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equilibriarte.net : Emiliano Stefenetti : blog : category: I MAESTRI

_i maestri: GIACOMO MANZÙ

Dodicesimo figlio del calzolaio e sagrestano Angelo Manzoni e della moglie Maria Pesenti, impara presto a lavorare ed intagliare il legno. S'avvicina all'arte durante il servizio militare, svolto a Verona (1927/'28), dove studia le porte di San Zeno e i calchi dell'Accademia di Belle Arti Gian Bettino Cicognini.

Nel 1929, dopo un breve soggiorno a Parigi, Manzù va a vivere a Milano, dove l'architetto Giovanni Muzio gli commissiona la decorazione della cappella dell'Università Cattolica, che verrà eseguita tra il 1931 ed il 1932. Sempre nel '32 partecipa ad una mostra collettiva presso la galleria il Milione.

Nel 1933, espone alla Triennale di Milano una serie di busti che gli valgono numerosi apprezzamenti e l'anno successivo tiene la sua prima mostra importante con il pittore Aligi Sassu, con cui condivide lo studio, alla galleria "Cometa" di Roma.
Considerato ormai fra le personalità più significative della scultura italiana, tra il 1938 e il '39 iniziò la serie dei Cardinali, ieratiche immagini in bronzo, dalla schematica struttura piramidale, avvolte nella massa semplice e potente della stola e invariabilmente rappresentate assorte in meditazione, l'attenzione di Manzù per gli uomini e i personaggi di chiesa si fonde a quella per i valori morali e spirituali del cattolicesimo. Seduti, in piedi, grandi, piccoli e addirittura più grandi del naturale. "Dalle mani di Manzù furono creati i Cardinali con corpi compatti ed energici, modellati con estrema leggerezza anche nelle pieghe e nel drappeggio della veste. La forza del corpo viene sottolineata dalla discrezione delle linee e dalla semplicità della rappresentazione scultorea" (J. Rewald, Giacomo Manzù, Greenwich, 1966, pagina 59).

Sempre nel 1939 inizia a produrre una serie di bassorilievi in bronzo (stiacciato fiorentino), le Deposizioni e le Crocifissioni per la serie Cristo nella nostra umanità, in cui il tema sacro della morte di Gesù Cristo viene usato per simboleggiare prima la brutalità del regime fascista e poi gli orrori della guerra. L'esposizione delle opere, tenutasi a Milano nel 1942, verrà severamente criticata dalle autorità politiche ed ecclesiastiche.

Nel frattempo, nel 1940, Manzù ottiene la cattedra di scultura dell'Accademia di Belle Arti di Brera che lascerà per dissensi con le autorità accademiche sul programma di studi per spostarsi a insegnare scultura dell'Accademia Albertina di Torino. Lascerà quindi la città con l'imperversare della guerra rifugiandosi a Clusone. Il suo nudo Francesca Blanc vince il premio della Quadriennale di Roma del 1943.

Nel dopoguerra torna ad insegnare all'Accademia di Brera, fino al 1954, e quindi alla Sommerakademie di Salisburgo fino al 1960. È in quella città che conosce Inge Schabel, che diventerà la sua compagna di vita e con cui avrà due figli, Giulia e Mileto. Lei e la sorella Sonja diventano le modelle di tutti i suoi ritratti ed è in quel periodo che inizia a lavorare alla realizzazione della Porta della Morte per la Basilica di San Pietro in Vaticano (compiuta nel 1964). In particolare la porta vaticana, che impegna l'artista dal 1947 al 1964, diviene l'epicentro di una poetica che nel dialogare con la tradizione ne rifiuta gli aspetti più strettamente accademici.[1]

Realizza inoltre la Porta dell'Amore per il Duomo di Salisburgo (1955-1958).

“Studio per la Porta di San Pietro”bronzo 1949

Nel 1964 Manzù va a vivere in una villa nei pressi di Ardea (Roma), nella località di Campo del Fico nel comune di Aprilia (LT), che oggi in suo onore è stata ribattezzata Colle Manzù.

Realizza la Porta della Pace e della Guerra per la chiesa di Saint Laurens a Rotterdam (1965-1968) e, dopo circa dieci anni di bassorilievi, torna all'opera a figura intera realizzando in bronzo figure femminili che vanno dai ritratti della moglie a temi più o meno scopertamente erotici come l'Artista con la modella (rilievo), gli Amanti e lo Strip-tease.

Nei tardi anni sessanta si dedica quindi alla professione dello scenografo, allestendo costumi e scene per alcune tra le opere più importanti di Igor Stravinskij (per il suo Edipo Re del 1964), Goffredo Petrassi, Claude Debussy, Richard Wagner e Giuseppe Verdi.

Nel 1968 Curtis Bill Pepper scrive su di lui il libro An Artist And the Pope - il Papa menzionato nel titolo è Papa Giovanni XXIII, suo conterraneo ed amico personale - il libro viene tradotto in italiano, tedesco, spagnolo e francese. La fama dello scultore giunge intanto in Giappone, dove nel 1973 si è tenuta una mostra personale presso il Museo di Arte Moderna di Tokyo. È suo il Monumento al partigiano sito a Bergamo, inaugurato nel 1977. Sempre a Bergamo numerose sue opere sono raccolte alla Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea.

La cerimonia per la consegna delle opere di Manzù all'Italia

« Partigiano ti ho visto appeso immobile. Solo i capelli si muovevano leggermente sulla tua fronte. Era l'aria della sera che sottilmente strisciava nel silenzio e ti accarezzava, come avrei voluto fare io. »

(Giacomo Manzù, 5 gennaio 1977, dedica incisa nel "Monumento al partigiano")

In occasione del suo settantesimo compleanno, nel 1979, si tenne presso l'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze una sua mostra personale. Nello stesso anno Manzù dona l'intera sua collezione (la "Raccolta amici di Manzù" fondata nel 1969 ad Ardea) allo stato italiano.

Nel 1987-88 un'altra importante mostra presenta l'opera di Manzù in Gran Bretagna e vale all'artista il titolo di membro onorario della London Royal Academy of Arts. L'anno successivo il comune di Milano gli dedica una mostra monografica e gli conferisce la cittadinanza onoraria.

Nel 1989, a New York, viene inaugurata di fronte alla sede dell'ONU l'ultima sua grande realizzazione, una scultura in bronzo alta 6 metri. Nel 2007 un gruppo di 6 sculture viene esposto, "en plein air",ad Orta S.Giulio,in provincia di Novara.

Nel 2008, nella soffitta della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna a Bergamo, dove il padre era sagrestano, sono stati trovati alcuni graffiti attribuiti a Giacomo Manzù da giovane[2].

In occasione del centenario della nascita dello scultore sono state allestite, a Bergamo presso la Galleria d'arte moderna e contemporanea, la mostra Giacomo Manzù. 1938 - 1965 Gli anni della ricerca[3] e, a Clusone presso il Museo Arte Tempo, la mostra: Giacomo Manzù. Gli anni di Clusone.

“Tebe che cade” bronzo 1981-85

MUSEI NEL MONDO:

Giacomo Manzù è considerato uno dei più importanti artisti italiani del XX secolo, scultore di livello mondiale, le sue opere, oltre ad essere esposte in numerosi musei italiani, fanno parte delle collezioni di alcuni dei musei d'arte più importanti al mondo, come la TATE a Londra, il MOMA di New York, il Getty Museum di Los Angeles, il The Sculpture Garden of the Museum of Art di New Orleans, l' Hermitage Museum di Saint Petersburg in Russia e il National Museum of Modern Art di Tokyo.

MUSEO RACCOLTA MANZÙ:

La Raccolta Amici di Manzù fu inizialmente ideata nel 1965 dalla moglie Inge Schabel, affiancata in tale realizzazione dal Comitato Amici di Manzù (formato, tra gli altri, da Cesare Brandi e Alexandre Rosenberg, ed il cui Statuto venne sottoscritto nel '66).

Il cantiere architettonico ebbe inizio nel marzo1967, mentre la Raccolta venne inaugurata ufficialmente il 22 maggio 1969, per essere donata dallo stesso Maestro allo Stato Italiano una decina di anni dopo.

Aperta al pubblico nell'aprile del 1981, in seguito alla scomparsa dell'artista, avvenuta nel 1991, dall'anno successivo la Raccolta ne ospita, per sua manifesta volontà, le spoglie mortali, in un filo di continuità con la scelta che lo aveva spinto nei primi anni Sessanta a fissare la propria dimora in prossimità di Ardea.

La Raccolta Manzù include una novantina di sculture - quasi tutti bronzi, due grandi opere in ebano, una scultura in alabastro ed un bassorilievo in stucco - timbri, conii, medaglie, oltre ad una collezione di trecentotrenta opere grafiche - disegni, incisioni, bozzetti teatrali - generalmente, queste ultime, esposte a rotazione sui pannelli museali (tranne una scelta di circa quaranta pezzi, esposti a parete, facenti parte dell'allestimento permanente della Raccolta).

OPERE:

LA SIGNORA GIAPPONESE, 1981 (foto a sinistra)

36,5 x 132 x 21 cm, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea

DESCRIZIONE: D'ispirazione orientale questo ritratto sprigiona un marcato senso di solennità e compostezza. Dirà l'artista: "Le giapponesi sono statue nate, sembrano per natura immobili, a sfidare il tempo". Su queste immagini si viene sovrapponendo, quasi a confondersi, il busto della moglie e modella Inge Schabel, ritratta nel '67 a guisa degli antichi vasi cinerari etruschi. L'andamento mosso dei drappeggi delle ampie maniche fa da contrappunto alla fissità e alla levigatezza del busto. Il modellato del viso, con gli occhi socchiusi, le carnose labbra accostate, la capigliatura raccolta, accentua la raffinata delicatezza dei tratti e il contegno della figura.

AMANTI, 1978 (foto a destra)

26,6 x 27,3 x 21,5 cm, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea

DESCRIZIONE: Il tema degli Amanti subisce negli anni Settanta un'evoluzione, risolvendosi in mossi e concitati gruppi in cui lo scostarsi delle vesti, che lascia intravedere le fattezze del corpo femminile, diviene spunto per un gioco sottile e malizioso, accostabile ad un'altra iconografia affrontata negli stessi anni, quella dello Striptease. La resa plastica della composizione tende a passare da un andamento centripeto ad una espansione verso l'esterno. Gli arti danno vita ad un movimento vorticoso che si dilata nello spazio. Il mosso drappeggio della veste sfiora il gusto neobarocco.

CARDINALE, 1956 (foto a sinistra)

310 x 95 x 50 cm, Galleria d'Arte Moderna 'Raccolta Lercaro'

DESCRIZIONE: È uno degli innumerevoli bronzi che lo scultore bergamasco (1908 -1991) ha dedicato al tema del 'cardinale'. Il primo di questi venne realizzato nel 1938 ed esposto alla Quadriennale Romana nel 1939. In quest'opera vediamo privilegiata la ricerca di una essenzialità volumetrica volutamente priva di dinamismo. Sopra la massa conica del corpo avvolto nel piviale stilizzato, appena aperto a far sbucare una mano, si innesta la piccola testa circolare coperta dalla mitra. Appena abbozzato, il volto inespressivo sembra fissarsi nel vuoto.

