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EMISTE | blog

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equilibriarte.net : Emiliano Stefenetti : blog : category: CONTEMPORANEI

_contemporanei: DONALD BAECHLER


Donald Baechler
(Hartford, Connecticut, 1956) compie gli studi artistici a Baltimora e a New York, arricchiti dal perfezionamento in Germania, a Francoforte sul Meno. Protagonista della scena internazionale degli ultimi venticinque anni, ha esposto – per citare i momenti più significativi - da Cheim & Read di New York, Thaddaeus Ropac di Salisburgo e altre prestigiose gallerie. Le sue opere sono conservate al Moma e al Guggenheim di New York, al Moca di Los Angeles e al Centre Pompidou di Parigi.

Qui di seguito un testo tratto da “The ENEMIES of the ROSE and other works” edito da Duetart - Duet Editore www.duetart.com

“I disegni di Donald Baechler si offrono come frammenti di una grammatica interiore, la declinazione ripetuta e variata di una lingua che, pur traendo idiomi e tratti dalle note forme espressive delle diverse tradizioni artistiche di Oriente ed Occidente, crea una lingua nuova, quasi un catalogo di simboli e segni, un inventario di oggetti circoscritti e fissati, che cercano nell'incontro tra la mano dell'artista e l'occhio dello spettatore una nuova definizione.
Se la parola ‘disegno' rimanda propriamente all'idea di un tratto che incide e lascia, appunto, un solco, una linea dove prima c'era la superficie intatta, in Baechler il concetto trova una nuova dimensione: infatti per l'artista disegnare significa plasmare e reinventare la vita in una regia grafica in cui gli oggetti, quasi ritagliati irregolarmente dal nulla, si collocano in uno spazio libero e indefinito, alla ricerca di un significato ‘altro', aperto e originale. Le forme senza contorni si muovono liberamente in un linguaggio strutturato ma aperto, frutto di un'insaziabile ansia di esperienze, di ricerche curiose e voraci, avventure e incontri. Collezionista di frammenti e idee, Baechler lavora da venticinque anni alla creazione di un immenso archivio di immagini che imprime, serigrafa, proietta, disegna, dipinge incide o incolla sulla tela o sulla carta per costruire un continuum emotivo, un discorso di gesti in cui le cose acquistano realtà plastica in un gioco di relazioni, ripetizioni e variazioni, episodi interrotti e accennati di un unico, infinito disegno in eterna evoluzione, in cui l'espansione dell'Io dell'artista si lascia avvolgere dalle suggestioni delle conversazioni e degli scambi, occasionali o cercati, per saziare la sete di ricerca e di incontro. Che sia la strada o i marciapiedi di una scuola, che sia un bar o la sala di ricreazione di un ospedale psichiatrico, tutto per Baechler è scenario dell'esperienza umana, tutto è fonte di ispirazione e crescita, in una relazione di domanda e risposta in cui lo sconosciuto diventa un amico senza nome che riproduce per lui i mostri e i sogni del proprio mondo interiore.
Artista fecondo e instancabile, Baechler sembra in un primo momento seguire con ironia la strada aperta dal primitivismo: esercitandosi come uno scolaro che riempie i quaderni di aste e cerchi e si prepara a tracciare con abilità e precisione le lettere dell'alfabeto per imparare a scrivere parole complesse, l'artista indugia a creare i sintagmi di un linguaggio goffo e ingenuo per approdare infine ad una semplicità essenziale, che capovolge i canoni dell'arte pur appresa nei corsi di studi accademici consacrati dalla tradizione. Mettendo in dubbio le convenzioni e le certezze della minimal art e dell'arte concettuale, costruisce foglio dopo foglio, collage dopo collage un'estetica della sintesi e della purezza. Bellezza per Baechler significa dunque semplicità. Significa il tentativo di regredire allo stato puro dell'infanzia, il tempo della curiosità e dei giochi, della spontaneità e della prima alfabetizzazione. È il tempo in cui il bambino conduce la mano sullo spazio del foglio con assoluta libertà, priva di vincoli e condizionamenti, e nel momento stesso in cui disegna afferma un possesso e una conquista che sembra dire: “disegno l'oggetto e quindi esiste e io, mentre disegno, esisto”. Ecco perché i frammenti costruiscono negli anni gli elementi di una grammatica interiore. Estetica dell'esistere e del comunicare, forse più facile – o almeno spontaneo e libero – nel mondo dei semplici, dei bambini o degli alienati, di quelli che la società non capisce o condanna, isola o congela in un mondo a sé. Nel segno ripetuto delle stesse faccine, nei telefoni o nei pini disegnati più volte, con ossessione maniacale, quasi per compiere il gesto di chi è chiamato a ripetere in eterno la stessa azione, è racchiusa la certezza che solo una nuova parola, una nuova definizione può proporre una lettura corretta del mondo visibile: ed è la parola del bambino – o del semplice o del malato – che solo sa proporre un pensiero del mondo “come dovrebbe essere”, senza limitarsi a registrare “come è”..

