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CARATTERE E DESTINO
Tuesday November 25, 2008
La Felicità, come diceva Aristotele, è qualcosa che riguarda la vita intera. Ecco perché c’è una connessione molto stretta tra felicità e virtù. Infatti, virtù deriva dal greco areté , da cui il latino ars , ossia arte.
Se la virtù è l’arte di vivere, la felicità è la capacità di cogliere le opportunità che ogni momento possiede. Ma per fare questo ci vuole fiuto, competenza».
C’è una formula bellissima di Eraclito che dice : "Il carattere per l’uomo è il suo destino". Carattere, in greco è ethos , ha a che fare con l’etica ovvero con la capacità di governare bene la propria vita».
opera Bartolotti
category: Filosofia Antica - November 25, 2008 08:39 AM [edited: November 25, 2008 09:02 AM]
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ANIMA
Saturday October 25, 2008
... L'anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e, non sapendo che fare, smania e fuor di se non trova sonno di notte né riposo di giorno, ma corre, anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza.
E appena l'ha riguardato, invasa dall'onda del desiderio amoroso, le si sciolgono i canali ostruiti: essa prende respiro, si riposa delle trafitture e degli affanni, e di nuovo gode, per il momento almeno, questo soavissimo piacere.
Perché, oltre a venerare colui che possiede la bellezza, ha scoperto in lui l'unico medico dei suoi dolorosi affanni. Questo patimento dell'anima, mio bell'amico a cui sto parlando, è ciò che gli uomini chiamano amore.
Platone, Fedro
category: Filosofia Antica - October 25, 2008 09:56 PM [edited: October 25, 2008 10:56 PM]
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CARPE DIEM
Monday October 6, 2008
L'uccellino mattiniero acchiappa il verme. Chi ha tempo non aspetti tempo. Colui che esita è perduto. Non possiamo far finta che non ci sia stato detto, abbiamo sentito i proverbi, abbiamo sentito i filosofi, abbiamo sentito i nostri nonni che ci ammonivano sullo spreco del tempo, abbiamo sentito i poeti maledetti che ci spingevano a prendere al volo il momento, però qualche volta dobbiamo cavarcela da soli.
Dobbiamo compiere i nostri errori, dobbiamo imparare sulla nostra pelle. Dobbiamo spazzare le possibilità dell'oggi sotto il tappeto del domani, fino a che non potremo più farlo, fino a che finalmente non comprenderemo da soli quello che voleva dire Benjamin Franklin.
Che cercare risposte è meglio che farsi domande, che stare svegli è meglio che dormire, e anche il più terribile fallimento, anche il peggiore, il più irrimediabile degli errori è di gran lunga preferibile a non averci provato.
Grey’ Anatomy
category: Filosofia Antica - October 6, 2008 08:37 AM [edited: October 6, 2008 08:38 AM]
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LA RESA DEI CONTI
Sunday October 5, 2008
......Arriva un tempo, nell'educazione di ciascun uomo, in cui egli si convince che la competizione è ignoranza; che l'imitazione è suicidio; che deve saper accettare se stesso per il meglio e per il peggio, come parte sua; che per quanto il grande universo sia buono e generoso, nemmeno un chicco di nutriente grano può arrivare à lui se non attraverso la fatica prodigata su quel pezzo di terra che gli è stato dato da dissodare.
Il potere che è in lui è qualcosa di nuovo in natura, e nessuno, eccetto lui stesso, può sapere che cosa sia quello che egli può fare, né può mai saperlo finché non ha provato. Non per nulla una faccia, un carattere, un fatto possono maggiormente colpirlo, e un altro lasciarlo indifferente.
Né è senza una prestabilita armonia che vi sia, per così dire, questa scultura nella memoria. L'occhio fu collocato là dove un raggio sarebbe caduto, di modo che potesse testimoniare di quel particolare raggio. Noi esprimiamo noi stessi soltanto a metà e quasi ci imbarazza quell'idea divina che ciascuno di noi rappresenta. Si può, certo, senz'altro ritenere che essa sia qualcosa di buono, di equanime e di giusti esiti, per cui a buon diritto se ne dovrebbe parlare.
Un uomo si sente sollevato e lieto quando ha riposto tutto se stesso nella propria opera e ha fatto del suo meglio; ma ciò che ha detto o fatto in diversa maniera non gli darà pace. È una liberazione che non libera. Nei tentativi, il suo genio l'abbandona; nessuna musa lo soccorre; non ha più inventività, non ha speranze.
Confida in te stesso: ogni cuore vibra a una tale corda di ferro. Accetta il posto che il divino provvedere ha trovato per te, la società dei tuoi contemporanei, la connessione degli eventi. Gli uomini grandi sempre fecero così, e affidarono se stessi fanciullescamente al genio della loro età, testimoniando la loro percezione che l'assolutamente affidabile aveva preso posto nei loro cuori, operando attraverso le loro mani, prendendo possesso di tutto il loro essere.
E siamo ora anche noi uomini, e dobbiamo accogliere con la più alta convinzione il nostro trascendente destino; e non come minorenni e invalidi riparati in un cantuccio, non come codardi in fuga davanti a una rivoluzione, ma come guide, redentori e benefattori obbedienti allo sforzo Onnipotente e avanzanti sul Caos e le Tenebre.
Ralph Waldo Emerson, Self- reliance
opera A Iurilli Duhamel
category: Filosofia Antica - October 5, 2008 09:45 AM [edited: October 5, 2008 09:47 AM]
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LA RADICE DEL BENE
Friday October 3, 2008
Dunque, una volta per tutte,
ti viene proposto un breve precetto:
ama, e fa ciò che vuoi.
Se tu taci, taci per amore:
se tu parli, parla per amore;
se tu correggi, correggi per amore;
se tu perdoni, perdona per amore.
Sia in te la radice dell'amore;
e da questa radice non può derivare
se non il bene.
Agostino d'Ippona
category: Filosofia Antica - October 3, 2008 09:53 AM
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Un pitagorico a Roma PUBLIO NIGIDO FIGULO
Wednesday July 9, 2008
Publio Nigidio Figulo, fondatore del neopitagorismo romano, fu uno degli uomini di cultura più importanti della sua epoca, la cui personalità può agevolmente essere comparata a quella di un Varrone, dell'amico Cicerone e dello stesso Cesare.
