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equilibriarte.net : Emiliano Stefenetti : blog : category: ARTE news-varie&eventuali

_news: TERREMOTO - le foto del salvataggio in extremis di una Pala del ‘600

San Carlo (FE) - Fra le centinaia di immobili storici danneggiati o rasi al suolo dalle scosse di terremoto di ieri compare il nome dell’Oratorio Ghisilieri della Chiesa Vecchia di San Carlo: un piccolo e prezioso gioiello del Seicento Barocco Italiano.

Eretta nel 1685 e consacrata e dedicata ai Santi Carlo e Benedetto la chiesa era il più antico esempio di architettura religiosa e artistica del Comune di Sant'Agostino e da essa ha preso il nome il paese di San Carlo. Il progetto della chiesa fu di Agostino Barelli (1626-1697), architetto bolognese noto per aver esportato il barocco italiano in Baviera. Ispirata alla chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane eretta a Roma dal grande architetto barocco Francesco Borromini, l’interno presentava pregevoli gli affreschi seicenteschi opera di Biagio Bovi, di scuola carraccesca e Tommaso Aldrovandini, noto quadraturista italiano.

Sull’altare maggiore campeggiava la preziosa Pala attribuita sempre a Bovi, che rappresenta San Carlo Borromeo e San Gregorio ai piedi della Madonna e il Bambino.

Quest'ultima è stata oggetto di un salvataggio da parte dei Vigili del Fuoco, che la hanno messa in salvo, traenadola fuori dalle macerie dell'Oratorio Ghisiglieri e della Chiesa Vecchia con il supporto di una gru.

Il Gruppo SAF dei Vigili del Fuoco di Ferrara e Bologna erano intervenuti per stabilire la gravità dei danni subiti dalla Chiesa Barocca. Uno di loro, Erasmo Bovina, caposquadra e Responsabile Operativo del Nucleo SAF di Ferrara, si è rapidamente imbracato e si è fatto alzare dai colleghi sulla sommità di quella che un tempo era il tetto della chiesa, ha intenzionalmente provocato la caduta di alcune tegole e mattoni, in modo da poter lavorare in sicurezza, e una volta appurato che il complesso ormai era ridotto ad un cumulo di macerie, ha segnalato la necessità di intervenire per portare in salvo dalle scosse, ma anche dalle intemperie, la Pala di Biagio Bovi. Quindi, con un intervento specifico durato una ventina di minuti, il Vigile del Fuoco dunque ha tirato su la gigantesca Pala, che è risultata lievemente danneggiata.

Articolo tratto da www.ferrara24ore.it
Nell’immagine in alto, la tela prima di essere salvata (foto tratte da www.ferrara24ore.it) 


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_news: Napoli - San Giovanni a Carbonara : La pioggia cancella gli affreschi 400eschi


Ennesima e desolante notizia che mette alla luce il degrado del nostro patrimonio anche quando basterebbe molto poco per poter salvaguardare il nostro più grande tesoro.
Riposto qui di seguito l’articolo apparso sul Il Mattino, versione online, scritto da Claudia Procentese.

NAPOLI - I segni della colatura d’acqua sono evidenti. Basta alzare lo sguardo per capire che le gocce scivolano giù sull’affresco da una finestra senza vetro ubicata nella parte superiore della cappella. Nella chiesa di san Giovanni a Carbonara la rovina del fregio quattrocentesco è sotto gli occhi del visitatore. A lanciare l’allarme è stato un gruppo di cittadini trovatisi di fronte ad un’incuria che ha danneggiato parte della pittura della Cappella Caracciolo del Sole, opera di Leonardo da Besozzo e Perinetto da Benevento.

In basso sulla parete è raffigurata la Vita degli Eremiti, «scene a tratti non visibili poiché rigate dall’acqua piovana che entra dalla finestra a ogiva posta a circa sette metri di altezza» spiega Pierpaolo, studente di Medicina, tra i primi a mobilitarsi per salvare gli affreschi. Tracce palesi di cui Ciro, il custode, è costretto ogni giorno a dare lumi ai turisti che chiedono spiegazioni. «È da tempo che sono in questo stato», questa l’unica risposta. «Qualche giorno fa - continua Pierpaolo - ho accompagnato alcuni amici di Vicenza ad ammirare il complesso di San Giovanni a Carbonara e mi sono accorto del danno: non c’erano dubbi che quelle striature erano state provocate dalla pioggia penetrata dal finestrone. Ho fatto qualche foto, deciso a non far cadere nel silenzio l’ennesimo reato che si compie a scapito della cultura di questa città».

Di qui il tam-tam su blog e social network, l’idea di promuovere una colletta per acquistare il vetro. Ma dal Comune, venuti a conoscenza del fatto, «nonostante la chiesa non sia di nostra proprietà», sottolineano da Palazzo san Giacomo, immediata è giunta la proposta di intervenire. I tecnici comunali hanno eseguito un primo sopralluogo nella cappella alle spalle dell’abside, da cui si accede passando sotto il monumento funebre a re Ladislao. Dopo la messa in sicurezza verificando l'assenza di rischi per l’incolumità pubblica, per oggi è prevista la seconda ispezione e «con il permesso della sovrintendenza, attraverso un ponteggio che non rovini l’antica pavimentazione maiolicata, si provvederà a chiudere la finestra con una lastra di vetro removibile, in attesa di quella permanente il cui rifacimento dovrà rispondere a caratteristiche affini al contesto architettonico»: questo il responso dei tecnici.

Resta, ora, il rammarico per le pitture ormai rovinate che dovranno essere sottoposte a pulitura prima di ritornare ai vecchi colori. «È scandaloso far passare tutto questo tempo, mentre occorreva solo un po’ di buonsenso, un vetraio ed una scala - commenta Dario Lepore, storico dell’arte, tra coloro che hanno sollecitato l’intervento -. A scomparire qui è la nostra storia, non solo un dipinto». Sono i ritardi ad essere al centro della polemica perché «è incredibile che si rischi di perdere in maniera irreversibile una tale testimonianza del passato per disinteresse e lungaggini burocratiche», come denunciato da Anna Maria Cicellyn, presidente del Circolo Napoli Centro Antico di Legambiente.

Nelle immagini gli affreschi danneggiati.

Articolo di di Claudia Procentese tratto da http://www.ilmattino.it


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_news: Assolto il vandalo di Piazza Navona: "incapace di intendere e volere"

ROMA, 16 Maggio – Mauro Magi, il romano di 53 anni che il 3 settembre 2011 lanciò un sanpietrino contro la Fontana del Moro di Piazza Navona danneggiandola, è stato assolto perché incapace di intendere e di volere. Decisione presa dal giudice monocratico Tiziana Gualtieri, sollevandolo dall’accusa di danneggiamento aggravato. La decisione del giudice è dipendente anche dalla perizia psichiatrica, esaminata a marzo 2011 dal gip in ambito di incidente probatorio e stabilendo, nei confronti dell’imputato, un ricovero di due anni presso l’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, perché ritenuto un pericolo sociale.

L’uomo, nello stesso giorno, aveva commesso un atto simile nei confronti di Fontana di Trevi. Venne arrestato 48 ore dopo aver osato a tali atti vandalici, grazie ai filmati delle telecamere di sicurezza che l’avevano ripreso e reso riconoscibile. Per quanto riguarda i danni apportati agli storici monumenti romani il Campidoglio, in particolare l’assessore alla cultura di Roma Capitale Dino Gasperini, reputa giusto addebitare i costi del deterioramento al responsabile del gesto vandalico: “Continuerà a pagarli lui i danni perché un conto è la responsabilità penale, un conto è il procedimento amministrativo. Sono due argomenti distinti. L’amministrazione ha tre scelte: quella di fare appello in riferimento alla sentenza, quella di chiedere in sede penale il risarcimento civile e quella di procedere in termini di diritto civile”.

Nell’immagine il dettaglio della fontana subito dopo il danno subito.

Articolo di Valeria Racano tratto da http://www.romatg24.it

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_news: Addio a HORST FAAS - Leggendario fotografo di guerra due volte premio Pulitzer

È morto a 79 anni Horst Faas, grande fotografo dell’Associated Press, due volte premio Pulitzer, noto soprattutto per le sue foto durante la guerra in Vietnam ma autore di moltissimi altri lavori di grande qualità giornalistica. Faas era nato a Berlino, in Germania, nel 1933, e cominciò a lavorare con l’agenzia Keystone da giovanissimo: a 21 anni era già inviato nel sudest asiatico. A 23 anni entrò in Associated Press, e cominciò ad andare nei posti dove pochi volevano andare: Vietnam, Laos, Congo, Algeria, Cambogia, Bangladesh. Nel 1962 divenne il capo dei fotografi di AP nel sudest asiatico e visse a Saigon fino al 1974. Nel 1967 in Vietnam una granata lo ferì gravemente alle gambe e l’emorragia rischiò di ucciderlo, se non fosse stato per l’intervento tempestivo di un giovane medico militare americano. Vinse un primo Pulitzer nel 1965 per le sue foto durante la guerra in Vietnam e un secondo nel 1972 per le sue foto in Bangladesh.
Fu Faas a prendere la controversa decisione di diffondere le due foto più famose della guerra in Vietnam: quella che mostra il generale della polizia di Saigon, Nguyen Ngoc Loan, sparare alla testa di un prigioniero vietcong, e quella della bambina nuda che scappa dopo un bombardamento col napalm. Arruolò un gran numero di giovani e bravi fotografi, anche vietnamiti, e così Associated Press divenne in breve l’agenzia che offriva le fotografie migliori dal Vietnam. Faas “impose nuovi standard per chi decideva di raccontare una guerra con la macchina fotografica”, dice oggi l’Associated Press.
Era malato da tempo. Nel 2005 fu ricoverato ad Hanoi e trasferito poi prima a Bangkok e poi in Germania: a causa di un’emorragia spinale restò paralizzato dal bacino in giù. Nonostante fosse costretto a muoversi su una sedia a rotelle Faas continuò a viaggiare e partecipare a mostre e convegni fino al 2008, quando le sue condizioni di salute peggiorarono ulteriormente. Aveva una moglie e una figlia.
Nell'annunciare la sua morte, la Ap, per cui Faas ha lavorato per quasi 50 anni, ha ricordato le sue parole quando nel 1965 vinse il Pulitzer: la sua missione disse, era "registrare le sofferenze, le emozioni e i sacrifici sia degli americani che dei vietnamiti". E con i suoi scatti, indiscutibilmente, ha portato quei sentimenti sotto gli occhi di molti milioni di persone, in tutto il mondo.

Bibliografia web: http://www.ilpost.it - http://www.rainews24.rai.it
Nell’immagine in alto Horst Faas nel 1967 in Vietnam. (AP Photo)
Nelle Immagini alcuni degli scatti più celebri (AP Photo/Horst Faas, File)
A seuire:
-Un uomo in Vietnam cerca di affidare il corpo di suo figlio ai soldati del Vietnam del Sud. La foto è stata scattata il 19 marzo 1964. (AP Photo/Horst Faas) 
-Il presidente egiziano Anwar Sadat e il presidente statunitense Richard Nixon il 14 giugno 1974 davanti le piramidi di Giza. (AP Photo/Horst Faas, File)
-Soldati americani poco dopo aver attraversato un fiume a pochi chilometri da Saigon, in Vietnam. (AP Photo/Horst Faas)
-I cavalli del re del Bahrein ad Awali nel novembre 1971. (AP Photo/Horst Faas)





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_news: ARTE NEGATA - I tesori ammucchiati nei depositi del Museo Archeologico di Napoli

Si parla sempre di più negli ultimi anni delle opere d’arte trafugate e vendute anche ad istituzioni pubbliche e che recentemente, con nuove leggi e processi mirati, stanno lentamente rientrando in Italia.
Opere che, esportate illegalmente in traffici internazionali, hanno comunque raggiunto posizioni ed esposizioni di livello altissimo, tutelate e monitorate come veri e propri tesori e spesso esposti in posizioni di assoluto rilievo all’interno dei vari musei (come l’ “Atleta di Fano” al Getty, che molto probabilmente rientrerà in Italia, momentaneamente a destinazione ignota).
Quello che spesso mi colpisce sono gli innumerevoli sforzi che lo stato italiano investe nel recupero (legittimato) delle opere trafugate ed esposte nei vari musei in tutto il mondo (spesso statunitensi) mentre sembra dimenticarsi dei propri gioielli che già sono presenti nel territorio nazionale.
Si potrebbe parlare del  Museo di Ercolano, chiuso da 40anni, di Pompei che crolla, o dei Bronzi Di Riace che da tempo sono “sdraiati” nelle sale comunali in attesa di tornare nel (nuovo) museo.
Ha riaccendere la questione recentemente di come viene gestito il nostro patrimonio e delle priorità che lo stato da alle opere d’arte è stato un articolo letto ne “Il Giornale Dell’Arte” che parla dei depositi (chiamati Sing Sing) del Museo Archeologico di Napoli, e che qui riposto:

Napoli. "Ho fatto visitare il Museo Archeologico di Napoli, anche i depositi ribattezzati Sing Sing, ai ministri Ornaghi e Cancellieri": giudizio drastico quello di Andrea Carandini, archeologo e presidente del Consiglio superiore per i beni culturali, rilasciato a Vittorio Zincone del "Corriere della Sera". E' bocciatura severa: "Il Museo Nazionale di Napoli ha una capacità di raccontare storie drammaticamente scarsa", soprattutto per il luogo (i sottotetti) dove da decenni "sono ammonticchiati tutti i tesori di Pompei", dice Carandini.
Il noto archeologo afferma che ogni museo ha una sua Sing Sing e che il vero problema, sottovalutato dal museo napoletano, sta nel valorizzare, esporre, progettare nuove soluzioni proprio per l'enorme quantità di eccezionali reperti degli scavi di Pompei che occupano una superficie di circa seimila metri quadrati.
La polemica non è nuova, il Museo Archeologico ha più volte, nel corso del tempo, esposto a rotazione, in bellissime mostre, parte di quei capolavori "in cella", ma sono in molti a sostenere che nemmeno la direzione del museo sa quanti siano in realtà i tesori d'arte imprigionati. Smentisce la direttrice dell'Archeologico Valeria Sampaolo: "Conosciamo tutto il patrimonio dei depositi e sono in corso progetti di catalogazione e restauri per i nostri preziosi reperti. Ci vorrà tempo per terminare i lavori e purtroppo una volta finiti non ci sarà comunque lo spazio per esporli tutti nell'Archeologico". Di certo i pezzi conservati nei depositi viaggiano da tempo in tutti i musei del mondo e costituiscono la materia prima di decine di importanti mostre sull'arte dell'antica Pompei. Sarebbe auspicabile che Napoli, e tante altre città ricche di depositi d'arte negata ai visitatori, riuscisse ad acquisire altri spazi, altri musei, per "liberare dalla prigione" tutti i suoi capolavori. Per questo è necessario l'aiuto, l'investimento finanziario, dei privati.

Una situazione davvero incresciosa, che fa davvero dubitare delle capacità del nostro stato e delle nostre istituzioni nel gestire un patrimonio così ampio e importante per la cultura mondiale.

Articolo centrale di Tina Lepri tratto http://www.ilgiornaledellarte.com
Le foto, che mostrano i depositi del museo, sono tratte da http://napoli.repubblica.it





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_news: l'ATLETA DI FANO deve tornare, il Gip conferma la confisca - Ma a Fano è già polemica

Pesaro, 3 maggio 2012 - Si chiude la vicenda riguardante, sotto il profilo giudiziario, la statua greca attribuita al grande scultore Lisippo. Nella giornata di oggi il giudice del tribunale di Pesaro Maurizio Di Palma ha rigettato l'opposizione del Getty Museum di Malibù in California dove è custodito l'Atleta di Lisippo.
La statua nella sostanza, ha deciso il tribunale, deve tornare in Italia e ne ordina quindi la confisca. La statua venne ritrovata in mare da pescherecci di Fano nell'estate del 1964 e quindi ceduta per tre milioni di vecchie lire alla potente famiglia Barbetti, delle cementerie, di Gubbio. Dalla cittadina umbra la statua partì alla volta del Brasile dove vennero fatte delle trattive, pare con esponenti del Getty, e quindi tornò in Europa dove venne ripulita e restaurata per prendere poi il volo verso gli Stati Uniti: qui venne esposta prima a Boston e quindi a Los Angles dove ancora si trova.
Adesso occorre vedere se gli Stati Uniti accetteranno la sentenza del tribunale di Pesaro e quindi la statua, come alri oggetti archeologici finiti negli Stati Uniti, tornerà al luogo di partenza.

Nel frattempo fanno da eco alla sentenza le dure critiche di Paolo Clini, presidente dimissionario del Centro Studi Vitruviano che abbandona la diplomazia e sceglie l'arma dell'attacco definendo la faccenda "Schizofrenia culturale" e "operazioni di propaganda". Il presidente dimissionario parla di una città che ha perso di credibilità. "Com'è possibile non avere 8mila euro - si chiede - per sostenere un centro studi di livello internazionale come il nostro e pensare di essere in grado di affrontare le spese enormi previste per il ritorno della statua e la sistemazione di una sala adeguata dove esporla?".
"Il sindaco - spiega Clini - ha commentato l'ultima sentenza del Tribunale di Pesaro nella quale si rigettava l'opposizione del Getty Museum di Malibù dove è custodito l'atleta di Lisippo, dicendo che farà di tutto per riavere l'opera. Forse l'amministrazione non si rende conto dell'enorme responsabilità che comporta una dichiarazione del genere. Per ottenere un'opera dall'alto valore come il Lisippo è necessario prevedere un progetto culturale e di comunicazione, non basta dimostrare che la statua è stata pescata a Fano. Pensano di trattare il Lisippo come un 'fenomeno da baraccone' magari esponendolo sulle bighe della Fano dei Cesari?".
Clini precisa che il 'suo' Centro studi Vitruviani "aveva previsto un museo della classicità ideale per la collocazione del Lisippo" e precisa come, quella sala Morganti, citata dall'assessore alla cultura Franco Mancinelli, non sia in maniera assoluta, il luogo adatto per esporre l'opera: "A Fano non c'è alcun spazio adeguato. Per il corretto mantenimento del bronzo servono particolari condizioni climatiche, ambientali e di sicurezza. Per ottenere tali requisiti si dovrebbe realizzare un nuovo locale. Questo significherebbe quindi una spesa enorme".
Ma il professore non si ferma qui. "Mi chiedo cosa voglia fare la città. Fano ha dimostrato di non credere nella cultura come elemento di traino per il turismo. E' necessario cambiare registro altrimenti la battaglia per il Lisippo rimarrà una mera operazione di propaganda".
"Sia chiaro - puntualizza - non sono contrario alla restituzione dell'opera. Credo sia un'occasione straordinaria per tutta la cittadinanza ma Fano non ha le risorse per ottenerlo e non ha nemmeno le persone in grado di realizzare un progetto culturale di spessore".
La dimostrazione, a detta di Clini, è anche nello stato di stallo in cui versa il Teatro Romano di via De Amicis: "Un anno fa ci sono state delle polemiche sul futuro di questo ritrovamento. Anche in questo caso l'amministrazione ha fatto operazione di propaganda: non ci sono risorse economiche e nemmeno delle idee. Resterà tutto all'abbandono".
Clini spiega poi la situazione del Centro Studi Vitruviani, a rischio chiusura per mancanza di fondi: "C'è un silenzio totale. Ho scritto ai soci delineando la situazione e sollecitando una risposta. Per ora non ho coinvolto il comitato scientifico, non spetta a tale organo risolvere la situazione, ma se non dovessimo trovare una soluzione sarò costretto a coinvolgere la stampa nazionale e parlare di questa situazione scandalosa".

Articolo di Alessandra Gasparini tratto da www.ilrestodelcarlino.it – Nell’immagine l’ “Atleta di Fano”

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_varie: Google omaggia KEITH HARING

Il logo di Google di oggi è realizzato con i personaggi meravigliosamente strani e disturbanti dell'artista Keith Haring nato il 4 maggio del 1958.
Oggi Google celebra con un Doodle l'arte e la vita di Keith Haring. Al posto delle lettere del logo consuete, le popolari figure disegnate con lo stile inconfondibile di un'artista fuori dal comune. Ma chi era Keith Haring?
Se è facile dire che era un pittore figlio d'arte (suo padre disegnava fumetti e cartoni animati) e aggiungere altri particolari biografici più o meno influenti, è difficile raccontare cosa ha rappresentato. Keith Haring incarna lo spirito degli anni 80, gli anni 80 sono (anche) Keith Haring. Una delle tante sfaccettature di un decennio che ha radicalemente cambiato le regole del gioco.
Keith Haring è uno libero, uno a cui piace disegnare ma non per restare a contemplare le proprie opere in un stanza chiusa rapito in un estatico e onanistico autocompiacimento. Haring vuole disegnare per la strada, dove tutti possano vedere, giudicare, usufruire della sua arte. Nei luoghi un po' brutti e un spersonalizzati come le metropolitane, sui muri grigi e freddi che anche se sei nato e vivi a New York di certo non ti scaldano il cuore.
Entra nei giri giusti perché la sua arte e originale e lui è pieno di talento. Negli anni dell'eccesso e del boom anche l'arte vive un periodo di apertura. Conosce Andy Warhol, lavora per Elio Fiorucci (che all'epoca non disegnava penose collezioni per l'Ovviesse ma era sinonimo dell'eccelenza e dell'italico estro), ma sopratutto diventa intimo amico di un altro artista importantissimo Jean-Michel Basquiat. Con lui riesce nell'impossibile: elevare i grattifi a forma d'arte riconosciuta e valutata, far diventare la parola writer sinonimo di creatività e non di teppismo. Purtroppo i due sono accomunanti anche dalla stessa tragica fine: una prematura morte a causa del'AIDS.
Di una cosa siamo certi. La cosa sarebbe piaciuta non poco a Keith. Cos'è la homepage di Google se non il luogo di transito per eccellenza del web? Un luogo un po' asettico, un passaggio obligato quotidiano. Vederlo arrichito della sua arte riempe gli occhi e il cuore.

Tratto da http://killerapp.it


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_news: "L'urlo" di Munch da Sotheby's, ed è record!

Era stato definito l’evento dell’anno e le attese erano altissime, e nessuno è rimasto deluso.
Asta record quindi a New York per una delle versioni de “L'urlo” (vedi foto a lato) del pittore norvegese Edvard Munch: il quadro, dipinto nel 1895, è stato venduto per 119,9 milioni di dollari in un'asta organizzata da Sotheby's. Si tratta della cifra più elevata che sia stata mai pagata per un quadro dell’artista, che entra così nella top ten dei pittori più pagati della storia dell’arte, che vede al primo posto Paul Cezanne con una delle cinque versioni del capolavoro  “I giocatori di Carte” venduto a gennaio di quest’anno dall'armatore greco George Embiricos alla famiglia reale del Qatar per 250 milioni di dollari. Al secondo posto Jackson Pollock (il N°5, 1948, acquistato nel 2006 in una trattativa privata da Sotheby’s per 140 milioni di dollari) e al terzo posto Willem de Koonig (“Woman III” realizzato da Willem de Koonig nel 1948 ed acquistato nel 2006 da Steven A. Cohen per 137, 5 milioni di dollari, oggi valutato 154 milioni)
L'urlo di Munch era partito da una base d'asta di 40 milioni di dollari. La trattativa di vendita è durata appena 12 minuti, salendo a volte di oltre 10 milioni al minuto. Il nome del compratore è ignoto: in asta era rappresentato da Charlie Moffet, uno specialista che spesso compra per conto di compratori americani.
La sera prima da Christie’s è passato un’altra opera tanto attesa nel mercato collezionistico: un raro studio preparatorio ad acquerello per il celebre capolavoro "I giocatori di carte" (già citato sopra) del pittore francese Paul Cezanne (1839-1906), mostrato l'ultima volta in pubblico nel 1953, è stato aggiudicato per 19,12 milioni di dollari (circa 14 milioni di euro).

News tratte da http://www.liberoquotidiano.it - http://www.grandimagazziniculturali.it e http://www.ilmessaggero.it

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_news: Ritrovato in Germania uno dei 15 affreschi rubati a Matera 50 anni fa


Matera. Dopo cinquant’anni esatti dal furto, torna in città uno dei 15 affreschi (vedi foto) che l’insegnante tedesco Rudolf Kubesch e i suoi due assistenti trafugarono da quattro chiese rupestri materane, tra il 1961 e il 1962. L’opera, di ritorno dalla Germania, è stata presentata pubblicamente il 13 aprile, alle ore 18, presso l’ex Convento di Santa Lucia e Agata a Porta Pistola, durante una cerimonia che ne sancirà ufficialmente la restituzione alla città. A partire dal giorno seguente, invece, è stata esposta presso Palazzo Lanfranchi insieme agli altri quattro affreschi recuperati già nel ’65, da allora affidati alla Soprintendenza e mai esposti prima d’ora. Il manufatto in questione rappresenta un santo monaco (XII secolo), originariamente parte della decorazione absidale della chiesa rupestre della Madonna degli Angeli.
Il ritrovamento è avvenuto di recente in una collezione privata tedesca, a seguito delle ricerche avviate congiuntamente un anno fa da Francesco Foschino, operatore turistico e appassionato di storia locale, e Friedrich Sernetz, allievo di Kubesch, impegnato nella ricostruzione delle vicende biografiche del suo insegnante.
Ma come ha inizio questa vicenda? Un incontro casuale fra i due a Matera diventa occasione di déjà vu per Foschino che, di fronte alla richiesta del "turista” tedesco di poter raccogliere informazioni su quattro chiese rupestri ben precise, coglie la possibilità di collegare il suo interlocutore alla figura di Kubesch e ai suoi furti. Oltre a Madonna degli Angeli, Sernetz chiedeva infatti di visitare Madonna delle Tre Porte, Santa Maria della Vaglia e San Nicola a Chiancalata, peraltro poco nota agli stessi materani. Tutti luoghi tristemente accomunati dallo scempio causato da Kubesch e dai suoi assistenti, responsabili del trafugamento di ben 15 affreschi, suddivisi in 24 frammenti, asportati con la tecnica dello “strappo” e trasferiti a Fulda, nei pressi di Francoforte. Va sottolineato che il misfatto non rimase impunito grazie alle ricerche dei soci del Circolo “La Scaletta” e all’intervento dell’Interpol. Nel ’65, infatti, il principale responsabile fu condannato a sei mesi di reclusione ma, come spesso accade in questi casi, nonostante gli sforzi e le ricerche encomiabili, il maltolto fu recuperato solo in parte. L’Interpol entrò in possesso di 11 frammenti poco leggibili rinvenuti a casa di Kubesch che, sua sponte, restituì 7 frammenti integri che compongono i quattro affreschi rubati a Madonna delle Tre Porte: Madonna con Bambino (XIV secolo), Madonna in trono con Bambino (XII secolo), San Giovanni Battista dalla Deesis (XIV secolo) e Arcangelo Gabriele dall'Annunciazione (XIV secolo). Mancano all’appello san Pietro (XIII secolo) e il santo monaco (XIII secolo) della Madonna degli Angeli; San Tarcisio (XV secolo) e l’Angelo (XV secolo) di Santa Maria della Vaglia; il santo vescovo (XIII secolo) dell'Asceterio di Sant'Agnese. Certo non sono pochi gli assenti, ma l’insperato ritrovamento, grazie alla tenacia di due privati cittadini, fa sorgere nuove speranze circa la possibilità di rientrare in possesso degli affreschi mancanti per tutelarli adeguatamente e restituirli alla pubblica fruizione.

Articolo di Anna Saba Didonato tratto da www.ilgiornaledellarte.com


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_varie: 1985 - Andy Warhol dipinge Debbie Harry con un computer


Della serie “come eravamo”, è il 1985 e siamo alla conferenza per il lancio del computer Commodore Amiga; per l’occasione Andy Warhol si presta a realizzare uno schizzo digitale di Debbie Harry, sgranate gli occhi perché con ogni probabilità siamo alla preistoria di Photoshop & company (vedi il video qui sotto).
Come accade per le video conferenze post duemila, è già presente un maxi schermo proiettato, in cui il pubblico può vedere il procedimento creativo che avviene, come spiega Andy, in maniera alquanto spontanea; anche se in realtà l’artista liquida tutto in tono monocorde con uno sbrigativo: “…it’s such a pretty thing.”
Scoop finale (quando lo smanettamento del mouse è completo e la toolbar ha rivelato ormai tutti i suoi special effects sul meraviglioso volto della cantante): visto il risultato affascinante dato dal collage tra foto e accostamento di colori, domandano a Warhol su quali altri computer si è impratichito e lui ammette candidamente che questo era il primo. A certi livelli è ancora meglio improvvisare.

Qui a lato "Debbie Harry" del 1980 - Collezione privata - © 2009 Andy Warhol Foundation for the visuals arts inc. / Adagp, Paris, 2009

Tratto da artsblog.it





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_news: Brera perde il «Cristo portacroce» di Romanino


L'opera è stata restituita agli eredi di Federico Gentili di Giuseppe, cui era stata sottratta durante la seconda guerra mondiale. E ora andrà all'asta


Milano. Il «Cristo Portacroce» del 1638 (vedi foto a lato), di Girolamo di Romano, «il Romanino», torna agli eredi della famiglia Gentili di Giuseppe. Si chiude così una querelle che andava avanti già da qualche anno. I legali della famiglia Gentili di Giuseppe erano infatti al lavoro per un'azione di recupero dell'opera, ma nessun passo avanti era stato compiuto «poiché nessuna collaborazione era pervenuta dal Governo italiano», spiega Corinne Hershkovitch, legale degli eredi Gentili. Il dipinto risulta sottratto a Federico Gentili di Giuseppe (scomparso nel 1940) a Parigi durante il regime di Vichy e successivamente venduto all'asta. In seguito l'opera è giunta alla Pinacoteca di Brera, che lo ha acquistato alla fine degli anni Novanta da un collezionista privato. A niente sono valse le rivendicazioni della famiglia Gentili, fino a quando, l'anno scorso, il «Crocifisso» è stato prestato dalla Pinacoteca di Brera, insieme ad altre 49 opere, per una mostra
al Mary Brogan Museum di Tallahassee, in Florida, e lì è rimasta per il fermo disposto dal procuratore Pamela Marsh. Ora l'opera torna nelle mani degli eredi di Gentili. Per pochi mesi soltanto, però, perché il prossimo 6 giugno, a New York, Christie's metterà il Romanino all'asta.
Fonte Adnkronos

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_news: Cézanne - Ritrovato in Serbia "Il ragazzo col panciotto rosso" dopo 4 anni dal furto

E' stato ritrovato a Belgrado il quadro «Le garçon au gilet rouge» (Ragazzo col panciotto rosso) a firma di Paul Cezanne (vedi foto a lato), rubato nel 2008 dal museo di Zurigo da tre cittadini serbi. Lo riferiscono i media locali all'indomani di un'operazione condotta dall'Unità della polizia serba per la lotta al crimine organizzato (Sbpok) in coordinamento con l'omonima Procura speciale.

Mancano ancora conferme ufficiali, ma con ogni probabilità si tratta del quadro - dal valore di "diverse decine di milioni di euro" - indicato dai media serbi, in quanto parte del 'bottino' del clamoroso furto di di quattro anni fa alla Buhrle Collection di Zurigo. Le tre persone arrestate nella notte a Belgrado e Cacak (sud-ovest), sono infatti sospettate di essere gli autori del maxi colpo al museo svizzero, quando, oltre all'opera di Cezanne, vennero rubati altri tre quadri dal valore complessivo superiore ai 160 milioni di dollari, rispettivamente, di Edgar Degas, Vincent Van Gogh e Claude Monet. Due delle altre tre tele rubate, il «Les coquelicots près de Vétheuil» di Claude Monet e il «Branches de marronniers en fleur» di Vincent Van Gogh erano state ritrovate il 18 febbraio 2008 e manca ora all'appello il quadro di Degas «Comte Lepic et ses filles». La polizia serba, secondo le anticipazioni del quotidiano Blic, ha lavorato in stretto coordinamento con colleghi di altri Paesi e l'operazione della notte era stata preparata a lungo.


Notizia tratta da http://multimedia.lastampa.it

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_varie: Google omaggia ROBERT DOISNEAU


« Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere. » Robert Doisneau

Per celebrare il centenario della nascita del grande fotografo francese Google gli rende omaggio con un doodle–collage dei suoi scatti piu’ celebri.
Robert Doisneau(Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1 aprile 1994) è stato uno dei piu’ importanti, influenti e apprezzati fotografi del XX secolo.
Studiò da ragazzo litografia all'école Estienne, presso Chantilly. Venne poi assunto all'età di ventidue anni, dopo aver lavorato come assistente dello scultore André Vigneau, presso le officine della Renault di Billancourt come fotografo industriale. Negli anni quaranta si impegnò nella Resistenza, dal 1945 cominciò a lavorare con Pierre Betz, editore del giornale Le Point e dal 1946 divenne fotografo indipendente per l'agenzia Rapho, fondata da Charles Rado e gestita all'epoca da Raymond Grosset; Doisneau rimase un fotografo della Rapho per circa cinquant'anni.
Nel 1947 incontrò Jacques Prévert e Robert Giraud e, nello stesso anno, vinse il Kodak Prize. Morì a Montrouge, un sobborgo sud-est di Parigi, e venne seppellito a Raizeux, accanto alla tomba della moglie.
La sua vita è trascorsa nella periferia parigina di Montrouge, fotografando strade e volti sempre differenti. Il suo nome viene ricordato soprattutto per le sue foto riguardanti la vita di strada della capitale francese, caratterizzate da una sincera e umoristica rappresentazione della società e dell'ambiente parigino.
Doisneau amava immortalare la cultura dei bambini della strada e dei loro giochi, arrivando a conferire alle loro attività, seppur infantili, rispetto e serietà.

La sua opera più conosciuta è "Bacio davanti all'hotel De Ville" (vedi foto in alto), la foto, scattata nel 1950, di una coppia di ragazzi che si baciano lungo le caotiche vie di Parigi. L'identità della coppia fu un mistero fino al 1993, quando Denise e Jean-Louis Lavergne denunciarono l'artista per averli fotografati senza la loro volontà. Questo portò Doisneau ad ammettere che i due personaggi dell'opera erano Françoise Bornet e Jacques Carteaud, due attori e modelli.
All'epoca, Françoise venne pagata in parte con una stampa originale, che nell'aprile del 2005 vendette per 155.000 €

Biografia tratta da www.wikipedia.it
Qui di seguito l'omaggio di Google


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_news: FOLLIE D'ASTA - La piccola ciotola da 20milioni di euro

Mentre i mercati economici continuano a ribadire che siamo in recessione e la crisi economica non è finita, le follie nel mondo delle aste non smettono di stupire. Ultima, in ordine di tempo, il prezzo record mai pagato per una porcellana Song passata in asta, venduta da Sotheby's Hong Kong il 4 aprile, per la cifra di 20 milioni di euro. E ad aggiungere stupore per l'aggiudicazione è il pezzo venduto: una piccola ciotola celadon a forma di fiore a sei petali stilizzato, senza decori e dal colore azzurro-malva (vedi foto). Ma non bisogna farsi ingannare dalle "semplici" apparenze: la piccola ciotola "sciacqua-pinze" è in realtà una porcellana "Ru" risale alla dinastia dei Song del Nord (960-1127). Le porcellane "Ru" sono le più rare della Cina, veri e propri oggetti di culto per gli appassionati del settore. I maestri fornari Ru sono considerati delle figure leggendarie, in grado di creare porcellane smaltate dal colore cangiante che cambiava a seconda della luce alla quale venivano esposte, attraverso una tecnica che tutt'oggi è rimasta sconosciuta. Ufficialmente sono giunte fino a noi 79 porcellane, quasi tutte divise tra il Museo della Città Proibita di Pechino e il Museo nazionale di Taipei, lasciando solo sei esemplari in mano al collezionismo privato. La messa in vendita di uno dei sei pezzi era quindi considerato un vero e proprio evento straordinario per i collezionisti, che in 15 minuti serrati hanno bruciato il precedente record del settore (detenuto fino a quel momento da un vaso Guan), andato in mani di un collezionista che ha preferito rimanere anonimo. La ciotola messa in vendita, come dichiara Nicolas Chow, responsabile di Sotheby's Asia, era considerata il pezzo "star" della stagione tanto da rinunciare alla consueta esposizione pre-asta al pubblico per paura di un'eccessiva affluenza, e consentendo la visione solo ai potenziali acquirenti.




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_news: I tesori dimenticati, tombaroli in azione con le ruspe al monte Bubbonia


Gela. Si erano recati nell’area del Monte Bubbonia per una escursione “culturale” che hanno denominato Archeotrekking. Quando però soci e semplici curiosi di Triskelion sono arrivati sul monte hanno trovato i segni di ruspe. Prima di loro erano passati i tombaroli.

E’ una amara scoperta quella fatta dagli archeologi e dagli associati di Triskelion sabato mattina. Il loro obiettivo era quello di esplorare le città indigene-ellenizzate, ammirare i paesaggi e vivere un fine settimana diverso, immersi nella natura e con i profumi del passato. Invece hanno dovuto cambiare programma in corso. Sono diventati testimoni di uno scempio culturale ed hanno dovuto avvertire i carabinieri della stazione di Mazzarino e la Guardia forestale.

“La fossa scavata dai tombaroli si trova nell’edificio posto sull'acropoli ha distrutto le varie sequenze stratigrafiche – ha spiegato Giuseppe La Spina, presidente dell’associazione Triskelion - ed il materiale archeologico presente eliminando in modo definitivo possibili studi futuri sull'area interessata. I reperti sono stati requisiti dai carabinieri e presi in custodia”.

La zona interessata è quella che ospitava il tempio dedicato a Demetra, dove venivano depositate le offerte alla divinità. Il problema sono le competenze. Il demanio forestale concede solo autorizzazioni. L'Associazione ha inviato un sollecito alla Soprintendenza di Caltanissetta per controllare con maggiore cura l'area di Monte Bubbonia, ritenuta non a caso di grande rilievo archeologico. “Il nostro obiettivo è quello di collaborare con gli enti per preservare il patrimonio culturale di quest'area. Per questo abbiamo promosso l’archeotrekking. E’ anche un modo per vigilare e scoraggiare i tombaroli".

Articolo di Fabrizio Parisi tratto da www.quotidianodigela.it

Nella foto in alto veduta d’insieme dei restio dell’acropoli, qui di seguito un’immagine degli scavi illegali recentemente scoperti.


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_varie: "TAPIS ROUGE" - Un tappeto verde invade il borgo medioevale di Juajac


Un "red carpet" davvero insolito si rotola per le strade, dietro gli angoli, le scale, tra gli alberi e nel cuore degli abitanti del piccolo paesino francese di Jaujac, nel dipartimento dell'Ardèche della regione del Rodano-Alpi. La sua straordinaria caratteristica? Essere realizzato interamente con manto erboso.

Si tratta di un'installazione dell'artista visivo marsigliese Gaëlle Villedary , realizzata in occasione del decimo anniversario anni della manifestazione Sentiero Arte e Natura "Sur mon chemin un artiste passe...", che mira a far riscoprire la comunione tra la natura e l'uomo attraverso l'arte. Ed è stato proprio questo che l'artista ha fatto con questo lavoro, che, nonostante il colore verde dell'erba che lo forma, si chiama proprio "Tapis rouge".

Questo evento, che affonda le sue origini nella voglia da parte del Comune di Jaujac di riscoprire la natura e i paesaggi della Valle Lignon, paesaggi che hanno molto da raccontare soprattutto sulle loro trasformazioni e mutazioni, nasce nel 2002, supponendo che l'immaginazione, la volontà, la creatività e l'ingegno degli artisti visivi, portatori e garanti di queste virtù, fossero in grado di reinventare e ricreare gli spazi proprio in questa direzione. Così, da quel momento in poi, ogni anno gli artisti di tutto il mondo hanno dato vita a opere in giro per Jaujac, nelle aree pubbliche così come in quelle private.

Tutte installazioni di arte contemporanea realizzate in simbiosi con la natura e il patrimonio storico in cui vengono inserite, coinvolgendo le persone della valle e le loro storie. Proprio come è riuscito a fare l'attraente "Tapis Rouge!", un'opera che ha avuto bisogno, per essere realizzata, di ben 168 rotoli di manto erboso, ovvero 3,5 tonnellate di erba, che hanno coperto 420 metri di sentieri dell'antico borgo, attraverso un percorso tortuoso che porta verso la valle che si sviluppa tutt'attorno.

"Attraversare il paese –spiega l'artista descrivendo la sua installazione- per collegare le aree naturali da una parte e dall'altra, un collegamento, un percorso, un sentiero, che collega il cuore del paese e dei suoi abitanti con la valle. L'incarnazione del filo che attraversa i secoli è, per Jaujac, un pezzo di natura, una comunione tra natura e uomo, attraverso l'arte. Questo prato assolutamente autorizzato, come una rinascita della vita sull'asfalto, sul cemento sul catrame, guida i nostri passi, curioso di vedere dove ci porta". Insomma, un travolgente tocco di verde che esalta la naturale bellezza dell'erba e del luogo che la ospita. Pura bellezza verde.

Articolo di Roberta Ragni tratto da www.greenme.it



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_news: Morto Alberto Sughi - il cordoglio di Napolitano


Cesena, 31 marzo 2012 - E' deceduto nella clinica privata Villa Toniolo di Bologna il pittore Alberto Sughi. Era nato a Cesena il 5 ottobre 1928.

Considerato uno dei più noti pittori italiani della generazione che esordì agli inizi degli anni Cinquanta, Sughi faceva parte della 'scuola cesenate' insieme a Luciano Caldari e Giovanni Cappelli. Pittore autodidatta, scelse con decisione la strada del realismo, nell'ambito del dibattito fra astratti e figurativi dell'immediato dopoguerra. I dipinti di Sughi rifuggono tuttavia ogni tentazione sociale; mettono piuttosto in scena momenti di vita quotidiana senza eroi. Non a caso Enrico Crispolti nel 1956 utilizzò' per lui la definizione ''realismo esistenziale''.

