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EMISTE | blog

_for art lovers

_report: “Leonardo Da Vinci – Painter at the Court of Milan” – Londra, National Gallery


Definita "miracolosa", “impossibile”, “evento del secolo”: gli aggettivi dedicati alla mostra dedicata al più grande artista di tutti i tempi organizzata dalla National Gallery di Londra non si sono di certo sprecati.
E questa volta i superlativi sono meritati e la realtà non delude le attese. Mentre numerose esposizioni hanno guardato a Leonardo da Vinci come inventore, scienziato o disegnatore, la mostra londinese è straordinaria perché per la prima volta concentra l’attenzione sulla produzione pittorica dell’artista (in particolare sul lavoro prodotto alla corte di Ludovico Sforza, duca di Milano, dal 1482 all'invasione francese del 1499) riuscendo nell’impresa di unire per l’evento sette dipinti certi, metà del totale attribuiti all'artista.
Distribuiti in sette sale, sono l’attrazione principale di un percorso cronologico che si snoda in un continuo confronto con i disegni preparatori (una cinquantina circa) e con le opere dei suoi allievi e dei pittori a lui contemporanei.
Ad aprire il percorso dell’esibizione è il “Ritratto di Musico” dell’Ambrosiana, piccolo e in parte incompiuto, segna la prima silenziosa rivoluzione milanese di Leonardo nella ritrattistica rinascimentale, meglio approfondito nella seconda sala, dedicata al ritratto muliebre rinascimentale, dove la “Dama con l’ermellino” di Cracovia si confronta con la “Belle Ferroniére” del Louvre: capolavori assoluti, che segnano i passaggi del percorso artistico di Leonardo che lo porteranno a realizzare la Gioconda.
Dedicata ai dettagli anatomici negli studi di Leonardo è la sala tre, dove protagonista è il “San Girolamo penitente” dei Musei Vaticani.
La sala quattro è focalizzata sull’eccezionale confronto con le due versioni della “Vergine delle Rocce”, una davanti all’altra, per la prima volta nella storia dell’arte, in un gioco di differenze tra la tra le due versioni create a distanza di una decina d’anni: luce e colori mutano nella continua evoluzione e ricerca stilistica che caratterizza tutta la produzione di Leonardo.
La sala cinque ha come protagonista la delicatissima “Madonna Litta” dell’Hermitage, qui attribuita a Leonardo, anche se è quasi del tutto accettata una più “modesta” attribuzione a Giovanni Antonio da Boltraffio, tra i più importanti allievi del maestro, mentre a chiudere la prima parte dell’esposizione nella sala sei è il ritrovato “Salvator Mundi”. Presentato al pubblico per la prima volta, opera tra le più influenti dell’iconografia di Cristo (la stessa National Gallery ha in collezione una copia tardo cinquecentesca) e fiore all’occhiello dell’esposizione è qui accompagnato dal bellissimo cartone di “Sant’Anna, la Madonna, il bambino e San Giovannino” e dalla “Madonna dei fusi” di Edimburgo (anche questa qui attribuita a Leonardo e aiuti, anche se ormai certa è l’attribuzione alla sua bottega).
La sala sette, che è dedicata interamente all’affresco dell' “Ultima Cena”, si trova all’interno del percorso classico del museo: a impressionare lo spettatore è la copia su tela a grandezza naturale dell’affresco milanese, opera del suo allievo Giampietrino. Dipinto 23 anni dopo la versione originale, viene qui messo a confronto con gli studi preparatori dei vari apostoli in prestito dalle collezioni reali inglesi e ci può dare un’idea dei colori vivi e forti che doveva avere il capolavoro di Leonardo appena terminato.
Forse nessun altro artista ha prodotto così poco: solo venti opere documentate, quindici giunte fino ai giorni nostri e sette esposte a Londra, ma tali bastano per mettere in luce le innovazioni iconografiche e la forte influenza che Leonardo ebbe nella sua epoca: la sua accurata attenzione e analisi della forma umana, lo studio dello spazio e della prospettiva e la continua ricerca di perfezione pittorica lo portarono a creare innovazioni stilistiche che furono rivoluzionarie nel pieno senso della parola, rendendo l’artista e le sue opere passaggi fondamentali del percorso evolutivo della cultura occidentale.
Una mostra imperdibile? Probabilmente si, visto che prima di rivedere in un'unica sede un nucleo così ampio delle sue opere probabilmente passerà molto tempo.
Prenotazione online sold-out prima di dicembre 2011, unica pecca resta l’incredibile affluenza di gente nelle sale, nonostante sia stata dilazionata ad ingressi scaglionati di mezz’ora in mezz’ora, mai mi è capitato di vedere tanta gente in un'unica esposizione.