Nell’immagine in alto “Red Rose” – Acrilico e collage di tessuto du tela - © Donald Baechler Studio, New York
Qui di seguito:
“Autonomy or Anarchy #2” collage e acrilico su tela, 2003
Insieme di opere alla Galleria Cardi (www.galleriacardi.com)





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_contemporanei: BANKSY

«Alcune persone diventano dei poliziotti perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore. Alcune diventano vandali perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore da vedere». Banksy

Artista inglese, è uno dei maggiori esponenti della street art. Si sa di lui che è cresciuto a Bristol ma la sua vera identità è tenuta nascosta. Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l'etica. La tecnica che preferisce per i suoi lavori di guerrilla art è da sempre lo stencil, che proprio con Banksy è arrivato a riscuotere un successo sempre maggiore presso street artists di tutto il mondo. I suoi stencil hanno cominciato ad apparire proprio a Bristol, poi a Londra, in particolare nelle zone a nordest, e a seguire nelle maggiori capitali europee, notevolmente non solo sui muri delle strade, ma anche nei posti più impensati come le gabbie dello zoo di Barcellona. Nonostante la recente fama mondiale, e le notevoli quotazioni delle sue opere, Banksy continua a rimanere fuori dallo starsystem e a preferire la sua arte in mezzo alla gente comune.

Banksy iniziò la sua carriera di artista alla fine degli anni ottanta nella crew "Bristol's DryBreadZ" (DBZ), firmandosi Kato e Tes. Nel 1998 organizzò l'enorme raduno di graffitari Walls On Fire, insieme all'amico di Bristol e leggenda dei graffiti Inkie. Il lungo weekend di eventi, richiamò artisti da tutto il Regno Unito e da tutt'Europa, e quest'organizzazione dell'evento pose il suo nome nello starsystem dei graffiti europeo.

Gli stencil di Banksy sono caratterizzati da immagini singolari ed umoristiche, a volte accompagnate da slogan. Il messaggio di solito è contro la guerra, anti-capitalistico, anti-istituzionale e a favore della pace. I soggetti sono animali come scimmie e ratti, ma anche poliziotti, soldati, bambini e anziani. Fa anche adesivi e sculture, come la famosa "cabina telefonica assassinata".

Brad Pitt, uno dei suoi più famosi collezionisti, ha detto di lui “Fa tutto questo e resta anonimo. Penso che questo sia fantastico. Nei nostri giorni tutti tentano di essere famosi. Ma lui ha l'anonimato.”

Biografia tratta da wikipedia.it

Nell’immagine “Bambina che vola con palloncini”, Palestina, Gaza

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_contemporanei: ADEELA SULEMAN

Vive a Karachi, città nella quale è nata nel 1970. All’attività creativa associa quella di docenza universitaria, per lei stimolante palestra di idee
e sperimentazioni e luogo di confronto e crescita.

L’elemento che più caratterizza l’operato dell’artista pakistana è l’eccezionale capacità di reinventare
la quotidianità, di trasformare l’ordinario
in straordinario.
Le sue opere si compongono infatti di oggetti,
utensili scoperti nei bazaar, luoghi ricchi di cose utili
e necessarie, ma anche di stravaganze, cianfrusaglie e di tesori inaspettatamente incompresi,
in attesa di essere scoperti e ri-immaginati in una collocazione esistenziale e d’uso totalmente nuove.