Sughi ha partecipato a tutte le più importanti rassegne d'arte contemporanea, dalla Biennale Internazionale d'Arte di Venezia alla Quadriennale di Roma, sino alle numerose mostre che hanno proposto all'estero le vicende dell'arte italiana dagli Anni Settanta ad oggi.

I funerali si terranno martedì alle 15 nella chiesa parrocchiale di Ruffio di Cesena, poi verrà sepolto nel locale cimitero di fianco alla madre. La camera ardente verrà allestita lunedì dalle 8 alle 18 a Villa Toniolo a Bologna dove l'artista è deceduto

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la triste notizia della scomparsa di Alberto Sughi, ha espresso insieme alla moglie la partecipazione al dolore della famiglia in un messaggio in cui ricorda i legami di antica, limpida e genuina amicizia: "Da tempo egli affrontava gravi sofferenze con fermezza e dignita'. Scompare con lui un artista tra i piu' sensibili e operosi dell'Italia repubblicana, che aveva saputo affermare e sempre coltivare un suo stile peculiare, restandovi fedele pur nell'apertura a nuove tendenze e suggestioni di ricerca espressiva. Sughi e' stato anche uomo di costante impegno civile e democratico, attento al ruolo e alle vicende della politica, coerente con i suoi ideali di progresso".

Testi tratti da ilrestodelcarlino.it e agi.it
Nell’immagini qui di seguito “Alla fine del giorno” (Collezione della Banca di Cesena), Olio su tela, 160x140cm, 2009, archivio www.albertosughi.com: #561.


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_news: Klimt, De Lempicka e Cézanne - ritrovati e subito all'asta

Se ne conosceva l’esistenza ma l’ubicazione era ignota.
Sono tornati nel mercato dell’arte tre quadri di cui se ne erano perse le tracce da anni.
Il primo è il quadro di Gustav Klimt «Seeufer mit Birken» («Lungolago con betulle», nella foto in basso a sinistra) olio su tela di 90 x 90 cm di dimensione. Venne dipinto nel 1901 ed è stata l’immagine a raggi infrarossi della tela, che ha rivelato disegni sottostanti di sicura mano del pittore, a consentirne la definitiva paternità. L’attribuzione, è stata effettuata da Alfred Weidinger, vicedirettore del museo del Belvedere di Vienna. Klimt dipinse l’opera nel mese di agosto 1901, e sei mesi dopo il quadro venne esposto in una mostra della Secessione viennese a Düsseldorf. Una coppia olandese, Richard e Clara Koenig-Bunge, antenati degli attuali proprietari, lo videro e nel 1902 lo acquistarono. Da allora nessuno si pose più il problema della sua esistenza. Venne riscoperto appeso alla parete quattro anni fa; e allora i proprietari lo sottoposero all’attenzione di Weidinger. Che afferma: «È di buona qualità e i disegni preparatori su tela sono caratteristici di Gustav Klimt». L’ipotesi trova riscontro in una lettera scritta nell’agosto 1901 da Klimt alla fidanzata Marie Zimmermann, nella quale parla del dipinto «Litzlberg am Attersee» (recentemente restituita dal Museo di Salisburgo a Georg Jorisch, sopravvissuto all’Olocausto) e di un «gruppo di alberi in ombra, con un prato illuminato dal sole, e un lago». L’opera, che farebbe parte di un trittico, entrerà nel catalogo del pittore che sarà ripubblicato da Random House quest’anno, in occasione dei 150 anni dalla nascita, farà parte della mostra su Klimt al Belvedere.
Il quadro, passato in asta da 8 febbraio da Sotheby's a Londra, con sorpresa del battitore e della casa d’aste, è rimasto invenduto. Ma quando l'asta è giunta oramai ad una stanca conclusione, verso il 40° lotto, il banditore Henry Wyndham, su indicazione del veterano esperto di Sotheby's Philip Hook, annunciava che il Klimt era "venduto ad un prezzo d'aggiudicazione di 5 milioni", lasciando la sala sconcertata per l'irritualità della procedura, poiché il lotto non era stato reinserito nell'incanto né si riferiva ad una vendita a trattativa privata, e di sicuro perdendo in credibilità.
Ha una stima invece di 2,3-3,8 milioni di euro «Nu adossé I» (nell’immagine qui a sinistra), un dipinto del 1925 di Tamara de Lempicka che Sotheby’s metterà all’asta nella sede di York Avenue il 2 maggio, durante la vendita serale di arte impressionista e moderna. L’opera, un sensuale ritratto femminile, venne esposta nel 1925, l’anno stesso della sua realizzazione, a Milano, alla galleria Bottega di Poesia, in una mostra personale dell’artista polacca. Dopo quell’esposizione, il quadro scomparve; e ancora nel 1999, nel catalogo ragionato delle opere della pittrice, esso vi era riprodotto ma la didascalia riportava «ubicazione ignota». L’anno scorso il proprietario del dipinto, residente sulla West Coast degli Stati Uniti, su suggerimento di un consulente d’arte ha contattato la casa d’aste per l’eventuale vendita. Gli esperti di Sotheby's hanno poi confermato che si trattava proprio dell’opera di cui si erano perse le tracce per più di 85 anni.
In ultimo, “ritrovato” in una collezione texana, lo studio dei «Giocatori di carte» di Paul Cézanne (nell’immagine in basso a destra), realizzato ad acquarello dal pittore francese intorno al 1892-96, che verrà messo in vendita da Christie’s a Manhattan il primo maggio con una stima compresa tra 15 e 20 milioni di dollari. Il foglio, riscoperto all’inizio di quest’anno, apparteneva al medico e collezionista Heinz F. Eichenwald, scomparso lo scorso settembre; dopo essere emigrato in America a metà degli anni Trenta, Eichenwald aveva trascorso tutta la sua vita a Dallas.
L’opera è stata esposta al pubblico l’ultima volta nel 1953, in una mostra alla Fine Arts Associates gallery di New York. Nel catalogo della mostra sui «Giocatori di carte» che si è tenuta al Courtauld Institute di Londra e al Metropolitan Museum di New York tra fine 2010 e inizio 2011, lo studio in questione veniva citato con l’indicazione «ubicazione ignota». Recentemente i «Giocatori di carte» di Cézanne sono saliti all’onore delle cronache per l’acquisto di una delle cinque versioni dell’opera, di proprietà dell’armatore greco George Embiricos, scomparso alla fine dell’anno scorso, da parte del Qatar, che secondo voci di mercato si sarebbe assicurato il quadro, nel corso del 2011, per una somma di 250 milioni di dollari, il prezzo più alto mai pagato per un’opera d’arte. Prima della vendita il bozzetto ritrovato sarà esposto a Ginevra il 17 e 18 aprile e a New York, nella sede di Christie's, dal 27 al 30.

Bibliografia web: ilgiornaledellarte.com - arteconomy24.ilsole24ore.com – corriere.it


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_varie: Google omaggia LUDWIG MIES VAN DER ROHE


« Nella sua forma più semplice l'architettura è ancorata a considerazione assolutamente funzionali, ma può ascendere attraverso tutti i livelli di considerazione fino alla più alta sfera di esistenza spirituale, nel regno della pura arte » Ludwig Mies van der Rohe

A pochi giorni di distanza dall’omaggio di Google a Juan gris, è il turno di Ludwig Mies van der Rohe per il 126esimo anniversario della sua nascita.
Consderato uno degli architetti più importanti del XX secolo viene ricordato assieme a Le Corbusier, Walter Gropius, Frank Lloyd Wright e Alvar Aalto come maestro del Movimento Moderno.
Nato il 27 marzo del 1886 nel 1900 si iscrive alla scuola d'arti e mestieri di Aquisgrana e inizia a disegnare ornamenti in stucco per uno stuccatore locale per poi trasferirsi nel 1905 a Berlino dove lavorerà come disegnatore di mobili presso lo studio di Bruno Paul.
Nel 1908 inizia a lavorare per Peter Behrens e conosce Walter Gropius e Le Corbusier che in quegli anni fanno pratica dal maestro berlinese. L'architetto Behrens, in quel periodo, si ispirava a alle opere dell'architetto Karl Friedrich Schinkel (1781 - 1841) e il giovane Mies ha l'opportunità di conoscere il lavoro del grande architetto neoclassico tedesco che influenzerà le sue prime costruzioni.
Nel 1910 vi è la mostra delle opere di Wright a Berlino, e Mies scopre un mondo diverso da quello di Behrens. Nel 1912 conosce in Olanda le opere di Hendrik Petrus Berlage (1856 - 1934) e nel 1913 apre un suo studio
Verso il 1919 Mies abbandona il suo primo linguaggio di derivazione neoclassica, si avvicina al movimento olandese De Stijl e al Costruttivismo, ed inizia a progettare utilizzando in maniera innovativa l'acciaio e il vetro. Per Ludwig Mies van der Rohe l'architettura non si distingue dalla struttura e dalla tecnica, diceva: "Si deve rifiutare ogni forma che non sia retta dalla struttura". Nel progetto di concorso per il Grattacielo di vetro a pianta poligonale del 1919 e nel progetto successivo del 1920 - 1921 Mies costruisce degli scheletri d'acciaio di diversi piani, completamente vetrati. Le particolari forme delle piante, prospettano una ricchezza volumetrica indiscutibile e impensabile per quei tempi.
Nel 1918 si costituisce a Berlino il "Novembergruppe" Mies vi aderisce con Taut, Gropius, Mendelsohn, Hilberseimer, ecc. Questo gruppo ebbe una notevole importanza sugli sviluppi del Movimento Moderno.
Tra il 1926 e il 1932 è vice presidente del Werkbund tedesco nel 1927 è direttore del Werkbund "Die Wohnung" a Stoccarda dove organizza le costruzioni nel quartiere Weissenhof. Nel 1930 sostituisce Hannes Meyer alla direzione del Bauhaus.
Nel 1937 Mies lascia la Germania nazista per gli Stati Uniti d'America dove viene accolto a braccia aperte. Nel 1938 è nominato direttore dell'Armour Institute of Chicago (poi Illinois Institute of Technology - ITT) e tra il 1940 e il 1956 progetta e costruisce il nuovo campus.
Nel 1947 il MOMA (Museum of Modern Art) di New York gli dedica una mostra personale che contribuirà ad aumentare la sua fama. In quegli anni Mies riceverà una serie di incarichi importanti e prestigiosi.
" Il lungo cammino cha va dai materiali al lavoro creativo, attraverso la funzione, ha un unico scopo: creare ordine dalla disperata confusione della nostra epoca …" (Ludwig Mies van der Rohe)
Il 17 agosto del 1969 Ludwig Mies van der Rohe muore a Chicago all'età di 83 anni
La lunga carriera di Mies van der Rohe si è sviluppata principalmente tra la Germania e gli USA. Tuttavia le sue realizzazioni sono presenti anche in altri paesi, quali Polonia, Repubblica Ceca, Spagna e Messico. Nell'ambito dell'architettura le opere di Mies van der Rohe sono tra le più conosciute e famose al mondo, esempio ne è il Padiglione tedesco di Barcellona, struttura costruita per essere solo temporanea ma ricostruita e ora considerata un'opera tra le principali di Barcellona (foto in alto).
Qui di seguito il logo di Google – info tratte da wikipedia.it e vitruvio.ch


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_varie: Google omaggia JUAN GRIS

Google omaggia il mondo dell’arte.
Per celebrare il 125esimo anniversario della nascita di Juan Gris il famosissimo logo del più importante motore di ricerca si scompone e ricompone come accadeva agli oggetti dipinti dal grande pittore cubista.
Juan Gris, nome d’arte di José Victoriano González, è infatti passato alla storia per essere, insieme a Pablo Picasso e George Braque, uno dei maggiori esponenti della corrente del Cubismo.
Nato a Madrid il 23 marzo del 1887, dopo gli studi accademici, nel 1906 si trasferisce a Parigi entrando in contatto con gli artisti più importanti del tempo, tra cui Henri Matisse, Georges Braque, Fernand Léger e Amedeo Modigliani. Fu proprio a Parigi che conobbe il suo connazionale Pablo Picasso, di cui divenne amico e di cui seguì l'esempio: già le opere del 1910 mostrano un chiaro interesse per il cubismo, che si rafforza nei lavori degli anni seguenti, fino ad arrivare ad uno stile cubista analitico nel 1912. Il suo ritratto di Picasso del 1912 è una delle prime significative opere cubiste effettuata da un pittore che non sia Pablo Picasso o Georges Braque.
Il periodo della sua maturazione definitiva avvenne tra il 1914 ed il 1918: fu in questi anni che Gris si allontanò dal cubismo analitico per arrivare al cubismo sintetico, diventandone uno degli interpreti più interessanti. A differenza dei lavori dello stesso periodo di Picasso e di Braque, il cubismo di Gris è animato da spirito scientifico e razionale, che lo porta ad un marcato distacco e ad un certo intellettualismo classicheggiante. Gris, rifiutando il monocromatismo, dispone sulla tela combinazioni di colori armoniosi e luminosi: in queste zone di colore puro e intenso, l'interesse si sposta progressivamente dal soggetto alla struttura dell'immagine, analizzata e sintetizzata secondo modelli geometrici e matematici. In questo molti critici hanno visto la forte influenza che Matisse ebbe su di lui.
Gris morirà a Boulogne-sur-Seine l'11 maggio 1927, a soli quarant’anni.

In alto: Juan Gris “Natura morta con piatto di frutta e mandolino” 1919, qui di seguito il logo di Google in versione cubista.
Biografia tratta da wikipedia.it


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_news: VAN GOGH riscoperto - Sotto il vaso di fiori si nascondono due lottatori

Soltanto da pochi giorni il Kroller-Müller Museum, nel villaggio olandese di Otterlo, ha scoperto di possedere un "nuovo" dipinto di Vincent Van Gogh; anzi, a voler essere precisi, i dipinti sono due ed andranno ad accrescere una collezione già considerevolmente ricca delle opere del genio che, nella seconda metà del XIX secolo, lasciò un'impronta indelebile nell'arte non soltanto nordeuropea ma di tutto il mondo occidentale. In verità, il museo privato possedeva quella meravigliosa "Natura morta con fiori di campo e rose" dal lontano 1974: la grossa tela (un'altezza di un metro per una larghezza di circa 80 centimetri) era stata acquistata all'epoca come attribuita ad un pittore anonimo, sebbene già allora numerosi esperti sospettassero che si trattasse proprio di un autentico Van Gogh. Quello che non convinceva del tutto gli studiosi erano due elementi: la firma posta insolitamente in alto a destra e l'inusuale grandezza del quadro, due aspetti fortemente incongruenti con la restante produzione del pittore olandese, secondo gli storici dell'arte.

Le indagini alla ricerca del vero autore - Un enigma vero e proprio che, per poter essere risolto, ha avuto bisogno delle approfondite analisi e di quelle indagini degne del miglior detective che gli studiosi di arte sono soliti condurre in casi come questi: si è pensato così di ricorrere alla radiografia per scoprire se quell'opera, che nel 2003 era stata ancora una volta attribuita ad un "anonimo", potesse in realtà vantare un autore tanto celebre. Già nel 1998 si erano individuati i profili di due uomini, segreto celato dai colori e dalle forme di quei fiori appassiti, ma grazie alle nuove tecnologie è stato possibile compiere dei rilievi più accurati e precisi: attraverso la tecnica di scansione della macro-fluorescenza a raggi X, eseguita con l'elettrosincrotrone DESY nei laboratori dell'università di Amburgo, l'immagine dei due lottatori è diventata finalmente più nitida, svelando il grande arcano. La tela fu dipinta da Vincent Van Gogh e non è tutto: dei Lottatori conosciamo persino l'anno, il 1886, appena quattro anni prima della tragica morte del suo autore.

Tracce nel passato dei due "nuovi" dipinti - Alla fine del 1885, infatti, il pittore olandese si era trasferito dal piccolo centro di Neunen verso Anversa, dove rimase per i primi mesi dell'anno successivo, fino a decidere di spostarsi verso la Francia: risale al tempo della sua permanenza nella città olandese una delle tante epistole all'indirizzo del fratello Théo, in cui il giovane artista chiede un aiuto in denaro che gli consenta di acquistare una tela sulla quale aveva intenzione di ritrarre proprio due lottatori, secondo le modalità che l'École des Beaux-Arts di Anversa suggeriva ai propri allievi. Successivamente, fatto assai frequente tra i pittori per ragioni economiche, Vincent Van Gogh avrebbe deciso di coprire con una seconda opera la prima; il che spiegherebbe quelle dimensioni così abbondanti di un quadro in verticale che copre il precedente disegno sviluppato orizzontalmente. Definitivamente, dunque, quel "dipinto nascosto" è stata la chiave per risolvere il giallo artistico: ed ora il mondo si trova ad ereditare due "nuove" opere del folle genio Vincent Van Gogh.

Nell'immagine in alto la versione finale del dipinto con i fiori, qui di seguito la radiografia che mette in mostra i due lottatori.
News tratta da www.fanpage.it


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_news: All'asta la REGGIA di CARDITELLO - Quando il patrimonio artistico culturale va in vendita


Sono ore decisive per il destino della Reggia borbonica di Carditello, il gioiello dell'architettura settecentesca che sorge a San Tammaro, nella piana casertana. Abbandonata e saccheggiata 1, la residenza voluta da Ferdinando IV per sé, come casina di caccia e come azienda agricola modello, potrebbe essere venduta all'asta il 15 marzo. Il prezzo è quasi irrisorio: 15 milioni per un capolavoro affrescato da Jakob Philip Hackert e al quale, uno dopo l'altro, hanno rubato tutti i pilastrini di marmo delle balaustre, oltre ai gradini delle scalinate, ai camini e agli stemmi. La zona è presidiata dalla camorra (Casal di Principe è a pochi chilometri) e la reggia potrebbe far gola per ripulire un po' di quattrini.

Circolano però anche altre voci, del tutto diverse e non si sa quanto fondate. Interessata all'acquisto si dice sia Cristiana Coppola, figlia di Cristoforo, uno dei protagonisti della disastrosa avventura del Villaggio Coppola, la città interamente abusiva sorta negli anni Sessanta sul litorale domiziano. Cristiana Coppola, che opera nel settore del turismo e dell'edilizia, è anche vice presidente di Confindustria. Vere o meno che siano le ipotesi, resta che un patrimonio d'arte, di
proprietà di un ente regionale oberato dai debiti (il Consorzio di bonifica del Basso Volturno) potrebbe essere ridotto a resort di lusso, quindi sottratto a ogni fruizione pubblica. O diventare una sala per matrimoni. L'asta è stata decisa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che ha in custodia la reggia e che impedisce a chiunque di entrare (ma i ladri non si son fatti mai problemi). I proventi dovrebbero finire nelle casse di una società di recupero crediti del Banco di Napoli, che ora è Banca Intesa. Fino all'ultimo la Soprintendenza ha cercato di bloccare la procedura, ma il Tribunale ha respinto il suo ricorso.

Nei giorni scorsi il sindaco di San Tammaro, Emiddio Cimmino, ha iniziato uno sciopero della fame negli uffici del Comune, rivolgendo un appello a tutte le forze politiche. "Non mi muovo da qui, fino a che il presidente della Regione Stefano Caldoro non prenderà un provvedimento definitivo", dice il sindaco. Ma Caldoro e la sua giunta non danno segni di vita. Eppure, segnala il consigliere del Pd Nicola Caputo, "3 milioni di euro sono stati stanziati per l'acquisizione della reggia". Ma ne servono almeno altri 6 perché la società di recupero crediti si dichiari soddisfatta, stando a un intesa raggiunta anni fa. "È stata proposta anche l'istituzione di una Fondazione", aggiunge Caputo, "che dovrebbe poi gestire la reggia". Ma la Fondazione è solo sulla carta, senza un euro stanziato.

Intorno alla reggia e alla sua salvaguardia si muovono molte iniziative. Sono impegnate le organizzazioni ambientaliste (nei giorni scorsi è stato lanciato un altro appello da Italia Nostra), i comitati di cittadini. Una petizione promossa su Facebook dall'associazione Orange revolution ha raggiunto quasi seimila firme. La stessa associazione sta cercando di sensibilizzare migliaia fra Comuni, Province e Regioni, soprattutto dell'Italia meridionale, affinché stanzino una cifra anche simbolica per consentire l'acquisizione della reggia, avviando poi un progetto per il suo restauro e la sua fruizione. "Dopo aver inviato il nostro appello alla soprintendente di Caserta e non aver ottenuto neanche una risposta, ci rivolgeremo al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio e al ministro dei Beni Culturali, affinché sia emesso un provvedimento urgente per salvare la reggia", dice Raffaella Forgione di Orange revolution.

Il tempo stringe per sottrarre la reggia a un destino solo speculativo. Se dovesse andare deserta l'asta di domani, un'altra verrebbe fissata di lì a qualche settimana. Intanto non si arresta il degrado dell'edificio e delle sue decorazioni. L'acqua penetra dai tetti sfondati, impregnando i muri. Dopo i saccheggi degli ultimi mesi è stato istituito un servizio di vigilanza. Ma i controlli sono sporadici. E la residenza borbonica resta alla mercè di chiunque la voglia saccheggiare.

Articolo di FRANCESCO ERBANI tratto da repubblica.it

AGGIORNAMENTO

CASERTA- L’asta per la vendita della Reggia di Carditello è andata deserta ancora una volta. Nuova data, «con incanto», fissata per il 29 marzo alle 12. Si parte sempre da 15 mila euro e se non ci saranno offerte il prezzo sarà ancora ribassato (1/4 della base d’asta). Stamattina, giovedì, alle nove al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il giudice Colandrea non ha trovato nessuna proposta sul suo tavolo e ha disposto il rinvio. Inoltre ha fatto sapere che è stata rigettata anche l’opposizione presentata dal ministero dei Beni culturali.

Da http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it di Rocco Sessa

Nell'immagine in alto e qui a seguire foto della Reggia e del suo stato di conservazione attuale.









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_news: POMPEI - Ancora danni causati dal maltempo


NAPOLI - Nuovo crollo nel parco archeologico di Pompei. Il forte vento che per quasi tre giorni ha flagellato l’area degli scavi di Pompei ha provocato nuovi danni nella domus della Venere in conchiglia e in quella di Loreio Tiburtino. Nel primo caso, le raffiche hanno causato il distacco, in due punti della stessa stanza, dell’intonaco colorato delle zoccolature; si tratta di pochi centimetri quadrati. In un caso, l’area danneggiata presentava, su fondo nero, una bella pianta con foglie di palma, color verde chiaro; il secondo danno riguarda un riquadro, a fascia, di colore rosso, nell’angolo destro del locale, prossimo alla grande parete con l’affresco raffigurante la Venere in conchiglia.
L’altro danneggiamento ha interessato l’area del giardino della casa di Loreio Tiburtino, già chiusa per un crollo il 22 dicembre scorso: qui il vento ha divelto una grata di legno, lunga circa quindici metri, realizzata negli anni passati per sostenere e ricostruire il pergolato dell’area verde così come era in antico.
Intanto è stata presentata presso il Centro di cultura italiana di New York, gestito dalla Fondazione "Generoso Pope", l'idea - progetto del nuovo Parco Archeologico di Pompei.All'inaugurazione della mostra "Pompei rivive" erano presenti l'assessore regionale alle Autonomie Locali Pasquale Sommese, in rappresentanza del presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e il sindaco di Pompei Claudio D'Alessio.
"La presentazione in una sede internazionale così prestigiosa – ha detto l'assessore Sommese – si inserisce all'interno della scelta strategica che il Comune di Pompei, la Regione Campania, il Ministero dei Beni culturali e gli imprenditori privati intendono sostenere per coniugare il rilancio degli studi archeologici con l'integrazione delle aree periferiche, attraverso politiche di tutela attiva del territorio. Si tratta di una idea ambiziosa, che può ulteriormente stimolare gli interessi dei finanziatori stranieri", ha concluso l'assessore Sommese."Il Parco – ha aggiunto il sindaco D'Alessio – con i suoi molteplici contenuti (archeologia, agricoltura, sperimentazione ed accoglienza), rappresenta una importante occasione di rilancio dell'economia pompeiana. Lo sosterremo fino in fondo, consapevoli che attraverso questa idea passa il futuro sviluppo della città e di tutto il territorio."Sabato prossimo, 17 marzo, l'iniziativa sarà presentata alla stampa con una conferenza che si terrà alle ore 12 presso il Comune di Pompei.

Tratto da il giornaledellarte.com e napolivillage.com

Nell’immagine in alto la recinzione divelta dal vento e qui sotto gli affreschi crollati


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_news: Getty Museum - Tornano in Grecia tre reperti archeologici

Continuano le restituzioni da parte del Getty Museum di Malibù all’Europa.
Questa volta a riappropriarsi di pezzi archeologici trafugati è la Grecia, che si vede restituire due frammenti di una stele funeraria del V sec. che raffigurano una donna seduta ( e che andranno a ricongiungersi ad un terzo frammento già in Grecia) e una lastra di marmo con un iscrizione religiosa di 65 righe, mettendo così fine ad anni di controversie legali in quanto ritenuti dalle autorita' greche reperti trafugati e rivenduti illegalmente dal territorio ellenico.

Anche in questo caso non è la prima volta che il Museo Californiano restituisce alla Grecia reperti trafugati, in passato erano tornati in Grecia una corona funeraria in foglie d'oro di epoca ellenistica proveniente dalla Macedonia, una «Kore» in marmo pario databile ante V secolo a.C., un bassorilievo del VI secolo a.C. proveniente dall'isola egea di Thasos e una stele con iscrizioni del IV secolo a.C. originaria della Beozia.

Queste restituzioni da parte del Museo californiano fanno parte di un accordo con la Grecia che garantisce uno scambio culturale fatto di prestiti di opere antiche e la collaborazione per la lotta contro il traffico di reperti esportati e commercializzati illegalmente.

Nell’immagine i frammenti della stele funeraria restituita.

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_news:Rubens, Guido Reni e Van Dyck – Recuperati dopo 41 anni

Roma, 8 mar - Trentasette dipinti, di epoca compresa tra il XIII secolo e il XIX secolo, del valore di 7,5 milioni di euro, firmate, fra gli altri da Rubens, Reni, Van Dyck, Giordano e Poussin. E' il nuovo, consistente, 'bottino' messo a segno dai Carabinieri del Reparto Tutela Patrimonio Culturale di Roma, che hanno recuperato alcuni beni provenienti da un furto compiuto nella Capitale nel 1971. I dipinti, rubati ad un imprenditore romano ora scomparso, erano in origine 42.
A mancare all'appello, dunque, sono ancora 5 opere.
L'operazione è partita dalla verifica su alcune opere d'arte riprodotte nel catalogo di una casa d'aste, che le avrebbe battute nella prima decade di febbraio, eseguita tramite la Banca Dati dell'Arma sui beni culturali sottratti illecitamente. Opere messe in vendita da una donna cinquantunenne che, nel tempo, le aveva acquistate insieme al marito e che ora saranno riconsegnate agli eredi del vero proprietario. Le indagini hanno permesso, grazie anche alle perquisizioni eseguite a carico della donna, di recuperare la quasi totalità del bottino. La cinquantunenne, M.F, è stata denunciata a piede libero all'Autorità Giudiziaria con l'accusa di ricettazione. E, naturalmente, sono in corso indagini per localizzare i dipinti mancanti. "Si tratta -ha spiegato il tenente colonnello Raffaele Mancino, comandante del Reparto Operativo- di uno dei più importanti ritrovamenti, nel campo dell'antiquariato, degli ultimi 2 o 3 anni. E significa, soprattutto, che i Carabinieri non mollano mai la presa anche dopo 41 anni. Questi risultati sono il frutto di un lavoro sinergico tra la verifica dei dati e le indagini operative".
"Un recupero eccezionale - ha aggiunto Rossella Vodret, soprintendente per il Polo Museale di Roma- che contiene dei capolavori importanti ma anche opere meno significative dal punto di vista storico-artistico". "Su tutte, di particolare rilievo sono -sottolinea Vodret- un dipinto di Guido Reni raffigurante Giuditta e Oloferne, un Rubens che raffigura un Cristo in Croce (nella foto a lato), presentato nella classica iconografia giansenista con le braccia rivolte verso l'alto e non aperte secondo la tradizione cattolica.
E' rilevante anche una tavoletta di scuola toscana attribuita a Taddeo Gaddi in cui viene presentata la Crocefissione.
Opere nelle quali, in molti casi, l'attribuzione è però incerta e va ulteriormente verificata".
Tra gli altri dipinti spiccano, peraltro, una coppia di olii su tela del XVII sec. attribuiti al pittore Luca Giordano, raffiguranti paesaggi campestri, un olio su tela, di Giuseppe Ruoppolo (1631-1710) in cui viene presentata una natura morta, un olio su tela di Andrea Meldolla, detto Lo Schiavone, (1510-1563) nel quale campeggiano Venere e amore e un paesaggio lacustre con soldati di Salvator Rosa (1615-1673). A spiccare, infine, è un olio su tela di Antoine Van Dyck in cui viene presentato il ritratto di un cavaliere e un olio su tela che raffigura il battesimo di Cristo del francese Nicolas Poussin.

News tratta da www.adnkronos.com

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_varie: And the Oscar goes to... Meryl Streep!


E' considerata l'Attrice con l' "A" maiuscola. La più grande vivente.
Lei, che ha reso il cinema un'arte, ogni interpretazione un'esperienza unica, ogni film un momento indimenticabile, vince quest'anno il suo terzo Oscar.
Dopo 17 nomination (record assoluto), anche se con qualche giorno di ritardo, le dedico un post, perché ogni suo film mi ha fatto sognare, merito della bravura di farci vivere emozioni, come solo lei ha saputo fare.
Ci ha fatto piangere più di una volta, dalla "Scelta di Sophie" ai "Ponti di Madison County", ridere con "La morte ti fa bella" e "Mamma mia", sognare con "La mia Africa" e "La casa degli spiriti", riflettere con "The Manchurian Candidate" e "The Iron Lady", ma senza dimenticare "Kramer contro Kramer", "il Diavolo veste Prada", "La stanza di Marvin", "The Hours", "She-Devil", "Il dubbio", "Ballando a Lughnasa", ...
Indimenticabile anche nel suo discorso di ringraziamento, che parte ironica dicendo "Appena hanno nominato il mio nome ho pensato che mezza America dicesse: o mio Dio, perché? lei.... ancora..." (meravigliosa!) e poi con le lacrime agli occhi lo dedica al marito, compagno di una vita, e al make-up artisti che la segue da sempre in ogni film.
Finalmente un Oscar che consacri ulteriormente la sua bravura, ineguagliabile; un premio che negli ultimi anni è andato un po' sbiadendosi, oggi riprende luce e importanza.
Congratulazioni Meryl! Cento di questi Oscar!






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_news: Navi romane a Pisa: bene dell’UNESCO?

Pisa - ''Ci sono tutti i presupposti per chiedere che l'area archeologica degli scavi delle navi romane nell'elenco dei beni Unesco''. Lo ha detto Nicola Bono, ex sottosegretario ai beni culturali, e membro della commissione Unesco Italia dopo il sopralluogo nel cantiere di San Rossore a Pisa, insieme al direttore della campagna di scavi Andrea Camilli e al presidente della Provincia di Pisa, Andrea Pieroni.
''Si tratta di un'area archeologica di sedime portuale - ha aggiunto Bono, che e' anche responsabile del settore turismo e cultura dell'Unione Province Italiane - che ha evidenziato reperti che si snodano attraverso vari secoli ed è quindi un unicum nel suo genere. Nel convegno organizzato a questo scopo dalla Provincia di Pisa, verificheremo i percorsi tecnico-operativi per avviare la pratica, che ha un sua problematicita', ma ha certamente un obiettivo che merita di essere perseguito''.
Intanto il recente finanziamento di 4 milioni di euro, ha sottolineato Pieroni, ''consentira' la ripresa della campagna di scavi e l'inizio dell'allestimento degli spazi museali agli Arsenali medicei e anche questi aspetti saranno affrontati nel corso del convegno di domani con la prospettiva di una gestione adeguata e di un percorso condiviso tra ministero ed enti locali''.

News tratta da lanazione.it

Nell’immagine una visione degli scavi

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_news: L' "URLO" di Munch all'asta da Sotheby's

Il capolavoro di Edvard Munch andrà all’asta il 2 maggio a Londra da Sotheby' s e viene annunciato come uno degli avvenimenti dell’anno.
L’ “Urlo” è considerato una delle opere più famose della storia dell’arte, insieme alla “Gioconda” di Leonardo e alla “Marilyn” di Andy Warhol.
Delle quattro versioni dell’opera, tre sono di proprietà dei musei norvegesi: una è del 1893, realizzata a tempera e matita su tavola, conservata alla Nasjonalgalleriet di Oslo; un pastello su tavola di 74x56 cm sempre del 1893, ritenuto uno schizzo preliminare per l’opera e conservato al Munchmuseet, insieme ad un'altra versione più tarda del quadro, che si suppone sia stata terminata nel 1910 (realizzata a tempera e olio su tavola, misura 83,6x66 cm).Questa rappresenta quindi l’unica versione ancora in mano privata.
Eseguita nel 1895, misura 79cm per 59cm ed è un pastello su tavola e proviene dalla collezione privata di Petter Olsen, l'uomo di affari norvegese il cui padre era amico nonché vicino di casa e mecenate di Munch, che ha dichiarato che i proventi dell’opera serviranno per finanziare la costruzione di un nuovo museo, che aprirà in coincidenza con il 150mo anniversario della nascita del pittore nel 2013.
La vendita dovrebbe partire da una base d’asta di 80milioni di dollari, ma gli esperti di Sotheby’s hanno grandi aspettative visto che verrà esposta prima dell’asta nella sede di Londra e poi a New York.

Nell'immagine l'opera che andrà all'asta

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_news: Clamoroso furto nel Museo Archeologico di Olimpia – Rubati 60 reperti

ATENE – Ancora un furto di enorme valore all’interno degli istituti museali greci.
Dopo quello subito dalla Pinacoteca Nazionale di Atene il 9 gennaio, dove vennero trafugate una tela di Picasso, una di Mondrian e un disegno del 17esimo sec. di Guglielmo Caccia, è la volta del Museo Archeologico di Olimpia.
Ben 60 reperti, per lo più statuette e oggetti in bronzo e terracotta, sono stati trafugati questa mattina durante i primi momenti di apertura del museo. Secondo la ricostruzione, due malviventi armati e col volto coperto da un passamontagna hanno spaccato una vetrata e si sono introdotti nel museo, e dopo aver imbavagliato un’impiegata hanno fatto “razzia” dei reperti presenti nelle sale.
Al momento gli esperti del museo stanno calcolando il valore della merce trafugata, che molto probabilmente verrà venduta e dispersa nel mercato nero se gli agenti della finanza non riescono e fermare e trovare la refurtiva in tempo.
Il furto ha inoltre ha portato alle dimissioni del ministro della Cultura Pavlos Geroulanos, sulle quali si dovrebbe pronunciare a breve il primo ministro Lucas Papademos.

Nell’immagine una delle sale del museo

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_news: VANDALISMO - Distrutte due tombe sannitiche a Santa Maria di Capua Vetere -CE-

Una ragazzata, un gesto senza alcuna motivazione logica e senza alcuna finalità, come sottolineato a caldo dall'archeologa de La Sapienza Elisabetta Vitale, o una violenta rivalsa camuffata da atto vandalico, nel cui mirino si è voluto colpire il patrimonio storico e archeologico di Santa Maria Capua Vetere?

È accaduto tutto in una notte, quella tra il 23 e 24 gennaio 2012, quando un gruppetto non identificato, approfittando dell'oscurità, è penetrato all'interno del Sito Archeologico dell'Anfiteatro Campano, a Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta (a tal proposito risulteranno utili alle indagini le riprese delle telecamere poste a controllo dell'area, sorvegliata di notte da tre custodi che però non hanno notato nulla) e ha usato un tubo antincendio per colpire ripetutamente alcune tombe di epoca sannitica, databili al IV secolo avanti Cristo, danneggiandone gravemente due.

Paragonabili per importanza storica alle più celebri tombe di Paestum, la più famosa è quella del Tuffatore conservata al Museo Archeologico Nazionale di Paestum, le tombe sannitiche sono un'eccezionale testimonianza della classe aristocratica campana. Sono dei monumenti funerari in pietra di tufo, detti a semi camera, perché composte da lastroni e da una copertura a spiovente, dipinti all'interno con scene evocative come il ritorno del guerriero.

Da qualche decennio erano state sistemate all'interno del recinto archeologico, ai margini del possente Anfiteatro Campano, il secondo anfiteatro più grande dell'Impero romano, reso celebre da Spartaco e dalla scuola gladiatoria di Capua, per abbassarne la soglia di rischio di degrado, ma da indiscrezioni risulta che lo sfregio compiuto a colpi di spranga abbia fatto perdere irreversibilmente gli affreschi che non potranno essere restaurati.

Ma ritorniamo alla domanda iniziale che però prevede una premessa sugli autori dello scempio. Se si è trattato di un atto vandalico la responsabilità ricadrebbe sui "soliti ignoti", fantomatici ragazzacci, annoiati ed in cerca di popolarità - dati i tempi il range sarebbe così vasto che sarebbe più facile cercare un ago in un pagliaio -. Ma se già a caldo l'Assessore alla Cultura Mario Tudisco, sollecito nell'inviare un esposto/denuncia al procuratore della Repubblica Corrado Lembo, ha escluso l'ipotesi di una ragazzata in quanto "per le modalità con cui si è consumato tale scempio si può escludere una bravata, tale gesto deleterio rappresenta un nitido campanello di allarme per chi a cuore la tutela e la salvaguardia dei nostri monumenti!", forse la soluzione va cercata nei recenti fatti di cronaca.

È del novembre 2011 la notizia dell'arresto di 28 esponenti del clan dei casalesi -nonché di un ex consigliere comunale- accusati tra l'altro di commercio clandestino di opere d'arte. E così spunta l'ipotesi, circolata incessantemente tra i blog, che lo sfregio sarebbe un'azione punitiva nei confronti della nuova amministrazione più intransigente nel controllo dei trasporti sul territorio.

Intanto il popolo civile e non violento è sceso subito in campo per manifestare il proprio sdegno per un atto tanto ignobile. Il 4 febbraio 2012 in Piazza Adriano, la piazza antistante l'Anfiteatro, si è svolta la protesta DifendiAMO il passato - L'Università in campo a tutela dei Beni Culturali contro l'atto vandalico fatto ai danni delle tombe sannitiche dell'Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, un'iniziativa promossa da un folto gruppo di studenti della facoltà di Lettere e Filosofia di Santa Maria: Margherita Di Niola, Marianna Dubbioso, Benedetta De Rosa, Fabio Di Nozzo Carbone, Gabriele Barone ed i fratelli Oreste e Giusy Miele, desiderosi di dare il loro contributo per la salvaguardia dei Beni Culturali.

Articolo di MARCELLO MOTTOLA tratto da www.agenziaradicale.com

Qui di seguito il comunicato per la manifestazione di che si è tenuta sabato 4 febbraio:

SANTA MARIA CAPUA VETERE - Il vile ed ignobile atto criminoso perpetrato ai danni delle tombe sannitiche del IV secolo a.C. all'interno dell'Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere nella notte tra lunedì 23 e martedì 24 gennaio ad opera di ignoti è un pericolosissimo sintomo della deriva vandalistica e barbarica che ormai da anni caratterizza Terra di Lavoro, una provincia già dilaniata da fenomeni devastanti come la camorra, la corruzione, la costante emergenza rifiuti.Ciò che è successo ha lasciato sgomenti e turbati tutti : studenti, addetti ai lavori, cittadini, politici. Da anni assistiamo ai frequenti atti vandalici che hanno preso di mira la Reggia di Carditello, antica tenuta reale dei Borboni, che ad oggi ormai non è che un cumulo di cemento e stucco, depredata di tutto ciò che aveva un enorme, inestimabile valore. Adesso la paura è che la spirale di vandalismo, anzi di microcriminalità, possa riversarsi impetuosa sull'unico vanto di cui la città di Santa Maria Capua Vetere ancora può fregiarsi : l'Anfiteatro Campano, inferiore in dimensioni solo all'Anfiteatro Flavio di Roma, meglio conosciuto come Colosseo.Non possono esserci parole per spiegare o comprendere la funzionalità del gesto che l'ignoranza, perché di ignoranza stiamo parlando, ha compiuto, distruggendo tre tombe a camera di epoca sannitica, comunemente indicate dai bambini come "spogliatoi dei gladiatori".Per questo motivo noi studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia, che ha la sua sede storica nel complesso di san Francesco, a due passi dall'Anfiteatro, abbiamo deciso di mettere in atto un'iniziativa che vuole coinvolgere tutta l'opinione pubblica, dai bambini agli esponenti politici, alle associazioni, ai cittadini di Santa Maria Capua Vetere e a tutti i cittadini italiani e non. Non deve passare inosservato lo scempio a cui stiamo assistendo. Non hanno distrutto solo "quattro pietre'", come di solito si dice quando ci si riferisce ad un monumento antico. Hanno violato la nostra Storia, hanno lacerato il tessuto che tiene unito il nostro presente con il nostro passato, un passato di fasto e gloria come quello dell'antica Capua. Sabato 4 Febbraio 2012 il corpo studentesco della Facoltà di Lettere e Filosofia di Santa Maria Capua Vetere manifesterà, con la presenza del corpo docente, dei cittadini, degli esponenti politici e delle associazioni culturali cittadine, provinciali e nazionali, con un corteo che avrà inizio nella piazza antistante l'Anfiteatro (p.zza I Ottobre, detta altrimenti p.zza Adriano) e che si dirigerà verso la struttura monumentale, per dar voce allo sdegno e alla rabbia di una città intera, di una provincia intera, di una nazione intera. Soprattutto noi studenti di Lettere e di Conservazione dei Beni Culturali ci sentiamo profondamente offesi dall'attacco criminoso ad una testimonianza storica e culturale, patrimonio dell'umanità intera, oggetto dei nostri percorsi di studio.Chiediamo dunque con forza e convinzione la Vostra partecipazione alla manifestazione di sabato 4 Febbraio, che avrà luogo a partire dalle ore 11 nella piazza su indicata. Abbiamo deciso di dare un nome all'iniziativa : "DifendiAMO il passato - L'Università in campo a tutela dei Beni Culturali".Riteniamo sia doveroso che un'Istituzione importante e prestigiosa come l'Università debba alzare la propria voce di fronte a fenomeni del genere. La cultura non è qualcosa di astratto. La Storia non è affatto qualcosa da osservare da lontano, con noncuranza e indifferenza. Il passato dev'essere difeso con gli artigli, vissuto col cuore, conservato con cura, perché la testimonianza della sua Storia è quanto di più prezioso l'uomo possa avere.Vi aspettiamo, non mancate. DifendiAMO il Passato, difendiAMO la nostra Storia.