Emiliano S.


“Leonardo Da Vinci – Painter at the Court of Milan”
Fino al 5 febbraio 2012
National Gallery – Londra

Tra le opere in mostra nell'immagine in alto la “Dama con l’ermellino” 1488/1490, olio su tavola, Czartoryski Muzeum di Cracovia.

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_report: CEZANNE - LES ATELIERS DU MIDI - Palazzo Reale, Milano

Non conosco in modo approfondito la figura artistica di Cézanne, ma la fama è nota anche ai medo addetti al mondo dell'arte.
Milano organizza la prima grande retrospettiva italiana dell'artista, e concentra il percorso espositivo con le opere che Cézanne crea nei due "ateliers du midi" nel sud della Francia, a Jas De Bouffan e Lauves (da qui il titolo della mostra "Cézanne. Les Ateliers du Midi").
50 opere circa, tra olii e disegni, provenienti da musei di tutto il mondo (tra i quali il Musée Granet di Aix-en-Provence, l'Ateneum Art Museum di Helsinki, la Tate National di Londra, il Chrysler Museum of Art di Norkolk, il Musée de l'Orangerie e il Petit Palais di Parigi, oltre al Musée d'Orsay e il Princeton University Art Museum) e tutte di alto livello.
L'esposizione cerca di entrare all'interno dell'atelier del maestro per capire il profondo del suo processo creativo, toccando tutti i temi cari all'artista: le nature morte (con le bottiglie, le mele e gli oggetti dello studio), i ritratti ai familiari e agli amici e i paesaggi, che tanto adorava e che tanto hanno influenzato le correnti a venire, in primis il Cubismo ma poi anche i Fouves.
Lo studio dei volumi, la libertà della prospettiva e il colore, diventano i punti focali della sua arte.
Anche nei ritratti, come lui stesso diceva, obbligava i suoi modelli a restare immobili: non sono da lui visti come persone, ma alla stregua di oggetti. Non esprimono emozioni, non è quello che interessa all'artista trasmettere: così come nelle nature morte, sono lo studio dell'armonia tra il colore e i volumi, in una ricerca spesso ossessiva, solitaria e continua, che partiva da una base accademica (come dimostrano le opere presenti all'inizio del percorso espositivo) ma che saprà stravolgere e rendere totalmente personale, distaccandosi sempre da qualsiasi corrente artistica dell'epoca, impressionisti compresi.
Un artista che tanto è stato criticato in vita, tanto è stato ritenuto genio e rivalutato dai posteri.
La mostra presenta un ottimo studio degli ambienti, ogni opera viene inserita in sale tematiche ma esaltata singolarmente. Numerosi capolavori e disegni spiegati da un'audioguida interattiva (un Iphone) ricca di foto e testimonianze, oltre al filmato presente a metà percorso.
Un'incredibile occasione per chi ama Cézanne e per chi, come me, vuole approfondire meglio la figura di questo grande genio postimpressionista.

A Palazzo Reale a Milano fino al 26 febbraio 2012
Lunedì: 14.30-19.30 Martedì, Mercoledì, Venerdì e Domenica: 9.30-19.30 Giovedì e Sabato: 9.30-22.30
Biglietto 9€ - 7.5€ ridotto
www.mostracezanne.it

In alto a sinistra "Autoritratto" (1875) Olio su tela. Parigi, Musée d'Orsay, donazione di Jacques Laroche 1947



"Grande pino e terre rosse" (1890-1895) Olio su tela. San Pietroburgo, Ermitage.



