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IL SOGNO DELLO STUPRATORE
Friday February 3, 2012
Il sogno di ogni stupratore si è avverato a patto che sia disposto a farlo in gruppo, in quel caso il carcere gli sarà evitato.
Questo Ha deciso la Cassazione
Amen!
category: Metamorfosi del Femminile - February 3, 2012 10:42 AM [edited: February 3, 2012 10:43 AM]
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LA CASSANDRA DI CHRISTA WOLF
Saturday December 3, 2011
Sentivo Cassandra come una figura molto significativa per il nostro tempo. Durante un viaggio in Grecia ho visto Micene, ho vissuto con tutti i sensi il paesaggio che era stato quello di Cassandra. Mi ha interessato cogliere il punto cruciale, alla nascita della nostra cultura, in cui è cominciata quell'alienazione che adesso ci porta vicino all'autodistruzione. Mi ha interessato il momento in cui, con l'avvento della società patriarcale e gerarchica, l'espressione letteraria femminile sparisce per millenni.
Christa Wolf
Le manifestazioni nel cielo così come quelle sulla terra ci danno
segni
cielo e terra, ambedue mandano segni univoci
ognuno per proprio conto, ma non indipendentemente,
perché cielo e terra sono
interconnessi
un segno cattivo in cielo è anche cattivo in terra
un segno cattivo in terra è anche cattivo in cielo!
Tavoletta di una scuola teologica a Babilonia
Si è spenta all’età di 82 anni Christa Wolf, la più nota scrittrice in lingua tedesca, autrice di Cassandra, Medea, La città degli angeli e molti altri bellissimi romanzi. Come la sua eroica Cassandra, ha rivendicato nel corso della sua vita il diritto ed il dovere di essere fedele alle sue percezioni primarie. Come Cassandra è stata testimone di guerre combattute non per onore ma per pure ed esclusive ragioni economiche. In un mondo che sempre più si è discostato dai principi femminili di pace , cooperazione ed armonia, la Wolf - come Cassandra - ha messo a nudo le attuali egemonie di potere, la crescente sterilità umana capace di tutto pur di raggiungere i propri scopi.
La Cassandra di Christa Wolf osserva con desolazione il passaggio da una cultura patriarcale, imperniata sulla pace, ad una società controllata dagli uomini che esclude le donne da tutte le posizioni di potere. Una Cassandra di grande interesse ed attualità perché ci narra la guerra di Troia attraverso la visione della una vittima impotente piuttosto che da quello del militante conquistatore.
Una storia ben diversa dal poema epico di Omero dove la bellissima Elena di Troia, consorte dell’anziano re Menelao, fu rapita dal principe troiano Paride vinto dalla sua bellezza; Menelao in preda al dolore ed alla rabbia chiese aiuto ai greci ed affiancato dai più valorosi del mondo Achille, Ulisse ed Aiace partì per una guerra decennale nei confronti di Troia.
Elena si ritrovò ad osservare questa guerra in suo onore dalle mura di Troia; da un lato disprezzata dai troiani, a causa delle sofferenze patite, altresì disprezzata dai Greci a causa del tradimento di suo padre.
Nella Cassandra di Christa Wolf invece, Paride rapisce Elena sottraendola al padre, ma a sua volta la perde a causa del Re d’Egitto che la rapisce durante il rientro di Paride a Troia. Per salvare la faccia Paride e i suoi seguaci mantengono il silenzio sulla realtà del secondo rapimento e così approdano a Troia con una donna velata fatta passare per Elena, adducendo che la regina era troppo malata per esporsi agli occhi di tutti; nessuno all’infuori di Paride avrebbe potuto vederla.
Intanto la guerra va avanti anno dopo anno. Elena viene dimenticata; nessuno chiede più di lei. I greci alla fine vincono la battaglia e si riprendono Elena. La guerra era iniziata con il tradimento e la menzogna, entrambe le parti ne erano coscienti ma nessuno delle due vi pone fine nonostante la sua apparente inutilità.
La Cassandra di Christa Wolf impersona la voce della coscienza assoggettata e maltrattata, deprivata del suo potere di illuminare il cammino alla luce dei valori più alti dell’umanità. Ma questa Cassandra piegata, è ancora capace di risentirsi e vedere gli inganni, i vizi dell'orgoglio, i falsi pretesti utilizzati per coprire soprusi e false motivazioni per innescare oppressione e guerra.
Questa Cassandra impersona il simbolo di una femminilità agonizzante e delusa dalla sterile bestialità di uomini privi di forza interiore ed umanità: "I maschi, deboli, ma con il prepotente bisogno di vincere, si servono di noi come vittime per poter conservare il sentimento di sé".
La figlia prediletta del re Priamo, l’orgogliosa sacerdotessa, parte stessa dell'autorità e del potere politico (nella sua scoperta della menzogna degli inganni e delle manipolazioni che portano alla guerra) è inizialmente connivente col potere, vive d'indolenza e di rinuncia, ma alla fine si ribella, non può soffocare la voce che le sconquassa il corpo in convulsioni al limite della follia, la voce profetica di sventure e di morte ma diventa una voce scomoda, un grillo parlante da prendere a martellate e, come tutte le altre divinatrici della storia, viene legata, violentata ed uccisa quando le sue profezie mettono in gioco il potere costituito.
Antonella Iurilli Duhamelscultura A.Iurilli Duhamel, Kassandra 2002, bronzo cera persa
category: Metamorfosi del Femminile - December 3, 2011 11:08 AM [edited: December 3, 2011 03:27 PM]
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MA,MAMI,MAMO:::::::
Thursday November 24, 2011
China sulle nostre ferite e ossa rotte spirituali, lei ci esorta a smettere di crederci soli nelle prove che affrontiamo… quando invece lei è sempre con noi, e possiamo sempre correre da lei, sempre nasconderci sotto il suo manto inviolato, sempre farci guidare dalla sua saggezza tanto duramente conquistata… perché anche lei sopportò miracoli e sofferenze in vita sua, e perse tutto ciò che la sua anima aveva di più prezioso nel mondo ottenebrato dall’umana stoltezza, debolezza, fragilità di spirito…
Eppure è ancora qua, radiosa di luce, Vaso di Sapienza Eternamente Effusa, a esortarci a ricordare che per invocarla non c’è nulla di complesso da fare: basta chiamarla con quel nome-del-cuore inscritto nell’anima di ciascuno di noi prima di inviarci sulla Terra, quell’unica parola che ciascuno di noi conosceva ben prima di sapersi nutrire e reggere in piedi da solo… La Primissima Parola scritta nei cuori di tutta l’umanità in tutto il pianeta:
Ma
Mamá
Mami
Mamo
Madre
C. Pinkola Estes
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category: Metamorfosi del Femminile - November 24, 2011 08:18 AM [edited: November 24, 2011 08:19 AM]
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ABORTO E SATIRA
Thursday February 4, 2010
Dagli Stati Uniti arrivano sempre le idee più innovative. L’ultima concerne una legge secondo la quale le donne che fanno richiesta di aborto devono prima di tutto fare spazio in casa, organizzare la stanza per il probabile nascituro, e poi dargli persino un nome.
Questa trovata, oltrepassa l’originalità di quei casi in Italia, in cui al feto abortito è stato persino fatto il funerale con tutti i crismi del rito cattolico e immancabile sepoltura.
L’idea è brillante e parte dal presupposto che le donne sono ignoranti. I legislatori hanno ben pensato di fornir loro il maggior numero di informazioni relative a quanto controvoglia trasportano in pancia, pretendendo ancora una volta di saperla più lunga delle dirette interessate.
Alle donne che intendono abortire, viene dunque richiesto che si impegnino in gesti volti a creare una maggiore intimità con il feto indesiderato: alla foto ultrasonica imposta per legge, alla preparazione del nascituro che non vogliono far nascere, alla scelta del nome, all’acquisto di qualche giocattolo etc., nella speranza che queste sventurate una volta guidate sapranno fare una scelta molto più umana e giudiziosa.
È una soluzione originale che potrebbe tornare utile anche in altri casi di abuso e sopraffazione. Per esempio, se qualcuno avesse in mente di uccidere un essere umano nato e formato, si potrebbe proporre al futuro assassino di creare per la vittima designata, una stanza da riempire di cose belle, magari fare amicizia con i suoi familiari, invitarlo a cena, trascorrere le vacanze assieme e, perché no, fare anche da testimone di nozze al matrimonio della figlia.
Il nuovo legame venutosi a creare, grazie a tutte queste buone azioni, fungerebbe da ottimo deterrente nei confronti della futuro atto criminoso. Lo stesso dicasi per chiunque volesse commettere un abuso nei confronti di una persona, dell’ambiente e persino verso sé stesso.
È una logica che non fa una pence, certo richiede un notevole impiego di tempo e danaro, ma potrebbe essere efficacemente dissuasiva nei confronti di chiunque abbia cattive intenzioni verso il prossimo. Sarebbe una sorta di ritorno all’antica legge non codificata secondo la quale non dovremmo fare agli altri quello che non vogliamo che venga fatto a noi.
Purtroppo, però, non si tiene conto di questa reciprocità etica quando i diritti delle donne continuano ad essere negati giorno dopo giorno. Non ci sono poi molti esseri umani che si identificano con il sacrosanto diritto di: libertà, egalità fratellanza che la madre di tutte le rivoluzione aveva sancito anche nei confronti delle donne circa duecento anni fa.
Piuttosto l’alterazione degli equilibri naturali, necessaria allo strapotere di caste elette, non ha cessato il suo viaggio su questo binario distorto. Non sono bastate le due Guerre mondiali, la Costituzione dei diritti fondamentali dell’uomo e persino il femminismo, a lavare l’ingiusta piaga della disuguaglianza e degli abusi ad essa correlati.
Ieri come oggi viene negato alle donne il sacrosanto diritto alla propria autoregolazione, e nonostante le illusorie apparenze di maggiore autonomia e dignità, esse continuano ad alimentare con il proprio sangue e la propria anima sterili e disumani assolutismi.
Bisogna stare molto attenti a queste innocenti trovate, perché anche se travestite da informazione e preteso rispetto della vita, nella sostanza si traducono immancabilmente nel consueto spregio paternalistico nei confronti di chi la vita, oltre che a portarla in grembo, dovrà continuare a proteggerla contro un sistema che è molto spesso antivitale e decisamente contro i più deboli, incluso i bambini.
La trovata americana si prefigge di insegnare alle donne la differenza tra il bene ed il male, ignorando che gli squilibri e la confusione tra ciò che è giusto e sbagliato provengono proprio dalle elitès fortunate.
Le donne dovrebbero tenere a mente che nell’antichità i medici avevano in grande considerazione la salute e la volontà della donna riguardo alla sua reale disponibilità di portare a termine la gravidanza.
Questa priorità le fu assegnata fino al 1600, quando la Chiesa Cattolica divenne intollerante nei confronti dell’aborto, in virtù di un livellamento tra il valore della vita della donna e quella del feto medesimo. Sino ad allora ogni cultura aveva riconosciuto nell’aborto una funzione naturale del corpo e in molti casi una necessità.
Se la coscienza dei benpensanti vuole dormire sonni tranquilli, e per questo si sente obbligata ad emettere norme sempre più restrittive sebbene sofisticate e manipolative, studi approfonditi da parte del Guttmacher Institute e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno ampiamente dimostrato che l’incidenza dell’aborto è molto più elevata in quei paesi dove vigono le norme più restrittive.
Ultimamente Papa Benedetto XVI si è espresso nettamente a sfavore dell’aborto affermando che è contro le leggi della natura, ma ci sono stati Papi che hanno dimostrato pareri ben differenti, come Papa Innocenzo III e Papa Gregorio XIV i quali hanno affermato che la vita del feto non ha inizio fino a 5 mesi dalla concezione, mentre Papa Giovanni XXI prima di divenire Papa scrisse un libro, Il tesoro dei poveri, dove incluse ricette emmenagoghe e anticoncezionali; persino il severissimo Sant’Agostino affermò che l’aborto è crimine solo dal momento in cui il feto è pienamente formato, il che anche all’epoca era stimato tra il 40mo e 80mo giorno.
Cosa allora determina, da parte delle istituzioni, un comportamento più o meno restrittivo nei confronti qualcosa che nel corso dei millenni è sempre appartenuto alla sfera della coscienza e della decisione delle donne?
Si impone più che mai la questione di quanto l’aborto sia in verità una questione etica piuttosto che politica e di stabilire se la politica sia mai stata in grado di risolvere una qualsivoglia minima questione etica o semplicemente, se sia stata sempre interessata alla salvaguardia delle sue strategie per mantenere inalterato e possibilmente accrescere il proprio potere.
testo e opera A. Iurilli Duhamel
category: Metamorfosi del Femminile - February 4, 2010 12:23 PM
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NUOVE ALCHIMIE FEMMINILI
Wednesday June 3, 2009
Jung nell'opera "Donne in Europa", (1927) afferma:
"Dio stesso non può prosperare se l'anima dell’uomo è alla fameitalic".
La psiche femminile può colmare questa carenza perché rappresenta la funzione di “Eros”, può quindi, unire ciò che “Logos” separata. Attualmente donna si trova di fronte ad un compito umano e culturale di enorme portata; per molti versi questa sfida può essere considerata l'alba di una nuova era e, dopo aver raggiunto una maggiore indipendenza economica e sociale, può finalmente iniziare a realizzare aspirazioni molto più profonde e a far sentire la sua vera voce.
Può divenire colei che è in grado di costruire un ponte tra un’era che ha avuto bisogno di negare il passato ed nuova era che invece, vuole recuperare tutto quanto è stato negato ed è andato smarrito. Può infrangere le restrizioni claustrofobiche e le superficiali atmosfere della nostra cultura dominante e ottenere uno stile di vita ma soprattutto aria più sana e respirabile.
Il ruolo della donna arricchito della maggiore consapevolezza dell’archetipo femminile somiglia a quello di una levatrice che media la nascita di una nuova coscienza maggiormente in grado di riconciliare gli opposti dando vita a nuove sintesi creative che sono la condizione di base di una maggiore capacità di rapportarsi con l’intimità.
Può riscoprire e ristabilire quelle relazioni con il passato che sembravano semiestinte ormai da secoli, può dare nuovo vigore a quei valori utili per la protezione della vita. Può porre fine agli esasperati giudizi esteriori che riducono la vita a semplici categorie, cstigmatizzandola e demonizzandola a favore di una qualunque finalità di potere politico, religioso o commerciale. Può finalmente consacrare se stessa all’ambito sogno della propria indivisibilità e di quella della vita in generale.
Jung ha posto l’attenzione sul fatto che il destino della terra dipende dall’individuo, dalla capacità di donne e uomini di rapportarsi con la loro anima, di divenire coscienti di quelle parti più oscure e sconosciute della loro personalità: I sentimenti e gli istinti più profondi che sono alla base dell'immaginazione creativa.
Questa dimensione istintuale progressivamente separata dalla coscienza nel corso dei secoli, è la matrice della nostra vita creativa ed è molto più antica e più saggia di quella parte relativamente giovane chiamata Mente.
La consapevolezza della dimensione istintuale e l’immensità delle relazioni a lei correlate rappresentano un salto evolutivo veramente importante ma ha bisogno di una perseverante integrazione nel nostro quotidiano se vogliamo evitare di cader vittime nelle mani di autorità politiche e religiose, che senza soluzione di continuità si pongono in termini utilitaristici, idelogici, dogmatici e collettivi piuttosto che nei termini di quanto sia realmente benefico per le persone che pretendono di dirigere e governare, vale a dire in termini etici piuttosto che politici.
L’immaginazione, la libertà e la creatività di un’intera cultura possono essere irrimediabilmente danneggiate quando viene meno la consapevolezza e la comprensione del condizionamento politico sociale e religioso nei confronti dell'istinti e dei sentimenti genuini. La riscoperta del principio femminile, equivale ad un principio di guarigione perché è portatrice di nuova sensibilità che si pone come antidoto nei confronti dei danni perpetuati verso la natura ed il corpo, tentando di restituir loro la legittima sacralità di cui furono stati un tempo investiti.
La donna dunque, si riappropria della sua vera voce, dei suoi valori più autentici aspirando ad una visione di se maggiormente integra, mentre l'uomo si arricchisce delle nuove sembianze di difensore della vita , un ruolo totalmente diverso da quello antico; non più soldato bensì difensore e sostenitore dei valori spirituali che trascendono il desiderio di potere e di gloria .
Una natura ed un’umanità piagate e avvelenate sino al limite del non ritorno, attendono di essere guarite. L’armonia desidera sostituirsi al rumore e alla cacofonia, l’antica spaccatura che ha visto schierati il pensiero intuitivo contro quello razionale, le facoltà della mente dal corpo e dall’anima, necessitano di riparazione se desideriamo che il tempio della nostra umanità possa essere nuovamente illuminato dal fuoco sacro ed inviolabile della vita.
Le consuete barriere erette fra tradizione e modernità hanno bisogno di essere appianate per mettere in primo piano, la priorità della guarigione della nostra anima ferita a morte da secoli di distruttività nei confronti della natura dentro e fuori di noi, sopratutto se vogliamo restituirle la facoltà di illuminarci ed ammonirci dalla tendenza di ritenerci dei e dall’illusione di continuare a credere che la conoscenza possa sostituire la saggezza.
L’attivazione del principio femminile riporta a galla l’immagine di un’anima capace di collegarsi alla natura e alla vita degli istinti, carburante naturale ed essenziale della nostra immaginazione e creatività. e' un processo di trasformazione in cui donne e uomini dotati di un certo grado di consapevolezza si orientano verso nuovi obiettivi etici che hanno a cuore tutte le possibili interconessioni a livello biologico umano e sociale; a discapito del vecchio atteggiamento di conquista della natura avremo la comprensione di tutti i suoi sacrosanti nessi biologici da cominciare a rispettare nuovamente, sperando di ostacolare il più possibile il corso degli eventi distruttivi, che follemente abbiamo messo in atto.
