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MISUNDERSTANDINGS
Wednesday April 6, 2011
Una storiella diceva che un pesce e una tartaruga vivevano in fondo al mare. Ma un giorno la tartaruga risalì alla superficie e anzi mise la testa fuori dall’acqua e scoprì un mondo misterioso fatto di cielo e di terre.
Faticosamente risalì una riva e contemplò qualcosa di cui non aveva mai avuto conoscenza. Cielo e terra erano così diversi dal mare che non riusciva quasi ad accettare la propria esperienza per quanto fosse inconfutabile. Fu una cosa travolgente e destrutturante. Poi la tartaruga ritornò giù nel profondo del mare.
Il pesce arrivò a sentire cosa era successo. E lei cercò di spiegargli cosa aveva visto, ma non aveva parole, non aveva termini conosciuti. Il pesce conosceva solo il mare, e la tartaruga non riusciva a spiegargli il cielo, la terra, non riusciva a trovare concetti o frasi che potessero trasmettergli la sua incredibile esperienza, così risultò insufficiente e ridicola e il pesce concluse che gli stava raccontando un sacco di storie o era impazzita e se andò disgustato.
C’è in realtà un solo modo per capire un’esperienza: viverla.
anonimo
photo A.Iurilli Duhamel 2010
category: Racconti - April 6, 2011 07:57 AM [edited: April 6, 2011 07:58 AM]
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IL RE PESCATORE
Monday February 21, 2011
Un giovane principe dovette passare la notte nella foresta per dimostrare il suo coraggio e diventare re. Durante la notte gli sopraggiunge una visione sacra: nel fuoco del bivacco gli appare il Santo Graal, simbolo della grazia divina . Così udi una voce che disse:
"Tu custodirai il Graal, onda possa guarire i cuori degli uomini."
Il futuro re accecato dalla visione di una vita piena di potere, di gloria e di bellezza,all'improvviso non si senti piu un timoroso ragazzo ma onnipotente come un Dio, così allungò la mano per afferrare il Graal, ed in quel mentre il Graal svanì lasciandogli la mano tremendamente ustionata dal fuoco.
Mentre il principe cresceva la ferita si approfondiva, finché un giorno per lui la vita non ebbe più scopo. Non aveva più fede in nessuno, neanche in sé stesso. Non poteva amare, né sentirsi amato. Era ammalato di troppa esperienza, e cominciò a morire.
Un giorno un giullare entrò al castello e trovò il re da solo. Ed essendo un'anima semplice davanti ai suoi occhi non vide un re, bensì un uomo solo e sofferente.
Chiese al re: "Cosa ti addolora, amico?" E il re gli rispose: "Ho sete, e vorrei un po' d'acqua per rinfrescarmi la gola". Allora il giullare prese una tazza che era accanto al letto, la riempì d'acqua e la porse al re. Il re, cominciando a bere, si rese conto che la piaga si era rimarginata: si guardò le mani e vide che c'era il Santo Graal, quello che aveva cercato per tutta la vita.
Si volse al giullare e chiese stupito: "Come hai potuto tu trovare ciò che i miei valorosi cavalieri mai hanno trovato?". E il giullare rispose: "Io non lo so: sapevo solo che avevi sete"
opera A.Iurilli Duhamel
category: Racconti - February 21, 2011 11:37 AM
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FINO IN FONDO
Tuesday February 15, 2011
C’era una volta un ragazzo così ammalato che ogni suo giorno era stato speso ad osservare le vite altrui attraverso la finestra della sua piccola stanza, ed ogni istante della sua vita era stato vissuto da spettatore.
Una mattina all’improvviso, sentì lungo la schiena un impeto di forza. Un senso di vigore prese il sopravvento sul timore e la debolezza; per la prima volta nella sua vita ebbe la netta sensazione che era arrivato anche per lui il momento di gettarsi dentro, di abbandonare il suo posto di osservatore.