PASSO DI DANZA, 1981 (foto a destra)

30 x 65,5 x 19,3 cm, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea

DESCRIZIONE: Il motivo del nudo femminile colto in un passo di danza appartiene al repertorio tematico di Manzù. Ispirato dai ritratti degli anni Quaranta a Francesca Blanc, esso viene incoraggiato dall'incontro, negli anni Cinquanta, con Inge Schabel, ballerina alla Sommerakademie di Salisburgo e futura moglie di Manzù. La figura sottile e tornita del bronzo in collezione, mescola la tipologia della rappresentazione di passi e movenze della danza all'indagine più generale condotta dall'artista sul nudo di donna, bloccato nel gesto abitudinario e spontaneo dell'acconciarsi i capelli.

Nell'immagine in alto a sinistra "Ritratto di Luisa" bronzo, 1943

Bibliografia web: www.scultura-italiana.com - www.mondointasca.org - www.wikipedia.it - www.dorotheum.com - www.museomanzu.beniculturali.it- descrizione opere tratte da www.arte.it

“Monumento al Partigiano” Bergamo, Viale Papa Giovanni XXII, bronzo 1977

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_i maestri: MARK ROTHKO

“Penso ai miei dipinti come a opere teatrali: le forme che appaiono sono degli attori sul palcoscenico. Nascono dall’esigenza di trovare un gruppo di interpreti in grado di muoversi sulla scena senza imbarazzo e di compiere gesti teatrali senza vergogna. Non è possibile prevedere né descrivere in anticipo quale sarà l’azione o chi saranno gli attori. Tutto ha inizio come in un’avventura sconosciuta, in un mondo mai veduto prima. È solo nel momento del compimento di questa avventura che ci rendiamo conto, come per un’illuminazione improvvisa, che ciò che si è concretizzato sulla scena è proprio quello che deve concretizzarsi. Tutti i programmi, tutti i concetti che avevamo all’inizio erano solo una via di uscita che ci ha permesso di abbandonare il mondo da cui questi stessi concetti hanno avuto origine”

Mark Rothko è considerato uno dei più grandi pittori americani del dopoguerra.
Il suo lavoro si inquadra nell'ambito dell'Espressionismo astratto, di cui rappresenta la corrente comtemplativa. Assieme ad Adolph Gottlieb, Barnett Newman e Ad Reinhardt, sviluppa una pittura in cui si manifesta la componente mistica e spirituale dell'Espressionismo, mentre risulta escluso ogni senso di asprezza o gestualità.
Le opere più note sono quelle della maturità, in cui gigantesche bande rettangolari monocromatiche fluttuano su tenui fondali sovrapposte. Sono quadri e opere su carta essenziali, che si caratterizzano per la totale assenza di figure. In esse la forza espressiva consiste unicamente nel potere evocativo delle campiture di colore. Con la loro monumentalità compassata e silenziosa, si contrappongono alle opere cariche di energia e violenza di Jackson Pollock e Williem de KooningJ, trasmettendo una sensazione di mistica spazialità e di trascendenza.

Il lavoro di Rothko si spiega in chiave essenzialmente mistica. Alla base vi è la tensione a rendere ciò che è eterno, assoluto, con il minor dispiego di mezzi. L'eccesso di elementi, infatti, funge da ostacolo alla chiarezza e impedisce all'osservatore di cogliere l'idea.

Mark Rothko (Marcus Rothkowitz) nasce a Dvinsk, in Russia, nel 1903.

A dieci anni segue la madre in America, per raggiungere il padre e i fratelli che risiedono a Portland, nell'Oregon.

La formazione artistica di Rothko parte nel 1923, quando si trasferisce a New York, dove si iscrive all'Art Students League. Qui studia anatomia con George Bridgeman e pittura con Max Weber.
Nel 1929 diventa insegnante al Brooklyn Jewish Center, incarico che porta avanti per circa 20 anni. Nello stesso periodo incontra Adolph Gottlieb, con il quale condividerà varie esperienze in campo artistico.

In questo periodo, tra la fine degli anni '20 e i primi anni '30, l'evoluzione artistica di Rothko trae ispirazione dal rapporto di grande amicizia con Milton Avery. L'aspetto greve delle prime opere lascia il posto a una pittura più leggera e semplificata, caratterizzata da figure sottili e tinte più pallide e gessose. Alle scene di interni domestici si alternano quadri a soggetto urbano, tra cui spiccano le scene in metropolitana.

a sinistra “Entrance to the Subway” del 1938, a destra “Underground Fantasy – Subway” del 1940 circa


Nel 1933 tiene la prima personale al Museum of Art di Portland e pochi mesi più tardi tiene una personale alla Contemporary Arts Gallery di New York,.

Dalla seconda metà degli anni '30 Rothko sviluppa un'intenso rapporto intellettuale e artistico con Adolph Gottlieb, Barnett Newman e altri colleghi formando il gruppo “The Ten”, gruppo che espone in varie sedi fino al 1940, anno dello scioglimento. Nello stesso periodo acquisisce la cittadinanza americana e comincia a interessarsi al mito di Edipo (legge La nascita della tragedia di Nietzsche che lo influenza notevolmente) all'arte greco-romana, all’arte africana primitiva e a inizia a studiare la psicanalisi di Jung.

Questi elementi trovano sbocco a partire dal 1938 in vari quadri ispirati alla mitologia greco-romana e cristiana. In essi compaiono figure e forme mitiche sovrapposte, talvolta combinate su registri diversi, rese con tinte pastello. Nel 1943, Rothko e Gottlieb precisano il loro credo in un'intervista alla emittente radiofonica WNYC: l’importanza della presenza di un contenuto nell'opera, l’interesse nelle teorie di Jung, la fede nei simboli ancestrali ed eterni, l’attrazione per i miti classici e primitivi, l’uso di forme piatte e semplificate.

Il sopraggiungere della guerra e lo spostamento in massa a New York di tanti mostri sacri dell'arte europea rappresenta per Rothko e i colleghi un grande stimolo a reagire. Nel 1940 nasce la Federation of Modern Painters and Sculptors. L'associazione nasce in contrasto con il nazionalismo culturale di altre organizzazioni, e si propone di accogliere e valorizzare il contributo culturale internazionale. La corrente europea che l'influenza più forte è il Surrealismo.

Rothko, come tanti colleghi, subisce l'influenza surrealista, mostrando analogie soprattutto con il lavoro di Miró, Ernst e Masson. Nei quadri compaiono forme curvilinee appiattite e filamenti, che si giustappongono su fondali opachi, talvolta strutturati in bande orizzontali (Horizontal Procession, Tiresias del 1944).

a sinistra "The Omen of the Eagle"del 1942, a destra Heads” 1941/1942 circa

Nello stesso periodo tiene una personale presso "Art of this Century", la galleria newyorkese di Peggy Guggenheim presentando lavori di ispirazione surrealista e espone varie volte alla mostra annuale del Whitney Museum of American Art. Nel 1947 tiene la sua prima personale alla Betty Parsons Gallery e, dopo aver divorziato dalla moglie, sposa Mary Alice Beistle (Mell)

Attorno al 1946 il lavoro di Mark Rothko si modifica ulteriormente a causa di due stimoli: l'influenza della pittura di Arshile Gorky e il rapporto di stretta collaborazione con Clyfford Still. Le bande di sfondo perdono definizione e si fondono in campiture tenui. Su di esse appaiono presenze biomorfiche come fluttuanti che assomigliano ad elementi organici, pesci, cellule in un acquario. Su sfondi liquefatti a tinte tenui e sporche sembrano dibattersi come in un acquario.

Queste opere sono il fulcro della sua prima mostra alla Betty Parsons Gallery, nuova vetrina della cosiddetta "New York School". Le opere in mostra recano titoli evocativi: Rites of Lilith, Archaic Phantasy, Astral Image ecc.

Nel 1947 il lavoro di Mark Rothko entra nella fase decisiva che lo porta allo stile astratto della maturità.
I simboli, le forme organiche e gli elementi filamentosi scompaiono. Al loro posto affiorano masse monocromatiche verticali e orizzontali, fluttuanti su sfondi evanescenti. Ad accentuare il senso di mistero e di dramma contribuiscono anche le dimensioni delle tele, che tendono ad ampliarsi. In tutto ciò si nota una certa analogia con le opere di Clyfford Still dello stesso periodo, più solide e monumentali.


In un intervento sulla rivista Tiger's Eye dell'ottobre 1949 Rothko chiarisce il senso del cambiamento in atto:

"... La progressione dell'opera di un pittore, mentre procede da un punto all'altro nel tempo, sarà diretta verso la chiarezza, verso l'eliminazione di qualunque ostacolo tra il pittore e l'idea, e tra l'idea e l'osservatore..."

Quasi a sottolineare il momento di trasizione, l'artista assegna ad alcune opere il titolo Multiform, mentre alla maggior parte non ne assegna alcuno.

Nel 1949 Mark Rothko compie un ulteriore passo verso quella "chiarezza" cui aspira. Le masse irregolari si condensano in 2-3 gigantesche bande rettangolari monocromatiche di altezza variabile. Le bande sono disposte l'una sull'altra, fluttuanti su sfondi slavati. Il colore viene applicato in stesure sottili e ripetute, di tinte intense e luminose, che conferiscono una suggestione di profondità e monumentalità.

Il nuovo stile di Rothko si cristallizza attorno al 1950. Senza modifiche sostanziali, per quasi vent'anni l'artista sperimenta combinazioni diverse di tinte, lavorando perlopiù su tele di grande formato, ma anche su fogli di carta.
Il ruolo cruciale del colore è sottolineato dai titoli di molte opere, per quanto molte siano lasciate senza titolo. Quando presenti, infatti, i titoli fanno riferimento esplicito alle tinte applicate: Magenta, Black, Green on Orange (1949), Violet, Black, Orange, Yellow on White and Red (1949), Green, Red on Orange (1950)..

Nel 1950 Rothko compie anche alcuni viaggi in Europa, tiene corsi e conferenze in varie scuole..

Iniziano a sussegguirsi importanti esposizioni e riconoscimenti, nel 1954 espone all'Art Institute of Chicago e nel ‘58 alla Biennale di Venezia, nel 1960 la Phillips Collection  di Washington inaugura una sala apposita per i dipinti di Rothko, nel 1961 tiene una grande retrospettiva al Museum of Modern Art di New York nel ‘62 espone al Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris e nel ‘63 espone al Guggenheim Museum di New York.

Dopo il 1960, le opere di Rothko si incupiscono. La gamma dei colori tende a ridursi al marrone, grigio, rosso scuro, nero e i quadri acquistano un'intensità sempre più drammatica.
Questa svolta si osserva soprattutto nei grandi cicli pittorici, che gli vengono commissionati a partire dal 1958: per il ristorante Four Season, per lo Holyoke Center dell'Università di Harvard, per la cappella de Menil a Houston. Nei pannelli che li costituiscono predominano grandi rettangoli marrone scuro o viola cupo su fondo nero. Una soluzione che ha l'effetto di accentuare il senso di raccoglimento, mistero e tensione mistica.
Negli ultimi anni, Rothko comincia a impiegare i colori acrilici. Effettua, inoltre, una ulteriore semplificazione formale. L'opera appare divisa in due sezioni: la superiore scura (nera o marrone) e quella inferiore più chiara. Questa apparentemente semplice scansione in due zone sovrapposte risulta di forte impatto emotivo. Evoca infatti l'idea di un orizzonte, una demarcazione fisica tra ciò che è terrestre e un qualcosa che gli sta al di sopra. È quasi naturale associare alla massa scura superiore l'idea di una minaccia incombente, quasi il presagio dell'avvicinarsi della morte (Nero su grigio, del 1970).