Nelle immagini le tombe vandalizzate


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_news: NEVE - Crolli nelle chiese del centro Italia

Oltre agli innumerevoli disagi creati alla popolazione e all’agricoltura, la neve mette in stato di allarme anche la sovrintendenza e il patrimonio artistico italiano.
Ha Urbania, nella navata centrale del Santuario del Santissimo Crocifisso, si è creato uno squarcio dovuto al peso della neve accumulata nei giorni passati. All’interno della chiesa è conservato un bellissimo quadro raffigurante una “Madonna con bambino” di Federico Barocci del 1605/12 (vedi foto a lato), che è stato prontamente portato in salvo, commenta l’assessore al Turismo e Istruzione di Urbania Giulio Fantoni: “E’ venuto giu’ tutto, ma abbiamo fatto in tempo a spostare le opere d’arte e gli arredi in un luogo sicuro”.
Sempre ad Urbania è stata chiusa l’ala della sala del Trono di Palazzo Ducale dopo alcune infiltrazioni d’acqua, e per precauzione sono stati spostati i due preziosi globi cinquecenteschi di Gerardo Mercatore e la collezione di incisioni.
Ad Urbino invece, dopo che nella giornata di sabato si è depositato un altro metro di neve, all’interno del complesso cinquecentesco dei Cappuccini è crollata la volta della Chiesa: i metri di neve accumulati hanno abbassato le capriate della volta in mattoni.
Nuovo crollo del tetto nella Chiesa della Collegiata, già parzialemte caduto la settimana scorsa, a Carpineto Romano, in provincia di Roma. La neve avrebbe sfondato in due punti il tetto sopra l’ufficio della sacrestia e al momento sarebbe trattenuta dalla controsoffittattura della volta interna. Ora il timore, fanno sapere il parroco don Giuseppe e il sindaco Quirino Briganti, è per le opere d’arte conservate all’interno della Collegiata e della Chiesa di San Michele Arcangelo, anche questa danneggiata dalla neve.
Tutte le operazioni vengono svolte con il coordinamento delle Soprintendenze ai beni monumentali e artistici: ma a Urbania, Urbino e negli altri comuni c’e’ ‘grande preoccupazione” per la tutela di un patrimonio inestimabile come quello che punteggia le chiese e i palazzi storici del Montefeltro, sommerso da 3-4 metri di neve.

Emiliano S.

News tratte da ilmetauro.it, eccolanotiziaquotidiana.it e meteoweb.eu

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_news: Morto a Parigi Robert Hecht, tra i più accusati commercianti d'arte

Parigi. È morto all’età di 92 anni nella capitale francese l’8 febbraio.
Robert Hecht verrà ricordato da alcuni come uno dei più importanti commercianti di antichità archeologiche mondiali, ma dai più, come uno dei peggiori trafficanti illegali impuniti che ha depredato il nostro territorio.
Le sue vicende hanno riempito pagine intere di giornali e coinvolsero alcuni dei più importanti musei di tutto il mondo.
La sua fama internazionale incominciò negli anni ’50 con la dispersione della collezione di Ludwig Curtius, ex direttore dell’ Istituto archeologico tedesco di Roma, per crescere sempre più negli anni ’60. Negli anni settanta era una figura di primissimo livello e moltissimi collezionisti e musei, tra i quali il British Museum, il Louvre, il Metropolitan, la Ny Carlsberg Glyptotek, il Museum of Fine Arts di Boston, acquistarono da lui alcuni capolavori di arte archeologica.
Contemporaneamente iniziarono i primi problemi con le istituzioni, quando incominciarono a girare voci sulla presunta illegale  provenienza di alcuni reperti italiani e l’esportazione illecita di monete turche, ma nel 1972 con  la vendita al Metropolitan Museum di New York del famoso cratere di Eufronio per la cifra (all’ora record) di 1 milione di dollari, incominciarono le prime serie accuse e denuncie da parte dello stato italiano, che portarono dapprima all’esilio dall’Italia e dopo 15 anni all’amnistiato in Cassazione.
Nonostante il processo non portò a una prova certa della provenienza italiana del vaso, la testimonianza di un tombarolo (si vociferava che fornisse lui stesso ai tombaroli le seghe elettriche per staccare i reperti e gli affreschi dagli scavi illeciti) e le pressioni dello Stato Italiano, fecero rientrare il vaso (dal 2008 al Museo etrusco di Villa Giulia) insieme al altri reperti, come l’eccezionale Tesoro degli argenti di Morgantina, anch’esso trafugato e rivenduto con la collaborazione di Hecht ed esposto per anni al Met.
Nel 2005 tornò sotto processo con Marion True, per le opere comprate e vendute illegalmente al Getty Museum di Los Angeles ed oggi rientrate in Italia, ma anche in questo caso la sua figura restò impunita visto che il processo cadde in prescrizione per scadenza dei tempi procedurali nel 2012.
Si vantava di non aver mai passato un minuto in cella e lui stesso diceva: «Una cosa può essere stata scavata 100, o 4 anni fa, che ne so io?», e «Se un vaso è greco può provenire da mille siti, perché deve essere per forza italiano?».

Emiliano S.

Nell’immagine in alto Robert Hecht durante il “processo Getty” a Roma (Photo: Alessandra Tarantino/Associated Press)

Il famoso Cratere di Eufronio del 515a.C. creato dal ceramista Euxiteo e dipinto dal ceramografo Eufronio nello stile della ceramiche a figure rosse, ora al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, Roma

Gli Argenti di Morgantina, III sec. a. C., provenienti da Morgantina, restituiti alla regione Sicilia

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_news: Spariscono Klimt e Schiele - Museo di Linz sotto accusa

Linz (Austria). La Neue Galerie non trova più quattro opere che le erano state date in comodato da una collezionista nel 1951. Ora gli eredi della donna chiedono un risarcimento milionario.

L’atto venne formalizzato l’11 gennaio 1951, su carta intestata della Neue Galerie der Stadt Linz, con la firma dell’allora vicedirettore Walter Kasten.
Una collezionista, il cui nome appare nella ricevuta, aveva deciso di dare in comodato quattro opere «sotto vetro e incorniciate» alla pinacoteca di Linz: il disegno di Klimt «Zwei Liegende», e di Schiele l’acquarello «Junger Mann», il dipinto «Tote Stadt» e il disegno «Paar».
Ora quel foglio è diventato la prova principale di un processo che ha preso le mosse nel capoluogo dell’Alta Austria.
Il motivo: quelle opere non si trovano più, la qual cosa è stata scoperta quando gli eredi della donna, moglie di un avvocato di primo piano della città, attivo anche a livello istituzionale negli ambienti del mondo dell’arte di Linz prima dell’avvento di Hitler, hanno chiesto di riavere le opere.
Per il disegno «Paar» i giudici hanno già assegnato l’estate scorsa agli eredi un risarcimento di 100mila euro. Ora la battaglia dei legali si è spostata sulle altre tre opere, per le quali sono stati chiesti 6,25 milioni di euro di risarcimento.
Il legale della città, Bruno Binder, intende far valere il fatto che la Neue Galerie è divenuta comunale (ed ora la collezione è esposta al Lentos Museum of Modern Art sempre a Linz -vedi foto-) solo più tardi e che dunque non vi sarebbe alcuna responsabilità da parte della municipalità. Inoltre, sostiene Binder, la ricevuta non indica se le opere erano autentiche.
I tentativi di un accordo stragiudiziale sono falliti. La prossima udienza a marzo, con nuove prove.

Articolo di Flavia Foradini tratto da ilgiornaledellarte.com

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_news: Pagato in azioni di Facebook, il graffittaro David Choe ora è milionario

Nel 2005 David Choe (nella foto), un pittore e graffittaro californiano all’epoca ventinovenne, accettò di essere pagato con azioni di una piccola azienda di Palo Alto, nella Silicon Valley, per dipingerne un ufficio. Quell’azienda era Facebook. Dopo la presentazione di ieri dei documenti per la quotazione in borsa da parte del social network, il New York Times calcola che Choe potrebbe incassare circa 200 milioni di dollari per la sua fetta di azioni. Il suo graffito da solo potrebbe raggiungere il record d’incasso di una serie di opere di Damien Hirst, battute all’asta da Sotheby’s nel 2008 per un totale di 200,7 milioni di dollari.

Lo sbarco di Facebook a Wall Street, previsto per la prossima primavera, creerà degli autentici miliardari per caso, come titola il libro di Mezrich Ben che racconta la creazione dell’impresa e da cui è stato tratto il film Social Network. La fortuna inaspettata per Choe arrivò quando Sean Parker, creatore di Napster e all’epoca presidente di Facebook, gli chiese di scegliere tra azioni e alcune migliaia di dollari per decorare il suo ufficio. Choe, che, secondo il Times, riteneva Facebook piuttosto “ridicolo e insensato”, scelse comunque le azioni.

Non è stato il solo a fare la scelta giusta. Con una proiezione di raccolta inziale di 5 miliardi di dollari e un valore della società stimato tra 75 e 100 miliardi, le azioni di Facebook potrebbero valere 53 dollari l’una. Il fondatore, Mark Zuckerberg, ne possiede 533,8 milioni, per un valore potenziale di 28,4 miliardi. Tra chi ha creduto in Facebook, il primo investitore esterno alla compagnia, Peter Thiel, ha oggi 44,7 milioni di azioni, per un valore possibile di più di 2 miliardi di dollari. L’azienda di investimenti Elevation Partners di Bono, il cantante degli U2 vedrà ampiamente ripagato un investimento di 120 milioni fatto nel 2010. La direttrice Sheryl Sandberg possiede ora 1,9 milioni di azioni, ma potrebbe arrivare a 38,1 milioni, diventando la donna più ricca della Silicon Valley.

Per altri la fortuna arriverà del tutto per caso. Il padre di Zuckerberg, ad esempio, un dentista di New York, possiede due milioni di azioni, date come risarcimento per aver fornito capitale iniziale al figlio. E persino i nemici giurati di Facebook trarranno beneficio dall’Ipo. I gemelli Tyler e Cameron Winklevoss, gli olimpionici di canottaggio laureati ad Harvard che hanno denunciato Zuckerberg sostenendo che abbia rubato loro l’idea del social network, hanno ottenuto 1,2 milioni di azioni nel patteggiamento.

Articolo di Alessia Pirolo tratto da http://america24.com

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_news: riscoperta una nuova GIOCONDA - la copia del Prado uscì dalla bottega di Leonardo

La copia della Gioconda del Prado di Madrid (immagine a destra) proviene dalla bottega di Leonardo da Vinci e fu dipinta in parallelo all’originale esposto al Louvre (immagine a sinistra).

È quanto è emerso dal lungo restauro della prima opera che attraverso uno studio ai raggi infrarossi ha evidenziato come le correzioni dei due dipinti siano andati di pari passo. È probabile che un allievo di Leonardo abbia assistito il maestro mentre dipingeva l’opera e apportato le stesse modifiche alla sua copia. Una tesi sposata dai restauratori del Prado e dagli stessi esperti del Louvre.

La copia madrilena sarebbe da attribuire a due allievi di Leonardo: Andrea Salai, che ne fu anche amante, e Francesco Melzi. Finora si era ritenuto che l’opera fosse sempre di inizio ‘500, come l’originale, ma esterna alla bottega del maestro e forse neppure italiana, quindi di valore modesto. Queste nuove scoperte saranno presentata il 21 febbraio e poi la copia della Gioconda si unirà all’originale al Louvre per la mostra «La Sant’Anna di Leonardo» in programma dal 29 marzo al 25 giugno.

Articolo tratto da http://www3.lastampa.it

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_news: Tesori rubati e recuperati: tornano in Italia 322 reperti trafugati da scavi illeciti


ROMA - Continua la restituzione da parte degli Stati Uniti di opere vendute nel mercato internazionale da esportazioni illecite.

A spiccare questa volta sono due bellissime statue marmoree acefale (vedi foto sotto): una è la famosa statua della Dea Fortuna, alta 1 metro e 63cm, del II secolo d.C, rubata a Fiumicino 27 anni fa, mentre la seconda è un'affascinante divinità femminile (altezza 1,75 cm) del Isec. d.C. sottratta da uno scavo archeologico del Lazio, ritrovati dai Carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio culturale.
Le due statue, che verranno consegnate alla Direzione Generale dell'antichità del Lazio per essere collocate nel museo di Villa Giulia o in quello di Palazzo Massimo, furono acquistate nel 1986 dalla società statunitense Humana (per 500mila dollari) e dalla Galleria Merryl di New York. Sono state restituite spontaneamente allo stato italiano dopo che gli acquirenti hanno saputo della provenienza furtiva.
Gli altri manufatti recuperati (170 sottratti in Sardegna,Lazio e Puglia e 140 rubati in varie località d' Italia) arrivano da diverse istituzioni: quaranta reperti archeologici frammentati arrivano dal Metropolitan Museum di New York, riconducibili alla collezione privata di un cittadino americano deceduto, mentre da Princeton tornano 170 reperti, tra cui due pregevolissime statuette di donna rosa di provenienza canosina (una che suona il tamburello e l’altra la lira), un askos a forma di astragalo, un pathos a figure rosse e bianche illustrato con animali.
Da segnalare anche un bronzetto romano, alto 18 cm, risalente al I sec. d. C., conosciuto come la Venere di San Giovanni in Perareto, individuato, nei mesi scorsi, nella disponibilità di un gallerista antiquario ma rubato nel agosto 1962 presso il Museo Civico di Rimini, una pergamena antica, costituente un atto notarile del 1603 verosimilmente custodita nell’Archivio di Stato di Bari, di cui si erano perse le tracce sin dagli anni ’60 e un corredo funerario in bronzo, costituito da 2 collane, 5 bracciali, 1 fibula e vari pendagli, tutti di epoca compresa tra l’VIII ed il VII secolo a. C., consegnati spontaneamente, con la collaborazione del Consolato Generale d’Italia in New York, da un apprezzato artista contemporaneo americano.
Il valore complessivo dell'enorme quantità di reperti ( 322 pezzi tra bronzi, vasi, statue e stele) supera i 2 milioni di euro. Il ritrovamento delle statue arriva dopo un anno, il 2011, che ha visto la denuncia da parte dei carabinieri di otto gruppi criminali specializzati nel traffico e contraffazione di opere d'arte. Per Antonia Pasqua Recchia, segretaria generale del Mibac: «Si tratta di un risultato assai importante. Oggi vince la diplomazia della cultura, l'efficienza tecnologica e la collaborazione con altri Paesi». Federica Galloni, direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici afferma: «È importante che i reperti vadano in luoghi sorvegliati perché il Lazio è ricco di tesori, soprattutto archeologici, ma il problema resta il controllo e la tutela dei beni che possediamo».

Informazioni e testo da un articolo di Tina Lepri di http://www.ilgiornaledellarte.com e dal sito http://www.beniculturali.it


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_news: DAVID HOCKNEY e l' IPAD - in mostra a Londra la primavera creata con il tablet


Un Botticelli che usa l'iPad.
Cinquantadue quadri per dipingere la stagione più amata. Con il tablet. E' l'ultima performance del più grande pittore inglese vivente. Si può ammirare su una parete intersa della Royal Academy of Arts, che gli dedica una monografia.

LONDRA - La primavera in cinquantadue quadri: cinquantuno sono stampe, grandi un metro e mezzo l'una, ricavate da disegni fatti a mano con l'iPad, mentre il cinquantaduesimo è un dipinto ad olio grande quindici metri. Occupa una parete intera della Royal Academy of Arts, il museo londinese che ha inaugurato oggi per la stampa e apre al pubblico da sabato 21 gennaio (fino al 9 aprile) la nuova straordinaria esibizione di colui che è considerato (morto qualche mese fa Lucien Freud - l'unico a fargli concorrenza a questo livello) il più grande pittore inglese vivente e probabilmente il più grande del mondo.

"L'arrivo della natura non si può fare con un solo quadro", dice l'artista, che sembra un quadro anche lui, perfetto in ogni particolare, cappottone nero, berretto di tweed alla Andy Capp, sciarpa sgargiante, impeccabile vestito grigio sotto. "Ho sempre desiderato fare un grande quadro sull'arrivo della primavera, quando le foglie cominciano a sbocciare sugli alberi e pare che volino nello spazio in un modo meraviglioso". Ma un quadro non bastava: così ne ha fatti 52, utilizzando la tecnica messa disposizione dal progresso tecnologico, l'iPad, "una application che costa appena 8 sterline", spiega Hockney, "e che ti permette di dipingere con le dita sullo schermo, facendo il pennello grosso o fino, mescolando il colore, cambiando la luminosità, e puoi tenerti questo apparecchietto in tasca, non hai bisogno di portarti dietro nulla, né tele, né matite, né acqua, niente di niente. Oh, come sarebbe piaciuto l'iPad a certi artisti del passato, a Tiepolo, a Van Gogh. L'unico svantaggio è che non senti la resistenza della carta alla matita o al pennello, un fattore importante per chi disegna o dipinge, ma i vantaggi superano gli svantaggi".

Non gli bastava un quadro, per fare l'arrivo della primavera, e non gli bastava una primavera: ce ne sono volute quattro, la prima per osservare, la seconda e la terza per preparare, fare bozzetti, immaginare il tutto, e la quarta per dipingere, sull'iPad o su tela, i 52 quadri intitolati "The arrival of spring in Woldgate, East Yorkshire, in 2011", che sono al centro dello show alla Royal Academy. Nato nello Yorkshire, Hockney lo ha lasciato prima per Londra per diventare uno dei ragazzi prodigio della Pop Art inglese dei primi anni Sessanta, quindi per emigrare in California del sud, dove abita da quarant'anni a due passi dall'oceano Pacifico, ed è alla West Coast e più in generale all'America che ha dedicato gran parte della sua produzione. Ma poi, negli ultimi anni, ha sentito l'esigenza di tornare un po' a casa propria, di rivedere la terra e i colori in cui è nato e cresciuto, un amarcord pittorico il cui risultato sono non soltanto i 52 quadri sull'arrivo della primavera ma pure svariate altre decine, il cui tema è sempre lo stesso: lo Yorkshire, il ritorno alla natura del pittore delle free-way californiane intasate di traffico e delle piscine hollywoodiane.

"Sì, ho passato trent'anni in California, dove la primavera è breve, quasi non te ne accorgi, è sempre estate da quelle parti, così tornare a casa ha avuto un grande impatto visivo", racconta. "E la primavera è uno stupendo spettacolo da guardare". Lui lo ha guardato non solo con gli occhi e non lo ha disegnato solo con matite, pennelli ed iPad: lo ha anche filmato, con diciotto telecamere mobili attaccate alla propria jeep, riprendendo il passaggio dalla neve dell'inverno alla luce della primavera nei campi, nei boschi, nei vialetti accanto alla casa della sua infanzia. Anche quello un modo nuovo di dipingere, per un artista che ha sempre cavalcato l'innovazione. E si rimane affascinati, frastornati, stupefatti, da questa mostra intitolata "A bigger picture", allusione alla sua famosa serie californiana "A bigger splash" ma pure alle dimensioni mastodontiche di questi coloratissimi quadri che somigliano a un trip lisergico in chiave bucolica: soltanto l'occhio di Hockney poteva vedere così, e così reinterpretare, il tranquillo countryside inglese.

Articolo di ENRICO FRANCESCHINI tratto da repubblica.it
Nelle immagini l'artista davanti al gigantesco quadro in mostra.


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_news: DAMIEN HIRST - il mercato non muore mai!


Lui, di sua mano, ne ha realizzati solo cinque, ma quella degli Spot Painting è forse la serie più iconica di Damien Hirst e, secondo alcuni, dell'intera arte contemporanea. Un'attenta selezione di 300 lavori (su 1.500) è allestita nelle 11 sedi della Gagosian Gallery, per una multi-mostra in contemporanea mondiale che durerà due mesi tra New York, Los Angeles, Hong Kong, Londra, Parigi, Ginevra, Atene e Roma.

Un evento espositivo senza precedenti, dunque, per l'artista più quotato al mondo che da tempo lavora a questo progetto e che solo il suo gallerista, il mercante d'arte più potente al mondo, Larry Gagosian, è riuscito a organizzare. Le opere provengono infatti da prestigiose raccolte private e, per la maggioranza, non sono in vendita.

"Ogni sede - spiega la direttrice della Gagosian Romana Pepi Marchetti - ha realizzato una piccola retrospettiva, in grado di illustrare l'evoluzione della serie dal 1986 al 2011". I prestiti provengono quasi esclusivamente da collezionisti italiani, perché la scelta è stata quella di privilegiare le raccolte locali. "Qualcuno ha detto no", ha rivelato la Marchetti, nonostante fosse una richiesta dello stesso Hirst, ma i collezionisti, si sa, sono molto gelosi delle loro opere. E queste sono decisamente preziose.

Le tele ricoperte di pois colorati toccano infatti quotazioni stellari, da qualche centinaio di migliaia di dollari ad alcuni milioni. Un valore che varia a seconda delle dimensioni e del numero di Spot, ma è indipendente dal fatto che la mano sia o no quella di Damien Hirst. Artista concettuale fino allo stremo, per lui la realizzazione manuale passa in secondo piano rispetto all'idea, anche per l'unica serie pittorica della sua ricca produzione. Dopo i primi cinque lavori, realizzati a partire dalla seconda metà degli anni '80, Hirst ha infatti iniziato ad affidare i suoi progetti a un team di pittori molto capaci e fidati.

Le regole da cui non si puo' prescindere, ha spiegato la Marchetti, sono tre: gli Spot devono essere tutti rigorosamente fatti a mano, il materiale usato solo smalto industriale, mentre i colori non possono mai essere ripetuti in una stessa tela. Lo scopo dell'artista è quello di spaesare, di creare in chi guarda una sorta di vertigine, perché l'occhio non riesce a trovare nessun appiglio, nessun punto di riferimento. Gli Spot dei primi decenni sono più rozzi e imprecisi, ha sottolineato la direttrice mostrando che nella tela del '96 esposta nella sede romana si vedono ancora i segni del compasso. Con l'affinamento delle tecniche è stato possibile creare opere con migliaia e migliaia di pois.

"Ora Hirst sta progettando due lavori - ha detto - che comprenderanno rispettivamente uno e due milioni di Spot. Ci vorranno cinque o sei anni per realizzarli". Resta invece nel mondo delle ipotesi la fonte di ispirazione di questa serie così longeva, probabilmente lo snooker, il biliardo inglese di cui Hirst è un appassionato, ma potrebbe trattarsi anche di un'astrazione della sue vetrine piene di pillole, un'ossessione farmacologica che torna nei titoli, tutti rigorosamente dedicate a sostanze medicinali, da lui considerate le vere divinità del nostro tempo.

Articolo di Nicoletta Castagni © Copyright ANSA
In alto Hirst davanti a una delle tele in mostra.


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_libri: ANDY WARHOL MUSIC SHOW - Il libro dedicato alle copertine create dal genio della Pop Art

Non giudicate un album dalla copertina, ma in questo case giudicate la copertina, soprattutto quando la copertina è un’opera d’arte firmata dal genio della Pop Art Andy Warhol.
Esce nelle librerie un’opera celebrativa creata da Martinelli Bianca che riporta il grande contributo dell’artista nel mondo della musica con 60 copertine realizzate tra il 1949 e il 1987.
Immagini che hanno creato vere e proprie icone musicali, come la banana “sbucciabile” dei Velvet Underground o l’Artwork dedicato ai Rolling Stones di Love you live, ma con sorprese da i più inaspettate che vedono il grande Warhol con immagini create per Loredana Berté (anche se una delle più “basiche” del genio della pop art) e Miguel Bosé.
Un salto nel mondo della contaminazione tra arte e grafica: “Andy Warhol Music Show” è una grande espressione dell’arte o meglio, delle arti, che si uniscono l’una in forza dell’altra in un libro che non può mancare nella propria libreria o in questo caso, appeso al muro del salotto.

“ANDY WARHOL MUSIC SHOW”
di Bianca Martinelli
Edizioni Castelvecchi
254pagine – 16€

da rockisland.it

Nell’immagine in alto la copertina del libro
Qui di seguito alcune delle copertine realizzate da Andy Warhol:
“MANLOVE AVE” di Jhon lennon - 1986
“I’m still swinging” di Joe Newman - 1956
“THE PAINTER” di Paul Anka - 1976
“COUNT BASIE” di Count Basie - 1955
“Live you live” di The Rolling Stones – 1977
“The Velvet Underground & Nico” di The Velvet Underground - 1967




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_news e curiosità: ASTE - tutti i record del 2011

Dopo la classifica dei dieci quadri più pagati e dei dieci flop del 2011, chiudiamo l’analisi del mercato dell’arte del 2011 con l’elenco dei numerosi nuovi record raggiunti nelle aggiudicazioni delle case d’aste.

Diverse le cusiosità: oltre a Clifford Still, che riemerge nel mercato internazionale con l’opera più pagata del 2011, Cady Noland diventa la l’artista donna in vita più pagata al mondo. Nella fotografia incredibile l’aggiudicazione di Andreas Gursky, che oltre ad essere il suo record personale, diventa anche il record per la foto più pagata di tutti i tempi, strappando il primato raggiunto sempre quest’anno da Cindy Sherman. Salvador Dalì esplode con un’opera surrealista mentre un acquerello su carta di August Macke supera i 6milioni di dollari. Tra gli Old Masters oltre a Francesco Guardi e George Stubb, presenti anche nella classifica delle 10 opere più care del 2011, troviamo un Fra Galgario che triplica la base d’asta e Francesco Zaganelli da Cotignola che fa dieci volte tanto.

Nei mercati nazionali in Cina viene aggiudicato il nuovo record di Qi Baishi, diventando anche l’opera cinese più cara di tutti i tempi, mentre tra gli italiani volano Burri e Gnoli.

Qui di seguito, divisi per categoria (Old masters – Inizio Novecento – secondo dopoguerra – scultura – fotografia – mercati nazionali) la panoramica generale di tutte le aggiudicazioni. 

OLD MASTERS 

Nella categoria Old Masters primeggia il record mondiale di Francesco Guardi

La sua veduta “Venezia, veduta dal Ponte di Rialto dalle Fondamenta del Carbon” del 1760circa, ha raggiunto la cifra eccezionale di 29.834.176€ da Sotheby’s, record per l’artista e per un’opera di ambito veneziano, terza opera più costosa di tutti i tempi della categoria Old masters. Una veduta di importante valore artistico brucia il precedente record dell’artista che risaliva al 1989, quando un’opera della stessa serie (se ne conoscono quattro, di cui andata persa in un incendio) venne aggiudicata nel 1989 a 10milioni di sterline. 

Altro grande della storia dell’arte ad acquisire un nuovo record è Tiziano Vecellio. La sua “Sacra conversazione” (foto), tela del 1560, è stata aggiudicata ad un compratore anonimo per la cifra di 16.882.500$. Record per l’artista ma senza troppi clamori: l’opera, dalle grandi dimensioni (127,8 x 169,7 cm) e presentata dagli esperti come la più importante del maestro apparsa sul mercato negli ultimi 30anni, ha leggermente superato la base d’asta dei 15milioni, mandando in fumo le aspettative della casa d’aste di una cifra ben più alta. 

Tiziano Vecellio “Sacra conversazione” del 1560, aggiudicata a 16.882.500$

Restando in ambito italiano, nella cerchia dei fondi d’oro, grazie ad un trittico in splendide condizioni, troviamo il nuovo record di Taddeo Gaddi, maestro fiorentino del ‘300 e allievo di Giotto, che con “Madonna in Trono e altre scene religiose (Annunciazione, Natività e Crocefissione)” raggiunge la cifra di a 1,3 milioni di sterline, mentre Francesco de Michele, pittore sempre di area fiorentina, attivo nell’ultimo quarto del XIVsec. con il trittico di grandi dimensioni “San Gregorio Magno(al centro), Santa Caterina D’Alessandria e San Girolamo” (foto) si aggiudica il record di 269.597€. Nuovi record anche per Antonio Allegri meglio conosciuto come Correggio: con la delicata tavola religiosa del primo periodo “Madonna con Gesù bambino e San Giovannino” (foto), nonostante non fosse perfettamente conservata, è stata battuta la cifra di 4.051.213€. Per il ravennate Francesco Zaganelli da Cotignola, artista "minore" del rinascimento, l’aggiudicazione vola oltre il milione (1.015.650 £) da una stima di 100-150mila £ con una "Sacra Famiglia" di inizio ‘500, e Fra Galgario, famoso pittore ritrattista del tardo-barocco bergamasco, con “Ritratto di giovane in abito verde” (foto) raggiunge la cifra di 269.597€, partendo da una base di 60/80.000€.

In ambito tedesco, una pala di Hans Schaufelein, allievo del Dürer, intitolata “The Dormition of the Virgin”(foto), tempera su tavola eseguita nel 1510 e istoriata in entrambi i lati, è stata aggiudicata al Metropolitan Museum di New York per la cifra di 3.049.934€, il magnifico ritratto di un uomo anziano immerso in melanconici pensieri “An old man at a casement” opera del 1646 di Govaert Flinck, allievo e rivale di Rembrandt, già proprietà dell'Imperatrice di Russia Caterina Seconda, è andato aggiudicato al gallerista londinese Jean-Luc Baroni per oltre il doppio della stima alta a 2,3 milioni di £, mentre la veduta navale “Dutch men-o'-war and other shipping in a calm” di Willem van de Velde II (1633-1707) triplica la base d’asta raggiungendo 5.921.250 £. 

Tra gli olandesi/fiamminghi, nella sezione paesaggi, troviamo Pieter Bruegel II (1564-1637) che con “The Battle between Carnival and Lent” (foto) aggiorna il suo nuovo record personale a 8milioni di euro, Anthonie Verstraelen (Olanda 1594-1641) con il delicato paesaggio invernale “A winter landscape with figures skating on a frozen river beside a village” che raggiunge la cifra di 537.796€ e la veduta navale “Dutch Frigates exchanging salutes in a calm, with yachts, a rowing boat, a sloop carrying personnel, and fishermen on the shore” di Simon Jacobsz de Vlieger che viene aggiudicato a 1.716.341€; nella ritrattistica John de Critz the Elder (Antwerp1551- London1642) con “Portrait of James I” raggiunge la cifra di 222.662€, mentre Marcus Gheeraerts II, pittore fiammingo noto soprattutto per la sua attività di ritrattista di Elisabetta I d'Inghilterra, con “Portrait of Frances Howard” si aggiudica la cifra di 1.902.000€.

Salendo (geograficamente) in ambito inglese, troviamo l’eccezionale record di George Stubb con l’opera a tema equestre “Gimcrack on Newmarket heat, with a Trainer, a Jockey and a Stable Lad” del 1765, aggiudicato da Christie’s a 24.979.355€, mentre il paesaggio navale “Charles II and James, Duke of York, on board H.M.S. Triumph with three royal yachts of Dover” del pittore seicentesco Jacob Knyff viene battuto a 189.137€. Infine, con il bellissimo ritratto “Portrait of Miss Read, later Mrs William Villebois” (foto) Thomas Gainsborough (Suffolk 1727- London 1788) raggiunge il nuovo record di 6,5milioni di dollari.

Nelle opere su carta, Albrecht Dürer aggiorna il suo record personale per le incisioni con “Adam and Eve” aggiudicata da un collezionista sudamericano per 653.163£ e Francisco Goya con il disegno “Hutiles Trabajos” raggiunge la cifra di 2.520.781€.  

A sinistra Francesco de Michele “San Gregorio Magno(al centro), Santa Caterina D’Alessandria e San Girolamo” (269.597€) - a destra Correggio “Madonna con Gesù bambino e San Giovannino” (4.051.213€)

A sinistra Hans Schaufelein “The Dormition of the Virgin” 1510 (3.049.934€) - a destra Pieter Bruegel II “The Battle between Carnival and Lent” (8milioni di euro)

A sinistra John de Critz the Elder “Portrait of James I” (222.662€) - al centro Fra Galgario “Ritratto di giovane in abito verde” (269.597€) - a destra Thomas Gainsborough “Portrait of Miss Read, later Mrs William Villebois” (6,5 milioni di $)

INIZIO NOVECENTO  

Tra i pittori attivi nei decenni a cavallo del novecento Egon Schiele primeggia con il suo nuovo record personale ottenuto con il paesaggio “Häuser mit bunter Väsche (Vorstad II)” del 1914, aggiudicato da Sotheby’s a 27.635.595€. L’opera, venduta dal Leopold Museum di Vienna per chiudere un contenzioso giudiziario con gli eredi di Lea Bondi Jaray, batte il precedente record risalente al 2003 di 18,3milioni di euro. 

In area francese troviamo l’impressionista Gustave Caillebotte che con “Le pont d’Argenteuil et la Seine” (foto) del 1885 si aggiudica la cifra di 13.059.769€, il fauvista Maurice de Vlaminck con “Paysage de Banlieue” (foto) del 1905 aggiudicato a 22.482.500$ e Maximilien Luce, pittore della corrente del “Pointillisme” francese, con la veduta “Notre-Dame de Paris” del 1900, aggiudicata a 4.226.500$. Per le opere su carta invece troviamo l’incredibile risultato di August Macke: il suo acquerello “Im bazar” (foto), opera del 1914, stravolge la base d’asta di 600.000£ raggiungendo la battuta finale di 3.961.250£ (6.425.148$) mentre Marc Chagall con “Au-Dessus de la ville” raggiunge i 2milioni di euro. 

Proseguendo nel primo dopoguerra troviamo lo straordinario risultato di Salvador Dalì con “Ritratto di Paul Eluard” (foto) del 1929, battuto per 15.936.775€ da Sotheby’s, record assoluto per l’artista ma anche per un’opera surrealista, e Paul Klee con “Tänzerin” del 1932, aggiudicato a 4.185.250$ da Chrieste’s, mentre la sempre amata Tamara de Lempicka, con l’opera “La rêve (Rafaëla sur font vert)” del 1927, si aggiudica il record di 8.482.500€ (vedi foto in alto a sinistra). 

A sinistra Gustave Caillebotte “Le pont d’Argenteuil et la Seine” 1885 (13.059.769€) - a destra August Macke "Im bazar" 1914 (6.425.148$)

A sinistra Maurice de Vlaminck “Paysage de Banlieue” 1905 (22.482.500$) - a destra Salvador Dalì “Ritratto di Paul Eluard” 1929 (15.936.775€)

DOPOGUERRA 

Record preannunciato è stato quello di Roy Lichtenstein. L’opera “I CAN SEE THE WHOLE ROOM… AND THEIRS IS NOBODY IN IT”, olio del 1961, eseguita nello stesso anno del primo dipinto a tema fumettistico, ha raggiunto la cifra di 31.334.773€ (Chrieste’s).  Tra gli artisti delle correnti astratte americane la novità assoluta è stata l’eccezionale vendita di quattro tele di Clifford Styll, con l’aggiudicazione complessiva di 114,1milioni di dollari e con il record dell’opera “1949-A-NO.1”, del 1949, aggiudicata 45.244.113€, il comune di Denver riuscirà a far decollare il museo dedicato interamente all’artista. Cy Twombly raggiunge la cifra di 15.202.500$ (Christie’) con lopera “Untitled” del 1960 e Joan Mitchell con un’ “Untitled” del 1960 raggiunge il record di 9,3milioni di dollari mentre Richard Diebenkorn con “Ocean park #21” si aggiudica la cifra di 7.698.500$ (Chrieste’s).

Della corrente francese del “Tachisme”, corrente leggermente dimenticata ritenuta la risposta europea dell’Astrattismo Americano, l’artista Jean Fautrier con l’opera “Corp d’Otage” del 1943, raggiunge i 2,3 milioni di sterline (Sotheby’s) mentre Wols , con l’opera “Untitled” del 1946/47 ha raggiunto il record di 2,6milioni di sterline (Sotheby’s); entrambe le cifre finali sono ben al di sopra delle aspettative delle case d’aste, ciò a dimostrare che il mondo dei collezionisti è sempre molto attento anche alle opere di importante valore artistico di artisti spesso dimenticati dal mercato istituzionale.

Nell’ambito degli artisti che hanno segnato il dopo guerra, il surrealista Max Ernst con “The stolen Mirror” del 1941, raggiunge la cifra di 11.915.425€ mentre Victoria Gelfand della Gagosian Gallery si aggiudica l’opera di Paul Delvaux “Les cariatides” (foto) del 1946, una delle tele più significative dell’artista, per la cifra di 9.042.500$ (Sotheby’s).

Nel contemporaneo il protagonista assoluto dell’anno è stato Gerhard Richter. Attualmente protagonista di una retrospettiva alla Tate Modern di Londra, otto sue opere hanno fatto incassare in una sola serata da Sotheby's un totale di  74,3 milioni di dollari. Con i 20,8 milioni di dollari di prezzo di aggiudicazione, un suo dipinto astratto della serie “Abstraktes bild” del 1997 dominato dai toni del rosso vino, ha battuto il record di 16,5 milioni di dollari, conseguito il mese precedente in un'asta da Christie's a Londra, con una sua “Candela” del 1982. Nella stessa asta raggiungono nuovi record anche David Hammons (“Untitled” a 2.266.500$) Dan Flavin (con “Four red horizontals” a 1.706.500$) e Albert Oehlen (con “Embraceable you” a 698.500$) Record personale ma anche per l’artista donna più quotata in vita per Cady Noland con “Oozevald” del 1989, con l’aggiudicazione di 6,6milioni di dollari, mentre l’artista americana Barbara Kruger, con un opera del 1985 dal titolo “Untitled (When I hear the word culture I take out my checkbook)” raggiunge da Christie’s i 900mila dollari. Si alza anche il nuovo record del tedesco Georg Baselitz con l’opera “Spekulatius” (foto) 1965, della celebre serie di “Hero”, aggiudicato a 5.174.493$, mentre in area inglese, Laurence Stephen Lowry (1887-1976), con “Piccadilly Circus” del 1960 raggiunge 6,6milioni di euro e Leon Kossoff, pittore del filone espressionista, con l’opera “A street in Willesden” del 1985 ha trovato un acquirente per 788.000€. 

A sinistra Joan Mitchell “Untitled” 1960 (9,3milioni di $) - a destra Gerhard Richter “Abstraktes bild” 1997 (20,8milioni di $)

A sinistra Paul Delvaux “Les cariatides” 1946 (9.042.500$) - a destra Georg Baselitz “Spekulatius” 1965 (5.174.493$)

SCULTURA 

Ad essere protagonista nella scultura è stato il contemporaneo, dove troviamo l’eccezionale record dell’artista Urs Fischer con “Untitled (lamp/bear)” (foto) un gigantesco orso con una lampada gialla in testa, aggiudicata da Christie’s a 15.202.500$, e Paul McCarthy, con la composizione “Tomato (Head green)” (foto) scultura in fibra di resina e altri materiali che raffigura un uomo a grandezza naturale con un enorme testa-pomodoro del 1994, aggiudicata alla gallerista di McCarthy Iwan Wirth da Christie’s a 4,5milioni di dollari, mentre il controverso scultore belga Wim Delvoye, con “Flatbed Trailer Scale Model and Caterpillar 5C Scale Model” del 2004, raggiunge i 360mila euro.

Tra gli “storici”, la grande scultrice americana recentemente scomparsa Louise Bourgeois, con l’opera “Spider” (un gigantesco aracnide di bronzo del 1996, vedi foto) partito da stime di 4-6 milioni di dollari, raggiunge la cifra di 10,7milioni, quasi doppiando il suo precedente risultato di un’opera della stessa serie. Lo scultore cubista spagnolo Julio Gonzalez, amico di Pablo Picasso, con “Masqua Ombre et Lumière” opera unica in ferro del 1930 che raffigura un volto/maschera, raggiunge la cifra di 4.633.250£, mentre Calder si aggiudica con il rosso “Sumac” del 1961 il suo nuovo record per una sua opera “mobile” a 4,8milioni di dollari. Record personali nella sezione scultura sono anche quelli di Paul Gauguin con “Jeune Tahitienne” (foto) scultura del 1893 aggiudicata a 11.282.500$, di Jean Dubuffet, che raggiunge 1,2milioni di dollari con un opera battuta da Christie’s e di Fernando Botero, il famoso artista sudamericano, che con l’opera “Dancers” del 2007 (alta 3m, ad oggi la più grande scultura passata in asta dell’artista colombiano, vedi foto) raggiunge il record di 1,6 milioni di dollari. 