Sua madre, pur nutrendo una certa apprensione, questa volta non si oppose; non pretese di proteggerlo ad ogni costo. Anche lei fu inondata da un senso di fiducia e di speranza: dopotutto suo figlio era un ragazzo come tutti gli altri ed aveva bisogno come tutti di immergersi nella vita al di fuori delle protettive mura domestiche.
Quando il ragazzo si ritrovò per strada l’aria e il sole gli sembrarono inebrianti; le persone e le cose erano nettamente diverse da come le aveva immaginate! Era possibile sfiorare i corpi delle persone, persino toccarli. Con suo stupore si accorse che ognuno di loro odorava a modo suo; attraverso i vetri non se ne era mai reso conto.
Tutto era nuovo, elettrizzante, emozionante; mentre faceva queste considerazioni, ad un tratto fu attirato dalla vetrina di un negozio che vendeva dischi e strumenti musicali: bellissimi, non resistette alla tentazione di entrarci.
Una meravigliosa fanciulla gli venne incontro e gli chiese:
-In cosa posso esserti utile?
E lui sconvolto dalla meravigliosa visione balbetto:
-Un disco, quel disco.
Indicò a caso la copertina di un cd sul banco, mentre dentro di sé pensava:
-E’ stupenda! Come posso inventarmi per indurla ad uscire con me ?
La commessa gli sorrise e gli disse:
Lo vuole confezionato?
-Si,si, si,…
Rispose lui eccitato e spaventato dai suoi pensieri.
La ragazza scomparve nel retrobottega e dopo qualche minuto ritornò con un pacchetto confezionato. Nel frattempo lui aveva fatto in tempo a scrivere il suo numero di telefono su un bigliettino per invitarla ad uscire; lo aveva collocato sul banco, ma non troppo in vista, piuttosto nascosto, quel tanto che gli consentisse di non essere notato immediatamente; solo più tardi, durante il corso della giornata, magari non appena il telefono fosse squillato, lei lo avrebbe sicuramente notato.
Quella giornata si concluse in un mondo di fantasticherie nell’attesa trepidante di uno squillo di telefono da parte della sua principessa. L’indomani si sentì ancora meglio e decise di uscire presto per rivederla. Così come prima cosa della giornata volò verso il negozio di dischi.
La ragazza era ancora lì, sorridente gli chiese nuovamente:
-In cosa posso esserti utile?
Lui puntò il dito su un nuovo disco; lei sparì nel retrobottega per la consueta confezione regalo.
Si era reso conto che il precedente biglietto non era più lì; non seppe cosa pensare. Forse lo aveva preso, o forse era andato smarrito; forse non era interessata. Si fece coraggio e scrisse nuovamente il suo biglietto di invito collocandolo questa volta sotto il telefono, così non ci sarebbe stato il pericolo che andasse smarrito.
Ancora una volta trascorse ore ed ore a pensare a quella giovane ragazza, a fare mille congetture sul loro possibile incontro, ma il telefono non squillò e lui si addormentò deluso e speranzoso allo stesso tempo.
Passarono i giorni, e lui si recò più volte in quel negozio. Ogni volta posò i bigliettini in ogni luogo di quel bancone; ed ogni giorno tornò a casa sperando che fosse la volta buona .
Un giorno però la ragazza del negozio di dischi non lo vide più e dopo qualche giorno decise di telefonare al ragazzo.
La madre del ragazzo rispose al telefono e disse sconsolatamente che suo figlio era morto da due giorni, ma riconoscendo la ragazza e sapendo dell’innamoramento di suo figlio le chiese di incontrarla.
La ragazza si recò a casa della donna; parlarono dell’incontro e della grave malattia che aveva recluso ed escluso suo figlio dalla vita e prematuramente sottratto all’affetto dei suoi cari .
Poi la madre prese per mano la ragazza e la condusse di fronte ad un armadio, lo aprirono e videro intatti ancora confezionati tutti i cd che il ragazzo aveva acquistato. La mamma decise di aprirne uno e con sorpresa vi trovò un biglietto scritto dalla ragazza. Provò una forte emozione. Certamente non se lo aspettava, ed ancor più grande fu la sorpresa quando lesse:
Sono onorata della tua attenzione e sarò felice di uscire con te se verrai a prendermi qui al negozio alla fine del lavoro.