Il suo gesto li riqualifica e li colloca in un contesto altro, riconnotandone i significati, certamente influenzati dal contesto sociale a lei contemporaneo. Con acuta sensibilità percepisce le contraddizioni
e le ambiguità del suo amato paese, in veloce crescita economica e politica, afflitto dalla recrudescenza di attentati e di contrasti
socio-religiosi.
Con altrettanta poesia, trasfigura le ansie e i timori nell’unicità dell’invenzione artistica

Biografia tratta da steellife.it

Nell'immagine:"Khalida" 2004, acciao, cucchiai d'acciao, contenitore per cibo in acciaio, utensili vari in acciaio, rivestimento in tessuto e spugna, 35x52cm, courtesy Galerie Davide Gallo

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_contemporanei: MICHELANGELO GALLIANI

Michelangelo Galliani è nato nel 1975 a Montecchio Emilia (Re) dove vive e lavora. Ha iniziato ad esporre appena ventenne. Nel 1998 la Galleria B&B di Mantova gli ha dedicato una mostra monografica. Si sono interessati di lui, tra gli altri, i critici Alessandro Riva, Maurizio Sciaccaluga, Claudio Spadoni, Raffalla Iannella..
Michelangelo scolpisce il marmo ricercando nuove forme di vita: celebri sono le sue Metamorfosi, dove la figura umana si mescola con forme animali.
La sua produzione sa infatti perfettamente coniugare la classicità della tecnica con le allusioni ad un presente inquietante.
Ecco allora che l'approccio alla sua opera non può ignorare i riferimenti ad una natura sempre più manipolata, dove l'identità dell'¹essere è sempre più in crisi. In uno scenario sospeso tra mitologia e fantascienza, ecco allora affacciarsi l'inquietante spettro della clonazione e dello smembramento del corpo umano, sempre più oggetto e sempre meno soggetto della scienza.

– Cosa ne pensi del panorama dell'arte contemporanea italiana? Una tua opinione sul panorama dell’arte internazionale?
In Italia, come nel resto del mondo c’è chi fa buone cose e chi no, non mi sentirei di dare giudizi in merito senza conoscere a fondo le situazioni esterne. Quello che manca nel nostro paese è il riconoscimento del valore in senso assoluto e generale dell’ arte da parte dei media e delle istituzioni.

- Quali artisti e pittori viventi ti piacciono?
Dovrei fare un elenco e sono sicuro di dimenticare qualcuno.

– Chi sono i tuoi maestri? Quali sono gli artisti che per te sono continua fonte di ispirazione?
Adofo Wildt, Medardo Rosso, Alberto Giacometti, Costanti Brancusi,Henri Moore, Jackson Pollok
Michelangelo Buonarroti, Anish Kapoor, Giuseppe Penone Paolo Icaro, Fernand Knophf Arturo Martini, Marino Marini, Benvenuto Cellini, Helnwein Kiki Smith, Hidetoschi Nagasawa, Umberto Boccioni……………………

– Arslife.com è un portale di arte e mercato. Come ti immagini il tuo collezionista ideale? Quali sono le caratteristiche che ti auguri abbia il tuo potenziale acquirente?
Ne ho conosciuti abbastanza e sono tutti diversi tra loro, quindi credo che non esista un collezionista ideale e comunque credo che la cosa più importante sia percepire l’emozione nelle parole e negli occhi di chi è interessato al lavoro. A volte accade altre volte no.

- E’ difficile fare il mestiere dell’artista con il tuo cognome? Come ci si sente ad essere figlio d’arte? Pur avendo scelto ambiti espressivi differenti (la scultura per Michelangelo Galliani e la figurazione della pittura e del disegno per tuo padre, Omar Galliani) esiste competizione fra di voi?
No nessuna competizione, le espressioni sono differenti e non c’è modo che entrino in conflitto. Sono due strade diverse, separate, che soprattutto si rivolgono a una platea differente. Nessun problema ad essere figlio d’arte, anzi, penso che in questo mondo sia una fortuna considerevole.

- Perché hai scelto di lavorare un materiale prezioso e ricco di implicazioni storico artistiche come il marmo?
Considero il marmo semplicemente un materiale alla stregua di tutti gli altri e per me non esiste una materia sorpassata e inutilizzabile per un linguaggio contemporaneo.
E’ vero che il marmo è un materiale carico di implicazioni storiche ma è altrettanto vero che rappresenta una partita tutta da giocare. E’ una grande scommessa e sento di poter rischiare.