Di fronte agli imminenti pericoli abbiamo più che mai bisogno di rispolverare gli antichi sentimenti di relazione con la sacra terra e il sacro universo, rispondendo a quell’istinto che ci sprona a muoverci urgentemente per ripristinare l’antico atteggiamento di custodi della vita, uomini e donne uniti in una relazione di cooperazione per gli interessi della vita e quella del pianeta prima che sia troppo tardi.
opera e testo Antonella Iurilli Duhamel
category: Metamorfosi del Femminile - June 3, 2009 09:06 AM [edited: August 23, 2010 10:36 PM]
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SONO DONNA
Saturday March 7, 2009
Sono donna quando mi sveglio la mattina e non so mai cosa indossare.
Sono donna quando il trucco a volte aiuta a migliorare l’umore.
Sono donna quando per parcheggiare in retromarcia faccio almeno sei manovre.
Sono donna quando insisto per pagare il conto ma vorrei che lo pagasse l’uomo.
Sono donna quando indosso i tacchi tutto il giorno e mi lamento per il mal di piedi.
Sono donna quando la scelta della mia estetista è più importante di quella del mio commercialista.
Sono donna quando a un colloquio di lavoro sono più preoccupata per il mio abbigliamento che per il cv.
Sono donna quando piango al cinema e gli occhi mi si cerchiano di rimmel sbavato.
Sono donna quando rinuncio ai figli per la carriera.
Sono donna quando rinuncio alla carriera per i figli.
Sono donna quando ricevo complimenti osceni per strada.
Sono donna quando essere cortese autorizza qualche stronzo alla molestia sul lavoro.
Sono donna quando ho paura di girare da sola la sera.
Sono donna quando non mi sento rappresentata in parlamento.
Sono donna quando altri decidono se è giusto o meno interrompere la mia gravidanza.
Sono donna quando sono nervosa in premestruo.
Sono donna quando invecchiare mi terrorizza.
Sono donna quando fare shopping è come una droga.
Sono donna quando l’uomo vede solo le mie tette e non il mio cervello.
Sono donna quando esprimo un’opinione e non sono credibile perché troppo bella.
Sono donna quando esprimo un’opinione e dev’essere vera perché sono brutta.
Sono donna quando perdo il lavoro perché sono incinta.
Sono donna quando oltre al mio lavoro faccio anche la casalinga.
Sono donna quando per sistemarmi avrei dovuto sposare un uomo potente.
Sono donna quando fingo un orgasmo.
Sono donna quando uno stupro te lo sei meritato.
Sono donna quando difendo l’aguzzino se è mio marito.
Sono donna quando denunciare una violenza mi lascia sola.
Sono donna quando sono a dieta da una vita.
Sono donna quando sono troppo fragile.
Sono donna quando sono troppo forte.
Non ho bisogno di auguri, oggi.
Sono donna tutti i giorni.
anonimo
disegno AID
category: Metamorfosi del Femminile - March 7, 2009 08:16 PM [edited: March 7, 2009 09:17 PM]
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IL POSTO DELLE DONNE : ultima parte
Thursday February 26, 2009
La visione della Woolf dunque, crea un collegamento tra conflitto di genere e conflitto di stati; anche se la condizione femminile sembra aver stabilito un maggior equilibrio di forza e potere. Di fatto lo squilibrio esiste ancora ed è molto lontano dall’essere stato risolto. Le quattro forme di dominio maggiori: razza, classe, genere e natura, rimangono tuttora roccaforti inaccessibili.
La natura, le donne e i più deboli (nel loro processo di asservimento) sono ritenuti ancora elementi passivi, comparse silenziose, piuttosto che protagonisti di valore che finiscono con il costituire un invisibile sfondo utile ai veri protagonisti del potere assoluto.
Virginia Woolf si rivela profetica a proposito del rapporto pace-donna e creatività quando si chiede: come sarà la donna che avrà pari opportunità maschili di accedere ai luoghi del sapere e del potere? Sarà essa in grado di non smarrire sé stessa nell’avidità di controllo? Potrà sottrarsi al rischio di divenire anch’essa possessiva, gelosa, aggressiva, troppo sicura di sé e del “giudizio immutabile di Dio, della Natura e della Proprietà”?
Per questi motivi, la Woolfe pone una condizione al dono della seconda ghinea: che la beneficiaria si adoperi affinché una volta giunte in alto, queste nuove donne emancipate siano di aiuto a qualunque essere umano, senza distinzioni di sesso, razza o religione ad intraprendere la professione prescelta.
La ‘terza’ ed ultima ghinea invece viene donata all’avvocato che le ha inviato la lettera, senza condizioni, in piena libertà in quanto: “l’unico diritto di supremo valore per tutti gli esseri umani, il diritto a guadagnarsi da vivere, è già stato conquistato”.
Tuttavia la Wolfe si rifiuta di entrare a far parte dell’associazione di cui fa parte l’avvocato, nonostante la bontà della sua missione: la diffusione dei diritti dell’individuo, l’opposizione alla dittatura, il perseguimento dell’ideale democratico dell’uguaglianza di tutti i cittadini:
“…così facendo annegheremo la nostra identità nella vostra; entreremo, riproducendoli e rendendoli ancora più profondi, dentro i vecchi slabbrati solchi lungo i quali la società […] va gracidando con insopportabile coralità: trecento milioni spesi per gli armamenti. Cancelleremmo la visione che la nostra esperienza della società ci ha aiutate a intravedere”.
Piuttosto ella propone la fondazione di una nuova società: la Società delle Estranee (così chiamata per essere coerente con i fatti della storia che riguardano le donne, della legge e della psicologia femminile). Una libera associazione di figlie degli uomini colti che si impegneranno a guadagnarsi da vivere, a far ottenere alle madri uno stipendio tale da permettere loro un pensiero e una volontà autonome, a denunciare ogni prevaricazione o abuso all’interno del lavoro, a non guadagnare più del necessario, a rifiutare qualsiasi partecipazione diretta o indiretta alla causa della guerra, a ritirarsi da ogni competizione, a rifiutare incarichi ed onori, a operare attività di verifica ed eventualmente di critica in tutti i campi (dalla religione alla scuola, dall’arte alla politica…). Una Società che persegue gli stessi fini dell’associazione dell’avvocato, ma che cerca di raggiungerli con mezzi diversi che provengono da ben altra educazione, da una specifica visione ed interpretazione del mondo che va molto al di là degli stretti confini maschili: “In quanto donna non ho patria. In quanto donna, la mia patria è il mondo intero”.
La continua violenza alla quale le donne sono soggette, la dice lunga su quanto certi meccanismi di potere mantengano inalterati certi squilibri a favore delle classi e dei generi e delle nazioni dominanti. È innegabile che ci sono stati indubbi miglioramenti nella condizione femminile specie nei paesi maggiormente industrializzati, ma queste conquiste non rappresentano un dato di fatto, un diritto acquisito ad Aeternum. L’abuso nei confronti dei più deboli è una pratica costantemente in agguato e le donne, soprattutto quelle più povere e meno colte, sono tuttora quelle più esposte.
Saranno le donne a fare la pace? dice David Grossman nel suo libro A un cerbiatto somiglia il mio amore; noi non possiamo che augurarcelo, ma per fare la pace le donne devono abbracciare la via della disobbedienza nei confronti di un sistema politico promotore di conflitti senza soluzione di continuità, iniziando a rifiutare il linguaggio astratto ed ideale per calarsi in una dimensione maggiormente corporea ed emozionale, ripristinando e valorizzando le sue naturali capacità di empatia.
La ricerca della pace è soprattutto un affinamento di sensibilità; grazie ad essa possiamo renderci conto di quanto la conoscenza abbia bisogno di minare l’ignoranza; la compassione di dissolvere l’intolleranza; l’attivismo coordinato di sostituire l’accettazione passiva e la disperazione; il dialogo di sostituire la sterile recriminazione; la giustizia innovativa di prendere il posto della vendetta; la moralità di sostituire le aride speculazioni del commercio e degli affari; ed il riconoscimento della universalità dei diritti umani di divenire una piattaforma comune imprescindibile ed inalienabile.
Testo e opera: Antonella Iurilli Duhamel 2009
V. Woolfe, Le Tre ghinee, Feltrinelli 2000
D. Grossman, A un cerbiatto somiglia il mio amore, Mondadori 2008
category: Metamorfosi del Femminile - February 26, 2009 11:11 AM [edited: February 26, 2009 11:12 AM]
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IL POSTO DELLE DONNE : Arte donne e diritti umani 1^parte
Wednesday February 25, 2009
“Dove, dopo tutto, cominciano i diritti umani universali? Nei piccoli luoghi, vicino a casa....., così vicini e così piccoli che non possono essere visti su una qualunque mappa del mondo. Eppure essi sono il mondo dell’individuo; il vicinato con cui egli vive; la scuola che frequenta; la fabbrica, la fattoria o l‘ufficio in cui lavora.
Questi sono i luoghi in cui ogni uomo, donna o bambino cerca eguale giustizia, eguali opportunità, eguale dignità senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno significato lì, hanno poco significato in qualunque altro luogo. Senza un’azione d’impegno civile per applicarli vicino a casa, cercheremo vanamente il progresso in un mondo più grande”
Eleanor Roosevelt, New York, 27 marzo 1958
Con queste semplici e incisive parole Eleanor Roosevelt ci chiarisce la relazione esistente tra etica, politica e diritti umani. I diritti umani riguardano la sfera dei valori personali e, in quanto tali, richiedono sensibilità verso noi stessi, i luoghi e le persone a noi vicine.
Questi diritti, dunque, non sono astratti; nascono e vengono rispettati a partire dalle relazioni più intime. Risulta sterile, oltre che puerile, attendersi che siano i governi ad operare in tal senso servendosi di una mirata politica. La politica, oltretutto, ha smesso da tempo immemorabile di assolvere alla sua funzione di mediatrice dei conflitti in vista del bene comune; al contrario, la politica è spesso responsabile di numerose guerre e, paradossalmente, risulta frequente la scelta di una guerra motivata da ragioni di pace, noncuranti delle conseguenze disastrose per la natura ed i più deboli.
Le parole di Eleanor Roosevelt costituiscono un incitamento a ripristinare i valori di unicità e di sensibilità. Le guerre, ed ogni forma di omicidio razionalmente organizzato e preordinato, sono tollerate solo perché il nemico è un principio immateriale. Il singolo essere umano, privato del riconoscimento del suo carattere di unicità, svuotato di tutto ciò che ne fa una persona fisica reale, è ridotto ad un concetto generico ed astratto che cessa di essere un valore insostituibile; a quel punto la sua morte non suscita più orrore, diventa razionalmente ed emotivamente tollerabile.
Come si pongono le donne nei confronti di questa alienazione generatrice di conflitti senza soluzione di continuità? Quale è oggi la loro reale posizione nei confronti dei diritti umani in generale e nello specifico verso diritti violati delle donne?
Può l’arte ai nostri giorni costituire un antidoto contro barbarie e distruttività ed assolvere ad una funzione di sensibilizzazione per la salvaguardia di tali diritti?
Possono ancora le donne essere promotrici e sostenitrici della pace intesa nel suo valore più profondo, come equilibrio e valorizzazione di tutti gli elementi costitutivi della società?
È possibile tuttora sperare in un recupero da parte delle donne dell’anticha funzione di guaritrice perfettamente in osmosi con la natura, pur nel riconoscimento di quella differenza ed unicità che costituiscono la sua ricchezza?
Anche nel mondo dell’arte la natura si è quasi completamente dissolta. Il panorama artistico delle culture occidentali industrializzate propone costantemente sperimentalismi spesso fini a sé stessi e slegati dalla realtà dell’umanità, che persino nelle condizioni più disperate tende sempre verso l’unità e l’universale.
Nei romanzo "Le tre ghinee” Virginia Woolf suggerisce una via di accesso alla costruzione della pace che parte dal basso, dall’educazione e dalla creatività, e per realizzare questo prezioso progetto offre tre ghinee. La ‘prima’ ghinea è offerta a condizione che sia ricostruito un college “giovane e povero”, mirato alla formazione di coloro che sapranno validamente contribuire alla prevenzione della guerra; in questo college saranno insegnate medicina, matematica, musica, pittura e letteratura, ma anche, e soprattutto, psicologia per comprendere la vita, gli altri e l’arte dei rapporti umani. La creatività avrà la priorità in tutti gli insegnamenti e sarà utilizzata per imparare l’arte di vivere, promuovere l’unione di corpo e mente. La competitività sarà bandita assieme all’esibizionismo, ai diplomi, ai sermoni e alle conferenze, a favore della libertà e della genuina voglia di imparare .
La ‘seconda’ ghinea è offerta per aiutare le donne a guadagnarsi da vivere; perché guadagnarsi da vivere è la prima forma di emancipazione nei confronti del potere maschile; è la condizione che mantiene le donne lucide e critiche nei confronti di quell’embrione di insetto che altrove viene chiamato ‘dittatore’; quel tipo di ente umano convinto di avere il diritto, derivato da Dio, dalla natura, dal sesso o dalla razza, di imporre la propria volontà; “…che diritto abbiamo noi […] di predicare ad altri paesi i nostri ideali di libertà e giustizia, quando ogni giorno della settimana dai nostri giornali più influenti sbucano fuori insetti come questo?”.
Continua
Antonella Iurilli Duhamel
category: Metamorfosi del Femminile - February 25, 2009 01:01 PM [edited: February 25, 2009 02:45 PM]
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A VOLTE IL TEMPO NON CI CAMBIA
Monday January 12, 2009
Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
l’ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.
Fernando Pessoa
Divenire ciò che siamo è una trasformazione che ha in se il sapore della perdita e del rinnovamento, come un albero che ha bisogno di perdere le sue foglie per ritornare a fiorire.
Un processo che ci richiama la sensazione di qualcosa di inevitabile: ci perdiamo l’un l’altro, non ci vediamo più, relazioni e persone importanti diventano solo un ricordo a volte bello ed altre dolorosissimo lasciando cicatrici profonde.
Altre volte accade di rendersi conto che certe persone sono così ancorate nei nostri cuori da oltrepassare distanze e tempo e quando miracolosamente ci si ritrova è come essere sempre stati assieme. Nulla è cambiato a parte qualche ruga in più e il fardello degli anni.
Cambiamo un po' ogni giorno ma a volte il tempo non ci cambia anzi ci trasforma nella nostra autenticità, il tempo che ci fa sentire dolore e gioia per tutto quanto abbiamo vissuto coprendo di dolcezza anche le esperienze più tristi eppure vibranti perché profondamente vissute.
Antonella Iurilli Duhamel
http://it.youtube.com/watch?v=qCbLpOPqv5s&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=TAK2_tVPsIM&feature=related
Antonella Iurilli Duhamel
opera AID
category: Metamorfosi del Femminile - January 12, 2009 09:47 AM [edited: January 18, 2009 03:34 PM]
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NUOVO ETHOS FEMMINILE II parte
Saturday November 29, 2008
Questo "ethos” femminile ha come obiettivo la necessità di custodire, servire e nutrire la vita, non intende imporre una ideologia o una religione ma costituisce il passaggio dal modello di “dominazione” che prevede l’uso della manipolazione, della colpevolizzazzione e della paura a vantaggio di interessi personali, politici o religiosi ad un modello di “cooperazione" che riconosce il valore di una nuova coscienza essenzialmente fondata sulla compassionevole consapevolezza del legame indissolubile che esiste tra noi e il resto del creato.
Nel Neolitico e nell'età del Bronzo, si credeva che la donna disponesse di un un magico collegamento con la terra, con le piante gli alberi, gli animali e con i ritmi della natura. La sua identità era associata alla fertilità della terra e il suo ruolo era quello di di co-creatrice attivamente coinvolta nella vita della natura. La donna da tempo immemorabile ha sperimentato se stessa come veicolo e nutriente fondamentale della vita e grazie a queste esperienze propriocettive primarie si sono successivamente venute a delineare l’immagine e le qualità della Grande Dea Madre Natura.
In era cristiana, la donna subisce gli effetti delle proiezioni negative di una casta sacerdotale che vede in lei la personificazione del male, in quanto discendente di Eva. Il suo corpo non più sacro non più allineato con la natura diventa l’emblema della tentazione, del peccato e della sofferenza del mondo.Gli scritti S. Girolamo di S. Agostino di Calvino sono una eloquente testimonianza della misoginia che ha abbondantemente contaminato la cultura cristiana.L'immagine di Dio epurata dall’elemento femminile, si disfa dei sentimenti e dei valori legati al femminile cedendo il passo alla paura, al peccato alla dominazione e soprattutto alla sottomissione del ruolo femminile.
La seconda guerra mondiale è stata testimone di un cambiamento del tradizionale ruolo femminile, grazie al maggior coinvolgimento nella vita sociale dovuta all’assenza degli uomini coinvolti in prima persona sui campi di battaglia . Gradualmente la ribellione nei confronti di un ethos patriarcale punitivo ha restituito alla donna l’accesso al grande serbatoio della sua creatività dando voce ai suoi talenti e ha cominciato a recuperare quel ruolo legittimamente vissuto in culture prepatriarcali, come quello di guaritrice, di sibilla, o di sacerdotessa in virtù del suo profondo e genuino legame con la vita.
La donna però si trova ancor oggi in grandi difficoltà quando tenta di dare valore a sé stessa, ai suoi pensieri alle sue emozioni: spessissimo si ritrova prosciugata dalle richieste di una doppia vita che da un lato le impongono di utilizzare gli stessi mezzi maschili pur di ottenere maggior rispetto e potere e dal’altro di mantenere il tradizionale ruolo di sposa e di madre.
Il pericolo è il depauperamento costante della sua energia nel tentativo di adattarsi ad un sistema di vita che la rende ancora una volta oggetto. La valorizzazione del suo nuovo status sociale, non necessariamente si traduce in una maggiore sensibilità verso se stessa, i propri bisogni primari la sua salute la sua vera identità; purtroppo il maggiore potere politico economico di cui dispone molto spesso la porta ad alienarsi dai suoi valori più profondi e dalla sua peculiarità di custode della vita.
....segue
opera AID
category: Metamorfosi del Femminile - November 29, 2008 04:08 PM [edited: November 30, 2008 09:57 AM]
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NUOVO ETHOS FEMMINILE
Thursday November 27, 2008
Le sculture di Henry Moore sono impregnate di energia arcaica femminile: le sue opere sono abitate da gigantesche forme muliebri che rimandano ad un numinoso femminile calmo onnipresente, eterno.