La madre fu sconvolta e con grande foga si mise ad aprire tutti i pacchetti, Ognuno di loro conteneva lo stesso identico messaggio:
A quel punto tristemente pensò che forse il cuore di suo figlio avrebbe potuto battere più a lungo di fronte ad una gioia così grande, ma non aveva avuto abbastanza fiducia, non era andato fino in fondo.
Raccolse tutti i biglietti li mise in una scatola e li donò alla fanciulla, sperando che almeno lei potesse trarre insegnamento da questa triste storia.
testo e opera di
Antonella Iurilli Duhamel
category: Racconti - February 15, 2011 09:08 AM [edited: February 16, 2011 01:18 PM]
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STELLE DI MARE
Sunday April 26, 2009
Un giorno un uomo vide un fanciullo che camminando lentamente lungo la spiaggia, di tanto in tanto si abbassava per restituire al mare una stella marina.
Il ritorno dell'alta marea era lontano parcchie ore e le povere stelle sarebbero di certo morte disidratate se qualcuno non le avesse aiutate a tornare al più presto in acqua.
L’uomo dall'alto della sua esperienza e maturità disse al fanciullo:
“Ti ho osservato con attenzione figliolo, vedo che hai buon cuore,so che hai buone intenzioni, ma ti rendi conto di quante spiagge ci sono qui attorno e quante stelle di mare muoiono su ogni riva ogni giorno? Certamente, un ragazzo tanto laborioso e generoso come te potrebbe trovare qualcosa di meglio da fare con il suo tempo. Pensi veramente che quanto stai facendo riuscirà a fare la differenza?”
Il ragazzo alzò gli occhi verso quell'uomo, e poi li posò su una stella di mare che si trovava ai suoi piedi, la raccolse e mentre la affidava gentilmente all'onda, disse: “ Per questa stellina fa una grande differenza!”
testo e immagine AID
http://www.youtube.com/watch?v=Oy7xbqE-M4o
category: Racconti - April 26, 2009 08:10 AM [edited: April 26, 2009 03:18 PM]
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IL GIARDINO DI LIMONI
Friday April 24, 2009
La storia di una donna. Un’ Antigone moderna, se potesse definirsi moderno ciò che sta avvenendo ancora oggi tra palestinesi e israeliani. Lei è Salma, interpretata dall’attrice Hiam Abbass, di cui abbiamo parlato a proposito dell’Ospite inatteso.
Lì era una donna che sacrificava tutto, anche l’amore, per amore del figlio; lì il suo volto era intenso ed espressivo al punto che il professore Vale non poteva fare a meno di innamorarsene. Di lei il regista Eran Riklis dice: “Sono sicuro che vi innamorerete dell’attrice protagonista. È una persona fantastica, speciale che ti coinvolge per la sua grande umanità”.
Nel viso e nella luce degli occhi è il fascino sofferto di Hiam Abbas. “Sulle linee del volto e sull’indicibile inconsistenza materica degli sguardi si manifestano e si nascondono i linguaggi dell’anima”, afferma Eugenio Borgna ne L’arcipelago delle emozioni.
Ed è vero. Tanto più quando il volto si presenta per quello che è, senza riaggiustamenti, né sofisticherie. Proprio per questo la grande Anna Magnani diceva ai truccatori di lasciarle le rughe, conquistate faticosamente una per una. Hiam Abbas è nata nel 1960; ha quarantotto anni e non ne dimostra né uno di meno né uno di più.
E’ bello vedere una donna che porta disinvoltamente la propria età, così abituati oramai a maschere e rifacimenti. Sarebbe giusto lasciare le maschere al carnevale o ai percorsi di psicodramma, strumenti potentissimi di espressione del Sé.