A sinistra Urs Fischer  “Untitled (lamp/bear)” 2005/06 (15.202.500$) - a destra Paul McCarthy “Tomato (Head green)” 1994 (4,5milioni di dollari)

A sinistra Fernando Botero "Dancers" 2007 (1,6 milioni di $) - al centro Louise Bourgeois “Spider” 1996 (10,7milioni di $) - a destra Paul Gauguin “Jeune Tahitienne” 1893 (11.282.500$)

FOTOGRAFIA

Nella fotografia primeggia il record mondiale di tutti i tempi di Andreas Gursky con la foto “Rhine II” (foto) un paesaggio di 185cm x 363cm di grandezza. La foto, scattata nel 1999 lungo le sponde del Reno, si sviluppa attraverso delle linee orizzontali: diversi piani si legano in un vicino-lontano suggestivo e aereo che taglia la rappresentazione in uno stringente rapporto cromatico tra verde ed azzurro. L’opera, aggiudicata a 4,3milioni di dollari, batte il precedente record fotografico ottenuto da una fotografia autoscatto di Cindy Sherman intitolata “Untitled #96” (foto) aggiudicata sempre quest’anno a maggio per la cifra di 3,8 milioni di dollari. Sempre nel contemporaneo l’artista Sophie Calle, con un tipico lavoro documentale, si aggiudica il record di 218.500$, Pierre et Gilles, duo francese dal sapore kitsch, con il “bucolico” ritratto “Le petit jardinier – Didier” raggiungono i 157.000€ e il fotografo turco Ahmet Ertug con l’opera “Pantheon” del 2011 raggiunge la cifra 60.750€. Nuovi record da citare sono anche quelli per il fotografo Cartier-Bresson con un’edizione originale della foto “Derriére la gare de Saint Lazare, Paris, 1932” stampata nel 1949 (foto), aggiudicata a 433.000€, quello di Leni Riefenstahl con il portafolio “Olympia”, opera che raccoglie 28 fotografie realizzate per il documentario dei giochi olimpici di Berlino del 1936, aggiudicato a 180.750€ e dei tedeschi Otto Steinert con “Place de la Concorde” del 1952 aggiudicata a 41.550€ e Willy Zielke con “Glas und wasser” del 1929 aggiudicata a 27.150€. 

Andreas Gursky “Rhine II” del 1999, aggiudicata a 4,3 milioni di dollari

A sinistra Cindy Sherman “Untitled #96” (3,8milioni di $) - a destra Henri Cartier-Bresson “Derriére la gare de Saint Lazare, Paris, 1932” 1949 (433.000€)

MERCATI NAZIONALI 

ITALIA: quest’anno ad aggiornare le proprie quotazioni troviamo Francesco Lo Savio con “Spazio Luce-Monocromo Giallo” aggiudicato a 261.730 euro, Michelangelo Pistoletto con “Muro” aggiudicato a 608.802€ e Giuseppe Penone con la scultura “Albero di 5 metri” aggiudicato a 302.831€. Decisamente più alto Alberto Burri, top lot dell'Italian Sale di Londra, con “Combustione legno” (foto) del 1957, aggiudicato a 3,2 milioni di sterline e Domenico Gnoli con “Busto femminile di dorso” aggiudicato a 2.337.000£. Record personale in asta anche per Arnaldo Pomodoro con "Disco", una scultura monumentale in classico bronzo dorato del 1986 in edizione di due esemplari, passato di mano a 505mila£ (entro la stima di 350-550mila), superando, grazie anche all'esposizione internazionale, il pur recente risultato di 420mila euro ottenuto a Milano nel novembre 2010. Per le opere su carta da segnalare “Train Arrivant à Paris” di Gino Severini, disegno del 1915, legato a tele importanti quali quella nella collezione della Tate, partita da stime di 500-700mila sterline, si è fermata a 735.650£, pari a 1.154.970€.

CINA: Nel mercato degli artisti tradizionali cinesi primeggiano i due record eccezionali di Qi Baishi, artista ritenuto tra i più influenti nell’arte tradizionale/calligrafica cinese, nato nel 1864 e morto all’età di 93anni. Il primo record è quello dell’opera “Eagle Standing on Pine Tree with Four Character Couplet in Seal Script” (una delle opere più grandi mai realizzate, vedi foto) battuta a 65milioni di dollari a Beijing , diventando anche l’opera di un artista cinese più pagata di tutti i tempi, mentre il secondo record è per un’opera multipla: un carnet di 12 acquerelli, aggiudicato a 30milioni di dollari.  Sempre protagonista dell’arte tradizionale cinese il record di Wu Guanzhong con l’opera “Diecimila chilometri dal fiume Yangtze”, opera considerata tra i capolavori dell’artista e realizzata tra il 1973 e il 1974, che ha raggiunto la cifra di 23.6milioni di dollari. 

CANADA: Nell’arte contemporanea, da segnalare il record di Jean Paul Lemieux, artista canadese, che con l’opera “Nineteen Ten Remembered” (foto) raggiunge la cifra di 2,34 milioni di dollari (Heffel Fine Art, Toronto), stabilendo la più alta cifra mai pagata per un artista contemporaneo canadese.

SUD AMERICA: Francisco Toledo, considerato uno degli artisti messicani contemporanei più influenti sulle nuove generazioni, si aggiudica un nuovo record con l’opera “Vaca Roja (red cow)” del 1975, aggiudicata a 902.500$ (Christie’s), l’artista brasiliano di origini italiane Alfredo Volpi con l’olio “Bandeirinhas Estruradas” raggiunge la cifra record di 842.500$ (Christie’s) mentre l’argentino Juan Mele, con l’opera “Pintura No. 110” del 1948 raggiunge l’aggiudicazione record di 134.500$ (Christie’s). Record invece per le opere su carta del messicano Miguel Covarrubias con l’opera “Performance Lagong under Banyan Tree” aggiudicata a 290.500$ da Christie’s. 

SVIZZERA: a dicembre, il dipinto “The elder sister” (foto) di Albert Anker, ha raggiunto la cifra record di 7,38 milioni di SFr (7,99milioni di dollari) presso la casa d’arte Koller di Zurigo. Il dipinto, oltre a segnare il record personale dell’artista, diventa anche il dipinto più caro di un artista svizzero del 19esimo secolo. Presso la stessa sessione d’aste un altro dipinto è stato venduto per 1,4milioni SFr mentre a giugno “Portrait of a boy” sempre di Anker ha raggiunto la cifra di 3milioni di SFr partendo da una base di 450.000SFr, diventando una delle aggiudicazioni più inaspettate del 2011. 

IRLANDA: L’opera di Jack Butler Yeats “A Fair Day, Mayo” del 1925, non presente sul mercato dal 1944, stabilisce il record per un’opera venduta in asta in Irlanda (Adam’s Fine Art Auctioners) con la cifra di 1,4milioni di dollari.

A sinistra Alberto Burri Combustione legno” 1957 (3,2 milioni di £) - a destra Qi Baishi “Eagle Standing on Pine Tree with Four Character Couplet in Seal Script” (65milioni di dollari)

A sinistra Jean Paul Lemieux “Nineteen Ten Remembered” (2,34 milioni di $) - a destra Albert Anker “The elder sister” (7,99milioni di dollari)

Bibliografia web: corriere.it - chinadaily.com.cn - news.yahoo.com - reuters.com - ilgiornaledellarte.com - arteconomy24.ilsole24ore.com - ukauctionnews.com - galleristny.com - sothebys.com - newscinema.it - teknemedia.net - swissinfo.ch - america24.com - localport.it - corrieredelveneto.corriere.it - tafter.it - poesia.blog.rainews24.it – bbc.co.uk - lussuosissimo.com - artribune.com - elogedelart.canalblog.com – Christies.com - arslife.com - artdaily.com - classlife.it - deluxeblog.it – arcadja.com – mutualart.com

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_news: TOP TEN FLOP 2011 - I dieci flop più clamorosi dell'anno nel mercato dell'arte

Dopo la classifica dei dieci quadri più pagati dell'anno, qui di seguito la classifica dei dieci flop più clamorosi del 2011.


Interessante notare come in alcuni casi gli stessi artisti, presenti con un'opera tra le dieci più pagate, siano presenti anche in questa classifica.


Picasso, Bacon e Rothko sono nomi che nel mondo del collezionismo mondiale fanno sempre gola, ma questo, forse, dimostra che il mercato, quando si spinge a cifre così alte, premia sempre più la qualità artistica e l'importanza storica dell'opera.


Il 2011 ha decretato parecchi flop e alcune aggiudicazioni sorprendentemente sotto la stima minima della base d'asta.


Anche in questo caso, qui di seguito la lista con la foto dell'opera e alcune note informative.



1- Claude Monet "Nymphéas" 1916/19 150x200cm. Il tema delle ninfee è uno dei più ricorrenti e famosi della carriera artistica di Monet. La tela, presenta una visione del celebre laghetto della villa del pittore dove i riflessi dell'acqua si mescolano con i fiori e le foglie in superficie, creando un confuso effetto che porterà, nelle opere più tarde di Monet, a realizzare tele naturalistiche dai risultati quasi astratti. L'opera partiva da una base d'asta di 17/24 milioni di sterline ed è rimasta invenduta. Ma non è la prima volta che l'artista con lo stesso tema "subisce" un flop in asta: nel 2010, un'altra tela a tema Ninfee di maggior spessore e qualità artistica, con una base di 30/40 milioni di sterline, rimase invenduta senza nessuna offerta, infrangendo le attese della casa d'aste che si aspettava il nuovo record mondiale per l'artista.



2- Edgar Degas "Petite danseuse de quatorze ans" bronzo. L'opera, presente anche nella collezione del Musée D'Orsay, rappresenta il culmine della scultura dell'artista francese, eseguita tra il 1879 e il 1881, ed era stata presentata da mesi come il pezzo imperdibile dell'asta di Christie's. Il bronzo, presentato nel Rockefeller Center affollato di collezionisti e galleristi di tutto il mondo, ha toccato al massimo un'offerta di 18,5 milioni di dollari, contro una stima di 25-35 milioni di dollari, costringendo la casa d'aste a ritirare il lotto.



3- Claude Monet "Iris Mauves" 1914/17. Ancora Monet con un dipinto dedicato ai fiori. Una tela dall'insolita forma verticale e di grandi dimensioni (200x100cm) che è rimasta invenduta partendo da una base d'asta di 15/20 milioni di dollari. In ogni caso nella stessa serata altre quattro opere di Monet son state vendute e una ha superato i 20milioni di dollari.



4- Robert Rauschenberg "The Tower" 1957. Sembrava destinato a stabilire un nuovo record, la storica composizione di Robert Rauschenberg in catalogo a maggio da Christie's a New York con una valutazione di 12/18 milioni di dollari (8/12,5 milioni di euro). Invece, la torre di Babele realizzata con sgabello, ombrello, scopa colorata, lampadine e materiali di recupero non ha trovato il consenso dei collezionisti, orientati verso opere più classiche, restando invenduta.



5- Pablo Picasso "Femme endormie" 1935. Picasso è presente anche nella classifica delle opere più pagate dell'anno, ma per l'artista il 2011 si è rivelato abbastanza negativo per le opere di alto valore economico. Infatti, nella stessa serata da Christie's, a New York, altre 8 tele che oscillavano da 1 a 18 milioni di dollari di base, sono rimaste invendute. "Femme endormie" partiva da una base di 12/18 milioni di dollari.



6- Pablo Picasso "Tete de femme au chapeau mauve"del 1939. Anche questa, come la tela precedente, partiva da una base di 12/18 milioni di dollari.



7- Francis Bacon "Study of a man talking" del 1981, base d'asta 12/18milioni di dollari. Nonostante il momento roseo dell'artista nei marcati internazionali, la troppa offerta di opere fa sì che quelle meno originali restino invendute. Oltre alla tela in questione, anche un'altra opera, con base 4/6 milioni di dollari dal titolo "Man in Blue VI" è rimasta invenduta.



8- Paul Gauguin "Nature morte a l'Espérance" 1901. Un anno dove segna il record personale per le sculture dell'artista, ma dove i temi meno noti della sua carriera vengono momentaneamente assecondati dal mondo dei collezionisti. La tela, che partiva da una base di 7/10 milioni di sterline, venne dipinta dieci anni dopo la morte dell'amico Van Gogh in suo ricordo. Nonostante sia da tutti ritenuta un'opera storica del pittore, presente nella prima retrospettiva del 1906 al Grand Palais di Parigi, e con più di 20 esposizioni alle spalle, è rimasta invenduta.



9- Alberto Giacometti "Femme de Venise VII" 1956/57. Dopo gli eccezionali record raggiunti negli scorsi anni dalle sculture di Giacometti, il mercato delle aste si è ritrovato in sovraccarico di opere dell'artista messe all'asta. Come spesso accade, ciò porta alla conseguente caduta delle quotazioni con inevitabili invenduti. Nella stessa asta, sempre dello scultore svizzero, altre 3 opere (comprese tra 1,8 e 10 milioni di dollari) sono rimaste invendute.



10- Mark Rothko "Untitled (Plum and Dark Brown) del 1964. Anche Rothko, presente da tempo nella classifica delle opera più pagate, dimostra una delicata selezione delle sue opere da parte dei suoi collezionisti, privilegiando le opere del primo periodo astratto, dove i colori e i contrasti son più brillanti. L'opera in questione partiva da una base di 8/12 milioni di dollari.


Numerosi anche altri opere celebri invendute, come il Fernand Leger "Les deux femmes à l'oiseau", la tela "La robe violette" di Matisse, l'opera di Paul Cezanne "Vue sur l'Estaque" e di Pierre-Auguste Renoir (1841-1919) "Baigneuse assise, vue de profil (Gabrielle)". Da segnalare il caso curioso di Thomas Gainsboroug (Suffolk 1727- London 1788) che con "Portrait of Miss Read, later Msr William Villebois" raggiunge il nuovo record di 6,5milioni di dollari, mentre con "Portrait of Colonel John Bullock" (base 2;5/5milioni di £) rimane clamorosamente invenduto, diventando uno dei casi dell'anno.


Venduti, ma sotto le stime nonostante i rosei prognostici, l' "Autoritratto rosso" di Andy Wharol, che si è framato a 27,5 milioni di euro mentre ci si aspettava un'aggiudicazione oltre i 40milioni e la celebre scultura "Pink Panter" di Jeff Koons che raggiunge i 16,8 milioni nonostante partisse da una base di 20/30 milioni; così come i due Picasso "Femmes lisant (Deux personnages)" (base $25,000,000-35,000,000 venduto a $21,362,500)e "Couple à la guitare" (base $10,000,000-15,000,000 venduto a $9,602,500).


Bibliografia web: milanofinanza.it - mutualart.com - artsblog.it - tafter.it - globartmag.com - tafter.it - arteconomy24.ilsole24ore.com - en.wikicollecting.org

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_news: TOP TEN 2011 - I dieci quadri più costosi dell'anno


Si chiude il 2011 e il mercato internazionale tira le somme dei venduti, con la consueta classifica delle opere “più costose” dell’anno.
A essere protagoniste sono le opere create nel XXsec. presenti con otto opere su dieci, e cinque delle dieci aggiudicazioni sono nuovi record mondiali.
La classifica, che considera esclusivamente il mercato delle aste, dal punto di vista commerciale decreta, come ormai accade da anni, il monopolio dalle storiche case d’asta Sotheby’s e Christie’s.

Qui di seguito la lista delle opere con immagine, autore, titolo, aggiudicazione, casa d’aste e dettagli “biografici” dell’opera.



1-CLYFFORD STILL “1949-A-NO.1”, del 1949 aggiudicato Sotheby’s a 45.244.113€, Doppiando la base d’asta, segna il nuovo record mondiale dell’artista e diventa l’opera più pagata del 2011.
La tela è stata venduta dalla città di Denver, che raccoglie fondi per il Clyfford Still Museum, insieme ad altre tre tele dello stesso Still,, raggiungendo la cifra totale di 114,1milioni di dollari.
A far crescere ancor di più la battuta finale d’asta è anche l’estrema rarità delle opere di Still nelle aste internazionali, 11 fino ad oggi, visto che il pittore, in vita, ha venduto poco e raramente ha partecipato a mostre, lasciando tutte le sue opere in eredità alla città che avesse fondato un museo per custodire esclusivamente le sue creazioni. Da qui la decisione del comune di Denver di venderne 4 per permettere al museo di decollare.



2- ROY LICHTENSTEIN “I CAN SEE THE WHOLE ROOM… AND THEIRS IS NOBODY IN IT”, del 1961, aggiudicata da Christie’s a 31.334.773€
Nuovo record mondiale per l’artista.
L’opera, aggiudicatasi da un collezionista anonimo, faceva parte della collezione di Emily e Burton Tremaine, ed è considerata una delle opere più importanti di Lichtenstein, creata lo stesso anno del primo dipinto a tema fumettistico, quindi di alto valore storico per la Pop-Art americana.



3-FRANCESCO GUARDI “Venezia, veduta dal Ponte di Rialto dalle Fondamenta del Carbon” del 1760circa, aggiudicato da Sotheby’s a 29.834.176€, nuovo record mondiale per l’artista e per un’opera di ambito veneziano, terza posizione per un’opera degli “old masters” di tutti i tempi.
Il quadro, fin dalla sua creazione, venne riconosciuto come un’opera di eccellente qualità pittorica, aiutando l’artista ad aprire la sua fama al mercato internazionale, visto che venne venduta nel 1768 a Charloner Archedeckner nel suo “gran tour d’Italia” facendola diventare la prima opera di Guardi d’oltre manica; un’opera quindi di alto livello storico e artistico, dovuto anche alle grandi dimensioni della tela, quasi monumentali, di 155x199.5cm, una delle quattro tele più grandi mai realizzate da Guardi (di cui una ormai perduta in un incendio del secolo scorso).
Ad accrescerne il valore è anche l’assoluta certezza della paternità (di opere di Francesco Guardi ritenute autografe al 100% in circolazione non son molte), la poca esposizione al pubblico, essendo sempre rimasta in collezioni private con un solo passaggio di vendita, e la “riscoperta” di queste opere dal mercato dei nuovi collezionisti internazionali cinesi, arabi e delle ex repubbliche sovietiche.



4-PABLO PICASSO “LA LECTURE” del 1932, aggiudicato da Sotheby’s a 29.744.289€
Un’opera interessante, oltre che per il valore artistico, per la storia che racconta, quello dell’amore segreto tra Picasso e la sua amante Marie Therese Walter, sbocciato quando l’allora 45enne artista era sposato e la giovane Marie era solo diciassettenne. Un amore quindi celato per le forti complicazioni sociali che avrebbe scatenato.
Secondo l’aneddoto raccontato dalla stessa Marie anni dopo, Picasso l’avrebbe notata uscire dal metrò davanti ai magazzini La Fayette a Parigi, e dopo averla afferrata per un braccio le disse “Sono Picasso! voi ed io faremo grandi cose insieme!”



5-GUSTAV KLIMT “Litzlberg am Attersee” del 1915, aggiudicato da Sotheby’s a 29.259.490€.
La storia di questa tela, come già altre tele dello stesso artista che sono finite in asta negli ultimi anni, si lega alla seconda guerra mondiale. La tela fu originariamente acquistata dall’industriale del ferro Victor Zuckeknald che la lasciò poi in eredità nel 1938 ad Amalie Redlich.
La Redlich venne deportata nel 1941 in un campo di concentramento in Polonia e lì vi morì. La tela venne quindi sequestrata dalla gestapo e finì poi nel Museo d’Arte Moderna di Salisburgo.
Nel 2002 George Jorisch, unico erede della Redlich, iniziò un grosso contenzioso con lo stato austriaco, che fini con la restituzione dell’opera al legittimo proprietario nel 2009, da qui poi la decisione di metterla all’asta.



6-EGON SCHIELE “Häuser mit bunter Wäsche (Vorstad II)” del 1914, aggiudicato da Sotheby’s a 27.635.595€, nuovo record mondiale per l’artista.
Anche questa tela ha una storia alquanto strana, visto che ha venderla non è un collezionista privato ma bensì il Leopold Museum di Vienna.
Il museo è arrivato a questa conclusione “forzata” per saldare il debito con gli eredi della gallerista e collezionista ebrea Lea Bondi Jaray. Infatti il museo possiede il bellissimo “Ritratto di Wally” dipinto da Schiele nel 1912 e finito, dopo indebita sottrazione nazista, nella collezione del Dottor Leopold. Il processo di restituzione è cominciato nel 1998, e la corte newyorkese è giunta ad una transazione: il museo terrà il quadro solo se pagherà un risarcimento di 19.000.000$ agli eredi.
Quindi, avendo già in collezione altri otto paesaggi di Schiele di altissimo valore artistico, si è preferito sacrificarne uno pur di conservare il bellissimo ritratto nella collezione Leopold.
Il dipinto è anche di alto valore storico: realizzato all’apice della carriera, lo stesso Schiele lo regalerà poi al suo amico e mecenate Heinrich Bolher.
Lo stesso Leopold dirà: “Agli occhi di Schiele, il bucato colorato simboleggia ancora una visione innocente della vita dei giovani che da vecchi saranno invece costretti nelle loro dimore claustrofobiche. Quest’idea è suggerita dal carattere d’incastro delle case ed è sottolineata dalla connotazione fisiognomica delle abitazioni sulla destra con le loro ‘finestre-occhi’. Proprio dietro le case si estende una terra desolata. Le cime delle montagne che emergono dalle nubi –forse l’obbiettivo simbolico dei desideri dell’uomo- appaiono irraggiungibili”.



7-FRANCIS BACON “Tree studies for portrait of Lucian Freud” del 1965, aggiudicato da Sotheby’s a 27.129.974€.
Negli ultimi Francis Bacon gode di una forte ammirazione dei collezionisti internazionali e le sue opere sono diventate tra le più ricercate e le più pagate al mondo.
In questo caso però nemmeno gli addetti ai lavori si aspettavano un risultato così alto, quasi triplicando la base d’asta, di 8-10milioni di dollari.
Un lavoro di piccole dimensioni, ma che racchiude tutta la forza della cromia e della pennellata di Bacon, rimasto in mano dello stesso collezionista fin dalla sua realizzazione nel 1965. Ma soprattutto un’opera eccezionale perché testimonia l’intenso rapporto affettivo tra due dei più grandi protagonisti inglesi della pittura mondiale del XX secolo.



8-ANDY WARHOL “SELF PORTRAIT” del 1963/64, aggiudicato da Christie’s a 26.775.201€.
L’autoritratto è una dei temi più importanti della produzione di Warhol presenti fin dall’inizio della sua carriera, come testimonia quest’opera. Diventando artista Pop, Warhol nella sua opera esplora temi come la diversità, la mortalità dell’individuo e l’universalità della cultura popolare utilizzando immagini di celebrità e di oggetti della cultura di massa, ma diventando lui stesso personaggio pubblico di fama internazionale ed entrando quindi di diritto come soggetto delle proprie opere.



9-GEORGE STUBBS “Gimcrack on Newmarket heath, with a Trainer, a Jockey and a Stable Lad” del 1765, aggiudicato da Christie’s a 24.979.355€, nuovo record mondiale per l’artista.
Il quadro, in tipico stile equestre, ritrae il famoso purosangue dell’epoca Gimcrack, protagonista di numerose gare che appassionarono l’Inghilterra del XVIII sec.



10-MARK ROTHKO “UNTITLED No.17” del 1965, aggiudicato da Christie’s a 23.459.861€.
Curiosa storia anche per questa tela, praticamente sconosciuta a tutti fino alla decisione del proprietario di venderla all’asta per investire nel mercato immobiliare. L’anonimo collezionista ha infatti dichiarato di aver comprato l’opera direttamente da Rothko nel 1965, e di averla sempre tenuta lontano dai riflettori.
Fino ad oggi il numero delle opere catalogate di Rothko era di 835 tele, questa diventa quindi la numero 836.
La tela, analizzata da David Anfam, critico inglese e autore del catalogo ragionato di Rothko del 1998, ha dichiarato che è senza dubbio un originale perché racchiude tutte le caratteristiche delle opere del maestro per dimensioni, colori e pennellata ricca e vibrante.


Classifica tratta da: arcadja.com | informazioni tratte da: america24.com - localport.it - corrieredelveneto.corriere.it - tafter.it - poesia.blog.rainews24.it – bbc.co.uk - lussuosissimo.com - artribune.com - elogedelart.canalblog.com – Christies.com - arslife.com - artdaily.com - classlife.it - deluxeblog.it








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_news: È morto John Chamberlain, scultore protagonista dell'Espressionismo Astratto americano

Uno degli scultori, a mio avviso, più interessanti del XX secolo.


L'artista statunitense John Chamberlain, protagonista della scultura che ha fuso l'Abstract Expressionism con la Pop Art, grazie ai suoi collage realizzati con pezzi di metallo colorati e residui di carrozzerie d'automobile, e' morto il 22 dicembre a Manhattan all'eta' di 84 anni. L'annuncio della scomparsa del famoso scultore e' stato dato dalla moglie, Prudence Fairweather, al ''New York Times''. Tra gli artefici della svolta artistica della fine degli anni '50, partito dal filone dell'espressionismo astratto ed evolutosi nella linea della Pop art, Chamberlain e' stato tra i primi a introdurre nella scultura i metalli "trovati" - soprattutto telai e pezzi d'automobile schiacciati - che ha usato con grande liberta' creativa, esaltandoli, anche attraverso il colore. Nato a Rochester, nello Stato dell'Indiana, il 16 aprile 1927, Chamberlain studio' all'Art Institute di Chicago, a New York e al Black Mountain College nel 1955-56, all'epoca uno degli ambienti piu' aperti alle nuove teorie ed esperienze artistiche. Chamberlain ha ricevuto numerosi riconoscimenti e le sue opere sono esposte in diversi musei del mondo.


Una biografia più approfondita della sua opera nel mio precedente post


http://www.equilibriarte.net/site/emiste/blog/_internazionali:-john-chamberlain


Nell’immagine: John Chamberlain con una sua opera -  News tratta da adnkronos.com

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_news: Nuovo crollo a POMPEI: cade pilastro nella casa di Loreio Tiburtino

In poco tempo è la terza news che riguarda un crollo a Pompei, uno dei siti archeologici ha più alto valore storico e artistico del mondo.

E' caduto uno dei pilastri del pergolato esterno della Casa di Loreio Tiburtino (Regio II, Insula II) negli Scavi di Pompei. Lo ha comunicato la soprintendente speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei. Il fatto si é appreso a seguito di una verifica. Sul posto è in corso un sopralluogo alla presenza delle forze dell'ordine.

Quello archeologico è uno dei principali patrimoni dell’Italia, un tesoro che tutto il mondo ci invidia e che a detta di molti potrebbe contribuire a rilanciare la nostra economia. Sempre più spesso ci capita invece di non assistere alla sua valorizzazione ma al suo disfacimento a conferma, per l’ennesima volta, che la cattiva politica e la pessima amministrazione pubblica stanno trascinando il nostro Paese nel baratro.

La casa, detta di Loreio Tiburtino, appartenne a D. Octavius Quartio, come prova l'anello-sigillo rinvenuto presso l'ingresso. In parte, come sottolinea la Soprintendenza archeologica, c'é l'impianto originario (II sec.a.C.): nell'atrio, fulcro dell'abitazione, si affacciano le stanze da letto e il triclinio. La parte verso l'Anfiteatro, ristrutturata dopo il 62 d.C., conserva un giardino immerso tra verde e specchi d'acqua, ad imitazione delle dimore fuori città, secondo la moda 'del vivere in villa'.

Lo spazio verde della casa si articola in due lunghe vasche (euripi) disposte a 'T'. L'euripus superiore, porticato, era decorato da statue allusive all'Egitto, patria della dea Iside: al centro presenta un sacello con fontane, in fondo un doppio letto per pasti all'aperto ed una nicchia che imita una grotta, con affreschi mitologici. L'euripus inferiore, diviso in tre bacini (forse per pesci), attraversa tutto il giardino ed era percorso da viali pergolati, di recente ripristinati.

Nell'immagine il pergolato esterno della Casa di Loreio Tiburtino

Articolo tratto da notizie.tiscali.it

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_varie: BUONE FESTE A TUTTI

Con qualche giorno di anticipo, auguro a tutti Buone Feste e Buon Capodanno!

E vi dedico la bellissima "Adorazione dei pastori" di P.P.Rubens conservata a Fermo.

Emiliano S.



Pieter Paul Rubens "ADORAZIONE DEI PASTORI"

Il capolavoro dell’artista di Anversa datato al 1607, fu tolto dall’ombra grazie allo Storico dell’Arte Roberto Longhi che, in visita nel 1927 nella città di Fermo, ridiede un nome ad uno stupendo dipinto per decenni dimenticato. Il quadro fu commissionato a Rubens da Flaminio Ricci, padre dell’Ordine Filippino, negli anni del soggiorno romano. Il brano pittorico risulta una perfetta armonia dei maestri italiani presi a modello dal fiammingo, quali Correggio, Tiziano e del giovane Caravaggio.
La scelta iconografica dell’Adorazione dei Pastori al posto della Natività, si deve al Ricci: la volontà era quella di perseguire nell’arte quella matrice pauperistica che l’ordine filippino richiamava.
Mirabile nella profonda notte è il luminoso evento della nascita del Bambino, visibile come un miracolo a coloro che gli angeli hanno scelto per annunciare la buona novella.
La Madonna è una donna adulta, avvolta nella grazia. Scopre il Bambino per mostrarlo alla folla incredula e meravigliata, ma nel suo sguardo si cela la consapevolezza che quel figlio che ha tenuto nel suo grembo è destinato a redimere il peccato degli uomini.
Dal paffuto ed addormentato corpo di Gesù si irradia una luce metafisca che si dilata nello spazio svelando i volti di coloro che sono giunti per adorarlo.
Ogni personaggio reagisce in modo personale alla vista del Bambino: la donna in secondo piano con il cesto in mano fa trasparire la tenerezza materna dinnanzi alla piccola creatura, l’anziana con lo sguardo rivolto al cielo e le mani alzate in gesto ieratico si pone in atto di preghiera, il pastore in primo piano mostra nell’intensità dello sguardo lo stupore umano di fronte a quel prodigio divino e si rivolge al pastore sulla sinistra indicandogli Gesù. Quest’uomo appena arrivato viene accecato dall’intensità del chiarore del Bambino ed è costretto a coprirsi il volto con la mano.
Avvolto dalla penombra, Giuseppe si trova in piedi dietro Maria: la sua attenzione è catturata dai tre meravigliosi angeli scorciati nel cielo. Sono gli angeli che hanno portato l’annuncio ai pastori e come gli altri astanti si avvicinano a Gesù per godere della sua presenza sulla terra.
I colori sono modulati in modo magistrale per conferire ancor più l’effetto chiaroscurale, a ricordo della “Notte” del Correggio, e rendere incantevole l’atmosfera scenografica di gusto barocco.

Da un articolo di Sara Tassi tratto da paradisepossible.com - immagine tratta da wikipedia.it

Pieter Paul Rubens “ADORAZIONE DEI PASTORI” 1607, olio su tela di cm 300x192, Pinacoteca Civica, Fermo

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_news: BANKSY e la scultura contro gli scandali sessuali della Chiesa cattolica

È ancora una volta lui a far parlar nel panorama artistico inglese. I suoi graffiti, ricchi di significato politico, son diventati famosi in tutto il mondo.

Questa volta però lo scandalo arriva da una sua opera scultorea, per la precisione un busto, e il titolo è a dir poco ambiguo: “CARDINAL SIN (Cardinale Peccato)”. Ottenuta dal calco di un busto del 18esimo secolo che raffigura un cardinale, la statua originale è stata modificata da Banksy con l’aggiunta di piastrelle da bagno, che ricostruiscono il volto del prelato con un effetto pixel. Il messaggio che l’artista lancia è quello di denuncia contro le controversie e gli scandali di pedofilia che la chiesa ha da poco affrontato e cercato di insabbiare. Anche la presentazione è stata studiata per aumentare il valore simbolico dell’opera: la scultura è esposta alla Walker Art Gallery di Liverpool, uno dei musei più grandi del Regno Unito dopo quelli di Londra, e più precisamente in una delle stanze dedicate agli Old Master a tema religioso, quindi a tu per tu con altari, tele e oggetti sacri, scegliendo logicamente il periodo prenatalizio.

L’opera è stata presentata per la prima volta al pubblico e ai giornalisti il 15 dicembre, e Reyahn King, responsabile del museo e direttrice del National Museum di Liverpool era disponibile per interviste e spiegazioni al riguardo “Siamo entusiasti di esporre l’opera di questo grande artista contemporaneo, si tratta di un grosso colpo e siamo sicuri che provocherà parecchie reazioni ai visitatori del museo. Banksy ha specificato che venga esposto con opere dello stesso periodo del busto e noi siamo stati felici di accettare”.

Un’opera dal forte significato simbolico che non mancherà di far parlare e suscitare polemiche.

L’artista non è nuovo alle collaborazioni museali, da ricordare infatti la mostra al Bristol Museum del 2009, "Banksy vs. Bristol Museum", considerata la sua prima vera e propria retrospettiva in abito pubblico. L’esposizione, a entrata gratuita, è stata la più importate mai realizzata dal museo, e ha portato circa 15.000.000£ all’economia locale. Banksy, oltre ad aver donato al museo una delle opere esposte, “Pink Angel”, aveva accettato di esporre ad un costo simbolico di 1£.

Immagini tratte da designyoutrust.com – news tratta da artlyst.com



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_news: MUSEO CANOVA - la struttura in pessime condizioni rischia il crollo parziale del tetto

Infiltrazioni d'acqua dai finestroni, umidità che affiora dal pavimento ed una porzione di tetto che rischia di crollare. Versa in condizioni a dir poco allarmanti la Gipsoteca-Museo Antonio Canova di Possagno.


Un gioiellino della Marca Trevigiana con una media di oltre mille visitatori a settimana. E che ora si trova alla prese con grossi problemi di infiltrazioni. Si rischia addirittura il crollo di una parte della copertura. I problemi ci sono in entrambe le sezioni della gipsoteca. Quella ottocentesca, la più antica. E quella più recente ristrutturata dall'architetto veneziano Carlo Scarpa nel 1957, area che ospita i celeberrimi gessi canoviani in una collezione, come certificano i dati, assai apprezzata . Le infiltrazioni d'acqua interessano proprio nella Gipsoteca Scarpiana. «L'acqua piovana filtra attraverso i grandi finestroni agli angoli della cupola di copertura - spiega Giampietro Favaro, presidente della Fondazione Canova, ente che si occupa della gestione del patrimonio canoviano - si tratta di serramenti realizzati una cinquantina d'anni fa e che necessitano di essere sistemati. Purtroppo l'acqua passa dai serramenti e filtra all'interno scivolando attraverso i muri. In realtà però il problema più grosso è un altro».


In questa parte della gipsoteca infatti le infiltrazioni più preoccupanti non sono quelle dall'alto, ma quelle che arrivano dal basso. L'umidità infatti sale visibilmente da sotto il pavimento ed ha iniziato ad intaccare lo stesso pavimento ed i muri. Intervenire su questo fronte è molto più difficile.


«Per le infiltrazioni dall'alto basterà sigillare con cura i punti i finestroni - spiega Favaro - più problematico intervenire sul pavimento». Sul basamento dell'edificio si dovrà realizzare una sorta di «trincea», un'intercapedine sulla parte bassa esterna dell'edificio che isoli i muri all'esterno ed eviti che l'umidità possa penetrare all'interno dell'edificio. Ma non sarà un lavoro da poco. I lavori di sistemazione sono già stati finanziati dalla Soprintendenza ai beni architettonici di Venezia con una cifra di 40 mila euro.


«Lo stesso Scarpa, quando era ancora in vita, aveva riconosciuto di aver sottovalutato il problema dell'umidità - spiega Favaro - i lavori di sistemazione tuttavia sono già stati predisposti ed inizieranno in primavera». Gli ultimi lavori di manutenzione al padiglione scarpiano della Gipsoteca Canoviana erano stati fatti 8 anni fa. Furono spesi 230 mila euro. Altro problema riguarda invece la parte ottocentesca dalla Gipsoteca. All'entrata infatti si trova una volta a botte che rischia di crollare. Questa volta era stata colpita da una bomba durante la seconda guerra mondiale. Fu ricostruita in fretta e furia al termine del conflitto, ma senza i dovuti accorgimenti. Tanto che una trave portante, col passare degli anni, si è abbassata di 60 cm rispetto alla posizione iniziale. «I tecnici ci hanno detto che esiste il rischio che crolli - spiega Favaro - se quest'inverno ci fosse una grande nevicata, il peso della neve potrebbe far crollare questa trave. Si deve intervenire anche qui prima che sia troppo tardi».


Per questo problema al momento la Soprintendenza non ha previsto interventi di ripristino. «Negli ultimi anni si sono spesi diverse centinaia di migliaia di euro per diversi lavori alla Gispoteca - conclude Favaro - ma ci sono ancora questi problemi che vanno affrontati con urgenza».


In alto un'immagine dell'ala progettata da Carlo Scarpa tratta da museocanova.it



Un'immagine della gipsoteca ottocentesca 



un'immagine dell'ala progettata da Carlo Scarpa


articolo di Daniele Quariello tratto da tribunatreviso.gelocal.it  foto tratte da skyscrapercity.com

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_news: Brera senza soldi - resta chiusa la mostra dei capolavori del Pushkin

Turni festivi contingentati e sale aperte a singhiozzo: i partner privati non vogliono accollarsi
i costi extra. Protestano i visitatori: dopo la prenotazione nessuno li aveva avvertiti del blocco

La mostra c’è, ma non si vede. Pinacoteca di Brera a mezzo servizio in questi giorni di festa, non ci sono custodi a sufficienza e la rassegna 'Brera incontra il Pushkin. Collezionismo russo tra Renoir e Matisse' nelle sale 12 e 15, insieme con le collezioni Iesi e Vitali nelle sale 10 e 11, sono rimaste chiuse ieri (la Iesi ha riaperto nel pomeriggio) e anche il 7 dicembre. Così come lo saranno con molta probabilità domenica e forse anche domani.

Servono 21 custodi per tenere completamente aperta la Pinacoteca, più sei per la mostra ospitata a Brera. Ma siamo a fine anno e il personale ha già raggiunto il tetto di ore massime consentite dal contratto nazionale per lavorare nei giorni festivi. Quindi, anche se i custodi sono disponibili, nessuno li paga. Così è da qualche settimana che in Pinacoteca ci si sta ingegnando per garantire per quanto possibile il servizio nei giorni di festa. Due domeniche fa, per esempio, si è scelto di tenere aperta la mostra (che nell’ultima settimana ha totalizzato 6mila visitatori) per favorire chi aveva prenotato e prepagato i biglietti, e di chiudere metà Pinacoteca nel pomeriggio, quando il secondo turno non ha permesso di coprire tutte le sale.

La stessa cosa sta avvenendo a Roma alla Galleria Borghese. La mostra 'I Borghese e l’Antico', dedicata a importanti capolavori dell’arte antica, 60 opere provenienti dal Louvre (ma in origine facenti parte proprio della collezione Borghese e poi vendute ai francesi alla metà dell’Ottocento), si è inaugurata il 6, il giorno dopo era chiusa, ieri è stata aperta a singhiozzo, oggi il personale sarà in assemblea ed è a rischio l’apertura nel weekend. La mostra è organizzata dalla stessa società che ha portato a Milano l’esposizione di Brera, Mondo Mostre, e che non ha intenzione di accollarsi il costo del pagamento dei custodi necessari nei giorni festivi. È in corso una sorta di braccio di ferro tra la società e il ministero dei Beni culturali. Tant’è che per la rassegna di Milano, per esempio, aperta l’11 novembre, non è stata ancora firmata la convenzione proprio perché contiene questo nodo dolente.

E così si è arrivati al punto che le mostre ci sono ma non si sa bene se nei giorni di maggior affluenza di pubblico si possono vedere. Altre realtà sono nella stessa situazione in questo momento: anche l’area archeologica di Sirmione ha dovuto chiudere i battenti per l’impossibilità di poter pagare il personale nelle giornate di festa. Non poche le proteste a Brera. Ieri in un quarto d’ora circa 50 persone di fronte al cartello di chiusura della mostra se ne sono dovute andare e sono stati 162 i prenotati che non hanno potuto accedere. Saranno rimborsati ma non si sa quando. «È una vergogna, e poi proprio nel bel mezzo del ponte», hanno commentato infuriati. «Abbiamo provato a chiamare ma non ha risposto nessuno — dice un visitatore — e ora che siamo qui viene fuori che non possiamo entrare». In effetti, confermano da Brera, «i telefoni non smettono di suonare da mercoledì, quando la mostra è rimasta chiusa».

Articolo di Anna Cirillo e Sara mariani tratto da milano.repubblica.it 

In alto nell'immagine: Claude Monet, Ninfee bianche, 1899, 89 x 93 cm, olio su tela. Collezione Šcukin - The State Pushkin Museum of Fine Arts, Moscow

Qui di seguito alcuni dei capolavori esposti nell'esposizione milanese 

a sinistra Pablo Picasso, Ritratto di Ambroise Vollard, 1910, 92 x 65.5 cm, olio su tela.- a destra Vincent Van Gogh, La ronda dei carcerati, 1890, 80 × 64 cm, olio su tela. - Collezione Morozov - The State Pushkin Museum of Fine Arts, Moscow

Paul Gauguin, 'Aha Oe Feii?' ('Come? Sei gelosa?'), 1892 , 66.2 × 89.3 cm, olio su tela. Collezione Šcukin - The State Pushkin Museum of Fine Arts, Moscow 

a sinistra Henri Matisse, Pesci rossi, 1911, 104 × 98 cm, olio su tela. Collezione Šcukin - a destra Pierre Auguste Renoir, La pergola, 1876, 81 x 65 cm, olio su tela. Collezione Morozov - The State Pushkin Museum of Fine Arts, Moscow

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_news: CALENDARIO PIRELLI: Kate Moss e le altre nude per Sorrenti

La star del Cal Pirelli 2012 è Kate Moss. Con i suoi capricci, tra cui l'assenza alla presentazione ufficiale a New York e le limitazioni alla pubblicazione della sua immagine. Vanity Fair Italia è l'unico giornale che ha ottenuto di poter mettere in copertina una sua foto, nel servizio che sarà mercoledì in edicola con una serie di scatti esclusivi. 

È la purezza il tema del calendario più famoso e ricercato del mondo (edizione limitata a 20 mila copie). Quindi, 25 nudi femminili di 12 modelle, ma così plastiche nelle loro pose statuarie, da sembrare molto più vestite e per nulla erotiche, di tante passate edizioni. Nel delicato esercizio di stile si è cimentato, con ottimo risultato finale, Mario Sorrenti, il primo fotografo italiano nella lunga storia del Pirelli, che ha scattato la scorsa primavera a Mortoli, in Corsica.