Nel dipinto “Persone che guardano ad un oggetto legato”, si staglia maestosa in un paesaggio desertico una enorme figura avvolta in una sindone e legata da corde, mentre, microscopici esseri umani assistono con meraviglia all’emergere dell’archetipo femminile nel paesaggio umano.
Jung nel suo libro Mysterium Conjunctionis afferma che il fato di ogni dogma è infine trovarsi privo di spirito.La vita necessita costantemente di trasformazione, e quando un dogma perde la sua vitalità, ha più che mai bisogno di attivare l'archetipo che ha sempre aiutato l'uomo a esprimere il mistero della sua anima.
Gli ultimi cinquanta anni sono testimoni dell’attivazione dell’archetipo femminile che come un inarrestabile magma ha portato a galla forme di conoscenza arcaica, simboli, misticismo, e immagini mitologiche riferite alla dea. Il principio femminile ha cominciato nuovamente ad assumere forma, significato ed identità separate, promuovendo un grande bisogno di cambiamento dei valori maggiormente legati alla natura, al cosmo, all’anima .
Un cambiamento che auspica la partecipazione ad universo sacro, la ricerca di una partnership consapevole al posto di un sistematico bisogno di dominazione e sopraffazione, il rinnovato desiderio di essere utili e proteggere piuttosto che piegare e dominare a proprio piacere in nome di alibi più o meno santi e legittimi.
L’affioramento del principio femminile vede la nascita di una maggiore coscienza del Sé, e tende a diffindersi a macchia d’olio ponendo tutte le forme di vita allo stesso livello di valore.
Secondo Jung, la Bolla pontificia Magnificentissimus Deus promulgata da papa Pio XII l’1 novembre 1950 preannunciava questo grande cambiamento nella psiche collettiva dell'umanità: L’archetipo femminile personificato dalla vergine Maria assurgeva al cielo con il nome di “Regina Coelo”,con anima e corpo.
Jung prevedeva una evoluzione della coscienza e la realizzazione del "matrimonio sacro " : L’unione degli archetipi maschile e femminile ,la riunione di spirito e natura , mente e anima, pensiero e sentimento. dio-testa.
Siamo alle soglie di una nuova dimensione, quella di una maggiore forza della manifestazione dell’archetipo femminile, anche se molti non riescono a percepirlo affatto oppure tendono a confonderlo con un maggiore potere economico da parte delle donne.
L’emergere dell’archetipo femminile non riguarda solo le donne ; è un tipo specifico di consapevolezza, è uno stato di coscienza paricolare, è l’affioramento di un nuovo modello etico è un risveglio evolutivo di proporzioni globali, che riporta lo spirito all’interno dei nostri corpi rivoluzionando valori e credenze.
.....segue
category: Metamorfosi del Femminile - November 27, 2008 09:23 PM [edited: November 28, 2008 06:52 PM]
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VACUITA'
Saturday November 15, 2008
Se ricordo chi fui diverso mi vedo,
e il passato è il presente della memoria.
Chi sono stato è qualcuno che amo, me soltanto nei sogni se non l'istante mi riconosce.
Nulla il mio stesso ricordo, e sento che chi sono e chi sono stato sono sogni differenti.
F.Pessoa
Essere. Apparire... Apparire....Essere,quale il confine?
Quanto di sincero, di concreto, quanto di noi stessi svela il modo di mostrarci agli altri nella nostra esteriorità,nel nostro apparire?
Quanto siamo in grado di leggere la verità di chi ci sta innanzi quando la negazione del nostro istinto animale ci fa credere in qualunque travestitismo?
Qual è il confine tra ciò che si è e l’immagine esterna che si proietta da noi, in noi?
Quanto il vuoto interiore spinge a ricercare spasmodicamente un riflettore sempre acceso nonostante il rischio di bruciarsi come falene alla luce a impietosa della realtà del mattutina?
Ogni giorno si incontrano persone che millantano di essere quello che non sono, che mentono sapendo di mentire o che semplicemente spingono il limite della verità un po’ più in là, per dimostrare di essere migliori, per acquistare credito presso qualcuno oppure scisse, schizoidi inconsapevoli delle proprie azioni?
False identità di disancorate dalla natura incapaci di autorigenerazione vacui vessilli d’anima vagano come vampiri assetati eppure incapaci di attingere e contribuire al fiume della vita
Antonella Iurilli Duhamel
opera A.I.D. 2008
category: Metamorfosi del Femminile - November 15, 2008 09:02 AM [edited: November 15, 2008 09:21 PM]
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MATRICI ultima parte
Tuesday September 23, 2008
Circa 2000 anni a.C. l'immagine del Grande Padre, creatore primo di ogni forma di vita, comincia a sostituire quella della grande Madre. Questa trasformazione è evidente soprattutto nelle culture giudaico cristiane dove l'immagine di un Dio inteso come mente o intelligenza creativa prende il posto di quella precedente precedente, di una dea intesa come utero creativo e contenitivo. Ma le radici di tale spaccatura sono già rintracciabili in un mito descritto 1000 anni a.C. il poema epico babilonese Enuma Elish
In questo poema sulla creazione, il dio Marduk uccide la regina madre Tiamat, spacca il suo corpo in due metà dal capo fino ai piedi, e da queste due metà sono originati cielo e terra.
Il mito babilonese ha influenzato enormemente l'immagine che i cristiani si sono fatti di Dio. Questo mito indica anche i primi passi dell'evoluzione della coscienza dell'uomo verso la formazione di un ego autocosciente che emerge dalla matrice istintuale. Marduk rappresenta l'Ego, Tiamat il mare degli istinti.
L'IO comincia a separarsi dal pauroso mare dell'istinto e dei sentimenti dando origine ad una nuova forma di spiritualità non più immanente, ma trascendente: in altri termini, non più ancorata alla terra.
Si tratta di un simbolo molto importante che pone l'accento sul processo in atto da 4000 anni: il costante allontanamento dalle nostre matrici naturali, la polarizzazione del genere sessuale degli archetipi, la dualità esasperata del nostro modo di pensare, e la ipervalutazione del maschile.
Nel corso di 4000 anni di civilizzazione ogni aspetto della realtà tradizionalmente associato al femminile: Principi, natura, donna, corpo, è stato gradualmente sostituito da: Spirito, mente, uomo.
Di pari passo l'idea dell'anima, quale invisibile rete vitale che poteva mantenere collegate queste dualità, si è perduta lasciando il passo all'idea di uno spirito separato dal basso, dalla natura. Un'idea che considera l'uomo mentalmente e spiritualmente superiore alla donna, ed il pensiero superiore ai sentimenti.
Queste concezioni, largamente supportate dalla religione e raccolte dalla medicina e da altre scienze, hanno condizionato inesorabilmente il modo in cui le cose dovevano andare tra uomo e natura, tra uomo e donna.
Sebbene a partire dal XVI secolo la scienza abbia cercato di separarsi dalla religione tentando di opporvisi, non è riuscita a liberarsi da quelle attitudini rigide ed antitetiche nei confronti della natura considerata pericolosa, insensata e separata da noi. La metafora della conquista, del controllo e del dominio dell'uomo nei suoi confronti, era oramai divenuta una sorta di seconda natura.
Cosa ha reso possibile un tale cambiamento?
Cosa ha portato líuomo a considerarsi superiore alla natura? Cosa gli ha fatto credere che la sua vita sia separata da quella del resto del mondo, che non esista uníinterdipendenza, che non si faccia parte di un tutto pi˘ grande e comune a tutte le creature? Cosa ci fa credere di essere in diritto di dominare e di sfruttare rapacemente senza renderci conto del male che ne deriva per tutti?
E' una risposta alla quale dovremmo far in fretta a rispondere; le conseguenze dellíalienazione, dell'insensibilità dello stato di guerra quotidiano dentro e fuori di noi, ci stanno portando ormai ai margini delle nostre possibilit‡ vitali.
Purtroppo ammettiamo e ci rendiamo conto di tale malessere solo nei casi di estrema disperazione. Il più delle volte il tutto viene pietosamente o inconsapevolmente liquidato ricorrendo alla la diffusissima abitudine della negazione. ù
Ciò nonostante, sempre pi˘ persone avvertono un profondo senso di disperazione, di angoscia, percependo sempre con maggior chiarezza che qualcosa Ë sicuramente fuori da ogni equilibrio.
Lo stress ed il disorientamento di molti dipende dallíincapacità poter scorgere qualcosa al di là dellíorizzonte umano, per ciòche concerne il senso di relazione e di intimità.
Uomini, donne e bambini, si trasformano giorno per giorno nelle vittime di un mondo caratterizzato da un ethos competitivo e disumano.
Il paradosso è che persino le donne, nel loro tentativo di entrare in un mondo tuttora controllato da principi maschili, destinano e condannano se stesse a copiare gli uomini, assimilando modelli non propri sia da un punto di vista energetico che psicologico, pur di non essere da meno nella forsennata e compulsiva corsa verso potere, controllo e conquista.
Lo stress e l'ansia che alla fine ne derivano sottraggono tempo e capacità per instaurare e mantenere una qualsivoglia relazione sia con se stessi quanto con il resto mondo. Ma ancora più paradossale è che certe strategie di potere non esistano esclusivamente in ambito politico ed economico, ma persino all'interno delle pi˘ comuni dinamiche familiari.
Lo psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung ha dedicato tutto il suo lavoro e la sua vita alla comprensione della dissociazione maschile e femminile, oltre che al rapporto uomo-natura, evidenziando come l'integrazione di quelle parti femminili negate e perse, insieme con quelle maschili, sono la condizione indispensabile per la sopravvivenza della nostra specie; altrimenti questa dissociazione, che non corrisponde più ad una semplice divisione di generi sessuali ma ad una pericolosa spaccatura della personalità dell'uomo moderno, non avrà altra via dí espressione che quella della proiezione ad oltranza, generatrice di conflitti sanguinari sia nelle relazioni personali ed interpersonali, quanto in maniera più allargata nel resto del mondo.
Abbiamo un disperato bisogno di umanizzarci, di ritrovare la grazia, la bellezza e l'armonia.
Abbiamo bisogno di dissotterrare la voce della saggezza calpestata da quella dellíesclusivo tornaconto personale.
Antonella Iurilli Duhamel
category: Metamorfosi del Femminile - September 23, 2008 08:37 AM [edited: September 23, 2008 08:39 AM]
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MATRICI I parte
Friday September 19, 2008
Viviamo in una cultura che ha attribuito un'eccessiva preponderanza ai valori maschili ed alla psiche, negando e cancellando quelli femminili e con loro la dimensione del cuore e del sentire.
Il progresso tecnologico, la conquista scientifica ed il potere politico sono diventati obiettivi prioritari ed ampiamente condivisi. L'uomo moderno è portato a pensare che il mondo fisico è l'unica realtà oltre la quale non è possibile alcuna possibilit‡ di trascendenza.
Come siamo giunti a tanta aridità? Una volta l'intero cosmo era visto e sentito come un essere vivente. La radice del concetto dell'anima, come realtà femminile ed utero contenitivo, era la grande Madre o le grandi dee dell'età del Bronzo: Iside, Hathor in Egitto e Gaia in Grecia......
Per migliaia dí anni queste dee personificarono il principio della relazione, dell'intima interconnessione ed interdipendenza di ogni aspetto della vita; le stelle, le rocce, i fiumi, tutto era considerato vivo, inviolabile: sacro.
L'esperienza primaria dell'uomo del 2000 a.C. consisteva in una partecipazione o meglio una comunione mistica con tutte le forme di vita, un senso di appartenenza ad un universo numinoso. Abbiamo perso questa sensibilità e questa consapevolezza sostituendole con un arido materialismo al quale abbiamo attribuito un valore assoluto di realtà.
E' interessante oltre consolante notare quanto la fisica moderna si avvicini sempre più a nozioni dell'universo più arcaiche. Per esempio, si è appena scoperto quella che chiamano l'undicesima dimensione è una membrana di estensione illimitata contenente un infinito numero di universi paralleli in continua nascita e dissolvenza. I fisici sostengono che è invisibile agli occhi ma nello stesso tempo proprio accanto alla nostra pelle. Il nome di quest'ipotesi è. " M", e sta sia per madre che per membrana.
Somiglia alla descrizione moderna di un'anima cosmica, alla definizione del Tao tramandataci dal filosofo cinese Lao Tze, nato 600 anni prima di Cristo:
"Una grande Madre, vuota eppure inesauribile, capace di dar vita ad innumerevoli mondi".
Antonella Iurilli Duhamel
category: Metamorfosi del Femminile - September 19, 2008 02:23 PM [edited: September 19, 2008 02:25 PM]
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ATENA e EVA ultima parte
Thursday September 18, 2008
Fonti gnostiche del I secolo ci danno testimonianza di un’altra versione del mito di Eva la quale non è inizialmente punita per la conoscenza che porta al mondo, ma solo successivamente quando angeli gelosi del suo potere la attaccano costringendola a volare via con il suo spirito mentre il suo corpo rimane sulla terra.
La spaccatura Spirito-Corpo avviene ogni qualvolta un individuo è abusato, ogni qualvolta i suoi confini risultano violati e la sua integrità calpestata. Lo spirito di Eva afferma: "Non posso stare qui, non sono accettata, tornerò quando ci sarà nuovamente bisogno di me e sarò accolta e rispettata; per ora mi ritiro e curo la mia ferita”.
Nella Genesi, invece, uomini e donne in eguale misura sono puniti a causa del peccato che Eva ha commesso nello sperimentare e nell’introdurre conoscenze proibite.
Gradualmente nel corso dei secoli i miti sono divenuti inconsci, pertanto necessitano di rielaborazione in quanto possono illuminarci sui cambiamenti che sono avvenuti nella storia dell’umanità a livello dei nostri stati di coscienza. Si potrà notare come caratteristiche e attributi inizialmente ritenuti prerogativa del femminile, siano stati successivamente cooptati e inglobati da divinità maschili. Nel caso di Atena, la forza e l’attitudine militare sono divenuti elusivo appannaggio del maschile, mentre altre qualità del femminile, come: intuizione, emozione, sensibilità, magia sono state sminuite e demonizzate
Ci si poteva aspettare che almeno la nascita rimanesse un’area riservata alle donne, ma nella nuova mitologia maschilista anche la nascita diviene un fatto di uomini, e così Atena spunta dalla testa di suo padre ed Eva dalla costola di Adamo; come se il potere di dare la vita fosse all’improvviso diventato troppo importante e decisivo per essere lasciato in mano alle donne.
Ne è scaturita una concezione che idolatra le funzioni del maschile al di sopra di ogni cosa e a totale detrimento di quelle di quelle del femminile.
Purtoppo una vita cosi unidimensionale tronca a metà la piena potenzialità di un essere umano e si traduce in un vuoto di emozioni, nella mancanza di senso, nell’assenza, una piena dimensione spirituale; questo disgraziatamente non si riferisce solo agli uomini, ma anche alle donne e all’intera società perché tutti sono impregnati da questo squilibrio
Ricorrendo alla metafora gnostica della Creazione, la Dea così come lo Spirito di Eva, sono stati aggrediti e feriti; hanno dovuto lasciare la terra, ma forse quando saremo pronti tornerà ad aiutarci per completare la nostra crescita psicospirituale .
Antonella Iurilli Duhamel
Opera Antonella Iurilli Duhamel " La nascita di una Dea" 2008
category: Metamorfosi del Femminile - September 18, 2008 10:28 AM [edited: September 18, 2008 04:51 PM]
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ATENA ED EVA prima parte
Wednesday September 17, 2008
Prima degli ultimi 5000 anni, caratterizzati dal culto di divinità patriarcali, ed anteriormente alle culture di Babilonesi, Egizi, Ebrei, Greci Indu, Cinesi e Celti, ci sono prove dell’esistenza di culture matriarcali in concomitanza con una rivoluzione agricola che si sostituisce ad una economia basata sulla caccia e sulla raccolta. In queste culture la Dea non è caratterizzata dai tipici connotati patriarcali, che interpretano Dio come una forza sovrastante al di fuori di noi, al contrario, la divinità è intesa come l’esteriorizzazione di stati interiori: la proiezione di Psiche; Sé ed Anima; la personificazione dell’Energia che da forma e mantiene la vita sulla Terra.
In questa dimensione di cambiamento di prospettiva, molte divinità matriarcali hanno subito cambiamenti drastici, Athena e Eva, la prima donna, costituiscono un magnifico esempio di questo cambio di guardia. Athena, agli albori della sua apparizione, rappresentava la sapienza e la conoscenza nella loro forma più pura; era allo stesso tempo un guerriero armato e il paladino della agricoltura e dell’architettura; in altri termini: la personificazione della civiltà. Dopo la rivoluzione patriarcale, i suoi attributi di bellezza e saggezza rimasero alterati anche se sostanzialmente assoggettati a Zeus e agli altri dei dell’Olimpo.
Gli studi condotti da Carl Jung e Joseph Campbell ci hanno mostrato quanto la mitologia sia paragonabile ad una sorta di DNA, una specie di cartografia della Psiche che può farci comprendere cosa è accaduto all’interno di noi nel corso dei secoli. Nel caso di Atena, assistiamo alla trasformazione di una grande dea nella benemerita figlia di papà Zeus. Il suo passato di donna potente ed indipendente viene annullato; una volta inglobata dal padre, ritornerà al mondo partorita dalla sua testa, quindi come sua idea, e non più esistente di per sé.
Questo ribaltamento di valori a favore del maschile è evidente anche nell’Odissea. Nel poema epico, Ulisse si allontana dalla sua casa per conquistare il mondo, però man mano che si riavvicina ad essa è tenuto a confrontarsi con i simboli femminili di Atena, Circe, Calipso, Nife, amazzoni, sirene; tutti archetipi del femminile che competano l’umanità di questo eroe conquistatore del mondo superficiale. Il mondo del potere e del dominio sopra i nemici e sopra tutte le cose. Quando però non ci sono più nemici queste donne, ognuna a suo tempo e con quieto discernimento, gli insegna nuovi modelli di conoscenza e di saggezza. Quando la lotta è terminata, l’uomo ha la possibilità di sopprimere queste nuove possibilità di crescita e di umanizzazione oppure può armonizzarle all’interno di sé e nei confronti di quanto lo circonda. Questa momento spesso coincide con uno stato di apparente inattività. Tuttavia, questa gestazione che assimila elementi maschili e femminili integrandoli, rappresenta uno dei momenti più creativi della nostra esistenza, proprio come accadde ad Ulisse.