– Nei tuoi lavori non c’è solo il marmo scolpito, oltre alla pietra ci sono vari materiali: acqua, formalina, semi, metalli e specchi. Come scegli elementi così lontani tra loro per farli coesistere in un’unica composizione? Sembra quasi tu voglia andare oltre la scultura, perché? Che significato assumono questi materiali, all’apparenza distanti, così combinati?
Come detto precedentemente il marmo per me è esattamente come tutti gli altri materiali ecco quindi che rappresenta solo un elemento costitutivo dell’opera insieme ad altri quali l’ acciaio, la formaldeide gli ex voto le pallottole ecc… Utilizzo tutto quello che ritengo necessario alla esplicazione del concetto sul quale nasce l’opera.

- Quanto conta il contesto, l’allestimento delle tue opere? Lo curi tu stesso o deleghi questo compito ad altri?
Conta molto soprattutto se si concepisce la scultura come un intervento in relazione allo spazio. Ogni contesto è molto diverso ma cerco quasi sempre un rapporto con lo spazio e quindi curo personalmente la collocazione di quasi tutte le mie opere.

– Il fatto di concentrarti in particolare nella riproduzione di parti anatomiche fa molto pensare agli ex-voto, mi riferisco ad esempio ad opere come Per il mio Cuore del 2000. Nel ciclo Per grazia ricevuta del 2006 questo riferimento diventa ancora più esplicito. Che rapporto hai con la religione? Sei credente?
No, non sono credente e detesto ogni forma di culto. Le opere a cui si fa riferimento sono una esplicita presa di posizione nei confronti di tutti quei sistemi che impongono un controllo mentale e psicologico prima ancora che fisico. L’attenzione è rivolta principalmente a tutto ciò che in virtù o per timore di qualcosa che non si può vedere e capire tenta di garantirsi un potere che è molto più efficace di un qualsiasi altro potere politico militare.
Per te il mio cuore è un opera del 2001 ed è più legata ad un concetto scientifico di ricerca e di manipolazione genetica che a temi religiosi, ma aveva in se il concetto di reliquia che ho trasferito e che ha caratterizzato le ultimissime opere della serie P.G.R.

– Dove ti vedremo prossimamente? Quali sono i tuoi futuri progetti?
Al M.A.R.T. di Rovereto il 18 dicembre e a febbraio a Los Angeles alla Bonelli Contemporary.

- Libere considerazioni.
” Che la poesia sia il cuore delle cose e sia nel cuore della verità. I poeti vedono la verità e la vedono in anticipo. Quasi la vedono come i profeti, e per questo credo che i poeti non sbaglino mai.”

Testo e intervista tratta da arslife.com e gallerie italiane.com

Nell’immagine “Studio dal Cristo velato” del 2004

Per ulteriori informazioni Bonelliarte.com


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_contemporanei: NICOLA SAMORI'

Nicola Samori', vive e lavora a Bagnacavallo (RA) negli ultimi due anni ha partecipato al Premio Cairo, esposto a Villa delle Rose di Bologna nella mostra Not so private, al Museo di Riva del Garda (TN) e al Forte di Nago (TN) la personale Lo popolatore, a cura di Giovanna Nicoletti, ai Magazzini del Sale di Cervia (RA) la personale Being, con testo di Flaminio Gualdoni, e all' Antico Convento di San Francesco, Bagnacavallo (RA) la personale Presente sempre con testo di Flaminio Gualdoni. Hanno scritto di lui numerosi critici d'arte, tra i quali: Olga Gambari, Philippe Daverio, Maurizio Sciaccaluga, Alberto Zanchetta, Alberto Fiz, Walter Guadagnini, Vittorio Sgarbi e il poeta Davide Rondoni.
Nell’ultima produzione le opere di Samorì, quadri e sculture, sono storie di presenze, sopravvivenze e incorporazioni di opere celebri o dimenticate, antiche o recenti, che dopo un processo di meticolosa riscrittura da parte dell'artista sono scosse nella loro fisionomia o isterizzate, con gesti che s'immettono nelle effigi quando -il loro corpo e' ancora molle-, non interamente essiccato. Ogni opera parte da un soggetto selezionato in un clima figurativo stabile, come il Rinascimento o il Purismo, che e' trascinato prepotentemente verso l'-antigrazioso- dal suo stesso interno, non come gesto rabbioso e collerico, ma come l'incursione di una breccia nella carne stessa della pittura.
Si crea così un intersecarsi di tempi simile a quello di certa cinematografia, che nella narrazione si diverte a creare balzi nel passato e nel futuro; opere carpite al Seicento o all'Ottocento entreranno in interferenza con il Contemporaneo, riplasmate, trasformate fino a divenire forme nuove.