"Il tavolo di cucina - Natura morta con cesta" (1888-1890) Olio su tela. Parigi, Musée d'Orsay, lascito di Auguste Pellerin, 1929

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_report: GEORGE DE LA TOUR A MILANO - Palazzo Marino, Milano


“…non ci rimane che ascoltare il silenzio delle sue opere…” C. Noce

De La Tour è uno di quegli artisti che mi han colpito fin da giovane.
I suoi “notturni”, tele dall’ambientazione cupa dove la luce è protagonista, mi hanno sempre affascinato per l’atmosfera e l’intimità delicata che creano.
Avevo già visto le due opere al Louvre, ma la possibilità di rivederle a Milano era unica.
Non avevo però calcolato l’incredibile affluenza che questo evento avrebbe creato.
Avevo già rinunciato due volte prima di visitare la mostra, fermato dalla lunga coda presente all’ingresso di Palazzo Marino, che proseguiva oltre la metà di Piazza della Scala, ma alla terza volta mi son messo in fila per 40 minuti, e alla fine ne è valsa davvero la pena.
L’ “Adorazione dei Pastori” e il “San Giuseppe falegname” sono considerati due dei capolavori assoluti del pittore francese. Le due tele sono caratterizzate da un cuore centrale da dove la luce parte e irradia la scena dipinta, mescolando il messaggio divino rappresentato con l’umiltà dei personaggi ritratti. Si entra in una dimensione di vuoto, dove i personaggi, privi di qualsiasi ambientazione fisica, diventano spettatori silenziosi dell’atmosfera mistica che stanno vivendo. Non c’è nessun riferimento al sacro: in un periodo dove il barocco esplode in tutta Europa, dove l’oro e la ricchezza diventano simbolo dell’avvicinamento divino, De la Tour spoglia le sue opere di tutti i riferimenti della tradizione cattolica: non ci sono angeli, non ci sono aureole o stelle. Sacra, per De La Tour, è la luce.
Due opere, due gioielli della storia dell’arte, inseriti in una scenografia unica che ne esalta la loro forza.
L’ambientazione cupa e la luce direzionata esalta i due capolavori, che sembra acquisiscano un effetto tridimensionale.
L’esposizione delle tue tele, a ingresso gratuito, è accompagnata da una guida che ne spiega gli aspetti storici e artistici a gruppi di 15 persone circa.
A chiudere la mostra due filmati: “Il mistero di De La Tour”, un cortometraggio di 17minuti che indaga sulla personalità del pittore, diretto da Claudio Noce, e un “Video Didattico” che ne analizza il percorso artistico e la carriera, a cura del Liceo Scientifico Tecnologico Ettore Majorana di Brindisi.
Un ottimo appuntamento per la città di Milano e per gli appassionati dell’arte.

Fino all’8 gennaio 2012
Palazzo Marino - Piazza della Scala, Milano
Tutti i giorni dalle 09.30 – 19-30 (ultimo ingresso ore 19.00)
Catalogo in mostra al prezzo di 15€ (anziché 35€) cartoline e segnalibri gratuiti

In alto a sinistra: “San Giuseppe falegname” 1640, olio su tela, 137x101 cm, Musée du Louvre, Parigi
Qui sotto “Adorazione dei pastori” 1644, olio su tela, 107x131 cm, Musée du Louvre, Parigi


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_report | mostre: ROBERT MAPPLETHORPE - Fondazione Forma, Milano

Per gli amanti della fotografia e dell'arte è un'occasione irripetibile per poter apprezzare il lavoro di Mapplethorpe, riunito in Italia per la prima volta in una grande retrospettiva.

Mancano alcuni dei suoi più famosi capolavori, ma i 178scatti selezionati in collaborazione con la fondazione Mapplethorpe ricostruiscono l'intero percorso artistico di una delle più influenti figure del XX secolo. Troviamo quindi tutti i temi a lui più cari: le polaroid, l'autoritratto, gli still life e i fiori, i ritratti agli amici e alla sua musa Patti Smith, il nudo maschile e femminile, i bambini, il mondo omosessuale e l'erotismo. All'ingresso della mostra, campeggia il cartello con la scritta che "Alcuni scatti potrebbero turbare la sensibilità dello spettatore", ma la forza delle foto di Mapplethorpe è invece nel saper creare immagini che nel loro equilibrio/forza/erotismo perdono ogni contestualizzazione pornografica: l'erotismo si mescola con l'influenza dei grandi del passato, come Rodin e Michelangelo, creando una nuova visone moderna dei classici influenzata dal mondo erotico/omosessuale. Per assurdo, i suoi fiori sembrano forse più ambigui dei nudi.