(continua)
Antonella Iurilli Duhamel
opera Antonella Iurili Duhamel
category: Metamorfosi del Femminile - September 17, 2008 10:20 AM [edited: September 18, 2008 10:22 AM]
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L'ETERNO RITORNO
Tuesday June 3, 2008
Coraggio è la mazza più micidiale: il coraggio ammazza anche la compassione. Ma la compassione è l’abisso più fondo: quanto l’uomo affonda la sua vista nella vita, altrettanto l’affonda nel dolore.
Coraggio è però la mazza più micidiale, coraggio che assalti: esso ammazza anche la morte, perché dice: "Questo fu la vita? Orsù! Da capo!".
Ma in queste parole sono molte squillanti fanfare. Chi ha orecchi, intenda. "Alt, nano! dissi. O io! O tu! Ma di noi due il più forte son io: tu non conosci il mio pensiero abissale! Questo - tu non potresti sopportarlo!"corsivo.
Qui avvenne qualcosa che mi rese più leggero: il nano infatti mi saltò giù dalle spalle, incuriosito! Si accoccolò davanti a me, su di un sasso. Ma, proprio dove ci eravamo fermati, era una porta carraia.
"Guarda questa porta carraia! Nano! continuai: essa ha due volti. Due sentieri convengono qui: nessuno li ha mai percorsi fino alla fine. Questa lunga via fino alla porta e all’indietro: dura un’eternità. E quella lunga via fuori della porta e in avanti - è un’altra eternità. Si contraddicono a vicenda, questi sentieri; sbattono la testa l’un contro l’altro: e qui, a questa porta carraia, essi convengono. In alto sta scritto il nome della porta: "attimo’corsivo’.
Ma, chi ne percorresse uno dei due sempre più avanti e sempre più lontano: credi tu, nano, che questi sentieri si contraddicano in eterno?". "Tutte le cose diritte mentono, borbottò sprezzante il nano. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo".
"Tu, spirito di gravità! dissi io incollerito, non prendere la cosa troppo alla leggera! O ti lascio accovacciato dove ti trovi, sciancato - e sono io che ti ho portato in alto! Guarda, continuai, questo attimo! Da questa porta carraia che si chiama attimo, comincia all’indietro una via lunga, eterna: dietro di noi è un’eternità. Ognuna delle cose che possono camminare, non dovrà forse avere già percorso una volta questa via? Non dovrà ognuna delle cose che possono accadere, già essere accaduta, fatta, trascorsa una volta? E se tutto è già esistito: che pensi, o nano, di questo attimo? Non deve anche questa porta carraia esserci già stata? E tutte le cose non sono forse annodate saldamente l’una all’altra in modo tale che questo attimo trae dietro di sé tutte le cose avvenire? Dunque - anche se stesso? Infatti, ognuna delle cose che possono camminare: anche in questa lunga via al di fuori - deve camminare ancora una volta! E questo ragno che indugia strisciando al chiaro di luna e persino questo chiaro di luna e io e tu bisbiglianti a questa porta, di cose eterne bisbiglianti - non dobbiamo tutti esserci stati un’altra volta? e ritornare a camminare in quell’altra via al di fuori, davanti a noi, in questa lunga orrida via - non dobbiamo ritornare in eterno?".
[...] l’ uomo é il più crudele degli animali : ecco che io muoio e scompaio , diresti , e in un attimo sono un nulla . Le anime sono mortali come i corpi . Ma il nodo di cause , nel quale io sono intrecciato , torna di nuovo , esso mi creerà di nuovo !
Io stesso appartengo alle cause dell’ eterno ritorno . Io torno di nuovo , con questo sole , con questa terra , con quest’ aquila , con questo serpente , non a nuova vita o a vita migliore o a una vita simile : io torno eternamente a questa stessa identica vita .
F. Nietzsche* Così parlò Zarathustra
opera A. Iurilli Duhamel, Fil rouge, 2008
category: Metamorfosi del Femminile - June 3, 2008 09:15 PM [edited: June 6, 2008 02:35 PM]
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CICLI
Sunday May 25, 2008
"Una donna sana è molto simile al lupo: robusta, consistente, dotata di forza vitale, apportatrice di vita, territoriale, inventiva, leale. La separazione dalla Natura provoca in lei un assottigliamento della sua personalità e le conferisce un’aria spettrale. Noi donne, non siamo venute in questo mondo per essere mezze vive, incapaci di slanci, di dare la caccia, di far nascere la vita, di creare.
Quando la vita delle donne diventa statica è giunto il momento di lasciare emergere la donna selvaggia: è il momento che le funzioni creative della Psiche inondino il delta…Il che vuol dire: tracciare il territorio, trovare il proprio branco, cominciare ad esistere nel proprio corpo con sicurezza ed orgoglio a prescindere dalle sue qualità e dai suoi limiti, di parlare e di agire in nome proprio, di essere sobria e cosciente, di stare in allerta, di attingere agli innati poteri femminili di intuizione e sensibilità, di aderire ai propri cicli, per trovare ciò che ci appartiene e con dignità erigersi i verso i massimi livelli di coscienza. “
Con queste parole la dottoressa Clarissa Pinkola Estes, una psicoanalista junghiana, apre il suo libro oramai divenuto storico negli studi della coscienza del femminile: /Donne che corrono con i lupi.
Alla luce di diciannove antichi miti, leggende e fiabe mette in evidenza la deprivazione inflitta ai valori del femminile da secoli di una cultura improntata sulla guerra dell’uomo nei confronti di tutto ciò che lo circonda.
Si tratta di diciannove racconti che ci ricollegano al mito della Donna selvaggia; un mito profondamente nascosto in qualche parte di noi.
In ogni donna alberga un essere “naturale” e selvaggio, una forza potentissima, formata da istinti, creatività passionale e sapere ancestrale. Il suo nome è: Donna Selvaggia. Purtroppo questo nome identifica una specie gravemente minacciata di estinzione ; benché la sua presenza sia innata, secoli di cultura e civiltà sessuofobica l’hanno soffocata, domata, talvolta annullata, repressa, usata, strumentalizzata, incanalata in sterili stereotipi.
La donna selvaggia è eliminata costantemente dall’implicita ingiunzione di essere perfetta a qualunque costo, il che oltre ad essere ridicolo, irreale, è sicuramente noioso; la perfezione richiede una posizione di stallo che non prevede cambiamenti; vivere secondo questi dictat può avere risultati disastrosi sulla salute mentale delle donne in particolare e dell’umanità in generale.
Il nostro Ego interferisce continuamente con la nostra natura istintiva: Una splendida persona entra nella nostra vita e noi ci scordiamo di noi vivendo esclusivamente in sua funzione,a volte facciamo un lavoro che non ci piace solo per amore dei soldi, oppure siamo portate a pensare che se faremo quella data cosa, la vita di qualcun altro diventerà di certo migliore; questo solo per citare delle tipiche situazioni fuori- confine con le quali tanta gente si trova a dover combattere quotidianamente. Quando si viene a perdere il contatto con la propria parte istintiva si finisce con il vivere al di fuori dei propri cicli-confine, piuttosto che al loro interno.
I cicli sono rappresentati da nascita, luce, energia, esaurimento, declino e morte ai quali seguono: incubazione e quindi la nascita di un nuovo ciclo vitale.
Tutto quanto è vivo è soggetto ai medesimi cicli , siano essi: I nostri figli,il nostro lavoro, il nostro corpo, le emozioni o la Natura
Quando una donna è in contatto con quella sensibilità mistica e pratica chiamata natura istintiva, allora sa quando è il momento di lasciare vivere o è giunta l’ora che le cose e intorno a lei muoiano.
Con questo tipo autocoscienza tipicamente femminile possiamo riscoprire la nostra essenza più profonda, il nostro istinto primordiale e vecchie idee vengono sostituite da innovazione in una sintesi creativa che va dal nostro mondo razionale a quello dell’immaginario e viceversa.
Antonella Iurilli Duhamel
opera A. Iurilli Duhamel, Cicli
, 2006
category: Metamorfosi del Femminile - May 25, 2008 08:31 AM [edited: May 25, 2008 01:01 PM]
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MISOGINIA ED EMOFILIA
Sunday April 27, 2008
Il maschilismo è come l’emofilia
Gli uomini se ne ammalano
Ma sono le donne a trasmetterla
Shirim Ebad
( premio nobel per la pace)
E dio negò la donna : una dura requisitoria contro le fedi che hanno 'negato' e di conseguenza oppresso, il femminile. Secondo Vittoria Haziel, la sua autrice, l'uniformità con cui fedi e culture ai quattro angoli del mondo hanno trattato la questione femminile per un verso è desolante, per l'altro desta indignazione. In entrambi i casi, sarebbe riduttivo condannare senza porsi la questione della ricerca di significato che questa triste storia porta con sé.
Haziel esplora in modo intuitivo la storia e l'attualità; la religione, e in particolare i tre monoteismi biblici, sono sul banco degli imputati - non potrebbe essere altrimenti.
Si perché il libro della Haziel evidenzia quano la violenza non sia perpetrata solo nel contesto islamico bensì in quello cristiano ed ebraico.
Infibulazioni e segregazioni sotto il burka, stupri, lapidazioni, divieti inconcepibili come quello saudita alla guida, o torture per soddisfare il puro godimento maschile come nel caso del bendaggio dei piedi in Cina.
I libri sacri sono pieni degli avalli di queste forme di violenza, nel Vecchio testamento abbiamo:” Voi mogli sarete sottomesse ai mariti come si conviene nel nome del Signore” o “Trovo che amara più della morte è la dona, la quale è tutta lacci. Una rete il suo cuore, catene le sue braccia. Chi è gradito a Dio la sfugge, ma il peccatore ne resta preso.
Questo ci rende l’idea di una donna equivalente a donna di servizio come d’altronde è toccato alla stessa Madonna, soggetta ad un ruolo secondario molto diverso da quello di gesù o di Dio.
La Haziel sottolinea che il nodo della questione è il mancato aggiornamento delle scritture sacre, basti pensare alle celebri parole di Gesù quando dice:
“ Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel fodo del mare."
Certo una affermazione del genere farebe pensare che Gesù era per la pena di morte , cosa che nessuno oserebbe pensare come il brano tratto dal Vangelo di San Marco, lascia supporre.
Hazel, afferma che bisognerebbe cominciare i testi sacri traducendoli nella nostra attuale cultura a partire dal sacerdozio femminile.
Tuttavia la Hazel non si limita ad un J’accuse nei confronti degli uomini le donne sono parte integrante di questa cultura misogina. Schiacciate da enorme responsabilità isolate tra loro sono impossibilitate a spezzare quelle catene che anche loro contribuiscono a tenere ben salde.
Un invito quindi alla partnership, alla riappacificazione tra i due sessi,
a liberarci da quell’imprintig di sottomissione che portiamo in noi sin dalla nascita e soprattutto a compiere un gesto di riappacificazione con il nostro passato di violenze subite.
La Hazel ha scritto un bel libro di denuncia ma la sua soluzione è naive e soprattutto mentale, non ci si libera dalle catene grazie ad un semplice atto di volontà, per uscire da una prigione bisogna veramente conoscerla diceva Marguerite Yourcenar, conoscere noi stesse e la nostra complicità in questo eccidio che va avanti da migliaia di anni è un’opera lunga e difficilissima siamo impregnate di questi meccanismi di potere è un processo di trasformazione lento e faticoso, un processo che gli alchimisti definiscono Piccola Opera.
Antonella Iurilli Duhamel
http://www.equilibriarte.org/museohermetico/blog/l-intelletto-dell-anima
Vittoria Haziel, e dio negò la donna, Sperling Kupfer
category: Metamorfosi del Femminile - April 27, 2008 11:27 AM [edited: April 27, 2008 05:50 PM]
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LA SPERANZA
Friday April 18, 2008
La speranza è quella cosa con le piume che
Perfora l’anima,
E canta una musica senza parole
E non si ferma mai.
Emily Dickinson
Da sempre gli atteggiamenti nei confronti della speranza hanno dato luogo ad espressioni contraddittorie: da un lato abbiamo una grande considerazione, dall’altro una certa condiscendenza.
Secondo Esiodo la speranza fece da contrappeso alla lunga serie di vizi e dispetti che Zeus fece inserire da tutti gli dei nel vaso di Pandora; un dono, una virtù in un vaso colmo di vizi e disgrazie ? Un dono che è stato donato all’umanità per migliorarla, elevandola dal peso della miseria delle sue disgrazie e di suoi limiti? Una sorta di riscattodi fronte alla disperazione? O forse il peggiore dei doni perché ci tenta con false possibilità?
Il modo in cui è stato interpretato risulta ambiguo, ambivalente: da un lato appare come un dono mentre dall’altro pare una punizione che l’umanità deve patire a causa della curiosità di una donna.
In questo modo la storia rimanda ad Eva la prima donna , sulla quale la Chiesa ha costruito le basi del misoginismo che affligge la nostra cultura.
Dovremo però riflettere su un aspetto di estrema importanza in relazione alle divinità greche e al concetto di peccato.
La fondamentale differenza fra le deità greche e gli esseri umani è che gli esseri umani hanno a che fare con i limiti dei loro corpi, devono costantemente guardarsi da eccessi e squilibri; gli dei greci al pari degli uomini non sono figure ideali, sono pieni di vizi e capaci di cattiveria, sono soggetti alle medesime passioni umane, ma non hanno il problema di porsi dei confini dal momento che sono sostenuti da un corpo forte e immortale, tanto da rigenerarsi e guarire .
In Greco antico’ peccato’ significa sostanzialmente ‘non vedere il segno’, il confine: se vai troppo in alto vivi oltre le normali aspettative ma se voli troppo basso perdi l’opportunità della tua pienezza come essere umano.
Gli antichi greci sapevano che l’uomo doveva trovare la propria realizzazione entro i confini naturali e imprescindibili del suo il corpo.
Il corpo è una realtà con la quale gli esseri umani devono costantemente stabilire negoziati. Sotto questa prospettiva il vaso di Pandora non è la conseguente punizione di un peccato ma è l’allegoria di quello che accade agli esseri umani quando questi perdono il segno, le conseguenti insidie e le varie possibilità di soluzione del problema causato dallo squilibrio.
Secondo la nostra attitudine giudaico cristiana il vaso di Pandora è visto come castigo e non come opportunità di crescita; gli antichi miti invece avevano la preziosissima funzione di indicare la strada per affrontare il dilemma umano di base: il paradosso di trovare un equilibrio tra le nostre aspettative divine ed infinite, ed una realtà corporea finita e limitata.
L’uomo moderno con la progressiva incapacità di identificarsi con il corpo, e i suoi bisogni naturali, con l’adesione ad una religione che trascende la natura, ha ingaggiato una lotta senza confine dove speranza fede autentiche vengono frantumate inesorabilmente di attimo in attimo e sostituite da un cieco fanatismo dettato dal terrore di chi vive senza una vera fiducia nella vita e in se stesso e ha spasmodicamente bisogno di cercare protezioni al di fuori di se sé.
L’uomo moderno vive la condizione esistenziale di sentirsi sempre più immobilizzato dai propri limiti, a metà strada tra uno sterile senso di onnipotenza e onniscienza ed uno stato di totale smarrimento nei confronti dei fatti più semplici della vita come l’amore, l’amicizia, la perdita e la morte.
Avendo perso la capacità di leggere e decodificare la natura dentro e fuori di se , l’uomo ha smarrito la fiducia di muovere un passo dietro l’altro lungo il sentiero di una vita vissuta nella sua semplice autenticità.
Questa perdita di fiducia è uno dei criteri di base nella diagnosi della depressione che è uno stato di perdita di speranza.
La speranza è l’ascia che spacca la porta nei momenti di emergenza, non è mero ottimismo, significa un altro mondo possible e non garantito, ci chiama all’azione; non sarebbe possible un’azione senza speranza, diversamente dello stato di illusione che crea stasi.
Ci sono persone che hanno subito prove durissime nella loro vita, eppure sono rimaste aggrappate alla convinzione che la vita umana ha senso anche in situazioni esasperate e profondamente ingiuste.
La speranza non è mero ottimismo non è la convinzione che qualcosa si risolverà bene, e neanche che dopo una vita di sofferenza ci sarà un Paradiso a premiarci per le pene patite; la speranza è quell’intima certezza che ci segnala come qualunque cosa è possible per dare un senso al nostro vivere.
Essa si si basa sun sentimento di fede o di fiducia è un sentimento che deriva dall’esperienza di percepire la vita scorrere all’interno di noi quando non vi sono blocchi o costrizioni a disturbare e alterare il flusso energetico; è solo in queste condizioni l'individuo si sente come una unità e come una continuità in flusso costante di energia.
Siamo collegati energicamente e metabolicamente con tutte le cose presenti sulla terra, dai lombrichi che smuovono il terreno arieggiandolo, agli animali che ci provvedono del cibo quotidiano. La capacità di percepire il collegamento tra noi e quanto ci circonda è la prerogativa dell’uomo che si sente parte della vita e ne ha fiducia, il senso di collegamento gli fa sentire la forza della vita al suo interno e intorno a lui.
“Coloro che hanno una fede autentica si distinguono per una qualità che noi tutti riconosciamo: la grazia. Una persona che ha fede e aggraziata nei suoi movimenti perché la sua forza vitale scorre con naturalezza e liberamente attraverso il corpo. E' aggraziata nelle maniere perché non resta appesa al proprio ego e al proprio intelletto, alla propria posizione o al proprio potere. E' un tutt'uno con il corpo e, attraverso il corpo, con la vita intera e con l'universo il suo spirito è illuminato e risplende della fiamma intensa della vita che c'è in lei. C’è un posto nel suo cuore per ogni bambino, poiché questi rappresenta per lei il futuro;….Ed ha rispetto per "gli anziani" perché sono la sorgente della sua esistenza e il fondamento della sua saggezza.(1)
(1) Alexander Lowen, Il tradimento del corpo, Feltrinelli
Antonella Iurilli Duhamel
foto A. Iurilli Duhamel
category: Metamorfosi del Femminile - April 18, 2008 12:48 PM [edited: April 19, 2008 08:50 PM]
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IL LINGUAGGIO DELLA DEA
Saturday April 12, 2008
E tutto insieme, tutte le voci,
tutte le mete, tutti i desideri,
tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male,
tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,
era la musica della vita.
