte può iniziare la liberazione dell’ Italia e dell’Europa dall’oppressione delle banche. Tutti alle forche! ehm, ovviamente anche questa affermazione è una metafora, s’intende.

QUESTI SONO I VIDEO SULLA RIVOLUZIONE SICILIANA CHE NON TI PERMETTERANNO MAI DI GUARDARE IN TELEVISIONE:

Leggi qui tutto ciò che devi sapere sulla rivoluzione che sta avvenendo in Sicilia: Una regione intera, coordinata e decisa a mettere i bastoni tra le ruote ai poteri forti. Semplicemente un esempio da seguire.




http://ilcorsivoquotidiano.net/2012/01/17/rivoluzione-sicilia-movimento-dei-forconi/

http://ilcorsivoquotidiano.net/2012/01/17/video-rivoluzione-siciliana-forconi-sicilia-cinque-giornate/



Tratto da: CIO’ CHE NON TI DICONO E’ CHE LA RIVOLUZIONE E’ GIA’ INIZIATA, IN SICILIA. | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/01/18/cio%e2%80%99-che-non-ti-dicono-e%e2%80%99-che-la-rivoluzione-e%e2%80%99-gia%e2%80%99-iniziata-in-sicilia/#ixzz1jnw4hhxP
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

share Facebook twitter  

L'archivio senza dimora di Fernanda Pivano

LA LETTERA DI BENNETTON AL CORRIERE DELLA SERA

Benetton: c'è la storia del '900, offriamolo a tutti. Appello all'erede, Michele Concina, per riunire le carte della studiosa

Egregio Direttore,

mi rivolgo a Lei e al Suo giornale per esprimere la profonda preoccupazione della Fondazione Benetton per la perdita di un'occasione importante: vedere finalmente catalogato e reso accessibile a tutti il patrimonio culturale di uno dei più importanti esponenti della cultura italiana e internazionale, Fernanda Pivano.

Fernanda Pivano era nata Genova il 18 luglio del 1917Fernanda Pivano era nata Genova il 18 luglio del 1917
Da tempo la Fondazione Benetton impegna le sue energie con passione e dedizione alla catalogazione e messa a disposizione delle opere che durante tutta la vita la scrittrice ha raccolto: dalle esperienze personali alle memorie dei grandi protagonisti della cultura del '900 scrupolosamente conservate e, soprattutto, amate.
Quello di mettere a disposizione di tutti il sapere e la cultura è stato il grande sogno di Nanda. Per realizzarlo Nanda si è rivolta a chi poteva aiutarla in modo concreto e autentico, procedendo con una donazione alla Fondazione Benetton dell'universalità della propria biblioteca: i libri, i manoscritti, le lettere, tutti i documenti che testimoniano un'epoca di cultura e di arte.
La Fondazione ha accolto questo incarico con entusiasmo, risorse e ingentissimi investimenti, dando il via alla catalogazione - che prosegue tutt'ora - di tutti i documenti, avvalendosi di personale esperto e qualificato. Ciò anche aprendo alla collettività la Biblioteca Riccardo e Fernanda Pivano, inaugurata a Milano nel 1998, pronta ad accogliere e mettere a disposizione del pubblico quanto la scrittrice aveva sino ad allora e avrebbe in futuro raccolto.
L'obiettivo di Nanda è stato costantemente perseguito dalla Fondazione anche quando, negli ultimi anni della sua vita, sono sorte alcune divergenze che le parti hanno sempre composto per amore della cultura. Il sogno, però, non si è potuto realizzare. In seguito alla perdita della persona e dell'artista, l'unico erede, Michele Concina, ha deciso di non proseguire nella consegna dei materiali dell'artista di cui oggi dispone.
Non è intenzione della Fondazione Benetton entrare nel merito di tale decisione. Con questa lettera intendiamo fare un ultimo e sincero appello per realizzare quel sogno di completare la catalogazione delle opere, affinché la cultura e l'arte di Fernanda siano sempre più al centro della vita delle persone, per superare particolarismi e dare speranza e unità.
Luciano Benetton, 76 anni, è presidente del Gruppo da lui fondato nel 1965 insieme ai fratelli Giuliana, Gilberto e Carlo. Il 16 dicembre 1998, nella sede milanese della Fondazione Benetton, veniva inaugurata la «Biblioteca Pivano»Luciano Benetton, 76 anni, è presidente del Gruppo da lui fondato nel 1965 insieme ai fratelli Giuliana, Gilberto e Carlo. Il 16 dicembre 1998, nella sede milanese della Fondazione Benetton, veniva inaugurata la «Biblioteca Pivano»
In quest'ottica intendiamo qui ribadire la nostra proposta all'erede di Nanda, ovvero di proseguire nell'attività di catalogazione anche delle opere in suo possesso a spese della Fondazione, con l'intesa di affidare poi tutto il materiale catalogato a un prestigioso partner istituzionale - individuato congiuntamente tra le parti - affinché venga conservato e reso accessibile a tutti, escluso ogni fine di lucro. Quanto sopra, compatibilmente con i limiti normativi e regolamentari ai quali una Fondazione come la nostra è tenuta a ottemperare scrupolosamente.
Riteniamo sia questo il momento di superare ogni divergenza.
Chiediamo a Michele Concina di poter essere messi nelle condizione di poter continuare l'opera da noi iniziata, affinché il patrimonio culturale di Nanda possa finalmente essere fruito da tutti.

 

Luciano Benetton

share Facebook twitter  

Affondamento della nave Costa Concordia: a bordo oltre 6mila opere d'arte

La collezione d'arte della Costa Concordia, naufragata venerdì sera davanti all'Isola del Giglio, comprende circa 6mila opere, tra opere d’arte contemporanea e pezzi di antiquariato da collezione (510 originali e 5.700 multipli) ispirate al tema della nave: l’Europa, la pace e il dialogo fra le genti.