I blocchi di colore dei quadri di Rothko vengono spesso accostati ai campi cromatici di Newman e Still, per definire una linea comune che si discosta dall'Espressionismo gestuale di Pollock, de Kooning e Motherwell. In effetti i tre artisti condividono la stessa essenzialità e silenziosa monumentalità, che inducono alla contemplazione e possono evocare il senso dell'assoluto.
Esiste però anche una differenza. Le stesure velate e i bordi soffici e smangiati conferiscono alle sue opere una sensualità e una sensibilità poetica del tutto estranea ai quadri di Newman e Still. Le opere mature di Rothko si caratterizzano proprio per questa componente emozionale e impressionistica, che denota un lontano retaggio romantico.

Mark Rothko si suicida a New York la mattina del 25 febbraio 1970. Cinque mesi dopo muore anche la moglie Mell.
Dopo la morte si sono succedute mostre a ripetizione: Zurigo (Kunsthaus) nel 1971, Londra (Hayard Gallery) nel 1972, New York (Guggenheim Museum) nel 1978, Washington (National Gallery of Art) nel 1984, Londra (Tate Gallery) nel 1987, Parigi (Musée d'Art moderne de la Ville de Paris) nel 1999.

L’ARTE ITALIANA : L’amore per l’arte italiana di Rothko ebbe una grossa influenza nei suoi ciclo pittorici, come dichiara suo figlio Christopher «Rothko era incantato dai colori degli affreschi di Pompei e da certe invenzioni architettoniche di Michelangelo. Però non trovava nulla di più miracoloso degli affreschi delle celle del convento di San Marco. Con il Beato Angelico, mio padre condivideva non solo la convinzione dell'arte come espressione del sacro, ma anche l'esperienza di dover costantemente lottare per sopravvivere».

Agli affreschi di Pompei si devono le sfumature dei colori del ciclo di grande tele che ora son conservate alla TATE, ma ancor di piu’, una grossa influenza l’ebbe la visita alla Biblioteca Laurenziana progettata da Michelangelo. Rothko fu impressionato, in particolare, dalle finestre cieche del vestibolo della bibblioteca. Finestre che, anziché portare luce, bloccano la curiosità del visitatore. La sala della Tate con i quadri di Rothko è come se riproducesse l’effetto claustrofobico e disorientante del vestibolo bicromatico di Michelangelo. L’ultima osservazione di Jones è forse la più interessante: nell’ultima fase della sua vita il pittore americano sembra interessato soprattutto a creare degli spazi con la pittura ed è soprattutto nella Rohtko Chappel di Huston che si ritrovano echi ancora più evidenti del Michelangelo architetto.

MUSEI: i musei che al momento hanno i nuclei più significativi di opere d’arte dell’artista son il MOCA Museum Of Contemporary Art di Los Angeles, la TATE di Londra, il MOMA di New York a il Museum of Fine Art di Huston.

RECORD: La fortuna di critica e di pubblico di Rothko è cresciuta senza sosta sino a farlo divenire negli anni 2000 uno degli artisti più costosi al mondo. Un suo quadro, White Center (Yellow, Pink and Lavender on Rose) è stato venduto nel maggio 2007 da Sotheby's di New York per la cifra record di 72,84 milioni di dollari, andando più che a triplicare il precedente record dell'artista, stabilito nel novembre 2005 da Christie's di New York con Homage to Matisse venduto per 22,41 milioni di dollari.

"Sala del MOMA di New York - da sinistra "No. 5/No. 22,"del 1950, “No./No. 13” del 1949 e “No. 37/No.19 (Slate Blue and Brown on Plum)” del 1958

Sala del SFMOMA di San Francisco con l'opera "N'14" del 1960.

Visione interna del lato nord della “Rothko Chapel” di Huston (opere del 1967 – inaugurata nel 1971)

Immagine dell'esposizione "Marc Rothko installation view" del 2007 al MOCA di Los Angeles

In alto un immagine di Rothko davanti a uno dei suoi celebri quadri astratti.

Bibliografia:

artdreamguide.com - wikipedia.it - paoloparisi.org - arteconomy24.ilsole24ore.com - noname.associazionetestori.it

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_maestri: MARY CASSATT

Dedico questo post a una delle donne più significative del mondo dell’arte.

Folgorato da un suo gessetto su carta che vidi ad una esposizione al GAMeC di Bergamo anni fa, ho conosciuto la delicatezza di questa artista. Donna che ha fatto del rapporto intimo madre/figlio, dell’intimità femminile e della delicatezza lo spirito e l’anima delle sue opere.

Mary Cassatt, nata nella città di Allegheny in Pennsylvania il 22 maggio 1844, è una delle prime donne pittrici.

Crebbe a Filadelfia ed era la quinta figlia di Katherine Kelso Johnston, proveniente da una famiglia di banchieri, e Robert Simpson Cassatt, mediatore di investimenti e di beni immobili. Il suo percorso era tipico per il periodo e la sua classe sociale: a scuola si preparò anche per la vita di moglie e madre, con lezioni su come gestire la casa e sui passatempi del gentil sesso, come il ricamo, la musica, la recitazione e la pittura. Per estendere la formazione dei loro figli, Cassatt padre li portò a visitare l' Europa.

Nel 1860, all'età di 16 anni, Mary si iscrisse all'Accademia delle Arti Fini di Filadelfia. Malgrado il fatto che le donne, particolarmente quelle appartenenti ad un ceto superiore, venissero scoraggiate dal perseguire la carriera, Mary desiderava più di ogni altra cosa diventare un'artista professionista. Nel corso del 1862, tuttavia, si era sviluppata in lei una frustrazione dovuta al proseguire troppo lento del programma e per le risposte inadeguate del corso; inoltre si risentì dell'atteggiamento maschilista degli insegnanti e della maggior parte dei suoi colleghi di studio. Giunse quindi alla conclusione che il risultato migliore, affinché potesse imparare l'arte, fosse di andare in Europa e studiare i dipinti dei vecchi maestri confrontandoli con i suoi.

Superando le forti obiezioni della famiglia (suo padre una volta dichiarò: Preferirei piuttosto vedere morta mia figlia che vederla vivere all'estero come una "bohemian"), Mary partì per Parigi nel 1866, accompagnata dalla madre e da alcune amiche di famiglia, per prendere delle lezioni private di arte e per copiare i grandi maestri presenti nel Louvre. Dato che le donne non potevano frequentare l'École des Beaux-Arts, studiò prendendo lezioni privatamente dagli insegnanti della scuola e venne accettata come allieva da Jean-Léon Gérôme, un insegnante molto considerato e conosciuto per la sua tecnica iper-realistica e i suoi dipinti ispirati a tematiche esotiche. Nel corso degli anni seguenti, viaggiò per la Francia e soggiornò brevemente anche a Roma. Il suo primo successo avvenne nel 1868, quando uno dei suoi ritratti fu accettato al prestigioso salone di Parigi, una mostra annuale organizzata dall' Accademia del governo francese delle Arti Fini. Per proteggere la sua famiglia dall'imbarazzo, Cassatt presentò il dipinto con il nome di Mary Stevenson. La sua opera di debutto fu molto apprezzata, così come un altro ritratto che presentò nel 1870. In seguito alla guerra Franco-Prussiana, Mary ritornò riluttante a casa ed immediatamente incontrò degli ostacoli che minacciavano di mettere termine alla sua carriera

Vivendo con i suoi genitori in un piccolo quartiere di Filadelfia fuori dalla città, incontrò molti problemi a trovare persone che volessero fare da modelli per lei. A rendere il tutto ancora più difficile, ci fu una dichiarazione del padre che annunciò di accettare di provvedere a qualunque esigenza della figlia ad eccezione di quelle lavorative. Nel tentativo di racimolare altri soldi, Mary lasciò alcune delle sue pitture ad un commerciante di arte di New York, ma questi non riuscendo a venderle le cedette ad un commerciante di Chicago, ove andarono in seguito distrutte nel catastrofico rogo del 1871.

Mary era vicina alla disperazione quando l'arcivescovo di Pittsburgh l'assunse verso la fine del 1871 e la incaricò di dipingere le copie di due dipinti del Correggio, pittore italiano. Poiché gli
originali erano in esposizione a Parma, Mary accettò immediatamente l'assegnazione dell'incarico e partì per l' Europa.Usò i soldi che aveva guadagnato per riprendere la sua carriera in Europa.

Finalmente il salone di Parigi accettò una delle sue pitture per la mostra 1872 e questo si rivelò molto importante per Mary che tornò ancora una volta festante nel vecchio continente. Dopo che il salone di Parigi accettò nuovamente due sue opere nel 1873 e nel 74, Mary si trasferì definitivamente nella capitale francese.

In seguito però, sentendosi sempre più costretta dalla guida inflessibile del Salone a dipingere cose che non la soddisfavano, Mary decise di dipingere come e cosa aveva sempre desiderato e non solo quello che era alla moda o commerciale. I critici presto l'accusarono che i colori da lei usati erano troppo brillanti e che i suoi ritratti erano troppo precisi per rendere al meglio il soggetto.

Andò allora a spiare alcuni pastelli di Edgar Degas dalla finestra di Parigi di un commerciante d'arte e venne a sapere che non era sola nella sua ribellione contro il Salone. "Ho osato andare ed appiattire il mio naso contro quella finestra per assorbire tutti quello che potevo della sua arte," scrisse una volta ad un amico. "Ha cambiato la mia vita. Ho visto l'arte come ho sempre desiderato vederla."

Una delle opere esposte fu The Cup of Tea, un ritratto della sorella Lidia in varie tonalità di rosa luminescente. Si dice che vedendo le sue opere, Degas fosse sbottato dicendo "Che ne sanno le donne di stile?"; Mary Cassatt interpretò le sue parole come uno stimolo a migliorarsi, e decise di non rappresentare dei soggetti convenzionalmente belli in quanto poco reali, ma di sfruttare le proprie capacità e il proprio stile per dar loro una connotazione. Seguendo l'invito di Degas, Cassatt esibì 11 delle sue pitture con gli impressionisti nel 1879. L'esposizione fu commercialmente e criticamente un successo, come le mostre successive nel 1880 e nel 1881. Durante questo tempo, Mary diventò molto amica di Degas, le cui forti personalità frequentemente si scontravano ma le sensibilità artistiche erano solitamente in accordo. A differenza di molti altri impressionisti, che diventarono famosi per i paesaggi e le scene della via, Cassatt diventò famosa per gli affascinanti ritratti, soprattutto delle donne in ambienti domestici casuali.