Hermann Hesse - Siddharta
Se consideriamo il mondo separato da noi costituito da pezzi disgiunti che possono essere assemblati e manipolati grazie al calcolo e alla manipolazione automaticamente diventeremo persone che si pongono in termini di separazione e distanza
Se invece riusciamo ad ottenere un senso intuitivo e immaginativo del tutto avremo la sensazione di essere parte di questo mondo e ci starà a cuore come fossimo noi stessi. In quanto percepito come inseparabile
David Bohm
La Dea ci parla, con un linguaggio che risale alla notte dei tempi. La ricercatrice Marija Gimbutas ha passato anni a decifrare gli arcani segni che si trovavano sulle pareti di roccia della Preistoria europea, scoprendo l'esistenza di un antico culto, assolutamente monoteistico, di una Divinità al femminile. Non una Dea Madre, come si pensava, ma una Dea partogenica, non una società matriarcale, con il potere assoluto alle donne, ma una società gilandrica, dove uomini e donne vivevano in un rapporto di parità. Questo culto ha influenzato le epoche successive sino a radicarsi nel folclore popolare che racchiude lo scrigno di un'antica, e al contempo attuale spiritualità.
Il libro è ricco di illustrazioni e dimostra in modo scientifico e grande chiarezza espositiva, il mistero della spiritualità delle nostre origini.E' un bellissimo viaggio, attraverso i reperti archeologici, le leggende e il folclore, che fornisce lo spunto su riflessioni attuali, sul ruolo che la storia, attuale e futura, riserva alla donna e all'universo femminile.
Maria Gimbutas, Il Linguaggio della Dea, ed Neri e Pozza
category: Metamorfosi del Femminile - April 12, 2008 09:33 AM [edited: April 12, 2008 03:51 PM]
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SOTTO IL VELAME DE LI VERSI STRANI
Sunday March 16, 2008
0 voi che avete gl'intelletti sani,
Mirate la dottrina che s'asconde
Sotto il velame delli versi strani!
Dante Alighieri
La casa editrice Arché ha appena pubblicato un libro sugli aspetti esoterici della Divina commedia.
Il suo autore Carlo Signore, ci conduce per mano attraverso i meandri simbolici di un’opera sempre attuale per la profondità e la ricchezza dei significati che hanno tutti gli elementi di un viaggio iniziatico.
Questo svelamento non costituisce per se una novità, molteplici sono le indagini svolte in tal senso; basti considerare a “Minerva oscura”(1898) e “Sotto il velame la mirabile visione” di Giovanni Pascoli, certo molto più noto per la sua poesia che per i suoi studi esoterici.
Altrettanto illuminanti sono: “Beatrice svelata” di Francesco Paolo Perez, (1865) e "L'Esoterismo di Dante" di Guenon del 1925.
Quando si parla di Dante si solleva spesso la medesima questione: Era cristiano, albigese o pagano?
Come molti stilnovisti Dante fece parte della confraternita del divino amore. I Fedeli d’amore costituivano una società segreta e impiegavano un linguaggio articolato su un duplice binario semantico: quello essoterico della poesia e trattatistica amoroso-galante del tempo, e quello esoterico del messaggio iniziatico-politico per la cerchia ristretta di chi sapeva intendere. Alla setta sarebbero appartenuti non solo Dante, Cavalcanti, Guinizelli, Cino da Pistoia ma anche Dino Compagni, Giovanni Villani, Francesco da Barberino, Cecco d' Ascoli; come dire il fior fiore della cultura letteraria italiana dal XIII al XIV secolo.
E’ interessante notare come in tutte le loro poesie e nei loro scritti sia onnipresente il simbolismo della "Donna come Sapienza Trascendente". Il Saluto della Donna è descritto come un’esperienza travolgente: “il cor divenne morto ch’era vivo”, “esperienza che intender non la può chi non la prova”. Vi è un forte parallelismo con la poesia mistica persiana, specialmente con Rumi, per cui vino e donna sono simboli dell’esperienza mistica di Dio.
In un momento di acuta cristallizzazione da parte delle religioni più importanti e di recrudescenza di guerre sante, credo sia più che mai importante guardare ad un punto di vista che vada oltre ma che soprattutto vada dentro; l’esoterismo non è appannaggio di un credo o di una religione, è un modo di vedere che oltrepassa ogni fazione di sorta, mira all’universale, a cercare punti di unione che conducano ad una visione unitaria accomunando tutti i saperi alla ricerca della loro più profonda matrice comune ed autenticamente spirituale
Antonella Iurilli Duhamel
A. Bertolini, Dante e i Fedeli d’amore, Jubal, 2004
R. Guenon, L'esoterismo di Dante, Adelphi 2001
G.Pascoli,Minerva oscura, Livorno,1898
F .P. Perez, Beatrice svelata, Palermo,1865
C. Signore, Nei segreti di Dante, Arché, 2008
category: Metamorfosi del Femminile - March 16, 2008 11:37 PM [edited: March 17, 2008 05:21 PM]
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COMINCIA CON UN GRIDO MA NON DEVE FINIRE NEL SILENZIO
Thursday March 13, 2008
In occasione della Giornata internazionale della donna, il Consiglio d’Europa invita gli Stati membrie i loro cittadini a rafforzare l’impegno contro la violenza nei confronti delle donne, cioè «una delle più diffuse violazioni dei diritti fondamentali».
Violenze contro le donne si registrano infatti in ogni Paese e soprattutto tra le mura domestiche. Si
stima che una percentuale compresa tra il 20% e il 25% delle donne abbia subito violenze fisiche
almeno una volta nella loro vita e che oltre il 10% ha subito violenza sessuale.
Gli studi indicano che la maggioranza degli atti violenti commessi contro le donne è praticata da uomini che le frequentano quotidianamente, soprattutto partner o ex partner. Una parte compresa tra il 12% e il 15% delle donne ha subito forme di violenza domestica dopo i 16 anni di età.
Per contrastare questo grave fenomeno, il Consiglio d’Europa ha lanciato la campagna
“Stop alla violenza domestica contro le donne”,
volta a rendere i cittadini maggiormente consapevoli e ad incoraggiare l’adozione di nuove leggi e pratiche per porvi fine.
Sollecitando gli Stati membri a introdurre e adottare misure di prevenzione, contrasto e assistenzaadeguate, che possano apportare nella vita delle vittime un cambiamento positivo e immediato, iresponsabili del Consiglio d’Europa hanno dichiarato di essere
«risoluti a rompere il silenzio e l’indifferenza per cui tante donne non possono sfuggire all’orrore della violenza quotidiana,all’isolamento e alla disperazione».
La campagna, che ha una durata di due anni, mira dunque al cambiamento di alcune leggi e disposizioni, ma soprattutto a «fornire un’assistenza concreta,effettiva, immediata e completa alle vittime di violenza, ovunque esse siano e in ogni momento ne abbiano bisogno».
A.Iurilli Duhamel, "Legittimità" 1996
category: Metamorfosi del Femminile - March 13, 2008 10:34 AM [edited: March 13, 2008 11:41 AM]
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METAFORE DI GUERRA E DI PACE
Wednesday March 12, 2008
Esiste una versione gnostica risalente al primo secolo, antecedente la Genesi, secondo la quale Eva sulle prime non è subito punita in quanto promotrice di una di conoscenza proibita; la sua emarginazione ha luogo in un secondo momento, allorché alcuni angeli gelosi del suo potere e della sua influenza, l’attaccano brutalmente per distruggerla. Eva reagisce dissociandosi; lo spirito vola via ed il corpo rimane sulla terra.
E’ una storia che ci fa riflettere sulla spaccatura o dissociazione che si viene a creare nella persona quando è violentata, lo spirito di Eva dice: Non posso star qui, non sono benvenuta, ritornerò quando il mio valore sarà compreso e ritenuto necessario; per il momento devo stare nascosta per guarire le mie ferite.
Il termine "gnosi" ha valore di conoscenza, gli gnostici, però, avevano con i testi sacri un rapporto molto diverso rispetto ai cristiani,essi avanzavano interpretazioni e rituali discordanti da quelli ufficializzati nel 325. Per questo motivo furono immediatamente ricusati come eretici. Riuscirono però a mettere in salvo molti testi grazie a quelle comunità gnostiche chiamate,: "devianti".
Gli gnostici erano particolarmente interessati al senso esoterico delle scritture più che alla loro storicità. Consideravano le nozioni divine, una conoscenza interiore e segreta, trasmessa attraverso la tradizione e l'iniziazione. Sapevano che queste storie non andavano considerate in senso letterale ma esclusivamente in senso simbolico: costituivano un mezzo di comprensione della profondità dell’essere, una proiezione delle dinamiche interiori di Psiche, Anima e Se: la personificazione dell’energia che da vita e forma alla terra.
Prima di questi ultimi 5000 anni dominati da un Dio patriarcale, Egizi,Ebrei, Greci, Indiani, Cinesi e Celti ci presentavano una cultura che onorava la Dea e il culto della Natura sopra ogni cosa; successivamente, molti miti vennero fagocitati e trasformati dalla nuova teologia patriarcale.
In questa sede prenderemo in considerazione due miti estremamente emblematici di questo cambio di guardia:il mito di Atena e quello di Eva: la prima donna.
In origine Atena rappresentava la Dea, la massima forma di conoscenza e saggezza; era allo stesso tempo armata in quanto protettrice della civiltà e dell’ agricoltura.
A seguito della rivoluzione patriarcale mantenne le qualità di bellezza, saggezza e strategia, ma allo stesso tempo fu soggetta alla svalorizzazzione progresiva e al giudizio di Zeus e di altri dei.
Secondo Carl Jung e Joseph Campbell il mito è una sorta di DNA della psiche, ci informa su cosa è successo nella nostra psiche nel corso della nostra evoluzione.
Se consideriamo questi miti da un punto di vista simbolico constateremo che con l’avvento di Zeus avremo una dominanza dei valori di potere e violenza da parte di nuove società orientate in senso bellico e totalmente in squilibrio rispetto alle capacità e ai valori del femminile, considerati un serio intralcio per l’esito di una guerra
Lo sapeva bene Ulisse quando non avendo più alcun nemico da combattere dovette dimettere il suo apparato bellico psicologico e confrontarsi con le facoltà neglette del suo femminile: il ritorno a casa è il ritorno ai saperi di base, quelli dell’arcaico femminile aperto verso la conoscenza dei misteri della vita.
Nelle mitologie patriarcali Atena nasce dalla testa di Zeus come Eva dalla costola di Adamo, a quel punto il potere di dare la vita da sempre ritenuto appannaggio del femminile viene conquistato dal maschile al fine di imporre la sua superiorità e il suo conseguente dominio sul resto del mondo.
La D.ssa Jean Bolen, nel suoi libri: Le Dee dentro la donna" e gli "Dei nell’uomo", sottolinea che l'esclusivo rapportarsi con una sola parte del nostro essere viene col tempo a produrre un danno spirituale di non poco conto, e non solo a livello individuale ma anche a livello sociale.
Ritornando al simbolismo della metafora gnostica, la Dea alla stessa stregua di Eva fu attaccata per la sua saggezza e la sua conoscenza e fu costretta ad abbandonare la terra per un certo periodo.A questo punto è tempo che ritorni, come Ulisse abbiamo bisogno di completare il nostro sviluppo psico-spirituale e ralizzarci come unità.
Antonella Iurilli Duhamel
Bibliografia
J.S. Bolen, Le dee dentro la donna, una nuova psicologia del femminile, Astrolabio Ubaldini 1991
J.S. Bolen, Gli dei dentro l’uomo, una nuova psicologia del maschile,Astrolabio Ubaldini, 1994
Robert Graves, La dea bianca, Adelphi 1992
J.Singer, A Gnostic Book of Hours: Keys to Inner Wisdom, Nicolas-Hays 2003
category: Metamorfosi del Femminile - March 12, 2008 12:13 AM [edited: March 14, 2008 08:19 AM]
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MISTICA DELLA FEMMINILITA'
Thursday March 6, 2008
“ Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti... Nessuno potrà essere tenuto in stato di schiavitù o servitù, sottoposto a tortura , a punizioni inumane o degradanti”
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
Nazioni Unite 10 dicembre 1948
“ Divergevano due strade nel bosco, scelsi la meno battuta di qui la differenza è venuta”
Robert Frost
Betty Naomi Goldstein Friedan, la madre del cosiddetto Femminismo moderato, l’autrice del famosissimo libro: “ Mistica della Femminilità” ci ha lasciati lo scorso anno proprio nel giorno del suo ottantacinquesimo compleanno.Il suo lavoro può essere considerato un faro nella lunga notte dell’inconsapevolezza femminile rispetto al diritto di essere fedeli alla propria identità al di là della rigidità dei ruoli acquisiti nel corso dei tempi.
Betty Friedan, con la sua vita ed il suo impegno, ha aiutato molte donne a prendere coscienza del fatto che la più grande menomazione per un essere umano consiste nella mancanza del senso di sé, nell’impossibilità di crescere e di realizzare pienamente il proprio potenziale umano.
” Una donna deve poter essere in grado di dire, senza sentirsi in colpa: Chi sono, cosa voglio da questa vita? Non deve arrivare ad essere isolata o nevrotica se vuole perseguire degli obiettivi personali, all’infuori di quelli di sposa e di madre”.
Laureata in Scienze Sociali e in Psicologia Clinica, allieva di Kurt Kofka tra i fondatori della Terapia della Gestalt e di Abrahm Maslow padre della Psicologia Umanistica, ebbe modo di partecipare ai primi encounters sotto la supervisione di Kurt Lewin per poi applicare nel campo delle scienze sociali tutta l’esperienza e la conoscenza acquisite nel lavoro terapeutico.
Mistica della Femminilità, pubblicato nel 1963 rappresentò uno choc per l’America del baby boom, ma moltissime donne vi si identificarono e poterono, come minimo, dare un nome al proprio disagio esistenziale.
Al di là di molte aspettative comprese quelle dell’autrice, questo libro divenne prestissimo un best seller internazionale. Pochi libri nel corso della storia hanno avuto un tale impeto trasformativo, tuttora la rivista americana conservatrice Human Events lo annovera tra i libri più pericolosi del XX secolo.
L’impegno di Betty Friedan di certo non si fermò alla mistica della femminilità: lottò per l’Equal Rights Amendment (eguale retribuzione per eguale lavoro), per la creazione dei Women’s Political Caucus, (per la promozione delle donne nelle campagne elettorali) e nel 1966 fondò NOW, ( National Woman Organization) , un acronimo che nel caso di Betty Friedan è pieno di significato.
Here and Now è il motto della terapia della Gestalt,. I terapeuti della Gestalt sono soliti usare questa espressione .” IERI è morto, DOMANI deve arrivare, OGGI esiste”. “ Qui ed Ora” rappresenta la ricerca instancabile e costante del proprio senso di realtà e di valore. Il diritto di vivere pienamente il proprio presente, il risveglio da una vita vissuta nel passato o proiettata nel futuro, la conquista del potere personale che non corrisponde al dominio sull’altro ma esattamente l’opposto: alla rivendicazione del pieno possesso di sé .
Successivamente animò il movimento Pro-Choice, per la legalizzazione dell’aborto e, nel contempo, cominciò a fare un bilancio delle conquiste e delle perdite registrate dalle donne nel decennio Sessanta-Settanta; il risultato fu un altro libro, ’Il Secondo Stadio’ (1981).
Nel “Secondo Stadio”, si dissociò apertamente da quel femminismo radicale che vedeva negli uomini e nei rapporti familiari la rovina dell’integrità delle donne. Una posizione coraggiosa che le valse l’epiteto di borghese senza speranza e l'emarginazione da quel movimento di cui era stata uno dei leader più significativi.
Un prezzo assai caro da pagare , per non essersi voluta schierare dalla parte del rogo dei reggiseni, della furia contro i maschi e della politica dell’orgasmo a tutti i costi ma soprattutto per il rifiuto di accettare l’equazione, femminismo=omosessualità.
C’era da aspettarselo Betty Friedan si era sempre battuta contro ogni forma di stereotipo e di mafia, non era mai stata una donna allineata e anche nei confronti delle sue compagne femministe non fece sconti, d’altronde la vita non ne aveva fatti a lei. Bruttina, ebrea e malata, sin da bambina aveva spesso sentito sulla propria pelle la lama della discriminazione.
Le nuove accuse e l‘emarginazione di cui venne fatta oggetto non furono sufficienti a deprimerla. La vitalità e la fiducia in sé stessa erano di gran lunga maggiori, aveva un altro focus oltre a quello della mistica della femminilità e Fountain Age rappresentò il passo successivo dopo una ricerca durata dieci anni. “Fountain Age” (L'Età da inventare), con le sue 671 pagine è un saggio molto dettagliato su come si invecchia in una società come la nostra, un’altra sfida, e questa volta nei confronti degli stereotipi relativi alla vecchiaia.
L’esperienza maturata nel campo dello sviluppo per il potenziale umano, la convinsero che non solo questo sviluppo è possibile ma dovrebbe essere il maggior obiettivo di questi anni. Con la stessa fierezza ed intelligenza con cui si dedicò a scandagliare il back stage del malessere delle donne nella mistica della femminilità, volle comprendere perché la terza età fosse collocata e vissuta in maniera così deprimente nelle convinzioni dei più.
Rispetto alla vecchiaia esistono molti tabù ed altrettanti atteggiamenti controfobici. Oltre alla depressione alla mancanza di senso, esiste la tendenza a creare mummie che sembrano eterne fanciulle. Entrambi gli atteggiamenti hanno una cosa in comune, non sono realistici e mettono a repentaglio l’enorme potenziale di questi anni preziosi. ” E’ un periodo della vita completamente differente, se cercherete di pretendere che sia ancora giovinezza perderete il treno, perderete le sorprese, le possibilità e l’evoluzione che si stanno schiudendo davanti ai vostri occhi, perché in realtà non esistono ricette, ruoli, modelli o guide.
Le sue ricerche evidenziarono che quelle donne e quegli uomini che continuano ad investire nel proprio processo di crescita personale, nel corso degli anni diventano “sempre più autenticamente sé stessi”.