Nel Cal 2012 c'è anche un'outsider: Margareth Madè. L'attrice siciliana, resa celebre da Baaria di Giuseppe Tornatore, posa per la prima volta totalmente senza veli. E a Vanity ha raccontato: «Mario sa come spogliare una donna senza imbarazzi».

Il bel Sorrenti, napoletano da 30 a New York, è stato anche modello e oltre a una blasonata carriera nella fotografia di moda (Vogue eHarper's Bazar soprattutto), può vantare anche due ex fidanzate top, entrambe presenti nel Cal 2012: Kate Moss e Milla Jovovich. Nell'intervista che ci ha rilasciato nel suo studio di Manhattan racconta: «Lavoro spesso con loro, penso che ci amiamo ancora, certo in modo più familiare»

Divenne famoso nel 1995 per la campagna Obsession, il profumo di Calvin Kline. Protagonista era Kate con un corpo così acerbo da suscitare proteste. Il presidente Bill Clinton la fece ritirare dal mercato americano con l'accusa di ammiccamento alla pedofilia. 

A Vanity ha raccontato di quando lui e la sua musa Moss vivevano d'aria in una stanza del Gramercy Park Hotel. Poi parla del periodo in cui la droga (il fratello Davide è morto di overdose a 21 anni) è stata fonte d'ispirazione (anche per lui), nella corrente della «heroin chic». Ma ormai sono passati 15 anni, Mario si è pacificato, ha una moglie poco gelosa e due figli da tenere d'occhio.

Al dinner gala, 6 dicembre, all'Armory, presenta Julianne Moore, e canta, per 800 ospiti, Andrea Bocelli.

In alto una delle immagine di Kate Moss - Articolo e foto tratte da Vanityfair.it - Il servizio completo sarà pubblicato all'interno dell'edizione di Vanity fari in edicola il 7 dicembre.

La modella Sakia de Brauw

La modella Edita Vikeviciute 

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_news: SACCHEGGI D'ARTE - pene minime e ridicole per chi depreda il nostro patrimonio.

L’Italia è uno dei paesi più colpiti dal saccheggio delle opere d’arte, e dalla riforma non si sa più niente delle nuove norme di sanzione.

«Italia, saccheggio del paradiso dell'arte». Il nuovo ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi si stampi in testa questo titolo del Mundo. E cambi finalmente, subito, una legge infame. Quella che consente di arrestare un pensionato che ruba scatolette di tonno al supermercato ma non il trafficante che ha in mano il Cratere di Eufronio o altri pezzi da milioni di euro.

Per l'Ufficio delle Nazioni Unite di Vienna che se ne occupa, il traffico illegale di opere d'arte è il quarto business del crimine mondiale dopo i traffici di droga, armi e denaro riciclato. E l'Italia è il Paese in assoluto più colpito. «Il sacco di Roma dei Lanzichenecchi nel 1527 e le spoliazioni napoleoniche dell'Ottocento sono eventi che impallidiscono se messi a confronto al volume dei furti del giorno d'oggi, sempre più "sponsorizzati" dalla criminalità organizzata», ha scritto Avvenire riprendendo il Rapporto sulle Archeomafie redatto dai carabinieri del Comando tutela patrimonio artistico, che insieme coi cugini della Guardia di Finanza tentano da anni di arginare come possono l'emorragia.

Mettono a segno spesso colpi formidabili. Ma è come tentare di svuotare il mare con un secchiello.

Tanto per dare un'idea: il sito Internet che riporta le «opere di particolare rilevanza» tra i «Beni culturali illecitamente sottratti», quotidianamente aggiornato, riportava ieri 5295 oggetti. E parliamo solo di quelli «di particolare rilevanza». Eppure tra i 69.000 detenuti che oggi affollano le carceri italiane neppure uno risulta essere in cella per avere rubato un quadro, scavato una tomba etrusca o trattato con un ricettatore straniero la vendita di un vaso antico.

Peggio, come spiega Fabio Isman, autore de I predatori dell'arte perduta , «nessuna sentenza di condanna, che si sappia, è mai diventata definitiva». Nelle prossime settimane dovrebbe arrivare in Cassazione il processo a Giacomo Medici, forse il più noto dei trafficanti internazionali, già condannato in primo (10 anni e 10 milioni di euro di provvisionale allo Stato per i danni al patrimonio artistico) e in secondo grado. In un deposito a Ginevra aveva centinaia di pezzi meravigliosi e le foto di uno scavo fatto da ignoti tombaroli in una villa pompeiana affrescata, forse a Oplontis, di cui gli archeologi ignoravano (e continuano a ignorare) l'esistenza. Ma l'ipotesi che vada in galera, a questo punto, è comunque remota.

Scrive Isman che «la Razzia è immensa». Al punto che anni fa un'indagine della Camera dei Comuni di Londra valutò che «il traffico illecito di antichità e cultura superi i 6 miliardi di dollari all'anno. Per buona parte, oggetti italiani». Eppure, esattamente un anno fa, Marion True, un'elegante signora americana per venti anni dirigente del Getty Museum di Los Angeles, nonostante avesse «pacificamente ammesso» a proposito di diversi acquisti di preziosi pezzi archeologici di essersi «resa conto che i reperti erano frutto di scavo clandestino» se l'è cavata senza danni: tutto prescritto.

Anche la mafia, come ci ha rinfacciato perfino il giornale cileno La Tercera , si è impossessata di qualche capolavoro. Come la Natività di Caravaggio, rubata nel lontano 1969 dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo. Dipinto nel 1609, varrebbe almeno 30 milioni di euro e secondo il pentito Totò Cancemi «veniva esposto durante le riunioni della Cupola».

Il panorama, purtroppo, è quello descritto dal già citato El Mundo : «Ogni anno, migliaia di pezzi vengono rubati da chiese, monumenti e musei italiani senza che le autorità siano capaci di porvi un freno. In Italia esistono più di 3.500 musei e 2.000 siti archeologici che sono costantemente saccheggiati da ladri senza scrupoli che vendono poi la merce al mercato nero. Nel Paese con il maggiore patrimonio artistico e culturale dell'umanità, praticamente nessun tipo di opera pittorica, scultorea o architettonica è in salvo».

Bene: in questo contesto agghiacciante il nuovo codice dei Beni culturali varato dal governo Berlusconi e dal ministro Giuliano Urbani il 22 gennaio 2004 (ma il guaio era già parzialmente anticipato nel Decreto legislativo 29 ottobre 1999 impostato dalla sinistra quando a Palazzo Chigi c'era Massimo D'Alema) prevede pene ridicole. Al massimo i tombaroli, i ricettatori e i trafficanti d'arte rubata in genere rischiano multe così basse da essere comiche (da 775 a 38.734,50 per chi, ad esempio, «procede al distacco di affreschi...») e una reclusione massima di tre anni. Così bassa da escludere la galera prima di una condanna (campa cavallo...) definitiva.

In parole povere, spiega Paolo Ferri, un magistrato che sempre combatte su questo fronte, quel decreto creò una vera e propria fattispecie nuova di reato, dimenticando del tutto le aggravanti previste per gli altri tipi di furto. Risultato: anche quando è teoricamente prevista la possibilità di arrestare il delinquente non c'è però quella di metterlo dentro. A meno che i carabinieri o i finanzieri non siano certi di potere dimostrare, con prove inconfutabili, che il trafficante ha materialmente danneggiato lui l'opera d'arte che ha in mano.

Tre esempi dicono tutto. Il primo è quello dei trafficanti che trovarono il meraviglioso monumento funerario di Lucus Feroniae, a Fiano Romano, lo ridussero in 12 pezzi e lo seppellirono in attesa di trovare un compratore. Il secondo è quello del vecchio tombarolo che tre anni fa a Ostia Antica recuperò il favoloso «sarcofago delle Muse» (uno degli 11.258 reperti che i finanzieri del Gruppo tutela patrimonio archeologico comandati da Massimo Rossi hanno salvato nel biennio 2008-2009) e fu beccato con in mano un cric da carrozziere con il quale voleva staccare ogni statuina dalle altre per correre meno rischi e forse guadagnare di più vendendole separatamente. Il terzo quello del «predatore» che nel gennaio scorso fu fermato mentre cercava di andarsene, probabilmente all'estero, con la grande statua di Caligola in trono che aveva trovato scoprendo la villa dell'imperatore a Nemi.

Pare impossibile: nessuno è stato ammanettato. «Se in un negozio rubi un maglione da 19 euro rompendo un sigillo puoi essere arrestato, incarcerato e rischi fino a 10 anni - commenta amaro Paolo Ferri -. Se ti prendono col Cratere di Eufronio o qualche altro pezzo che vale milioni no».

Una schifezza. Che Giancarlo Galan, messo sotto pressione in un convegno, aveva giurato di cambiare. E c'era quasi riuscito: il 20 settembre, in Consiglio dei ministri, aveva infatti portato un disegno di legge per raddoppiare le pene da tre a sei anni. Cosa che consentirebbe l'arresto, la custodia cautelare, l'allungamento dei tempi per la prescrizione e le intercettazioni, più che mai indispensabili per questo tipo di reati.

Di quel disegno di legge, travolto dalla caduta del governo, non si sa più nulla. Ecco, sarebbe bello se Lorenzo Ornaghi partisse da lì: l'Italia non merita di subire ancora l'umiliazione provata da chi combatte i «predatori dell'arte perduta» che stuprano le nostre bellezze artistiche e non può neppure metter loro le manette.

Articolo di Gian Antonio Stella tratto da corriete.it

In alto "Natività con i santi Lorenzo e San Francesco d'Assisi"  di Caravaggio del 1609 - rubato dal 18 ottobre del 1969

Immagini del recupero da parte della Guardia di Finanza della statua di “Caligola seduto in trono” di Nemi – immagini tratte repubblica.it e romacapitalenews.it

“Sarcofago delle sette muse” Isec. d.C. Scavi di Ostia, Museo Ostiense – Recuperato dalla Guardia di Finanza nel 2008 – foto tratta da beniculturali.it

Immagini e dettaglio del bassorilievo del “Monumento funebre di Lucus Feroniae” Vsec. – immagini tratte da imagoromae.com

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_news: MARINA ABRAMOVIC e la cena shock del MOCA di Los Angeles

Marina Abramovic la conosciamo tutti ed è lecito affermare che questa grande artista occupa ed occuperà un ruolo preponderante all’interno della storia dell’arte di tutti i tempi. A volte però anche i mostri sacri vengono criticati o attaccati, fa parte del gioco ed anche la grande “nonna della performance art”, come lei stessa ama definirsi, non può certo essere indenne dalle critiche.

Ma andiamo per gradi, come ogni anno il MOCA di Los Angeles guidato dal volpone Jeffrey Deitch ha deciso di organizzare il suo Annual Gala, sarebbe a dire uno degli eventi più attesi di questo autunno. In precedenza il Gala ha visto militare tra le sue fila gente come Lady Gaga ma quest’anno il ruolo di direttore creativo è stato affidato proprio alla mitica Marina. Per l’occasione l’artista ha deciso di mettere in piedi una performance basata su Salò o le 120 giornate di Sodomia, opera del nostro grande Pier Paolo Pasolini. Il film illustra i vari orrori del regime fascista e nello specifico quelli di un gruppo di giovani di entrambi i sessi (che verranno suddivisi in tre gruppi, repubblichini di leva, figlie e vittime), catturati da quattro potenti borghesi nazifascismi con l’intento di usarli per soddisfare tutte le loro perversioni sessuali sino alla condanna a morte. Marina Abramovic ha di fatto ricostruito questa situazione, avvalendosi di performers che resteranno per tre ore nudi sotto ai tavoli del Gala o sopra di essi con tanto di scheletro finto sopra la pancia. I performers non potranno allontanarsi per andare in bagno e non potranno ricevere cibarie dagli avventori del Gala. I performers saranno retribuiti con 150 dollari e riceveranno una membership del MOCA per la durata di un anno.

A questo punto alcune figure del mondo dell’arte come Yavonne Rainer, Douglas Crimp, Tom Knechtel e Monica Majoli hanno deciso di firmare una lettera in “difesa” dei giovani performers, a loro detta plagiati da una grande star del contemporaneo, seviziati brutalmente e mal retribuiti, con la speranza di entrar a far parte dell’art system. Proteste che sembrano inutili, basti guardar le performance con Marina Abramovic come protagonista per capire che i rischi e le sevizie sono ben altri.

Ad aumentare le critiche la lettera pubblicata in questi giorni dalla performer Sara Wookey la quale si è rifiutata di partecipare alla performance organizzata dalla celebre artista:

“Il 7 novembre ho partecipato ad un’audizione per la performance di Marina Abramovic al gala annuale del Museum of Contemporary Art di Los Angeles. L’ho fatto perché volevo essere coinvolta nel progetto di un’artista che ho seguito con interesse per moltissimi anni. Alle selezioni hanno partecipato 800 persone ed il mio nome è stato inserito nella lista dei 200 selezionati, in particolare il mio ruolo era quello di rimettere in scena la celebre opera Nude with Skeleton (2002) di Marina Abramovic sopra i tavoli del gala. Tendo a precisare che gli ospiti di questa prestigiosissima cena hanno dovuto sborsare la bellezza di 100.000 dollari per accedere. Ho scritto questa lettera per aggiungere la mia voce alle diatribe sorte in questi ultimi giorni. Personalmente ho deciso di tirarmi indietro e non partecipare all’evento, la mia paga sarebbe stata di 150 dollari per 15 ore di lavoro senza nessuna copertura assicurativa, senza garanzie di sorta all’interno di una performance estremamente problematica e con possibili abusi.

Io sono una ballerina e coreografa professionista con 16 anni di esperienza alle spalle e sono infuriata perché non esistono misure ufficiali o non ufficiali per i lavoratori dell’arte, come non esistono benefits o tariffari. Questo succede a tutti i livelli, e c’è da aspettarselo anche da professionisti internazionalmente riconosciuti come Marina Abramovic”.

news tratta da globartmag.com - immagini qui di seguito tratte da latimesblogs.latimes.com - vanityfair.com


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_news: VELASQUEZ - scoperto quadro sconosciuto nell'armadio di un collezionista

In Gran Bretagna, l’erede di un artista ha scoperto improvvisamente di possedere un quadro che vale una fortuna. L’uomo ha aperto l’armadio con le opere collezionate da Matthew Shepeprson credendo di trovare soltanto vecchie croste con le quali aveva intenzione di racimolare intorno alle 300 sterline. Ma a sua grande insaputa tra i quadri è spuntato un dipinto sconosciuto di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, lo spagnolo Diego Velàsquez.

Tutto inizia quando l’erede (che preferisce restare anonimo) porta alla casa d’aste Bonhams una parte dell’eredità ricevuta per una valutazione e vendita futura.

Mentre alla maggior parte dei dipinti sono stati fornite stime di poche centinaia di sterline ognuno, il ritratto di un signore in tunica nera e colletto bianco ha colpito la casa d'aste come il lavoro di un artista diverso.

Dopo mesi di ricerche, analisi tecnica e consultazioni con gli esperti di Londra, Dublino e il Prado di Madrid, è stata identificata come un'opera perduta di Diego Rodriguez de Silva y Velázquez.

Andrew McKenzie, direttore di dipinti antichi presso Bonhams, ha dichiarato: "Questo è un ritratto di straordinaria bellezza, che, dopo approfondite ricerche, riteniamo essere di Velázquez. Ci aspettiamo che ci sia grande interesse da tutto il mondo per la scoperta e la vendita del quadro visto che raramente opere di questo maestro passano in asta. Velázquez è uno dei più grandi geni di tutta la storia dell'arte occidentale. La scoperta di questo tesoro perduto è una esperienza rarissima ed è tremendamente eccitante essere in grado di portarlo all'attenzione del mondo ".

Il ritratto del 17 ° secolo sarà il pezzo clou della vendita degli “Old Masters” della Bonhams a New Bond Street il 7 dicembre.

Tra gli esperti che hanno contribuito a identificare l’autore del dipinto ci sono Carmen Garrido, capo dei servizi tecnici presso il Museo del Prado, e il dottor Peter Cherry, professore di storia dell'arte presso l'Università di Dublino e uno dei maggiori studiosi al mondo l'artista.

Si ipotizza che Shepperson acquistò il dipinto nel 1820 per pochi scellini, ignaro della sua provenienza e dell’autore.
L'identità del personaggio non è stata ancora accertata all’unanime ma la casa d'aste ipotizza che potrebbe essere Juan Mateos, maestro di caccia di Filippo IV.
Il quadro è stato stimato circa 3milioni di sterline.

Nell'immagine il quadro scoperto.

News tratta da telegraph.co.uk - artsblog.it

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_news: UN BOTTICELLI PER UN LEONARDO: gli accordi tra i musei per la mostra del decennio


Non era mai uscito prima d’ora dai confini italiani.
Ma il “Ritratto di Musico” di Leonardo da Vinci non poteva mancare all’esposizione che celebra il grande maestro italiano alla National Gallery di Londra.
Lascia quindi la Pinacoteca Ambriosiana e si aggiunge agli altri capolavori che sono in mostra per raccontare l’evoluzione stilistica del genio rinascimentale durante il suo soggiorno milanese.
Nella stessa stanza a fargli compagnia ci saranno niente di meno che la “Belle Ferroniére” da Louvre e la “Dama con l’ermellino” da Cracovia.
Ma il suo prestito non nasce da un semplice gesto di generosità della Pinacoteca Ambrosiana verso la National Gallery, infatti, il museo milanese in cambio avrà in prestito un capolavoro di Botticelli, che raramente è stato esposto al di fuori dalla sua sede londinese, la “Natività Mistica”, olio su tela del 1501.
Opera considerata come ultimo capolavoro di Botticelli prima che smettesse la sua attività artistica, è l’unica ad essere datata e firmata dall’artista. Il titolo dell’opera deriva dalla critica moderna, e si ispira alla composizione dal forte e complesso simbolismo della scena, ricca di figure disposte in modo regolare e geometrico.
La tela arriverà in italia per l’esposizione “Apocalittico Botticelli” che si terrà a Milano alla Pinacoteca Ambrosiana dal 15 novembre a 5 febbraio.
Ma il “baratto” tra i due Musei per la mostra di Leonardo non è l’unico.
Il Louvre, che presta la “Vergine delle Rocce” e la “Belle Ferronière” avrà in prestito il “Cartone di Sant’Anna”, un bellissimo disegno preparatorio di un’opera di Leonardo ormai persa, realizzato tra il 1501 e il 1505 con gessetto nero, biacca e sfumino su carta. Fino a qualche anno fa era quasi impensabile vedere quest’opera al di fuori della National Gallery di Londra, per la delicatezza del supporto cartaceo e per il suo stato conservativo.
L’opera accompagnerà l’esposizione che avrà luogo a febbraio al Louvre, dove verrà presentata al pubblico dopo il recente restauro l’opera “Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino” sempre di Leonardo. L’esposizione parigina vuole infatti paragonare le due opere di Leonardo, che affrontano una tematica molto simile ma con diverse composizioni stilistiche.
L’Hermitage di San Pietroburgo, che presta la sua “Madonna Litta” avrà invece l’ “Annunciazione” del 1486 di Carlo Crivelli, che farà parte dell’esposizione “Capolavori dai musei del mondo” dal 15 novembre al 5 febbraio, mentre per la “Dama con l’ermellino” verrà pagato un canone visto che il museo di Cracovia è chiuso per restauro.

Emiliano Stefenetti

In alto l’immagine del “Ritratto di Musico” (olio du tavola, 1485) di Leonardo da Vinci.
Qui di seguito le opere che la National Gallery ha dato in prestito ai vari musei.
Immagini tratte da wikipedia.it



Leonardo da Vinci “Cartone di Sant’Anna” 1501/1505 gessetto
nero, biacca e sfumino su carta



Sandro Botticelli “Natività Mistica” 1500/1501, olio su tela



Carlo Crivelli “Annunciazione” 1486, olio su tavola
trasferito su tela


News rielaborate tratte da corriere.it e ilgiornaledellarte.com

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_news: GIOTTO e il demone scoperto dopo 800anni negli affreschi di Assisi


Era lì da 800anni e nessuno se ne era accorto.
Un “volto demoniaco” dipinto da Giotto nelle nuvole dell’affresco che raffigura la “Morte e Ascensione di San Francesco” nella ventesima scena della vita del santo, nella Basilica superiore di Assisi (vedi l'ultima immagine a fine articolo).
Fino ad oggi di riteneva che fosse stato il Mantegna, nel suo “San Sebastiano” conservato a Vienna, ad aver il primato per aver cominciato a “manipolare” le nuvole inserendo in una di esse la sagoma di un cavaliere.
La scoperta, effettuata dalla storica e specialista francescana Chiara Frugoni , aggiunge valore e importanza, più di quanta già non ne possa avere, alla figura di Giotto.
Il demone appena scoperto si aggiunge alla già lunga lista di opere che contengono dettagli o messaggi nascosti, nei secoli passati non era inusuale inserire doppi significati o messaggi cifrati nelle opere pittoriche: spesso la lettura superficiale conteneva un semplice messaggio per la massa, mentre nascosti nel quadro vi erano messaggi che solo poche persone, riuscendo a leggere gli elementi nascosti, potevano carpire.
Uno degli esempi più clamorosi, che oggi fa molto parlare, è il famosissimo affresco dell’ “Ultima cena” di Leonardo da Vinci conservato nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano: libro “Il Codice da Vinci” di Dan Brown ha notevolmente ampliato la popolarità della teoria per cui si ritiene che alla sinistra della figura di Gesù vi sia non il ritratto dell’apostolo Giovanni, ma ben si Maria Maddalena, teoria che si mescola con le leggende templari tra mito, stria e romanzo.
Un esempio più “concreto” invece è il microscopico ritratto (forse il più piccolo fino ad ora catalogato) che è stato scoperto nell’anello che indossa la donna ritratta da Robert Campin nel bellissimo “Ritratto di Dama” conservato alla National Gallery di Londra. Nell’ingrandimento si nota il volto di un uomo “baffuto e capelluto” che per molti si può addirittura leggere come un autoritratto dell’artista stesso.
Nel dipinto “Gli ambasciatori” del 1533 di Holbein il Giovane, c’è uno dei casi più famosi nella storia dell’arte di anamorfosi: un teschio storpiato in primissimo piano, che si può solo vedere ponendosi al lato destro del quadro a qualche metro di distanza; il teschio, tutt’oggi senza un significato del tutto decifrato, sommata a numerosi altri elementi all’interno del quadro (come il crocefisso in alto a sinistra, il mappamondo, il libro aperto, etc..) rendono il quadro uno dei più misteriosi e criptici della storia dell’arte.
Altro mistero non ancora risolto, e che fa impazzire tutti gli amanti e studiosi di ufologia, è l’oggetto non identificato che “vola” nel cielo che fa da sfondo alla “Madonna con Gesù bambino e San Giovanni”, di attribuzione ancora incerta, conservata a Palazzo Vecchio a Firenze.
Nel paesaggio di fondo, alla destra della figura della Madonna, si nota un contadino che ammira una “nuvola-navicella” che si libra nel cielo; nessuno ad oggi sa definire con precisione cosa vi sia raffigurato e il mistero è diventato talmente famoso da aver dato il soprannome di “Madonna dell’ufo” al dipinto.

Nel caso di Giotto le teorie si avvalgono di fondamenta più teologiche.
Secondo alcuni studi nel medioevo era infatti tradizione popolare che all’interno delle nuvole vi fossero nascosti demoni che impedivano o cercavano di bloccare il passaggio delle anime verso il paradiso, e questa teoria potrebbe coincidere con l’opera di Giotto, visto che nell’affresco San Francesco sta ascendendo al cielo.
La figura demoniaca dipinta da Giotto ha quindi una valenza e una base catechistica.
La teoria, che è ancora in fase di studio e ricerca, può comunque far capire quanto ogni singolo elemento delle opere e della costruzione di una scena religiosa siano spesso uno studio calcolato, che non lascia niente al caso, diventando così testimonianza e specchio della cultura popolare di un’epoca, non solo religiosa, ma culturale e sociologica, come dichiara anche lo stesso padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento: "questa scoperta può farci comprendere a livello catechetico l'importanza di oggettivare il male per non accoglierlo nella propria vita".

La notizia, anticipata da notizia anticipata dal sito www.sanfrancescopatronoditalia.it, ha già fatto il giro del mondo e sarà pubblicato nel prossimo numero della rivista San Francesco Patrono d'Italia, edita dal Sacro Convento d'Assisi.

Emiliano S.

Nell’immagine in alto: Giotto “Morte e Ascensione di San Francesco” - affresco, 1290/95 - Basilica di San Francesco, Assisi



Andrea Mantegna “San Sebastiano” - tempera su tavola,
1456/57 - Kunsthistorisches Museum, Vienna | 
A destra il dettaglio della nuvola con il cavaliere
(immagini tratte da Wikipedia.it)




Leonardo Da Vinci “Ultima cena” - affresco, 1494/98 -
refettorio di Santa Maria Delle Grazie, Milano | a destra il volto di San
Giovanni/Maria Maddalena



Robert Campin “Ritratto di donna” – olio su tavola, 1420/30
– National Gallery, Londra | a destra il dettaglio dell’anello ingrandito



Hans Holbein il Giovane “Gli ambasciatori” - olio su tavola,
1533 - National Gallery, Londra | a destra dettaglio della visione laterale con
il teschio svelato (immagini tratte da Wikipedia.it)



“Madonna con Gesù bambino e San Giovanni” - olio su tavola, 1450 circa -
Palazzo Vecchio, Firenze | a destra dettaglio del quadro con lo strano oggetto
volante (immagini di D. Cuoghi tratte da
http://ceifan.org)



Giotto “Morte e Ascensione di San Francesco” - affresco,
1290/95 - Basilica di San Francesco, Assisi | a destra il dettaglio delle
nuvole con il volto del demone



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_varie: KEITH HARING & the new music generation

Keith Haring è stata, e tutt’ora è, una delle figure della storia dell’arte che più di altre hanno saputo creare uno stile unico e riconoscibile.
I suoi omini son diventato simbolo di una generazione, di un modo di vivere e di essere.
Il merchandising che se ne è fatto e che tutt’ora si fa è infinito. Tutto diventa Keith Haring: dall’abbigliamento (da stilisti come Jeremy Scott , Patricia Field e Nicholas Kirkwood che hanno dedicato collezioni alla sua arte, fino ai grossi colossi mondiali come Zara, che ha distribuito t-shirt con stampe e foto dell’artista) ma anche biancheria per la casa, bicchieri, portachiavi, tappeti, tovagliette.. dove si può stampare Haring è arrivato.

Ma recentemente mi sembra di aver notato che anche il mondo della musica inizia a ispirarsi ed a omaggiare sempre più la sua creatività.
Ultimo in ordine di tempo Justin Bieber, idolo delle teenager di mezzo mondo, che ieri sera si esibito live sul palco degli MTV EUROPE MUSIC AWARDS da Belfast. Vestito di nero e righe bianche, sulla giacca in bella vista c’era l’ormai celebre omino a quattro zampe di Haring, mentre i ballerini indossavano una mise bianca e nera che si ispirava alla sessione di bodypaint fatta sulla pelle del coreografo Bill T. Jones nel 1983.
Già Kylie Minogue si era esibita più di una volta nel 2008 per la promozione di “In my arms” con i ballerini inspirati sempre dalla sessione di Bodypaint dell’83.
Rihanna nel 2009 lancia il suo nuovo album “Rated R”, e nel video del singolo “RUDE BOY” l’ispirazione diventa quasi plagio, diventando sosia dello stesso Keith Haring ma in versione femminile, riprendendo la sessione di bodypaint totale in bianco e nero che l’artista fece sul suo corpo all’interno del Popshop di New York del 1986.
Beyoncè l’omaggio lo fa sia dentro che fuori dal set: prima troviamo il serpente e la sua firma stampati su un tubino nero, poi con gli omini sulla t-shirt che indossa nel recente video “Mouve your body”.
Fuori dalla scene si aggiungono anche Kelis (t-shirt ) e la rapper Nicki Minaj (con abiti in stampa simil Haring).
Ma se alcuni musicisti si ispirano per l’abbigliamento, alcuni lo fanno dall’estetista! E allora ecco il rapper Kanye West con i capelli rasati ad arte con un taglio/tatuaggio ispirato ai famosi graffiti dell’artista, mentre Katy Perry gli omini di Haring li dipinge con smalti multicolore sulle unghie.
Ritornando ai live musicali, i Dangerous Muse (duo elettropop newyorkese) si esibiscono con tra un mix di T-shirt e bodypaint, mentre Madonna, che con Haring aveva collaborato più volte negli anni ’80, lo ha riproposto nel suo ultimo “Sticky and sweet tour”, con un video omaggio in sottofondo alla sua esibizione, dove gli omini dell’artista ballano, si sdoppiano e si muovono a ritmo di musica.

Probabilmente questo potrebbe soltanto far piacere a Keith Haring, che aveva uno stretto rapporto con la musica e conosciuto molti musicisti, come Madonna e Grace Jones (famose le collaborazioni con le due artiste), Run-D.M.C., Simon Lebon, Sean Lennon, Dolly Parton, etc…
Resta comunque incredibile come la sua arte è ormai senza tempo, superando, coinvolgendo e ispirando più di una generazione.

Emiliano S.




Justin Bieber live
agli EMAS 2001



Kylie Minogue live
agli NRJ MUSIC AWARDS 2008



Rihanna in alcune immagini tratte dal set del video di “Rude Boy”



Beyoncè – a destra con il “tubino snake print” – a sinistra nel video di “Mouve
your body”



Da destra: Kelis e due immagini di Nicki Minaj



Da destra: le unghie di Katy Perry e il taglio di Kanye West



I Dangerous Muse



Madonna sul palco dello “Sticky and sweet tour”

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_news: NUOVO CROLLO A POMPEI - Cedono altri due muri

Roma, 25 ott. (TMNews) - Due cedimenti di murature di epoca moderna si sono verificati stamattina all'interno del sito archeologico di Pompei: si tratta di un muro nell'area fuori Porta Ercolano, lungo la via dei Sepolcri, e di un altro nella zona occidentale del sito. Lo rende noto l'ufficio stampa del sottosegretario ai Beni culturali Riccardo Villari.

La dirigente della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, Teresa Cinquantaquattro, ed i carabinieri di Torre Annunziata stanno effettuando un sopralluogo, in stretto contatto con il Mibac.

Sabato scorso aveva ceduto una parte del muro romano di cinta esterno situato in una parte a nord degli scavi, nella zona di Porta di Nola.

Red/Sav 251218 ott 11 MAZ

news tratta da  tmnews.it

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_news: LEONARDO DA VINCI: il "San Girolamo" di Londra - nuova attribuzione al genio rinascimentale

Milano, 18 ott. - Una terracotta raffigurante un ''San Girolamo'', conservata nei depositi del Victoria and Albert Museum di Londra, potrebbe essere un'opera di Leonardo da Vinci. L'attribuzione si deve a Edoardo Villata, professore a contratto di storia dell'arte moderna all'Universita' Cattolica di Milano, che presentera' i risultati del suo studio in un saggio di prossima pubblicazione sulla prestigiosa rivista ''Raccolta Vinciana''. Villata ha anticipato oggi la notizia della sua attribuzione alla Certosa di Pavia dove e' in corso il convegno ''Terrecotte nel Ducato di Milano'', organizzato dall'Istituto di Storia dell'Arte dell'Universita' Cattolica e curato dalla professoressa Maria Grazia Albertini Ottolenghi.

Sebbene Leonardo da Vinci considerasse la pittura superiore alla scultura, si cimentò in entrambi i campi. Ma finora, a parte gli studi, il più celebre dei quali è quello per il grandioso monumento equestre a Federico Sforza, nessuna opera materiale è mai stata individuata. Molte le attribuzioni, ma nessuna di esse trova concordi gli esegeti dell’arte rinascimentale e dell’opera del maestro.

La scultura fu indicata per lungo tempo come opera del Verrocchio, prima che nel 1964 Sir John Pope-Hennessy la declassasse a lavoro di un seguace dello stesso Verrocchio. Infine fu attribuita a uno scultore fiorentino, Giovan Francesco Rustici, che di Leonardo fu un imitatore.

Villata ha condotto un'approfondita ricerca su Leonardo plasticatore, accostando poi la scultura alta circa 50 centimetri alla produzione grafica e pittorica di Leonardo. ''I risultati di tale accostamento - ha detto lo studioso - appiaiono di notevole interesse e con le dovute cautele si propone la possibilita' di riconoscervi un lavoro di Leonardo. Fermo restando che si tratta di una proposta attributiva ottenuta con i metodi della storia dell'arte, quali si usano anche per gli altri artisti, e che, mancando opere scultoree certe di Leonardo, non puo' che "presentarsi come semplice ipotesi di lavoro".

Ma a suo dire, sono molti gli elementi a sostegno della tesi: l’estrema raffinatezza formale, la posizione della mano destra del Santo, che ricorda quella della Dama con l’ermellino (a sua volta dipinta non dal vero, ma da un modello plastico), il panneggio, l’assenza di elementi michelangioleschi (presenti in tutte le opere dell’epoca). Le affermazioni di Villalata faranno discutere, ma la scelta di pubblicare la sua relazione sul prossimo numero della prestigiosa Raccolta Vinciana da parte del comitato scientifico, per ora depone a suo favore.

News tratta da artsblog.it e adnkronos.com

Nell'immagine la foto della terracotta.

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_news: VAN GOGH NON SI SUICIDO' - Nuova teoria sulla fine della vita del genio olandese.

Vincent Van Gogh non si suicidò, ma fu ucciso accidentalmente da un ragazzino. E' quanto sostengono gli autori di 'Van Gogh: The Life', una nuova biografia dell'artista in uscita oggi, in cui si afferma che, molto probabilmente, Van Gogh venne ucciso per errore dai colpi esplosi da una "pistola malfunzionante" del 16enne Rene Secretan. Il pittore morì a Auvers-sur-Oise, nel 1890, all'età di 37 anni.

Sebbene gli autori, Steven Naifeh e Gregory Smith, premettano che "nessuno sa cosa successe", in un'appendice al loro libro di 900 pagine offrono una ricostruzione diversa di quanto avvenne ad Auvers il 27 luglio 1890, che, a loro giudizio, avrebbe più senso della versione accreditata finora. Il colpo fatale sarebbe stato esploso dal 16enne Secrétan, a cui piaceva vestirsi da cowboy e girare con una vecchia calibro 380 per sparare a scoiattoli, uccelli e pesci. Secondo gli autori, Van Gogh non denunciò il ragazzo, e il fratello che era con lui, perché non voleva che venisse punito e perché, soprattutto, vide la morte come una via di uscita da un periodo in cui era "più triste e solo di quanto si possa ritenere".

"Abbiamo meditato a lungo su questa rivelazione - ha detto Naifeh al quotidiano britannico Times - e siamo giunti alla conclusione che nobiliti Vincent. Se in effetti la persona che premette il grilletto non fu Vincent ma René, il fatto che non lo abbia accusato perché si era reso conto che era stato un incidente e non voleva rovinare la vita di questi due ragazzi è stato un atto di generosità".

Notizia tratta da tmnews.it

Nell'immagine "AUTORITRATTO", 1886/87, olio su tela montato su tavola, 41 x 32.5 cm, Joseph Winterbotham Collection, ARTINSTITUTE, Chicago

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_news: Rubate due sculture nella Parrocchia di San Martino a Gorno

Da anni ormai le nostre chiese, disperse nelle provincie di tutta Italia, oltre ad essere scrigni di tesori semi sconosciuti, sono anche une delle fonti più profique del mercato nero di opere trafugate, più o meno importanti.

Se casi clamorosi riempiono le pagine dei giornali nazionali e restano nella memoria degli amanti della storia dell’arte (chi non si ricorda il clamoroso furto del 1969 della “Natività” del Caravaggio dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo) gli altri furti più piccoli spesso passano inosservati.

Pubblico qui il furto avvenuto il 12 agosto del 2010 nella Parrocchia di San martino a Gorno (BG), paese dove son cresciuto.

Son state rubate, strappandole letteralmente dall’altare maggiore, due sculture marmoree raffiguranti due putti, che sedevano al di sopra del tabernacolo dell’altare Maggiore.

Vennero scolpite dalla bottega dei Fantoni, importante bottega di scultori del '600 e del '700 nel nord Italia, nella seconda metà del 1700.

Pubblico la notizia solo ora, a distanza di un anno, perché recentemente ho trovato le foto (anche se non di qualità eccelsa) delle due sculture e vorrei almeno che venga presa attenzione dell’immagine, visto che spesso e volentieri questo tipo di opere va a finire nei mercati dell’antiquariato che riempiono le varie domeniche dei paesini di tutte le province, e che magari ci capita di visitare.

Nello stesso mese, agosto 2010, vennero rubate anche 7 sculture lignee raffiguranti angioletti dalla parrocchia di Caprino Bergamasco (BG) e altri quattro angioletti alati, che ornavano un baldacchino processionale, son stati rubati nella parrocchia di Arzago d’Adda (BG).

Far girare un’immagine non costa niente, neanche dargli un’occhiata.

Non si può mai sapere.

Grazie per l’attenzione

Emiliano S.

Qui di seguito l’immagine dei due angioletti rubati dalla Parrocchia di Gorno, in alto la facciata principale della chiesa.

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_news: BOB DYLAN pittore – “pizzicato” a copiare i quadri


Bob Dylan espone i suoi quadri da Gagosian a New York ma viene pizzicato dal New York Times e dal Guardian a copiare.
Il settantenne genio della musica avrebbe 'replicato' come farina del suo sacco alcune famose fotografie tra cui una di Herny Cartier Bresson.
La mostra nella galleria dell'Upper East Side era stata presentata come "un diario per immagini" dei viaggi di Dylan in Giappone, Cina, Vietnam e Corea con "descrizioni di prima mano di persone, scene di strada, architettura e paesaggio".
Ma a pochi giorni dall'inaugurazione, il blog ArtsBeat del New York Times aveva raccolto pareri di visitatori che ricordavano di aver visto quelle immagini altrove. Da quel momento è stata caccia alla somiglianza. Ad esempio, tra un quadro intitolato 'Opium' e una foto di Leon Busy del 1915 dal titolo 'Indochine'. O tra un dipinto della 'Asia Series' e una foto di Cartier Bresson di due uomini, uno di questi un eunuco che aveva servito alla Corte dell'Imperatrice Tzu Hsi. C'è poi la scena di tre giovani che giocano sul marciapiede che avrebbe la sua gemella in una immagine di Dmitri Kassel.

Articolo tratto da repubblica.it

Qui di seguito alcuni dei dipinti con le foto a confronto.




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ATTENZIONE - Lavori pubblicati in internet: TI COPIO, TI STAMPO E TI VIOLO IL COPYRIGHT


Pubblicare un lavoro comporta diversi reazioni.
Reazioni positive e negative.

La “reazione” peggiore, a mio avviso, è che qualcuno copi un tuo lavoro.

E a me, sfortunatamente, è capitato recentemente….

Negli ultimi due anni ho sviluppato una serie di lavori partendo da una mia fotografia, e rielaborandola omaggiando alcuni dei più grandi artisti della storia dell’arte del XXsec.

Mentre stavo cercando in internet materiale riguardo Keith Haring, in google immagini vedo una t-shirt con un’immagine molto simile a quella che ho postato nella mia galleria di omaggi, ovvero questa in alto a destra.

Apro l’immagine e l’indirizzo internet è quello di un’inserzione Ebay, e scopro con mio “piacere” che qualcuno ha pensato bene di utilizzare ma mia immagine per stamparla e vendere magliette. (vedi l'immagine a fine post)
Inutile dire quanto fossi felice.

Il venditore aveva pensato bene anche di aggiungere la firma di Haring, forse pensando che il lavoro fosse proprio suo… o forse per convincere meglio gli acquirenti.

Vendute già due t-shirt, e 23 ancora disponibili, contatto il venditore in modo pacato e gentile,

“la prego di rimuovere l’inserzione… l’immagine è sotto copyright… Preferirei non contattare il team di Ebay o muovermi per vie legali… etc…”

Ma logicamente…. Nessuna risposta.

Contatto allora il team di Ebay, faccio presente il problema e dopo qualche giorno mi rispondono che l’inserzione è stata rimossa.
Controllo, ma l’inserzione c’è ancora (recidivo??)

Ricontatto Ebay un po’ stizzito della cosa, soprattutto perché in questi anni son diventati severissimi con le violazioni del copyright, e fortunatamente oggi ho avuto la conferma che l’inserzione è stata rimossa definitivamente, e al momento non risulta più disponibile….

Teniamo controllato…. Tenete controllati i vostri lavori…


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_news: ROMA: Identificato e fermato il vandalo della Fontana del Moro


"Un grande plauso ai carabinieri che hanno individuato e fermato lo scellerato che ha danneggiato la Fontana del Moro. Mi auguro adesso che a questo criminale venga data una punizione esemplare, senza scarcerazioni facili, perche' per difendere il nostro patrimonio artistico e' necessario, come ha detto Galan, che sia evidente a tutti la gravita' del reato. Chi colpisce un monumento artistico puo' essere capace di qualsiasi violenza e qualsiasi follia, quindi nessuna clemenza".
Lo dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

L’atto vandalico, avvenuto sabato, era stato ripreso dalle telecamere di sicurezza.
Le immagini, sommate alla descrizione dell’individuo da parte dei turisti che avevano assistito alla scena, hanno permesso alle forze dell’ordine di identificare e fermare l’individuo.

L’atto vandalico ha colpito uno dei quattro mascheroni che ornano i lati della fontana, nello specifico son stati staccati i musi di due figure mitologiche ai lati di un mascherone.
Fortunatamente, l’intervento tempestivo dei turisti, ha permesso di recuperare i frammenti dell’opera, che erano stati gettati in terra vicino alla fontana.