Quasi un terzo del suo lavoro ha descritto le madri con i loro bambini. Anche se il tema era piuttosto convenzionale, il modo di dipingere era assolutamente diverso, più fresco; infatti il produttore di Newsweek osservò "...le madri ed i bambini non sono le madonne o i cherubini del rinascimento, le figure in adorazione della pittura convenzionale, sono, invece, due esseri separati che vivono nell'armonia." La Cassatt legò strettamente l'infanzia al rapporto con la madre, tema invece poco studiato dagli artisti suoi contemporanei, che espresse in una serie di interessanti quadri in cui voleva "indagare a fondo quel legame speciale, di cui tutti gli esseri umani fanno esperienza, intuendo che lì c'è l'origine e il valore della capacità umana di relazionarsi, per farne una possibile leva di trasformazione."  Commentando l'artista americana, Gemma Newman notò che "il suo obiettivo costante era realizzare la forza, non la dolcezza; verità, non sentimentalismi o romanzate".

Non troppo tempo dopo il suo trionfo con gli  impressionisti, Mary fu costretta a vendere alcuni suoi dipinti per curare la madre e la sorella, che si erano ammalate dopo essersi trasferite a Parigi nel 1877. La sorella morì nel 1882, ma la madre guarì e Mary poté riprendere a dipingere. 

Intanto lo stile di Mary continuava a evolversi, distanziandosi dall' impressionismo e dalla relativa esuberanza caratteristica del movimento, e approdando ad uno stile più semplice e più diretto. Dopo la sua ultima mostra con gli impressionisti nel 1886, Mary non si identificò più con alcun movimento o scuola particolare. Sperimentò una notevole varietà di tecniche dimostrando una versatilità presente in pochi dei suoi colleghi.

 L'opera “Portrait of a little Girl” è la testimonianza che a partire dal 1882 l'artista statunitense cambiò stile sotto l’influenza di Degas e delle  xilografie giapponesi, scegliendo un soggetto che lo stesso Degas aveva frequentemente dipinto: una ragazza, quasi una serva delle più volgari,  davanti alla propria toilette. La bellezza di quest'opera deriva dal rigore della composizione e dal suo armonioso contrasto tra i rosa gli azzurri della  camicia da notte, nonchè dalla posa molto reale della fanciulla colta nell'atto di pettinarsi i capelli. Mary Cassatt sperimentò anche composizioni  asimmetriche, come testimonia “The Boating Party”, conservato a Washington. I suoi temi preferiti furono però madri e bambini ritratti in situazioni  intime e familiari. La pittrice impressionista Mary Cassatt sviluppò un'eccellente tecnica per la puntasecca, l'acquaforte e l'acquatinta. In seguito,  mirò a ricreare la qualità delle xilografie giapponesi producendo una serie di acquetinte a colori che combinano aree dal cromatismo leggero a  motivi decorativi bidimensionali. Il suo interesse per le stampe giapponesi si evidenzia in molte delle opere che dipinse dopo il 1890 ritraendo il suo  soggetto preferito, la madre con il bambino. Fu anche grazie all'influenza esercitata dalla Cassatt sui collezionisti degli Stati Uniti che gli  impressionisti statunitensi riuscirono a trovare numerosi committenti, formando così una scuola seconda solo a quella francese.

 Nel 1891, esibì una serie di stampe colorate altamente originali, compresa la"Donna che si lava" ed il "Coiffure" ispirata dal lavoro dei grandi  maestri giapponesi che aveva visionato l'anno prima a Parigi. Il 1890 fu un periodo di intensa attività e il più creativo per Mary che ha  contrassegnato la sua consacrazione come modello per i giovani artisti americani che venivano in Europa a chiedere il suo parere sui loro lavori.

Mentre cominciava il nuovo secolo, Mary spostò l'enfasi del suo lavoro verso quello di altri. Per lungo tempo aveva sostenuto i suoi colleghi impressionisti e non aveva mai mancato di consigliare ai ricchi Americani di sostenere il movimento comprando i loro dipinti, affrontando con sincerità questo compito e servendo da consigliere a parecchi importanti collezionisti.

L'unica condizione di Mary era che qualunque opera acquistata dovesse passare nei musei d' arte americani. Nel 1910, Mary accompagnò suo fratello Gardner e la sua famiglia in un viaggio in Egitto. Sopraffatta dall'arte antica che vide in quei luoghi, perse la certezza nelle sue abilità e nel valore dei suoi lavori. Si dichiarò "schiacciata dalla potenza dell’arte" dicendo "Ho lottato contro di lei, ma mi ha conquistato, è senza dubbio la più grande forma d'arte che il passato ci abbia lasciato... come possono le mie deboli mani dipingere l'effetto che ha avuto su di me." Inoltre la morte inattesa del fratello per una malattia contratta durante il viaggio si rivelò essere un colpo devastante. Nel 1911 si ammalò di diabete, reumatismi, nevralgia e cataratte: per un periodo non rallentò il suo lavoro, ma dopo il 1914 fu costretta a smettere di dipingere perché era diventata quasi cieca. Mary dovette passare gli 11 anni restanti della sua vita nella cecità quasi totale, cosa che la lasciò amareggiata e insoddisfatta della crudeltà del destino che le aveva tolto la sua fonte più grande di piacere.

Ebbe comunque la forza di abbracciare la causa del voto alle donne e, nel 1915, presentò 18 opere ad un'esposizione organizzata per supportare il movimento.

Morì il 14 giugno 1926 nel suo caro paese, Chateau de Beaufresne in Mesnil-Theribus, in Francia.

L'eredità di Mary Cassatt è un mix di coraggio, di indipendenza e di talento che per sempre le garantiranno un posto ai vertici della sua professione. Ma l'artista stessa, pensando forse che le sue pitture sarebbero sopravvissute a lei, riteneva i suoi sforzi inadeguati. "Non ho fatto cosa ho desiderato," rivelò Mary verso la conclusione della sua vita, "ma almeno ho provato a combattere."

In segno di riconoscimento per il suo contributo alle arti, la Francia, nel 1904, la premiò con la Legion d'onore.

Biografia tratta da ancorainviaggio.it

RECORD: il record in asta di Mary Cassatt è di 6.200.000$ battuto da Christies nel 2007 per l’opera “Bambini che giocano col cane”, olio su tela del 1907

MOSTRE: L’ultima grande retrospettiva dedicata all’artista è stata quella del Shelburne Museum (http://shelburnemuseum.org/ ), in Vermont (USA) nel 2008 “Mary Cassatt: Friends and Family” che comprendeva più di 60 lavori dell’artista e di E. Degas, molti dei quali provenienti da collezioni private.

SITI WEB: in questo sito internet potete vedere un’ampissima galleria di opere della pittrice http://www.marycassatt.org/ , un altro, sotto previa iscrizione, è marycassat.com

Le IMMAGINI dall’alto verso il basso:

-The Child's Bath (The Bath”), olio su tela, 1893, Art Institute of Chicago

- “Children on the Beach” olio su tela, 1884, Ailsa Mellon Bruce Collection, Nationa Gallery di Washington

- “Little Ann sucking her finger embrice by her mother” 1897, pastello e gessetto su carta beige, Musée D'Orsay, Parigi

- “Simone in a white bonnet” gessetto su carta,1901

- “Family group reading” Olio su tela, 1901, Philadelphia Museum of Art



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_maestri: CHAIM SOUTINE

Una delle personalità più affascinanti e uno dei massimi artisti della cosiddetta Ècole de Paris, Chaïm Soutine è ancora poco conosciuto dal grande pubblico.

Chaime Soutine nasce a Smilovitchi, Lituania, nel 1893.
Studia alla scuola del paese, ma con scarsi risultati. Nel 1907 è a Minsk, dove stringe amicizia con il pittore Michel Kikoine; nel 1910 si iscrive all’Accademia, a Vilna, con poco successo. Soutine ha una vita difficile: nasce in una famiglia povera, da genitori ebrei, non riesce ad uscire dalla miseria che lo circonda ed è costretto a mendicare, nonostante il suo carattere scontroso. In questo momento gli è di sostegno il pittore Pinchus Krémègue che gli sarà amico per molti anni. Con Kikoine e Krèmègue giunge, nel 1913, a Parigi. Sono tre artisti poveri, ma affascinati dall’arte che come una serena li seduce. Tra loro non c’è omogeneità e non c’è un pensiero filosofico che li unisca.
“Soutine era estraneo ai giochi di Man Ray o di Marcel Duchamp, sa bene che il baccano della macchina, l’orgoglio dell’intelletto e il suono di ogni parola alla fine non portano a nulla, sono un gioco vano se non ricevono lo slancio vitale, il soffio che proviene dall’anima e che ne incarna da sempre, il mistico archetipo” (Francesco Porzio). Essi, molto semplicemente, dipingono a modo loro, in maniera spesso selvaggia e dissonante dalle prime avanguardie storiche, ma modernissima.
A Parigi Soutine frequenta il Louvre, dove ammira Rembrandt e Courbet; conosce Chagall e Modigliani, suo amico ed estimatore, che gli presenta il mercante delle avanguardie e poeta Zborowsky che lo induce a soggiornare prima a Céret e poi a Cagnes, dove Soutine scopre il paesaggio, fonte per lui di emozioni angosciose, ma anche di scatti poetici. L’artista, benché vada assimilando le novità della cultura francese, non aderisce a nessuna corrente: rimane chiuso nel suo esasperante individualismo. La realtà, intesa nella sua pittura come dimensione atemporale, è sempre e solo un tragico riflesso di una visione interiore, per questo Soutine mostra affinità con pittori come El Greco, Munch, Ensor, Nolde, Kokoschka e gli espressionisti. A partire dal 1922 inizia a dipingere animali sanguinosi e carcasse (Il bue scuoiato, 1925 – Il gallo morto, 1926), quindi dà vita alla serie dei pasticcieri, dei valletti, dei chierichetti, raffigurati con verismo psicologico (Il chierichetto, 1928. Louvre). Nel frattempo Soutine conosce il collezionista americano Barnes che acquista un centinaio di suoi quadri, facendo così convergere l’attenzione su di lui. Per Soutine è un punto d’arrivo importante, il successo è garantito, per cui dovrebbe essere finalmente tranquillo; invece la sua natura inquieta e tormentata lo porta a viaggiare molto e l’approfondimento della sua ricerca esistenziale e formale fa sì che il pittore alterni momenti di produttività con altri sterili.