Noncuranti delle aspettative e dei giudizi altrui, più consapevoli di se stessi delle proprie possibilità e dei dei propri limiti, di cui rughe e acciacchi sono solo una certa parte.
Betty Friedan fu instancabile sino alla fine, i suoi scritti sono tuttora di un’attualità sconvolgente , eppure non fu amata dalla destra e neanche dalla sinistra americana. In Italia poi le nostre femministe più colte e rigorose arrivarono persino a criticarla per quel suo modo di scrivere: “a balzi, avanti e dietro, frammentario e spesso contraddittorio; sembrava quasi non sapesse dove stesse andando”.
Ma Betty Friedan sapeva molto bene dove stava andando, e certamente non nella direzione del perfezionismo.
Non voleva essere carina né tanto meno adeguarsi al linguaggio colto ed elitario degli intellettuali maschi nella speranza di ottenerne riconoscimento e/o rispetto.
Non si sentiva inferiore agli uomini e non voleva emularli, voleva solo occuparsi della propria ricerca e puntare l’indice sul quello che sempre più considerava la vera ferita della problematica femminile : la fragilità , la frammentazione e la precarietà dell’ identità , non più esclusivamente imputabile, né tanto meno risolvibile attraverso una guerra tra sessi.
Il destino ha voluto che se ne andasse proprio quando sembra accanirsi sulle donne una pressione tremenda per il rilancio della famiglia, del patriarcato, dei ruoli, delle forme cosiddette normali di comportamento, e soprattutto di pesante riduzione dei diritti civili.
Forse il suo stile sarà stato discutibile ma una cosa è certa scriveva di petto e colpiva dritto al cuore.
Grazie Betty!
Antonella Iurilli Duhamel
BIBLIOGRAFIA
B. Friedan, La Mistica della Femminilità,Edizione Comunità, 1970
B.Friedan,L'età da inventare, Frassinelli,2000
A. Maslow Verso una terapia dell'essere, Astrolabio
F. Perls, Terapia della Gestalt,Astrolabio
category: Metamorfosi del Femminile - March 6, 2008 12:16 AM [edited: March 6, 2008 09:50 AM]
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SENZA PAROLE
Wednesday February 20, 2008
Non ci sono parole per commentare questo ultimo attacco della Chiesa verso il corpo della donna e la sua coscienza.
Sembra che ancora una volta uomini canuti che dell'eros e dei figli non dovrebbero sapere nulla nel modo più assoluto osano interferire con il delicato meccanismo delle nostre coscienze.
La richiesta moratoria sull'aborto non ha nulla di etico, è solo una ulteriore prepotenza nei confronti della donna ma soprattutto nei confronti del principio femminile.
La caccia alle streghe , all'impuro a noi stesse, al nostro diritto di esistere al di fuori di parametri decisi dall'alto,non si è mai esaurita è solo divenuta più sofisticata:le stesse donne purtroppo ne sono divenute ardue paladine, identificantosi con i principidi potere del del maschile.
Le donne non sono unite nei loro corpi frammentati non percepiscono più di far parte di un corpo più grande, sacro, inviolabile.
La capcità di contenersi è stata ta sostituita dalla flaccidità, è quant disraziatamente succede ad un organismo ripetutamente violentato.
Dove erano le madri , le sorelle di quella donna umiiata da una confessione imposta ?
Sono le donne con il loro corpo a percepire cosa è meglio per loro per mantenere la vita a livelli di dignità. Gli animali sanno quando devono liberarsi dei cucciolo e non per disinteresse o crudeltà ma per le leggi della vita che a volte in condizione di stress richiedono persino l'autosacrificio.
La Chiesa e la morale ci hanno da sempre deprivate della capacità di sentire dentro di noi la forza della vita e la giustezza delle sue leggi che a volte ci portano a compiere gesti incomprensibili da parte di un organo di potere che vuole solo interferire sull'istinto di trascendenza del Se femminile.
creando mostri e non cigni.
MICROMEGA PROMUOVE QUESTO APPELLO: FIRMATE e FATE
CIRCOLARE!
Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti.
ora basta!
L’offensiva clericale contro le donne - spesso vera e propria crociata
bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile
appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di
centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.
Con l’oscena proposta di moratoria dell’aborto, che tratta le donne da
assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri
anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di
menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere "cose",
terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.
Lo scorso 24 novembre centomila donne - completamente autorganizzate -
hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di
una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e
bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate
dietro l’arroganza ipocrita di "difendere la vita". Perciò non basta più,
cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si
tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una
presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini
tutti i tentativi - da qualunque pulpito provengano - di mettere a rischio
l’autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro
diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre
gravidanze.
Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano
espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare
l’obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di
esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta
Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba
aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce
l’accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di
contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l’insegnamento
dell’educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi
culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme
e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di
sradicare la piaga della precarietà del lavoro).
Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più
disposte a compromessi.
PRIME FIRMATARIE:
Simona Argentieri
Natalia Aspesi
Adriana Cavarero
Isabella Ferrari
Sabina Guzzanti
Margherita Hack
Fiorella Mannoia
Dacia Maraini
Alda Merini
Valeria Parrella
Lidia Ravera
Elisabetta Visalberghi
La petizione LIBERADONNA è stata creata da e scritta da Micro Mega.
Per sottoscrivere la lettera-appello: www.firmiamo.it/liberadonna
category: Metamorfosi del Femminile - February 20, 2008 09:57 AM [edited: February 20, 2008 10:52 AM]
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IL CORPO TRA MITO E ODIO
Wednesday February 6, 2008
La Scienza non sarà mai in grado di ridurre il valore di un tramonto in aritmetica, né l’amicizia ad una formula.
Gioia e amore, dolore e solitudine, bellezza e verità supereranno per sempre qualunque capolavoro scientifico.
Louis Orr
Sul banco della macelleria umana ridotto a pezzi , in bella mostra, lucidato per nascondere il rigor mortis, ripulito di ogni traccia di carnalità, reso innocuo feticcio con la funzione di affamare più che soddisfare gli incauti acquirenti da tempo abituati a tale falsità; il corpo naturale scompare giorno dopo giorno.
Più che mai i criteri che dominano il campo della bellezza fisica sono divenuti punitivi in generale, ma soprattutto nei confronti del corpo della donna.
Al grido di: alto, snello ed eternamente giovane, ci siamo fatte convincere a buttare nel cassonetto quelle parti di noi considerate un imbarazzante sovrappiù, pur di sentirci socialmente accettati abbiamo pagato un prezzo assai doloroso.
Purificato e denaturato del suo calore e della sua morbidezza, il corpo prima è stato tagliato in due, (la testa divisa dal cuore e dalla sessualità), sucessivamente è stato spezzettato dalla pubblicità per poi finire nella ricomposizione della chirurgia estetica. Un destino non molto diverso da quello di una arancia liofilizzata che all’occorenza e con l’aggiunta di acqua, torna ad essere un bel succo di arancia appena spremuto.
Questo processo di snaturamento comporta una progressiva freddezza alla quale ci siamo abituati giorno dopo giorno. Veniamo al mondo in maniera sempre più gelida, non facciamo neanche in tempo a nascere che già siamo separati dall’intimità corporea delle nostre madri. Quando per sbaglio sfioriamo un nostro simile, la prima cosa che ci affrettiamo a dire è : “Pardon !”, quasi avessimo commesso un peccato mortale.
L’umanita dell’uomo ha sgomberato il campo, i corpi sono svuotati e trattati come utensili, sempre più bloccati da tensioni croniche che ne riducono vitalità, spontaneità e autentica bellezza.
Mascelle serrate, occhi vacui, toraci depressi, mani tremanti, pelvi eternamente infantili, pance congelate,piedi così arcuati da non toccare terra: corpi cronicamente irrigiditi oramai incapaci di qualunque vibrazione fisica ed emotiva: privi di sentimenti.
Il corpo può vibrare come un sofisticato strumento musicale e queste vibrazioni lo mettono in sintonia e in allineamento con le vibrazioni della natura e del cosmo. Sebbene si tratti di un movimento naturale e involontarioin un corpo sano, integro,privo di blocchi, ma altamente demonizzato in una cultura dove i nuovi dei si chiamano : Potere e Narcisismo.
Il corpo a differenza di quanto comunemente ci viene propinato, non è una realtà biologica passiva, ma il punto di partenza di un rapporto dinamico di scambio di forze. Un corpo naturale è il contrario della somatofobia, dell’odio per la naturalezza del corpo, la propria e l’altrui. La nostra società è terrorizzata dall’impuro, dall’animale,dalla condizione corporale, dall’inferiorità dai movimenti involontari, dalla vibrazione, sia sul piano fisico quanto su quello emotivo.
La somatofobia è la conseguenza della divisione dello spirito dal corpo e le prime tracce di questa divisione, dell’attitudine ad odiare il corpo sono già ravvisabili nel dualismo iraniano.
Le donna con tutta la pienezza del suo simbolismo si è fatta eliminare giorno per giorno e da una reltà originaria tridimensionale si è rassegnata a pesare quanto la carta velina.
Analizzando il mito della dea Venere scopriremo che non era precisamente una Barbie, non era il prototipo univoco e rassicurante che i media ci propinano senza sosta. Venere, l’antica dea degli animali, non era semplicemente la dea dell’amore e del sesso come si tende a vederla oggi; le sue qualità di dispensatrice di vita e di morte sono state gradualmente eliminate a favore di una visione del femminile più rassicurante ma ovviamente privo di forza e mistero.
L’aspetto ombra di Venere era considerato importante quanto l’aspetto luce. La valenza ombra prendeva corpo nel culto di Proserpina divenendo Libitina dea delle generazioni . Plutarco ci narra che la dea accompagnata dal suo consorte Adonis dal capo adornato di corna non era solo la dea dell’amore ma aveva in se anche il mistero della morte.
In un universo in cui tutto ha un inizio ed una fine Venere, come l’uroboro simboleggia la natura ciclica delle cose, l’eterno ritorno. L’uomo moderno tenta a suo discapito di sottrarre il proprio corpo a quelli che sono i limiti imprenscindibili ed universali della vita su questo pianeta, al di fuori di ogni logica di realtà lo condanna all'inesorabile perdita della sua identità.
La morte e la vecchiaia rappresentano la fine di una ciclo vitale ma anche l’inizio assoluto e primordiale dell’esistenza.
Dalla trasformazione di un metallo nasce un altro metallo, un’altra materia, e dalla morte di un’anima prende corpo una nuova visione delle cose.
E’ un dualismo che dualismo non è perché vita e morte sono un’unica cosa, un concetto filosofico ed univoco di esistenza.
Venere non ha amato solo il magnifico Marte ma è stata anche sposa del più sventurato tra gli dei: Efesto, scacciato da sua madre dall’Olimpo a causa della sua deformita. In questo modo è venuta a simbolizzare la complessità di luce ed ombra inerente all’amore e alla bellezza. Un’immagine colma di luce che si espande e ombra che si ritira come il fragile e potente respiro perché come dice Joan Wolfang Goethe :“Dove c’è molta luce l’ombra è più nera”
Del corpo naturale come del culto di questa grande dea rimane ben poco, alcune tracce sono ravvisabili in Calabria, nel culto della santa Venerina , mai storicamente esistita ma flebile traccia del culto della grande Dea, viene tuttora invocata per protegger le relazioni.
Nei Balcani invece, esiste tuttora la consuetudine di invocare Santa Venere per ottenere un buon matrimonio.
Venere , Stella Maris , Maria stella del mare, tutti appellativi della dea. era sacra anche all’antica Venezia il cui nome viene da Venere.
Annualmente nel giorno dell’ascensione il Doge suggellava la discendenza dalla dea celebrando le nozze con il mare e un anello d’oro veniva lanciato elle due profondità, simbolo del grande utero da cui proviene ogni forma di vita.
Perché gli esseri umani si sono abituati a vivere delle esistenze così futili limitate e superficiali?
Perché un orizzonte colmo di possibilità fa paura ,il mare della vita ci terrorizza, è molto più rassicurante, focalizzarsi sull’apparire,anche se è un modo sterile di esistere dal momento che non tiene presente chi o come amiamo, perché e in cosa crediamo, il riconoscimento e la responsabiità dei nostri talenti, del nostro piacere dei nostri valori spiritualii, della nostra filantropia, di qualunque altra cosa eccetto di come possiamo apparire agli occhi degli altri.
Abbiamo dimenticato che la forma del nostro corpo naturale è influenzato dai geni, negare o odiare il nostro corpo naturale denota anche una mancata identificazione con con i nostri genitori, i nostri antenati, la nostra matrice.
Il corpo ci ricorda la nostra natura transitoria e questa è una musica difficile da ascoltare, tutto invecchia ed è soggetto a trasformazine, a dispetto di tutte le più avanzarte tecniche chirurgiche invecchiamo e poi muoriamo, la nagazine di ciò alimenta l’industrializzazione dei corpi venendo a creare una profonda miseria spirituale senza precedenti nel corso dell’evoluzione umana.
Antonella Iurilli Duhamel
Antonella Iurilli Duhamel, Cauda Pavonis, 2008
category: Metamorfosi del Femminile - February 6, 2008 12:25 PM [edited: February 7, 2008 08:45 PM]
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PERDUTA PERDENTE FEMMINILITA'
Sunday December 9, 2007
La nostra umanità è soggetta ad un costante dissanguamento delle sue qualità genuinamente femminili. Basta considerare lo stato di salute emozionale di uomini e donne per rendersene conto.
Vitalità, gioia vivere,e profondità emotiva hanno tacitamente ceduto il passo a iperattività, depressione angoscia, superficialità emozionale, mancanza di senso, violenza ed inconsistenza.
La femminilità non è prerogativa esclusiva delle donne, piuttosto, è un fondamentale aspetto energetico, fisico e psicologico che influenza il senso di identità di uomini e donne.
Secondo Joseph Campbell qualità del femminile sono: .....la sinistra,il lato del cuore la protezione, la maternità, la seduzione, il potere fluido della luna e la sostanza del corpo, il ritmo delle stagioni, la gestazione, la nascita, il nutrimento e l’accoglienza; e allo stesso tempo : la malizia, la vendetta, l’irrazionalità, la collera scura e terribile, la magia nera, il veleno, la stregoneria e la delusione; ma anche l’incanto, la bellezza, il rapimento e la benedizione.
Mentre prettamente maschili sono : l’azione, i mezzi di difesa, la forza bruta e crudele, la benevolente giustizia; senza tralasciare l’egoismo, l’aggressione, la lucida razionalità, il potere creativo solare ma anche la malevole freddezza emotiva, l’astratta spiritualità, il coraggio cieco, la dedizione teoretica, la sobrietà e l’indiscutibile forza morale.(1)
E’ abbastanza semplice valutare a quali elementi una cultura attribuisce maggior valore grazie ad una indagine del suo lessico, per esempio in sanscrito che è la base delle lingue orientali, ci sono almeno 96 termini per definire la parola amore. In antico persiano ce ne sono 80, in greco 4, in inglese 1 e anche l’italiano scarseggia.
Non dobbiamo meravigliarci se poi siamo a corto di mezzi di comprensione quando cerchiamo di cogliere sfumature della complessità della nostra vita interiore. Glie eskimesi per esempio hanno almeno trenta termini per la parola neve, se ne può facilmente dedurre che la neve per gli eskimesi è una realtà davvero importante.
Le donne al pari degli uomini, vanno rinforzando giorno per giorno i loro lati maschili, uniformando le loro identità a valori che esaltano il raziocinio, il potere, la lotta, l’utilitarismo la supremazia del più forte sul più debole.
Siamo diventati più ricchi e potenti a scapito delle nostre qualità femminili quali: calore, sentimento e soprattutto di integrità, - parola largamente in disuso-. E se il nostro lessico rivela la nostra cattiva piega non sembra destare poi tanta preoccupazione.
Il danno che viviamo giorno per giorno ha radici molto lontane e non può più, essere inteso come esclusivamente un antagonismo tra i sessi.
La conflittualità sociale ormai e giunta ad un tale punto di interiorizzazione personale che non possono più essere usate le formule sociali e politiche di cui ci siamo avvalsi in passato.
Le donne quanto gli uomini sebbene abbiano, almeno in apparenza, conquistato maggiore benessere e libertà, non si sentono più liberi di ieri: entrambi i sessi vivono incessantemente una lotta senza quartiere, in minima parte consapevole ma in larga parte inconsapevole, con se stessi. Sono ben lungi dall’essere felici, nonostante il maggior benessere materiale conquistato. La lotta interiore pone l’uomo in uno stato di prigionia perché la lotta, richiede di tensione, e la tensione una volta cronicizzata imprigiona l’uomo in una capsula che lo rende rigido e insensibile.
Il patriarcato è stato fondato sulla meticolosa e inesorabile divisione tra testa e corpo, raziocinio e sentimento , funzioni materiali e esperienza spirituale, scienza e magia, medicina e conoscenza dei rimedi naturali, sessualità e sacralità, arte e mestiere, lingua e poesia, per restituirci invece, una conoscenza specializzata astratta e meccanicistica nelle mani di elite privilegiate, organizzate in professioni, gerarchie e classi. E persino la vita è stata divisa categorie di maggiore o minore valore.
In questa gerarchizzazione e suddidivisione, la natura e il femminile hanno paurosamente avuto la pèggio. Il progressivo saccheggio della natura e la progressiva svalutazione del femminile, hanno ormai condotto il nostro pianeta sull’orlo del collasso del suo sistema immunitario, così come del nostro, e in nome di tecnologia, utilitarismo economico e potere assistiamo insensibili alla perdita del nostro stato di grazia originale.
L’assurdo è che, persino quei movimenti rivoluzionari che avevano lo scopo di liberare l’uomo dalle sue catene, proprio a causa dell’insita incapacità di evidenziare, analizzare e risolvere l’interiorizzazione progressiva della conflittualità maschile-femminile, ha finito con il togliere vecchie catene come religione, Dio, per sostituirle con altre forme di tirannia e fanatismo, chiamate stato, macchina, partito o quota di produzione.
A tale proposito ritengo che l’analisi sociologica e psicoanalitica condotta da Wilhelm Reich negli anni trenta, sia ancora di un’attualità stupefacente.
