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MORIRE::::CERTE PERSONE NON DOVREBBERO MAI!

Probabilmente la più grande poetessa polacca dei nostri giorni elegante ed  empatica,  nella sua  attitudine verso la vita espressa con semplici parole apparentemente naive ma tutt’altro che semplici.

Giustamente definita il  “Mozart della poesia”,  per la leggiadra musicalità dei versi, non priva di posizioni inequivocabili di fronte ai grandi fatti della vita.  Una  signora schiva che, con passo felpato ma incisivo, ha lasciato un segno indelebile contraddistinto da   intelligenza, cultura e compassione.

Wislawa lo  capiva il mondo,  e lo osservava da insoliti  punti di vista,  puntando lo sguardo in luoghi dove  nessuno mai prima, e forse mai più oserà.
Dolcemente ha saputo indicarci l’essenziale alla base di molte realtà umane con quella umiltà e lucidità così tipica  degli  autori dei paesi dell’Est , avvezzi  alla sofferenza  ma maestri di un simbolismo  che in moltissimi casi è stato l’unico  modo di garantirsi  un passaporto per la  propria libertà intellettuale e spirituale.

Silenziosa e modesta a tal punto da essere ancora poco conosciuta al grande pubblico, ma chi l’ha amata, non la scorderà mai.
                      Grazie Wislawa
   Che la luce  accompagni il tuo nuovo viaggio!
                            ******
morire. questo a un gatto non si fa.
perché cosa può fare il gatto
in un appartamento vuoto?
arrampicarsi sulle pareti
strofinarsi contro i mobili?
qui niente sembra cambiato
eppure tutto è mutato
niente sembra spostato
eppure tutto è fuori posto
la sera la lampada non è più accesa
si sentono passi sulle scale
ma non sono quelli
anche la mano
che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.
qualcosa non comincia
alla sua solita ora
qualcosa non accade
come dovrebbe
qui c'era sempre qualcuno. sempre.
e poi d'un tratto è scomparso
e si ostina a non esserci
in ogni armadio si è guardato
si è cercato sulle mensole
e infilati sotto il tappeto
ma non ha portato a niente
si è persino infranto il divieto
di entrare nell'ufficio
e si sono sparse carte dappertutto.
cos'altro si può fare
aspettare e dormire che provi solo a tornare
che si faccia vedere se osa!
deve imparare che
questo non si fa a un gatto.
gli si andrà incontro
con aria distaccata
un po' altezzosi
come se non lo si vedesse
camminando lentamente
sulle zampe molto offese
e soprattutto
non un salto un miagolio.
almeno non subito.

GATTO IN UN APPARTAMENTO VUOTO, di Wislawa Szymborska

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LA NASCITA DI VENERE


 In quell'alba (trascorsa era la notte
piena d'orgasmi, d'impeti e di grida)
il mare ancora si sconvolse. Urlò.
E come l'urlo si richiuse lento,
giù dai pallidi cieli mattutini
nel muto abisso celere piombando -
il mare generò.

Al primo sole scintillò di ricci,
ribalenò l'immenso equoreo pube.
Candida, in sé rattratta, umida ancora,
fuor dalle spume una fanciulla emerse.
Come la foglia verde appena messa
freme, si stira e languida si svolge,
così, per entro la frescura intatta,
nella fievole brezza del mattino,
a poco a poco il corpo suo si schiuse.

Fulgidi risalirono i ginocchi.
Sfere di luna, parvero: sommersi
nei nebulosi margini dell'anche.
L'ombra arretrò; scoprì gli agili stinchi.
Si protesero i piedi; e furon luce.
Come nel sorso palpita la gola,
ogni giuntura palpitò. Fu vita.

Entro il calice alcionio era quel corpo
come in mano di bimbo un fresco pomo;
e nel piccolo stimma a mezzo il ventre,
accogliersi parea tutta la tenebra
di quella immensa chiarità vivente.

Sott'essa risalìa, fievole e chiaro,
l'arco dei lombi, il flutto; e ricadeva,
ruscellando sommesso, a quando a quando.
Di luce intriso, non ancora ombrato,
come d'aprile macchia: di betulle,
si palesava ignudo il caldo pube.

Quindi si bilanciò la svelta linea
delle morbide spalle, equilibrata,
su lo stelo del corpo, che, diritto,
vibrò come zampillo. Alto, ricadde,
con lento indugio, nelle braccia lunghe,
precipitando in gonfie onde di chiome.

Il volto trapassò, piano, dall'ombra
del suo scorcio reclino, ecco, alla luce.
Eretto fu. Sott'esso, rilevato,
si conchiuse del mento il tondo giro.
Ma poi che il collo dardeggiò, vibrando
come uno stelo fervido di linfe,
anche le braccia s'agitaron tese,
colli di cigni all'erma sponda aneli.

Ed ecco: all'improvviso entro la grigia
alba sopita delle membra, corse
la prima brezza: un timido respiro.
Nel più sottile rameggiante intrico
delle trepide vene, un sussurrìo
flebile si levò: frusciò, sovr'esso,
il primo alacre scorrere del sangue.
Quindi, la brezza rinforzò. Fu vento.
Con tutto il fiato si gittò per entro
gli acerbi seni. Li gonfiò compresso.
Candide vele ricolme di spazio,
trassero, quelli, il lieve corpo a riva.

Ed approdò, la Dea.

Dietro di lei che per i lidi nuovi
- rapido il passo - procedea, balzarono
tutto il mattino i fiori e gli alti steli:
ardenti ed ebri, quasi appena dèsti
da una notte d'amplessi.
Ed ella andava,
velocemente lontanando in corsa.

Ma nell'ora più calda - a mezzo il giorno
anc&oaute;ra il mare si sconvolse, urlando.
Un delfino gittò; dai flutti stessi,
porpora enorme: esanime, squarciato.

Rainer Maria Rilke

opera Antonella Iurilli Duhamel

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MESSAGGINBOTTIGLIA

Vado tutti i giorni in riva al mare: ho imparato a
decifrare i messaggi degli uomini.
So di fogli, grigi o gialli, con grafie disperate
dentro bottiglie che non possono essere aperte dalle onde. Grida,
gemiti alla deriva che giungeranno intatti fino al Baltico o
al Mar del Giappone.
A forza di trovarli tra la sabbia, provenienti da tutti
i punti della terra, so riconoscere i quattro versi
del languido, la sua richiesta d'aiuto rimata in strofe impeccabili.
So distinguere le lacrime dozzinali con cui il grossolano sigilla il suo
appello, le imprecazioni del violento e il tono freddo dell'orgoglioso.
So riconoscere il messaggio del nostalgico: appone
sempre ben chiari nome e data.
L'abitudine a ricevere messaggi mi permette di affermare che
dietro ogni cuore disegnato si nasconde un'anima di
vergine, così come gli anziani disegnano orologi e gli
adolescenti ghigliottine.
Ci sono lunghi lamenti: appartengono al vanitoso, che descrive
prolissamente le sue aspirazioni e tutto quanto tradisce il
tempo,tutto quanto si è trasformato in nulla e in menzogna.
Una donna di carattere aggiunge il ritratto in cui la si vede di profilo,
seria e orgogliosa, con un vestito da sera e una collana di zaffiri.
Il credente esige; l'incredulo supplica; l'indifferente
si dimentica di firmare.
La lettera del saggio è un foglio in bianco.

ABILIO ESTEVEZ



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STIRPE DI ISOLE

Ci prendono per navi e siamo isole.
Intricate, deserte, che tesori 
possiamo offrire a quelli che non giungono?
La nostra costa è dura, il nostro faro 
di voce anziché luce, 
non attira, spaventa,
 e nessun marinaio perduto nella notte 
toccherà le spiagge nostre dove ancora
 fanno male le orme di quel naufrago
 che sapeva del nostro deserto.
La notte, ogni notte, ci promette e ci nega
 la strada del ritorno, il torna viaggio,
 l’amore che ci salvi da noi stessi 
e la parola che sia detta per sempre.
Ci sono in noi alberi senza nome
 stanchi di far ombra e crescere da soli.
Coloro che non partono ma soffrono 
di sete di scogliera, amano i porti,
 salpano nel sonno, cercano un’altra sete 
per appagare la prima, ci osservano,
 ci vedono come navi, felici.


Siamo isole.

Juan Vicente Piqueras

opera A.Iurilli Duhamel

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IL BARDO DIVINO


150 anni fa nasceva l’usignolo dell’India , il grande poeta
Rabidranath Tagore, il bardo divino che ha donato alla sua terra e a tutta
l’umanità una immensa opera poetica. Quando fu sul suo letto di morte un amico che gli  sedeva accanto  disse: "Puoi lasciare questo mondo soddisfatto, hai ottenuto tutto
quello che hai voluto. Hai ottenuto il rispetto, hai scritto innumerevoli
poemi, e tutto il mondo sa che sei il bardo divino, Nulla , proprio nulla è
rimasto incompiuto.”


A quel punto Rabindranath Tagore aprì gli occhi e con
tristezza rispose al suo amiico: “Non dire queste cose, Stavo giusto per dire a Dio che
quello che volevo cantare è rimasto non declamato. Quello che volevo esprimere
è tutt’ora inespresso. La mia intera vita è stata interamente spesa ad accordare
i miei strumenti”. Il momento del suo canto più puro non era ancora arrivato ed
era già tempo di andar via. Seimila poemi scritti in onore di Dio e lui sentiva di non essere stato capace di cantare la sua
gloria. Era riuscito nonostante la sua grandezza a realizzare la
sua infinita piccolezza a differenza
degli stolti i quali si considereno immensi.




Ogni giorno faccio
galleggiare 

le mie barche di
carta a una a una
giù per la
corrente del fiume.

Su di esse scrivo
il mio nome 
e il nome del villaggio
dove vivo 
in grandi lettere
nere.


Io spero che un
giorno qualcuno 
in qualche paese
straniero 
le trovi, e sappia
chi sono.


Carico le mie
barchette con fiori 
di shiuli, colti
dal nostro giardino, 


e spero che quei
fiori del mattino 
sian portati nel
paese della notte.


Io varo le mie
barchette di carta 
e osservo nel
cielo le nuvolette 
che spiegano le
loro bianche vele.


Non so quale mio
compagno di giochi 
su in cielo le
mandi giù per l’aria 
a gareggiare con
le mie barchette!


Quando scende la
notte affondo la faccia 
nelle braccia, e
comincio a sognare


che le mie
barchette di carta 
galleggiano sotto
le stelle.


In esse viaggian
le fate del sonno, 
e il carico è
cesti pieni di sogni.



……..



Dammi il supremo
conforto dell'amore, 
questa è la mia
preghiera.


Il conforto che mi
permetterà di parlare, 
agire, soffrire
secondo la tua volontà,


e di abbandonare
ogni cosa per non essere 
lasciato a me
stesso.


Fortificami nei
pericoli, onorami con la tua sofferenza


aiutami a percorrere i cammini difficili del sacrificio quotidiano.


Dammi la suprema confidenza dell'amore, questa è la mia preghiera.


La confidenza nella vita che sfida la morte, che cambia la debolezza in forza,


la sconfitta in vittoria. Innalzami, perché la mia dignità, accettando l'offesa,


disdegni di renderla.


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HO UN DOLORE CHE SANGUINA VENTO

Ho un dolore che sanguina vento su capi e frontiere flesse all'aurora del rimando.

Un volto istoriato a chiaroscuro,che fa le veci al sole e un disordine che odora rotta, arando vele a Dio.

E ancora il forse a scalfirmi che artiglia con unghie di falena e ne divora sale all'ombra di panchine incustodite.

Sono pioggia imprecisa e mentre conto miglia infilo perle piane su fili immaginari tingendomi le mani di follia.

Potete cogliere lacrime intarsiate su scogli come mitili arresi per farne maree dove il sempre posa sfamato un tratto che mai muore prima d'abbandonarsi sul mare.

Luna.Parodia sbieca osservarti mentre inventi condanna.Di questo cielo che ci slega potrei mangiarne curva se solo mi voltassi al tuo pallore muto.

Potrei plasmarne uscio scovando chiavi laddove barlume arretra al nome dell'amore. Morirai mai, luna?

Spegnerai la notte fra le tue labbra al neon.E sarò scroscio nuovo. Sarà così. Lo sento. Spirerai col fiato del silenzio e diverrò tua sposa rendendoti mia culla.