La pittura di Soutine, che ha influenzato certi espressionisti austriaci e la scuola simbolico-espressionistica romana, è di grande forza e a conferma vi sono certi impasti di colori oppure i rossi e i bianchi dalle infinite sfumature.
“Bianchi purissimi, onnivori, iridescenti. Nessuno ha mai dipinto dei bianchi più puri e più contaminati dal colore…soltanto l’ombra interna della manica del “chierichetto” della collezione Guillaume-Walher contiene almeno tre qualità di verde; ogni pennello è pronto ad accogliere il più sottile discrimine tonale” (F. Porzio). La furia pittorica giovanile è poi temperata dalla maturità e da una solida posizione. Tuttavia la sua malinconia, da intendersi come una specie di compassione per tutto ciò che è vivo e soffre, continua a tormentarlo e a scatenare in lui e nella sua pittura un delirio fremente.
La vita di Soutine sembra essere stata scritta già tutta fin dalla nascita, anche la morte precoce, non ancora cinquantenne, in una Parigi lacerata dai conflitti razziali e dalla seconda guerra mondiale. Soutine, ebreo, non fugge e vive a Civry, presso Auxerre, con Gerda Groth, ebrea tedesca riparata in Francia (Gerda sarà poi internata in un campo di concentramento). Nel 1941 l’artista vive a Champigny-sur-Veuldre con Marie Berte Aurenche, con la quale trascorre gli ultimi anni della sua vita. Nel 1943, Soutine, operato per un’ulcera perforante, muore consegnandosi ancor giovane ai miti dell’arte del Novecento europeo. Nel dopoguerra la sua pittura irrequieta e dolorosa viene ereditata da Bacon, Fautrier, De Kooning, Appel e Varlin.

Biografia tratta starrylink.it

RECORD: la tela “L'Homme au Foulard Rouge” , tela del 1927 che raffigura un anonimo signore con sciarpa rossa, è stata battuta all’asta nel 2007 per la cifra di £8.7 milioni (circa $17.2 milioni) da Sotheby’s a Londra

CURIOSITA':

-Nel maggio 2009, il dipinto intitolato “Piece de Boeuf” del 1923 è tornato di proprietà dei legittimi proprietari dopo che il giudice Laura Taylor Swain del Southern District di New York a sentenziato che, ai sensi del regolamento e dei diritti di proprietà delle opere, il dipinto doveva tornare alla famiglia Shefner a risoluzione del contenzioso instaurato nei confronti da National Gallery of Art di Washington, DC, e agli autori del catalogo ragionato di Soutine, Maurice Tuchman e Esti Dunow.
È la prima volta che la National Gallery of Art ha ceduto uno lavoro d'arte della sua collezione permanente che non faceva parte delle numerose opere trafugate durante l’olocausto. Le parti hanno convenuto che il dipinto sarebbe rimasto in prestito alla National Gallery per il beneficio del pubblico americano per il prossimo futuro.

-Soutine compare nel racconto "Pelle" di Roald Dahl del 1961. In questa breve storia, caratterizzata dal tipico humour macabro e spiazzante dello scrittore gallese, Soutine tatua, sulla schiena di un amico (il signor Drioli), un ritratto della giovane moglie di lui. Molti anni dopo, caduto in disgrazia, Drioli si troverà in una galleria d'arte che espone opere di Soutine. Spinto dalla fame, esibirà il tatuaggio davanti allo sguardo attonito dei presenti, attirando (sciaguratamente) l'interesse di un mercante d'arte senza scrupoli. Nel racconto Soutine appare povero, dedito all'alcol, cupo e taciturno, cliché dell'artista bohémien.

Curiosità tratte da artdaily.org e wikipedia.it

Nell’immagine: “Donna in rosso”, olio su tela, 1923, collezione privata

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_i maestri: ANDY WARHOL

Andy Warhol, considerato a pieno titolo uno dei più grandi geni artistici del suo secolo, nasce a Pittsburgh (Pennsylvania) il 6 agosto 1928: figlio di immigrati slovacchi di etnia Rutena il suo nome vero è Andrew Warhola. Tra il 1945 e il 1949 studia al Carnegie Institute of Technology della sua città. Si trasferisce poi a New York dove lavora come grafico pubblicitario presso alcune riviste: "Vogue", "Harper's Bazar", "Glamour". Fa anche il vetrinista e realizza le sue prime pubblicità per il calzaturificio I. Miller.
Nel 1952 tiene la prima personale alla Hugo Gallery di New York. Disegna anche scenografie. Nel 1956 espone alcuni disegni alla Bodley Gallery e presenta le sue Golden Shoes in Madison Avenue. Compie poi alcuni viaggi in Europa e Asia.

Intorno al 1960 Warhol comincia a realizzare i primi dipinti che si rifanno a fumetti e immagini pubblicitarie. Nei suoi lavori compaiono Dick Tracy, Popeye, Superman e le prime bottiglie di Coca Cola.
Inizia a utilizzare la tecnica di stampa impiegata nella serigrafia nel 1962, rivolgendo l'attenzione alla riproduzione di immagini comuni, degne del titolo di "icone simbolo" del suo tempo. Tratta anche temi carichi di tensione, come i Car Crash (Incidenti automobilistici) e Electric Chair (sedia elettrica). Dal suo stile "neutro" e banale prende il via la cosiddetta Pop-art.

Come scrive Francesco Morante: "La sua arte prende spunto dal cinema, dai fumetti, dalla pubblicità, senza alcuna scelta estetica, ma come puro istante di registrazione delle immagini più note e simboliche. E l'opera intera di Warhol appare quasi un catalogo delle immagini-simbolo della cultura di massa americana: si va dal volto di Marilyn Monroe alle inconfondibili bottigliette di Coca Cola, dal simbolo del dollaro ai detersivi in scatola, e così via. In queste sue opere non vi è alcuna scelta estetica, ma neppure alcuna intenzione polemica nei confronti della società di massa: unicamente esse ci documentano quale è divenuto l'universo visivo in cui si muove quella che noi definiamo la "società dell'immagine" odierna. Ogni altra considerazione è solo conseguenziale ed interpretativa, specie da parte della critica europea, che in queste operazioni vede una presa di coscienza nei confronti del kitsch che dilaga nella nostra società, anche se ciò, a detta dello stesso Warhol, sembra del tutto estraneo alle sue intenzioni".

Negli anni successivi decide di abbracciare un progetto più vasto, proponendosi come imprenditore dell'avanguardia creativa di massa. Per questo fonda la "Factory", che può essere considerata una sorta di officina di lavoro collettivo. Iniziano i rapporti di lavoro con Leo Castelli.
Nel 1963 inizia a dedicarsi al cinema e produce due lungometraggi: "Sleep" ed "Empire" (1964). Nel 1964 espone alla Galerie Sonnabend di Parigi e da Leo Castelli a New York. Per il Padiglione Americano alla Fiera mondiale di New York realizza i Thirteen Most Wanted Men. L'anno successivo espone all'Institute of Contemporary Art di Philadelphia.

Fallito il tentativo di fondare un gruppo musicale con La Monte Young e Walter de Maria (due dei più celebri compositori d'avanguardia del periodo), nel 1967 si lega al gruppo rock dei Velvet Underground (di Lou Reed), di cui finanzia il primo disco. Anche la nota copertina del disco, una semplice banana gialla su sfondo bianco, è sua.

Nel 1968 rischia la morte, all'interno della Factory, per l'attentato di una squilibrata, tale Valerie Solanas, unico membro della S.C.U.M. (società che si propone di eliminare gli uomini). Espone al Moderna Museet di Stoccolma. Pubblica il romanzo "A: a novel" e produce il primo film in collaborazione con Paul Morissey. Si tratta di "Flash", cui seguiranno "Trash", nel 1970, e "Heat", nel 1972.

Nel 1969 fonda la rivista "Interview", che da strumento di riflessione sul cinema amplia le sue tematiche a moda, arte, cultura e vita mondana. A partire da questa data, fino al 1972, esegue ritratti, su commissione e no. Scrive anche un libro: "La filosofia di Andy Warhol (Dalla A alla B e ritorno)", pubblicato nel 1975. L'anno seguente espone a Stoccarda, Düsseldorf, Monaco, Berlino e Vienna. Nel 1978 a Zurigo. Nel 1979 il Whitney Museum di New York organizza una mostra di ritratti di Warhol, intitolata "Andy Warhol: Portraits of the 70s".

Nel 1980 diventa produttore della Andy Warhol's TV. Nel 1982 è presente alla Documenta 5 di Kassel. Nel 1983 espone al Cleveland Museum of Natural History e gli viene commissionato un poster commemorativo per il centenario del Ponte di Brooklyn. Nel 1986 si dedica ai ritratti di Lenin e ad alcuni autoritratti. Negli ultimi anni si occupa anche della rivisitazione di opere dei grandi maestri del Rinascimento: Paolo Uccello, Piero della Francesca, e soprattutto Leonardo da Vinci, da cui ricava il ciclo "The Last Supper" (L'ultima cena). Realizza anche alcune opere a più mani con Francesco Clemente e Jean-Michel Basquiat, il "maledetto" della scena artistica newyorchese.

Andy Warhol muore a New York il 21 febbraio 1987 durante una semplice operazione chirurgica.

Nella primavera del 1988, 10.000 oggetti di sua proprietà vengono venduti all'asta da Sotheby's per finanziare la Andy Warhol Foundation for the Visual Arts. Nel 1989 il Museum of Modern Art di New York gli dedica una grandiosa retrospettiva.

Biografia tratta da biografieonline.it

MUSEI: a lui dedicato un museo, l' "Andy Warhol Museum" di Pittsburgh, Pennsylvania, Stati Uniti.
In Italia sue opere son presenti in vari musei, al Museo d'Arte Moderna e Contemporanea (MART) di Rovereto (TN), al Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina (MADRE) di Napoli, alla Galleria civica d'arte moderna e contemporanea di Torino, alla Reggia e Gallerie Nazionali di Capodimonte, Napoli e alla Fondazione Magnani-Rocca di Traversetolo, Parma.

RECORD: suo uno dei quadri più pagati nella storia dell'arte, "Eight Elvises", dipinto nel 1963, è stato battuto nel 2009 per la cifra record di 100 milioni di dollari.

Nell'immagine: "DOUBLE ELVIS" 1963. Silkscreen ink on synthetic polymer paint on canvas, 6' 11" x 53" (210.8 x 134.6 cm) MOMA, New York.