Il sistema dottrinale pitagorico con la sua rappresentazione della "rota mundi", con l'indicazione del significato della fascia zodiacale e con la sua complessa interpretazione astrale dei miti e delle leggende, ha senz'altro costituito il secondo
elemento portante della sua speculazione.
Accanto a questi elementi dottrinali emerege anche una tradizione rituale riconducibile all'arcaico mondo etrusco-latino: un complesso di divinità cosiddette "minori" che contribuivano a rendere vitale quella specie di "religio seconda" così importante per i singoli, per lo stato e per il sofisticato sistema di scienze spirituali (diviniazione, aruspicina, scienza
augurale ecc.).
Il terzo elemento che arricchisce l'opera di Nigidio è l'apporto delle dottrine dei "Magi ellenizzati" (iraniani e caldei) e del complesso sistema speculativo che ne sostanziava i rituali. La sintesi che Nigidio opera di questi elementi dottrinali (pitagorismo, mondo etrusco-latino e dottrine dei "Magi ellenizzati" ) ha reso i suoi libri adatti ad una esiguia élite spirituale, una specie di residuo oracolare di un mondo arcaico.
Nigidio appartiene a quel mondo di raffinata cultura che aveva conservato memoria dei fondamenti spirituali che avevano consentito a Roma di realizzare la "pax deorum" e di diventare per un intero ciclo umano un vero e proprio "umbilicus mundi".
comunicazione editoriale
Nuccio D'Anna
PUBLIO NIGIDIO FIGULO
Un pitagorico a Roma nel 1° secolo a. C.
opera Antonella Iurilli Duhamel
category: Filosofia Antica - July 9, 2008 06:00 PM [edited: July 9, 2008 11:26 PM]
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R. A. SCHWALLER DE LUBICZ: LA POLITICA, L'ESOTERISMO, L'EGITTOLOGIA.
Monday June 30, 2008
Giovane allievo di Matisse nella Parigi della Belle époque, amico e maestro di poeti ed artisti del calibro di O. V. de Lubicz Milosz, agitatore
politico e sociale protagonista di falansteri e progetti utopistici di matrice socialista, alchimista ed occultista coinvolto nella formazione
della leggenda di Fulcanelli, studioso di geometria pitagorica e simbolica, teorico di una filosofia erotica dell’eccesso, studioso di egittologia e
maestro di un gruppo di egittologi eretici e spiritualisti, riferimento indiscusso di una corrente di studiosi di simbolismo intorno alla quale vediamo avvicendarsi personaggi del calibro di René Alleau, Marie Madeleine Davy, Matila Ghyka, il poeta sufi Mounir Hafez....
Stimato da André Breton, che lo considera un riferimento per il surrealismo, studiato da filosofi come Maurice de Gandillac, venerato da artisti come Jean Cocteau (che gli dedica un capitolo del suo Maalesh) e, nel contempo, sospetto di pratiche e ideologie esoteriche luciferine, latore di concezioni razziste ed antisemite, Schwaller è un personaggio complesso, di difficile decrittazione.
Frutto maturo di suggestioni culturali ed esoteriche complesse che vanno dalla teosofia al socialismo fourierista, dalla magia sexualis della
Hermetic Brotherhood of Luxor alla sinarchia di Sant-Yves d’Alveydre, passando per coloriture di volta in volta corporativiste e libertarie, un tale personaggio è forse il crocevia più indicato per illustrare, attraverso l’analisi della sua complessa vicenda spirituale, le tensioni e le influenze che agivano all’interno di un’intera generazione di intellettuali ed artisti francesi ed europei, nati all’ombra della prima, grande crisi del positivismo, figli di una borghesia smarrita ed eradicata, fecondamente incapace ad assumere l’onere plumbeo dell’aridità scientista.
http://www.mimesisedizioni.it/
category: Filosofia Antica - June 30, 2008 12:11 AM [edited: June 30, 2008 12:33 AM]
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IMPOSSIBILI DEFINIZIONI
Wednesday June 25, 2008
« Non ti posso mandare la mia interpretazione della parola "romantico"; essa è lunga 125 fogli »
Friedrich von Schlegel, Lettera al fratello, 1798
« ... la vita ha sposato l'inconscio e l'involontario al ragionevole e allo spontaneo: e quindi l'uomo non dovrebbe separare ciò che il cielo ha unito.»
I. P. V. Troxler, Blicke in das Wesen des Mensches, 1812
category: Filosofia Antica - June 25, 2008 08:09 AM [edited: June 25, 2008 10:12 AM]
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PAMPAEDIA
Tuesday June 24, 2008
"Fondare biblioteche, è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito, che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire".
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano
La “ Pampaedia “– afferma Jan Amos Komensky /Comenio, nell'opera omonima - è l'educazione universale di tutta l'umana gente, un concetto noto sin dai tempi dei Greci che parlavano di “Pandemia”: la capacità di abbracciare l’universale , una visione che ci presenta un uomo, microcosmo venuto in questo mondo per offrire un contributo all’armonia universale (attualmente il termine viene esclusivamente riferito a malattie epidemiche).
Sfortunatamente, i traumi e i limiti dei sistemi educativi sempre più distanti dalla Natura creano costantemente fobia e chiusura. Maria Montessori affermava che un bambino diventerà un cittadino sereno o un individuo aggressivo a seconda di come è stato trattato nei primi anni, a casa e a scuola. Probabilmente aveva ragione. Sono davvero poche le persone assolutamente libere dalla paura, poiché essa è insediata nel cervello e nel corpo in maniera capillare.
Chiunque sperimenti paure e sospetti irrazionali può essere quasi sicuro che gli derivano dal lontano passato. Certi individui hanno una natura felice sin dall’infanzia, altri sono invece sospettosi, altri ancora sfrontati o timidi. Non sappiamo quasi niente riguardo alle tendenze ereditate e per questo abbiamo delle difficoltà a porvi rimedio, il che spiega perché nel mondo prevalgono tanta confusione e insicurezza.