La Fondazione Forma inoltre, fuori dal centro cittadino, non "subisce" quella ressa che in questi giorni stanno vivendo le mostre di Cézanne e De la Tour (code all'ingresso e sale piene) riuscendo quindi a poter visitare l'esposizione in modo del tutto tranquillo, riuscendo ad immergersi in quel bianco e nero così contrastato e saturo che fa delle foto di Mapplethorpe il loro marchio di fabbrica.

A concludere la visita, un video documentario dove son stati intervistati molti dei suoi modelli, che raccontano la loro esperienza con il fotografo, fuori e all'interno del set fotografico.

Emiliano Stefenetti

Robert Mapplethorpe
Dal 2 dicembre al 9 aprile 2012 - tutti i giorni dalle 10 alle 20
Giovedì e Venerdì fino alle 22. Chiuso il Lunedì
Costo biglietto: 7.50 euro Ridotto 6 euro Scuole 4 euro

Fondazione Forma per la Fotografia
Milano, Piazza Tito Lucrezio Caro, 1
www.formafoto.it

 In alto a sinistra lo scatto "Due tulipani" del 1984 - ©Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

"Patti Smith"1979 - ©Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

"Autoritratto"1980 - ©Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

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_report | mostre: Pipilotti Rist "PARASIMPATICO" - ex Cinema Manzoni, Milano

“Quello è un Jackson Pollock … altro che se è un Pollock! ….fatemi un favore, fate un favore a voi stessi, smettetela di parlare e guardate, non vi viene chiesto di scrivere un tema al riguardo, non vi viene chiesto di ritenerlo bello, vi viene chiesto di prenderlo in considerazione…”
dal film “Monnalisa Smile” del 2003

Forse questo potrebbe essere il miglior consiglio che si possa ricevere prima di visitare la personale della video artista svizzera Pipilotti Rist al cinema Manzoni di Milano.
Pipilotti Rist è una delle più importanti artiste a livello mondiale nel campo della video arte e arriva per la prima volta in Italia con una importante retrospettiva dei suoi lavori in collaborazione con la Fondazione Nicola Trussardi.
Le installazioni multimediali, inserite all’interno dell’ex cinema Manzoni, trasformano l’ambiente e i suoi decori in un organismo dove lo spettatore viene catapultato nel mondo di Pipilotti, dove le sale dell’edificio vengono estrapolate dai contesti originari per ricollocarli in fluttuanti visioni oniriche.
Se una persona si lascia “invadere” sensorialmente dai video e dai suoni che l’artista propone può immergersi come un pesce in fondo all’oceano, muovendosi tra scogli e coralli e ammirando oggetti vari che cadono, fluttuano nell’acqua, dall’alto della superficie esterna, o può diventare piccolo come un insetto tuffandosi in un prato verde dove una ragazza nuda dai capelli rossi gioca con un maialino e una gallina bianca. Ci si trasforma per qualche minuto, mentalmente, entrando in un caos dimensionale, dove si perde la percezione della realtà per come l’abbiamo intesa nel quotidiano.
I video dell’artista analizzano la figura della donna, dell’uomo, del peccato originale, della sessualità, della pubblicità in un caleidoscopio di luci, immagini e musiche che alterano gli spazi sia fisici che temporali.
Come in un limbo, in un liquido amniotico, si ritorna bambini, si sogna, si vola, un un’ambientazione mentale dove tutto è possibile (o tale sembra) e per qualche minuto si dialoga mentalmente con il mondo dell’artista.
Non c’è ne brutto ne bello, c’è la visone di un’artista che si mette a nudo, in discussione, con tutti coloro che vogliono entrare e visitare questa sua immaginaria metamorfosi del mondo.