Libererò corpo da aghi senza crune e scivolando su screpolature indomite vestirò nome freddo. I turbamenti sono semi d'ortica.Ho terra incolta quanto basta a renderti sovrana.

Conobbi l'amore e ne inventai carni affamate per poi farne digiuno.Vegliando torpori in balia di diluvi ho intinto pane su labbra di mimosa sentendo accordi nudi.

E non so dirne pena se questa mi è di grazia né so scompormi fitta se in questa ho divorato miele creandomi respiro.E che d'amore se ne parli ancora.Che se ne dica sangue,e vizio, e torto, e offesa.

E se di morte si dirà,bussatemi le ossa e puntate a bandi in mostra d'inchiostro vaneggiato. Che possa averne tralci di questo mio sfiorire su semi circolari.Fiotto per ungerne esordio e vampa per ravvivarne fuga.

Che sia sempre replica per poi farne principio.E se mancarmi ne sarà balzello rinascerò selciato per svolgermi stagione a partorirmi fiato.Dammi l'istante luna.Dammi l'attimo che serve a non svanirgli.

Quanto basta a ritrarmi vera.Il tempo di una luce fiocca scialba.Un avanzo ad infilarmi dentro per offrirgli mosaico di rimpianto.Dovrei sbocciare nel deserto come rondine prima d'andarmi oltre.

Dilagare l'alba del suo odore fino a farne sabbia.Con canestri allestiti all'esodo trafiggerò il mio dire cavandone poesia a farmi cosa viva.La luna spira.

Cullando a rilento cortometraggi illusi cola quiete su accenni insabbiati in verticale.Dal basso, a fissarla un pierrot accecato sorride chino.Spegnendole confini.

''Ostro''-Marina Minet 

FOTO A. IURILLI DUHAMEL 2011

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EFFICIENZA DELL'ODIO

Guardate com’è sempre efficiente,
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio.
Con quanta facilità supera supera gli ostacoli.
Come gli è facile avventarsi, agguantare.

Non è come gli altri sentimenti.
Insieme più vecchio e più giovane di loro.
Da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
L’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza.

Religione o non religione -
purché ci si inginocchi per il via
Patria o no-
purché si scatti alla partenza.
Anche la giustizia va bene all’inizio.
Poi corre tutto solo.
L’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.

Oh, quegli altri sentimenti -
malaticci e fiacchi!
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
arrivata per prima al traguardo?
Il dubbio quanti volenterosi trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.

Capace, sveglio, molto laborioso.
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
Quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?

Diciamoci la verità:
sa creare bellezza
Splendidi i suoi bagliori nella notte nera
Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.
Innegabile è il pathos delle rovine
e l’umorismo grasso
della colonna che vigorosa le sovrasta.

È un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio
tra sangue rosso e neve bianca.
E soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.

In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro.
- lui solo.

Wislawa Szymborska

Opera A. Iurilli Duhamel,  "La Vague" 2009  


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DEVE ESSERCI UN COLORE DA SCOPRIRE

Dev’esserci un colore da scoprire,


un recondito accordo di parole,


dev’esserci una chiave per aprire 
nel muro smisurato questa porta.

Dev’esserci un’isola più a sud,


una corda più tesa e più vibrante,


un altro mar che nuota in un altro blu,


un’altra intonazione più cantante.

Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:


non taci, quanto puoi,

e non sconfessi
 questo corpo casuale e inadeguato.

                                                                                                Josè Saramago

opera A.Iurilli Duhamel

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NON SAPRAI MAI

Non saprai mai che la tua anima viaggia
come in fondo al mio cuore, dolce cuore adottivo;
e che nulla, né il tempo, gli altri amori, gli anni,
impediranno mai che tu sia stato.

Che la beltà del mondo ha già il tuo viso,
di tua dolcezza vive, splende del tuo chiarore,
e all’orizzonte il pensieroso lago
narra soltanto la tua serenità.

Non saprai mai che porto la tua anima
come una luce d’oro che rischiara i passi;
che un po’ della tua voce suona nel mio canto.

Dolce fiaccola i tuoi raggi, dolce braciere la tua fiamma,
mi insegnano il cammino dei tuoi passi,
e un poco ancora vivi, perché ti sopravvivo.

Margherite Yourcenar

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ATTENTO AI PREDATORI!

Mastica a modo tuo in questo un nuovo mondo.

Sgranocchia le foglie, muta e riposa , muta ancora.

Reinventati, è la cosa più importante.

Mantieni vivi molti nidi.

Coltiva rovi pungenti.

Non essere sentimentale verso la tua pelle morta.

Cresci in fretta.


Alterna il riposo alla fatica.

Conta sulle tue antenne.

Conserva il veleno nel tuo corpo e conservalo per i momenti in cui ti servirà.

Quando sei minacciato sputa il tuo cattivo odore.

Comportati cripticamente, per confondere i predatori,

Cambia colore, sputa e persino fingiti morto

E se tutto ciò non bastasse

Sii cattivo ed indigesto.

Amy Gerstler

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CON COSA POSSO TRATTENERTI



Con cosa posso trattenerti?
Ti offro strade difficili,
tramonti disperati
la luna di squallide periferie.
...Ti offro le amarezze di un uomo
che ha guardato a lungo la triste luna.
Ti offro i miei antenati,
i miei morti,
i fantasmi a cui i viventi hanno reso onore col marmo:
il padre di mio padre ucciso sulla frontiera
di Buenos Aires
due pallottole attraverso i suoi polmoni,
barbuto e morto,
avvolto dai soldati nella pelle di una mucca
il nonno di mia madre - appena ventiquattrenne -
a capo di trecento uomini in Perù,
ora fantasmi su cavalli svaniti.
Ti offro qualsiasi intuizione sia nei miei libri,
qualsiasi virilità o vita umana.
Ti offro la lealtà di un uomo
che non è mai stato leale.
Ti offro quel nocciolo di me stesso
che ho conservato, in qualche
modo - il centro del cuore che
non tratta con le parole, coi
sogni e non è toccato dal tempo,
dalla gioia, dalle avversità.
Ti offro il ricordo di una
rosa gialla al tramonto,
anni prima che tu nascessi.
Ti offro spiegazioni di te stessa,
teorie su di te, autentiche e
sorprendenti notizie di te.
Ti posso dare la mia tristezza,
la mia oscurità, la fame del mio cuore
cerco di corromperti con l'incertezza,
il pericolo, la sconfitta.

Jeorge Louis Borges

foto A.I.D


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BIMBA

Mi manca spesso quella bimba i cui sogni non avevano limiti,

Che credeva in un mondo in cui ogni cosa sembrava possibile,

Che aveva un cuore  ricco e ingenuo.

Mi mancano davvero i giorni in cui

la cosa più importante  che ci faceva piangere,

era sbucciarci un ginocchio o essere derubati di un giocattolo.

A. Iurilli Duhamel




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PER CHI HA VOGLIA D'IMPARARE

Ho sentito che non volete imparare niente.
 Deduco: siete milionari.Il vostro futuro è assicurato – esso è
 davanti a voi in piena luce. I vostri genitori 
hanno fatto sì che i vostri piedi
 non urtino nessuna pietra. Allora non devi
 imparare niente. Così come sei 
puoi rimanere.

E se, nonostante ciò, ci sono delle difficoltà, dato che i tempi,
come ho sentito, sono insicuri, hai i tuoi capi che ti dicono esattamente
 ciò che devi fare affinché stiate bene.


Essi hanno letto i libri di quelli
 che sanno le verità
che hanno validità in tutti i tempi
  e le ricette che aiutano sempre. Dato che ci sono così tanti che pensano per te
 non devi muovere un dito.


Però, se non fosse così
 allora dovresti studiare!

Bertolt Brecht (1898-1956)

Opera A.Iurilli Duhamel



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CAMBIA

Cambia, ma comincia lentamente,

perché la direzione è più importante della velocità.

Siediti su un’altra sedia, dall’altro lato del tavolo.

Poi, cambia anche tavolo.

Quando esci, prova a camminare sull’altro lato della strada.

Poi, cambia anche strada, cammina con calma per altre vie

osservando attentamente i luoghi che stai attraversando.

Prendi un altro autobus.

Per un po’ di tempo cambia il tuo modo di vestire.

Regala a qualcuno le tue scarpe vecchie.

Per qualche giorno prova ad andare scalzo.

Prenditi un pomeriggio intero per fare una passeggiata sulla spiaggia

o ai giardini, e ascoltare il canto degli uccelli.

Guarda il mondo da un altro punto di vista.

Apri e chiudi i cassetti e le porte con la mano sinistra.

Dormi sull’altro lato del letto... poi,

cerca di dormire in altri letti.

Guarda altri programmi televisivi, compra altri giornali...

Leggi altri libri.

Vivi altre storie d’amore.

Non fare dell’abitudine uno stile di vita.

Ama le novità.

Va’ a dormire più tardi.

Va’ a dormire più presto.

Ogni giorno, impara una parola nuova in un’altra lingua.

Correggi la postura.

Mangia un po’ di meno, scegli piatti diversi dal solito,

Nuovi sapori, nuovi colori, nuove delizie.

Tenta il nuovo ogni giorno.

Il nuovo lato, il nuovo metodo, il nuovo gusto, il nuovo modo,

nuovo piacere, nuovo amore, nuova vita.

Tenta.

Cerca nuovi amici.

Prova nuovi amori.

Allaccia nuove relazioni.

Pranza in altri locali, frequenta altri ristoranti,

Bevi nuovi tipi di bevanda, compra il pane in un’altra panetteria.

Pranza prima, cena più tardi o viceversa.

Scegli un altro mercatino... un’altra marca di saponette,

Un altro dentifricio...

Fai il bagno in orari diversi.

Usa penne con inchiostro di altri colori.

Vai a spasso in altri luoghi.

Ama molto, sempre di più, in modi diversi.

Cambia la borsa, il portafogli, la valigia, cambia la macchina,

comprati degli occhiali nuovi, scrivi altre poesie.

Butta via gli orologi vecchi, rompi con delicatezza

Quell’orribile sveglia.

Apri il conto in un’altra banca.

Va’ in un altro cinema, da un altro parrucchiere,

In altri teatri, visita nuovi musei.

Cambia.

Ricorda che la Vita è una sola.

E prendi in seria considerazione l’idea di trovare un altro lavoro,

Una nuova occupazione, un impiego più light, più piacevole,

Più dignitoso, più umano.

Se non riesci a trovare ragioni per essere libero,

inventale.

Sii creativo.

E approfittane per fare un viaggio senza pretese,

Lungo, possibilmente senza meta.

Sperimenta cose nuove.

Cambia ancora.

Muta di nuovo.

Sperimenta un’altra volta.

Sicuramente conoscerai cose migliori

e cose peggiori di quelle che già conosci,

ma non è questo l’importante.

Ciò che più importa è il cambiamento, il movimento,

Il dinamismo, l’energia.

Solo ciò che è morto non cambia!

Te lo ripeto per pura gioia di vivere:

La salvezza viene dal rischio,

                                                                                    Senza il quale non vale la pena di vivere!

                                                                                                                                          Edson Marques

                                                                                                                             opera A. Iurilli Duhamel 

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LEI DORME SIGNOR PRESIDENTE?


"L'arte non può cambiare il mondo, ma può contribuire
a  trasformare la coscienza e gli impulsi di uomini
e donne capaci di cambiarli".

Herbert Marcuse



Se invece di dormire...

Se invece di dormire
ballasse il tango con i suoi ministri
e i suoi capi d'amore,
noi potremmo
sentire una notte dopo l'altra
 il suo tacchettare da arciduca o da duchessa.


Potremmo ridere
solo a vederlo, ridicolo com'è,
aspettare gli applausi

di tutta la gendarmeria frenetica.


Certo che uno è stanco
e vuole un po' di distrazione mostruosa,
come questa di vederlo
con la lira al collo appesa,

come un romano o come una romana
cieca d'assurde credenze geniali.


Se invece di promettere
la scoperta della pietra filosofale
che deve produrre pane e biglietti da venti
si dedicasse, superbo com'è,
a vendere patate marce o mais rancido,
gli indios di questa nazione
lo chiamerebbero
Cacicco Occhio di Perla.

Se invece di piangere
crepassi uno di questi giorni,
come una porca elegante con i suoi grassi
importati dal Nord, noialtri,
che siamo stanchi
di una così stupida confessione,
faremmo ballare le pietre
e gli alberi darebbero frutti manufatti.