Comenio è stato il portavoce di una pedagogia che poteva rendere l’uomo un filosofo universale:
«Noi bramiamo che tutti gli uomini siano pansofi e vale a dire:
1) comprendano le articolazioni delle cose, dei pensieri e dei discorsi;
2) comprendano gli scopi di tutte le azioni (proprie e altrui), i mezzi e i modi per realizzarli;
3) sappiano distinguere nelle azioni, come anche nei pensieri e nelle parole, che si diffondono e si confondono, l'essenziale dall'accidentale, l'indifferente dal nocivo.
E quindi rilevare le differenze proprie e altrui dei pensieri, dei discorsi e delle azioni e saper sempre e dovunque ritornare sulla buona strada».
"Se tutti gli uomini fossero dotti in tutto questo, tutti diventerebbero totalmente sapienti; il mondo, poi, diverrebbe pieno di ordine, di luce e di pace.
Purtroppo l’ignoranza è portatrice di grettezza, ma almeno una volta gli ignoranti avevano il buon gusto di tacere consci e vergognosi dei propri limiti, oggi invece, grazie all’esempio di leaders ignoranti e grossolani e ad un maggiore benessere economico, sono divenuti arroganti pur rimanendo ignoranti quanto in passato.
Provengo da una famiglia che ha dato il sangue per l’Unità dell’Italia e per la diffusione del valore della cultura, mio cugino in terzo grado è stato Giuseppe Mazzini, mia nonna Ernesta Appio è stata assistente fino alla fine del noto Italo Balbo inviso da Mussolini e dalla Chiesa perché troppo colto e carismatico e pertanto esiliato in Africa, mio nonno Giulio Drago si è fatto uccidere perché assieme Balbo in nome di civiltà e cultura tramava con inglesi ed americani per evitare l’ingresso dell’Italia nell’ultimo conflitto mondiale.La mia famiglia ha sempre pagato la coerenza nei confronti dei propri ideali e il rifiuto di ottenere favori grazie ad allineamenti non moralmente condivisi.
Da loro ho imparato a pensare con la mia testa e ad agire secondo la mia coscienza senza essere soggetta a partiti, sette e religioni o altre forme di controllo e assoluzioni a buon mercato. Ho sempre pagato di persona il non essermi mai voluta allineare, spero di non smettere mai di indignarmi ogni qualvolta che su di me o sugli altri scenderà l’umiliante peso di giudizi discriminatori dettati dalla poca conoscenza di sé stessi e del mondo ma soprattutto dalla fobia nei confronti del diverso in termini umani, politici e religiosi.
L’ideale sarebbe almeno rendersi conto che queste forme d’intolleranza sono pericolose nei confronti di tutti, anche di noi stessi: questa forma di peste emozionale è una vera piaga per l’umanità, la vera spazzatura a cui bisognerebbe badare.
Antonella Iurilli Duhamel
opera A. Iurilli Duhamel, "Il dubbio di Sonia" 2002
category: Filosofia Antica - June 24, 2008 12:23 PM [edited: June 24, 2008 07:19 PM]
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LA CULTURA
Wednesday June 18, 2008
" Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie,
ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita,
il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini.
Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto,
chi sente la relazione con tutti gli altri esseri .
Cosicché essere colto, essere filosofo lo può chiunque voglia"
Antonio Gramsci
opera A.I.D.
category: Filosofia Antica - June 18, 2008 10:48 AM [edited: June 18, 2008 09:18 PM]
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LA BREVITA' DELLA VITA
Wednesday May 7, 2008
La maggior parte dei mortali, o Paolino, si lagna per la cattiveria della natura, perché siamo messi al mondo per un esiguo periodo di tempo, perché questi periodi di tempo a noi concessi trascorrono così velocemente, così in fretta che, tranne pochissimi, la vita abbandoni gli altri nello stesso sorgere della vita. Né di tale calamità, comune a tutti, come credono, si lamentò solo la folla e il dissennato popolino; questo stato d’animo suscitò le lamentele anche di personaggi famosi.
Da qui deriva la famosa esclamazione del più illustre dei medici, che la vita è breve, l’arte lunga; di qui la contesa, poco decorosa per un saggio, dell’esigente Aristotele con la natura delle cose, perché essa è stata tanto benevola nei confronti degli animali, che possono vivere cinque o dieci generazioni, ed invece ha concesso un tempo tanto più breve all’uomo, nato a tante e così grandi cose. Noi non disponiamo di poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto.
La vita è lunga abbastanza e ci è stata data con larghezza per la realizzazione delle più grandi imprese, se fosse impiegata tutta con diligenza; ma quando essa trascorre nello spreco e nell’indifferenza, quando non viene spesa per nulla di buono, spinti alla fine dall’estrema necessità, ci accorgiamo che essa è passata e non ci siamo accorti del suo trascorrere.
È così: non riceviamo una vita breve, ma l’abbiamo resa noi, e non siamo poveri di essa, ma prodighi. Come sontuose e regali ricchezze, quando siano giunte ad un cattivo padrone, vengono dissipate in un attimo, ma, benché modeste, se vengono affidate ad un buon custode, si incrementano con l’investimento, così la nostra vita molto si estende per chi sa bene gestirla.
Seneca, De brevitate vitae
opera A.Iurilli Duhamel,La Notte
category: Filosofia Antica - May 7, 2008 06:28 PM
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LA LETTURA DEI LIBRI
Thursday May 1, 2008
1. Da quanto mi scrivi e da quanto sento, nutro per te buone speranze: non corri qua e là e non ti agiti in continui spostamenti. Questa agitazione indica un’infermità interiore: per me, invece, primo segno di un animo equilibrato è la capacità di starsene tranquilli in un posto e in compagnia di se stessi.
2. Bada poi che il fatto di leggere una massa di autori e libri di ogni genere non sia un po’ segno di incostanza e di volubilità. Devi insistere su certi scrittori e nutrirti di loro, se vuoi ricavarne un profitto spirituale duraturo. Chi è dappertutto, non è da nessuna parte. Quando uno passa la vita a vagabondare, avrà molte relazioni ospitali, ma nessun amico. Lo stesso capita inevitabilmente a chi non si dedica a fondo a nessun autore, ma sfoglia tutto in fretta e alla svelta.