La Fontana del Moro, uno dei simboli di Piazza Navona, è una delle più antiche fontane rinascimentali di Roma.
Al centro di essa vi è una scultura di Giovanni Antonio Mari che raffigura figura maschile che trattiene per la coda un delfino (leggermente sproporzionato) che ha tratti che ricordano vagamente i lineamenti di una persona di colore, da qui quindi il nome di fontana “Del Moro”.

Lo stesso individuo ha poi ammesso di essere la stessa persona che con un sampietrino, qualche ora più tardi, ha colpito la Fontana di Trevi, senza però fare danni rilevanti.

In alto: foto della Fontana del moro
qui sotto: il mascherone danneggiato e uno dei frammenti recuerati




Informazioni e immagini tratte da lettera43.it, adnkronos.com e wikipedia.it

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_news: LIBIA - saccheggi al Museo di Saif Gheddafi e l'Unesco lancia l'allarme

Negli ultimi mesi Saif Gheddafi, uno dei tre figli del rais, si era fatto promotore insieme al padre del feroce assassinio della popolazione inerme, associata ai ribelli e tacciata come branco di “marmocchi e di drogati”. Tra i fratelli Saif era stato quello più incline a manifestare una certa predisposizione all’arte. Partecipando alle aste di Sotheby’s e Christie’s aveva accumulato un piccolo patrimonio di oggetti d’arte islamica (progettato da Studio Italia Costruzioni), destinati ad essere collocati in un museo di prossima apertura nell’area sud di Bengasi.

Ma adesso la situazione è drasticamente cambiata: le forze ribelli sono sulle tracce di Saif e per lui l’unica speranza è essere consegnato alla Corte Penale Internazionale dell’Aia. Girano voci (non ancora confermate) che il museo in procinto di aprire sia stato saccheggiato. Proprio per fermare gli ’sciacalli’, il Direttore Generale dell’Unesco Irina Bokova ha lanciato un appello internazionale per proteggere il patrimonio culturale della Libia. “Il patrimonio di una nazione è essenziale per la capacità dei suoi cittadini di preservare la propria identità ed autostima, di trarre profitto dalla loro diversità e dalla loro storia per costruirsi un futuro migliore”, ha dichiarato la Bokova.

L’attenzione ora si sposta sulla lotta contro il traffico illecito e l’esportazione illegale di beni culturali, per evitare che si ripeta quanto già accaduto in Iraq. Tra i siti libici ricordiamo quello di Leptis Magna - considerata una delle più belle città dell’impero romano - e la città vecchia di Ghadames, la “perla del deserto”.

Tratto da artsblog.it

Nell'immagine: una ricostruzione virtuale del museo concluso il restauro

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_news: PROCESSO MINETTI : e la difesa paragona Nicole ai Preraffaelliti


Di sicuro non conosco le dinamiche che stanno dietro a un processo importante come quello a carico di Nicole Minetti.
Un processo sotto la pressione dell’attenzione pubblica e dei giornalisti di tutto il mondo.

Di certo l’avvocato Corso (avvocato di Nicole) si deve procurare qualsiasi prova e testimonianza che possano aiutare la sua assistita ad uscire da questo turbine di fango e ingiurie.

Soprattutto quella che riguarda il presunto bacio tra Nicole e Ruby, avvenuto, secondo l’accusa, nella villa di Arcore ad una delle feste organizzate dal premier.

E qui entra in atto la storia dell’arte.
Dove, nei corso dei secoli, le fantasie dei pittori hanno fornito il mondo di visioni tanto acclamate tanto ormai accettate dalla società.

Cito da replubbica.it

“…Ma riguardo all’ormai chiacchierato presunto bacio tra Nicole e Ruby l'avvocato Pier Maria Corso tende a precisare che negli atti presentati dalla procura milanese "non c'è traccia" del bacio saffico tra Nicole Minetti e Ruby citato dal procuratore aggiunto Pietro Forno. Questo dimostra, incalza il legale, che "la procura ha depositato atti incompleti, in lesione delle garanzie di difesa". Di conseguenza, il gup Maria Grazia Domanico dovrebbe dichiarare la nullità dell'avviso di conclusione delle indagini, quindi della richiesta di rinvio a giudizio degli imputati, e annullare l'udienza preliminare in corso…

…L'avvocato Corso, inoltre, conferma la relazione affettiva che avrebbe legato la Minetti a Berlusconi. "E' tutto assolutamente vero - ha affermato il legale -, c'è stata una storia personale che ,come tutte le relazioni, ha avuto alti e bassi". Quanto al bacio saffico tra Nicole e Ruby, di cui aveva parlato il procuratore Forno nel suo intervento nell'udienza preliminare, "ad oggi, 13 luglio non c'è negli atti del fascicolo", ha osservato la difesa, consegnando al giudice la fotocopia di un'altra immagine, stavolta agli atti: due ragazze delle serate di Arcore che si scambiano un bacio in bocca, oltre alla stampa di un quadro del '600 con due donne che si baciano, sempre in bocca. "Non ci trovo nulla di scabroso in queste due immagini a confronto" ha poi detto l'avvocato Corso ai cronisti, mostrando la fotocopia”


Eccola, l’opera “Sappho and Erinna in a Garden at Mytilene” acquerello di Simeon Solomon del 1864, oggi alla TATE di Londra (vedi in alto a sinistra) , stupendo esempio dell’arte preraffaellita, che viene messo a paragone della foto di Nicole Minetti che bacia un’altra ragazza.

Se, mentre sentivo la notizia al TG di La7, mi è andato di traverso un boccone della cena, cercando informazioni sui preraffaelliti trovo come primo riga di Wikipedia questa frase:

“La Confraternita dei Preraffaelliti è stata una corrente artistica della pittura vittoriana (XIX secolo) nata nel settembre del 1848, sviluppatasi ed esauritasi in Gran Bretagna. Ascrivibile alla corrente del simbolismo, può essere definita - insieme al raffinato simbolismo diKlimt ed alle forme del liberty - l'unica trasposizione pittorica del decadentismo”

Entrambi simboli del decadentismo: ma quale? forse in comune hanno solo una parola, mentre i valori e i significati che ha questa vengono associati hanno percorsi completamente diversi…

Emiliano S.



Un frame del servizio di La7, dove l'avvocato Corso mostra il paragone tra la foto della Minetti e il quadro di Solomon 



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_news: Keith Haring | Grace Jones - Polaroid inedite

Pubblico alcune polaroid che ho scovato in Ebay.com
In mezzo a un lotto abbastanza numeroso di polaroid di Grace Jones, 6 testimoniano il dietro le quinte di un famoso servizio fotografico del 1984 con Keith Haring ed erano inedite.

 

Grace Jones & Keith Haring


Fu Andy Warhol (ormai icona mondiale del mondo dell’arte e del jet set) a introdurre negli anni ottanta la cantante Grace Jones a Keith Haring.
Immediato fu il colpo di fulmine dell’artista per la cantante, che nella sua visione incarnava il perfetto equilibrio tra mondo POP e cultura tribale.

La collaborazione tra Haring e Grace fu molto stretta.
Haring collaborò nello sviluppo del video della cantante “I’m not perfect”, e dipinse il corpo di Grace Jones per le performance on stage della cantante al Paradise Garage di New York. Il corpo di Grace Jones e la bodypaint erano, per Keith Haring, una naturale estensione dell’arte effimera dell’artista, che, come nella street art, è destinata a non durare nel tempo .

La sessione che comunque più di tutte ha avuto un peso significativo è stata quella del 1984, considerata una delle sessioni fotografiche più famose della storia dell’arte; dove street-art – pop – celebrity – e cultura africana si mescolano in un mix unico e irripetibile. Kaith Haring dipinge il corpo di Grace Jones con i suoi famosi e stilizzati segni bianchi, che in questo caso si inspirarono alla cultura masai.
I gioielli vengono disegnati e decorati in collaborazione con David Spada, mentre le foto che immortalano l’evento son state fatte da Robert  Mapplethorpe.
Qui di seguito sei scatti/polaroid, che immortalano il dietro le quinte dell’evento..

La battuta d’asta finale per quelle qui di seguito è arrivata a un minimo di 300$ (foto4) fino a 2400$ (foto1).

1-Keith Haring e Grace Jones in un momento della preparazione del servizio, foto firmata da Andy Warhol
2- Keith Haring e Grace Jones sul set del servizio fotografico
3- Grace Jones con il fidanzato di allora, l’attore Dolph Lundgren
4- Grace Jones in un momento di posa del servizio
5/6- Grace Jones in un momento di preparazione del servizio fotografico

 

 

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_news: Ruba un Picasso portandolo via sotto braccio

Un disegno di Picasso che vale più di 200.000 dollari è stato rubato da una galleria di San Francisco dopo che un uomo lo ha portato via tranquillamente tenendolo sotto al braccio, prima di scappare in taxi.

L'uomo misterioso si crede sia entrato nella Galleria Weinsten un po' prima di mezzogiorno. A quanto pare si è avvicinato al disegno, lo ha staccato dal muro ed è uscito senza essere che nessuno gli dicesse nulla. La polizia ha l'immagine di lui ripresa dalle telecamere a circuito chiuso e stanno cercando di identificarlo.

Il disegno è intitolato Tet de Femme (testa di donna) ed è stato dipinto nel 1965. Picasso lo diede al suo autista Maurice Bresnu, il disegno è stato recentemente venduto per poco più di 100.000 dollari, anche se recentemente è stato offerto il doppio.

Nell'immagine la foto del disegno rubato e il ladro in un fotogramma ripreso dalla telecamera di sicurezza di un ristorante vicino alla galleria

Notizia e immagine tratte da it.paperblog.com

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_news: UNESCO - "LONGOBARDI IN ITALIA - i luoghi del potere" 7 nuovi siti italiani nella lista mondiale dei beni dell'Umanità

Patria di tanti tesori architettonici, l'Italia conquista due nuovi titoli dall'Unesco.

Il primo sito, in condivisione con Francia, Svizzera, Austria, Germania e Slovenia riguarda i siti archeologici/preistorici delle Palafitte costruiti sulle alpi nei pressi di fiumi o laghi a partire dal 5000°.c. fino al 500°.c.
Gli scavi condotti solo in alcuni dei siti, hanno dato prova che permette di comprendere la vita in epoca preistorica durante l'età neolitica e del bronzo in Europaalpino e le comunità modo interagito con il loro ambiente.
La maggior parte dei siti son in Svizzera (56 siti) ma molti son sparsi anche negli stati confinanti, come l’Italia.

Italiano invece è il 47°simo sito riconosciuto nella nostra patria come World Heritage dall’Unesco.

Con il nome di "LONGOBARDI IN ITALIA - i luoghi del potere" l'UNESCO raggruppa 7 siti sparsi per l'Italia.

Ecco l'elenco:

A Brescia si trova il monumentale complesso monastico di San Salvatore, oggi riconvertito in Museo della città: il Monastero femminile è stato fatto costruire dal Duca Desiderio prima che diventasse monarca.

Anche il Tempietto a Cividale del Friuli, in provincia di Udine, ottiene la menzione dall’Unesco: oggi il monumento è sede del Museo Archeologico Nazionale, dove si possono osservare molti corredi funebri.

Il Castrum di Castelseprio, a Torba, si trova fuori delle mura che cingevano il
borgo alto medievale, classico esempio di architettura militare a scopi difensivi, con la sua bella chiesa di Santa Maria foris portas.

Quella di Santa Sofia a Benevento è una chiesa dal fascino medievale: le sue pareti sono ancora ben visibili e conserva degli affreschi altomedievali ben conservati. Oggi nel suo chiostro si trova il Museo del Sannio.

Il Santuario garganico di San Michele a Monte Sant’Angel, nel foggiano, risale al VII secolo, che durante il periodo longobardo ricoprì la funzione di luogo più importante per i sostenitori del culto micaelico, in cui veniva onorato San Michele.

A Spoleto la Basilica di San Salvatore è conservata sia nella parte esterna, che all’interno della chiesa con i suoi elementi decorativi.

Il Tempietto di Clitunno di Campiello è sito in una zona ricca di sorgenti sorgive in provincia di Perugia: si tratta di una chiesa dedicata a San Salvatore, la cui costruzione fu avviata attorno al V secolo d.C. Nuovi patrimoni dell’umanità, vecchie perle italiane.

News tratta da libero.it

Altre informazioni al sito http://www.italialangobardorum.it/


 




A sinistra: interno del Tempietto a Cividale del Friuli - a destra: Santuario Garganico di San Michele



A sinistra: Chiesa di Santa Maria foris portas a Torba - a destra la chiesa di Santa Sofia a Benevento



A sinistra: la Cripta del complesso monastico di San Salvatore a Brescia - a destra: il Tempietto di
Clitunno a Perugia


Nell’immagine a inizio pagina:
interno della Basilica di San Salvatore a Spoleto



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_news: muore a Roma CY TWOMBLY


(AGI) - Roma, 5 lug.
All'eta' di 83 anni e' morto a Roma l'artista americano Cy Twombly, noto per le sue opere di grande dimensioni in cui usava la tecnica calligrafica dei graffiti su sfondi solidi di colore grigio, marrone o bianco. Una tecnica a a meta' tra la pittura e l'incisione. L'artista, che aveva un tumore, era ricoverato in ospedale da alcuni giorni. Fu amico di altri famosi artisti come Jasper Johns e Robert Rauschenberg. Twombly da anni viveva a Gaeta.

Tratto da agi.it

Una descrizione della vita dell'artista e del suo percorso artistico in un mio precedente post:

http://www.equilibriarte.net/site/emiste/blog/_artisti-internazionali:-cy-twombly

nell'immagine: l'artista Cy Twombly alla Cy Twombly Gallery in Houston davanti al suo dipinto "Say Goodbye, Catullus, to the Shores of Asia Minor."

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_varie: VIDEOART | E il gabbiano diventa regista


Trovo divertente e simpatica questa notizia con video al seguito e la pubblico con un pizzico di ironia.


Un distratto turista slovacco in visita a Cannes si è visto sottrarre la videocamera, lasciata incustodita per pochissimi secondi, da un lesto gabbiano.
A nulla sono valse le urla dell'uomo per richiamare o spaventare l'uccello.
Rimasta accesa, la telecamera ha registrato i pochi secondi di volo fino alla rocca della cittadina francese, negli ultimi fotogrammi infatti si vede proprio una parte della torre Castre, che domina il porticciolo e il primo piano del “regista” che guarda in camera. Giunto in cima, il pennuto ha poi urlato soddisfatto la propria conquista a tutta la Costa Azzurra. Il distratto turista è riuscito alla fine a recuperare il "maltolto" salendo sul castello. Lui però ha dovuto usare le scale


Qui di seuito il link del video


http://tv.repubblica.it/mondo/volo-in-soggettiva-il-gabbiano-ruba-la-videocamera/71514/69799


Notizia da tv.repubblica.it

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_news: La GIOCONDA resta in Francia, il Louvre nega prestito a Firenze

Roma, 24 giu. - La Gioconda non tornerà in Italia. Il capolavoro di Leonardo da Vinci è "estremamente fragile" e un suo trasporto è "assolutamente inconcepibile": lo ha detto all'Afp il museo del Louvre, lasciando intendere chiaramente che non presterà l'opera all'Italia. E' stato il "Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni culturali", presieduto da Silvano Vincenti, a lanciare un appello su internet perché il Louvre prestasse la Gioconda all'Italia per una esposizione prevista nel 2013. La domanda ha ricevuto il sostegno della provincia di Firenze.

"Sul piano formale, non abbiamo ricevuto alcuna domanda ufficiale per un prestito", ha spiegato Vincent Pomarède, direttore del dipartimento di pittura del Louvre. "In pratica, se non prestiamo la Gioconda è perché è estremamente fragile e un viaggio rischierebbe di causarle dei danni irreversibili". Il quadro, realizzato fra il 1503 e il 1506, è dipinto a olio su una tela di legno di pioppo molto sottile. Con il tempo si è incurvato, e presenta una crepa visibile sul retro dell'opera.

Notizia tratta da tmnews.it

Nell'immagine: "La Gioconda" detta anche "Monnalisa" di Leonardo Da Vinci

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_news: STREET ART - nuovo lavoro di OBEY a Chicago

Shepard Fairey, meglio noto come Obey, uno dei più importati street-artist a livello mondiale, famoso per il poster "HOPE" con l'effige di Barack Obama, durante la settimana dell'Art Fair a Chicago, ha creato un bellissimo nuovo lavoro.


Un murales di enormi dimensioni: alto 4m circa e lungo 40m situato presso il sottopassaggio di Grand e Lakeshore vicino a Navy Pier.


Qui di seguito le immagini del murales tratte dal sito http://obeygiant.com





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_news: Pisa - "TUTTOMONDO" di KEITH HARING sta perdendo i colori

“Un muro è fatto per essere disegnato, un sabato sera per far baldoria e la vita è fatta per essere celebrata”, così diceva Keith Haring, il più importante writer partorito dall’America degli anni Ottanta. Il giovane artista statunitense – morto a soli 31 anni – è conosciuto in tutto il mondo per i suoi murales con gli “omini colorati”, figure diventate poi strumenti di comunicazione di massa grazie alla loro semplicità grafica. Ora però questi personaggi stilizzati e asessuati, simbolo di pace e fratellanza, rischiano di scolorire per colpa del tempo che passa, degli agenti atmosferici e dell’inquinamento cittadino. È quanto sta accadendo a Tuttomondo, murale eseguito da Haring a Pisa nel 1989, pochi mesi prima che l’Aids lo portasse via. Quella che è la sua più grande opera pubblica, infatti, sta sbiadendo e le 30 figure che popolano i 180 metri quadrati della parete del Convento di Sant’Antonio Abate stanno perdendo la loro originaria vivacità.
Un problema di conservazione messo in risalto, in questi giorni, da Ilario Luperini che ha espresso la sua posizione in un articolo de Il Tirreno, facendo notare che “il gioco di forte cromatismo tra i colori di Tuttomondo sia venuto meno lasciando spazio a una tavolozza di colori tutti tra di loro più o meno uniformi. Se i rossi diventano violacei e poi rosa – continua il presidente della commissione per la Biennale dei giovani artisti di Pisa, dedicata proprio a Haring – se si attenuano i rapporti ed i contrasti tra i colori, secondo me bisognerebbe intervenire proprio per una questione di appropriata leggibilità dell’opera stessa”.
Ad alzare ancora di più il polverone toscano sono le testimonianze di Piergiorgio Castellani che negli anni Ottanta conobbe Haring a New York, esortandolo poi a realizzare una sua opera anche in Italia. Per quanto riguarda la conservazione dell’opera, infatti, lo studioso ha rievocato le volontà dell’artista: “Al momento di scegliere i colori Keith optò per i pantoni di base, affermando che in quel modo il futuro ritocco delle figure sarebbe stato più semplice”.
Una disposizione artistica purtroppo trascurata dal Comune di Pisa che, al momento, non propone alcun intervento di restauro e prende tempo, sapendo che ogni provvedimento dovrà essere concordato con la Keith Haring Foundation. “Il murale viene monitorato periodicamente dagli esperti: in base al loro parere riteniamo che non vi sia una situazione di degrado tale da richiedere un intervento immediato – sostiene Silvia Panichi, assessore alla Cultura a Pisa – I colori sono sbiaditi? È un fatto naturale, intervenire sarebbe pericoloso: si rischia di violentare un lavoro concepito per interagire e invecchiare con l’ambiente circostante”. Il comune pisano, intanto, ha agevolato una proposta partita da alcuni appassionati di arte contemporanea che si sono rivolti alla Friends of Heritage Preservation di Los Angeles per ottenere un finanziamento e organizzare la conservazione di Tuttomondo sul lungo periodo. “Siamo in attesa di una risposta – conclude l’assessore – Dopo più di vent’anni si entra nella fase critica: sappiamo che prima o poi qualche intervento sarà necessario, ma forse non è ancora giunto il momento”.
A sostegno di questa posizione anche Antonella Gioli, docente di storia del restauro dell’Università di Pisa, interpellata da La Stampa di Torino: “Rinfrescare Tuttomondo con una mano di pittura? Sono inorridita, perché come le persone anche le opere d’arte invecchiano e l’idea che il restauro possa portare all’originario splendore è sbagliata: al limite si può tentare di preservarle. Io al momento propongo di non far nulla, a un esame visivo non si vedono debolezze e problemi all’intonaco e nonostante le tinte opacizzate l’opera ha mantenuto la sua armonia interna”.
A parte le varie discussioni sul da farsi, il caso del murale impallidito mostra, per l’ennesima volta, la noncuranza della burocrazia italiana nei confronti dei suoi beni artistici. Eppure il problema sollevato all’ombra della torre pendente non è una questione da poco. Tuttomondo infatti rimane l’ultimo lavoro di Keith Haring ancora conservato in Italia, visto che gli altri sono scomparsi: un graffito sullo zoccolo del Palazzo delle Esposizioni a Roma (1982) è stato cancellato, nel 1992 , per “ripulire” l’edificio, mentre un’altra opera, nella metro A della capitale realizzata sulle pareti trasparenti del ponte Pietro Nenni, è stata rimossa nel 2001. E ancora: gli interni del negozio Fiorucci a Milano (tolti e venduti in un’asta a Parigi) e due disegni a pennarello raffiguranti un surfista in una grande onda, appartengono ormai ad una collezione privata milanese.
Tuttomondo, dunque, è l’unico murale di Keith Haring ancora visibile e perderlo sarebbe un grave errore per l’Italia, ma anche un sopruso nei confronti dell’artista che dopo una settimana di lavoro a Pisa disse: “È stato il mio primo e più importante impegno per fare qualcosa di compatibile. Certo, capisco, stacca un po’ perché non c’è niente di simile a Pisa. Però io ho cercato di usare colori e temi che in qualche modo fossero compatibili con l’energia e la cultura già presenti in questa città”.
Pisa e l’Italia ringraziano Keith Haring per questo “regalo”, un bene che non deve essere assolutamente trascurato, ma tutelato e preservato per la sua magnificenza artistica e per il suo messaggio pacifista.

Articolo di E. Lanzanova tratto da arcadja.com

Nell'immagine: Pisa - K. Haring davanti all'opera appena conclusa

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_news: MILLEPROROGHE: fuori il piano straordinario per Pompei

Il Piano straordinario per Pompei del ministro Bondi è stato stralciato dal decreto Milleproroghe. Lo si apprende al ministero dei beni culturali. Il motivo risiederebbe nel carattere «troppo ordinamentale» del provvedimento stesso. Il ministero si è augurato il Piano possa essere velocemente convertito in sede di discussione alla Camera e al Senato.
Il provvedimento, annunciato nelle settimane scorse da Bondi dopo i crolli verificatosi nel sito archeologico, prevedeva, tra l'altro, il ritorno della soprintendenza autonoma di Pompei con poteri più incisivi per la tutela del sito. Inoltre,un piano straordinario di manutenzione con aumento di personale tecnico e invio immediato di una task force di archeologi, architetti e operai specializzati per realizzare tutti gli interventi necessari.

Nell'immagine una veduta di Pompei

Articolo tratto da www.ilsole24ore.com

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_news: NAPOLI - lo scandalo del metrò di Kapoor - Dopo 7 anni l'opera è ancora in Olanda

NAPOLI - Acciaio smerigliato, grezzo. Enormi pezzi di «labbra» bloccate in un cantiere, in Olanda. Dovrebbero prendere colore e forma a Monte Sant’Angelo, capolinea della nuova stazione della metropolitana e di un viaggio che non può cominciare. Il lavoro alla Central Staal è terminato, ci sono tutti i «tasselli» da montare. Ma l’assemblaggio viene ancora rinviato, ritardi su ritardi che si accumulano dal 2004, l’anno del progetto Kapoor, l’artista di Mumbai ingaggiato per realizzare la prima stazione-opera d’arte contemporanea, suggello del metrò-museo di Napoli, e finita nel mirino di un’inchiesta della Procura.



I pezzi di «labbra», nell’acciaieria che produce scafi di navi, sono stretti tra grandi tenaglie e aspettano di essere caricate su una nave che attraverso Gibilterra deve trasferirle a Napoli. Tutto fermo perché sono fermi anche i pagamenti all’impresa che sta realizzando i lavori. La ditta non paga gli olandesi, l’opera non arriva. Ma chi non paga la ditta? Il costo complessivo della stazione è di 58 milioni di euro, tutti già finanziati. L’idea-progetto di Kapoor è costata 2 milioni, pagamento eseguito. Bisogna poi aggiungere altri 8 milioni per le altre sculture previste all’interno della stazione. Il piano risale al 2004, la Regione lo ha finaziato nel 2007. Da allora però fondi a singhiozzo all’impresa Giustino che sta realizzando l’opera. Insomma, al capitolo finanziamenti c’è l’intoppo che impedisce alla nave di partire dall’Olanda. Problemi burocratici e anche tecnici, l’attuale amministrazione regionale che intende proseguire nel progetto, sta studiando gli atti.


Dall’assessorato regionale fanno sapere che arrivati «a metà dell’opera» sarebbe uno spreco ulteriore non completarla, anche perché l’importo preventivato allora, è coperto. I lavori proseguiranno e c’è anche una scadenza: entro la fine dell’anno. E mentre procede l’inchiesta sul «metrò dell’arte» l’opera rimane in Olanda, nel cantiere navale (stabilimento che produce laminati in acciaio molto particolari) che ha già realizzato due strutture: una di 36 metri per 3 (quella sarà posizionata sul lato del Rione Traiano della stazione), e l'altra di 33 per 12, che sarà invece l’ingresso sul lato università. Il problema è terminare i lavori a Monte Sant’Angelo per quello che riguarda le infrastrutture e dare il via libera alla partenza della nave che dovrà trasportare i pezzi di labbra da assemblare. Sullo sfondo l’azione della magistratura che ha messo nel mirino venti delibere che possono aprire diversi filoni di indagine paralleli.


L’indagine riguarda per ora il rapporto tra costi e benefici per una serie di progetti non ancora realizzati. Oltre alla stazione della metropolitana (Linea 1) di Monte Sant’Angelo, per la quale il termine dei lavori è fissato nel 2012, gli inquirenti avrebbero acquisito anche la documentazione relativa a molti altri progetti. Una ventina le delibere sulle quali si concentra l’attenzione dei magistrati della sezione Reati contro la pubblica amministrazione, diretta dal procuratore aggiunto Francesco Greco.

Questa è la fase dei riscontri: si punta a verificare se i finanziamenti erogati e le spese realizzate possono prefigurare ipotesi di reato. L’opera di Kapoor potrebbe essere solo la punta dell’iceberg, perché gran parte dell’idagine si concetra su sprechi che hanno riguardato anche le opere d’arte su una linea del metrò, l’ex Alifana.

Articolo di Paolo Russo tratto da ilmattino.it

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_news: LOUVRE - Mecenati cercasi per acquistare un CRANACH

“Le Louvre a besoin de votre soutien”, il Louvre ha bisogno del vostro sostegno è lo slogan di una promozione commerciale – forse sarebbe più opportuno definirla una “colletta” – che il museo parigino ha lanciato per raccogliere un milione di euro entro il 31 gennaio 2011. L’obiettivo è acquistare Le Tre Grazie, una piccola tela (24×37 cm) realizzata nel 1531 da Lucas Cranach il Vecchio e che, dal 1932, è nelle mani di un collezionista francese ormai intenzionato a venderla all’estero.
Un’opera di proprietà privata, ma che appartiene anche al patrimonio culturale della Francia. Il dipinto, infatti, è classificato come “tesoro nazionale”, un bene artistico che potrà essere concesso fuori dai confini transalpini a partire dal prossimo 31 gennaio: il prezzo concordato con l’acquirente straniero è di quattro milioni di euro. A meno che entro tale data non si faccia avanti un ente francese che, per la stessa somma, avrebbe il diritto di assicurarsi il possesso del quadro.
Ovviamente il Louvre non intende lasciarsi scappare un tale capolavoro. Tra fondi suoi e donazioni di società private, il museo più visitato al mondo ha già raccolto tre milioni di euro, ma ne manca ancora uno. E il Louvre confida nei privati, ai quali ha lanciato “un appello per una buona causa attraverso un’operazione sperimentale” come la descrive il Director of Development del Louvre, Christophe Monin.
La campagna, chiamata Tours Mecenes (Tutti Mecenati), è semplice e basta collegarsi al sito www.troisgraces.fr per fare una donazione, online o tramite assegno. I contributi sono deducibili dalla tasse per il 66% della somma versata e tutti i donatori, poi, saranno inseriti nella lista dei mecenati del Louvre: chi offrirà tra i 200 e i 500 euro avrà diritto ad una visita privata, mentre chi ne devolverà più di 500 avrà diritto a partecipare all’anteprima della presentazione di Le Tre Grazie.
Di fronte al dimezzamento dei fondi statali ed a un governo che lascia alla deriva l’istituzione museale (seppur di proprietà dello Stato francese), il Louvre inventa nuove soluzioni di finanziamento. Anno dopo anno lo Stato transalpino, infatti, si è sempre più distaccato dal museo: solo nel 2006, i contributi statali sono scesi dal 75 al 62 per cento del budget totale. Due anni dopo erano crollati a poco più della metà. Per questo il museo parigino ha, negli scorsi anni, dato sfogo alla fantasia per recuperare fondi da vie traverse. Indimenticabile è la strategia adottata nel 2006 quando, per le riprese del film Il Codice da Vinci, il museo ha chiesto ai produttori cinematografici due milioni di euro per poter girare alcune scene all’interno dell’edificio. Importante anche la scelta commerciale di aprire il “fratellastro d’Oriente”, il Louvre Abu Dhabi, una mossa intelligente che sta avendo buoni ritorni pecuniari. Non solo. Molte gallerie del Louvre hanno allungato gli orari d’apertura aumentando così gli incassi di quasi dieci volte.
Eppure tutto questo non è bastato. In tempi di crisi economica anche i musei soffrono duramente, tra tagli governativi ed assenza di valide alternative private: in Italia si sciopera contro il governo, in Francia si lanciano appelli alla cittadinanza, nella speranza di accattivarsi il favore di qualche ricco uomo d’affari con la mania del collezionismo, affascinato dalla possibilità di essere riconosciuto tra i finanziatori del più celebre museo del mondo. Ma questa straordinaria strategia ha già provocato l’ironica reazione di numerosi contribuenti francesi che, sulle pagine online di Le Figaro e di Le Monde, lasciano commenti mordaci all’indirizzo dei responsabili del Louvre, invitandoli addirittura a rivolgersi non ai cittadini ma al presidente Nicolas Sarkozy e alla sua amica-sostenitrice Liliane Bettencourt (la seconda persona più ricca di Francia), protagonisti di un chiacchierato caso di corruzione nei mesi scorsi.
A parte le aspre critiche, la campagna Tours Mecenes si dimostra una novità in Francia, ma bisogna ricordare che in passato ci sono stati altri casi analoghi in Gran Bretagna. Nel 2008 la Tate Gallery, infatti, ha acquistato per 10 milioni di dollari, grazie al contributo del pubblico, un disegno di Rubens, L’Apoteosi di Giacomo I, che il visconte Hampden minacciava di vendere all’estero. E pochi mesi dopo la National Gallery e la National Gallery of Scotland hanno raccolto 100 milioni di sterline per comprare, presso il Duca di Sutherland, due capolavori di Tiziano, Diana e Atteone e Diana e Callisto.
Insomma, non è detto che la colletta del Louvre ottenga risultati positivi come quelli riscossi nel Regno Unito, anche se Vincent Pomarede, curatore del museo, ha dichiarato che Le Tre Grazie di Cranach il Vecchio, se riscattata, potrebbe diventare “una delle opere più popolari” del complesso museale. E ha aggiunto: “È un’opera divertente, inquietante, misteriosa e sensuale allo stesso tempo”. Il Louvre possiede già alcuni dipinti di Cranach tra le quali tre ritratti, un dipinto a tema mitologico e una Venere in piedi, “ma nessuna di queste ha la forza espressiva de Le Tre Grazie”.
Pomarede, infine, si dimostra alquanto fiducioso per l’acquisto del capolavoro e ricorda pubblicamente il rischio che la desiderata tela lasci il territorio francese per un altro paese europeo. Una sollecitazione all’orgoglio patriottico – un elemento classico della vita politica francese – che potrebbe forse portare Le Tre Grazie al Louvre, salvando così la dignità e il portafoglio.

Articolo di E. Lanzanova tratto da arcadja.com

Immagine del dipinto tratta da wikiculture.net

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_news: Leonardo da Vinci - Scoperto a Nantes un suo manoscritto inedito

Parigi, 6 Dicembre 2010 - Recuperato negli archivi della biblioteca di Nantes il frammento di un manoscritto attribuito a Leonardo Da Vinci, dopo 137 anni passati nell'anonimato.

Il documento fa parte della collezione Pierre-Antoine Labourchere lasciata in eredità dal collezionista francese alla città di Nantes nel 1872. 'Il ritrovamento' si deve ad un giornalista del quotidiano Presse-Ocean, che aveva letto nella bibliografia di Leonardo che un frammento di manoscritto era probabilmente conservato nella biblioteca di Nantes.
Dopo alcune settimane di ricerca negli archivi, il manoscritto è stato recuperato: alcune linee su un pezzo di carta di 10cm per 20, con la tipica scrittura che caratterizzava lo scienziato. Tuttavia solamente una perizia potrà confermare l'originalità del documento. Il sindaco della città, Jean-Marc Ayrault, ha presentato alla stampa il frammento, ammettendo che che la scoperta poteva essere fatta prima.

articolo tratto da qn.quotidiano.net

Nell'immagine il frammento ritrovato, tratta da repubblica.it

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_news: Trovate 271 opere di Picasso nella casa di un ex elettricista

Nessuno ne sapeva nulla. Sono state conservate da Pierre Le Guennec per oltre 30 anni. Il valore è stimato in almeno 60 milioni di euro. L'uomo denunciato per appropriazione indebita

PARIGI - Conservava almeno 271 opere di Pablo Picasso, quadri di cui si ignorava l'esistenza. Ora Pierre Le Guennec, 71 anni, elettricista in pensione che tra il 1970 e il 1973, anno della morte di Picasso, aveva prestato la sua opera in varie residenze dell'artista, è stato denunciato per appropriazione indebita dagli eredi del grande pittore.

Secondo il quotidiano francese Liberation, almeno 175 opere sono inedite, assenti da ogni inventario, e comprendono tra l'altro nove collage cubisti, una "rarità assoluta", litografie, dipinti cubisti, notebook, due carnet con 97 disegni, un acquerello del periodo Blu. Il tutto risale al periodo 1900-1932. Il valore complessivo è stimato in circa 40 milioni di euro. Secondo il quotidiano, Le Guennec, che vive con la moglie a Mouans Sartoux, nel sud della Francia, si è rivolto a più riprese al figlio del pittore, Claude Picasso, per ottenere dei certificati di autenticità delle opere in suo possesso.

L'Ufficio centrale per la lotta al traffico di beni culturali il 5 ottobre scorso ha deciso il sequestro delle opere e Le Guennec è stato posto in stato di fermo. L'ex elettricista sostiene che tutti i dipinti in suo possesso gli sono stati regalati da Picasso e dalla moglie.

Raggiunto da Liberation a New York, Claude Picasso, figlio dell'artista, sostiene che è impossibile che il padre "abbia donato una tale quantità di opere". "L'ipotesi non tiene - aggiunge - era una parte della sua vita".

Articolo tratto da Repubblica.it

Nell’immagine una delle opere trovate nella collezione dell'elettricista: “Natura Morta con Bicchiere” tecnica miste più collage del periodo cubista.
Immagine tratta da dailymail.co.uk

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_news: "SOPRA IL SOTTO – Tombini Art raccontano la Città Cablata"

Tombini come arte.

5 urban painter internazionali, 5 capitali mondiali della street art, 20 tombini art, la fashion-street iconica più famosa del mondo e un illuminato mecenate, METROWEB, l’azienda titolare della più grande rete metropolitana di fibre ottiche d’Europa.
Dopo il grande successo della prima edizione, che ha visto sorridere 32 tombini d’artista in zona Tortona, torna infatti a Milano, il progetto “Sopra il Sotto – Tombini Art raccontano la Città Cablata”, nato da un’idea di Monica Nascimbeni per Metroweb, la mostra open air di tombini art in ghisa (quelli della rete in fibra ottica Metroweb posti sui marciapiedi ai lati della strada) che sperimenta un nuovo linguaggio d’arte e di comunicazione.

Questa volta il taglio è globale: dalle capitali mondiali della public art e del graffitismo (Milano, Berlino, Parigi, Londra, New York) sono stati chiamati cinque grandi artisti della street art internazionale, invitati a realizzare una opera multipla su più tombini, quasi una personale ciascuno. La direzione artistica è di Gisella Borioli, che da alcuni anni è concentrata sulla tematica e la promozione della street art come nuova forma d’arte contemporanea a tutti gli effetti, in collaborazione con Matteo Donini, curatore e collezionista di street art.

Shepard Fairey (New York), Flying Fortress (Berlino), Rendo (Milano), The London Police (Londra), Space Invader (Parigi) saranno in mostra on the road dal 18 novembre 2010 fino a dicembre 2011 in Via MonteNapoleone, nel cuore di Milano, in una delle vie simbolo della moda, del made in Italy e del lusso mondiale, confermando la sensibilità crescente anche del mondo dalla moda ad uscire da confini e classificazioni e aprirsi all’arte contemporanea e al design con progetti site specific, soprattutto in ambito internazionale.
Shepard Fairey, artista divenuto fenomeno culturale con l’iconografia di Barack Obama, una delle più efficaci illustrazioni della politica americana, ha progettato dei moderni “mandala” astratti, quasi tribali; Space Invader propone i suoi famosissimi alieni “pixelati” ispirati al mitico video game anni ’70; i tombini di Rendo invece sono grafici, astratti e tridimensionali, come elementi sospesi nello spazio; Flying Fortress stupisce con i suoi orsi che rimandano al simbolo di Berlino e i suoi “Teddy Troups”; i The London Police hanno reinterpretato i loro giocosi “omini” tutti amore-pace-amicizia.

Informazioni:

AreaArt s.r.l
progetti e consulenze d’arte e creatività
via Tortona 27 - Milano
Tel: 39 02422501 / Fax: 39 02475851
Mobile: 39 3351080528
areart@superstudiopiu.com

Nell’immagine il tombino degli artisti londinesi The London Police in uno scorcio della via.

Articolo e foto tratti da tafter.it

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_news: La Cia Dietro Il Successo Dell’ESPRESSIONISMO ASTRATTO Americano

Nel sistema artistico e culturale se ne parla da molto tempo ma solo adesso le indiscrezioni stanno assumendo la concretezza pesante dei fatti. Per anni e anni, durante la prima fase della Guerra Fredda, la Cia ha appoggiato, sponsorizzato, promosso l’arte contemporanea e in particolare l’Espressionismo Astratto. Donald Jameson, ex funzionario dell’agenzia statunitense, ha infatti dichiarato che i grandi maestri di questa corrente artistica – Jackson Pollock, Robert Motherwell, Willem de Kooning e Mark Rothko – furono finanziati, a loro insaputa, direttamente dalla Cia. Obiettivo dell’intelligence americana: sedurre le menti delle classi lontane dalla borghesia negli anni del contrasto tra l’Occidente e il blocco comunista.
“L’Espressionismo Astratto potrei dire che l’abbiamo inventato proprio noi della Cia – afferma oggi Jameson, citato dal britannico Independent – dopo aver dato un occhio in giro e colto al volo le novità di New York, a Soho. Scherzi a parte avremmo subito molto chiara la differenza. L’Espressionismo Astratto era il tipo di arte ideale per mostrare quanto rigido, stilizzato, stereotipato fosse il Realismo Socialista di rigore in Russia. Così decidemmo di agire in quel senso”.
Ma gli artisti erano a conoscenza di questa strategia politica? “Naturalmente no – precisa l’ex funzionario – gli artisti non erano al corrente del nostro gioco. È da escludere che tipi come Rothko o Pollock abbiano mai saputo di essere aiutati nell’ombra dalla Cia, che tuttavia ebbe un ruolo essenziale nel lancio e nella promozione delle loro opere. E nell’aumento vertiginoso dei loro guadagni”.
Con queste affermazioni Donald Jameson diventa così il primo ex dipendente della Cia ad ammettere che il supporto agli espressionisti astratti rientrava nella pratica Long Leash (guinzaglio lungo), un progetto politico finalizzato a mostrare la creatività e la vitalità spirituale, artistica e culturale contro il grigiore dell’Unione Sovietica. Una linea d’azione adottata a tutto campo, dal sostegno di varie riviste culturali come Encounter, Preuves e, in Italia, Tempo presente di Silone e Chiaromonte, a quello diretto a forme d’arte meno conservatrici come il jazz e appunto l’Espressionismo Astratto, di cui la Cia organizzò anche le prime grandi retrospettive nelle principali città europee: Modern Art in the United States (1955) e Masterpieces of the Twentieth Century (1952).
Le vicende risalgono agli anni Cinquanta e Sessanta, quando gli esponenti dell’Espressionismo Astratto non godevano di un sostegno favorevole negli Stati Uniti. Infatti il clima nei loro confronti era piuttosto critico e le parole “Se questa è arte io sono un ottentotto” del presidente Truman esprimevano al meglio il non consenso popolare per questo movimento artistico. Ma proprio il governo americano – ricorda Donald Jameson – in quegli anni si trovava nella posizione scomoda di chi doveva incoraggiare l’immagine del sistema americano e in particolare di un suo cardine: il Quinto Emendamento, la libertà di espressione, gravemente “oscurato” dopo la condotta del senatore Joseph McCarthy.
Per fare questo, era quindi necessario presentare al mondo un segnale opposto alla politica “caccia alle streghe” di McCarthy. E in questo compito fu incaricata proprio la Cia che in fondo avrebbe operato assecondando una sua coerenza. Come sostiene il quotidiano La Repubblica in un suo articolo, in quei tempi, paradossalmente, l’intelligence americana rappresentava una enclave liberal in un ambiente che virava decisamente a destra. Condotta da funzionari e agenti il più delle volte usciti dalle migliori università, spesso collezionisti d’arte, artisti figurativi o scrittori, la Cia rappresentava il contraltare dei metodi, delle convinzioni bigotte, della furia anticomunista del Fbi e dei collaboratori di Joseph McCarthy.
Ma come andarono esattamente le cose? Negli anni Quaranta il mercato degli espressionisti astratti che lavoravano al Greenwich Village ebbe un lento sviluppo negli spazi di Samuel Kootz, Howard Putzel, Betty Parsons, Charles Egan e la maggior parte di queste gallerie non disponeva ancora di mezzi per fare pubblicità. Inoltre, si vendeva poco e a prezzi bassi: tra il 1947 e il 1951 un Jackson Pollock costava non più di 900 dollari, con eccezione rara per Number 5 passato di mano a 1.500 dollari e Number 1 a 2.350 dollari. Nello stesso periodo poi il record stabilito da Mark Rothko ammontava a 1.250 dollari, mentre l’arte francese dei Surrealisti e Cubisti otteneva prezzi importanti ed era apprezzata dal MoMA e dal suo direttore fondatore Alfred Barr. Passava poco tempo e Pollock entrava “incredibilmente” nel portafoglio del gallerista Sidney Janis e, dopo la partecipazione di de Kooning, Gorky, Marin e dello stesso Pollock alla Biennale di Venezia (1948 e 1950) nel Padiglione Americano, la loro reputazione saliva notevolmente.
Sull’affermazione internazionale dell’Espressionismo Astratto si è iniziato a fare luce solamente negli anni Settanta, quando storici revisionisti sostennero il coinvolgimento della Cia nella sua diffusione in Europa. Inoltre, nel 1996 il New York Times pubblica il coinvolgimento sul lavoro segreto dell’agenzia americana in ambito culturale, soprattutto sulle attività coperte delle Fondazioni private, dalla Farfield alla Ford, alla Rockefeller e Carnegie.
Le confessioni di Donald Jameson, quindi, hanno ufficializzato ciò che era già noto nei circoli artistici e culturali e appoggiano le tesi già espresse da Frances Stonor Saunders nel libro La Guerra fredda culturale (Fazi Editore, 2004), in cui la giornalista e storica inglese descrive dettagliatamente l’azione dell’intelligence nell’arte americana. Un saggio interessante che illustra come la Cia, per contrastare il richiamo del comunismo e la crescita del peso elettorale dei partiti di sinistra, non risparmiò né uomini né mezzi finanziari dando il via ad un’imponente campagna occulta che fece di alcuni fra i più illustri esponenti della libertà intellettuale occidentale meri strumenti del governo americano.