Emiliano Stefenetti

“PARASIMPATICO” di Pipilotti Rist
ex Cinema Manzoni – via A. Manzoni, 40 – Milano
Dal 09.11 al 18.12 2011
Aperto tutti i giorni dalle 11.00 alle 21.00
A cura di Massimiliano Gioni

OPERE PRESENTI:
CAPE COD CHANDELIER – video installazione 2011 – 5 minuti
NOTHING – macchina per bolle e fumo bianco 1999
LOBE OF THE LUNG – audio video installazione 2009 – 16 minuti
RAIN WOMAN (I Am Called A Platnt) – audio video installazione 1999 – 4 minuti
SIP MY OCEAN – audio video installazione 1996 – 9 minuti
SOLUTION FOR MAN | SOLUTION FOR WOMAN – video installazione 2001 – 3 minuti
OPEN MY GLADE (Flatten) – video installazione 2000 – 9 minuti
EXTREMITIES (Smooth, Smooth) – audio video installazione 1999 – 9minuti/6minuti
HOMO SAPIENS SAPIENS – audio video installazione 2005 – 20 minuti

Visione dell’ambientazione di “SIP MY OCEAN” audio video installazione del 1996


BIOGRAFIA

Elisabeth Charlotte Rist è nata a Grabs (CH) nel 1962. Vive e lavora a Zurigo e Sommerset.

Da bambina ha scelto di usare l’originale nome Pipilotti, che mette insieme il nomignolo Lotti, diminutivo di Charlotte, e Pippi, da Pippi Calzelunghe, il personaggio di Astrid Lindgren con cui sentiva di avere molto in comune.

Dopo gli studi in arti applicate, illustrazione, fotografia e comunicazione visiva compiuti tra Vienna e Basilea, e dopo aver fondato il gruppo rock femminile Les Reines Prochaines, con cui ha realizzato dischi, concerti, video e performance live, Pipilotti Rist ha intrapreso la sua carriera artistica che l’ha portata a esporre nei più importanti musei al mondo.

Finalista dell’Hugo Boss Prize del Guggenheim Museum di New York nel 1998, nel 2009 ha vinto il Joan Miró Prize, indetto dalla Fundació Joan Miró di Barcellona.

I suoi video e le sue installazioni sono stati esposti in mostre personali nelle principali istituzioni internazionali, tra cui la Hayward Gallery di Londra (2011), il Museum of Contemporary Art di Tokyo e la Fundació Joan Miró di Barcellona (2010), il KIASMA di Helsinki (2009), il Museum of Modern Art di New York (2008), il Centre Georges Pompidou di Parigi (2007) e il Museo Nacional de Arte Reina Sofia di Madrid (2001). Ha preso parte a prestigiose rassegne d’arte contemporanea come la Biennale di Venezia (2011, 1999, 2005, 1997, 1993), la Biennale di Sydney (2008, 2000), la Biennale di Istanbul (2007, 1999, 1997), la Biennale di Mosca (2007), la Biennale di Shanghai (2002), la Biennale di Berlino (1998), la Biennale di Lione (1997) e Biennale di San Paolo (1994). 
Nel 2009 ha realizzato il suo primo lungometraggio, intitolato Pepperminta, presentato nello stesso anno al Festival del Cinema di Venezia, al Festival del Cinema Europeo di Siviglia, all’International Film Festival di Miami, all’International Film Festival di Rotterdam, e nel 2010 al Sundance Film Festival.

Tratta da fondazionenicolatrussardi.it

Nell’immagine in alto a sinistra: frame dal video “OPEN MY GLADE (flatten)” del 2000

Dettaglio di “CAPE CODE CHANDELIER” videoinstallazione del 2011

Alcuni frame di “OPEN MY GLADE (flatten)” del 2000

Persone sedute sulle scale dell’ingresso al piano bar del cinema mentre guardano “LOBE OF THE LUNG” audio video installazione del 2009

Frame da “HOMO SAPIENS SAPIENS” audio video installazione del 2005, proiettata sull’affresco di Nicolò Segota nella volta della sala principale del cinema Manzoni

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_report | mostre: Sergi Barnils "MARAGDA" - MarcoRossi Arte Contemporanea, Milano