3. Non giova né si assimila il cibo vomitato subito dopo il pasto. Niente ostacola tanto la guarigione quanto il frequente cambiare medicina; non si cicatrizza una ferita curata in modo sempre diverso. Una pianta, se viene spostata spesso, non si irrobustisce; niente è così efficace da poter giovare in poco tempo. Troppi libri sono dispersivi: dal momento che non puoi leggere tutti i volumi che potresti avere, basta possederne quanti puoi leggerne.
4. "Ma," ribatti, "a me piace sfogliare un po’ questo libro, un po’ quest’altro." È proprio di uno stomaco viziato assaggiare molte cose: la varietà di cibi non nutre, intossica. Leggi sempre, perciò autori di valore riconosciuto e se di tanto in tanto ti viene in mente di passare ad altri, ritorna poi ai primi. Procurati ogni giorno un aiuto contro la povertà, contro la morte e, anche, contro le altre calamità; e quando avrai fatto passare tante cose, estrai un concetto da assimilare in quel giorno.
5. Anch’io mi regolo così; dal molto che leggo ricavo qualche cosa. Il frutto di oggi l’ho tratto da Epicuro (è mia abitudine penetrare nell’accampamento nemico, ma non da disertore, se mai da esploratore); dichiara Epicuro: "È nobile cosa la povertà accettata con gioia."
6. Ma se è accettata con gioia, non è povertà. Povero non è chi ha poco, ma chi vuole di più. Cosa importa quanto c’è nel forziere o nei granaî, quanti sono i capi di bestiame o i redditi da usura, se ha gli occhi sulla roba altrui e fa il conto non di quanto ha, ma di quanto vorrebbe procurarsi? Mi domandi quale sia la giusta misura della ricchezza? Primo avere il necessario, secondo quanto basta. Stammi bene.
Seneca, Lettere a Lucilio, I. 2.
Antonella Iurilli Duhamel,UNI
category: Filosofia Antica - May 1, 2008 10:02 AM [edited: May 1, 2008 10:04 AM]
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AMICIZIA
Thursday February 28, 2008
Alcuni che, a quanto sento dire, vennero considerati sapienti in Grecia, hanno sostenuto tesi a mio giudizio paradossali (ma non esiste argomento su cui non cavillino). Una parte afferma che dobbiamo rifuggire dalle amicizie eccessive, per evitare che uno solo si tormenti per molti; a ciascuno bastano e avanzano i propri problemi e farsi carico di quelli altrui è una bella noia.
La cosa migliore, secondo loro, è allentare più che si può le briglie dell’amicizia, tirandole o lasciandole andare a proprio piacere; essenziale per vivere bene è la tranquillità, di cui l’animo non può godere se, per così dire, fosse uno solo a sopportare il travaglio per tutti.
Altri, invece, a quanto si dice, sostengono una tesi ancora più disumana; l’ho brevemente accennata poco fa: le amicizie andrebbero ricercate in vista di protezione e appoggi, non per un sentimento di affetto e stima; insomma, quanto meno uno è deciso e forte, tanto più aspira all’amicizia; ecco perché sono le donnicciole a chiedere la protezione dell’amicizia più degli uomini, i poveri più dei ricchi e gli sventurati più di chi è considerato felice.
Ma che bella saggezza! È come se privasse l’universo del sole chi priva la vita dell’amicizia: e niente di più bello, niente di più gradito dell’amicizia abbiamo ricevuto dagli dèi immortali. Allora, che cos’è mai questa tranquillità, in apparenza seducente, ma in realtà da ripudiare per molti aspetti?
No, non ha senso rifiutarsi di intraprendere una cosa o un’azione onesta, oppure abbandonarla dopo averla intrapresa, per evitare noie. Ma se fuggiamo le preoccupazioni, dobbiamo fuggire la virtù che, all’inevitabile prezzo di qualche apprensione, ci porta a disprezzare e odiare il suo contrario, come fa la bontà con la cattiveria, la temperanza con le passioni, il coraggio con l’ignavia.
Ecco perché si vedono soprattutto i giusti soffrire per le ingiustizie, i coraggiosi per la viltà, i moderati per gli eccessi. E’ proprio di un animo ben educato, quindi, rallegrarsi per il bene e affliggersi per il male.
Marco Tullio Cicerone, De amicitia 45-47)
category: Filosofia Antica - February 28, 2008 11:56 AM [edited: February 28, 2008 12:03 PM]
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CITTADINO DELL'UNIVERSO
Tuesday February 5, 2008
“Incontravamo fiumi di tribù desertiche, gli esseri umani più belli che abbia visto in vita mia. Eravamo tedeschi, inglesi, ungheresi, africani, nomi che per loro non avevano alcun significato. A poco a poco siamo diventati gente senza nazione, sono giunto a odiare le nazioni. Siamo deformati dalle nazioni-stato. Madox è morto proprio a causa delle nazioni”
Michael Ondaatje, “Il paziente inglese”, cap. IV, “Cairo Sud, 1930-1938”).
..............
Se è vero quel che dicono i filosofi sulla parentela tra Dio e gli uomini, che cosa resta da fare a costoro se non seguire l’esempio di Socrate e cioè non rispondere mai a chi vuole sapere la loro città: "Sono cittadino d’Atene o cittadino di Corinto", ma "cittadino dell’universo"?
Perché dici di essere ateniese e non semplicemente di quell’angolo di terra in cui fu gettato il tuo povero corpo al momento della nascita? Ovvero è chiaro che derivi da un principio superiore, che abbraccia non solo quell’angolo di terra, ma anche l’intera tua casa, e, in una parola, il paese dove si è perpetuata fino a te la stirpe dei tuoi antenati, e di qui, se mai, ti chiami ateniese o corinzio?
Chi dunque ha penetrato l’organizzazione dell’universo e ha capito che "di tutte le cose la più grande, la più importante, la più universale è la società formata dagli uomini e da Dio, e che da lui le forze generatrici scendono non solo fino a mio padre e a mio nonno, ma a tutto ciò che sulla terra nasce e cresce, specialmente agli esseri ragionevoli, giacché essi soli per natura partecipano alla comunione divina, essendo legati a Dio per la ragione", perché non dirà di essere cittadino dell’universo?