Articolo di Elena Lanzanova tratto da arcadja.com

Nell'immagine Jacson Pollock al lavoro

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_news: Quel che resta di POMPEI


Dopo il crollo della Schola Armaturarum finisce per l'ennesima volta sotto accusa la gestione dell'immenso patrimonio archeologico della città. Cosa si può fare per salvare questo museo a cielo aperto?

Quello che è accaduto a Pompei dobbiamo, tutti, sentirlo come una vergogna per l'Italia . E chi ha da dare delle spiegazioni non si sottragga al dovere di darle al più presto e senza ipocrisie»: l'ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma l'hanno pensato in tanti di fronte al crollo della Schola Armaturarum. Non serve essere eruditi, studiosi di archeologia o appassionati per reagire a notizia come questa con un senso di lutto e di perdita. È un immensopatrimonio comune a sgretolarsi, è un nostro fiore all'occhiello, o per lo meno dovrebbe esserlo.

Eppure è agli atti che la casa crollata a Pompeinon era rientrata negli ultimi piani di restauri che hanno impegnato 79 milioni di euro in due anni, di cui il 90% per la tutela e la messa in sicurezza della città antica. Un secondo stanziamento di 39 milioni comprende, sempre su indicazione dei funzionari dellaSoprintendenza archeologica, i restauri di Villa dei Misteri, la Fullonica, la casa dell'Efebo, di Loreio Tiburtino, del Criptoportico, di Venere in conchiglia, di Giulia Felice, l'antica spiaggia di Ercolano e la Villa di Poppea ad Oplontis, metre due milioni di euro sono stati recentemente riservati alla manutenzione ordinaria dei siti.

Oltre alle polemiche politiche seguite al crollo, nelle ultime ore si sono moltiplicati gli appelli e le proposte. «Teniamo aperti noi gli scavi di Pompei, sottraendoli all’incuria e riconsegnandoli a cittadini e turisti ». è la proposta del Touring club alle Associazioni di tutela del patrimonio artistico. «La cultura non si mangia, ma è nutrimento per l'anima», ha detto il presidente Iseppi lamentando che in Italia «non si fa manutenzione ordinaria né straordinaria, cosa grave in siti archeologici millenari come Pompei». Il gruppo Facebook "Stop Killing Pompei Ruins" ha raggiunto oltre 500 contatti in 24 ore e commenti da tutto il mondo, come riporta il quotidiano Il Mattino. Qualcuno propone l'intervento degli sponsor, disposto a pagare in cambio di visibilità. Certo è che garantire un futuro a un sito unico come quello di Pompei sembra oggi una missione impossibile.

Articolo tratto da libero.it

Nell’immagine: il crollo della “Casa dei Gladiatori” transennato

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_news: ERCOLANO E IL MUSEO CHIUSO DA 40ANNI

Negli scavi vicino a Napoli esiste un «Antiquarium» mai usato. Il progettista Gorini: «Una storia assurda».
All’interno degli scavi di Ercolano c’è un capolavoro dell’architettura del novecento napoletano, ma nessuno lo sa. L’edificio avrebbe dovuto contenere i reperti archeologici ritrovati nel sito: è vuoto da oltre 40 anni. Il «Corriere del Mezzogiorno» si è occupato spesso di architettura e di architetti, ha anche dedicato una rubrica agli architetti napoletani non più viventi, gli «Architetti Dimenticati». Ma mai, fino ad oggi, si era imbattuto in una vicenda tanto assurda, tanto paradossale, tanto ingiusta e tanto odiosa come quella del Museo degli Scavi di Ercolano, chiamato «l’Antiquarium».

Un museo bellissimo, davvero un gioiello dell’architettura moderna, ignorato per anni, progettato, costruito, completato e collaudato circa 40 anni fa ma mai, mai, aperto. La storia del Museo degli Scavi di Ercolano va ricordata e raccontata perché è una storia emblematica, di cui tutti dovremmo un po’ vergognarci. Ed è importante ascoltarla dal testimone diretto, uno dei tre progettisti, l’architetto Giovanni Gorini (classe 1934) che, con Guido Barbati e Giulio De Luca (il maestro di entrambi), progettò il museo nel 1968. «È una triste storia italiana, di risorse negate, di (mala) gestione del danaro pubblico», racconta Gorini. «Dovrei dire abbastanza comune, se non fosse che questa coincide con un pezzo importante della mia storia professionale, e dunque della mia vita, a cui tengo moltissimo».

La realizzazione dell’opera richiese la demolizione di due fabbricati esistenti e l’approvazione del Ministero dei Beni culturali. La fase progettuale si concluse nel 1971; la realizzazione— che avvenne grazie ad un finanziamento di 1.200.000 lire (pari a circa 6milioni di oggi) provenienti dalla Cassa del Mezzogiorno— impiegò i due anni successivi. Quindi nel 1974 l’Antiquarium venne regolarmente collaudato. Finito. Da allora il silenzio. Ci racconta ancora Gorini: «Successivamente fummo incaricati del progetto dell’arredo, mai realizzato, ed invitati (cioè incaricati senza alcun compenso) a progettare un collegamento tra il museo ed il mare, con il relativo approdo: idea valida, ma che non ebbe alcun seguito. Nel marzo del 1979, in un’intervista al ‘‘Roma’’, il sovrintendente Maggi parlò di un’imminente apertura, poi… più niente».

Ma la beffa non finisce qui: nel decennio seguente al museo (mai aperto) furono apportate delle modifiche per una sorta di ri-adeguamento funzionale e normativo; in particolare tutte le grandi finestre delle sale espositive vennero brutalmente chiuse: il disegno originario, la sua integrità ma soprattutto senso del progetto, vennero completamente stravolti. Tutto senza che fossero minimamente consultati i progettisti, anche solo per fornire un migliore aiuto alle modifiche. Chiunque può verificare di persona andando a Ercolano, di fronte all’area degli scavi, e confrontando le foto di archivio, qui pubblicate, con l’attualità: troverà un edificio violentato, manomesso e poi inutilizzato, ucciso. «È emblematico che uno dei patrimoni culturali più importanti del mondo, il che vuol dire una delle maggiori risorse economiche della Regione, venga gestito con tale inefficienza». E ancora: «È emblematico che tanto denaro pubblico speso per progetto, realizzazione, modifiche, manutenzione, che tanto lavoro e tanta passione siano resi vani dalla irresponsabilità di pochi. Fra i principali attori di questa storia ci sono state le soprintendenze che, è il caso di dirlo, non riescono ad assolvere al proprio ruolo: valorizzare e difendere il patrimonio artistico storico e, mi sia consentito, anche quello contemporaneo». Eppure la responsabilità di questa vicenda, in questo caso, va imputata soprattutto alla classe politica e quindi, duole dirlo, dei cittadini stessi che non sanno farsi amministrare.

Articolo di Diego Lama – Il Corriere del Mezzogiorno

Nell'immagine, uno scorcio esterno del museo in una foto d'archivio.

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_news: ARTE ABBANDONATA -La Chiesa di Santa Maria a Vertecoeli

C'è un Cristo del '600 offeso e umiliato ai piedi dell'altare

Ha gli occhi semichiusi e il dolore disegnato sul volto. Quel Gesù Cristo di legno ai piedi dell’altare non è stato deposto dalla croce: è stato strappato, spezzato, umiliato e offeso. Santa Maria a Vertecoeli, cuore della Napoli delle cento chiese; il Duomo è a quaranta metri in linea d’aria. Eppure la fede sembra lontana mille chilometri da questo luogo sacro. Il simbolo di Gesù che muore sulla croce, nell’oscurità di questa chiesa vietata dai giorni del terremoto, è stato profanato. Ed è stata Napoli a profanarlo. L’ha lasciato a marcire nell’incuria e nell’abbandono. Non l’ha visto mentre si sgretolava e scivolava giù dalla croce. Non l’ha raccolto quando è caduto esattamente ai piedi dell’altare: oggi quel che resta della statua del Cristo crocifisso giace in mezzo ai detriti e al marciume, al centro di un orrendo impasto di resti di piccioni morti, pezzi degli stucchi crollati e escrementi di animali. Fino ad ora la nostra inchiesta ci ha portati dentro undici chiese abbandonate. Avevamo già trovato (e fotografato) una statua di Gesù che era scivolata giù dalla croce e si era dolcemente adagiata su un altare. Abbiamo trovato soprattutto muri crollati e ossari abbandonati, affreschi ridotti in pezzi e bare profanate: ma nessuno degli orrori in cui ci siamo imbattuti, è stato più doloroso dello sguardo del Gesù Cristo di Santa Maria a Vertecoeli. La chiesa si trova in un vicolo al quale ha ceduto il nome. Nel palazzo di fronte c’è incastonata una colonna romana. Quella colonna viene usata per allacciare un filo di panni e per tenere le scope a testa all’insù: così le scope non si rovinano, la colonna romana sì «ma quella non serve a niente», dice la signora mostrando ineffabile certezza. La sola vista della facciata esterna mette i brividi: il gigantesco portone verde è incastonato in un mare di stucchi in pezzi, colonne aggredite dalla muffa, intonaci cadenti. Dietro al portone è stata costruita una gabbia di ferro: l’hanno messa dopo che i ladri avevano portato via qualunque cosa. Le grate e i lucchetti, adesso proteggono il nulla che è rimasto dentro a quel luogo. Anche il pavimento è stato rimosso. L’unico segno dell’antica bellezza è l’altare «tutto di scelti marmi colorati», come lo descriveva Celano 1856. È ancora al suo posto, malconcio, ma c’è. Dietro l’altare c’è un gatto mummificato che fa la guardia a una cassaforte svaligiata e ai cassoni dov’erano conservati gli abiti sacri. Un percorso di corridoi interni conduce al coro che ha dimensioni piccole e un tempo doveva essere bello. Oggi l’organo antico si trova esattamente al centro della struttura. Chi l’ha trascinato qui ha anche provveduto ad accartocciare le canne, a spezzettare i tasti, a ridurre in pezzi i meccanismi. Tutt’intorno allo stanzone («decorato con fini stalli di noce», scrive sempre Celano a metà ’800), gli stalli non ci sono più. I sedili che accoglievano preti e iscritti alla confraternita, dovevano essere talmente belli che qualcuno li ha portati via uno ad uno. Con precisione, però. Senza spaccare nulla. E lì dentro è rimasta solo la base di legno accostata al muro, a ricordare come doveva essere nel 1700. Una scala malridotta e (come in tutti i luoghi abbandonati) coperta di guano, conduce al terrazzo alle spalle del campanile. E qui lo sconforto si trasforma in preoccupazione, anzi in paura. In cima all’archetto progettato da Bartolomeo Granucci per contenere la pesante campana che suonava, costantemente, per i morti, c’è una croce di ferro. La croce pesa almeno quindici chili, forse di più, e si trova paurosamente in bilico in cima all’archetto, come vedete nella foto. Basterà un colpo di vento più forte, una pioggia insistente, uno sbalzo improvviso di temperatura, per dare l’ultimo colpetto e sciogliere quell’incastro così effimero. Prima che quella croce finisca sulla strada, per evitare che qualcuno rischi di farsi male, bisognerebbe fare qualcosa. E visto che qualcuno dovrà intervenire, si potrebbe ipotizzare un gesto pietoso: raccogliere da terra quel che resta della statua di Gesù Cristo e, almeno, deporlo sull’altare. Lontano dalle bestie in decomposizione e dagli escrementi dei randagi.

Articolo di Paolo Barbuto tratto da Il Mattino

Nell'immagine le foto allegate all'articolo

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_news: Torna in Italia la VENERE DI MORGANTINA

Tornerà in Sicilia a gennaio l’Afrodite di Morgantina. Sarà esposta a Palazzo dei Normanni di Palermo, in attesa della sua collocazione definitiva, la chiesa di San Domenico ad Aidone, dove si potrà ammirare a partire da Pasqua.
L’evento ennese coinciderà con la riapertura della Villa romana del Casale di Piazza Armerina, attualmente in fase di restauro». Lo ha detto ieri l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Gaetano Armao.
Per il trasferimento in Sicilia, dal Paul Getty Museum di Los Angeles dove si trova dal 1988, la scultura sarà smontata in tre parti.

Tratto da Arcadja.com

STORIA

La Venere di Morgantina venne scolpita nel V secolo a.C. in Sicilia, nel sito di Morgantina nei pressi di Aidone (EN). L'autore sarebbe un diretto discepolo di Fidia, operante nella Magna Grecia.
La preziosa statua venne trafugata da Morgantina nella seconda metà del Novecento, e venduta al Paul Getty Museum che l'acquistò nel 1988 e da allora la espone nelle sue sale come uno dei reperti più importanti. Nell'asta che portò alla vendita della Venere, tenutasi a Londra, essa fu pagata 28 miliardi di lire[1].
Il 5 marzo del 2001, il Tribunale di Enna condannò a 2 anni di reclusione senza benefici di legge e al pagamento di una penale di 40 miliardi di lire il ricettatore della Venere, un ottantenne ticinese, Renzo Canavesi[2]: fu quello il primo caso in Italia di un tribunale che applica una simile sanzione per l'esportazione clandestina di opere d'arte italiane[3]. Dei 40 miliardi di risarcimento richiesti dallo Stato italiano, 20 miliardi corrisponderebbero al valore stimato della statua, e gli altri 20 per danni morali.
Secondo la ricostruzione dei magistrati ennesi, il condannato ticinese avrebbe venduto la Venere di Morgantina all'inizio degli anni ottanta per 400.000 dollari a una società londinese, la Robing Symes Ltd, che l'avrebbe rivenduta in seguito al Paul Getty Museum, nel 1986, per 10 milioni di dollari[2]. Sempre il Tribunale di Enna accertò, grazie a una perizia petrografica della statua, che il tufo in cui è intagliata proviene dalla Sicilia, anticipando così l'esito degli accertamenti scientifici che il Paul Getty Museum ha voluto fare prima di annunciare la restituzione della statua all'Italia.

DESCRISIONE

La Venere (Afrodite) di Morgantina è una statua alta 2,20 m, e fu scolpita tra il 425 a.C. e il 400 a.C., durante il periodo nel quale Morgantina venne assegnata a Kamarina, dopo gli accordi di Gela (424 a.c.) voluti da Ermocrate di Siracusa.
Il materiale utilizzato per scolpirla è il marmo, impiegato per il viso e per le parti del corpo nude, similarmente alle Metope di Selinunte. Il drappeggio è invece in tufo calcareo, che è stato accertato provenire dalla Sicilia, secondo le analisi effettuate dagli esperti dalla cava del fiume Irminio.
La Venere, a differenza di quasi tutte le altre statue dell'epoca, rifinite solo frontalmente, è lavorata da tutti i lati, dunque doveva essere esposta in un punto centrale, probabilmente nell'agorà di Morgantina. Secondo l'ipotesi di molti archeologi e studiosi la statua rappresenta la dea Persefone o la madre Demetra per via di una similtudine con una piccola statua in terracotta presso il Museo archeologico di Aidone. La Dea Persefone era particolarmente venerata a Morgantina presso il Santuario centrale e in quasi tutte le monete coniate dalla zecca di Morgantina è sempre raffigurata nel dritto. Addirittura c'è una somiglianza del volto della statua con la Persefone velata raffigurata in alcune monete della serie SIKELIOTAN ed in modo particolare con una moneta d'oro (emistatere) coniata nell'anno 212 a.C quando la polis si ribellò al giogo romano ed ospitò per un certo periodo l'esercito punico di Imilcone e quello siceliota di Ippocrate. Con la mano destra pare che tenesse la fiaccola, un simbolo legato alla Dea Persefone regina degli Inferi (Umberto Digrazia - Malcolm Bell).

Storia e descrizione tratte da wikipedia.it

Nell'immagine la "VENERE DI MORGANTINA"

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_news: DAMIEN HIRST accusato di essersi ispirato a opere altrui

Londra, 3 set.
Le opere di Damien Hirst sarebbero ispirate da altri artisti. E' l'accusa mossa al celeberrimo artista dagli esponenti del movimento 'Stuckist', contrario all'arte concettuale. Lo riferisce la Bbc on line precisando che, secondo il co-fondatore di 'Stuckist', Charles Thompson, che ha pubblicato un articolo sulla rivista d'arte 'The Jackdaw', le opere sotto accusa sarebbero 15 tra le quali anche la famosissima pecora sezionata in formaldeide in posa da crocifissione del 2005. Di quest'ultima opera, afferma Thomson, Hirst avrebbe preso l'idea da 'This is my Body, this is my Blood' di John LeKay, una scultura del 1986 che ritrae una pecora in posa da crocifissione.

Tra le altre opere citate, la sua installazione 'Pharmacy', un armadio con le bottiglie sugli scaffali, che secondo Thomson e' basata su un lavoro del 1943 di Joseph Cornell. Il portavoce di Hirst ha attaccato l'articolo di 'The Jackdaw' definendolo 'giornalismo povero' e ha annunciato una smentita globale da parte dell'artista.

Hirst, 45 anni, e' ben noto per le sue opere concettuali che comprendono squali in formaldeide sospesi e un teschio tempestato di diamanti.

L'anno scorso l'artista ha annunciato di aver smesso con le istallazioni in favore della pittura tradizionale a mano.

Articolo tratto da adnkronos.com

Nell'immagine l'installazione "PHARMACY" del 1992

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_news: FURTI D'ARTE - UN FENOMENO SENZA FINE

Dalla Gioconda di Leonardo all’Urlo di Munch, fino a La donna dei cassetti di Salvador Dalí, una statuetta di bronzo rubata, a metà agosto, da una mostra nella torre medioevale Belfry, nel centro storico della città belga di Bruges. I furti di opere d’arte nei musei costituiscono un fenomeno che non conosce tregua e riempiono le pagine della storia del collezionismo d’arte, ormai costellata da episodi sgradevoli e truffaldini.
Il colpo messo a segno in Belgio costituisce – insieme al trafugamento della tela "I Papaveri" di Vincent Van Gogh al museo Mahmoud Khalil al Cairo, lo scorso 21 agosto – solo l’ultimo di una serie di furti avvenuti nei principali musei internazionali. Capolavori che fanno gola ad esigenti collezionisti disposti a tutto pur di possedere, tra le mura domestiche, un pezzo unico firmato da uno degli artisti che ha scritto la storia dell’arte. Avvenimenti spiacevoli a volte commissionati con precisione da fanatici amatori che per i loro “oggetti del desiderio”, privano l’intera collettività di un patrimonio culturale irripetibile.
Il lungo elenco dei furti commessi dai ladri d’arte è una lista che include opere ed oggetti d’ogni genere e d’ogni tempo. Uno dei più famosi risale al 1911, quando la "Gioconda" di Leonardo da Vinci scomparve dal Louvre. Due anni dopo, la celebre tela venne ritrovata a Firenze, sotto il letto di Vincenzo Peruggia, un emigrante rientrato dalla Francia con l’intenzione patriottica di regalare l’opera all’Italia, per “restituire il frutto dei saccheggi napoleonici”.
Ancora si ricorda la vicenda della "Gioconda", anche se non serve andare così indietro negli anni. Solo tre mesi fa, un ladro ha fatto il colpo gobbo al Museo d’Arte Moderna di Parigi, trafugando cinque capolavori: "Donna con ventaglio" di Amedeo Modigliani, "Le pigeon aux petits pois" di Pablo Picasso, "La pastorale" di Henri Matisse, "L’Olivier pre de l’Estaque" di Georges Braque e "Natura morta con candelabri" di Fernand Lèger. Il tutto per un valore di 500 milioni di euro, secondo la procura di Parigi, mentre la direzione museale dichiarò 90-100 milioni.
Dalla Francia alla Norvegia. Nel 2009 era toccato ad Edvard Munch: "Historien" una rara litografia colorata a mano, era stata rubata in una galleria d’arte di Oslo. Tuttavia, per quanto riguarda il maestro norvegese, il caso più eclatante è quello che ha interessato "L’Urlo" capolavoro espressionista sottratto due volte in dieci anni. Il primo di questi episodi è avvenuto alla Galleria Nazionale di Oslo, dove l’opera fu trafugata il 12 febbraio 1994, durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Lillehammer. Il dipinto fu poi rinvenuto dopo tre mesi, mentre è scomparsa per due anni un’altra versione dell’opera (ne esistono quattro), rubata dal Museo Munch il 22 agosto 2004. In questa seconda occasione, i malviventi si erano portati via anche un altro dipinto dell’artista, Madonna, che è stato poi rinvenuto insieme all’Urlo il 31 agosto 2006.
Se Munch è stato bersagliato dai ladri d’arte, Picasso non è stato da meno. Nel 2008 durante una mostra al centro culturale di Pfäffikon, nel cantone svizzero di Schwytz, sono state rubate due sue opere: "Testa di Cavallo" del 1962 e "Bicchiere e boccale" del 1944, per un valore di circa tre milioni di euro. Nel 2007, poi, dal Museo di San Paolo del Brasile è stato sottratto il "Ritratto di Suzanne Bloch", opera di grande valore eseguita dall’artista spagnolo nel 1904. Il lavoro picassiano venne recuperato in perfette condizioni dalla polizia brasiliana un anno dopo. Stesso destino per "Maya con bambola" e "Ritratto di Jacqueline", opere sparite nel 2007 dall’appartamento parigino di Diana Widmaier, una delle nipoti di Picasso, e ritrovate dopo pochi mesi. Sempre nella capitale francese il 9 giugno dello scorso anno, un album di disegni di Pablo Picasso, contenente 33 bozzetti e stimato intorno agli 8 milioni di euro è stato rubato dal museo intitolato al genio iberico.
Tra i furti rimasti nella memoria c’è anche quello del "Ritratto del duca di Wellington" di Goya, svanito nel 1961 dalla National Gallery di Londra che lo aveva appena acquistato, ma anche "Ninos en el carreton" sempre del pittore spagnolo, trafugato negli Stati Uniti nel novembre 2006 mentre veniva trasferito dal Museo d’arte di Toledo, nell’Ohio, al Guggenheim di New York per l’esposizione Da El Greco a Picasso: tempo, verità e storia.
Oltre a Munch, Picasso e Goya, nella top ten dei furti troviamo Vincent Van Gogh: nel 1991 ben 20 capolavori, tra cui "I Girasoli", sono stati sottratti dal Van Gogh Museum di Amsterdam. Il bottino si aggirava sui 500 milioni di euro. Le opere furono ritrovate poche ore dopo la rapina, in un’auto abbandonata. Un altro colpo per un dipinto dell’artista olandese risale al 1988, quando tre sue tele – tra le quali una prima versione de I mangiatori di patate – sono state rubate dal Kroller-Muller Museum di Otterlo, in Olanda, anche in quel caso poi recuperate.
Destò scalpore, inoltre, il saccheggio messo a segno il 10 febbraio 2008 a Zurigo, rimbalzato alle cronache come “il colpo del secolo”. In tre minuti e mezzo, tre uomini armati e mascherati hanno portato via dal museo Bührle quattro tele del valore di 112 milioni di euro: "Ramo di castagno in fiore" di Vincent Van Gogh, "Papaveri vicino a Vetheuil" di Claude Monet, "Il conte Lepic e le sue figlie" di Edgar Degas, "Ragazzo con il gilet rosso" di Paul Cézanne.
In Italia, infine, i furti eccellenti e non, non si contano.
Un patrimonio infinito, difficile da proteggere e catalogare, quindi facile preda di trafficanti e ladri.
Ricordiamo, tra quelli ancora in fase di indagini, quello della "Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi" del Caravaggio (nella foto), trafugato da un commando mafioso nella notte tra il 17 e 18 ottobre 1969 nell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo. Da allora le indagini non si sono mai fermate, avvolte tra i misteri e le ipotesi “suscitati” da questo magnifico olio su tela di 2 metri e 68 centimetri per un metro e 97 eseguito dall’artista lombardo nel 1609, un anno prima della sua morte a Porto Ercole. Altra opera celebre è “Ritratto di signora” di Gustave Klimt, rubata nel 1997, dalla Galleria Comunale Ricci Oddi di Piacenza.
Rubati a Roma dalla Galleria Nazionale nel 1998 e invece poi ritrovati 48 giorni dopo gli unici olii di Van Gogh presenti in collezioni pubbliche in Italia “L'Arlesiana, ritratto di madame Ginoux” e “Il Giardiniere”, insieme all’opera “Le cabanon de Jourdan” di P. Cezanne.

Articolo tratto da arcadja.com

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_news: MICHELANGELO - Si riapre in Svezia il giallo sulla scultura dell'Arrotino Lanfranchi

Si riapre il giallo su una scultura in passato attribuita a Michelangelo ed esposta al pubblico, fino al 15 agosto in Svezia in occasione della mostra 'And there was light. The masters of the Renaissance' (E luce fu. I maestri del Rinascimento), che presenta opere di Leonardo, Raffaello e dello stesso Michelangelo. L'opera, di cui dà notizia la stampa svedese sottolineando la nuova attenzione degli studiosi, è identificata come l''Arrotino Lanfranchi', anticamente ricordata a Pisa come ''fatta dalli scalpelli di Michel'Angelo'', riscoperta in Inghilterra ed ora esposta al pubblico per la prima volta dopo 120 anni all'Eriksbergshallen di Goteborg.
Si tratta di una versione in pietra della golfolina (cioè delle antiche cave che si trovano sull'Arno, sotto la Villa Medicea di Artimino, nel comune di Carmignano) della scultura in marmo dell''Arrotino' (copia romana del I sec. a.C. da un originale ellenistico), conservata agli Uffizi, spiega il professor Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale Leonardo da Vinci, uno dei curatori della mostra di Goteborg.
La scultura era ricordata nel 1751 a Pisa in Palazzo Lanfranchi (oggi sede dell'Archivio di Stato) da Pandolfo Titi. Nel 1878 divenne di proprietà di Francesco Masi come opera ''di scuola o fattura di Michelangelo'' e successivamente fu trasferita nella villa di Capannoli, che nel 1939 divenne proprietà Gotti-Lega. L'allora soprintendente Nello Tarchiani suggerì come autore dell'Arrotino il nome del Montorsoli o di Baccio da Montelupo.
Alla metà degli anni Settanta, quando l'opera fu dispersa, il critico d'arte Alessandro Parronchi annotò la presenza dell''Arrotino Lanfranchi' nel mercato antiquario romano e propose come autore il nome del Giambologna o del Tacca. L'opera in mostra a Goteborg è presentata da una scheda di Flavia Zisa, archeologa e storica dell'arte antica, docente alla Facoltà di Archeologia dell'Università Kore di Enna, che ne ricostruisce le vicende, riprendendo l'attribuzione tradizionale ''scuola o fattura di Michelangelo'' (ovvero alla cerchia del Buonarroti o allo stesso maestro).
''La statua dell'Arrotino manca del naso e di due dita della mano destra. A prima vista la cosa mi incuriosiva: il fatto che mancasse del naso e di altre parti poteva essere un espediente per conferire all'opera un aspetto più antico'', ha detto la professoressa Flavia Zisa, secondo la quale la scultura mostra agli studiosi e al pubblico ''i molteplici riferimenti allo stile di Michelangelo, in particolare le forme anatomiche, fino all'apparato decorativo che ricorda quello della figura di Lorenzo nelle Cappelle Medicee a Firenze''.
Durante le sue ricerche, Zisa ha scoperto un testo del 1751 che parla di alcune sculture in pietra sui monumenti pisani. Più precisamente in una descrizione di Palazzo Lanfranchi l'autore, Pandolfo Titi, scrive che durante i lavori di costruzione del palazzo, Michelangelo Buonarroti lavorò a una statua dell'Arrotino, copia di un originale classico, presente nella Tribuna della Galleria de' Medici, ovvero agli Uffizi.
''Sono incline a pensare che la statua nata dallo scalpello di Michelangelo, fatta in pietra della Golfolina, tira fuori meglio la morbidezza della carne … e dopo ha rappresentato una bella figura di Arpia per una fontana...'', scriveva il Titi.
Anche per Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale Leonardo da Vinci e direttore artistico della mostra svedese, ''non ci sono dubbi sul fatto che la scultura dell'Arrotino sia la statua di cui parlava il Titi''. La descrizione di quest'ultimo appare corretta quando si riferisce alla grigia pietra della Golfolina, il grande masso menzionato anche da Leonardo da Vinci nel Codice Leicester in una gola dell'Arno nel comune di Carmignano.
Vezzosi pensa che ''ulteriori ricerche e confronti sulla scultura dell'Arrotino, finalmente esposta, e sul suo contesto d'origine porteranno a significative riscoperte''. Palazzo Lanfranchi fu venduto nel 1827 senza le due statue dell'Arrotino e dell'Arpia, che furono prima mostrate nel Museo del Bargello nel 1888 e poi finirono, separatamente, sul mercato antiquario.
La statua dell'Arpia (di autore imprecisato nel testo settecentesco di Titi) fu attribuita al Tribolo (collaboratore di Michelangelo e grande artefice nei giardini medicei) e fu presentata in diverse esposizioni a Palazzo Strozzi. Diversa fu invece la sorte dell'Arrotino, di cui fu autorizzata l'esportazione e finì dimenticato all'estero, fino alla recente riscoperta in Inghilterra.

notizia tratta da adnkronos.com

Nell'immagine la foto della scultura

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_news: "PIMP MY MARY" ecco come ti trucco la Madonna


Prosegue fino al 5 settenbre in Accademia la provocatoria mostra sul restyling delle statuine sacre.

Carrara, si chiama 'Pimp my Mary' ed è la mostra in Accademia destinata a far discutere già dal suo intento. Sulla falsariga di un programma americano («Pimp my car», in cui vecchie auto scassate vengono ‘truccate’ e tornano a nuova vita) una serie di artisti ha rielaborato a modo proprio statuette in gesso raffiguranti la Madonna. L’idea è di Marco Pedri e Marco Mirko Nani, il cui intento sarebbe quello di "puntare il dito - come spiegano - sulla pessima abitudine di commercializzare la Madonna: statuette in gesso, tutte uguali, vendute a cifre smodate anche a Carrara, patria del marmo".
Di qui il concorso su internet per dare un volto nuovo alla Madonna, mettendo a disposizione ottanta calchi e dando agli artisti mano libera. Ne è nata una serie di Madonne di tutti i tipi, di fronte alle quali è difficile restare insensibili: ce ne sono tipo manga, una vestita da Batman, una immersa in una teca piena di centesimi, quella che si rimira allo specchio e quella dark. "Il nostro intento - si difendono gli organizzatori - è tutto fuorché blasfemo. Desideriamo, al contrario, sottolineare come un’immagina tanto importante per la nostra religione non debba essere svilita in un processo di mercificazione e banalizzazione, ma vada vissuta da ciascuno a proprio modo".

Articolo di Stefania Grassi tratto da lanazione.it

Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale www.pimpmymary.com

per vedere una gallery delle esposte visitate http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=photo&media=16852

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_news: IL VATICANO APRE LE PORTE A MATISSE

Entro la fine del 2010 i Musei Vaticani inaugureranno una sala dedicata a Matisse, in cui verranno esposti al pubblico per la prima volta i disegni preparatori per i lavori della Cappella di Santa Maria del Rosario a Vence. Una scelta di un certo peso che mira ad impreziosire ulteriormente il reparto di arte moderna e contemporanea religiosa dei Musei Vaticani.
I monumentali bozzetti, protagonisti di questa esposizione, furono concepiti dall’artista francese per la realizzazione della piccola chiesa dominicana in Costa Azzurra tra il 1948 e il 1951. Fu Monique Bourgeois, la suora dell’ordine dominicano, con cui Matisse strinse amicizia, a chiedere al geniale pittore, colpito dal cancro e ridotto in sedia a rotelle, di progettare una cappella vicino al convento, e lui accettò di buon grado benché non si fosse mai dedicato prima all’architettura. La piccola struttura bianca, minimale, è animata dalla presenza di ampie vetrate a motivi floreali in giallo, blu e verde che inondano l’aula di luce. Sulle pareti prendono vita le forme sobrie e immediate di Matisse, esaltate dalla ceramica bianca, in cui si riconoscono la Via Crucis, San Domenico e La Vergine col Bambino.
L’artista si impegnò così tanto in questo progetto curando ogni particolare – dalle vetrate alle decorazioni murali, dall’altare ai paramenti e all’abbigliamento sacro – da affermare poi che quello fosse “il capolavoro della sua esistenza.”
Le tre grandi carte intelate – in scala originale e tutte oltre i cinque metri d’altezza – che vennero donate al Vaticano nel 1980 dal figlio dell’artista, Pierre, raffigurano i soggetti dell’ “Albero della vita” con cui vennero realizzate le vetrate dell’abside e della navata, e la Vergine col Bambino per i pannelli di ceramica nel presbiterio. Attualmente le opere sono in fase di restauro, poiché durante il processo di intelaiatura venne utilizzata della colla che col passare degli anni è filtrata in superficie. In mostra, oltre ai disegni, si potranno ammirare anche altri oggetti che raccontano il periodo di Vence, tutti realizzati dal celebre esponente dei Fauves: cinque pianete di seta, ovvero le vesti liturgiche per i sacerdoti, in diverse tonalità di colore, un crocifisso e la croce di bronzo del campanile. Inoltre resterà nella medesima sala anche una scultura in pietra della Madonna, realizzata da Lucio Fontana nel 1956, troppo pesante per essere spostata.
Micol Forti, direttore del reparto di arte moderna e contemporanea dei Musei Vaticani confessa che, in questo allestimento da 350 mila euro, a metterla in difficoltà è stata l’illuminazione: la stanza del XVI secolo in cui i disegni saranno esposti è infatti priva di finestre, al contrario della Cappella del Rosario che è inondata da una luce solare abbagliante: “Alla fine ho optato per un’illuminazione localizzata che investe le opere esaltando il loro stile ed i colori per evocare l’idea di un’ esplosione solare”.
La dottoressa Forti ha poi parlato delle sfide che la aspettano riguardo le esposizioni di moderna e contemporanea in Vaticano: “Sto cercando di mostrare il nuovo ‘volto’ del reparto, inaugurato nel 1973 grazie a una raccolta dei doni ricevuti da Paolo VI. Da allora la collezione si è arricchita con altre donazioni e acquisizioni con pezzi di rilievo che arrivano fino agli anni Sessanta. Chagall, Gauguin, Leger, Ernst, Nolde e Bacon sono solo alcuni tra gli artisti esibiti. Purtroppo, non sempre siamo in grado di acquisire arte, così ho deciso di fare della conservazione e della valorizzazione del nostro patrimonio artistico una priorità”.
Micol Forti spera dunque di poter creare un nuovo centro di ricerca che intensifichi il rapporto e la comunicazione con l’arte contemporanea. Un segno di apertura in tal senso sembra essere la realizzazione, da parte del Vaticano, di un archivio di opere donate da artisti del XIX e XX secolo e in cui sarebbero presenti anche pezzi di Cesare Fracassini e del futurista Bruno Corra. Inoltre sembra ci sia in programma l’inaugurazione di un “Padiglione Vaticano” alla Biennale di Venezia del 2011.

Articolo a cura di Silvia Bosi

nell'immagine un particolare dell'interno della Chiesa.

Foto e articolo tratto da arcadja.com

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_news: LADY GAGA prova a fare l'ARTISTA

Sembra che Lady Gaga, ventiquattrenne regina delle classifiche musicali, voglia dimostrare di essere una vera artista (ci provano un po’ tutti al giorno d’oggi). La sua prima opera in mostra è a Londra, una scultura che la cantante ha preparato per il Showstudio, dal titolo Inside/Out.

L’opera è un orinatoio bianco sdraiato su un fianco, con una scritta a penna nera sulla parte interna, “I’m not f**king Duchamp but I love p**sing with you” (che in italiano si traduce male, ma dice “Non sono il fottuto Duchamp, ma amo pisciare/cantare con te”).

Il pezzo, dal titolo Armitage Shanks, non è in vendita, ma solo in mostra fino al 14 agosto.

Articolo tratto da artsblog.it

Nell'immagine l'opera di Lady Gaga

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_news: I contemporanei non siano esposti con Caravaggio: CENSURATO NICOLA SAMORI'

MILANO - Chi ha paura dell’arte contemporanea? Accostare a Caravaggio un giovane pittore di talento è forse un sacrilegio? Pare proprio di sì, stando alla vicenda di questa mostra a Porto Ercole (dal 18, alla chiesa di Sant’Erasmo), che commemora la fine della vicenda umana dell’artista (in fuga da Napoli verso Roma, fu arrestato a Palo, si rimise in viaggio colpito da febbre e morì nel 1610 a Porto Ercole). Questa mostra prevedeva la presenza di due tele di grandi dimensioni dipinte da Nicola Samorì, commissionate tre mesi fa all’artista, e ora cancellate dalla mostra, perché non gradite alla soprintendente del polo museale romano, Rossella Vodret, che ha posto il suo veto. (Altrimenti niente prestito).

«Il Caravaggio a Porto Ercole è stato un prestito eccezionale, concesso per la sua forte valenza simbolica, emotiva e culturale. Mettergli vicino delle opere di un contemporaneo è assolutamente fuori luogo», taglia corto la Vodret, che dichiara di aver approvato solo il prestito del San Giovannino e null’altro. Ma così il progetto (prodotto da Aleart con le restauratrici romane Valeria Merlini e Daniela Storti, oltre a Francesca Temperini) è monco della sua parte contemporanea, prevista fin dall’inizio delle trattative, confermano gli organizzatori. Tanto più che i due dipinti di Samorì sarebbero andati all’asta, e il ricavato devoluto all’Archivio di Stato di Roma per il restauro dei documenti sulla vita del Caravaggio.

Samorì, per dipingere, si era ispirato alla Maddelena in estasi e al San Giovanni Battista disteso, probabilmente le due tele andate perdute (di cui però esistono copie del Sei e Settecento) che, insieme al San Giovannino (prestito della Galleria Borghese per questa mostra) facevano parte del carico dell’imbarcazione attesa a Roma, e destinato al cardinal Scipione Borghese come “salvacondotto” per rientrare a Roma. Ma cosa c’è che non va in queste due tele di Samorì? Dov’è il sacrilegio? «Solo pochi giorni fa ho saputo che le mie opere non sarebbero più state esposte. Il perché, nessuno me lo ha finora spiegato. Se sono così scandalose, anche questo va considerato un risultato», dice Nicola Samorì, basito per quello che gli è successo. Samorì (classe 1977), è un artista figurativo, dalla mano molto felice e molto dedito al ritratto (sia sotto forma di dipinto che di scultura), in cui i tratti scompaiono nella materia o nel colore, così da far emergere un aspetto dolente, irrisolto, emaciato di questi volti.


La sua Maddalena in estasi si ricollega all’ état morbide, all’isteria patologica che caratterizza l’iconografia secolare di questa peccatrice per eccellenza. Mentre nel San Giovanni disteso, l’accento è posto unicamente sul corpo: il viso è completamente illeggibile, ma non alla Bacon, risultando molto più ectoplasmatico. L’artista, con un gesto performativo, è intervenuto sul colore ancora molle, deformando completamente il viso del santo. «La mia è una corsa contro il tempo: prima nel ricostruire tecnicamente il quadro in tutta la sua complessità, e poi nell’alterarlo in maniera molto forte», spiega l’artista. «Questi non sono lavori che “copiano” le copie. Se li confronto con quelle, sono totalmente diversi nei dettagli. Qui si voleva evocare due assenze con una presenza equivoca».