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_I maestri: LOUISE BOURGEOIS

"Non è un'immagine che cerco. Non è un'idea. E' un'emozione che si vuole ricreare, l'emozione di volere, di dare e di distruggere"

Louise Bourgeois è nata a Parigi nel 1911. "Nacqui il giorno di natale, rovinando la festa a tutti quanti. Mentre erano intenti a gustare ostriche e champagne, ecco che arrivo io. Mi piantarono in asso. Oggi riesco a raffigurarmi quell'evento ridicolo...non accuso nessuno. E' quindi un senso di sconfitta quello che motiva il mio lavoro, una volontà di rimediare al danno che è stato fatto...non di paura, ma del trauma dell'abbandono."
Dopo essersi iscritta alla Sorbonne, alla facoltà di matematica, la abbandona per iscriversi all'Ecole des Beaux Arts.
Nel 1938 si trasferisce negli Stati Uniti dove nel 1945 si tiene la sua prima mostra di pittura. Subito dopo abbandona la pittura per la scultura, cui si dedica da allora. "I disegni sono secondi alla scultura - afferma - perché non hanno il potere di esorcizzare i demoni."
Nel 1951 diventa cittadina americana, New York diventa la città dove vive e lavorerà fino alla morte.
nel 1982, grazie soprattutto all'interessamento di Deborah Wye, una giovane curatrice interessata al suo lavoro, e della critica d'arte Lucy Lippard, il Museum of Modern Art of New York organizza una retrospettiva su quattro decenni della sua produzione e il nome dell'artista comincia a essere noto al di fuori della cerchia dei suoi estimatori: Louise Bourgeois ha settantun anni.
" Non avere successo- commenta l'artista - è stranamente stimolante se credi in te stessa...Il successo non è importante. Ma certo è molto, molto piacevole."
Da quel momento in poi numerose mostre dei suoi lavori vengono organizzate in tutto il mondo. Nel 1993, a 81 anni, viene chiamata a rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia e nel 1995 il Musèe d'Art Modern de la ville de Paris le dedica una grande retrospettiva.
La sua opera spazia tra materiali diversi: marmo, bronzo, gesso, legno, ferro e lattice, che tratta con varie tecniche. L'abilità e la perizia con cui si è servita di tali mezzi mettono in luce la tendenza alla sperimentazione che caratterizza la sua produzione costituita da sculture, installazioni, performances.
Prolifica, solitaria, indifferente alle mode e alle correnti artistiche, eppure di esse consapevole, ha seguito un suo percorso in cui la presenza ricorrente del corpo anticipa le opere di numerosi giovani sui quali esercita un'innegabile influenza.
La sua ricerca segue un filo che la porta a fare i coni con il suo passato, senza mai rimuoverlo; per lei l'arte è un mezzo di sopravvivenza e svela un mondo di ricordi, alienazione, ansia, angoscia, ossessioni erotiche, solitudine ma anche di vitalità assoluta. Vitalità che conserva oggi a 90 anni.
I suoi lavori provocano un forte impatto emotivo e psicologico. " Un'opera può avere un'anima - afferma Louise Bourgeois - perché ha il potere magico di provocare una reazione nell'osservatore..."
A raccontare del suo percorso esistenziale e insieme della sua arte, così affini, sono le sue opere :
-FEMME-MAISON, un corpo metà donna metà casa "Non sa che è mezza nuda e non sa che sta cercando di nascondersi. Vale dire che si sta rovinando con le sue mani, perché si mostra nel preciso istante in cui pensa di nascondersi."
-TOI ET MOI, gli incontri con altri, carichi di emozioni ma anche di sofferenza;
-LAIRS, i momenti di assoluto isolamento nelle tane da lei create;
-CELLS, un duro saggio sulla memoria, composte da spazi racchiusi da recinzioni di rete di ferro, porte e finestre con catene: visibili ma inaccessibili. All'interno oggetti appartenenti all'artista o da lei stessa creati;
-SPIDERS, giganteschi ragni di acciaio "...Io li associo a mia madre, perché il ragno è un animale che va a intrappolarsi negli angoli, gli angoli gli danno sicurezza. Ma lei non è intrappolata, anzi, cerca di intrappolare gli altri."
L'arte di Bourgeois è come un dialogo interiore, ma forte quel tanto che basta per essere udito.
" Tempo - Tempo vissuto, tempo dimenticato, tempo condiviso. Che cosa infligge il tempo - polvere e disgregazione ? I miei ricordi mi aiutano a vivere il presente e io desidero che sopravvivano. Sono prigioniera delle mie emozioni. Devi raccontare la tua storia e poi devi dimenticarla. Dimentichi e perdoni. Questo ti rende libera."
Tratto dall'orma bianca "L'audacia dell'età"

Muore il 31 maggio 2010 all’età di 98 anni.

"Tutto quello che produco è ispirato ai primi anni di vita. Ogni giorno devi disfarti del tuo passato, oppure accettarlo, e se non riesci diventi scultrice." Louise Bourgeois

Articolo di Marilde Magni tratto da women.it

RECORD: Attualmente il record d’asta per l’artista è di 2.9 milioni di euro per la scultura “A four-foot high spider” battuta a Parigi da Christie's.

Nell’immagine: ”Arch Of Hysteria” 1993, bronzo, patina polita, 83.8 x 101,6 x 58,4 cm

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_I maestri: TAMARA DE LEMPICKA

Figlia di Malvina Decler, una polacca di origine francese, e di Boris Gurwik-Górski, avvocato di Varsavia. A seguito della prematura scomparsa del padre, dovuta al divorzio secondo le dichiarazioni dell'artista, o a un suicidio secondo altre ipotesi, Tamara vive con sua madre e i suoi due fratelli (Stanislaw e Adrienne), sostenuta dalla famiglia Decler e vezzeggiata dalla nonna Clementine. Proprio per accompagnare la nonna compie il suo primo viaggio in Italia nel 1907, nel corso del quale, dopo aver visitato le città d'arte italiane ed essersi spostate in Francia, Tamara avrebbe imparato alcuni rudimenti di pittura da un francese di Mentone.La sua formazione scolastica, seguita dalla nonna Clementine, va posta tra una scuola di Losanna (Villa Claire) in Svizzera e un prestigioso collegio Polacco di Rydzyna. L'anno successivo, alla morte della nonna, si trasferisce a San Pietroburgo in casa di una zia, dove conobbe l'avvocato Tadeusz Łempicki, che sposò nel 1916. Durante la rivoluzione russa, i Łempicki decisero di trasferirsi a Parigi, dove nacque la figlia Kizette nel 1920. Tamara iniziò a studiare pittura alla Académie de la Grande Chaumiere e alla Académie Ranson con maestri come Maurice Denis e André Lhote. Qui affinò il suo stile personale, fortemente influenzato delle istanze artistiche dell'Art Déco, ma al contempo assai originale. Nel 1922 espone al Salon d'Automne, la sua prima mostra esposizione in assoluto, in una collettiva. La sua prima personale avvenne invece a Milano, nella galleria del conte Emanuele Castelbarco, Bottega di Poesia, nel 1925. In breve tempo divenne famosa come ritrattista col nome di Tamara de Lempicka. Nel 1928 divorziò dal marito.Fu anche ospite di Gabriele D'Annunzio al Vittoriale, rifiutando i suoi continui tentativi di seduzione. Dopo aver viaggiato estesamente per l'Europa, ivi compreso in Italia e in Germania, all'inizio della seconda guerra mondiale si trasferì a Beverly Hills in California con il secondo marito, il barone Raoul Kuffner, che aveva sposato nel 1933. Nel 1943 si spostarono nuovamente, questa volta a New York, dove la pittrice continuò la sua attività artistica.Dopo la morte del barone Kuffner nel 1962, la de Lempicka andò a vivere a Houston in Texas, dove sviluppò una nuova tecnica pittorica consistente nell'utilizzo della spatola al posto del pennello. Le sue nuove opere, vicine all'arte astratta, vennero accolte freddamente dalla critica, tanto che la pittrice giurò di non esporre più i suoi lavori in pubblico. Nel 1978 si trasferì a Cuevernaca in Messico. Morì nel sonno il 18 marzo 1980. Come da sua volontà, il suo corpo venne cremato, e le ceneri vennero sparse dall'amico, conte Giovanni Agusta, sul vulcano Popocatepetl.
Pittrice cosmopolita e icona dell’Art Déco, Tamara de Lempicka ha creato immagini che sono diventate il simbolo di un’epoca, “i folli” anni Venti e Trenta di cui diventa la più brillante interprete, introducendo nei suoi dipinti i simboli della modernità e rappresentando la donna emancipata, libera, indipendente e trasgressiva. Considerando la vita come un’opera d’arte e sostenuta da una volontà ferrea di affermazione, Tamara coltiva il suo talento artistico, ma anche costruisce con cura la propria immagine di donna elegante e sofisticata, divenendo presto la protagonista stravagante della mondanità europea.

Il mito di Tamara, “donna moderna” per eccellenza e dai comportamenti sessuali che precorrono quelli della cosiddetta generazione BI (bisex) della Hollywood dei nostri tempi, si afferma dopo la sua scomparsa, negli anni Ottanta, con un collezionismo d’élite dai nomi famosi: da Barbra Streisand a Jack Nicholson, da Madonna a Donna Karan e Wolfgang Joop. Citazioni delle sue opere e del suo stile si trovano nel cinema, nella fiction televisiva, nella pubblicità (basti ricordare la campagna Campari del 1997, Red Passion) e ancora oggi il suo personaggio e le sue opere affascinano e seducono.

Informazioni biografiche tratte da wikipedia.it e tamaradelempicka.it


RECORD: Il record per Tamara de Lempicka è stato battuto nel maggio del 2009 da Christie's a New York con "Portrait de Madame M." del 1932 aggiudicato a 6.130.500 dollari.

Nell’immagine il quadro da record “Ritratto di madame Morillot” 1932, olio su tela 100x65 Collezione privata

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_I maestri: HENRI de TOULOUSE LAUTREC

Anche Henri de Toulouse Lautrec (Albi, 1864 - Castello di Malromé, Gironda, 1901) partecipò a quel clima artistico parigino, che cercava in varie direzioni il superamento dell'impressionismo. Egli ricercò una pittura aderente alla realtà che attraverso la stilizzazione formale ne fissasse i tipi psicologicamente caratteristici. Toulouse Lautrec nasce in una delle più nobili e antiche famiglie francesi. Per due dolorose cadute nell'adolescenza rimane per sempre deforme. La rottura di entrambi i femori e la fragilità ossea congenita determinano l'arrestarsi della crescita delle gambe. Il suo stato di uomo deforme lo allontana dall'alta società portandolo a frequentare l'ambiente di Montmartre: caffé-concerto, postriboli, sale da ballo, teatri. Nei suoi quadri e negli schizzi dal vero Toulouse Lautrec ritrae tutta la tristezza nascosta dietro i lustrini delle ballerine di can-can e dei costumi da circo, dietro i velluti e gli stucchi delle case d'appuntamento. I suoi temi, ispirati alla vita quotidiana, sono analizzati senza pietà e falsi moralismi. La pennellata rapida, a piccoli tratti, di derivazione impressionista è accostata con estrema libertà ad ampie masse di colore brillante, segnate dai contorni e dai nervosi segni neri che definiscono i volumi. Il suo stile è caratterizzato dalla creatività della linea, dalla dinamica del segno, dall'audacia coloristica di un gioco cromatico liberissimo ed espressivo. Nel Ballo al Moulin Rouge egli riesce a rendere la velocità del ballo, la vitalità prosperosa della Gaulue, la magrezza e il profilo aguzzo del suo partner, l'ottusa opacità degli spettatori.
Bevitore di alcol, fu sempre più colto da depressioni, manie di persecuzione, nevrosi, irascibilità, fino ad essere ricoverato, all'inizio del 1899, in una clinica neurologica.
L'unica cosa che gli desse conforto era il lavoro, fino a quando, nell'estate del 1901, fu colpito da un colpo apoplettico che gli procurò una semiparalisi.
Morirà alla fine dello stesso anno accudito dalla madre e dall’amico Paul Viad.
Conobbe e immortalò nei suoi lavori alcuni dei personaggi più in voga della Parigi dell’epoca come Jane Avril, Aristide Bruant, la ballerina May Milton, e l’ancora poco noto Vincent Van Gogh.
Autore, nei vent'anni di attività, di 600 dipinti, 350 litografie, 31 manifesti e 9 incisioni, Lautrec è universalmente riconosciuto come uno dei più geniali grafici della storia dell'arte, soprattutto nella litografia a colori.

Informazioni biografiche tratte da lautrec.it e archimagazine.com


FILM: su Toulouse-Lautrec è stato girato il film del regista Roger Planchon, Lautrec (1998).