Wilhelm Reich, non è abitualmente collegato al marxismo ma è proprio da dove ha iniziato. I suoi primi lavori cercarono di collegare l’analisi economica di classe alla comprensione del ruolo giocato dalla repressione sessuale delle maggiori istituzioni quali: stato, chiesa, famiglia, scuola ecc.
Quando Reich parlava di sessualità, non si riferiva eslusivamente alla genitalità, che è solo una componente della sessualità, bensì all’Eros.
Reich conosciuto dai più come il padre della rivoluzione sessuale, era uno degli allievi più brillanti di Freud, nonché un attivissimo membro del partito comunista. Negli anni trenta scrisse un libro “Psicologia di massa del fascismo” (2), che gli valse l’esclusione dalla comunità psicoanalitica e dal partito comunista.
In questo libro come in altri, Reich delucidò la natura del successo della manipolazione nazista nei confronti dei tedeschi. Secondo il suo punto di vista, ad un livello psicologico e biologico più profondo, le persone erano state a sufficienza condizionate da secoli di repressione religiosa e psicosessuale, perché rispondessero obbedientemente e cooperassero senza protestare nei confronti di sadismo, tirannia e genocidio; ma soprattutto nei confronti di un concetto religioso, antifemminile e paranoide di ossessiva ricerca di purezza e superiorità in generale, e in particolar modo di quella del sangue nonché della razza.
Un leader per quanto ipnotico, non ha la capacità di far accadere tutto ciò, è solo un catalizzatore. Il Fascismo non è un fenomeno barbarico che appare all’improvviso nel bel mezzo della “ civilizzazione”. E’ il risultato di un lungo processo di condizionamento, e le istituzioni responsabili del condizionamento, sono le stesse della “civilizzazione”.
Reich ci ha ripetutamente messo in guardia dal non cadere nell’ingenuità di credere che un reale cambiamento equivalga ad un cambiamento economico sociale. Repressione , relazioni di potere, sadismo, desiderio di sopraffazione e umiliazione, oltre al nostro adattamento ai suddetti insulti, sono profondamente alloggiati nelle cellule del sistema nervoso dei membri delle nostre cosìddette società “civilizzate”.
Tanto gli oppressori quanto le vittime sono danneggiati dall’esperienza, l’impianto repressivo avviene a livelli molto profondi sia a livello della sessualità eros, quanto a quello dello spirito logos. Al punto in cui siamo il problema non è più, se abbiano più o meno ragione i partiti di destra o di sinistra, il sistema capitalistico occidentale o il comunismo sovietico gli uomini o le donne ecc . L’uomo non è più libero di ieri, ha solo cambiato marca di catena sostituendo le vecchie arrugginite e rumorose con altre più sofisticate e maggiormente inserite nelle sue carni e per questo ormai largamente pericolosamente inconsce.
Le rivoluzioni sono destinate a fallire, la storia ce lo insegna, il vero cambiamento può solo partire dal singolo, dal suo interno, dalla piena presa di coscienza dei suoi limiti ma anche delle sue immense possibilità, da una maggiore acquisizione di coscienza e sensibilità rispetto alle proprie disfunzioni e patologie. Una prigione non può essere evasa dice Marguerite Yourcenar, fino a che il suo perimetro diventerà noto quanto la nostra carne. Senza i sentimenti e la considerazione dei limiti a cui siamo soggetti è impossibile procedere oltre.
Così patologicamente dissociati all’interno di noi stessi, abbiamo dimenticato di essere soggetti alla natura, alle sue leggi, abbiamo dimenticato come vivere. Ci siamo adattati a sopravvivere accontentandoci di surrogati e di patetiche menzogne che ci impediscono di vedere che tanto che a moltissimi livelli delle nostre esperienze non siamo più capaci di sentire e di capire cosa stiamo facendo, perché ormai abbiamo perso il senso della misura e con essa la forza, la salute e la bellezza che derivano dall’essere integri e vivere in pace.
(1 ) Joseph Campbell, Creative Mithology, New York,Viking1968)
(2) W. Reich, Psicologia di massa del fascismo
testo A . Iurilli Duhamel
opera A. Iurilli Duhamel "La memoria" 2002
category: Metamorfosi del Femminile - December 9, 2007 10:13 AM [edited: December 10, 2007 02:26 PM]
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BESTIARIO D'AMORE
Thursday November 22, 2007
"Amica carissima, che non potete allontanarvi dalla mia memoria senza che rimanga perpetuamente visibile la traccia dell'amore che ho provato per voi, tanto che, per quanto io sappia dominarmi, non ne potrei guarire senza che vi appaia almeno la cicatrice della ferita, vorrei rimanere sempre nella vostra memoria, se ciò fosse possibile. Perciò vi mando queste due cose insieme.
Infatti vi mando in questo scritto sia immagini che parole, affinché, quando non sarò presente, questo scritto con le sue immagini e con le sue parole mi renda quasi presente alla vostra memoria.
E ora vi mostrerò in che modo questo scritto contenga immagini e parole. E' evidente che contiene parole, perché ogni scrittura ha la funzione di rappresentare la parola ed è fatta per essere letta.
E soprattutto questo scritto tratta una materia che richiede immagini.
Riguarda infatti la natura di bestie e di uccelli che si possono conoscere meglio per mezzo di immagini che di descrizioni. poiché questo scritto è il mio estremo bando e l'ultimo rinforzo che io possa inviare, è giusto che vi parli con maggiore energia che in tutti gli altri.
Io sono l'uomo che voi avete trovato, e veramente trovato. Giacché, come si ottiene senza fatica ciò che si trova, così io sono diventato vostro in modo tale che mi avete ottenuto per niente. E poi mi avete divorato e ucciso della morte d'amore. Ora vorrei, se fosse possibile, che ve ne pentiste e mi piangeste con gli occhi del vostro cuore.
Ma so bene che quando una donna si pente di aver lasciato andar via il suo amico leale, è molto facile che, se un altro le rivolge delle preghiere, essa gliele esaudisca con minore difficoltà.
Proprio come avviene nel caso del coccodrillo e di un altro serpente che si chiama idra. Si tratta di un serpente che ha molte teste e la sua natura è tale per cui se qualcuno gli taglia una delle sue teste gliene ricrescono due. Questo serpente odia di un odio naturale il coccodrillo, e quando vede che il coccodrillo ha mangiato un uomo e se ne pente tanto da non aver più voglia di mangiare un altro uomo, pensa in cuor suo che sia quello il momento in cui è più facile ingannarlo, perché non gli importa più di cosa mangia.
Allora l'idra si voltola nel fango facendo finta di essere morta; quando il coccodrillo la trova la divora e la inghiotte in un solo boccone. Ma, una volta che si trova nel suo ventre, quella gli fa a pezzi tutte le viscere e ne esce trionfante per la sua vittoria.
L'idra dalle molte teste simboleggia l'uomo che ha tante amiche quante sono le donne di cui fa conoscenza. Ma che vasto potere hanno e come è grande il cuore delle persone di tal fatta, che sono in grado di dividerlo in tante parti! Nessuna donna può averlo tutto intero per sé, e se ciascuna potesse avere anche soltanto un pezzettino di un cuore di così alta condizione, ne sarebbe contentissima. Penso però che nessuna ne abbia neanche un briciolo; anzi un uomo così porge il suo cuore come colui che porta il bastone al gioco della "briche": lo offre a tutti e non lo lascia a nessuno.
In questa maniera porgono i loro cuori alle dame e alle damigelle gli uomini di tal fatta. Eppure, anche se in ogni posto ne lasciassero una parte, non penso proprio che potrebbero farne buon uso: come, di un uomo che si dedica a troppi compiti, si dice che non verrà a capo di alcuno di essi.
Da uomini di tal fatta vorrei proprio che la mia signora si guardasse. Perché con lei non si comporteranno meglio di quanto non faccia la vipera con i suoi genitori. Infatti la sua natura è tale per cui non viene alla luce se non dopo aver ucciso suo padre e sua madre.
Un uomo simile non si tiene a voi, ma vi segue secondo la sua volontà e non secondo la vostra, allo stesso modo in cui la serra segue la nave.
La serra è un animale marino straordinariamente grande; possiede ali e penne immense e terribili grazie alle quali si lancia attraverso il mare più rapidamente di una grande aquila che voli alla caccia di una gru, e le sue piume sono taglienti come un rasoio. Questa serra di cui vi parlo prova una tale ebbrezza per la sua velocità che, quando vede una nave correre rapidamente, fa a gara con la nave per mettere alla prova la sua velocità e corre a lato della nave gareggiando con essa, con le ali tese, per una distanza di ben quaranta o addirittura cento leghe tutto d'un fiato. Ma quando le manca il fiato, si vergogna di essere battuta: non si arrende un poco alla volta facendo del suo meglio per raggiungere la nave, ma non appena è stata superata di un nulla dalla nave, ripiega le ali e si lascia sprofondare di colpo negli abissi marini.
Io dico che un uomo simile vi segue alla stessa maniera, finché gli dura il fiato.
Ma io vi amo di un perfetto amore e mi tengo a voi, tanto che se pure vi avessi perduta senza speranza, come vi ho perduta (ammesso che si possa perdere ciò che non si è mai posseduto), penso che non mi legherei ad altre donne: così come non cambia maschio la tortora, la quale ha una natura tale per cui quando ha perduto il suo maschio non ne avrà più un altro.
Io vi assicuro di non seguirvi né per abitudine, né alla maniera dell'avvoltoio. Ma, con la sola forza delle parole, non posso in nessun modo farvi sapere a quale specie appartengo. Se però mi accettaste, vi mostrerei chiaramente con i fatti che vi seguo per mettermi al servizio della mia signora. Tuttavia, dato che nessun discorso può servirmi a qualcosa presso di voi, non vi chiedo niente altro, se non pietà".
Richard de Fournival, scritto verso il 1250, in provenzale.
opera A. Iurilli Duhamel " Suggestione d'amore" 2006
category: Metamorfosi del Femminile - November 22, 2007 10:38 PM [edited: November 22, 2007 10:46 PM]
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SUL VIVERE E IL MORIRE
Saturday November 3, 2007
In questo mondo
devi essere in grado di fare
tre cose:
Amare ciò che perderai
Trattenerlo con tutta la tua forza
Sapere che la tua vita dipende da questo.
E quando sarà il momento
Lasciarlo andare,
Lasciarlo andare.
Nel 1979 Bob Fosse ci ha regalato “ All That Jazz”, un film che ha fatto storia, uno di quei film che gli americani hanno a giusta ragione inserito nel loro elenco di films da salvare e ricordare. Il primo film del noto commediografo newyorkese è ispirante e nella sostanza è un musical cinematografico con ottima musica e coreografie dal sapore vagamente felliniano.
In “All that jazz” Gideon, il protagonista, giunge alla resa dei conti di una vita vissuta tra due poli; da un lato, un ossessionante bisogno di controllo e perfezione e dall’altro, una assoluta incapacità di gestire se stesso e i propri affetti. La sua esistenza è soffocata da ogni genere di abuso: droghe, sigarette , alcol, promisquità sessuale ma soprattutto dal più totale deserto affettivo, data la mancanza di relazioni vere e durature.
Una mistura distruttiva e auto distruttiva che lo conduce ad un prematuro faccia a faccia con la morte.
Un film autobiografico e oltremodo interessante perché inizia per la prima volta il grande pubblico alle teorie sul vivere e il morire postulate dalla psichiatra svizzera, Elisabeth Kubbler Ross.
Elisabeth Kubler Ross, alcuni anni prima aveva scritto un libro di vitale importanza: On dying and living, un libro di rottura, in netta controtendenza rispetto alle modalità adottate negli ospedali nei confronti di pazienti terminali e dei loro parenti.
Aveva creato una nuova consapevolezza rispetto al nostro tipo di civilizzazione che nella misura in cui ci nega i passaggi fondamentali della nostra vita, come: il travaglio,la perdita, la morte e il lutto, ci depriva del nostro diritto ad una piena umanità.
La Kubbler Ross con il suo libro rivoluzionario punta il dito sull’incapacità di gestire la complessità emotiva legata alla nostra morte e a quella che ci circonda. Secondo la sua tesi, la nostra cultura banalizza, nega e bandisce dalle nostre coscienze i sentimenti inerenti alla perdita, sottraendoci così una grande opportunità di crescita e di umanizzazione. Il modo di porci nei confronti di questa inevitabile realtà può non solo influenzare la qualità della nostra vita, ma persino riscattare una esistenza priva di senso.
Gli ambienti medici furono positivamente influenzati dall’attenzione che la Kubbler Ross poneva sulle emozioni collegate alla morte. In molti ospedali si creò una grande apertura verso queste teorie perché la loro applicazione non è di esclusivo beneficio per malati ma anche per gli operatori sanitari che vengono costantemente bombardati dalle emozioni dei loro pazienti. Ignari ed incapaci di veicolare queste emozioni si ritrovano spessissimo in uno stato totale di aridità e alienazione con le dolorose conseguenze che noi tutti in un modo o in un altro conosciamo.
Durante l'evolversi della malattia verso la fase terminale c'è la crisi non solo del malato e dei familiari, anche il personale medico e paramedico è toccato visto che siamo come vasi comunicanti. Tutti indistintamente siamo messi alla prova, perché ogni evento critico e inaspettato genera conflitti che esigono un nuovo adattamento con nuove modalità di funzionamento e di comunicazione. Siamo chiamati ad affrontare problemi e cambiamenti su molti piani, non solo su quello fisico legato alla perdita della salute e alle fatiche conseguenti di tutta la famiglia, ma anche su quello emotivo, cognitivo, relazionale, pratico-organizzativo e soprattutto sul piano esistenziale e spirituale.
Elisabeth Kubbler Ross identifica cinque tappe fondamentali in questo processo di adattamento che può condurci ad accettare la morte e la perdita in generale.
La prima è la Negazione, quando siamo colti da una perdita o dalla sua minaccia inizialmente prevale l’incredulità, è come se la storia non stesse capitando a noi .
La seconda è la Rabbia “ perché proprio a me? Non è giusto!
La terza, è la Negoziazione, “forse posso migliorare la situazione curandomi di più, o almeno sperare in una proroga.
La quarta è la Depressione.
Ed infine abbiamo l’Accettazione.
Queste fasi sono le tappe fondamentali di un un percorso che siamo tenuti a fare ogni qualvolta siamo minacciati e colpiti da una perdita. La vita ci richiede continui adattamenti con tutti i sentimenti ad essi collegati. Accettare la morte come parte integrante della nostra vita, le restituisce sacralità, sancisce la qualità del dono da noi ricevuto ma soprattutto ci dispone a vivere meglio con maggiore pienezza, dignità e valore.
Purtroppo nella nostra civiltà non siamo minimamente preparati e sostenuti ad affrontare la morte, l'abbandono e la perdita. Cerchiamo costantemente di esorcizzarli in ogni modo possibile, persino ricorrendo a droghe e a comportamenti autodistruttivi. Cerchiamo di non pensarci e alla fine ci convinciamo che a noi non può accadere, saremo eternamente vincenti. Eppure la morte e la perdita sono parte indissolubile della vita e tutti, prima o poi, dovremo, direttamente o indirettamente, affrontarla considerata la transitorietà della nostra esistenza.
Anticamente chi subiva un lutto era tenuto a vestirsi di nero, a isolarsi dalla vita sociale per un certo tempo. Era un costume che aveva le sue sacrosante ragioni per l’equilibrio individuale e della comunità . Il lutto richiede un primo momento di introspezione e di solitudine, è importante stare con noi stessi; confrontarci col dolore senza sfuggirlo, riepilogare tutto quello che la persona scomparsa ha rappresentato per noi, nel bene e nel male: riconciliarci dentro di noi con gli aspetti "negativi" della relazione con quella persona, le ferite che ci ha inferto, quelle che noi a nostra volta abbiamo causato . Tutti sappiamo dei rimorsi e dei i rimpianti senza fine per non aver fatto o detto certe cose quando era il momento di farle o dirle.
Abbiamo bisogno di tempo per scoprire la ricchezza umana di questi momenti tragici e dolorosi, per sentire che la morte non ci depriva completamente dell’altro ma che in realtà ci arricchisce di una eredità emotiva da scoprire e coltivare come giovani preziosi germogli.
La perdita di valori legati al femminile è evidente anche nel modo di affrontare questa fondamentale tappa della nostra vita. Un tempo i rituali collegati alla vita e alla morte erano faccenda di donne che prossime con il loro corpo ai cicli della natura sapevano intimamente che la morte non era un opponente della vita ma l’altro polo necessario alla vita stessa la quale ha bisogno della loro alternanza per fare girare la ruota. La grande Dea conteneva in se anche l’elemento del decadimento fisico e della morte e le sue sacerdotesse veneravano anche questo aspetto considerato insieme alla vita un passaggio attraverso la stessa porta.
Oggi il lutto è vissuto in totale isolamento, ben lontano dall'essere un momento fondamentale di coesione tra esseri umani, lascia piuttosto pensare al modo che hanno i soldati di affrontare la morte in guerra; viene liquidato in modo estremamente freddo e sbrigativo, con somma gioia delle case farmaceutiche che della negazione del dolore hanno fatto il loro maggiore profitto a totale detrimento dei nostri corpi e delle nostre anime.
Non vivere il dolore della perdita, giungere a negarlo o a reprimerlo, come del resto vivere esclusivamente in funzione del lutto, è fortemente negativo sul piano psichico e fisico. Per consentirne l'elaborazione dobbiamo far affiorare alla coscienza i vissuti della separazione, della perdita, dell'abbandono, che portano con sé disorientamento, rifiuto, panico, disperazione, rabbia, isolamento, depressione e sensi di colpa.
BIBLIOGRAFIA
Marie De Hennezel, La morte amica, Rizzoli 1996.
Marie De Hennezel - Leloup Y.J., Il passaggio luminoso, Rizzoli 1998.
Elizabeth Kubler-Ross, La morte e la vita dopo la morte, Roma, Edizioni Mediterranee, 1991.
Elizabeth Kubler-Ross, La morte e il morire, Assisi, Cittadella Editrice, 1992.
Stephen Levine , Il gusto della vita, Armenia 1998.
Raymond Moody, La vita oltre la vita, Mondadori.
Salvatore Natoli, L'esperienza del dolore, Milano, Edizioni Feltrinelli, 1986.