Epitetto
A.Iurilli Duhamel, UNI, 2006
category: Filosofia Antica - February 5, 2008 09:51 AM [edited: February 24, 2008 05:56 PM]
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SULL'AMICIZIA di Epitteto
Saturday December 15, 2007
Ciò che si prende a cuore, è giusto che si ami. Forse gli uomini prendono a cuore le cose cattive? No davvero. Ma forse ciò che non li riguarda affatto? Neppure questo. Rimane, dunque, che solo le cose buone prendono a cuore: e se le prendono a cuore, le amano. Perciò, chi è esperto nelle cose buone, saprà anche amarle: chi, invece, non è in grado di discernere le buone dalle cattive, e quelle che non sono né buone né cattive dalle altre due, come potrebbe ancora amarle costui?
Di conseguenza, il saggio solamente può amare.
Ma come? - si dice. lo, pur essendo stolto, amo tuttavia il mio piccino.
- Mi meraviglio davvero, per gli dèi, come tu riconosca, così, su due piedi, di essere stolto. Che ti manca?
Non usi delle sensazioni, non discerni le rappresentazioni, non dai al corpo i cibi che gli si addicono, non le vesti, non la casa? Come puoi dunque ammettere di essere stolto? Perché spesso, per Zeus, sei tratto fuori di te dalle tue rappresentazioni, e ne sei sconvolto e ti vincono coi loro motivi persuasivi: e talora queste cose le supponi buone,
poi, le stesse, cattive, e più tardi, né buone né cattive – e insomma sei preda del dolore, del timore, dell'invidia, del turbamento, dell'incostanza - per ciò ammetti di essere stolto. E nell'amicizia non sei incostante? Ricchezza, piacere, in una parola, gli stessi oggetti esterni talora li ritieni buoni, talora cattivi: e le stesse persone non le ritieni talora buone, talora cattive? e non le tratti talora da amico, talora da nemico? e non le approvi talora, talora le biasimi?
- Certo: sono questi i sentimenti che provo.
- E poi? chi è rimasto ingannato nei confronti d'un uomo, pensi possa essergli amico?
- No davvero.
-E chi è volubile nella scelta dell'amico, pensi gli sia affettuoso?
- Neppure costui.
- E chi adesso lo ingiuria e più tardi lo guarda con ammirazione?
- Neppure costui.
- Ebbene: non hai visto mai dei cuccioletti che scodinzolano e scherzano fra loro, di fronte ai quali hai esclamato: « non c'è niente di più amoroso »? Ma per capire che cosa sia l'amicizia, getta fra loro un pezzo di carne lo saprai. Getta pure tra te e il tuo figliolo un campicello e saprai come il tuo figliolo vorrà subito sotterrarti e come tu pregherai per la morte del tuo caro figlio. E poi dirai: «che ragazzo ho allevato! già da un pezzo vuol farmi i funerali ».
Getta una fanciulletta tutta elegante e amala, tu, il vecchio, e l'altro, il giovane, o, se vuoi, una briciola di gloria. Se poi c'è un rischio da correre, dirai le stesse parole del padre di Admeto: tu vuoi veder la luce e il padre, credi, no? Pensi che quello non amasse il suo figliolo quand'era piccino, e non trepidasse quando aveva la lebbre, e non disse spesso: «Quant'era meglio che l'avessi io!»? Poi, sopraggiungere della prova, al suo avvicinarsi, vedi che belle frasi si scambiano! Eteocle e Polinice non erano nati Una stessa madre e dallo stesso padre? Non erano cresciuti insieme, non avevano vissuto insieme e insieme dio la stessa tavola, lo stesso letto? Non si erano spesso baciati l'un l'altro? Tanto che, se uno li avesse visti, si -ebbe messo a ridere dei filosofi, io penso, per tutto quel di paradossale dicono sull'amicizia. Ma, ecco, cade in mezzo ad essi, come un pezzo di carne tra i cani, la questione del regno: vedi come parlano:
ETEO. Su, davanti a quale porta ti porrai?
POL. Perché me'l chiedi?
ETEO. Affrontarti voglio e ucciderti.
POL. Ho la stessa brama anch'io
Ecco i loro voti.
Perché, in generale - non vi fate illusioni - ogni vivente e non ha nulla che gli sia caro quanto il proprio interesse: quindi, tutto quello che gli sembra d'ostacolo ad esso - sia fratello o padre o figlio o amato o amante – lo odia, lo ripudia, lo maledice. Perché non c'è niente che egli per natura ami quanto il suo interesse: questo è per lui padre, fratello, parenti, patria, Dio. Per ciò quando ci sembra che gli dèi ci impediscano di raggiungerlo, noi li insultiamo, anche loro, ne buttiamo giù le statue, ne bruciamo i templi, come Alessandro fece incendiare il tempio di Asclepio perché era morto il suo diletto. In conseguenza, se si riesce a far coincidere l'interesse e la pietà, l’onestà, la patria, i genitori, gli amici, allora tutto questo è salvo: ma se da una parte c'è l'interesse, dall'altra gli amici, la patria, i parenti, e il giusto stesso, tutto questo va in malora, soverchiato dall'interesse. Dove sono l'«io» e il “mio” li inclina di necessità il vivente: se nella carne, è essa che domina, se nella persona morale, è essa che domina, se nei beni esterni, sono essi che dominano. Se, dunque, il mio « io » si trova dov'è la persona morale, solo allora io sarò come sì deve, amico, figlio, padre. Ché in tal caso sarà mio interesse custodire la fedeltà, la riservatezza, la pazienza, la temperanza, la solidarietà, e mantenere le mie relazioni sociali. Se, invece, da una parte pongo il mio « io », dall'altra l'onestà, allora acquista forza il detto di Epicuro, secondo il quale l'onestà o non è niente o, se mai, una semplice opinione volgare.