Le maschere, quelle vere, non nascondono, ma rivelano, coprono per poi svelare, ci ha insegnato Mario Valzania, professore nella scuola di Metodi d’azione; le definisce “oggetti con un valore simbolico universale che le trascende e che le attraversa”. Nella vita di tutti i giorni però e anche nel cinema è meglio poter leggere sul volto tutti i segni degli anni e del tempo interiore che lo hanno lentamente reso così com’è, degli sguardi e delle carezze ricevuti o di sguardi e carezze desiderati.
Dei desideri di Salma, la protagonista del film, sapremo più avanti . Per ora la vediamo seduta a tavola dopo un appuntamento mancato con la figlia e il genero. Aveva preparato per loro, ma è costretta a mangiare da sola. Il marito la guarda, ci guarda, dalla foto appesa a una parete spoglia di questa casa, povera ma dignitosa, che ha tutta la sua bellezza nella vista sugli alberi di agrumi. E’ morto per il troppo lavoro anni prima e lei è rimasta con i limoni che sono le sue radici, e l’unica sua fonte di guadagno.
Finché non arriva il nuovo vicino, sfortunatamente proprio il ministro della Difesa israeliano, che vuole a tutti i costi abbattere gli alberi: un’insidia di probabili spie e minacce di ogni tipo. Salma non cede e porta il suo caso in tribunale, appoggiata dal giovane avvocato che si appassiona alla sua causa prima, e molto presto a lei.
Tutto fa presupporre che la sua sia una battaglia persa, come sempre quando ci si oppone al potere, e che potere, poi, in questo caso! Non importa: lei va avanti con la determinazione di chi sa che, perdendo, perderebbe la sua stessa ragione di vita. E’ una battaglia che solo l’amore esclusivo può combattere, in questo coraggio molto simile all’amore materno.
Salma però non è veramente sola; c’è una donna che l’osserva dalla casa di fronte attraverso il giardino che le separa : è la moglie del ministro, che prova curiosità impotente all’inizio e poi un’ attenta solidarietà, a mano a mano che i confini naturali del giardino si fanno sempre più invalicabili per la stupidità degli uomini: prima una rete e poi addirittura un muro, fatti erigere dal marito sempre più paranoico a mano a mano che l’escalation dello scontro sale.
La vera minaccia per lui non è più il giardino, ma la sua stessa immagine indebolita da una povera vedova che comincia ad accentrare su di sé l’opinione pubblica. E non si accorge, nella sua paranoia, che Salma, solo con il suo esempio, sta per portargli via il bene più prezioso: la moglie!
Le due donne che si sono osservate per tutta la narrazione senza mai parlarsi alla fine si incontrano da vicino e una di fronte all’altra finalmente si sorridono davanti alla testimonianza dei giornalisti.
Era stata una vicinanza segreta la loro, a dispetto di tutti i confini; una vicinanza segreta che ora si svela, quando la moglie del ministro capisce la lezione inconsapevole della sua dirimpettaia (quante volte nel cinema e nella letteratura ci si è confrontati con la finestra di fronte!!!).
L’insegnamento, in questo caso, è quello di andare a fondo nella difesa del proprio bisogno e, per la donna più giovane, anche quello di non fingere più che i suoi desideri siano gli stessi che gli altri hanno diligentemente confezionato per lei.
Dei desideri di Salma invece abbiamo già accennato all’inizio. Il giovane avvocato Zaid manifesta una certa attrazione per lei e la vediamo finalmente sciogliere i capelli, civettare allo specchio con i gioielli tenuti nascosti, chissà da quanto tempo, nella federa di un cuscino, colorare labbra e viso; non tanto, quel poco che basta a dare leggerezza alla sua espressione, bella sì, ma indurita dalla fatica dell’ esistere.
L’avvocato è però davvero troppo giovane per lei; troppo modeste le origini e la quotidianità di Salma. Lui sembra sincero, anche se forse il motivo che lo lega a lei è quello suggerito da Calvino nel Cavaliere inesistente: “Così sempre corre il giovane verso la donna: ma è davvero amore per lei a spingerlo? O non è amore soprattutto di sé, ricerca d´una certezza d´esserci che solo la donna gli può dare?”.