MUSEO: a lui dedicato il Musée Toulouse-Lautrec, che si trova nel Palais de la Berbie ad Albi (Francia). Il museo espone anche opere di: Pierre Bonnard, Georges de la Tour, Henri de Toulouse-Lautrec, Raoul Dufy, Henri Matisse, Auguste Rodin, Maurice Utrillo, ecc.

RECORD: Il quadro di Toulouse-Lautrec, «La blanchisseuse», offerto con riserva prossima ai 20 milioni di dollari, è stato aggiudicato a 22.416.000 da Christie’s nel novenbre del 2005 ed è attualmente il record dell’artista.

Nell’immagine: “Ballo al Moulin Rouge” 1889/90, olio su tela, 115x150cm, Philadelphia, Museum of Art

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_I maestri: EGON SCHIELE


Egon Schiele nacque in Austria, a Tulln sul Danubio, nel 1890. Il suo primo periodo artistico fu fortemente influenzato dall'arte dell'Estremo Oriente, dallo Jugendstill di Ferdinand Holder e, soprattutto, dall'incontro con Gustav Klimt nel 1907. Klimt, infatti, lo introdusse nella sua Secessione di Vienna, formandolo sul piano figurativo, al linearismo geometrico e tortuoso, altamente decorativo e astrattizzante; a questo periodo appartengono "Danae" e "Ritratto di Gertrude Schiele I".
Schiele tuttavia, si staccò presto dalla Secessione per avvicinarsi all'Espressionismo; in particolare conobbe da vicino l'opera di Vincent Van Gogh nel 1909, grazie ad un suo amico che aveva acquistato la "Camera dell'artista ad Arles". La grande influenza dell'artista olandese si rese visibile soprattutto nella "Camera dell'artista a Neulengbach" e nei "Girasoli". Comunque Schiele interpretò liberamente l'Espressionismo, dando vita ad uno stile molto personale e non catalogabile.
Fino al 1912 visse un periodo di grande attività artistica, dedicandosi ai ritratti di bambini, ai nudi erotici ed ai paesaggi; a questa fase appartengono "Bambine", "Due bambine", "Eros", "Nudo femminile con capelli neri", "Autoritratto con vaso nero e dita divaricate". Tuttavia la convivenza senza matrimonio con Wally Neuzil e la presenza di numerosi bambini nel suo atelier scandalizzarono i bigotti abitanti di Neulengbach; nel 1912 Schiele venne arrestato con le accuse di violenza sessuale su una bambina e rapimento di una minorenne. L'accusa di rapimento si risolse velocemente poiché si trattava di una giovane viennese fuggita di casa di sua spontanea volontà; per l'accusa di libidine, Schiele dovette subire un periodo di carcere in attesa del processo. Infine l'artista fu prosciolto per volere degli stessi genitori della bambina, ma la tensione e la paura che egli provò quei giorni in cella sono testimoniati da tredici acquerelli.
Nel 1915 Schiele venne arruolato nell'esercito e poco prima di partire, sposò Edith Harms, nonostante non fosse stato mandato al fronte, l'artista penò molto la vita di caserma, almeno fino al 1917, quando fu trasferito all'Imperial Regio Instituto per i Consumi di Vienna. Lì Schiele rimase fino al 1918 dedicandosi all'organizzazione di mostre ed entrando in contatto con vari mercanti d'arte. Nel 1918 fu mandato a Museo Militare di Vienna dove dipinse le sue ultime opere "La famiglia" e "Edith, la moglie dell'artista".
Egon Schiele morì a Vienna nel 1918, tre giorni dopo la scomparsa della moglie incinta, per un'epidemia d'influenza spagnola

Biografia tratta da pipaergosum.it

Record: il quadro "Krumauer landschaft", opera del stimata tra 5 e 7 milioni di sterline, e' stato comprato a Londra per 18,3 milioni di euro, la cifra piu' alta mai pagata per un dipinto dell'artista austriaco.
L'opera raffigura uno splendido paesaggio dei dintorni del villaggio di Krumau (dove nacque la madre del pittore), fu dipinta da Schiele nel 1916.
Il quadro fu acquistato dai coniugi Hellmann direttamente dal pittore, di cui erano amici di famiglia e resto' nell'appartamento della coppia di magnati ebrei dell'industria tessile fino al 1938, quando i nazisti lo requisirono per metterlo in vendita a Vienna nel 1942.
Qui fu acquistato da Wolfang Gurlitt, che a sua volta lo vendette alla Neue Galerie di Linz nel gennaio del 1952, dove l'opera e' rimasta esposta al pubblico fino all'inizio di quest'anno, quando si e' deciso di restituirlo agli eredi Hellmann.

Nell’immagine: “L'abbraccio (Coppia di amanti II)” 1917, Olio su tela, 109 x 179 x 8 cm

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_I maestri: JEAN MICHEL BASQUIAT

“Non ascolto ciò che dicono i critici d'arte. Non conosco nessuno che ha bisogno di un critico per capire cos'è l'arte” (Jean-Michel Basquiat)

Jean-Michel Basquiat, viene soprannominato il James Dean dell'arte moderna, essendo riuscito a scalare quel mondo con grande velocità, ma a scomparire in un tempo ancora minore.

Il percorso artistico inizia nel 1976 quando inizia a frequentare la City-as-School a Manhattan ma ben presto li lascia ritenendola inutile, iniziando a guadagnarsi da vivere vendendo delle cartoline da lui decorate. Sarà proprio il tentativo di vendere una delle sue cartoline che cambierà il corso della sua vita: entrato in un ristorante di SoHo, Basquiat avvicina Henry Geldzahler ed Andy Warhol il quale comprerà alcune delle sue opere.
Passeranno però alcuni anni prima che Jean-Michel riesca ad entrare nella "Factory" del re della Pop-Art. Diventa cliente fisso dei due Club più esclusivi nella scena socio-culturale di New York: il Club 57 ed il Mudd Club, frequentati anche dallo stesso Warhol, da Madonna e da Keith Haring.
Nel 1980 Jean-Michel partecipa al Time Square Show, alla quale farà il suo formale debutto newyorkese anche Haring. Questo evento riconosce la nascita di due nuove avanguardie della Grande Mela: la downtown (neopop) e la uptown (rap e graffiti).
Nel 1981 partecipa alla retrospettiva New York/New Wave, insieme ad altri artisti come Robert Mapplethorpe, Keith Haring, Andy Warhol e Kenny Sharf.
La prima mostra personale di Jean-Michel avviene nel marzo del 1982 a Modena e, contemporaneamente a New York nella galleria di Annina Nosei, riscuotendo apprezzamenti da parte del pubblico e dei critici.
Nel 1983 stringe una forte amicizia con Andy Warhol, il quale lo aiuta a sfondare nel mondo dell'arte come fenomeno mondiale emergente. I dipinti di Jean-Michel erano caratterizzati da immagini rozze, infantili. L'elemento che però contraddistingue l'arte di Basquiat è essenzialmente l'utilizzo delle parole, inserite nei suoi dipinti come parte integrante, ma anche come sfondo, cancellate, a volte anche per attrarre l'attenzione dello spettatore.
Nel 1984, insieme ad Andy Warhol e a Francesco Clemente, inizia una serie di collaborazioni, di dipinti a "sei mani" commissionati da Bruno Bischofberger.
A scopo artistico personale dipinge un altro ciclo di opere insieme al solo Warhol, eseguendo oltre cento quadri, nei quali è riconoscibile l'apporto di entrambi, e allestendo una mostra comune il cui manifesto presenta in maniera eloquente i due artisti come protagonisti di un incontro di boxe. La boxe era per Basquiat un modo di vivere, e paragonava spesso l'arte ad un ring su cui combattere.
A settembre alcune delle opere eseguite in collaborazione con gli altri due artisti vengono esposte a Zurigo. Proprio nel settembre il New York Times definisce Basquiat "la mascotte di Warhol". Questo fatto, unito all'eccesso nell'uso delle droghe e alla sua progressiva tossicodipendenza che Warhol non riesce ad arrestare, porta Basquiat a soffrire di frequenti disturbi psichici. Con il tempo, questi lo porteranno a pensare di essere sfruttato dai commercianti d'arte e dallo stesso Warhol, che abbandonerà di lì a poco.
Nel 1985/86 espone a Zurigo, New York, Tokio, ad Abidjan, in Costa d'Avorio, facendo il suo primo viaggio in Africa, ma oramai è schiavo della droga nonostante molti dei suoi amici, vittime dei suoi attacchi paranoici, tentino di aiutarlo a disintossicarsi.
Nel 1987, con la morte di Warhol, a causa di una mal riuscita operazione alla cistifellea, entra in una violenta fase di tossicodipendenza: il suo forte attaccamento al re della Pop-Art fino alla fine, lo conduce all'abuso di droga per superare il trauma.
Morirà il 12 agosto del 1988, a ventisette anni, per una grave overdose di eroina.
Viene soprannominato il James Dean dell'arte moderna, essendo riuscito a scalare quel mondo con grande velocità, ma a scomparire in un tempo ancora minore.

Biografia tratta da wikipedia.it

RECORD: il record dell’artista si è verificato nel maggio 2007 alla Sotheby’s di New York, con “Untitled”, un’opera del 1981, che venne aggiudicata per 14.6 milioni di dollari.

FILM: per chi ama l’artista e la sua vita, da ricordare il film “Basquiat”del 1996 diretto da Julian Schnabel basato sulla vita dell'artista "American graffiti" Jean-Michel Basquiat.

CURIOSITà: Dopo un paio d'anni, in un container del porto di New York è stata ritrovato il quadro 'Hannibal', valutato 8 milioni di dollari, dipinto nel 1982, sei anni prima della morte per overdose del pittore.
Il quadro faceva parte con altre opere d'arte, di una collezione che un tribunale brasiliano aveva messo all'asta dopo che il suo proprietario era stato condannato per bancarotta nel 2006, da quel momento si eran perse le sue tracce.

Nell'immagine: "Mona-Lisa" del 1983

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_I maestri: FRANCIS BACON

«Ho sempre sognato di dipingere il sorriso, ma non ci sono mai riuscito.»
Così Francis Bacon, riflettendo sulla sua arte. Di lui, che è stato uno dei grandissimi del nostro secondo Novecento, che conobbe la consacrazione internazionale negli anni in cui la scena artistica era dominata dall'astrattismo, di lui più che di tanti altri è quasi impossibile scindere la vicenda biografica dal percorso artistico di una pittura che nasce dal tormento esistenziale e di questo è al contempo catarsi.