Con la tua vecchia e putrefatta ossatura,
mangime per i topi,riempiremo un solo posto di questa terra
e la chiameremo,la Caverna Maledetta
e sarà proibito vederla e avvicinarsi a essa
per paura di svegliare le tue isteriche tenerezze.

Ti chiamano Josè quello dei sogni,
quello delle vacche sacre,
il padrone delle vacche più magre

Presidente della "Società Condal del Sonno".
I tuoi amici ti chiamano Barbiturico.
Fino a quando dorme, signor Presidente ?


Se adora la vacca,
dorme!
Se il vitello adora,
dorme!
E se il Generale le dà il suo pranzo,
dorme come un ghiro
o le viene una convulsione di sonno.


Faccia di  fango,
Occhio per vedere i Serpenti

e chiamarli,
Occhio per fare compagnia
e bruciarti con l'umile Petrolio,
Occhio da tenersi al mio  servizio
come domestico di alcova

a buon mercato.

Lei dorme signor Presidente ?
Glielo chiedo perché sono un giovane elegante
e  non come lei, signore della siesta.

Occhio di fango e cesso.

Capoulican Ovalles

opera "The Remor"  Waterhouse

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NON E' IL TETTO CHE PERDE

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
E’ il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E’ questo
E’ questo
E’ questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

Ken Saro-Wiwa
opera A.Iurilli Duhamel

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ARS POETICA

Insegnavo alle mie parole ad amare,
mostravo loro il cuore
e non desistevo finché le loro sillabe
non prendevano a battere.
Mostravo loro gli alberi
e quelle che non volevano stormire
le impiccavo senza pietà, ai rami.
Alla fine, le parole
sono state costrette a somigliare a me
e al mondo.

Poi
ho preso me stesso,
mi sono appoggiato alle due rive
del fiume,
per mostrare loro un ponte,
un ponte tra il corno del toro e l'erba,
tra le stelle nere della luce e la terra,
tra la tempia della donna e la tempia dell'uomo,
lasciando circolare le parole su di me,
come automobili di corsa, come treni elettrici,
solo perché arrivassero più in fretta a destinazione,
solo per insegnar loro come si trasporta il mondo,
da se stesso
a se stesso.



Nichita Stănescu

opera A.Iurilli Duhamel, " L'attesa"

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CONSOLAZIONI














E dopotutto ci sono tante consolazioni!

C'è l'alto cielo azzurro, limpido e sereno,
in cui fluttuano sempre nuvole imperfette.

E la brezza lieve [...]

e, alla fine, arrivano sempre i ricordi,
con le loro nostalgie e la loro speranza,

e un sorriso di magia alla finestra del mondo,
quello che vorremmo,

bussando alla porta di quello che siamo.

Fernando Pessoa

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NON TUTTI I GIORNI C'E IL SOLE



Se potessi addentare la terra intera e scoprirle un sapore,sarei più felice un momento...
Ma io non sempre voglio essere felice.
Ogni tanto bisogna essere infelici per poter essere naturali...

Non tutto è giorni di sole,e la pioggia,quando manca da molto,la si invoca.
Per questo prendo la felicità e l'infelicità naturalmente,come chi non trova strano che esistano montagne e pianure,che esistano rocce ed erba...

Quello che conta è essere naturale e calmo nella felicità e nell'infelicità,sentire come chi guarda,pensare come chi cammina,e quando si sta per morire ricordarsi che il giorno muore,e che il tramonto è bello e bella è la notte che resta...Così è e così sia...

Fernando Pessoa ''Il guardiano di greggi''

opera A.iurilli Duhamel, Lilith Cave 2005

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ELOGIO DELL'INFANZIA



Quando il bambino era bambino,
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare.

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

Quando il bambino era bambino
non aveva opinioni su nulla,
non aveva abitudini,
sedeva spesso con le gambe incrociate,
e di colpo si metteva a correre,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.

Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
perché io sono io, e perché non sei tu?
perché sono qui, e perché non sono lì?
quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
la vita sotto il sole è forse solo un sogno?
non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo
quello che vedo, sento e odoro?
c’è veramente il male e gente veramente cattiva?
come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare,
e che, una volta, io, che sono io,
non sarò più quello che sono?

Quando il bambino era bambino,
si strozzava con gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
e con il cavolfiore bollito,
e adesso mangia tutto questo, e non solo per necessità.

Quando il bambino era bambino,
una volta si svegliò in un letto sconosciuto,
e adesso questo gli succede sempre.
Molte persone gli sembravano belle,
e adesso questo gli succede solo in qualche raro caso di fortuna.

Si immaginava chiaramente il Paradiso,
e adesso riesce appena a sospettarlo,
non riusciva a immaginarsi il nulla,
e oggi trema alla sua idea.

Quando il bambino era bambino,
giocava con entusiasmo,
e, adesso, è tutto immerso nella cosa come allora,
soltanto quando questa cosa è il suo lavoro.

Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così.

Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere,
ed è ancora così,
le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così,
a ogni monte,
sentiva nostalgia per una montagna ancora più alta,
e in ogni città,
sentiva nostalgia per una città ancora più grande,
ed è ancora così,
sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico,
com’è ancora oggi,
aveva timore davanti a ogni estraneo,
e continua ad averlo,
aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.

Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia,
che ancora continua a vibrare.

Peter Handke

foto A.Iurilli Duhamel

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IL VERO AMORE NON LASCIA TRACCE

Il vero amore non lascia tracce

Come la bruma non lascia sfregi
Sul verde cupo della collina
Così il mio corpo non lascia sfregi
Su di te e non lo farà mai Oltre le finestre nel buio
I bambini vengono, i bambini vanno
Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neveIl vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell’aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelliE molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano

~ Leonard Cohen

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SOLAMENTE LA VITA



Che fossi un poeta non lo immaginava
nessuno; per i tuoi compaesani eri
un mistero vociante, un ingombro,
sguardo dritto dentro gli occhi,
roccia pregna che scendeva
a valle strappando brandelli
di pelle e di selciato.
Per tuo padre, maestro elementare,
eri un problema formulato male, inadatto
al Regio Programma Ministeriale, impossibile
da proporre nell’ambito di una canonica
lezione, nella sessione di un anno
scolastico ordinario.
Per tua madre un capriccio troppo rapido,
gioco complice, canzone che nasce
esile su note semplici, trillate, bisbigliate,
poi prende il volo, la gola, il fiato
e fugge via, incontrollabile, oltre
l’anta di una finestra aperta a metà
sulle foglie e sui rami di un tiglio.
Per gli scrittori del tuo tempo un paio
di scarpe sporche di fango,
mano gonfia di calli, manici
di zappa immaginari, campi avari
da dissodare. Ti hanno ucciso
con grassa innocenza,
la colpa tetra della noncuranza,
disprezzo di fronte al computo
ineluttabile della verità.
Eri in viaggio verso l’uomo,
brivido di fronte ad un immenso
che aveva rapito a sé anche
il cuore del recluso di Recanati.
Hai pagato, ogni verso, ogni respiro
strappato alla muffa dei sorci
e dei muri. Ora sappiamo chi eri,
chi sei, sappiamo chiamarti
poeta. Ma il verso, la rima, l’armonia
di dolori sillabati nella realtà
di una falsa, felice pazzia, sa scriverla,
adesso,
solamente la vita.



Ivano Mugnaini

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TUTTI I LIBRI DEL MONDO












Tutti i libri del mondo
non ti danno la felicità,
però in segreto
ti rinviano a te stesso.

Lì c'è tutto ciò di cui hai bisogno,
sole, stelle luna.
Perché la luce che cercavi
vive dentro di te.

La saggezza che hai cercato
a lungo in biblioteca
ora brilla in ogni foglio,
perché adesso è tua.


Hermann Hesse


foto AID

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LEDA









Un sùbito colpo: sbattono ancora le ali maestose
sulla fanciulla sgomenta, le cosce lambite
da nere membrane, presa la nuca al becco,
le tiene fermo al petto il petto inerme.

Come possono dita atterrite incerte spingere
la gloria piumata via dalle cosce che cedono,
e come può il corpo, preso in quell’impeto bianco,
non sentire il cuore straniero che palpita là dove giace?

Quel rapido fremito ai lombi produce
le mura spezzate, il tetto e la torre incendiate
e Agamennone morto.

E lei così catturata,
così dominata dal sangue brutale dell’aria,
ha assunto anche il sapere di lui insieme al potere
Prima che il becco indifferente la lasciasse andare?

Leda e il cigno
W.B. Yeats

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POESIA E VERITA'




Bella Achmadulina è un poetessa sconosciuta al grande pubblico italiano, ma in Russia è considerata la più grande poetessa vivente.
La sua poesia si serve di un linguaggio semplice in grado di essere fatto proprio anche dai meno colti, un linguaggio con diverse chiavi di lettura, una stratificazione semantica e simbolica che costitiscono la pienezza e la potenza della sua poetica.

“ Quale enigma di me si è invaghito,
a chi il mio scampo sarà dolce beneficio,
se mi è dato al termine del giorno
mutarmi in licantropo, d’ordine bramoso?



Ma cosa è la poesià? E' una forma letteraria o molto di più? È qualcosa con cui si nasce o piuttosto si apprende, così come si apprende a disegnare o a scrivere?

Montale diceva che è una merce di cui si sa ben poco ma se considerata come oggetto è nata dalla necessità di agiungere un suono vocale, quindi parente stretta della musica infatti sin dalle prime saghe nibelunghe la vera materia della poesia è stata il suono:

È una domanda difficile. Mi spiego. Ci sono persone che scrivono versi, ma non sono poeti. E viceversa. Io dico che la poesia non è inventata dal poeta ma esiste per conto suo. E il poeta è colui che è in grado, nei versi, di mostrare come la poesia esista.

Per Ungaretti, La poesia come la guerra mette l'uomo a nudo, gli fa toccare con mano i bisogni materiali e psicologici elementari, gli fa provare i sentimenti essenziali (primitivi, perché essenziali): corporeità e fragilità, paura e speranza, amore e orrore, disperato attaccamento alla vita. Lo mette di fronte ai limiti stessi della condizione umana - la vita, la morte, il dopo; i bisogni materiali, le tensioni spirituali; il contingente, l'assoluto - e instaura una dialettica tra orrore della condizione presente, senso della fragilità, da un lato, e tensione consolatoria e liberatoria nel ricordo, nell'immaginario, nell'altrove metafisico, dall'altro. Ciò porta il giovane uomo proiettato nello sconvolgimento del mondo ad una più matura consapevolezza di sé e dei suoi rapporti con la natura e con la storia, della condizione umana insomma :
(«mi sono riconosciuto / una docile fibra / dell'universo»).


Saba avrebbe detto che la poesia è essenzialmente onestà; se per lui la poesia è un fischio,
“un canto che sfugge tanto a chi gli dà voce quanto a chi l’ascolta”,
si può comprendere che questo fischio finisce per essere troppo rilevante rispetto alla piattezza della comunicazione mediatica. La parola poetica, nella sua fisiologica capacità di permanere, è in contraddizione con la parola spumosa e posticcia della società dello spettacolo che sembra volerci dire e farci vedere tutto per non farci ricordare niente


E' come a un uomo battuto dal vento, accecato di neve –
intorno pinge un inferno polare la città
l'aprirsi, lungo il muro, di una porta.

Entra. Ritrova la bontà non morta,
la dolcezza d'un caldo angolo. Un nome
posa dimenticato, un bacio sopra
ilari volti, che solo vedeva oscuri in sogni
minacciosi.

Torna alla strada, anche la strada è un'altra.
Il tempo al bello si è rimesso; i ghiacci
spezzano mani operose, il celeste
rispunta in cielo e nel suo cuore. E pensa
che un estremo di mali un bene annunci.


Rilke invece ci riporta all'indicibile quando risponde alla fatidica domanda del suo giovane poeta:

la maggior parte degli eventi sono indicibili, si compiono in uno spazio inaccesso alla parola, e più indicibili di tutto sono le opere d’arte, esistenze piene di mistero la cui vita, accanto all’effimera nostra, perdura.
verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri, poiché chi crea deve essere un mondo per sé e in sé trovare tutto, e nella natura sua compagna.

Se per Platone la poesia è più vicina alla verità della storia allora la poesia ci può salvare, dalla confusione, dalla volgarità, dai falsi dei e soprattutto dai falsi sentimenti.