Salma si ritroverà ancora sola, sola ma non disperata; fa un falò dei vestiti del marito, pronta a ricominciare. L’ultima, ultimissima scena ci regala l’immagine di lei che vaga lentamente per il giardino con una tunica amaranto; l’abito e il portamento sono da tragedia greca e la grazia di questa figura femminile che dopo un primo piano esce di scena è a dir poco toccante.
Alla fine di questa narrazione restano vive le immagini dei limoni. Il regista commenta la sua scelta: ”Si tratta spesso il tema della devastazione del territorio e dello sradicamento degli olivi. Io però volevo usare una pianta differente, sempre molto presente nella nostra terra, ma che non desse, con la sua presenza, una connotazione così forte e pesante. Il limone è una pianta semplice e leggiadra, dai frutti bellissimi ma che praticamente non si possono mangiare e soprattutto non è carica del significato morale e storico che ormai viene dato all’olivo”.
Ma i limoni sono piante speciali. Lo aveva già capito Montale nella poesia che ne porta il nome. Soprattutto quando i gialli dei limoni “ci si mostrano……”, quando proprio ci si offrono (“da un malchiuso portone”, a Milano, dove il cielo si vede solo tra i cornicioni, quando la luce si fa “avara e amara l’anima”). E’ allora che “le trombe d´oro della solarità” ci “scrosciano in petto le loro canzoni”. Gli alberi di limoni di Montale sono simbolo di ciò che è semplice, essenziale, vero.
Anche il giardino di Salma si fa metafora dall’inizio alla fine di una condizione esistenziale. Finché gli alberi sono verdi e si ripete il ciclo dei raccolti, non c’è niente da temere. Ce la si fa, anche se a fatica.
Sradicarli significa interrompere con brutalità il ciclo vitale, sradicare una parte del sé, essere violentati nella più intima essenza. Struggente la scena in cui i limoni abbandonati cadono dai rami e lei, come una madre che sente i figli in pericolo, si sveglia al mattino con lo sguardo rivolto all’agrumeto. Quasi inevitabile un flashback nel quale lei, bambina, è sulle spalle del padre e sfiora i limoni con la velocità e la leggerezza di una giostra.
Camminiamo spesso anche noi attraverso il giardino (giardino, luogo dell’anima, è troppo scontato, ma è spontaneo dirlo). E in una qualunque sala cinematografica della gelida Milano, sentiamo, insieme a Montale, che “il cuore si sfa” davanti agli alberi di limoni che ci vengono offerti.
Emblemi del dramma individuale, ma anche dell’assurdo conflitto, della guerra che, come tutte le guerre, si riproduce e continua a riproporre tutta la sua incomprensibilità.
Margherita Fratantonio
category: Racconti - April 24, 2009 01:00 AM [edited: April 24, 2009 01:01 AM]
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“..nell’eternità il tempo non esiste; l’eternità è solo un attimo, quanto basta per uno scherzo..” (…)
Tuesday May 20, 2008
“..Eppure comprendevo benissimo quell’invito a essere pazzo, a spogliarmi dalla ragione, del ritegno, della mentalità borghese, ad abbandonarmi al mondo fluttuante e senza leggi dell’anima e della fantasia(…).
Non potevo più tollerare quella vita, mansueta, bugiarda, cortese(…).
La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata i tanti anni. Era fredda, questo si, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri(…)”.
“..Strani concetti hai della vita! Hai sempre fatto cose così difficili e complicate e non hai imparato quelle semplici(…) ma venirmi a dire poi di aver provato al vita e di non averci trovato niente, no, vedi, questo non va bene (…). Ogni uomo forte raggiunge immancabilmente ciò che il suo vero io gli ordina di volere(…).
La borghesia condizione immanente dell’umanità, non è altro che un tentativo di equilibrio, l’aspirazione a una via di mezzo tra gli innumerevoli estremi e poli contrapposti della via umana(…) tenta insomma di insediarsi nel mezzo tra gli estremi, in una zona temperata e sana, senza burrasche e temporali, e ci riesce, ma rinunciando a quell’intensità di vita e di sentimento che offre una vita rivolta all’assoluto e all’estremo.