In contemporanea alla retrospettiva curata da Luca Beatrice che la Fondazione Caixaterrassa di Terrassa (Barcellona) dedica all’artista catalano Sergi Barnils, la Galleria Marcorossi artecontemporanea di Milano presenta una ventina di opere scelte della produzione artistica degli ultimi due anni, tele monocrome affiancate a quelle più classiche sature di colori, sempre ammorbidite e rifinite dall’uso sapiente della cera. La mostra si intitola in catalano Maragda, una delle pietre preziose che arricchiscono e impreziosiscono i muri della Città Celeste, che è il principale tema ispiratore delle opere dell’artista catalano. In italiano è lo smeraldo dal colore verde brillante che unito ai rossi accesi, ai blu cobalto, ai gialli berillio costituisce una delle cromie più utilizzate da Barnils nelle sue opere, lavorate con la tecnica dell’encausto su tela o tavola, tecnica che richiede lunghi cicli lavorativi ma che dai risultati unici e dalle trasparenze vitree delle superfici

Catalano nato in Guinea Equatoriale nel 1954, Sergi Barnils vive e lavora a Sant Cugat presso Barcellona . Le sue opere son molto apprezzate dal pubblico e dalla critica oltre che in Spagna, in Germania e in Italia, presente dal 1995. Dopo un lungo apprendistato in cui si è confrontato con le maggiori correnti dell’arte contemporanea, è approdato a una sintesi tra i colori e le suggestioni della tradizione catalana e una pittura primordiale, carica di segni e visioni. L’iniziale amore per il paesaggio ha lasciato i modi descrittivi della rappresentazione per diventare pura sintesi spaziale attraverso un segno deciso e penetrante, sottile e incisivo. Il disegno dialoga con la pittura, la geometria si sposa con la stratificazione della materia. Ci si trova davanti a quadri che son in fine astratti, ma per questo non ricchi di simboli di significati, una ricerca che affonda le radici nella grande fede cattolica di Barnil, e che viene trasferita nelle tele in molteplici elementi: il triangolo simbolo della trinità, le scale – come ascensione verso il paradiso e come percorso mentale verso l’alto, verso Dio, il castello – come luogo dove l’anima è imprigionata prima dell’ascensione, o come il segno nero e graffiato di alcune linee che rappresentano la matericità del reale, dell’uomo.
Un percorso che si ritrova in un'analisi più approfondita dei quadri. Soffermandosi per qualche secondo davanti alle singole tele, il nostro sguardo può riconoscere i vari livelli di cui l’opera è strutturata, livelli che ne testimoniamo il percorso creativo, mentale e fisico che a volte porta a opere ricche di colori mentre altre a opere quasi del tutto monocromatiche.
E’ uno stile che mescola le sue origini Africane e Spagnole, l’astrattismo analitico e simbolistico, la fede cattolica e le influenze di artisti opposti come Mirò e Haring, per fondersi in un’iconografia unica e personale che lo rende riconoscibile all’interno del panorama contemporaneo.

Opere di Sergi Barnils son presenti in collezioni pubbliche europee nelle città di Girona, Barcellona, Praga, Instanbul, Wolfurt (Austria) e in Italia al Palazzo dei Pricipi – Museo di Correggio, Correggio e al Museo di Arte Contemporanea di Spoleto.

Sergi Barnils “MARAGDA”
A cura di Luca Beatrice
Dal 24 novembre al 24 dicembre 2011
Presso la galleria MARCOROSSI arte contemporanea – C.so Venezia 29, MILANO
Da mart. a sab. 11.00 – 19.00 domeniche di dicembre 15.00-19.00
Ingresso Libero

Catalogo in galleria con testo critico di Luca Beatrice e un trattato di Vladek Cwalinski sull'iconografia della Gerusalemme celeste nell'opera di Sergi Barnils. Testo bilingue italiano/inglese.

Nell’immagine in alto “DEU MEU, IL-LUMINA ELS MEUS ULLS (dettaglio)” 2011, tecnica mista su tela, 150x150cm





“RECTE ES EL SENYOR” I e II, 2011, tecnica mista su tela, 40x40cm ciascuno



“JARDINS DE LA CIUTAT CELICA(dettaglio)” 2011, tecnica mista su tela, 200X150cm



“EL SENYOR DE L’UNIVERS ELL ES EL REI DE LA GLORIA” 2009-2010, tecnica mista su tela, 200x200cm



“ALA LLUM DEU LA VA ANOMENAR ‘DIA’ (dettaglio)” 2011, tecnica mista su tela, 100x81cm


Testo in parte estratto e rielaborato dal comunicato stampa della mostra.