 

 

Le opere, ospitate nelle suites e negli spazi comuni della nave, sono di 35 artisti, docenti e giovani allievi delle principali Accademie d’Arte di Europa.

 

 

Tra le altre si ricordano le tre tele “Oltremare” di Omar Galliani, il pannello “Incontrarsi” di Javier Garcerà, il ciclo dei nove grandi pannelli “Viaggio nelle città europee” dell’eclettico Aldo Spoldi, la tavola “Incontro e dissoluzione” di Jordi García Pons, l’opera “La Città della Concordia” di Fernando De Filippi e le sculture di Nicola Salvatore.

Omar Galliani

Aldo Spoldi

Matteo Antonini  

Itziar Arriaga

Marton Magyari

Suzanne Murphy

Kate Michael  

Nina Lupinska

Angela Occhipinti

Miriam Parra Zambudio

Marco Pellizzola

Melissa Provezza

Fernando Quintas 

Christian Rebecchi e Pablo Togni 

Angelomichele Risi

Stefano Spera  

Tatu Tuominen 

Lucio Zappalà

Josep Madaula Canadell

Bozena Krol Legowska  

Lucia Berard  

Inaki Bilbao

Roberto Bixio

Fernando De Filippi  

Pietro Capogrosso

                                        Uwe Hand

 

Jordi Garcia Pons

Stefania Gesualdo

Javier Garcera

Casagrande & Recalcati

articolo apparso su IGN (adnkronos)  

share Facebook twitter  

Letteratura: lettera di George Orwell rivela incertezza sul titolo di ''1984''

Roma, 7 gen. - (Adnkronos) - George Orwell (1903-1950) fu indeciso sul titolo del suo capolavoro, ''1984'', romanzo di denuncia di un futuro totalitario dominato da un 'grande fratello'. L'incertezza dello scrittore inglese e' rivelata da una lettera pubblicata sul sito internet ''Letters of Note'', documento rilanciato in Italia dal sito Corriere della Fantascienza. Nel 1948 Orwell si trovava a Jura, nelle isole Ebridi, a largo della Scozia, e, nonostante la tubercolosi che di li' a due anni gli togliera' la vita, lavorava alla prima bozza del testo destinato a segnare la storia della fantascienza politica. Una lettera datata 22 ottobre 1948, destinata al suo editore Frederic Warburg, con cui aveva gia' pubblicato ''La fattoria degli animali'' nel 1945, manifesta il tormento dello scrittore.

"Non sono soddisfatto del libro - scriveva Orwell - ma nemmeno completamente insoddisfatto. L'idea mi e' venuta nel 1943 e penso che sia buona, ma forse il risultato sarebbe stato migliore se non fossi afflitto da tubercolosi. Non ho ancora preso una decisione sul titolo. Sono indeciso fra '1984' e 'L'ultimo uomo in Europa'''. La lettera all'editore britannico continua parlando delle difficolta' del suo lavoro. "Mi vengono i brividi al pensiero di dovere battere a macchina il testo, un compito non facile stando a letto. Il libro e' lungo, maledettamente lungo. Penso siano centomila parole, forse centoventicinquemila. Non posso spedire il materiale a qualcuno perche' e' tremendamente disordinato. D'altra parte, un abile dattilografo - sotto la mia supervisione - potrebbe sbrigare il lavoro velocemente. Conosci qualcuno che potrebbe venire qui? Ti manderei i soldi per il viaggio e tutte le istruzioni per arrivare. E c'e' sempre abbondanza di cibo qui".


''



Il finale della lettera invece e' di tutt'altro tono e contiene un duro attacco a una figura di primissimo piano di quei tempi, il filosofo francese Jean-Paul Sartre, teorico dell'esistenzialismo: "Ho appena ricevuto il saggio di Sartre sull'antisemitismo che tu hai pubblicato (il riferimento e' a 'Reflexions sur la question juive', pubblicato nel 1946). Penso che Sartre sia solo un pallone gonfiato. Adesso ci penso io a lui!"


share Facebook twitter  

Il Rinascimento da indossare

Al Lacma (Los Angeles County Museum of Art) in mostra la collezione 'Fra Angelico', una serie di abiti disegnati da Rodarte (Kate e Laura Mulleavy) ispirandosi agli affreschi del Beato Angelico (in particolare quelli del convento di San Marco a Firenze), ma anche ad altre opere del Rinascimento e Barocco italiano, dal Maestro dell'Epifania di Fiesole, alla celeberrima Santa Teresa del Bernini. Gli abiti in mostra (fino al 3 febbraio), grazie a una donazione entreranno a far partedella collezione permanente della sezione moda del museo

articolo da "l'Espresso" 


share Facebook twitter  

Ritrovato il quadro 'Olympia' di Magritte

Rubato due anni fa, i ladri non sono riusciti a venderlo sul mercato nero


BRUXELLES - ''Olympia'', un quadro del pittore surrealista belga Rene' Magritte, che era stato rubato due anni fa, e' stato ritrovato. Ne' da' notizia la stampa belga, riferendo le curiose circostanze del ritrovamento.

L'opera era sparita nel settembre del 2009 nella vecchia casa del pittore, a Jette, dove erano esposte molte tele di Magritte prima dell'apertura del museo a lui interamente dedicato. I ladri non sono riusciti a vendere la tela sul mercato nero. Stanchi probabilmente di doversi accollare il fardello, si sono rivolti ad un esperto di arte, Janpiet Callens, per affidargli l'opera. L'esperto ha consegnato il quadro alla polizia. I ladri restano invece uccel di bosco.


 articolo apparso su ANSA

share Facebook twitter