Sogyal Rinpoche, Il libro tibetano del vivere e del morire, Ubaldini 1994.
Brian Weiss, Molte vite, molti maestri, Mondadori.
Testo Antonella Iurilli Duhamel
Opere
A. Iurilli Duhamel La Morte da Gli Arcani Maggiori 2005
Teresa Riganello Notturno
Errica Tramacere L'amore
Lucia Arena Verso sera
Errica Tramacere Cupido Bagnato
A. Iurilli Duhamel "Cascata"
2005
category: Metamorfosi del Femminile - November 3, 2007 11:12 AM [edited: November 6, 2007 01:24 PM]
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LA FATA BRUCIATA
Monday October 1, 2007
Se le le porte della percezione fossero terse,
ogni cosa apparirebbe per quello che è:
Infinita.
William Blake
Jeanne d'Arc : molto è stato scritto su di lei e la sua storia è ormai famosa. Come è noto Jeanne d’Arc fu inizialmente utilizzata da Carlo VII nella sua battaglia contro gli inglesi, dopo data in pasto agli stessi che avevano corrotto intellettuali ed alti prelati francesi per riuscire a fare di una Francia ormai agonizzante la loro provincia. Il tradimento e l’abbandono da parte di Carlo VII era stato da tempo atteso dalla Chiesa. Jeanne proveniva dalla Lorena; in questa regione, cento anni prima, il sinodo di Tréves aveva espresso una dura condanna nei confronti di ogni forma di magia e stregoneria. Le divinazioni sui voli degli uccelli, l’astrologia, l’osservazione delle stelle e cose simili furono severamente bandite; le donne non poterono più padrone identificarsi con alcuna dea, ogni rituale di trasformazione a loro collegato fu condannato al rogo assieme alle sue sacerdotesse.
Jeanne d’Arc aveva il cognome della madre: retaggio di antichi costumi matrilineari. La sua prima visione le fu rivelata proprio in un rituale nell’ambito del culto ferico presso l’albero delle tre fate a Bourlemont. La sua religiosità era a cavallo tra i santi cristiani ed il culto della Natura: a metà strada tra le Fate e l’arcangelo Michele che, insieme a santa Caterina e santa Margherita, le indicavano di volta in volta la strada della sua missione per ricondurre la Francia alla pace.
Come l’antica leggenda aveva profetizzato: "una donna rovinerà la Francia, una vergine la salverà", dopo la visione presso il grande faggio di Bourlemont, Jeanne seppe di essere colei che avrebbe posto fine ad una guerra che durava ormai da cento anni.
I successi militari di Jeanne sono risaputi, ma è importante ricordare che per i soldati pagani che facevano parte del suo esercito lei era una Dea capace di infondere un tale ardore da non temere la morte. Molti secoli prima che la Chiesa cambiasse il suo parere, le popolazioni l’avevano già divinizzata, attribuendole ogni sorta di potere, compreso quello di ridare la vita ai morti.
Dopo circa cinque secoli la Chiesa si ravvide e nel 1920 decise di canonizzarla. Erano anni difficili; il popolo francese aveva bisogno di un nuovo simbolo per trovare forza e coraggio e la Chiesa non temeva più l’immagine di Jeanne, anzi la sua figura poteva essere utile; alla Francia, dopotutto, aveva già portato fortuna.
Le passate diagnosi di schizofrenia, narcisismo, isteria ed eresia erano ormai storia passata. Si sa quanto gli esseri umani abusino degli dei e dei santi facendoli salire o scendere giù dai loro piedestalli, secondo i favori ricevuti. Dopo cinquecento anni di Inquisizione, dopo essere stata vilipesa e immolata alla causa della distruzione dell’anima femminile, ora l’immagine di Jeanne veniva recuperata, epurata dei suoi elementi rivoluzionari e destabilizzanti.
Per comprendere come tutto ciò sia potuto accadere abbiamo bisogno di considerare lo sviluppo della mentalità europea ed i sentimenti condizionati dalla religione cristiana di quel periodo. La migliore interpretazione a riguardo ci è data da Michel Foucault nelle sue due opere: "Storia della Follia in età classica" e "Sorvegliare e punire". Sebbene Foucault non sia da considerare un femminista, è senza dubbio un superbo analista di come il corpo, la sua energia e il suo ritmo, divennero l’oggetto della volontà di dominazione perpetuata dalla Chiesa.
Roma era stato il primo grande esempio di potere imperiale e l’Europa ne divenne la prima colonia. La macchina patriarcale organizzata dai romani trovò nella religione cristiana la migliore complice per assoggettare menti, corpi ed anime.
Nel far ciò, la Chiesa seppe abilmente appropriarsi di tutte le energie migliori e della capacità di operare di uomini e donne. Roma non avrebbe potuto controllare per sempre con le armi le popolazioni, doveva assoggettarle in maniera stabile e definitiva; per questo si servì egregiamente della cristianità come mezzo di condizionamento delle risorse umane.
Una vita di rinuncia e penitenza erano elementi fondamentali per ottenere la salvezza eterna. Gradualmente lo sfruttamento del lavoro smise di essere un ciclico rituale di partecipazione alla vita ma una giusta condanna per il fatto di essere nati in peccato. I più poveri dovettero piegare la schiena fino a spezzarla, con esse la vitalità del corpo e il potere del femminile.
Un altro mezzo di controllo fu l’utilizzo delle malattie mentali e le misure di contenimento e castigo.
Nelle culture shamaniche le persone considerate ’pazze’ avevano uno scopo ed una utilità; spesso essi erano a servizio dei bisogni della comunità grazie alle loro qualità psichiche. Dal Medioevo in poi la pazzia fu considerata una espressione del diavolo, della bestialità; le donne furono ritenute le portatrici di questo oscuro male e quindi le prime da eliminare.
La Chiesa,che già era divenuta un potere religioso- economico –politico, finì con il creare povertà e follia per poi punire sia i poveri che i pazzi. Proibirono alle donne il controllo sul proprio processo riproduttivo e se ne resero padroni assoluti. Ancor prima dell’Inquisizione l’umanità aveva cominciato ad introiettare una rigida repressione dell’estasi sessuale, dell’epifania emozionale, mentale, della gioia e della piena vitalità. Questa era l’Europa prima della piaga dell’Inquisizione: la tortura e la danza della morte erano diventati uno degli spettacoli di intrattenimento più popolare; tutte le città erano provviste di luoghi di processo e di tortura. Quando la vita non fu altro che peccato, pazzia ed errore, la Chiesa si pose definitivamente come il mezzo di correzione per eccellenza.
Jeanne non poteva avere un destino diverso; essa era contraria ad ogni forma di compromesso. Al suo cospetto il re appariva inerte e nonostante il suo analfalbetismo persino gli intellettuali erano a disagio di fronte al suo acume. Troppo potere per una donna: troppo intelligente e sicura di sé, e per di più inflessibile con i suoi avversari e carismatica nei confronti di quei soldati pagani che vedevano in lei la resurrezione delle antiche divinità della terra: la possibilità di ritorno ad una vita pacifica e dignitosa, la fine della schiavitù perpetrata dalle istituzioni con il benestare della Chiesa.
Jeanne d’Arc ha personificato il mito del visionario di colui che grazie alle propria chiarezza può condurre l’umanità attraverso momenti bui, alla ricerca della luce. Secondo Jung, “L’immagine archetipica del saggio, del salvatore giace dormiente nell’inconscio umano sin dagli albori della nostra cultura si attiva ogni qualvolta i tempi denotano un forte squilibrio in relazione a gravi errori […]Queste immagini primordiali cercano di ristabilire l’equilibrio psichico dell’epoca e si attivano istintivamente giungendo ad illuminarsi nei sogni delle persone e nelle opere degli artisti quando la coscienza diventa unidimensionale ed è pervasa da false attitudini”.
Jeanne riceveva i sui messaggi direttamente dall’inconscio; le sue conoscenze provenivano da una sorgente misteriosa attraverso immagini, sogni, voci interiori, sensazioni fisiche come in stato di trance. Questo tipo di donna fu definito da Toni Wolf: ‘mediale’; totalmente immersa nell’inconscio collettivo e spesso a servizio dell’umanità.
Purtroppo questo tipo di donna spesso è demonizzata e può facilmente trasformarsi in un capro espiatorio su cui vengono proiettate le ire di chi non ha la capacità di vedere o sentire; è quanto accadde a Jeanne d’Arc, sebbene avesse donato ai suoi contemporanei la speranza e fosse divenuta icona e simbolo di salvezza.
BIBLIOGRAFIA
C. G. Jung, Modern Man in Search of a Soul, Routledge and Kegan Paul, London, 1933.
Michel Foucault, Storia della follia nell'età classica, BUR, 1998.
Michel Foucault, Sorvegliare e punire. Nascita della prigione . Torino, Einaudi, 2005.
Antonella Iurilli Duhamel 2007
opera Antonella Iurilli Duhamel
category: Metamorfosi del Femminile - October 1, 2007 01:29 PM [edited: October 2, 2007 10:42 PM]
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L'AMORE NON POSSIAMO PRETENDERLO. IL RISPETTO SI!
Tuesday August 28, 2007
Oggi sono statanuovamente attaccata per le mie idee e il mio lavoro, ho avuto l'ingenuità di credere che in questo sito i rapporti sarebbero stati sereni e stimolant dal momento che ci sono molte persone creative.
Fino ad oggi mi sono difesa dai suddetti attacchi con il silenzio adesso però la misura è stata colmata, credo che andrebbe stabilito un codice di condotta anche tra di noi, la black list è solo un atto estremo anche se a volte necessario
Sono aperta nei confronti di qualunque forma di confronto di idee, ben consapevole dei miei limiti, sempre che avvengano in un clima di rispetto è di umanità. Mi è stato insegnato molto presto che nella vita non possiamo pretendere l'amore, ma il rispetto si, pertanto lo porto e lo esigo.
Certo a nessuno piace essere criticato, nessuno ama sentirsi sbagliato. Il critico distruttivo utilizza ogni opportunità per apparire più intelligente e migliore degli altri puntando il dito su tuto ciò ritengono sbagliato e approfittando del fatto che una prima stesura o un primo pensiero è sempre pieno di imprecisazioni o errori di ortografia e che uno schizzo è solo uno schizzo non vuole essere un capolavoro.
Queste persone si muovono come se le loro idee fossero le uniche ad essere valide o come se il loro modo di fare arte fosse l'unico e migliore modo possibile.
Il criticismo costruttivo allarga le prospettive e aiuta a trovare migliori soluzioni per idee o lavori imperfetti. Un buon critico sa che ogni lavoro creativo all'inizio è pieno di imperfezioni.
Un buon critico evita di scaricare il proprio veleno ogni qualvolta gli capita di aprire le fauci.
Si può essere estremamente critici verso un'idea senza svalutare, umiliare o mettere il suo autore in una posizione di difesa.
Credo che non dovremmo mai dimenticare che quello che non ci piace non necessariamente è sbagliato e che certe opinioni personali specie se gratuitamente offensive andrebbero tenute strette tra i denti.
Testo e illustrazione di Antonella Iurilli Duhamel
category: Metamorfosi del Femminile - August 28, 2007 11:08 AM [edited: August 28, 2007 07:16 PM]
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QUANDO MEDUSA ERA UNA BELLA FANCIULLA
Wednesday August 22, 2007
QUANDO MEDUSA ERA UNA BELLA FANCIULLA.
Divagazioni su una grande Dea
C’è stato un tempo in cui Medusa era una bellissima fanciulla, la sua bellezza si nutriva di complessità. Il suo nome in Sanscrito era Medha, in greco, Metis, in egiziano Maat.
In tutte queste antiche lingue il suo nome aveva un significato identico:Somma saggezza femminile.
Le prime tracce della sua esistenza sono presenti in Libia, dove le libiche amazzoni la veneravano in tutti i suoi aspetti di dea serpente, o meglio di dea accompagnata dal serpente: simbolo dell’eterno ciclo della vita.
Medusa rappresentava i cicli del Tempo con i suoi stadi di passato, presente e futuro; i cicli della Natura con i suoi stati di nascita, morte e rinascita. Medusa (guardiana di immensi tesori e grande mediatrice dei regni del cielo, della terra e di quello sotterraneo)aveva in sé la capacità di distruggere e costruire nel perenne obiettivo della ricerca di nuovi equilibri naturali; era la regina di tutti gli animali, ma soprattutto era la verità ultima oltre ogni possibile dualismo.
Nel sesto secolo a.C., quando il potere e la saggezza della dea cominciarono ad essere intollerabili per un mondo che si muoveva verso la separazione e la supremazia dell’uomo sulla natura,i rituali a lei collegati furono eliminati, i suoi santuari invasi,le sue sacerdotesse violentate e la sua immagine trasformata ad uso e consumo delle nuove forme di potere dando luogo a forme di demonizzazione costante che durante i cinquecento anni di Inquisizione da parte della Chiesa raggiunsero il loro apice.
Come hanno fatto i serpenti dalle mani di queste bellissime dee a diventare arco e freccia nelle mani della dea greca Artemide, lancia nelle mani di Atena insinuarsi nella capigliatura di una mostruosa Gorgone il cui sguardo atterrisce ed infine finire schiacciato sotto il tallone della Madonna?
La storia raccontata dai greci convince poco, ad una prima lettura; denota un salto, un filo che si spezza, Sembra sia stata tutta colpa di Atena: in un impeto di rabbia e di antagonismo femminile trasformò la stupenda Gorgone, amata da Poseidone, in un mostro. Ma Neith, Anath o Athena è anche il nome di Medusa: allora forse la storia significa che Atena si rivoltò contro se stessa, la propria bellezza e femminilità riservando ogni investimento della sua energia alle funzioni più elevate del suo essere. Il che sembra molto possibile guardando ai successivi sviluppi della nostra cosiddetta evoluzione; e soprattutto ricordando che Atena era sprovvista di madre; nacque infatti dall’amore di Zeus e Metis ma fu partorita dalla testa del padre. Atena, dunque, era sprovvista di adeguati modelli sessuali femminili.
Con Atena possiamo assistere ad una energia sessuale che si muove verso la testa. Oramai le idee prevalgono e formano la realtà. Ma forse il mito ci indica che quando i serpenti dalle mani, luogo in cui possono essere meglio gestiti, finiscono nella testa, si generano orrori senza fine. Il processo di idealizzazione allontana l’uomo dai confini naturali fornitigli dall’identificazione con i suoi bisogni, i suoi sentimenti:il suo corpo.Venendo meno tali confini, il potere personale diventa strapotere e genera mostri; il femminile idealizzato e non più provvisto di spazio e dimensioni proprie, diventa un incubo per l’umanità, spaccata all’interno di sé stessa, vittima di un’antitesi senza soluzione di continuità tra testa e corpo, cuore e ragione.
Freud ci ha mostrato che la castrazione di Medusa corrisponde a quella fase in cui il bambino scopre la sua controparte sessuale e realizza che le bambine sono sprovviste del pene. Una visione pietrificante che condizionerà tutta la sua esistenza. L’interpretazione di Freud, se considerata in termini simbolici, appare plausibile; dall’analisi di questo mito si evince che la castrazione del femminile è in atto da molti secoli. La questione caso mai sarà: come è ancora possibile per molti pensare che il processo riguardi le donne come genere sessuale piuttosto che l’umanità intera?
Il grande contributo di Carl Jung e di tutti gli studiosi di mitologia consiste nell’averci aperto gli occhi su certe sommarie e superficiali divisioni dei generi sessuali.
Medusa è un magnifico simbolo crepuscolare a cavallo di mondi diversi, e nel corso dei secoli ha mantenuto le arcaiche qualità di mediatrice; è una sorta di terra di mezzo tra il visibile e l’invisibile; è un archetipo che testimonia il ‘passaggio’.Non a caso il simbolo del serpente appare in molti riti di passaggio e di trasformazione; non solo Perseo, ma Mosè, Orfeo, Apollo di Ovidio, San Giorgio, Tamino del Flauto magico, e persino il Piccolo Principe e Pinocchio ne faranno i conti nel loro processo di maturazione.
La sua decapitazione ha simbolizzato il tentativo, tra l’altro ben riuscito, di rendere senza voce la saggezza del femminile, facendo credere a tutti (soprattutto alle donne) di essere una forza malefica, sancendo la condanna a morte delle sue possibilità di crescita e di contributo culturale. Relegandola ad un trofeo o un simbolo apotropaico da esibire su scudi,medaglie e frontoni vari.
Così demistificata ha perso il suo significato originale, non è neanche più un incubo per il moderno Perseo. L’antichissima Medusa è stata soggiogata, spezzata e deprivata dei suoi poteri. La sua natura generatrice di vita controllata, come conviene alle vacche di un allevamento, ormai piegata e schiacciata da un ordine che idolatra il potere ed il maschile, ignorando l’altra metà del cielo.
Nonostante ciò, Medusa ha dimostrato di essere più di un mito, un archetipo tuttora latente; scacciato dalla porta d’ingresso è rientrato silenziosamente dalla porta di servizio. Ritorna di notte come Lilith nei sogni e negli incubi, si manifesta nei sintomi delle malattie dell’uomo moderno mai in pace con sé stesso,come un criminale che l’ha fatta franca e che teme incessantemente la giustizia.
Medusa non è morta, si è solo ritirata in un angolo e la sua ricerca di equilibrio farà tremare tutti, la sua forza da sotterranea ritornerà a brillare in ogni angolo dell’universo; Medusa è la nostra madre natura e la natura, che è più forte dell’uomo, avrà sempre il sopravvento.
Testo e illustrazione di Antonella Iurilli Duhamel
BIBLIOGRAFIA:
Barbara Walker, The Woman's Encyclopedia of Myths and Secrets.
The Woman's Dictionary of Symbols and Sacred Objects. Harper & Collins, New York
Marija Gimbutas, Il Linguaggio della Dea, Milano, Edizioni Neri Pozza, 1989.
Sigmund Freud, in "Introductory Lectures on Psychoanalysis" (1915-1917) in op.cit., Vol.XV, p.155 and 157).
L'interpretazione dei sogni,Astrolabio Ubaldini 1948
category: Metamorfosi del Femminile - August 22, 2007 05:05 PM [edited: August 23, 2007 08:55 PM]
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Antonella Iurilli Duhamel