Biografia e critica tratta da www.undo.net

Nell’immagine “S.A.” 2008

Per ulteriori informazioni www.galleriaariete.it

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_contemporanei: JENNY SAVILLE

Jenny Saville nasce nel 1970 a Cambridge, vive e lavora tra Londra, New York e Palermo. L'artista esordisce nei primi anni Novanta con tematiche legate alle teorie femministe. In questi anni i suoi monumentali ritratti e autoritratti raffiguranti il corpo femminile appaiono come traduzioni visive degli scritti di Luce Irigaray e Julia Kristeva. Sin dal suo esordio Saville elabora una poetica incentrata sulla manipolazione e trasformazione del corpo attraverso la chirurgia plastica. I suoi lavori sono una risposta alla mercificazione del corpo femminile e una protesta verso l'esasperazione del modello estetico imperante che vuole le donne belle, giovani e soprattutto magre. Negli anni successivi, le esigenze di raffigurazione vanno di pari passo con quelle di corpo in divenire, si pongono come il referto di una identità corporea che si risolve attraverso il dolore psichico e fisico e la sua arte fa emergere una “madre natura” oramai soppiantata da una “madre artificiale” chiamata a rimediare agli imprevisti formali tramite una nuova gestazione capace di dare una nuova identità attraverso la chirurgia. Nell'opera di Saville corpi sani e malati, corpi grassi e magri, carcasse di animali, fisici transgender, volti tumefatti, carni ferite e flaccide vengono messi in scena con pari dignità in qualità di soggetti. Saville rappresenta il soggetto/corpo come work-in-progress, facendo emergere la necessità di essere se stessi oltre la programmazione genetica, rivelando i disturbi di una psiche insoddisfatta e di una identità biologica inappropriata. Le immagini vengono tratte indistintamente dal repertorio di cronaca o dall'album di famiglia, dalle pubblicazioni medico-anatomiche o dai ritratti di amici. La spontaneità del suo sguardo “non giudica” ma guarda e trasmette questi “territori interiori o ai margini” nella maniera più schietta e cruda possibile. Saville, passando attraverso varie “etichette”, dapprima promessa della Young British Art, poi affermata erede della figurazione del secondo Novecento, vicino alle esperienze di Lucien Freud e Francis Bacon, conquista da subito il consenso del pubblico e della critica, raggiungendo quotazioni vertiginose alle ultime aste. Ottiene inoltre diversi premi internazionali e partecipa a diverse collettive e personali, tra cui British Institute Prize for Painting alla Royal Academy, Londra 1991, “Sensation: Young British Artists from the Saatchi Collection”, Londra 1997; “Territories” presso la Gagosian Gallery , New York 1999; “The Nude in Contemporary Art”, presso The Aldridge Museum of Art, Connecticut, 1999; “Ant Noises 2” Saatchi Gallery, Londra 2000, “Disparities and Deformations. Our Grotesque” presso la Quinta Biennale Internazionale di SantaFè, New New Mexico, 2004.

Nell’immagine “Rosetta, Atonement studies 2” pannello n3, 2005-2006 record per l’artista battuto all’asta a 819.000€

Biografia tratta da luxflux.net

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_contemporanei: ARON DEMETZ

"Mai è illustrativo Demetz. Sempre contenuto, impenetrabile; mai un compiacimento, mai una concessione all'ornamento. Egli cerca l'essenziale, le sue sculture sono sculture dell'anima, intrinsecamente liriche "