Da tale ignoranza ebbero origine le lagnanze tra Ateniesi e Spartani, tra questi due popoli e i Tebani, tra il Gran Re e l'Ellade, tra questi due e i Macedoni e adesso tra ì Romani e i Geti: così, nei tempi passati, i fatti di Ilio ebbero la stessa origine. Alessandro era ospite di Menelao e se uno li avesse visti trattarsi cosi amichevolmente tra loro, non avrebbe creduto a chi diceva che non erano amici. Ma una piccola cosa fu gettata in mezzo a loro un'elegante donnína: per essa, ecco la guerra. Così adesso, quando vedi amici o fratelli che paiono avere gli stessi sentimenti, non pronunciarti subito sulla loro amicizia, neppure se giurano e dicono che niente potrà separare l'uno dall'altro. Non è fedele la parte direttrice dell'anima nell’uomo inetto: è instabile, incapace di giudicare, sopraffatta ora da una, ora da un'altra rappresentazione. E non cercare, e come fa il volgo, se questi uomini hanno avuto gli stessi genitori e sono cresciuti insieme, sotto lo stesso pedagogo, ma soltanto dove pongono il loro interesse, se nelle cose esterne o nella persona morale. Se nelle cose esterne non dirli amici, non più che fedeli, sicuri, coraggiosi o liberi - e neppure uomini, se hai senno.
Non è un modo di pensare da uomini quel che li spinge a mordersi e a ingiuriarsi tra loro, a occupare i luoghi deserti o le pubbliche piazze, come i banditi le montagne, e a mettere a nudo davanti ai tribunali misfatti da banditi, o ad essere intemperanti, adulteri, corruttori e a commettere quanti altri delitti gli uomini compiono l'uno contro l'altro: tutto ciò trae origine da un unico e solo pensiero dal ritenere cioè se stessi e le proprie cose fra gli oggetti indipendenti dalla scelta morale. Ma se tu senti che questi uomini ripongono veramente il bene là solo dov'è la persona morale, dov'è l'uso retto delle rappresentazioni, non cercar oltre, né se sono figlio e padre né se fratelli né se sono stati lungo tempo insieme e vivono da compagni: ne sai abbastanza per affermare con fiducia che sono amici, come anche fedeli e giusti.
Dov'altro si può trovare l'amicizia 30 se non dov'è la fedeltà, la riservatezza, la dedizione a quel che è nobile e a niente di tutto il resto? « Ma mi ha circondato d'attenzioni per tanto tempo! e non m'amava? » Che ne sai, schiavo, se ti ha circondato di attenzioni, allo stesso modo che lustra le sue scarpe o le bestie? Che ne sai se, diventato una roba inutile, egli non ti scaglierà via, come una tavoletta sfasciata? « Ma è mia moglie e per tanto tempo siamo vissuti insieme! »
E per quanto tempo è vissuta Erifile con Anfiarao, madre, per di più, di figli, di molti figli? Poi venne a cadere tra loro una collana. Che cos'è una collana? È il giudizio che si dà di siffatte cose. E fu, essa, la forza selvaggia, fu, essa, la forza distruttrice dell'amicizia, che non permise a una donna d'essere sposa, a una madre, madre. Chi di Voi, dunque, ha sinceramente a cuore o di essere amico di qualcuno, o di guadagnarsi l'amicizia di un altro, distrugga tali giudizi, li odi, li strappi dall'anima sua. Così, in primo luogo, non dovrà rivolgersi biasimi, né opporsi a se stesso, né pentirsi, né tormentarsi: allo stesso modo, poi, si Comporterà cogli altri, quanti sono del tutto uguali a lui: con chi è dissimile, invece, sarà tollerante, condiscendente, mite, disposto al perdono, come si fa con un ignorante, con uno che s'è disperso in una materia della massima importanza: non sarà aspro con nessuno, perché conosce bene le parole di Platone: « è contro sua voglia che l'anima viene privata della verità ».
In caso contrario, voi agirete in tutto come gli amici e berrete insieme e vivrete sotto lo stesso tetto e navigherete sulla stessa nave e potrete avere anche gli stessi genitori. Perché lo possono anche i serpenti: ma amici non sono i serpenti, né lo sarete voi, finché avete quei giudizi selvaggi e perversi.
Da "Le diatribe e frammenti " ed. Laterza
category: Filosofia Antica - December 15, 2007 08:56 AM [edited: December 15, 2007 09:02 AM]
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INNO A ZEUS
Friday December 14, 2007
L'Inno a Zeus dello stoico Cleante (III°sec.a.C) é una delle più elevate preghiere dell'antichità. Tradizionalmente viene suddiviso in: una invocazione preliminare (1-6), i titoli e le imprese del Dio (7-31), una preghiera finale (32-39). Lo Zeus di Cleante non é la personificazione di una forza cieca ma la legge universale che tutto amministra con giustizia : giusta é la sua potenza. Non c'é l'odio biblico per i malvagi e per i nemici: il fulmine, simbolo del la sua potenza, può ferire ma anche guarire. I malvagi possono rinsavire dalla loro "follia" e i nemici "divengono amici". In fondo la loro colpa principale é l'ignoranza. E proprio questo chiede con insistenza Cleante al suo Dio potente ma misericordioso: Salva gli uomini dalla loro funesta ignoranza.
O più glorioso degli immortali, sotto mille nomi sempre onnipotente,
Zeus, signore della natura, che con la legge governi ogni cosa,
Salve; perché sei tu che i mortali han diritto d'invocare.
Da te infatti siam nati, provvisti dell'imitazione che esercita la parola,soli tra tutti gli esseri che vivono e si muovono sulla terra;
Così io ti celebrerò e senza sosta canterò la tua potenza.
É a te che tutto il nostro universo, girando attorno alla terra,
Obbedisce ovunque lo conduci, e volentieri subisce la tua forza;
Così grande é lo strumento che tieni tra le tue mani invitte,
Il fulmine a due punte, fiammeggiante, eterno.
Sotto i suoi colpi, tutto si rafferma; per suo mezzo reggi la Ragione universale, che attraverso tutte le cose circola, mista al grande astro e ai piccoli;grazie ad esso sei diventato così grande ed eccoti re sovrano attraverso i tempi.
Senza di te, o Dio, non si fa niente sulla terra, né nel divino etere del cielo, né nel mare, tranne che quel che ordiscono i malvagi nella loro follia.
Ma tu sai riportare gli estremi alla misura, ordinare quel che é senz'ordine, e i tuoi nemici ti divengono amici.
Perché tu hai armonizzato così bene insieme il bene e il male
Che vi é per ogni cosa una sola Ragione eterna.