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_report: MUSEO DEL NOVECENTO - Milano


Avevo visto il CIMAC tanto tempo fa.
Ero andato a Milano da solo, forse in terza media, al massimo in prima superiore.
E ne ho un ricordo vago, ma alcune opere mi erano rimaste stampate in testa (Boccioni, Modigliani, De Chirico, Picasso, Kounellis…..)
Questo MUSEO DEL NOVECENTO da quando è stato aperto era nella lista degli “ASSOLUTAMENTE DA VEDERE”.
Se ne era parlato tanto, la nuova sistemazione nell’Arengario, palazzo anni trenta, a ridosso del Duomo, sembrava fosse stata un impresa epica per le soluzioni architettoniche utilizzate per adeguarsi agli spazi preesistenti.
Una collezione, quella del CIMAC, molto importante, troppo, che da tempo attendeva una sistemazione adatta per essere valorizzata al meglio.

La struttura del museo parte con una scala elicoidale.
All’inizio sentivo paragoni con il Guggenheim di New York, ma direi che è davvero inutile e assurdo. Quello che ha creato F.L.Wright è un capolavoro, questa è una rampa elicoidale.

Ad aprire la visita, posizionato in una zona ad accesso libero (per l’importanza storico-politico-artistica che ha) è “Il quarto stato” di Pellizza da Volpedo, che, illuminando solo il quadro all’interno di in un’ambientazione scura, rende a mio parere la visione molto suggestiva.

Il corpus della collezione del museo si divide sostanzialmente in due parti.
La prima parte della collezione, con i capolavori più famosi del Museo, parte con la famosa collezione Jucker.
Con pittori del calibro di Picasso ( presente con un’importante studio delle famose Mademoiselles), Braque, Klee, Matisse, Modigliani, Kandiskij, Mondirian etc.. si vuole dare un accenno del sapore culturale internazionale che si ha in Europa nei primi del ‘900, e i pezzi per farlo ci sono.
Una collezione, anche se pur piccola, di altissimo spessore artistico, che potrebbe da sola creare un mini museo, viene invece qui relegata in una piccola stanza, con opere che vengono appese alla parete d’ingresso del Museo praticamente a lato del tornello. Triste.
Si prosegue poi con il Futurismo.
Il corpus dei capolavori di Boccioni, Carrà, Balla, Sironi, Severini è notevole e ne mostra il percorso e la sua evoluzione.
Gli ambienti però non riescono a valorizzare, anche in questo caso, le opere e la loro grandiosità.
Stanze spesso piccole, mal illuminate (luci forti, chiare e riflessi sui vetri) non aiutano il visitatore nella letture delle opere, per non vedere “cadute di stile” come il box in plexiglass per la raccolta fondi davanti alla visuale frontale di “Forme uniche della continuità nello spazio” di Boccioni.
Le sale monotematiche, dedicate a Morandi, De Chirico e Arturo Martini son ricavate dagli spazi a ridosso delle scale mobili e sembrano più che altro corridoi camuffati.
Il percorso si divincola come un serpente e rende difficile capire bene come proseguire, tra le piccole sale e le scale mobili da centro commerciale.
Fino ad arrivare alle due sale dedicate a Fontana. Qui non si può che restare senza fiato.
La famosa “Struttura al neon” dialoga con le bianche guglie del Duomo e il profilo di Milano. La vista è eccezionale e sembra quasi assurdo che per tanti anni un palazzo con questa potenzialità non sia mai stato utilizzato.
Proseguendo si ha una vera e propria carrellata di artisti e correnti varie fino al secondo dopo guerra.
Nella seconda parte del museo, dove troviamo la cinetica, la pop art, il Museo nel Museo dedicato a Marino Marini, le stanze si allargano e i soffitti si alzano e le opere respirano e coesistono in spazi meglio distribuiti. Si conclude con Pistoletto, Kounellis e la sala dedicata al grande Manzoni.