Vivere intensamente si può solo a scapito dell’io (…). Non potrebbe avere nel mondo altra parte che quella di un gregge di agnelli in mezzo ai lupi in libertà (…). Solo l’umorismo stupenda invenzione di chi si vede troncata la vocazione alle cose più grandi, l’invenzione dei tipi quasi tragici, degli infelici dotati di massima intelligenza, soltanto l’umorismo (la trovata forse più singolare e geniale dell’umanità) compie l’impossibile, illumina e unisce tutte le zone della natura umana (…) vivere nel mondo come non fosse il mondo, rispettare la legge e stare tuttavia al di sopra della legge, possedere come se non si possedesse, rinunciare come se non si fosse in rinuncia: tutte queste esperienze di un’altra saggezza di vita si possono realizzare solo con l’umorismo (…).
“..Erminia era come la vita: sempre attimo, mai calcolabile in anticipo (…) chi sapeva vivere così nell’attimo fuggevole, chi abbracciava così il presente e sapeva apprezzare (…) ogni piccolo fiore sul margine della via, ogni piccolo valore dell’istante che fugge, doveva certo dominare la via (…).”
“..Quelle visioni, centinaia e centinaia, con o senza nomi, ritornavano tutte, sorgevano giovani e rinnovate dal pozzo di quella notte d’amore, e capivo, dopo averlo dimenticato nella mia lunga miseria, che erano il vero possesso e valore della mia vita, che si erano conservate incorruttibili; che erano avvenimenti diventati astri nel firmamento che io potevo dimenticare ma non distruggere la cui serie rappresentava la leggenda della mia vita, il valore indistruttibile della mia esistenza.
La mia vita era stata faticosa, errabonda, infelice, mi aveva portato alla negazione e alla rinuncia, era stata amareggiata dal sale inevitabile di ogni umanità, ma ricca e orgogliosa, una vita regale anche nello squallore. Se anche quel tratto di strada fino alla morte fosse stato sprecato miseramente, il nocciolo di quella vita era nobile, era di razza, poiché non mirava ai miseri quattrini, mirava alle stelle (…) in quella notte per la prima volta dopo la mia decadenza, la mia propria vita mi fissò con occhi raggianti nei quali vidi che il mio destino era di nuovo affidato al caso e i rottami della mia esistenza erano un frammento di divinità.La mia anima riprese a respirare (…)”
“..Lei deve imparare a ridere, ebbene ogni superiore umorismo incomincia col non prendere sul serio la propria persona (..) questa si chiama arte di vivere (…) voi stesso potete plasmare e animare il gioco della vostra vita a volontà, dipende da voi. Come la pazzia in un certo senso elevato, è l’inizio di ogni sapienza, così la schizofrenia è l’inizio di tutte le arti, di ogni fantasia (…)”.
Herman Hesse -Il lupo della steppa
category: Racconti - May 20, 2008 10:47 AM [edited: May 20, 2008 10:48 AM]
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VIRUS
Saturday October 27, 2007
Durante il mio soggiorno tra di voi,
quando ho cercato di di classificare la vostra specie,
ho constatato che voi non siete mammiferi.
Vedete, ogni mammifero su questo pianeta,
si sviluppa in armonia con l'ambiente circostante.
Voi esseri umani, occupate un'area e vi moltiplicate;
vi moltiplicate fino ad esaurire ogni risorsa
e a quel punto per sopravvivere,
dovete occupare un'altra area.
C'è un altro organismo che si muove secondo gli stessi parametri.
Sapete chi è ? Il Virus.
Gli esseri umani sono una malattia
un cancro per questo pianeta.
Voi siete la piaga e noi la medicina.
Agent Smith in “The Matrix”
opera A. Iurilli Duhamel
category: Racconti - October 27, 2007 02:19 PM [edited: October 27, 2007 08:23 PM]
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Antonella Iurilli Duhamel