Vittorio Sgarbi


Aron Demetz è nato a Vipiteno nel 1972. Dopo aver frequentato l'Istituto d'Arte e la Scuola Professionale per la scultura in legno di Selva di Val Gardena, dal 1986 al 1993, si lega e prosegue gli studi insieme allo scultore Willy Verginer. Dal 1997 al 1998 frequenta l'Accademia di Belle Arti di Norimberga, seguendo i corsi di Christian Höpfner. Riprendendo la tradizione della scultura lignea tipica della Val Gardena, Demetz si è fatto conoscere oltre che per l'estrema raffinatezza della sua mano, alleggerita dei tratti più grevi della tradizione, anche per la particolare caratterizzazione dei personaggi che ritrae, nella tanto lodata icasticità e concisione del suo tratto plastico. Le sue figure, di una classicità sempre disciplinata, aprono inquietanti interrogativi esistenziali, che possono via via riguardare l'identità, la vita interiore, la religiosità, rimanendo sempre sospesi nell'umore indefinito e silenzioso del non detto. Gli oggetti che a volte compaiono, siano essi animali-simbolo, o oggetti veri e propri, - una scarpa, una poltrona, o degli abiti -, sembrano richiamarsi ad una storia sospesa e indecifrabile, tanto quanto le espressioni fisse dei soggetti trattati.
A partecipato a importanti mostre sia in Italia, come l'esposizione La ricerca dell' identità - Da Tiziano a De Chirico, a cura di Vittorio Sgarbi, che tra il 2003 e il 2004 ha toccato Cagliari, Palermo e Ascoli Piceno, o con installazioni al Museo Archeologico di Milano , che all’estero come l'importante rassegna collettiva Italiana realizzata nella prestigiosa sede dello Shanghai Art Museum e alla collettiva The New Italian Art Scene presso il TFAM Taipei Fine Art Museum in Taiwan.
Attualmente vive e lavora a Selva di Val Gardena

Biografia tratta da Italian Factory

Nell'immagine "Metamorfosi II" 2006

Per ulteriori informazioni www.arondemetz.it

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_contemporanei: VALERIO BERRUTI

Valerio Berruti è nato ad Alba, in Piemonte, nel 1977. Si è laureato in Critica dell’Arte al DAMS di Torino. Vive e lavora a Verduno, un piccolo paese nel cuore delle Langhe; la sua casa/studio è una chiesa sconsacrata del Seicento che ha acquistato e restaurato nel 1995. Per la sua produzione artistica, il pittore usa la tecnica dell’affresco - che viene da un passato lontanissimo ed è stata per secoli strumento di divulgazione e conoscenza popolare – e la unisce alla superficie fiera e grezza delle tele di juta - materiale umile, ma resistente, e anch’esso legato alla tradizione. Fin dalla sue prime esposizioni personali e collettive, del '96 e '97, Berruti crea immagini essenziali e assolute, che affrontano in maniera scrupolosa e concentrata i temi degli affetti, della quotidianità, della memoria e dei legami familiari.
Nel 2002 Alessandro Riva cura per lui la mostra Sacre rappresentazioni per Spirale Arte a Milano, mentre nel 2003 vengono allestite le personali Familienwertes alla Galerie Markus Nohn di Francoforte e Family Values, curata da Luca Beatrice per Spirale Arte Verona. Sono del 2004 le mostre Icone Domestiche allo Spazio Obraz di Milano, Pose alla Galleria Doppia V di Lugano, Naufragar m’ è dolce…, a cura di Gianluca Marziani per il Museo dello Zucchero di Nizza Monferrato e la suggestiva installazione nella Chiesa di S. Agostino a Pietrasanta, intitolata Vocazione. Nello stesso anno vince il Premio Celeste (San Gimignano) nella categoria “Artista affermato” e il Premio Pagine Bianche per l’opera di copertina delle Pagine Bianche della Regione Piemonte. Tra le collettive si ricordano il Premio Cairo 2003, a cura di Maurizio Sciaccaluga, e nel 2004 la Quadriennale di Roma Anteprima a Torino, La via del sale, a cura di Silvana Peira e Nico Orengo, nella Pieve di S. Maria di Cortemilia, Genius Loci al Castello di Racconigi, a cura di Guido Curto, e Dal profondo, a Kästrich, a cura di Serena Carloni e Tania Lòhr. Nel 2005 allestisce la personale Ho meritato il tuo castigo, a cura di Lorenzo Canova presso l’Officina 14 di Roma, e Questo è il figlio prediletto, a cura di Marzia Scalon alla Galleria Radar di Mestre. Viene inoltre selezionato dall’International Studio and Curatorial Program come unico artista italiano per partecipare a un soggiorno di studio e lavoro in un prestigioso atelier di New York. Alla Esso Gallery di New York allestisce la mostra Golgota.
Nel 2006 realizza l'installazione Se ci fosse la luna per Palazzo Bricherasio
Partecipa nel 2007 a due collettive a new York e nel 2008 espone alla Keumsan Gallery a Seoul.