Antonella Iurilli Duhamel

dipinto AID


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IL DOLORE PASSA MA LA BELLEZZA RIMANE









"Il dolore passa, ma la bellezza rimane"


Pierre Auguste Renoir


Era in cammino dai tempi dei tempi portandosi in grembo la sua creatura spenta.
Senza una meta inerpicandosi tra aspre montagne, solcando mari profondi, vagando per deserti insidiosi.
Molte donne in silenzio si erano unite al quel lancinante dolore, che tuttavia non aveva ancora toccato il suo fondo.

Un altro bimbo era morto straziato per mano di uomo.
Un altro fiore era stato reciso con incuranza brutale.
Tutte le donne decisero che era meglio morire.
Ognuna di loro abbandonò casa, cessò di lavorare la terra, di essere madre, figlia, compagna, sorella.


Ogni donna si risolse di porre fine ad una catena di vite, da troppo tempo prive di amore.
Mai più si sarebbe aggiunto dolore a dolore, mai più sarebbero nati bambini straziati, feroci assassini e donne impotenti.
Da quel giorno smisero di bere, mangiare e parlare.

C’è un limite all’orrore, che gli occhi possono contenere, questo limite era stato colmato da tempo!
Per sopravvivere avrebbero dovuto continuare a negare che il dolore di una donna è un dolore per tutti, che un bimbo maltrattato e straziato,non è un fatto privato ma è una vergogna comune.

Che non è sufficiente erigere muri e continuare ad andare avanti fingendo di non sapere, perché la vita anche se appartiene a tutti non è proprietà di alcuno.

Ammutolite dall’insopportabile dolore e dalla rabbia impotente; assetate di vendetta e giustizia si insinuarono in ogni dove.

Nessuna rinunciò a far parte di questo infelice corteo.
E quando anche l’ultima donna si unì a loro,
un grande arcobaleno abbracciò il mondo intero.

Lacrime amare trovarono strada, scendendo copiose riempirono i solchi dei volti avvizziti.

Quando anche l’ultima lacrima fu versata e il fondo del dolore uscì dalle tenebre,
la speranza in un giorno migliore timidamente fece ritorno.


Antonella Iurilli Duhamel

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LA MERAVIGLIA DELLE MERAVIGLIE












E lo sognavo, e lo sogno,
e lo sognerò ancora, una volta o l'altra,
e tutto si ripeterà, e tutto si realizzerà,
e sognerete tutto ciò che mi apparve in sogno.

Là, in disparte da noi, in disparte dal mondo
un'onda dietro l'altra si frange sulla riva,
e sull'onda la stella, e l'uomo, e l'uccello,
e il reale, e i sogni, e la morte: un'onda dietro l'altra.

Non mi occorrono le date: io ero, e sono e sarò.
La vita è la meraviglia delle meraviglie, e sulle ginocchia della meraviglia
solo, come orfano, pongo me stesso

solo, fra gli specchi, nella rete dei riflessi
di mari e città risplendenti tra il fumo.
E la madre in lacrime si pone il bimbo sulle ginocchia


Arsenij Tarkovskij

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LE NOSTRE DONNE...











"Le nostre donne siamo sodalizio
taciuto
sottoscritto con la vita
la tenacia, la dolcezza, gli errori.
Delle nostre donne, io sono l'errante"


Beatrice Niccolai













.




Il 10 dicembre è ricorso il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (10 dicembre 1948) e, a tal proposito, il gruppo Amnesty International di Verona, in collaborazione con l’associazione culturale Galleria Incorniciarte e con il patrocinio del Comune di Verona, ha organizzato una collettiva d’artisti per ricordare e celebrare i 30 articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che dovrebbero rappresentare le fondamenta del nostro vivere ed esistere nella comunità globale degli esseri umani.

La mostra è inserita all’interno di un progetto più ampio ed internazionale, denominato Small places Tour (SPT), proposto da Art For Amnesty per Amnesty International. Il progetto nasce dall’idea di unire centinaia di artisti in tutto il mondo in un unico messaggio, racchiuso nel nome del progetto.

Small places non è un termine relativo alle dimensioni dei luoghi o della popolazione bensì si riferisce a quanto volle trasmettere Eleanor Roosevelt con le sue famose parole:

“Where, after all, do universal human rights begin? In small places, close to home - so close and so small that they cannot be seen on any maps of the world”.

70 sono gli artisti, (pittori, fotografi, scultori) provenienti da tutto il mondo, che hanno voluto donare un’opera ad Amnesty International per aiutare l’associazione nell’attività di sensibilizzazione e raccolta fondi.
150, invece, gli amici ed i simpatizzanti di Amnesty International che hanno partecipato con entusiasmo alla serata di inaugurazione del 7 dicembre 2008, apprezzando la bellezza delle opere esposte e condividendo la sofferenza provata ogni qual volta si verificano violazioni dei diritti umani in ogni parte del mondo.

Durante la serata di inaugurazione sono state inoltre, raccolte, 84 firme relative al caso di Barbara Italia Mendes, una ragazza messicana arrestata durante una manifestazione pacifica e ripetutamente violentata dalle forze di polizia, e al caso delle Madri di Tian An Men, un'associazione cinese che subisce da quasi vent’anni repressioni ed intimidazioni da parte del proprio governo.

In particolare e per denunciare le violazioni dei diritti delle donne, il gruppo Amnesty International di Verona ha organizzato:

SABATO 24 GENNAIO 2009 alle ore 18.30,
Poesie di Beatrice Niccolai
Galleria “Incorniciarte” via Brigata Regina 27/A a San Massimo (VR).

I noti versi della poetessa Niccolai, saranno declamati dalla regista teatrale Gigliola Zoroni e accompagnati dalle note del sassofonista Paolo Ballini.


opera AID


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HO BISOGNO DI SENTIMENTI











Ho bisogno di sentimenti,
di parole,
di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze.
Di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino alle orecchie degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
di questa magia che brucia la pensantezza delle parole, che risveglia e dà colori nuovi.


Alda Merini












Abbiamo bisogno di poesia perché parla la stessa lingua dell’intuizione e dell’emozione,

perché è un ponte d’oro tra ciò che è intimamente custodito nel cuore e il mondo intorno a noi .

Abbiamo bisogno di poesia perché essa si nutre e nutre emozioni.
Perché è il miglior antidoto verso l’aridità e la stupidità di chi vuole perennemente le guerra.

Abbiamo bisogno di poesia perché essa si alimenta di liberta,
si rifiuta di essere lineare, comprensibile, saggia pulita,
ma mira dritta e inesorabilmente al cuore come una freccia priva di incertezze.

Abbiamo bisogno di poesia per unire il nostro mondo di cose a quello di senso , per trovare un approdo nella nostra autentica natura.

Abbiamo bisogno di poesia per avvicinarci alla nostra fiamma originaria,
a quell’atto di amore dal quale ognuno di noi indistintamente proviene.

Antonella Iurilli Duhamel



opera AID

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SIAMO NATI PER SOGNARE













Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono essere realtà, se il sogno non finisce.

La realtà è un sogno. Se sogniamo che la pietra è pietra, questo è la pietra.

Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,è un sognare, l'acqua, cristallina.

La realtà traveste il sogno, e dice:
"Io sono il sole, i cieli, l'amore".

Ma mai si dilegua, mai passa, se fingiamo di credere che è più che un sogno, e viviamo sognandola.

Sognare è il mezzo che l'anima ha perché non le fugga mai ciò che fuggirebbe se smettessimo di sognare che è realtà ciò che non esiste.

Muore solo un amore che ha smesso di essere sognato fatto materia e che si cerca sulla terra.

Pedro Salinas


opera AID

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SOTTO UNA PICCOLA STELLA

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.


Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.


Wislawa Szymborska


opera AID

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TI AUGURO ABBASTANZA


Di recente in Aeroporto, mi é capitato di essere la testimone di un insolito saluto tra madre e figlia. Nel momento in cui è annunciato l'imbarco del volo della figlia, la madre abbracciandola le dice:

"Ti voglio tanto bene e ti auguro abbastanza".

Mamma, " la nostra vita assieme è stata molto più che abbastanza, replica la figlia. "Il tuo amore per me è molto più di quanto abbia mai potuto sperare di avere".

Cosi abbraccia con calore sua madre prima di scomparire dietro il cancello di sicurezza.
La madre s'incammina desolatamente e viene a sedersi proprio accanto a me.
La vicinanza tra noi è tale da permettermi di sentire la disperazione del suo dolore, vorrei parlarle per consolarla, ma la sua sofferenza m'inibisce; ho paura di essere invadente. E' un gran sollievo quando mi rivolge la parola dicendomi:

" Ha mai salutato qualcuno avendo la netta sensazione che sarebbe stato per sempre? "Si" replico ed aggiungo: " Mi scusi, potrei chiederle perché ritiene che questo saluto sia per sempre?"
"Sono molto vecchia e mia figlia vive lontano, questa volta sento che la prossima volta che potrà tornare sarà solo per il mio funerale".
Mi sento incoraggiata e le chiedo: "Nell'accomiatarsi ha detto:

"Ti auguro abbastanza, m'incuriosisce tantissimo sapere cosa intendeva dire?"
"Questo è un desiderio che ha radici molto antiche. I miei genitori avevano la consuetudine di dirlo a tutti".

Si sofferma per un attimo come se avesse bisogno di guardare lontano per ricordare e sorride.

"Quando diciamo: 'Ti auguro abbastanza' desideriamo che l'altro abbia una vita piena di tutte quelle buone cose che possano sostenerlo".
Poi guardandomi negli occhi con affetto comincia a recitare questa cantilena :

Ti auguro abbastanza sole da mantenere brillanti le tue attitudini
E abbastanza pioggia da apprezzare ancor di più il sole.
Ti auguro abbastanza felicità da mantenere vivo il tuo spirito
E abbastanza dolore perché anche la più piccola gioia nella vita ti appaia ancora più grande.
Ti auguro abbastanza successo da soddisfare i tuoi desideri
E abbastanza perdite da apprezzare tutto ciò che possiedi.
Ti auguro abbastanza incontri da arrivare ad apprezzare anche il tuo ultimo commiato.


Riprende a piangere,volta le spalle e tristemente si incammina per la propria strada.

Si dice che ci vuole un minuto per trovare una persona speciale, un'ora per apprezzarla, un giorno per amarla ed un' intera vita per dimenticarla

Con amicizia e affetto vi auguro abbastanza per questo Nuovo Anno!
Antonella

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UMANO



All'uomo ingordo l’oro dona breve piacere e pena. Savio è colui che, riconoscendo tutto questo, sfugge e allontana l'oro quasi fosse peste.
L'uomo che ha commesso una cattiva azione non la potrà mai nascondere né in mezzo all'oceano, né sulla cima più alta di un monte, né nel fitto della foresta.

La voce del cuore dell'uomo, che arriva al cuore del saggio, rende l'animo del saggio simile a un lago profondo, liscio e limpido.
L'uomo deve circondare di fecondità e di affetto la sua casa come il sole circonda in un solo giorno di fecondità e di affetto la madre terra.
L'uomo vive la sua vita solo una volta, ma la fama dell'uomo saggio dura per l'eternità.

L'uomo sciocco non teme di peccare, perché non sa distinguere ciò che è bene e ciò che è male.
Colui che ha come unico scopo della sua vita il commercio non ha in sé la saggezza.
Là dove si sente la mancanza di un uomo, sforzati di essere uomo.
Quando il vento dell'eternità passa sull'uomo, nessuno più lo conosce.
L'uomo che, con o senza ira, proferisce contro un altro uomo parole cattive e irose, non si dovrà mai aspettare di ricevere in cambio buone parole e saggi consigli.

La rovina di un uomo nasce con la sua lingua. Prendi cura di non nuocere a te stesso e agli altri con essa e per questo chiedi a lei il silenzio.
L'uomo può allontanare da sé i suoi più grandi mali con il lavoro. Tienilo presente, essi sono: la noia, l'invidia, il bisogno.
Il saggio non dovrà essere altero perché sa molto, ma si deve intrattenere sia con l'ignorante sia con la persona colta.

L'uomo si disonora con il furto, mai con il lavoro.
L'uomo, anche saggio, che adora le gioie e i vizi del mondo è debole come un bambino appena nato.
Il saggio affronta maggiori pericoli tra la folla che non nella solitudine.
Il saggio ovunque vada, con passi rapidi o lenti o lentissimi, ha pur sempre il suo pensiero che supera il vento in celerità.
Solamente i grandi saggi hanno i più grandi difetti e sanno riconoscerli.