Francis Bacon nasce a Dublino il 28 ottobre 1909 da una famiglia inglese. Il padre alleva cavalli da corsa. Fin da bambino Francis aveva dimostrato una predilezione per vestirsi in abiti femminili, tanto che il padre reagiva alla sua già allora evidente omosessualità con punizioni brutali.
Allo scoppio del primo conflitto mondiale la famiglia si trasferisce a Londra. Fino al 1925 sarà tutto uno spostarsi fra Inghilterra e Irlanda, cosicché l'educazione del giovane Francis, anche a causa di una malattia asmatica congenita, si realizzerà essenzialmente tramite lezioni private.
Il 1925 segna l'anno di affrancamento di Bacon dalla famiglia, stabilendosi a Londra. Aiutava le tre sterline mensili che gli inviava la madre con vari lavoretti. Sono gli anni dei soggiorni berlinesi e di quelli parigini, gli anni in cui il giovane Bacon entra in contatto con alcune opere che ne segneranno il cammino artistico, da "La strage degli innocenti" di Poussin, all'urlo dell'infermiera ferita sulla scalinata di Odessa ne "La corazzata Potemkin", pellicola del 1925 di Eisenstiein. Fino all'esposizione parigina di Picasso del 1927, l'incontro fatale che gli mostrerà “tutto un territorio ancora, in un certo senso, non esplorato, di forme organiche relative alla figura umana che la distorcono completamente.” Qul territorio da allora sarà il suo e la pittura la sua arte di riferimento. Lui stesso in un intervista dirà “Mentre ero a Parigi ho visto una mostra di Picasso alla galleria Rosemberg, e in quel momento ho pensato: bé, cercherò anche io di fare il pittore.”
Nel 1928 Bacon si stabilisce definitivamente a Londra. Affianca al successo di un'iniziale attività di design la pittura ad olio. Poco si sa del periodo anteriore al 1940, poiché l'artista stesso ha distrutto molti dei suoi lavori. Nel 1936 alcune sue opere erano state respinte dall'Esposizione Surrealista. Un segno premonitore di un destino pittorico che sarà legato all'esperienza del reale.
Nel 1945 la Lefevre Gallery di Londra espone il trittico "Three Studies for Figures at the Base of Crucifixion". Inizia la consacrazione artistica di Bacon. Nel 1948 il Museum of Modern Art di New York acquista "Painting 1946", nel 1953 la Tate Gallery di Londra acquisisce "Three Studies for Figures at the Base of Crucifixion". Nel 1954 Bacon rappresenta l'Inghilterra, assieme a Ben Nicholson e Lucien Freud, alla Biennale di Venezia. Nel 1961 riprende l'analisi del "Ritratto di Innocenzo X" di Vélazquez, a cui già si era accostato nel 1949. Espone nei più importanti centri mondiali dell'arte contemporanea, dalla Tate Gallery di Londra nel 1962, al Guggenheim Museum di New York e all'Art Institute di Chicago nel 1963. La mostra del 1965 della Kunsthalle di Amburgo, si sposta al Moderna Museet di Stoccolma e al Museum of Modern Art di Dublino. Negli anni '60 i suoi ritratti cominciano ad avere un nome: gli amici più intimi, Isabel Rawsthorne, Henrietta Moraes, Lucian Freud, George Dyer. Il suicidio di quest'ultimo nel 1971, il modello più dipinto e più amato, lascerà un segno profondo nell'intimo dell'artista. La potenza della sua pittura, l'individualità della sua espressione artistica, fanno di Bacon un solitario nel panorama dell'arte del XX secolo.
Attivo fino alla fine e spiazzante anche nella morte, Francis Bacon cessa di vivere il 28 aprile 1992 a Madrid, dove si era recato per una breve visita.

Da un articolo de IlSole24Ore


ASTA: l’opera record di Francis Bacon è "Trittico 1976" con la straordinaria cifra di 86,281,000 dollari.
Secondo gli esperti era l'opera piu' importante del maestro britannico ancora in mani private. Fu acquistato nel 1977 presso la galleria Claude Bernard di Parigi.
Con 86,281,000 dollari, Il trittico del 1976 di Francis Bacon è stata l’opera più pagata nella storia dell’arte contemporanea in asta.

COLLEZIONI PUBBLICHE: nonostante le opere di Francis Bacon siano nei musei di tutto il mondo, dalla Thailandia all'Australia, dall'Inghilterra al Messico, in Italia non vi sono opere presenti nelle collezioni pubbliche.


Nell’immagine: “Three Studies for Figures at the base of a Crucifixion” 1944, The Tate Modern, London

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_I maestri: AMEDEO MODIGLIANI

Nato in Toscana da una famiglia ebraica - quarto figlio del livornese Flaminio Modigliani e di sua moglie, francese di nascita, Eugénie Garsin - crebbe nella povertà, dopo che l'impresa di mezzadria in Sardegna del padre andò in bancarotta.
Fu anche afflitto da problemi di salute, dopo un attacco di febbre tifoidea, avuto all'età di 14 anni, seguito dalla tubercolosi due anni dopo. La famiglia di Modigliani soffriva di una storia di depressioni, che colpì anche lui, e almeno alcuni dei suoi fratelli sembrarono aver ereditato la sua stessa vena testarda e indipendente. Nel 1898 il fratello maggiore ventiseienne, Giuseppe Emanuele, poi deputato del Partito Socialista Italiano venne condannato a sei mesi di carcere.
Di salute assai cagionevole (cadrà più volte malato di polmonite, che infine si convertirà in tubercolosi), Modì sin da piccolo mostrò una grande passione per il disegno, riempiendo pagine e pagine di schizzi e ritratti tra lo stupore dei parenti; e, durante un violento attacco della malattia, sarebbe riuscito a strappare alla madre la promessa di poter andare a lavorare nello studio di Guglielmo Micheli, uno dei pittori più in vista di Livorno, da cui apprenderà le prime nozioni pittoriche, e dove conoscerà, nel 1898, il grande Giovanni Fattori.
Nel 1902, Amedeo Modigliani si iscrisse alla Scuola libera di Nudo di Firenze, e un anno dopo si spostò a Venezia, dove frequentò l'Istituto per le Belle Arti di Venezia. È a Venezia che Amedeo provò per la prima volta l'hashish e, piuttosto che studiare, iniziò a a passare il tempo frequentando i quartieri più infimi della città. Nel 1906, Modigliani si sposta a Parigi, che all'epoca era il punto focale dell'avant-garde, dove sarebbe diventato l'epitome dell'artista tragico, creando una leggenda postuma, famosa quasi quanto quella di Vincent Van Gogh. Sistematosi a Le Bateau-Lavoir, una comune per artisti squattrinati di Montmartre, fu ben presto occupato dalla pittura, inizialmente influenzato dal lavoro di Henri de Toulouse-Lautrec, finché Paul Cézanne cambiò le sue idee. Sicché Modigliani sviluppò un suo stile unico, l'originalità di un genio creativo, che era contemporaneo dei cubisti, ma non faceva parte di tale movimento. Modigliani è famoso per il suo lavoro rapido: si dice completasse un ritratto in una o due sedute. Una volta terminati, non ritoccava mai i suoi dipinti. Eppure, coloro che posarono per lui dissero che essere ritratti da Modigliani era come farsi spogliare l'anima.
Nel 1909, Modigliani fece ritorno alla sua città natale, Livorno, malaticcio e logorato dal suo stile di vita dissoluto. Non restò in Italia a lungo, e fece presto ritorno a Parigi, questa volta affittando uno studio a Montparnasse.
Egli si era inizialmente pensato come scultore più che come pittore, e iniziò a scolpire seriamente dopo che Paul Guillaume, un giovane e ambizioso mercante d'arte, si interessò al suo lavoro e lo introdusse a Constantin Brancusi. Questi appaiono antichi, quasi egizi, piatti e che ricordano una maschera, con distintivi occhi a mandorla, bocche increspate, nasi storti, e colli allungati. Anche se una serie di sculture di Modigliani venne esposta al Salone d'autunno del 1912, a causa delle polveri generate dalla scultura, la sua tubercolosi peggiorava; abbandonò quindi la scultura prima della pietra e poi anche del legno, e si concentrò unicamente sulla pittura.
Tra i suoi lavori si ricordano il ritratto del suo amico e forte bevitore Chaim Soutine, e i ritratti di molti dei suoi contemporanei che frequentavano Montparnasse, come Moise Kisling, Pablo Picasso, Diego Rivera, Juan Gris, Max Jacob, Blaise Cendrars, e Jean Cocteau. Suo più grande e fedele amico fu lo straordinario pittore Maurice Utrillo che visse gli stessi problemi di alcolismo che caratterizzarono la vita di Amedeo.

'Poeta ardente e pittore grande fra i grandi... Passo' come una meteora; tutto grazia, tutto collera, tutto sprezzo. La sua anima altera di aristocratico aleggio' lungo fra noi nei riflessi cangianti dei suoi begli stracci versicolori'. (P. Guillame, 1930)

I FALSI: Numerosi i falsi che circolano dell’artista livornese ma i più clamorosi son quelli venuti alla ribalta nel luglio 1984, dove alcuni studenti universitari scolpiscono con strumenti casalinghi tipo trapano e attrezzi Black & Decker tre teste, che poi gettano senza farci molto caso nel Fosso Reale a Livorno. Le teste vengono ritrovate e i maggiori esperti e critici d'arte non hanno dubbi nell'attribuirle ad Amedeo Modigliani. Qualche settimana dopo, i ragazzi vengono allo scoperto e raccontano al settimanale 'Panorama' che i pezzi sono opera loro e si tratta solo di cose fatte per scherzo. Il mondo dell'arte è in subbuglio, ma i critici smascherati insistono sulla loro attribuzione e negano il racconto dei ragazzi pensando che sia esso il frutto di una manovra ai loro danni. Il tutto verrà poi chiarito con una diretta televisiva dove i ragazzi creano una “testa” sotto gli occhi delle telecamere, accertandone la falsità delle tre ritrovate.

COLLEZIONI PUBBLICHE: Esiguo il numero delle opere ufficiali (tra sculture e quadri) prodotti da Modigliani, circa 300 pezzi catalogati con certezza, mentre molto più numeroso quelli di disegni e schizzi, che aumentano sempre più visti i ritrovamenti di fogli dimenticati.
Se ancora molte son le opere nelle collezioni private, il nuclei maggiori nelle coll. pubbliche si trovano oltre oceano alla Barnes Foundation di Philadelphia, nei musei di Washington e New York, e al MASP di San Paolo del Brasile.
In Italia son presenti nelle collezioni pubbliche 8 tele: 2 a Torino, 1 a Roma e 5 a Milano.

ASTA: il record di Amedeo Modigliani è di 16.3 milioni di sterline pari a 23.9 milioni di euro pagato per l'opera “Ritratto di Jeanne Hebuterne (con cappello)” datato 1919

CRONACHE: tra i fatti curiosi salta alla ribalta nel febbraio 2007 il ritrovamento di un quadro di Modigliani in una toilette dell'aeroporto di Orio al Serio.
La piccola tela di Amedeo Modigliani è stata ritrovata davanti a una delle toilette dell'aeroporto di Orio al Serio di Bergamo da parte dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico. Il ritrovamento è stato effettuato da un addetto dell'aeroporto. Le analisi dei carabinieri hanno evidenziato che si tratterebbe di un autentico Modigliani (qualcuno parla del "Portrait de Rosalie"), che ha un valore di mercato di un milione di euro. Ulteriori indagini chiariscono che stava prendendo il volo per l’Olanda in un giro di opere internazionale illegale gestito da ramificazioni del campo mafioso.

NELLA FOTO: Nudo sdraiato - 1917 olio su tela, Staatsgalerie Stuttgart, Stoccarda




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