Quella che fuggono e abbandonano i perversi tra i mortali,
Disgraziati, che desiderano senza sosta il possesso dei (pretesi) beni,
E non badano alla legge universale di Dio, né l'ascoltano.
Mentre, se le obbedissero con intelligenza avrebbero una nobile vita;
Da se stessi si gettano, insensati, da un male all'altro;
Questi, spinti dall'ambizione, alla passione delle contese;
Quelli, volti al guadagno, senza alcun principio;
Altri, sfrenati nella licenza e nei piaceri del corpo,
(Insaziabili) vanno da un male all'altro
E fan di tutto perché succeda loro proprio il contrario di quel che desiderano.
Ah! Zeus, benefattore universale, dai cupi nembi, signore della folgore,
Salva gli uomini dalla loro funesta ignoranza;
Dissipa questa, o padre, lungi dalle loro anime; e concedi loro di scorgere il pensiero che ti guida per governare tutto con giustizia,
Affinché, onorati da te, ti rendiamo anche noi grande onore, cantando continuamente le tue opere, come si conviene ad un mortale, poiché né per gli uomini é più grande privilegio né per gli dèi, di cantare per sempre, nella giustizia, la legge universale.
category: Filosofia Antica - December 14, 2007 08:12 PM [edited: December 14, 2007 10:16 PM]
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VERSI AUREI Pitagorici
Thursday December 13, 2007
Venera anzitutto gli Dei immortali secondo la legge, e serba il giuramento.
Onora poi i radiosi Eroi divinificati e ai daimoni sotterranei offri, secondo il rito.
Anche i genitori onora, e chi a te per sangue sia più vicino.
Degli altri, fatti amico chi per Virtù è il migliore imitandolo nel calmo parlare, nelle azioni utili.
Per lieve colpa, non adirarti con l'amico sinché tu lo possa. Presso il potere vige la necessità.
Queste cose sappi, e queste altre domina: il ventre anzitutto e. così pure sonno, sesso e collera.
Non far cosa che sia turpe in faccia ad altri o a te stesso; ma soprattutto rispetta te stesso.
Poi con le opere e la parola esercita la giustizia.
In ogni cosa, di agir senza riflettere perdi l'abitudine.
Delle ricchezze e degli onori, accetta ora il venire, ora il dipartirsi.
Di quei mali, che per daimonico destino toccano ai mortali, con animo calmo,senz'ira sopporta la tua parte pur alleviandoli, per quanto ti è dato:e ricordati che non estremi sono quelli riservati dalla Moira al Saggio.
Buono o cattivo può essere il parlare degli uomini; che esso non ti turbi, non permettere che ti distolga.
E se mai venisse detta falsità, ad essa calmo opponiti.
Ciò che inoltre ora ti dirò, in tutto osservalo: che nessuno, con parole o con atti,ti porti a dire o a fare cosa che per te non sia il meglio.
Prendi consiglio prima di agire a che non ne seguano effetti funesti.
Fare o dire cose futili e sciocche è da uomo misero; tu, invece, fa cose di cui non abbia a pentirti.
Nulla, dunque, di cui non sappia; scorgi quel che davvero ti è necessario - e felice sarà la tua vita.
Non conviene trascurare la salute del corpo.
Nelle bevande, nel cibo, negli esercizi ginnici serba misura.
La misura, dico, che da ogni turbamento ti preserverà.
Abituati ad una vita monda e priva di mollezze e astienti dal far ciò che attira l'invidia.
Non spendere avventatamente, come chi ignora quel che vale, senza però essere gretto:la misura in ogni cosa è la perfezione.
Fa dunque quel che non ti nuocerà, riflettendo bene prima di agire.
Dalla dolcezza del sonno sorgendo fissa con cura tutto ciò che nella giornata farai,e [a sera] i tuoi occhi, ancorché stanchi, non accolgano il sonno senza esserti prima chiesto quel che facesti:
Dove son stato? Che cosa ho fatto? Che cosa ho omesso di quel che avrei dovuto fare?
Cominciando dalla prima azione fino all' ultima, e di nuovo tornandovi.
Se hai compiuto cose, spregevoli, punisciti; se hai rettamente agito rallegrati.
Queste cose sforzati di fare, a queste cose applicati, con fervore.
Ed esse ti metteranno sulla via della virtù divina.
Sì, per colui che nella nostra anima trasfuse la Tetrade, fonte perenne della natura!
Inizia dunque l'opera, ma prima gli Dèi invoca, a che te la portino a compimento.
Da tutto ciò reso forte, degli Dèi immortali e degli uomini mortali conoscerai l'essenzae come ogni cosa si svolge e giunge al termine.
Conoscerai anche come sia legge una Natura uguale a sé stessa in tutte le cose.
Così non avrai vani desideri, e nulla ti resterà celato.
Saprai che gli uomini soffrono mali da loro stessi scelti. infelici che, avendolo vicino, il bene non vedono né intendono!
Pochi conoscono il modo di liberarsi dai mali: a tal segno la Moira offusca la mente dei mortali!
Come trottole qua e là sono sospinti tra urti senza fine.
Funesta loro compagna, una congenita, inconscia irosità li mena a rovina,irosità alla quale conviene tu non dia esca, né che ad essa resista, ma che devi scansare.
Zeus padre, da tanti mali libereresti certamente gli uomini se rivelassi loro quale sia il loro vero daimone!
Ma tu confida, perché divina è la razza di quei mortali cui la sacra natura manifestandosi parla.
Se in te v'è alcunché di quella razza, riuscirai in ciò a cui ti esorto.
Avendo risanata la tua anima da quei mali la libererai.
Astienti però dai cibi di cui ti dissi. E abbi intelletto, e nelle purgazioni, e nella liberazione dell'anima.
Ogni cosa osserva, distingui e valuta, l'intelletto dall'alto eleggendo per guida adeguata.
Allora, lasciato il corpo, salirai al libero etere.
Sarai un dio immortale, incorruttibile, invulnerabile.