Un uomo cattivo può rendere cattivi cento onesti, ma cento onesti non saranno mai sufficienti per rendere onesto un uomo cattivo.
L'uomo nobile assomiglia nella sua essenza al vento.L'uomo dozzinale assomiglia nella sua essenza all’erba. Quando l’uomo nobile avvicina l’uomo dozzinale è come se il vento passasse veloce sull’erba. Essa si inchina.

L'uomo che legge sa molto ma non vede niente, l'uomo che osserva sa molto di più perché può vedere assai lontano.Le generazioni degli uomini sono come le onde del mare. Ogni onda è se stessa, la prima non è la seconda, la seconda non è la terza. Ma tutte fanno parte della stessa acqua. Così è per l'uomo. Io, che vivo oggi, sono una parte dell’umanità, della materia del cielo e della terra.Anche il mio antenato fu una parte dell'umanità, della materia del cielo e della terra. Ora egli non è più. Ma gli elementi restano. Egli, come me, servì per comporre e accrescere il grande mare della vita.

Il cuore dell’uomo è il cuore del cielo e della terra.Il cielo è dell'uomo perché è il suo mantello.
Il nobile non ascolta mai il villano.
L'uomo scontento e infelice vive esattamente lo stesso tempo dell'uomo contento e felice.
Il piacere dell’uomo grande è quello di poter fare felici gli altri.

L'uomo raggiunge il massimo dell'infelicità perché non sa di avere raggiunto il massimo della felicità.
La felicità passa come folgore sul tempo dell'uomo che è felice, l’infelicità passa invece molto lontano dall'uomo infelice e allunga il tempo del dolore.

L'uomo più felice è colui che può dare felicità agli altri anche con poco riso.
Un uomo non è valutato con il metro, ma secondo la sua forza e il suo valore.
Un uomo senza affetto è come una casa senza porte e finestre.L'uomo a qualunque età non è mai perfetto.
L'uomo rivela se stesso quando mette mano alla borsa, quando il pensiero è offuscato dalla collera, quando alza troppo il bicchiere.
Un uomo è valutato dal suo cervello come un coltello è valutato dalla lama.

Quando un uomo beve troppo non può essere scambiato neppure con la più piccola delle monete.
L'uomo che nella vita non sa lottare diventa ben presto un uomo di argilla.
Per l'uomo saggio è preferibile avere molto ingegno e pochi onori.

Gli uomini sono come le montagne incappucciate di neve. Soltanto da lontano è possibile apprezzarne la giusta altezza e l'immensa bellezza.


Proverbi Cinesi


opera AID



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L'AUGURIO DELLA COMETA









lo sono la cometa
di Natale.
Da millenovecento
sessantanove anni
ardo nel firmamento;
illumino i presepi;
mi poso sulle punte degli abeti;
prometto pace alla terra
e doni ai bimbi buoni...
Ma voi mi fate certe confusioni!
un giorno senza guerra
ancora non l'ho veduto...
e quanto ai doni, perché
qualcuno rimane senza?
Con tutta la vostra scienza
non avete ancora scoperto
che di bimbi cattivi non ce n'è.


Gianni Rodari





Carissimi Auguri di ogni bene e serenità asssieme a coloro che amate

BUON NATALE!

Antonella

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REALTA' PERMANENTI




Come ogni fior languisce e giovinezza
cede a vecchiaia, anche la vita in tutti
i gradi suoi fiorisce, assieme ad ogni
senno e virtù, né può durare eterna.

Quando la vita chiama, il cuore sia
pronto a partire ed a ricominciare,
per offrirsi sereno e valoroso
ad altri, nuovi vincoli e legami.
Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.

Dobbiamo attraversare spazi e spazi
senza fermare in alcun d'essi il piede,
lo spirito universale non vuol legarci
ma su di grado in grado sollevarci.

Appena ci avvezziamo ad una sede
rischiamo d'infiacchire nell'ignavia;
sol chi è disposto a muoversi e partire
vince la consuetudine inceppante.

Forse il momento stesso della morte
ci farà andare incontro a nuovi spazi;
della vita il richiamo non ha fine...
Su, cuore mio, congedati e guarisci!

H. Hesse

opera AID 2008

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AMORE A PRIMA VISTA





































Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da molto tempo potevano incrociarsi ?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano-
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole ?
uno “scusi” nella ressa ?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta ?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava e allontanava,
tagliava loro la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla a un’altra ?
Qualcosa fu perduto e qualcosa fu raccolto.
Chissà, forse già la palla
tra i cespugli dell’infanzia ?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava su un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
Subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

Wislawa Szymborska

opera A.I.D.2008

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TE STESSA






essere
Te
lasciarti essere te
tutta intera
Vedere
che tu sei tu solo
se sei
tutto ciò che sei
la tenerezza
e la furia
quel che vuole sottrarsi
e quel che vuole aderire
Chi ama solo una metà
non ti ama a metà
ma per nulla
ti vuole ritagliare a misura
amputare
mutilare
Lasciarti essere te
è difficile o facile?
Non dipende da quanta
intenzione e saggezza
ma da quanto amore e quanta
aperta nostalgia di tutto
di tutto
quel che tu sei
Del calore
e del freddo
della bontà
e della protervia
della tua volontà
e irritazione
di ogni tuo gesto
della tua ritrosia
incostanza
costanza
Allora
questo
lasciarti essere te
non è forse
così difficile

Erich Fried

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DESTINI































Attento i tuoi pensieri;
diventeranno parole.

Attento alle tue parole;
si tradurranno in azioni.

Attento alle tue azioni:
si trasformeranno in abitudini.

Attento alle tue abitudini
diventeranno il tuo carattere.

Attento al tuo carattere;
sarà il tuo destino.

Anonimo


foto A.Iurilli Duhamel

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LA PAURA DEL CUORE








Ascolta il tuo cuore,
esso conosce tutte le cose...
...riponi fiducia nell’amore
che provi per qualcuno.

Se quanto hai già provato
è fatto di materia pura,
allora potrà tornare..

Se è stato soltanto
un attimo di luce,
come l’esplosione di una stella,
allora non tornerà più
ma avrai comunque
visto un’esplosione di luce…

...e anche solo per questo
ne sarà valsa la pena!

I cuori degli uomini hanno
paura di realizzare i propri sogni
perché pensano di non meritarli
o di non riuscire a raggiungerli.

Ed i cuori,
i cuori stessi,
sono terrorizzati
al solo pensiero di amori
che sono finiti per sempre,
di momenti che avrebbero
potuto essere belli
e non lo sono stati,
di tesori che avrebbero
potuto essere scoperti
e sono rimasti per sempre
nascosti nella sabbia..

Soltanto una cosa rende impossibile
un sogno: la paura di fallire…

Kahlil Gibran


opera A Iurilli duhamel

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IL GREGGE DEI PENSIERI

Sono un guardiano del gregge
Il gregge sono i miei pensieri
E i miei pensieri sono tutti sensazioni.
Penso con gli occhi e con le orecchie
E con le mani e coi piedi
E con il naso e con la bocca..
Pensare un fiore, è vederlo e respirarlo.
E mangiare un frutto è saperne il senso.
Ecco perché quando un giorno di caldo
Mi sento triste di goderne tanto,
E mi stendo completamente nell'erba,
E chiudo gli occhi che bruciano,
Sento che tutto il corpo è steso nella realtà,
So la verità e sono felice.
Tu dici, vivi nel presente;
Vivi solo nel presente.
Ma io non voglio il presente, voglio la realtà:
Voglio le cose che esistono, non il tempo
Che le misura.
Cos'è il presente?
È qualcosa di relativo al passato e al futuro.
È una cosa che esiste in funzione dell'esistenza
Di altre cose.
Ma io voglio la sola realtà, le cose senza presente.
Non voglio includere il tempo nel mio schema.
Non voglio pensare le cose in quanto presenti:
Le voglio pensare in quanto a cose.
Non le voglio separare da esse stesse,
Trattandole come presenti.
Non dovrei nemmeno trattarle come reali.
Non dovrei trattarle affatto.
Dovrei solo vederle, semplicemente vederle;
Vederle fino al punto di non poterle pensare,
Vederle fuori dal tempo, fuori dallo spazio,
Vederle con la facoltà di toglier tutto tranne il visibile.
Ecco la scienza del vedere, che non è scienza.

Fernando Pessoa

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Valori

Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finché dura il pasto,
un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,
due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente,
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo,
accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord,
qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare
e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri de Luca, 'Opera sull’acqua e altre poesie

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DONNE CONTROVENTO





































Ci sono donne che camminano controvento da una vita.
Ci sono donne che hanno occhi profondi e sconosciuti come oceani
Ci sono donne che cambiano pelle per amore.
Ci sono donne che donano il loro cuore…per poi ritrovarsi a raccattarne i cocci da sole
Ci sono donne che in silenzio fanno ballare la propria anima su una spiaggia al tramonto.

Se ti fermi un istante le puoi sorprendere mentre lottano contro il proprio istinto mentre fanno passeggiare il proprio dolore a piedi nudi affrontando onde che ad ogni mareggiata sono sempre più minacciose.


Ci sono donne che chiudono gli occhi ascoltando una musica lenta che rende ancora più salate le loro lacrime…
Ci sono donne che con orgoglio ma con il nodo in gola, rinunciano alla felicità.
Ci sono donne che con i loro occhi fotografano quegli splendidi ma così fugaci attimi in cui si sentono abbracciate dall'amore, sperando di mantenerli vivi e colorati per sempre.


Se apri gli occhi un istante le puoi osservare mentre disseminano briciole di se stesse lungo il percorso verso quel treno che le porterà via mentre urlano la loro rabbia contro vetri tremolanti di una casa diventata prigione…
mentre sorridono di disperazione a chi le vorrebbe far tornare alla vita di sempre.


Ci sono donne che non si fermano davanti a nulla perché non troveranno mai la fine di quel filo
Ci sono donne che hanno fatto un nodo per ogni loro lacrima sperando che
arrivi qualcuno a scioglierli.

Non fermare il cuore di una donna, niente vale di più non far piangere.
Una donna… ogni lacrima è un po' di lei stessa che se ne va… non farla
aspettare da sola ed impaurita seduta sul confine della pazzia, e se la vuoi
amare fallo davvero con tutto te stesso, stringila e proteggila, lotta per
lei, uccidi per lei, piangi con lei, donale il più bel raggio di sole.

Ogni giorno tieni sempre accesa quella luce nei suoi occhi, quella luce è
speranza, è amore, è puro spirito, è vento, è la più bella stella di
qualsiasi notte.

Anonimo

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SI T'O SAPESSE DICERE












Ah… si putesse dicere
Chell' c'o core dice
Quant' sarria felice
Si t' o sapesse di'
E si putesse sentere
Chell' che 'o core sente
Dicisse eternamente
Voglio resta' cu te'

Ma 'o core sape scrivere
'O core e' analfabeta
E' comm' a nu' pueta
Ca nun sape canta'
Se 'mbrogia sposta e vvirgole
Nu punto ammirativo
Mette nu' cungiuntivo
Addo nun 'nce adda sta'
E tu che o staje a sentere
Te 'mbruoglie appriesso a isso
Comme succede spisso,e addio felicita'



Edoardo De Filippo
http://www.youtube.com/watch?v=ZW0m-pi4Dxw


opera Antonella Iurilli DUhamel

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AMICI

































Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
È il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
È la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.

Quando l’amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell’amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.

Quando vi separate dall’amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell’amicizia altro scopo che l’approfondimento dello spirito.

Poiché l’amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore,
Ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.
E il meglio di voi sia per l’amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?

Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.

Kahil Gibran

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IL VIAGGIO























Non sabotare il tuo valore con confronti inutili.
Siamo speciali proprio perché diversi.
Non stabilire i tuoi obiettivi sulla base di quelli altrui,
Solo tu puoi sapere cosa è meglio per te.

Non dare per scontate le cose prossime al tuo cuore.
Rimani saldamente legato ad esse come se fossero la tua stessa vita.
Non lasciare che la vita ti sfugga dalle mani vivendo prigioniero del passato e non investendo sul tuo futuro.

Vivi giorno per giorno,
e così vivrai tutti i tuoi giorni.
Non mollare quando hai ancora da dare,
niente è veramente finito fino al momento in cui smetti di tentare.
E’ fragile il filo che ci lega gli uni agli altri.

Non temere di rischiare,
E’ grazie alle nuove prove che diventiamo più coraggiosi.
Non chiuderti alla vita solo perché ti ha tradito.