La collezione, se si cerca di avere una panoramica generale dell’arte italiana e di come si e evoluta, può aiutare ad averne una visone generale e completa, non dimentica nessuno e nessuna tematica: il futurismo, il realismo, il figurativo, il paesaggio, il sociale, l’arte povera, l’arte cinetica, l’astrattismo, l’arte concettuale, il minimalismo, la POP-ART, etc.. - e ci sono tutti: da Boccioni a Carrà, da Casorati a Morlotti, da Burri a Fontana, da Boetti a Merz, e poi Tosi, Pinelli, Scanavino, Funi, Rotella, Schifano, Sassu, Nigro, Mafai, Tadini per non dimenticare gli scultori come Melotti, Martini, Marini, Somaini, Munari etc…

Ma l’effetto finale che se ne ha è quello di un mega riassunto, dove molti artisti son presenti con una sola opera pur di averli in collezione e di segnare il loro passaggio nel percorso italiano, anche se poi, forse, l’eccessiva quantità di nomi tende a creare un po’ di confusione. Inoltre, alcune delle sale dedicate ai singoli artisti, cercano di riassumerne il percorso artistico con 5 o 6 opere.
Un po’ poco e forse un poco pretenzioso, soprattutto per il grande pubblico.
Vedere un riassunto del 900 italiano così concentrato può essere di difficilissima comprensione, quasi impossibile senza audio guida.
Ne apprezzo lo sforzo, in un secolo dove le correnti internazionali nate in Francia e in America hanno avuto la meglio, è giusto dare una adeguata riqualificazione alla nostra Arte e alla nostra cultura.
Ma forse si è preferito avere un Museo in centro alla città, sacrificando il giusto equilibrio spazio-collezione, piuttosto che virare per un palazzo di maggiori dimensioni in un'altra zona di Milano.

Ne consiglio comunque la visita anche solo per i capolavori che contiene, tra i quali, oltre alla già citata collezione Jucker e al corpus delle opere futuriste, i capolavori di Morandi, la sala dedicata a Melotti, quella di Fontana e quella di Manzoni che contengono opere presenti nei maggiori libri di storia dell’arte.

Emiliano Stefenetti

Note:

-Ho avuto modo di visitarlo di sabato sera, il Museo è praticamente deserto, un modo eccezionale per ammirare le opere in pace e tranquillità.
-in Wikipedia, nella pagina del Museo tra le opere di maggior interesse elencano un acquerello di Van Gogh (che ricordavo di aver visto al Cimac) e un Cezanne…. Io non li ho visti….. forse nel percorso a “serpente” mi son perso qualcosa.
-Così come non c’è Ligabue, tra le figure più conosciute del panorama italiano.
-Manzù, uno dei grandi scultori italiani a livello internazionale, è presente con una piccola testa, troppo poco per l’importanza che ha.
-AUDIOGUIDA: è impostata con due guide: una basica e semplice per chi si avvicina all’arte in modo leggero e una più dettagliata e ricca di commenti di vari critici. Ottima variante.
-Si possono fare foto (raro nei musei italiani) ma, logicamente, senza flash.
-Non c’è presente nessun punto ristoro se non il carissimo ristorante con vista Duomo.

Visitato il 01 ottobre 2011


MUSEO DEL NOVECENTO
Piazza Duomo – Milano

Lunedì 14.30 – 19.30
Mar. – Merc. – Ven. – Dom. 09.30 – 19.30
Gio. – Sab. 09.30 – 22.30

Biglietto 5€ intero – 3€ ridotto, gratis un’ora prima della chiusura e il venerdì dalle 15.30.

www.museodelnovecento.org

In alto nell’immagine “Forme uniche della continuità nello spazio” di Umberto Boccioni, bronzo – 1913

Qui di seguito alcune opere presenti nella collezione:
-Umberto Boccioni “Studio di testa – La Madre (dimensioni astratte)” dettaglio, olio e tempera su tela – 1912
-Carlo carrà “Il cavaliere rosso” dettaglio, tempera e inchiostro su carta intelata, 1913
-Giorgio Morandi “Natura morta con manichino” (dettaglio) olio su tela - 1918
-Visione d’insieme nella sala dedicata a Fausto Melotti
-Mario Schifano “Particolare d’esterno (Coca-Cola)” (dettaglio) smalto e pastello su carta intelata 1962
-Marino Marini “La Borghese” terracotta policroma – 1929
-Emilio tadini “Magasins Reunis” (dettaglio) acrilico su tela – 1973
-Piero Manzoni “Merda d’artista” scatoletta di latta, carta stampata e feci, 1961










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