SPAGNOLO
1. Honra a los dioses inmortales del modo establecido por la ley.
2. Venera el juramento y también a los nobles héroes.
3. Y lo mismo a los genios subterráneos, de acuerdo con los ritos tradicionales.
4. Honra a tu padre y a tu madre así como a tus parientes.
5. Haz tu mejor amigo a quien sobresalga por sus virtudes.
6. Sé amable con tus palabras y útil con tus obras.
7. No te enojes por las faltas leves que cometan tus amigos.
8. Actúa según tus facultades, teniendo en cuenta que el poder está muy cerca de la necesidad.
9. Aprende que, por una parte, las cosas son así; y por otra, acostúmbrate a dominar lo siguiente:
10. Primero el estómago y después el sueño, el impulso sexual y la ira.
11. No cometas ninguna acción vergonzosa
12. Con otro ni a solas, porque, ante todo, te debes respetar a tí mismo.
13. Sé justo en palabras y actos
14. Y razonable y sensato en todo lo que hagas.
15. No olvides que la muerte es el destino de todos.
16. Y que es condición de la fortuna aumentar y disminuir.
17. Los sufrimientos que la suerte proporciona a los hombres proceden de los dioses.
18. Soporta tu destino sin indignarte.
19. Aunque es conveniente que corrijas este destino según tus facultades.
20. Ten presente que el destino no da más sufrimiento a los buenos.
21. De las muchas palabras que pronuncian los hombres, unas son buenas y otras malas.
22. Que ellas no te turben ni ejerzan influencia sobre ti.
23. Soporta con paciencia y dulzura la mentira.
24. Procura cumplir siempre lo que te voy a decir ahora:
25. Que nadie, ni con palabras ni con actos,
26. Te convenza de que debes hacer o decir lo que no sea mejor.
27. Reflexiona antes de cometer una accisn estulta
28. Pues es propio de los hombres decir palabras necias y ejecutar actos malos.
29. Realiza ahora lo que no pueda perjudicarte despuis.
30. Abstente siempre de lo que no conozcas.
31. Aprende todo lo necesario para que tu vida sea más feliz.
32. No conviene que descuides la salud de tu cuerpo
33. Para lo cual procurarás descubrir la justa medida en comidas, bebidas y ejercicios físicos.
34. Entiende por justa medida la que no te cause dolor.
35. Acostúmbrate a llevar una vida pura, limpia y viril.
36. Procura no hacer nada que pueda traer la envidia sobre ti.
37. No gastes insensatamente, como los que ignoran la honesta proporción de lo bello;
38. Pero tampoco seas avaro. Lo mejor en todo es la justa medida.
39. Haz lo que no te perjudique, pero reflexiona antes de obrar.
40. No permitas que el dulce sueño cierre tus ojos
41. Sin haber repasado contigo mismo lo que hayas hecho durante el día.
42. ?En qué he faltado? ?Qué he hecho? ?He omitido alguna obligación?.
43. Repasa también todas las acciones que hayas realizado,empezando por la primera y sin olvidar ninguna.
44. Repréndete si has cometido algún acto malo y recocíjate con los buenos.
45. He aqí lo que debes hacer. He aquí la tarea que reclama tu cuidado.
46. He aquí lo que debes amar. He aquí lo que te encaminará por la senda divina.
47. Antes de empezar cualquier tarea
48. Pide a los dioses que santifiquen tu esfuerzo.
49. Si pones en prácticas estas normas, conocerás los lazos que une a los dioses inmortales con los hombres mortales
50. Y aprenderás a aconocer los elementos que pasan y los que permanecen.
51. Y conocerás, como es justo que se conozca, que la Naturaleza es una y semejante en todo.
52. Y así no esperarás lo que no puede esperarse, ni habrá secreto alguno para ti.
53. Y sabrás también que los hombres padecen los males que ellos escogen
54. Porque son tan desgraciados que no ven los bienes que están a su lado.
55. Ni los oyen, porque son muy pocos los que saben librarse del mal.
56. Tal es el destino que ciega su mente. Como cilindros que ruedan
57. Van de un sitio para otro padeciendo males infinitos,
58. Impotentes para reconocer la discordia funesta que les es innata,
59. A la que no voy a provocar, sino esquivarla huyendo de ella.
60. Padre Zeus; tú podrías liberar a los hombres de imnumeralbles males,
61. Mostrando a cada uno el genio que lo guía.
62. Y en cuanto a ti, hombre, ten confianza, porque la raza de los mortales es de origen divino,
63. Y su naturaleza sagrada le revela todas las cosas.
64. Practicando lo que te ordeno, disfrutará de sus beneficios
65. Y en cuanto sea curada tu alma quedarás libre de todos los males.
66. Evita los alimentos indicados en los libros de las Purificaciones y de la Salvación del alma.
67. Sin embargo, reflexiona sobre cada cosa
68. Tomando como guía del carro de tu alma la recta razón.
69. Y una vez que te hayas liberado de tu envoltura carnal, irás al éter impalpable
70. Y serás inmortal: un dios incorrupto en vez de mortal.
category: Filosofia Antica - December 13, 2007 01:29 PM [edited: December 14, 2007 08:23 PM]
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UNI
Thursday September 6, 2007
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è nelle regioni superiori è come ciò che è nelle inferiori
Perché sia compiuto il prodigio dell'Uno.
E come tutte le cose furono Uno,
Così tutte dall'Uno sono state generate.
Padre è il Sole, madre la Luna. Il vento l'ha portato nel grembo, nutrice fu la terra.
Il suo potere è perfetto se ricondotto alla terra.
Separa la terra dal fuoco e il sottile dal grossolano con giudizio e arte mirabile.
Discesa in terra, la potenza dell'Uno risale al cielo e di nuovo si volge alla terra.
In sé accoglie la forza di ciò che è in alto e di ciò che è in basso.
Così si celebra la gloria del Tutto.
Grazie a questa conoscenza sarà possibile fuggire dalle tenebre dell'ignoranza.
In questa dottrina è la Forza superiore ad ogni altra, supera ogni sottigliezza e penetra ogni durezza.
Così il mondo è stato generato.
Di qui la mirabile Legge che regna ovunque.
Per questa sapienza sono stato chiamato Ermete tre volte grandissimo, conoscitore delle tre parti della scienza del mondo
Testo Le Tavole Smaragdine
Illustrazione Antonella Iurilli Duhamel Uni
category: Filosofia Antica - September 6, 2007 10:06 AM [edited: February 24, 2008 07:20 PM]
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Antonella Iurilli Duhamel