Il modo più rapido di trovare l’amore è dare amore;
Il modo più rapido di perdere l‘amore è tenerlo troppo stretto.
Il modo migliore per mantenerlo è mettergli le ali.

Non abbandonare i tuoi sogni.
Vivere senza sogni vuol dire vivere senza speranza;
Vivere senza speranza significa vivere senza uno scopo.

Non correre nella vita così veloce da dimenticare non solo da dove vieni, ma anche dove stai andando.
La vita non è una gara, è un viaggio da assaporare passo dopo passo.



Anonimo

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LE STELLE






























Guardando per caso le costellazioni
Puoi aspettare tanto, tanto tempo prima che qualcosa
accada in cielo oltre allo scorrere delle nuvole
e delle Luci del Nord,che corrono come brividi pungenti.

Il sole e la luna s'incrociano, ma non si toccano mai,
ne' fuoriescono fiamme, ne' si scontrano violentemente.
Sembra che i pianeti s'incontrino nei loro tragitti,
ma non accade nulla, non viene fatto alcun danno.
Possiamo tranquillamente continuare la nostra vita,
e guardare altrove più che le stelle e la luna e il sole
poiché i colpi e i cambiamenti sono necessari per non impazzire.

E' vero che la siccita' piu' lunga finira' in pioggia,
che la pace piu' lunga in Cina finira' in conflitto.
E non vi sarà ricompensa alcuna per chi restera' sveglio
nella speranza di vedee la calma del cielo rompersi
in quel preciso istante e sotto il proprio sguardo.
Quella calma sembra certa fino all'ultima notte.

Robert Frost


opera A.iurilli Duhamel "Genesi di una stella"

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AL DI LA' DEL COMUNE VISIBILE CI SONO MONDI SENSIBILI










Tu non sai :
ci sono betulle che di notte

levano le loro radici, e tu non crederesti mai

che di notte gli alberi camminano o diventano

sogni.

Pensa che in un albero c'è un violino d'amore.

Pensa che un albero canta e ride.

Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi

diventa vita.

Te l'ho già detto: i poeti non si redimono,

vanno lasciati volare tra gli alberi

come usignoli pronti a morire.

Alda Merini


opera A. Iurilli Duhamel..Al di là del comune visibile ci sono mondi sensibili.. 2005

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SOBRIETA'











" Amare. Essere amati.
Non dimenticare mai la propria insignificanza.
Non assuefarsi mai all'indicibile violenza e alla grossolana disuguaglianza della vita attorno a te.

Cercare la gioia nei posti più tristi.
Inseguire la bellezza fin dentro la sua tana.
Non semplificare mai le cose complicate e non complicare mai le cose semplici.
Rispettare la forza, mai il potere.

E, soprattutto, guardare.
Cercare di capire.
Non distogliere mai lo sguardo.
E mai, mai dimenticare"

Arundhati Roy

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INTUIZIONI















Ho conosciuto il mare meditando su una goccia di rugiada.

Kahlil Gibran


opera A.Iurilli Duhamel

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BELLEZZA E VERITA'























«La verità, manifestata dalla bellezza, è enigmatica; essa non può essere né decifrata né spiegata con le parole, ma quando un essere umano, una persona si trova accanto a questa bellezza, si imbatte in questa bellezza, sta di fronte a questa bellezza, essa fa sentire la sua presenza, almeno con quei brividi che corrono lungo la schiena. La bellezza è come un miracolo, del quale l'uomo diventa involontariamente testimone.»

Andrej Tarkovskij

opera A.Iurilli Duhamel, Evalilith

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A MAURIZIO CON TANTO AFFETTO



































Anche se non ci sei più, continui ad essere
nel ricordo di quelli che t'han visto,
in quelli che so io,
ai quali chiedo
una entrata atraverso i loro occhi,
per potermi acquistare la tua presenza.

Anche se non ci sei più. continui ad essere
con il corpo diviso in altri corpi
nei quali riconosco
in questo il tuo sguardo,
in quello la tua voce,
in quell'altro il tuo profilo.

Continui a stare qui integro, o quasi
per me eri tutto
e tutto era parte di te: La terra. l'aria,
gli uccelli, i fiori...
come se il mondo fosse un tuo vestito.

Ed ora mi manca solo
una parte di quel vestito,
perché continui ad essere
l'intero paesaggio che contemplo
con l'aria, con la terra,e fiori e uccelli,
ma senza carne umana:
La sola parte di te che resta assennte.


Manuel Altolaguirre


opera Maurizio Citti

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HERE TO LIFE

No complaints and no regrets
I steel believe and chasing dreams and placing bets
but I had learn that all you give is all you get
so give it all you got

I had my share I drag my field
and even though I'm satisfy I always still
to see what done on other road behind the hill
and do it all again

So here's to life
and every joy it brings
so here's to life
to dreamers and their dreams

Honey, all the times just climes
a love can go from more hellos to sad goodbyes
and live you with the memories you memorized
to keep your winters warm

There is no yes in yesterday
and who knows what tomorrow brings or takes away
as long as I'm still in the gage I want to play
for last, for life, for love

So here's to life
and every joy it brings
here's to life
to dreamers and their dreams

may all your strorms be weathered
and all that's good get better
here's to life, here's to love, here's to you

may all your stroms be weathered
and all that's good get better
here's to life, here's to love, here's to you

Shirley Horn


opera A iurilli Duhamel, Psiche, 2007

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I PROBLEMI SONO PERICOLOSE OPPORTUNITA'



Bisogna aver pazienza
per ciò che nel cuore
vi è di irrisolto,
e cercare di amare i problemi
come stanze chiuse.
come libri scritti in una lingua straniera.

Se si vivono i problemi,
forse, a poco a poco,
senza accorgersene ,
un giorno nella nostra vita
arriverà la risposta.

Rainer Maria Rilke


foto A.Iurilli Duhamel



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LETTERA AD UN GIOVANE POETA

A Franz Xaver Kappus

Parigi, 17 febbraio 1903

Caro Signore,
La vostra lettera mi è giunta da poco. Tengo a ringraziarvi della vostra preziosa e larga fiducia. Posso fare poco di più. Non entrerò nella maniera dei vostri versi, essendomi estranea ogni preoccupazione critica. Del resto, per afferrare un’opera d’arte, non c’è niente di peggio delle parole della critica. Esse conducono solo a malintesi più o meno felici.

Le cose non sono tutte da prendere o da dire, come si vorrebbe far credere. Quasi tutto quello che avviene è inesprimibile e si compie in una regione invulnerata della parola. Più inesprimibili di tutto sono le opere d’arte, questi esseri segreti la cui vita non ha fine e che costeggiano la nostra che passa.

Detto questo, posso aggiungere soltanto che i vostri versi non attestano una maniera vostra. Contengono, non di meno, i germi di una personalità, ma timidi e tuttora coperti. (…) Mi domandate se i vostri versi sono buoni. Lo domandate a me. Lo avete già domandato ad altri, li mandate alle riviste, li confrontate con altri poemi e vi allarmate quando certe redazioni scartano i vostri tentativi poetici. D’ora innanzi (poiché mi avete permesso di consigliarvi), vi prego di rinunziare a tutto ciò Il vostro sguardo è volto verso l’esterno. E’ questo, innanzitutto, che non dovete più fare.

Nessuno può portarvi consiglio o aiuto, nessuno. Entrate in voi stesso, cercate il bisogno che vi fa scrivere: esaminate se trae le sue radici dal profondo del vostro cuore. Confessate a voi stesso: morireste se vi fosse vietato di scrivere? Questo, anzitutto, chiedetevi nell’ora più silenziosa della notte:”Sono veramente costretto a scrivere?”.

Scavate dentro di voi in cerca della più profonda risposta. Se questa risposta sarà affermativa, se voi potrete far fronte ad una così grave domanda con un forte e semplice: “Io devo”, allora costruite la vostra vita secondo questa necessità. La vostra vita, fino nella sua ora più indifferente, più vuota, deve diventare segno e testimone d’un tale impulso.

Allora avvicinatevi alla natura. Provate a dire, se voi foste il primo uomo, quello che voi vedete, quello che voi vivete, amate, perdete. Non scrivete poemi d’amore. Evitate all’inizio questi temi troppo comuni: sono i più difficili.

(…)Dite le vostre tristezze, i pensieri spontanei, la vostra fede in una bellezza. Dite tutto ciò con sincerità intima, tranquilla e umile. Utilizzate, per esprimervi, le cose che vi circondano, le immagini dei vostri sogni, gli oggetti dei vostri ricordi. Se la vostra giornata vi sembra povera, non accusatela.

Accusate voi stesso di non essere abbastanza poeta per chiamare a voi le sue ricchezze. Per il creatore niente è povero, non esistono dei luoghi poveri, indifferenti. Persino se voi foste dentro una prigione le cui mura soffocassero tutti i rumori del mondo, non vi resterebbe sempre la vostra infanzia, questa preziosa, questa regale ricchezza, questo tesoro di ricordi? Volgete ad essa lo spirito.

Tentate di rimettere a galla di questo vostro passato le impressioni sommerse. La vostra personalità si irrobustirà, la vostra solitudine si popolerà e diventerà per voi una dimora per le ore incerte della giornata, chiusa ai rumori dell’esterno. E se da questo ritorno in voi stesso, da questo tuffo nel vostro proprio mondo nasceranno dei versi, allora non penserete lontanamente a chiedere se questi versi sono buoni. (…)

Un’opera d’arte è buona quando è nata dalla necessità. E’ la natura della sua origine che la giudica. Perciò, caro signore, non posso darvi altro consiglio che questo:entrate in voi stesso, esplorate le profondità nelle quali la vostra vita ha la sua fonte. E’ la che troverete la risposta alla domanda: “devo creare?”.

Cogliete il suono di questa risposta senza forzarne il senso. Forse risulterà che l’Arte vi chiama. Allora prendete questo destino, portatelo col suo peso e la sua grandezza, senza mai esigere una ricompensa che possa venir dal di fuori, perché il creatore deve essere per se stesso tutto un universo, tutto deve trovare in se stesso e in quella parte della natura alla quale si è unito.

Rainer Maria Rilke


opera A.Iurilli Duhamel, La scrittrice 1996



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E' QUEL CHE E'









Ieri dopo una lunga sofferenza mio padre si è spento.
dedico a lui e a coloro che in questi tristi giorni mi sono stati vicini con le loro sensisibili parole questa poesia.

GRAZIE...










E’ assurdo
Dice la ragione,
è quel che è
dice l’amore

E’ infelicità
Dice il calcolo
Non è altro che dolore
Dice la paura

E’ vano
Dice il giudizio,
è quel che è
dice l’amore

E’ ridicolo
Dice l’orgoglio
E’ avventato
Dice la prudenza
E’ impossibile
Dice l’esperienza

E’ quel che è
Dice l’amore




ERICH FRIED


opera A. Iurilli Duhamel]

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Sogno























«E lo sognavo, e lo sogno,
e lo sognerò ancora, una volta o l’altra,
e tutto si ripeterà, e tutto si realizzerà,
e sognerete tutto ciò che mi apparve in sogno.

Là, in disparte da noi, in disparte dal mondo
un’onda dietro l’altra si frange sulla riva,
e sull’onda la stella, e l’uomo, e l’uccello,
e il reale, e i sogni, e la morte: un’onda dietro l’altra.

Non mi occorrono le date: io ero, e sono e sarò.
La vita è la meraviglia delle meraviglie, e sulle ginocchia della meraviglia
solo, come orfano, pongo me stesso

solo, fra gli specchi, nella rete dei riflessi
di mari e città risplendenti tra il fumo.
E la madre in lacrime si pone il bimbo sulle ginocchia.»



Arsenij Tarkowsky

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RITRATTO DI DONNA



















Deve essere a scelta
cambiare, purché niente cambi
È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, come l'unica al mondo.

Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma è un'ottima consigliera.
Debole, ma sosterrà.
Non ha la testa sulle spalle, però l'avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a che serva questa vita, e costruirà un ponte.
Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.

Tiene nelle mani un passero con l'ala spezzata,
soldi suoi per un viaggio, lungo e lontano,
una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.
Dov' è che corre? Non sarà stanca?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama, o si è interstardita.
Nel bene, e nel male, e per l'amor del cielo!