Biografia tratta da www.spiraleartecontemporanea.it/

Per ulteriori informazioni www.valerioberruti.com

Video: http://www.youtube.com/watch?v=C6OM2VP0V30&eurl=http://detour.moleskine.com/artists/paris/valerio-berruti.php

Nell'immagine: "Come nel principio", 2008

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_contemporanei: ALESSANDRO VERDI

…C’è un che di fluido, organico, tempestoso, innocente, progettuale, esclamativo in lui, un’enfasi espressiva, un elementare respiro vitale, una corporeità selvatica che rifonda e riporta in primo piano una visione attiva del mondo e dell’uomo, tutti ingredienti insomma per renderlo insopportabile ai cultori del nulla ascetico, della rarefazione concettuale, della dottrina dell’esaltazione anoressica della privazione.
L’opera totale di Verdi non ci e non si risparmia nulla, si offre nel suo palpitare incandescente con la flagranza fastidiosa dell’atto di nascere….

Nel 2001 così si esprime, in particolare, Gianluca Ranzi della Fondazione Mudima a Milano

"[...] I segni archetipici, il linguaggio visivo-plastico non rimandano alla personalita' dell'artista e alla sua situazione individuale, bensi' esistono soltanto e indipendentemente da lui come segni esistenziali, come tracce anonime.
[...] Isolando le configurazioni pittoriche e lineari dell'artista dalla loro funzione mimetica, isolandole dal contesto del realismo e dal discorso su arte vs realta', queste formazioni pittoriche diventano tracce. [...] Logicamente queste tracce hanno due facce. Da un lato sono tracce da lasciare come messaggio, spesso cariche della disperazione dell'ultimo minuto, per comunicare qualcosa che non possiamo piu' raccontare noi stessi [...]. Dall'altro lato interpretiamo tutto come traccia, segno, avvertimento di qualcosa che non esiste ancora ed e' il pubblico che deve ricostruire le situazioni, le costellazioni e i nessi sfruttando le tracce trovate ed ereditate. E' una ricostruzione, una ricognizione nel corso della quale lo spettatore entra nel mondo dell'immaginazione. L'atto dell'entrare significa lasciarsi alle spalle il proprio vissuto particolare e attraversare i confini della costellazione esistente e limitata nonche' mostrarsi capaci di partecipare alle situazioni altrui.
I lavori di Alessandro Verdi si avvicinano molto a questa funzione dell'arte, sono segni dell'esistenza, tracce di presenza nell'universo caratterizzate dal fatto che i momenti antropomorfici delle formazioni visive dimostrano un certo anonimato, un certo universalismo e una certa atemporalita'.[...]"

Testo tratto da “Straniamento versus partecipazione. Come collocare Alessandro Verdi
in Alessandro Verdi” di Lorand Hegyi, Edizioni Mudima

NOTE BIOGRAFICHE:
Alessandro Verdi e' nato a Bergamo nel 1960 dove ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti. Incomincia la sua attivita' espositiva gia' dal 1983 finche' nel 1985 conosce Giovanni Testori con il quale instaura un intenso e costante rapporto di lavoro che culmina nel 1987 con la prima mostra personale presso la Galleria Compagnia Del Disegno di Milano. Tra le successive mostre personali si ricordano quelle presso la Galleria Bellinzona di Milano, la Galerie der KVD a Dachau e la Casa dei Carraresi a Treviso curata da Marco Goldin nel 1998, la Galleria Art Events di New York nel 2000, la Fondazione Mudima di Milano nel 2001. Di lui hanno scritto, tra gli altri: Achille Bonito Oliva, Maurizio Calvesi, Stefano Crespi, Philippe Daverio, Marco Goldin, Lorand Hegyi, Giovanni Testori e Marco Vallora. L'artista attualmente vive ad Ambivere (BG) e lavora a Cisano Bergamasco (BG).

Nell'immagine: "Dai senza volto", 2007, 195x186cm

Per ulteriori informazioni potete contattare la Galleria Blu di Milano, La Galleria Forni di Bologna e la Fondazione Mudima

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