Wislawa Szymborska





A.Iurilli Duhamel
" Continuum" 2002

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NULLA E' CAMBIATO





















Nulla è cambiato.

il corpo è suscettibile al dolore

deve mangiare respirare e dormire

ha pelle sottile e subito sotto sangue

ha una buona riserva di denti e di unghie

ossa rompibili e giunture estensibili

nelle torture di tutto ciò si tiene conto.

Nulla è cambiato.

i! corpo trema come tremava

prima della fondazione di roma e dopo

nel ventesimo secolo prima e dopo cristo

le torture sono così da sempre

solo la terra è cresciuta di meno

e qualunque cosa accade

sembra giusta dall'altra parte del muro.

nulla è cambiato c'è soltanto più gente

oltre le vecchie offese ne compaiono di nuove

reali immaginarie temporanee e inesistenti

ma il grido con cui il corpo risponde loro

era è e sarà un grido di innocenza

secondo eterni registri e misure

nulla è cambiato

se non forse i modi le cerimonie le danze

anche se il gesto delle mani

che proteggono il capo

è rimasto lo stesso.

il corpo si torce dimena e divincola

le gambe cedono cade le ginocchia in aria

livido gonfio sbava e sanguina.

nulla è cambiato tranne i confini

la linea dei boschi litorali deserti e ghiacciai.

tra questi scenari l'anima (animula vagula blandula) vaga

sparisce ritorna si fa più vicina si allontana

estranea a stessa elusiva

ora certa ora incerta del proprio esistere

mentre il corpo c'è e c'è e c'è

e non ha un posto suo



Torture
,Wislawa Szymborska

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PRINCIPIO DI ORDINE





























Era l’unica artefice del mondo in cui pronunciava le le sue formule magiche.
E quando lo faceva, il mare, qualunque natura avesse,
assumeva la natura del suo canto, poiché era lei che lo creava.

Fu così che,mentre la osservavamo camminare da sola a lunghi passi
sapemmo che per lei non esisteva altro mondo che quello che la sua magia formulava e formulando creava.



Wallace Stevens “The Idea of order at Key West”


A.Iurilli Duhamel
, Magic woman, 2005

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LENTAMENTE






















Bisogna essere lenti come un treno di campagna
e di contadine vestite di nero,
come chi va a piedi e vede
aprirsi magicamente il mondo,
perché andare a piedi è sfogliare il libro
e invece correre è guardare soltanto la copertina.

Bisogna essere lenti, amare le soste
per guardare il cammino fatto,
sentire la stanchezza conquistare
con malinconia le membra,
invidiare l’anarchia dolce di chi inventa
di momento in momento la strada.

Bisogna imparare a star da sé
e aspettare in silenzio,
ogni tanto di essere felici di avere in tasca
soltanto le mani. Andare lenti è incontrare cani senza travolgerli, è dare i nomi agli alberi,
agli angoli, ai pali della luce,
è trovare una panchina,
è portarsi dentro i propri pensieri
lasciandoli affiorare a seconda della strada,
bolle che salgono a galla e che quando sono forti scoppiano e vanno a confondersi con il cielo.

E’ suscitare un pensiero
involontario e non progettante,
non il risultato dello scopo e della volontà,
ma il pensiero necessario,
quello che viene su da solo,
da un accordo tra mente e mondo.

Andare lenti è fermarsi su un lungo mare,
su una spiaggia, su una scogliera inquinata,
su una collina bruciata dall’estate,
andare col vento di una barca
e zigzagare per andare dritti.

Andare lenti è conoscere le mille differenze
della propria forma di vita, i nomi degli amici,
i colori e le piogge, i giochi e le veglie,
le confidenze e le maledicenze.


Anonimo








Salvator Dali
L'aurora

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ROMANTICO


























Secondo il mio modo di vedere e la mia terminologia, romantico è precisamente ciò che presenta, in una forma fantastica (cioè determinata dalla fantasia), una materia sentimentale...

Che cos’è, dunque, questo sentimentale? Ciò che ci parla là dove domina il sentimento: ma non un sentimento sensibile, bensí spirituale. La fonte e l’anima di tutti questi moti dell’animo è l’amore, e lo spirito dell’amore deve aleggiare dappertutto, invisibile visibile, nella poesia romantica...

Esso è una essenza infinita, e il suo interesse non aderisce punto alle persone, alle contingenze e situazioni, alle inclinazioni individuali: per il vero poeta tutto ciò...

non è che un accenno al piú alto infinito geroglifico dell’unico eterno amore e della sacra pienezza di vita della natura formatrice. Solo la fantasia può cogliere l’enigma di questo amore, e presentarlo come enigma; e questa enigmaticità è la fonte del fantastico nella forma di ogni rappresentazione poetica...

Vi è ancora un aspetto, nel significato del sentimentale, che concerne precisamente ciò che ha di peculiare la tendenza della poesia romantica in contrapposto all’antica.

In essa non si prende in alcuna considerazione la differenza tra apparenza e verità, tra gioco e serietà. In ciò sta la grande differenza. La poesia antica si appoggia costantemente alla mitologia, ed evita addirittura il genuino materiale storico...

La poesia romantica, per contro, riposa interamente su un fondamento storico... Ho indicato un determinato carattere dell’opposizione tra l’antico e il romantico. Vi prego, però, di non presumere senz’altro che io intenda come del tutto equivalenti il romantico e il moderno... (perché)... il romantico non è tanto un genere, quanto un elemento della poesia, che può dominare ove piú ove meno, o passare in secondo piano, ma non può mai mancare del tutto.


F. Schlegel, Dialogo sulla poesia: lettera sul romanzo, Einaudi ,Torino

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SCRIVERE UN CURRICULUM























Che cos’è necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.

E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.

E’ la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wislawa Szymborska



da: Vista con granello di sabbia, a cura di Pietro Marchesani, Adelphi

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SCORCIO DI SECOLO


















Doveva essere migliore degli altri il nostro XX secolo.
Non farà più in tempo a dimostrarlo,
ha gli anni contati,
il passo malfermo,
il fiato corto.


Sono ormai successe troppe cose
che non dovevano succedere,
e quel che doveva arrivare,
non è arrivato.

Ci si doveva avviare verso la primavera

e la felicità, fra l’altro.

La paura doveva abbandonare i monti e le valli,
la Verità doveva raggiungere la meta
prima della menzogna.

Certe sciagure

non dovevano più accadere,
ad esempio la guerra
e la fame, e così via.

Doveva essere rispettata l’inermità degli inermi,
la fiducia e via dicendo.


Chi voleva gioire del mondo
si trova di fronte a un compito irrealizzabile.

La stupidità non è ridicola.
La saggezza non è allegra.

La speranza
non è più quella giovane ragazza
et caetera, purtroppo.

Dio doveva finalmente credere nell’uomo
buono e forte,

ma il buono e il forte
restano due esseri distinti.

Come vivere? - mi ha scritto qualcuno,
a cui io intendevo fare
la stessa domanda.


Da capo e allo stesso modo di sempre,
come si è visto sopra,
non ci sono domande più pressanti
delle domande ingenue.



Wislawa Szymborska




Wislawa Szymborska
, 25 poesie, Mondadori 1998

foto A.Iurilli Duhamel

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IMMAGINA.....




















Immagina non ci sia il Paradiso
prova, è facile
Nessun inferno sotto i piedi
Sopra di noi solo il Cielo
Immagina che la gente
viva al presente...

Immagina non ci siano paesi
non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace..

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno...

Immagina un mondo senza possessi
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o rabbia
La fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta le gente
condividere il mondo intero..

John Lennon


foto A.Iurilli Duhamel




















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ALBERI DI NATALE una circolare natalizia























Si era chiusa in se stessa la città e la campagna infine lasciava alla campagna;
quando tra turbini di neve che non attacca e turbini di foglie ancora non a terra.
Fermò la macchina nel nostro cortile un forestiero che sembrava cittadino
all’aspetto, benché da campagnolo fosse quel suo aspettare là seduto finché
incappottati uscimmo a domandare chi era.

Egli era la città, scoprii, che ritornava in cerca di qualcosa che si era lasciata alle spalle e che era indispensabile al suo Natale.
Mi chiese se vendevo i miei alberi di Natale.
Il mio bosco di giovani abeti che è come un paese
dove tutte le case sono chiese e hanno guglie.
Alberi di Natale? Non ci avevo pensato

Non so se per un attimo non fui tentato
Di venderli, strappati, caricati su carri,
Lasciando tutto spoglio il pendio dietro casa, dove ora splende un sole freddo come la luna.
Mi piacerebbe, se fu così, che lo sapessero, ma ancor più mi spiacerebbe tenerli i miei alberi, se non come tutti gli altri tengono i loro.
Più del tempo crescerli conviene, secondo il mercato a cui tutto si deve adeguare.
L’idea di vendere mi fece a lungo esitare.…..

Poi, fosse per sbagliata cortesia
E per non far figura di chi non sa parlare, o sperando di sentir lodare il mio,
Dissi: Son troppo pochi perché ne valga la pena.

-Posso subito dirle quanti ne taglieranno,
se mi lascia guardare.
Guardi pure,
Ma non ci speri. Non glieli lascerò.

Stanno su un pascolo, alcuni tanto vicini che si troncano i rami, ma non pochi.
Altri diritti, ben divisi e tutt’intorno di rami uguali.
-E si, di questo accennava
Col capo, o si fermava sotto qualcuno più bello, e con moderazione di mercante : -Questo può andare-, diceva.

Anch’io pensavo così, ma non stava a me dirlo.
Dalla parte di sotto salimmo alla pineta e l’attraversammo
per scendere da tramontana.
-Un migliaio- egli disse.

-Mille alberi di Natale! E a quanto l’uno?

Sentì il bisogno di addolcirmela.- Mille alberi farebbe trenta dollari-.
Allora fui sicuro di non aver pensato mai di darglieli.
-Mai mostrarsi sorpresi!
Ma trenta dollari mi parve così poco per tutto il pascolo che avrei dovuto spogliare, tre centesimi ( tanto veniva per albero).


Tre miserabili cents al confronto del dollaro che i miei amici di città
ai quali stavo per scrivere avrebbero pagato.

Alberi buoni come quelli imponenti alberi da parrocchia, ai quali sciami di ragazzi molti doni potevano appendere e molti spiccarne.

Mille alberi di natale, che non sapevo di avere,
E che dati via in dono valessero tre cents più che venduti,
Come un semplice calcolo può dimostrare !

Peccato che non possa entrare in una lettera.
Ma come avrei voluto almeno uno mandarvene
Nell’augurarvi con la presente un Buon Natale!

Robert Frost







Per i doni che possediamo e per i molti altri che verranno
Un caro augurio per le prossime festività a voi tutti.

Antonella

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Jalâl âl-Dîn Rûmî il poeta dell'amore























Nella generosità e nell'aiuto degli altri sii come un fiume.

Nella compassione e nella grazia sii come il sole.

Nel nascondere le mancanze altrui sii come la notte.

Nell'ira e nella furia sii come la morte.

Nella modestia e nell'umiltà sii come la terra.

Nella tolleranza sii come il mare.

Esisti come sei oppure sii come appari
.




Jalâl âl-Dîn Rûmî



L’anno 2007, in cui ricorre l’800esimo anniversario della nascita, è stato decretato dall’UNESCO anno mondiale di Jalâl âl-Dîn Rûmî,
Moulânâ Rumi, da molti considerato il più grande poeta mistico di tutti i tempi, visse fra il 1207 ed il 1273. E' senz'altro una delle figure più amate del Sufismo ed il suo insegnamento ha lasciato larga eco in un'area assai vasta, che abbraccia la Turchia, l'Iran, l'Afghanistan, fino all'India.

Jalâl âlDîn Rûmî, paragonato spesso a San Francesco d’Assisi e a Dante Alighieri, è un mistico e un poeta di altissimo valore, non solo per le sue composizioni in versi e in prosa; è autore del più vasto poema epico-religioso che sia mai stato scritto, il Mathnavî, composto da oltre 50.000 versi. il doppio della Divina Commedia.

Goethe , presentando nel 1819 il suo West-ostlicher Divan, scriveva: "Mi sono ispirato al più grande poeta mistico dell’Islam, il poeta mistico più profondo e sensibile di tutta l’umanità".

La poesia di Rumi è caratterizzata da una straordinaria libertà d'invenzione, piuttosto insofferente alle costrizioni metriche e stilistiche tanto care alla tradizione letteraria persiana. Le metafore ardite e personali, l'alternanza di registri linguistici contrastanti, che accosta espressioni di carattere quasi popolaresco, e spesso deliziosamente ingenuo, a versi di una sublimità ineguagliabile.

A Konya, in Turchia, Rûmî fondò la Confraternita di Sufi più famosa nel mondo occidentale, quella dei Mevlevi, detti in Occidente "les derviches tourneur; i dervisci roteanti, ed elaborò la danza mistica che li caratterizza, "la danza dell’estasi" chiamata Sema.
Sema si compone di sette parti e si basa su movimenti rotatori che cercano un’armonizzazione con tutti i sistemi rotanti presenti nel creato .

Tutto in natura è soggetto a ad un movimento di continua rivoluzione a partire dagli elettroni fino ai pianeti. Anche l’uomo è soggetto a tale rotazione attraverso la rivoluzione del suo sangue e al movimento rotatorio che dalla terra (nascita) lo condurrà inevitabilmente alla Terra (morte)

I dervishi danzanti attraverso Sema condividono con il mondo la consapevolezza di questa incessante rivoluzione , girano su se stessi nella direzione della verità per raggiungere la perfezione della propria capacità di amore nei confronti di tutto il creato senza discriminazioni di sorta

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CHI HA PAURA DELLA BELLEZZA?





























Il nostro timore più grande non riguarda il nostro essere inadeguati.

Il nostro timore più grande è sapere che siamo grandi oltre ogni misura.

E’ la nostra luce, non la nostra ombra che spaventa la maggior parte di noi.

Ci chiediamo, chi sono io per essere brillante, magnifico, pieno di talento e importante?

In effetti, perché non dovresti esserlo? Sei una creatura di Dio.

Il tuo volare basso non sarà di alcun aiuto al mondo.

Non c’è nulla di illuminato nel restare in disparte così che la gente non si senta insicura attorno a te.

Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi.

Non è solo in qualcuno di noi, è in tutti.

Se lasciamo sfumare la nostra luce, inconsciamente diamo il permesso agli altri di fare lo stesso;

se ci liberiamo della nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.





Marianne Williamson


citata da Nelson Mandela nel suo discorso inaugurale 1994





opera Antonella Iurilli Duhamel

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ANIMA MUTA




























Chi è stato forte e astuto?
Chi mi ha preso la voce?
Non sa pianger per lui la nera
ferita nella mia gola.

Le tue semplici azioni, o marzo,
sono degne di lode e d'amore,
ma sono morti gli usignoli delle mie parole,
loro giardino è ormai il dizionario.

-Canta di noi!- implorano in coro
la nevicata, il dirupo,il cespuglio.
Grido, ma come il respiro d'inverno
si condensa sulle labbra il mutismo.

L'ispirazione è eccessiva, senza posa
l'anima muta inspira l'attimo fuggente,
non la salverà un altro respiro,ma soltanto
la parola da me pronunciata.

Sospiro, e respiro, e mento:
non devo più nulla
agli alberi coperti di neve
perché non so cantarne la bellezza.

Calmare il battito impazzito,
in ogni modo, o per caso!

E in tutto ciò che ho fretta di cantare
m identificherò per sempre.

Ma ora che son diventata muta
e amava i nomi di tutte le cose,
e sono stanca, son come morta
sarete voi a cantare di me.


Bella Achmadulina






opera A.Iurilli Duhamel

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MANIFESTO PER UNA POESIA ETICO SPIRITUALE

























Siamo stupiti che ormai da oltre un secolo non sia più sentito dalla coscienza comune il bisogno così antico e così naturale di una poesia che si nutra di riflessioni di portata esistenziale e spirituale. Eppure la poesia possiede per sua natura una forza immaginifica e sintetica capace di far apparire di una persuasività folgorante perfino ostiche considerazioni filosofiche, inducendo ad esclamare :"E' proprio vero!" chi quel pensiero non l’aveva ancora formulato. ..

Perché dunque si vuole sprecare la proprietà icastica della poesia veicolando solo contenuti insignificanti? La poesia di oggi sembra solo un campo per le esercitazioni
intimistico-minimalistiche di chi non ha niente da dire, e per le esternazioni critiche di quattro addetti ai lavori che si arrogano il diritto di stabilire le regole del gioco e che ignorano chi non vi si allinei. Noi invece vorremmo esprimere l’augurio che la Poesia riesca a recuperare il ruolo che nei millenni ne ha fatto un punto di riferimento spirituale ed esistenziale, e che la figura del Poeta possa riguadagnare la dignità estinta del Vate, l’aura di saggezza e autorità morale che promanava dagli uomini retti dell’antichità.

Ma se si accetta l’assunto che la crisi della poesia (e dell’arte in generale) non sia crisi di forme e di stili, ma solo povertà di contenuti, tutto diventa chiaro: il criterio di valutazione di un fatto artistico non può prescindere dal suo contenuto, e questo contenuto non può ripetere cose fritte e rifritte; ma non può neanche essere minimale, perché le cose insignificanti non stimolano l’interesse di nessuno. La vera poesia deve dire cose nuove e di alto valore morale e spirituale. Basta dunque con le diatribe sullo stile, le forme, gli ermetismi, la poesia visiva, le stramberie tipografiche, gli intimismi e i piagnistei; chi per farsi notare ha bisogno di ricorrere all’esoterismo non ha evidentemente nulla da dire.

Un testo intanto dev’essere prima di tutto pienamente comprensibile: alla lingua degli avi non si sfugge. Ma poiché le sole forme ben fatte non bastano a chi è dotato d’intelligenza e di anima, proponiamo il seguente criterio di valutazione per giudicare se un’opera poetica sia insignificante, bella o bellissima: È bello ciò che affronta importanti temi esistenziali riuscendo a trasmettere in un linguaggio universale comprensibile, convincente e avvincente, una nuova e originale rilettura del mondo.

Veniero Scarselli




opera A. Iurilli Duhamel

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E' TUTTA QUESTIONE DI ORECCHIO





























“E’ tutta questione di orecchio: L’orecchio è l’unico vero scrittore e l’unico vero lettore”, sosteneva Robert Frost intendendo che il senso del suono è la miglior parte del lavoro poetico.
La grandezza e l’originalità di Robert Frost consistevano nell’utilizzo di parole comuni e persino grossolane che acquistavano la cadenza di struggenti melodie.
Robert Frost è un pota americano di San Francisco, ma divenne noto in Inghilterra nel 1897.
In Italia è sconosciuto al grande pubblico, esiste solo una raccolta delle sue poesie, ma anche in America prima degli anni ’30 non era conosciuto. Venne alla ribalta come vincitore del Premio Pulitzer con il suo quarto libro: A Further Range.
Robert Frost considerava se stesso un lupo solitario con un grande amore per la chiarezza e la semplicità. Aveva cominciato a scrivere in un momento in cui nella poesia americana la vaghezza cominciava a diventare una virtù.

Di chi sia il bosco credo di sapere.
Ma la sua casa è in paese: così
Egli non vede che mi fermo qui
A guardare il suo bosco riempirsi di neve.

Troverà strano il mio cavallino
Fermarsi senza casa vicino
Tra il bosco e il lago gelato
La sera più buia dell'anno.

Dà una scrollata al suo sonaglio
Per domandare se c'è uno sbaglio:
Il solo altro suono è il fruscio
Del vento lieve, dei soffici fiocchi.

Bello è il bosco, buio e profondo,
Ma io ho promesse da non tradire,
Miglia da fare prima di dormire,
Miglia da fare prima di dormire.
(1)







(1)Robert Frost, Conoscenza della notte e altre poesie.Mondadori, Milano 1988





testo e opera di Antonella Iurilli Duhamel




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UNA PROMESSA





























Non restituirò
mai
il Santo Graal
ai suoi
"legittimi propietari"



Leonard Cohen




opera A. Iurilli Duhamel

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IN GREMBO























Dovresti andartene
da un luogo all'altro
a ritrovare le poesie
che sono state composte per te,
alle quali puoi mettere la firma.
Ma di ciò non parlare
con nessuno.
Recupera. Recupera.
quando il cesto sarà pieno
apparirà qualcuno
a cui potrai mostrarlo.
Lei stenderà le larghe falde della gonna
per sedersi
su una roccia nera
e il tuo cesto rimbalzerà
come granello al sole
sull'immensa distesa del suo grembo.


Leonard Cohen





opera A.Iurilli Duhamel 2007

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ANNUNCIAZIONE ( Le parole dell'Angelo)

















Tu non sei più vicina a Dio di noi;
siamo lontani tutti. Ma tu hai stupende
benedette le mani.
Nascono chiare a te dal manto,
luminoso contorno:
Io sono la rugiada, il giorno,
ma tu, sei la pianta.
Sono stanco ora, la strada è lunga,
perdonami, ho scordato
quello che il Grande alto sul sole
e sul trono gemmato,
manda a te, meditante
(mi ha vinto la vertigine)
Vedi io sono l’origine,
ma tu, sei la pianta. Ho steso ora le ali, sono
nella casa modesta, immenso;
quasi manca lo spazio
alla mia grande veste.
Pur non mai fosti tanto sola,
vedi: appena mi senti;
nel bosco io sono un mite vento,
ma tu, sei la pianta.
Gli angeli tutti son presi
Da un nuovo turbamento;
certo non fu mai così intenso
e vago il desiderio:
Forse qualcosa ora s’annunzia
Che in sogno tu comprendi.
Salute a te, l’anima vede:
ora sei pronta e attendi.
Tu sei la grande, eccelsa porta,
verranno ad aprirti presto.
tu che il mio canto intendi sola:
in te si perde la mia parola
come nella foresta.
Sono venuto a compiere
la visione santa.
Dio mi guarda, mi acceca….
Ma tu, sei la pianta.



Rainer Maria Rilke





opera A.Iurilli Duhamel

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ANNUNCIAZIONE




















Dall'immagine tesa
vigilo l'istante
con imminenza di attesa,
e non aspetto nessuno:
nell'ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono,
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d'improvviso,
quando meno l'avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio



Clemente Rebora



opera A.Iurilli Duhamel

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COLORI


















"Niente è più vero di quello che
tu ritieni che sia vero”.
E se ti convinci che una cosa è vera,
se in questa particolare notte,
accetti l’arcano, con naturalezza la realizzi,
e segui naturalmente la corrente
di quell’acqua, che tu hai iniziato
a lasciar sgorgare,
allora, i colori non saranno più
solo i tuoi colori,
ma desideri e sogni,
che prendono forma
e si realizzano...."



Milton Erickson







opera A.Iurilli Duhamel

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IL RICORDO





























Dicono che la Speranza sia felicità,
ma il vero Amore deve amare il passato,
e il Ricordo risveglia i pensieri felici che primi sorgono e ultimi svaniscono.

E tutto ciò che il Ricordo ama di più un tempo fu Speranza solamente;
e quel che amò e perse la Speranza
oramai è circonfuso nel Ricordo.

È triste! È tutto un'illusione:
il futuro ci inganna da lontano,
non siamo più quel che ricordiamo,
né osiamo pensare a ciò che siamo.




Byron





opera A.Iurilli Duhamel

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L'INIZIO E LA FINE DI OGNI COSA




























La nostra parola iniziale,
scrive inaugurando la sua opera maggiore,
si chiama bellezza.
La bellezza è l’ultima parola che
l’intelletto pensante può osare
di pronunciare, perché essa non fa
altro che incoronare, quale aureola
di splendore inafferrabile, il duplice astro
del vero e del bene e il loro indissolubile rapporto.

Essa è la bellezza disinteressata
senza la quale il vecchio mondo
era incapace di intendersi,
ma che ha preso congedo in punta di piedi
dal moderno mondo degli interessi,
per abbandonarlo alla sua cupidità
e alla sua tristezza”




Hans Urs Von Balthasar







opera A.Iurilli Duhamel

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Omaggio a FRANCESCA BIANCHI
























Piango dentro

rido fuori.

Sereno.

Il male non può nulla al mio pianto.

Piango

per essere inattaccabile al male.

Piango

per salvarmi.

Piango

per non capire,

per sentire.

Rido,

per averti incontrato.



(Francesca Bianchi, 2005)











opera Antonella Iurilli Duhamel

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L'Amore o il Mare?

























...... Gli amori degli scali, forti, furiosi,che ti svuotano, spezzati dagli addii effimeri e grandiosi.
Tra l'amore e il mare bisognerebbe sempre scegliereil mare....


Janichon

opera A. Iurilli Duhamel " Diafranmmi 2005"

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