Ma il punto cruciale, che ha mosso la soprintendenza, sembra proprio essere stata la non opportunità di un confronto fra il San Giovanni del Caravaggio e questi lavori di Samorì. «Non ho scimmiottato il Caravaggio: il mio è un lavoro molto più legato alla cultura del Seicento napoletano di de Ribera. Non c’era la presunzione di fare un confronto, che non avrebbe avuto senso, ma di ricostruire una determinata situazione non ricorrendo però alle copie, per via di delicate problematiche anche relative all’ipotetica autenticità di queste, magari reclamata dai proprietari… Avvalendosi di un lavoro artistico come il mio, ciò permetteva di aggirare il problema». E allora com’è possibile che un progetto approvato vada a gambe all’aria a pochi giorni dall’inaugurazione? «Approvato, ma con le riserve di massima che però ogni museo trattiene fino alla fine quando presta un’opera. Che cosa siano state queste riserve non so, ma so che si sono tradotte nella revoca dei miei lavori. Non me lo aspettavo». La soprintendente Vodret ribadisce a proposito: «Non siamo normalmente abituati a fare prestiti così importanti all’interno di altre mostre che prevedono quadri di arte contemporanea».

Articolo di Francesca Pini tratto da Corriere.it

Nell'immagine: i due quadri di Samorì, a destra il "San Giovannino disteso" 180x140cm e a sinistra "Maddalena in estasi" 180x140cm

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_news: Il Padiglione temporaneo della Serpentine Gallery: JEAN NOUVELLE VEDE ROSSO

Rosso fiammante come i double decker, i bus a due piani, come le buche delle lettere e le cabine telefoniche. Per il padiglione 2010 della Serpentine Gallery, Jean Nouvel ha voluto rendere omaggio al colore simbolo di Londra.

Per realizzare la struttura temporanea dalle geometrie audaci e dai forti contrasti ha utilizzato materiali diversi, leggeri come il policarbonato e pesanti come il metallo, con un muro alto dodici metri inclinato sul prato verde brillante dei Kensington Gardens, i rigogliosi giardini nel cuore della capitale britannica che ogni estate accolgono centinaia di migliaia di visitatori. Per la galleria prediletta dal gotha della mondanità e dell'arte contemporanea londinesi è il momento delle celebrazioni: quarant'anni dalla fondazione e dieci dal lancio dell'ambizioso progetto, in base al quale ogni dodici mesi un grande architetto internazionale viene invitato a disegnare il padiglione aperto al pubblico e destinato a durare una sola estate (quest'anno dal 10 luglio fino al 17 ottobre, con un fitto programma di incontri e eventi). A due condizioni: che tra l'invito e la realizzazione trascorrano al massimo sei mesi e che si tratti del primo progetto portato a termine in Gran Bretagna. In effetti, pur avendo firmato oltre duecento edifici in giro per il mondo, dall'Institut du monde arabe di Parigi (1989) al Los Leeum Museum of Modern Art di Seul (2004) in Corea del Sud, l'archistar parigina non aveva mai lasciato il segno nel Regno Unito. Come gli altri grandi architetti che hanno associato il proprio nome alla Serpentine gallery.

Nel 2000, sull'abbrivio energizzante del nuovo millennio, il primo padiglione viene realizzato dall'architetto anglo-irachena Zaha Hadid, il tendone dallo scheletro in acciaio che sulla carta deve durare solo una settimana e che invece resta in piedi tre mesi, attirando la curiosità dei visitatori e dei media. Nell'anno successivo la struttura diventa più complessa. L'architetto polacco Daniel Libeskind insieme a Arup, la società globale di progettazione ingegneristica, disegna Eighteen Turns, un insieme di lastre di metallo rivestite di pannelli di alluminio e assemblate in una sequenza dinamica, simile a un origami giapponese, in grado di riflettere la luce, i prati e gli alberi circostanti.

Più leggero e arioso il padiglione del giapponese Toyo Ito nel 2002: trapezi e triangoli intervallati da spazi che lasciano filtrare la luce, derivati dall'algoritmo di un cubo in rotazione. Forme che portano il segno inconfondibile del loro autore, come l'auditorium dalle linee essenziali creato nel 2003 dal decano brasiliano dell'architettura mondiale, Oscar Niemeyer, capolavoro di semplicità in vetro, calcestruzzo, acciaio e alluminio, o come la griglia dalle linee curve immersa nel verde del parco di Kensington concepita nel 2005 da Alvaro Siza e Eduardo Souto de Moura con la designer Cecil Balmond.

Nel frattempo, il padiglione estivo diventa l'appuntamento più atteso dell'anno nel mondo dell'arte contemporanea londinese, che ogni dodici mesi scommette sul nome del prossimo celebre invitato. Prima che il direttore della Serpentine, Julia Peyton-Jones, bussi alla porta di Jean Nouvel, la galleria ospita altre quattro opere, in un costante crescendo: il grande pallone gonfiabile ovale e opalescente disegnato dal premio Pritzker Rem Koolhaas (2006) con Cecil Balmond, l'elegante astronave circolare (2007) dell'artista danese Olafur Eliasson e dell'architetto norvegese Kjetil Thorsen, fondatore dello studio Snøhetta, il voluminoso impianto in legno e acciaio di Frank Gehry e del figlio Samuel (2008), a metà tra un auditorium e una promenade nel verde, ispirata alle catapulte di Leonardo da Vinci, e la piattaforma galleggiante concepita dal duo di architetti giapponesi più celebrato degli ultimi anni: lo studio Sanaa di Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa (2009). La nuvola in acciaio, accessibile al pubblico da ogni lato, si insinua tra gli alberi e ne riflette le forme e i colori, proiettandosi verso il cielo. Come in un bel sogno di mezza estate.

Articolo di Manuele Coen tratto da espresso.repubblica.it

Nell'immagine una foto del padiglione.

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_news: CAPOLAVORI RITROVATI: l'università di Yale aveva un VELASQUEZ in cantina

Era da decenni in un magazzino ma per esperti risale agli esordi di Diego Velazquez. «L'Educazione della Vergine», attribuito al grandissimo ritrattista spagnolo del XVII secolo, è l'ultimo dei capolavori della pittura persi e ritrovati: in questo caso, in una cantina dell'università statunitense di Yale. Come riporta il quotidiano spagnolo «El Pais», fino a non molto tempo fa il quadro era stato attribuito a un anonimo spagnolo del XVII secolo, ma la critica ritiene oggi che si tratti di un dipinto di Velazquez, in particolare risalente al periodo iniziale della sua carriera, attorno al 1617.
Velazquez, che nacque a Siviglia nel 1599 e morì a Madrid nel 1660, è uno dei grandi della pittura barocca, soggiornò in Italia in due periodi e dipinse numerose opere che rappresentano importanti avvenimenti storici e scene tratte dalla letteratura ma è noto soprattutto per i suoi ritratti, che spaziarono dai componenti della famiglia reale spagnola alle persone comuni passando per i personaggi illustri di mezza Europa.
Il dipinto «L'Educazione della Vergine» si trova attualmente in fase di restauro, giacché nel suo pellegrinaggio attraverso i secoli ha sofferto le inclemenze dell'acqua, del fuoco e di un immagazzinamento inadeguato: mancano 25 centimetri della parte superiore e parte dei bordi inferiore e sinistro, mentre in alcuni punti il colore è quasi scomparso.
Ed tuttora poco chiaro come il dipinto sia finito negli Stati Uniti: fatto sta che dovrebbe essere stato donato a Yale nel 1925 e il suo numero di matricola ha un codice che viene abitualmente utilizzato nei dipinti la cui provenienza è sconosciuta.
Il valore di mercato dell’opera si aggira intorno a 11 milioni di euro.

Notizia tratta da ilgiornale.it

Nell’immagine il quadro ritrovato.

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_news: DAVERIO CONTRO IL MAXXI :

La stroncatura di Philippe Daverio arriva come un fulmine a ciel sereno: il critico si trovava a Bologna per una conferenza stampa della fondazione Carisbo, di cui è collaboratore, quando le sue parole sono arrivate a smorzare gli entusiasmi sul nuovo museo progettato dall’architetto Zaha Hadid.

“Sono molto arrabbiato con i romani per il Maxxi che è un grande negozio da parrucchieri in cui non si sa cosa mettere dentro, tanto che ora chiedono le opere in prestito”, queste le sue parole, a cui è seguito un altro commento: “Io non capisco che senso abbia spendere centinaia di migliaia di euro per costruire un museo in periferia dove nessuno andrà mai o per riconvertire un edificio in qualcosa che non è”.

Le critiche di Daverio, dunque, sono a 360 gradi: contro la gestione del museo, e contro l’esistenza stessa del museo. “Le cose esistono se c’è la capacità di farle funzionare, di farle vivere, è questo il senso dell’eredità”. Le critiche sono durissime, specialmente perché rivolte a un museo che ha ricevuto tanta approvazione della stamapa. Daverio ha esagerato?

Articolo tratto da artblog.it

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_news: MODIGLIANI DA RECORD

Lunedì 14 giugno a Parigi una scultura di Amedeo Modigliani è stata battuta da Christie's per 43.185.000 € stabilendo il record per un'opera d'arte mai venduta all'asta in Francia e allo stesso tempo per un'opera dell'artista di origine livornese. Resta anonimo l'acquirente. La statua, rappresentante una testa di donna e intitolata "Tête de caryatide", è stata realizzata tra il 1910 e il 1912 ed è una delle sole dieci sculture di Modigliani in mano privata delle 27 confermate come opera del maestro. È stata offerta alla vendita di arte impressionista e moderna con una stima di 4-6 milioni di €, ma dopo un'agguerrita sfida tra una ventina di offerenti, durata più di dieci minuti, è arrivata all'eccezionale risultato. Erano 83 anni che l'opera non appariva sul mercato, e cioè da quando Gaston Levy, fondatore della catena di grandi magazzini Monoprix, l'aveva acquistata all'Hotel Drouot nel 1927. Il record precedente per Modigliani era stato segnato da Sotheby's a New York nel novembre 2004 con la vendita di un ritratto della moglie e musa Jeanne Hebuterne e ammontava a 31,3 milioni di $ (24.175.500 €).

Articolo di S.A.Barillà tratto da arteconomy24.ilsole24ore.com

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_news: IL CAPOLAVORO RITROVATO SUI MURI DEL CAMPIDOGLIO


E' un affresco medievale che ha resistito a secoli di incuria e lavori maldestri. Dicono gli esperti che la qualità fa pensare a un pittore di primo piano nel '300

ROMA - Dietro la carta da parati ingiallita di un ufficio comunale in disuso, l'apparizione di un Cristo trionfante e dei suoi fedeli Pietro e Paolo. Un trittico medievale è stato scoperto in questi giorni in una torre del Palazzo Senatorio sul Campidoglio. I protagonisti dell'affresco hanno resistito a secoli di mutilazioni, abbattimenti, incuria, lavori maldestri.

Ma la perfezione del volto del Salvatore non è stata scalfita nemmeno dalla mazzuola di un anonimo manovale di metà Novecento che, impegnato a realizzare la traccia per il passaggio dei fili elettrici, gli portò via di netto gli occhi, lasciando così al solo disegno della bocca carnosa e al triangolo perfetto del collo il compito di rappresentare la bellezza ultraterrena del Dio che s'è fatto Uomo.

Lo stupore davanti al muro che cade svelando il tesoro nascosto, ricorda la scoperta della Madonna quattrocentesca venuta alla luce l'anno scorso in una chiesa terremotata di Onna. E gli storici dell'arte sognano sempre che la Battaglia di Anghiari di Leonardo sia ancora intrappolata sotto la calce di una parete in Palazzo Vecchio a Firenze. È proprio smontando il pavimento di un ufficio capitolino che gli storici dell'arte della Sovrintendenza comunale, guidata da Umberto Broccoli, si sono trovati davanti alle pitture che decoravano la torre di Bonifacio IX (1389-1404) prima che nel Cinquecento la costruzione di un piano in più rispetto ai due originari, segò a metà le pareti popolate dal Cristo con i santi protettori di Roma, ma anche dalla figura di una Vergine di cui rimane solo l'aureola.

"Gli affreschi sono da datarsi a una fase precedente al regno di Bonifacio IX, forse agli anni Venti-Trenta del Trecento" spiega Claudio Parisi Presicce, direttore dei Musei capitolini. "L'autore è ignoto ma la qualità della pittura ci porta verso un pittore di primo piano nel grande cantiere della Roma trecentesca". È la città papalina del Sancta Sanctorum e delle chiese trasteverine con i capolavori di Pietro Cavallini. E di Jacopo Torriti e Filippo Rusuti all'opera in San Giovanni in Laterano e in Santa Maria Maggiore. "Del resto il Campidoglio e San Giovanni erano luoghi consoni, per la loro importanza, solo all'intervento di un grande maestro", sottolinea l'architetto Francesco Giovannetti guardando oltre la coltre di polvere che operai e restauratori della ditta "Grandi appalti" sollevano nella stanza degli affreschi sepolti. Potrebbe trattasi della bottega del grande Cavallini, il cui nome è stato fatto nel 2000 per gli affreschi spuntati fuori per caso sotto una tela del Seicento proprio nella chiesa dell'Aracoeli sul Campidoglio.

"Gli affreschi rinvenuti nella torre di Bonifacio IX sono la riprova di quell'immenso patrimonio che la nostra città conserva e che sarà ulteriormente valorizzato a settembre, in occasione delle cerimonie previste per i 140 anni di Roma Capitale" annuncia il sindaco Gianni Alemanno. I lavori di ristrutturazione e restauro (budget di quasi due milioni) riguardano innanzitutto la sala Giulio Cesare del Consiglio comunale. Ma toccano anche gli ambienti della annessa torre medievale che, come il resto del palazzo Senatorio, fu "incamiciata" dalla facciata cinque-seicentesca di Michelangelo, Della Porta e Rainaldi. "Nella torre vi era la loggia monumentale - spiega Maria Dellera, responsabile con Margherita Albertoni dei monumenti sul Campidoglio - collegata alle funzioni giuridiche del Senatore che, proprio da questi ambienti, si affacciava verso Monte Caprino per seguire il lavoro del boia sul patibolo". Il nome del committente è racchiuso in uno stemma nobiliare: quello della famiglia Colonna presente accanto alla figura di Pietro. La caccia all'identità del senatore-mecenate e del pittore della torre è appena cominciata.

Articolo di CARLO ALBERTO BUCCI tratto da repubblica.it

Nell’immagine il particolare del “Cristo Salvatore” ritrovato.

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_quattro parole con: BROS - PROCESSO ALLA STREET ART


Finisce in tribunale Daniele Nicolosi, in arte Bros. Il più famoso writer milanese, che ha esposto al Pac e a Palazzo Reale, è la prima vittima della guerra ai graffitari dichiarata dalla giunta Moratti. In nome del «decoro»

Ci sono bambini che a Milano hanno imparato a leggere soffermandosi sui suoi rebus già scoloriti dal tempo - SFI poi due dadi dipinti, poi un fiore e poi ancora una bilancia con la lancetta su 0,1 = SFI/DADI/FIOR/ETTO - e ci sono gallerie d'arte di livello internazionale che ormai lo ospitano come fosse... un vero artista. Perché è così.
Daniele Nicolosi, classe 1981, in arte (appunto) Bros, è un vero artista, anche se suo padre con saggezza lo invita a rimanere con i piedi per terra - «tu sei solo un imbianchino» - e anche se il vicesindaco Riccardo De Corato, degno rappresentante della giunta comunale più grigia d'Italia, lo ha mandato a processo per imbrattamento molesto chiedendogli un risarcimento di 52 mila euro.
E' iniziato il processo penale (il primo di questo tipo) e il vicesindaco, invece di arrossire per l'imbarazzo, ha alzato il tiro prendendosela con il pm che ha contestato a Bros solo due dei diciassette dipinti che la sua scolorita task-force avrebbe rintracciato durante appostamenti degni della miglior tragicommedia all'italiana (i vigili di Milano hanno una «banca dati delle tags» - parlano proprio così! - grazie alla quale avrebbero attribuito a Bros una serie di opere a lui rinconducibili). E questo è niente, basti dire che la giunta di Milano per dichiarare la guerra santa ai graffiti è pronta a spendere 34 milioni di euro! Il dibattimento, destinato a proiettare la città dell'Expo in una dimensione da riunione di condominio, proseguirà il 19 maggio.
Allora Bros, per Vittorio Sgarbi tu sei il Giotto moderno e per De Corato solo un recidivo.

Insomma, chi sei?

Chi sono... sono un ragazzo a cui piace dipingere. Comunico così cercando di fare un'informazione differente, come Rivera che dipingeva sui muri scene colorate di vita messicana, o come gli artisti che per secoli e secoli hanno affrescato le chiese d'Italia. Cerco di rappresentare un mio pensiero da condividere, anche se mio padre continua a dire che sono solo un imbianchino... e forse ha ragione lui.

Sei il primo writer italiano che subisce un processo penale. Oltre a ringraziare il vicesindaco, vuoi dire qualcosa a tua discolpa?

Sì, mi stanno processando per due lavori: uno su un muro di San Vittore realizzato nel 2004, per cui il reato è già prescritto, e un altro su una pensilina dell'Atm.

Ti hanno mai beccato con la bomboletta in mano?

Una volta sola, era il 29 novembre 2007. Da quella volta sono andati in giro a fotografare tutti i graffiti di Milano e i vigili hanno deciso che era tutta roba mia, diciamo che è stata una specie di perizia artistica sui generis. Ed eccomi qui in tribunale... E' tutta propaganda, come al solito. Prima mi invitano alle mostre del Comune di Milano e poi mi denunciano, una bella incongruenza no? Hanno voluto ripulire la città per via dell'Expo, per presentarsi lucidi come uno specchio davanti ai commissari che esaminavano la candidatura, ma io credo che una città che vuole davvero avere un respiro internazionale dovrebbe prestare un po' più di attenzione a certe forme artistiche di strada, non è sufficiente costruire grattacieli, alti, dritti o storti. Ma a questa amministrazione non interessa niente. Preferiscono continuare a prendere voti dei cittadini che si spaventano per un disegno piuttosto che scandalizzarsi per la pubblicità invasiva di Clear Channel che sponsorizza le biciclette del sindaco Moratti.


Hai esposto al Padiglione d'arte contemporanea, a Palazzo Reale, ti hanno anche proposto per l'Ambrogino d'oro. Essere diventato un writer mainstream ha cambiato il tuo modo di vedere e dipingere le cose?

Inutile negarlo, ormai c'è un interesse commerciale verso i miei disegni, ma questo aspetto non mi imbarazza più di tanto. I miei dipinti continuano ad essere orientati verso una dimensione pubblica. Preferisco sempre un cachet offerto da un Comune per realizzare un lavoro che una committenza privata. Se poi c'è un riccone che vuole avere un mio disegno per tenerselo in casa e farlo vedere agli amici, allora è giusto che paghi... e io mi faccio pagare, così mi rilasso per qualche mese.


Le tue opere hanno una quotazione, oppure il mercato non ti ha ancora messo addosso il cartellino con il prezzo?

Due anni fa ho letto su una rivista un articolo sulle quotazioni relative all'arte contemporanea, per i miei lavori parlavano di una cifra attorno ai 6500 euro per metro quadro di superficie dipinta. Mah. Se è così, allora in tutti questi anni ho regalato un sacco di soldi al Comune di Milano...


Sarà come dice tuo padre, ma tu con la tua arte adesso ci campi?

Sì, questo è il mio lavoro.


Ma li fai ancora i muri, oppure ormai sei proiettato su una dimensione, diciamo così, più protetta?

Beh... diciamo che quando mi invitano a una mostra chiedo sempre di avere un muro pubblico a disposizione, perché cerco ancora di abbattere i confini che rinchiudono l'arte contemporanea. In piazza Cadorna c'è un enorme ago e filo di Claes Oldenburg, e quella è arte. Come le installazioni all'aperto di Cattelan.

Veniamo al paradosso. Un'arte nasce illegale, dunque pericolosa, e poi viene venduta a migliaia di euro. Cosa ti fa pensare?

Che le cose funzionano così, che hanno sempre funzionato così. Nella storia dell'arte, tutte le espressioni di rottura in un primo momento non erano nemmeno considerate arte, mi viene in mente il salon dei refusées degli impressionisti... Poi arriva il momento in cui il lavoro, il sacrificio di un artista, viene riconosciuto. Parlando di arte contemporanea non penso sia giusto utilizzare categorie come giusta o sbagliata, oppure legale o illegale, credo che l'importante sia che qualunque creazione artistica possa essere vista dal maggior numero di persone possibili.
Cosa consiglieresti ai ragazzini che con la bomboletta cominciano a provarci?
Di pensarci bene prima di agire, di tenere conto delle esperienze fatte da altri, di considerare soprattutto ciò che è già stato già fatto o è capitato prima, perché l'aspetto fondamentale è riuscire sempre a portare qualcosa di nuovo, sono convinto che l'arte di strada non morirà mai.


Cosa stai pensando di «imbrattare»?

Sto preparando una cosa molto importante, ci sto lavorando da quattro mesi, posso solo dirti che sarà in un contesto urbano e che utilizzerò un supporto molto grande.

Ti costerà un altro processo, oppure è tutto legale?

Beh, questa volta spero che piaccia anche a loro.

Milano è in Europa?

Io amo l'Italia in generale, viaggio spesso nel nostro paese... e non credo proprio che un artista sia bravo solo perché lavora a New York. Se tutti noi ci sentissimo parte di una collettività piuttosto che seminare astio e intolleranza, allora sarebbe bella Milano e sarebbe bella l'Italia.

Perché ti chiami Bros?

Mi piaceva il suono.



Articolo di Luca Fazio tratto da Il Manifesto



Nell’immagine Bros al lavoro.


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_news: UN' OPERA DI RAFFAELLO ESCE DALL'ANONIMATO

È un Raffaello, non un dipinto qualunque. La conferma è giunta in questi giorni dal laboratorio fiorentino Art-Test. Per molto tempo un quadro, ritenuto una banale copia, è stato conservato, quasi dimenticato, in un deposito di Sassuolo, nel modenese. Eppure quell’opera – apparentemente ottocentesca – e quel volto femminile hanno sempre sprigionato, a uno sguardo più attento, un’essenza raffaellesca, un quid tanto invitante e plausibile da giustificare un’analisi più approfondita. Secondo l’esame condotto, infatti, il dipinto su tavola – 35×30 cm, databile intorno al 1518-20 – sarebbe proprio del grande genio urbinate Raffaello Sanzio e si tratterebbe di una prima redazione della celebre Madonna della Perla, conservata al Museo del Prado a Madrid.
La scoperta si deve all’intuito di Mario Scalini, soprintendente ad interim di Modena e Reggio Emilia e titolare della soprintendenza di Siena e Grosseto, che si occupa, tra l’altro, del progetto di allestimento del Palazzo Ducale di Sassuolo e della valorizzazione della Galleria Museo e Medagliere Estense di Modena. Dopo aver osservato il dipinto ed esserne rimasto incuriosito, Scalini è stato tormentato dall’idea che quell’esemplare potesse silenziosamente racchiudere in sé una discendenza più alta. ”Il primo indizio – spiega Scalini – è stato il tratto finissimo del disegno, ma a mettermi sulla strada giusta anche la cornice, una superba cornice ‘di galleria’ secentesca, inusuale se la ‘testa’ fosse stata di poco pregio”.
La restauratrice Lisa Venerosi Pesciolini, coordinatrice delle analisi realizzate dal laboratorio fiorentino Art-Test e finanziate dalla Banca Popolare dell’Emilia Romagna, ha aggiunto: “Il fatto che la tavola con il dipinto fosse stata più volte restaurata, nel ’600 e ’800, sottolinea come fosse tenuta in grande considerazione. Le analisi effettuate sotto gli strati di restauro, che hanno via via nei secoli addolcito la figura rendendola più affine ai gusti successivi, hanno poi potuto svelare il disegno originario e non smentire l’intuizione di Scalini”.
Il bel dipinto, a quanto pare, ha dalla sua anche una prova documentale. È infatti citata nell’inventario della quadreria estense del Palazzo Ducale, stilato nel 1663, come un “ritratto di donna” imputato a Raffaello, che non risulta tra le opere cedute all’Elettore di Sassonia nel 1746 e nemmeno tra quelle disperse successivamente.
Il prezioso quadro, dunque, risulta essere stato impostato dal maestro urbinate e poi ritoccato dopo la sua morte – per essere completato ed affinato – dal celebre e capace allievo Giulio Romano. Non si tratta di un caso raro, è anzi una pratica applicata più volte soprattutto alle opere tarde di Raffaello; un esempio fra tutti è la Trasfigurazione del 1528-20 conservata nei Musei Vaticani.
Secondo Scalini, dunque, si tratta di un importante reperto autografo superstite della prima elaborazione, da parte dell’artista, della Perla del Prado. L’opera madrilena, pur essendo ormai quasi concordemente attribuita a di Romano, mostra – ad un esame radiografico – una quadrettatura – un’impostazione celata sotto la vernice – che palesa la mano di Raffaello ed è riferibile al frammento appena attribuitogli.
“La scoperta – continua Scalini – è di estrema importanza, sia in assoluto che per la valorizzazione del patrimonio culturale estense conservatoci, e sarà illustrata al pubblico in anteprima nell’ambito delle conferenze finanziate dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Reggio Emilia. In futuro è già in programma una esposizione a Siena”.
La “perla modenese”, come è stata ribattezzata dai suoi scopritori, prima sconosciuta, ora è stata valutata per ben 30 milioni di euro.

Nell'immagine il Raffaello "ritrovato"

News tratta da Arcadja.com

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_news: A PRAGA LA SCACCHIERA DI CATTELAN

Si è aperta a Praga, con la presenza di due campioni del gioco (Boris Spasskij e Anatoly Karpov), una mostra dedicata agli scacchi. Un’occasione apparentemente frivola, ma in realtà molto seria. Le scacchiere mostrate, infatti, non sono create da pur apprezzabilissimi artigiani locali, ma dai grandi dell’arte contemporanea.
E tra tutti spicca anche Maurizio Cattelan, con una scacchiera divertente e al tempo stesso provocatoria. La vedete nella foto qui sopra: il titolo di quest’opera è “Untitled (Good against Evil)” e mette in scena, appunto, una lotta tra il bene e il male. Il re dei neri non poteva che essere il dittatore Adolf Hitler.
Ma nella scacchiera (creata nel 2003) vediamo anche altri personaggi, attinti da ambiti differenti. La regina, infatti, è Crudelia De Mon, e tra tutti i personaggi citati ci sono anche Martin Luther King, Rasputin, Superman, ma anche Madre Teresa di Calcutta…

Nell'immagine un particolare della scacchiera

News da artsblog.it

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_news: TROVATO UN VAN GOGH - ERA IN UNA CANTINA


Un dipinto finora sconosciuto di Vincent Van Gogh è rimasto per 35 anni in un deposito di un museo della cittadina olandese di Zwolle. Il quadro, dal titolo «Le blute-fin», era stato acquistato nel 1975 dal fondatore e gestore del museo locale de Fundatie, Dirk Hannema, in un negozio di oggetti d'arte parigino come opera del famoso artista.

Visto che il collezionista privato è deceduto nel 1984 e ha sempre avuto una «cattiva fama» come commerciante di opere d'arte, il dipinto ha avuto poca attenzione ed è finito in un deposito. Ora, le precise analisi di esperti del museo Van Gogh di Amsterdam confermano senza ombra di dubbio che il dipinto, 55 per 38 centimetri, è un originale Van Gogh. Il quadro «Le moulin de blute-fin», dipinto nel 1886, verrà esposto da giovedì in una mostra al Museum de Fundatie di Zwolle.

Articolo di Elmar Burchia tratto da corriere.it

Nell’immagine il dipinto ritrovato

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_news: ALL'ASTA CAPOLAVORO TROVATO NEI RIFIUTI

All'incanto il quadro da un milione di dollari di Rufino Tamayo rinvenuto da una scrittrice a New York


Un quadro da un milione di dollari nella spazzatura: un miraggio, roba da Gastone. La protagonista dell'insolito ritrovamento è invece una persona in carne e ossa: si chiama Elisabeth Gibson e fa la scrittrice a New York.
Una mattina di 4 anni fa, mentre stava andando a prendere il suo caffè quotidiano al suo solito bar, si è imbattuta a Manhattan in una grande tela colorata accostata a due enormi sacchi dell'immondizia. Dopo un momento di esitazione, ha deciso di afferrare il quadro: «Non conosco la pittura contemporanea ma ho pensato che era un peccato gettare così un'opera d'arte» ha dichiarato la donna. E ci ha visto bene: non si trattava dello scarabocchio di un dilettante ma nientemeno che l'opera del pittore messicano Rufino Tamayo, «Tre persone». Valore: un milione di euro.
La tela era stata rubata 20 anni fa ed era ricercata dall'Fbi. Restituita al legittimo proprietario, il 20 novembre sarà battuta da Sotheby come uno dei pezzi più importanti dell'asta sull'arte dell'America latina. Un collezionista di Houston l'aveva acquistato nel 1977 per 55mila dollari come regalo di compleanno per la moglie. Poi dieci anni più tardi il furto. Un'altra decade dopo il ritrovamento. Ma ormai era dato per perso. E ora eccolo all'incanto, alla ricerca di una nuova casa.
L’opera, battuta all'asta,a raggiunto la cifra di 900.000 $.

Notizia non tanto recente ma sempre molto curiosa tratta da corriere.it (10.2007)

Nell'immagine l'opera in questione.

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_news: POLEMICHE ANIMALISTE BLOCCANO MOSTRA ALLA SANDRETTO

Salta l'inaugurazione di "Le Ali di Dio"

TORINO

A causa delle polemiche degli ambientalisti salta l’inaugurazione prevista per l'11 Febbraio alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino della mostra di Abdel Abdessemed "Le Ali di Dio", destinata, già si sapeva, a far discutere, ma non fino a tal punto. La mostra vuole raccontare, per denunciarla, la violenza oggi imperante sul pianeta, contro gli uomini come contro gli animali. Ma con un linguaggio scarno, feroce, teso a non nascondere la realtà.

Proprio come avviene nel video installazione stigmatizzato dagli ambientalisti "Don’t trust Me" (Non fidarti di me), del 2007, composto di sei filmati su altrettanti monitor. Scene lunghe pochi secondi ma tremende: viene mostrata l’uccisione tramite un colpo di martello alla testa di 6 animali, una pecora, un cavallo, un bue, un maiale, una capra e un cerbiatto. Le riprese sono state realizzate in un mattatoio messicano, in cui questi animali sono allevati per essere macellati e venduti. «Nei video l’atto dell’uccisione resta però isolato dal contesto, reso ambiguo nelle sue motivazioni e nei suoi effetti - si legge in una nota diramata dal museo - per questo l’opera rimanda a un’idea astratta della violenza, ponendo in questione il modo in cui questa viene rappresentata e percepita».

La mostra è a cura di Francesco Bonami. La Fondazione deciderà sul da farsi. Il video incriminato era già stato esposto, con problemi analoghi, a San Francisco, mentre a Grenoble, alcuni mesi fa tutto filò liscio.

Articolo tratto da Lastampa.it

Nell’immagine un opera di A. Abdessemed “Habibi”

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_news: "BEST OF BRITISH" E L'ARTE DIVENTA REALITY


E’ stato soprannominato l’X factor per artisti, il programma televisivo “Best of British” presentato domenica dalla BBC. Un talent show rivolto a nuovi artisti inglesi, che vede la collaborazione di Charles Saatchi.

Il guru della pubblicità, nonché collezionista d’arte e scopritore del movimento YBA, selezionerà gli artisti meritevoli di entrare in una scuola realizzata appositamente per lo show, e li seguirà per tre mesi insieme ad altri tutor, nel loro percorso artistico.

Il vincitore esporrà il suo lavoro nella prossima mostra organizzata da Saatchi all’Hermitage di San Pietroburgo.

Il programma dovrebbe partire a settembre e ha lo scopo di trovare non solo il futuro Damien Hirst, ma di mostrare cosa si cela dietro un percorso creativo e di spiegare l’arte contemporanea, rendendola più accessibile e familiare. Gli spettatori saranno invitati ad esprimere la loro opinione anche attraverso il web.

Le iscrizioni per trovare il futuro talento inglese sono aperte dal 2 febbraio al 29 marzo. Magari se il programma ha successo arriva anche da noi.

Testo tratto da artsblog.it

Nell'immagine Charles Saatchi

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_news: MERCATO DELL'ARTE - UNA CRISI ANNUNCIATA

Sono stati circa dodici gli anni di ascesa del mercato dell’arte, durante i quali le quotazioni di un gruppo eletto di artisti scelti sono salite in maniera esponenziale, si sono aperte nuove frontiere e sono entrati nell’arena del mercato nuovi collezionisti. Oggi, il segmento dell’arte contemporanea ha avuto una brusca frenata, dimostrando di non essere più in grado di resistere alla tempesta economica globale che la circonda



Le maratone di un tempo, che si protraevano tra i rilanci degli offerenti nelle sale strapiene delle case d’asta, sembrano quindi ormai un lontano ricordo. Questo cambiamento repentino porta alle seguenti conclusioni. Ogni collezione, per quanto di provenienza prestigiosa, sarà rivista al ribasso, i cataloghi saranno meno appariscenti e vistosi, la politica delle garanzie elargite dalle casa d’asta , strumento fin troppo sfruttato per accaparrasi opere e collezioni prestigiose, verrà probabilmente eliminata del tutto, gli staff dei dipartimenti vedranno cadere qualche testa



A proposito di garanzie, a seguito di opere d’arte non vendute o vendute al di sotto del prezzo minimo garantito alle recenti vendite di Sotheby’s Hong Kong e di arte contemporanea a Londra, la compagnia ha perso 15 milioni di dollari dei 60 che aveva garantito.

Dall’altra parte tra le note positive - e non è di poco conto, da segnalare la possibilità per gli inguaribili investitori o mercanti ed operatori del settore, in un mercato come quello corrente, di acquistare opere di qualità a prezzi decisamente contenuti.

Agli inizi di settembre, Il mondo della finanza subisce un importante ridimensionamento. Crollano le ricchezze di carta create ad hoc da banchieri senza scrupoli, dai gestori dei fondi, dal management dei principali gruppi assicurativi e finanziari dai loro broker, private bankers e promotori finanziari. La bolla è finalmente scoppiata, solo gli speculatori si sono salvati, i medi e i piccoli investitori sono caduti a picco, alcuni di loro affondati senza possibilità alcuna di essere salvati. I bilanci gonfiati a sproposito finiscono in pasto alla stampa ed ai media. Il 14 settembre avviene l’irreparabile, fallisce la storica banca d’affari Lehman Brothers. Il mercato dell’arte in tutto questo scempio sembra dapprima resistere con la memorabile asta monografica,

“Beautiful inside my head forever” del genio Damien Hirst, 100% di opere vendute, 141 milioni di dollari incassati, ultimo acuto delle pagini finali di un bel romanzo. Poi, il buio e la paura. Nelle quattro vendite di Arte Contemporanea delle due case d’aste Christie’s e Sotheby’s tenutesi a Londra tra il 17 e il 21 ottobre 2008, sono andate all’incanto 26 opere della superstar (fino ad allora) del mercato dell’arte contemporanea Andy Warhol, ma di questi 16 sono andate invendute e solo 10 sono state aggiudicate, quasi tutte a prezzi inferiori alla stima minima. Sotheby’s ha ritirato dall’asta del 3 novembre il quadro di Pablo Picasso, “Arlequin”, dipinto che avrebbe dovuto essere uno dei pezzi forti dell’importante serata che apre la stagione autunnale. La decisione è stata improvvisa e ha generato non poche preoccupazioni. Le ragioni sembrano essere private, ma dato che l’opera vale circa 30 milioni di dollari, c’era il timore che non si riuscisse a raggiungere neanche il prezzo di riserva. Nella stessa asta, in una sala con pochissimi offerenti - la maggior parte dei bid è stata fatta per telefono - dei 70 lotti proposti solo 45 sono stati venduti (64,3% e 68,3% del valore) e molti al di sotto della stima. La maggior parte dei 25 invenduti non hanno neanche attirato un’offerta.



Un articolo di S. Porrone tratto da bluerating.com

Nell'immagine l' "Arlecchino" di Pablo Picasso ritirato dall'asta di Sotheby's

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_news: TROVATA OPERA INEDITA DI PAUL GAUGUIN


Trovato in casa di una famiglia danese un piccolo busto in bronzo con il viso di un bambino, opera giovanile di Paul Gauguin. Dopo un furto nell'appartamento, l'ispettore di una compagnia di assicurazioni ha consigliato alla famiglia di far valutare da un esperto la statuina. A questo punto e' avvenuta la scoperta: il busto era stato modellato a Parigi nel 1881 e Gauguin aveva ritratto il viso del figlio. Ora il bronzo e' stato venduto al museo Ordupgaard, dove verra' esposto.

Nell'immagine la foto dell'opera ritrovata.


notizia tratta da ilpiave.it

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_quattro parole con: JAN KRUGIER

Jan Krugier

È una leggenda vivente. Deportato ad Auschwitz, unico superstite della famiglia sterminata, con sua moglie, la principessa Marie Anne Poniatowski, Krugier ha messo insieme una delle maggiori raccolte private di disegni dal Rinascimento ad oggi. Alle pareti della sua galleria, a New York, ci sono, invece, le opere dei più grandi del Novecento. Krugier è agente esclusivo della collezione di Pablo Picasso per conto della figlia Marina. Ne ha venduti così tanti da meritarsi il soprannome di “Picasso man”.



L’artista più sopravvalutato?
Ce ne sono così tanti..

Forse Cattelan?
Chi? (e ride)

Il più sopravvalutato?
Picasso e, anche lui, aveva i suoi complessi. Era un uomo piccolo. Non parlo solo di altezza. André Malreaux lo prendeva in giro ore davanti a me. E lui s’imbufaliva.

Cosa le dà più fastidio del suo lavoro?
Che gli artisti non siano più leali con il proprio mercante. Oggi cambiano galleria non appena gli vengono offerti due soldi in più. Prima esistevano delle strategie, ora è come per i quiz in tv: bisogna solo essere i più rapidi a comprare e a rivendere. È solo questione di riflessi.

La cosa più assurda che ha fatto?
Di tutto. Sono un folle. Per un Miró, molti anni fa mi indebitai rischiando di perdere tutto. Ma ero giovane e la smania di possedere quel quadro tirò fuori il mio peggio.

Come si difende dall’ego degli artisti?
Con la pazienza. Sono un vecchio signore che ha un po’ di reputazione in questo ambiente. Mi sento come un sacerdote che custodisce la cosa più preziosa che esista, la collezione che ho riunito in una vita. Ora mi posso permettere di essere bizzoso e di scegliere con quali collezionisti lavorare.

Il suo più grande rimpianto?
Aver venduto un Utrillo del periodo bianco e non aver comprato uno still life di Cézanne.

Per quale opera farebbe una follia?
Il n.10 di Rotcho, del1949. Per fortuna, almeno per il momento, è mio.


Intervista di D. D'Alessio da "Sette" magazine de Il Corriere Della Sera

Nell'immagine Jan Krugier e la moglie Marie Anne Poniatowski

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_news: The Power 100. Damien Hirst primo nella classifica di ArtReview 2008

E’ stata annunciata “The Power 100” ovvero la lista dei 100 nomi più potenti dell’arte secondo la rivista ArtReview, che compila la classifica da sette anni.
Il Telegraph pubblica i risultati che vedono Damien Hirst (sesto nel 2007) dominare su Larry Gagosian (2), Kathy Halbreich (3) e Sir Nicholas Serota (4). Questo come risultato dei lavori svolti e del prestigio accumulato negli ultimi 12 mesi, che per Hirst vuol dire la mossa coraggiosa intrapresa con Sotheby’s, seguita da una strepitosa vendita.
Come in tutte le classifiche c’è chi sale e chi scende, ma mentre i nomi ai vertici sono spesso gli stessi, quelli a metà classifica verificano nuove entrate, come i russi Roman Abramovich & Daria Zhukova (54). Assenti nel 2007, nella classifica 2008 sono stati inclusi anche gli italiani Maurizio Cattelan (68), Massimiliano Gioni (78) e Miuccia Prada (87). E finalmente arriva Banksy (63). Al numero 100 compare il nome di Thomas Kinkade, artista americano definito kitsch, che opera in modo seriale, lontano dai luoghi sofisticati delle gallerie e delle case d’asta. I suoi quadri, molto popolari tra le gente comune, sono vendutissimi nei grandi magazzini e attraverso il canale televisivo QVC. Kinkade e il suo modo di fare e vendere arte potrebbe essere il nuovo?

La classifica completa:

o1. Science/Damien Hirst
02. Larry Gagosian
03. Kathy Halbreich
04. Sir Nicholas Serota
05. Iwan Wirth
06. Jay Jopling
07. David Zwirner
08. François Pinault
09. Jasper Johns
10. Eli Broad
11. Jeff Koons
12. Steven A. Cohen
13. Daniel Birnbaum
14. Charles Saatchi
15. Brett Gorvy & Amy Cappellazzo
16. Tobias Meyer & Cheyenne Westphal
17. Marian Goodman
18. Gerhard Richter
19. Richard Prince
20. Dominique Lévy & Robert Mnuchin
21. Michael Govan
22. Marc Glimcher
23. Annette Schönholzer, Marc Spiegler
24. Alfred Pacquement
25. Matthew Slotover & Amanda Sharp
26. Barbara Gladstone
27. Matthew Marks
28. Takashi Murakami
29. Agnes Gund
30. Sheikh Mohammed bin Zayed al Nahyan
31. Dakis Joannou
32. Bernard Arnault
33. Richard Serra
34. Sadie Coles
35. Julia Peyton-Jones & Hans Ulrich Obrist
36. Donna De Salvo
37. Simon de Pury
38. Don & Mera Rubell
39. Ann Philbin
40. Paul Schimmel
41. Patricia Phelps de Cisneros
42. Michael Ringier
43. Jose, Alberto & David Mugrabi
44. Chris Kennedy
45. Bruce Nauman
46. Cy Twombly
47. Ai Weiwei
48. Tim Blum & Jeff Poe
49. Andreas Gursky
50. Olafur Eliasson
51. Harry Blain & Graham Southern
52. Jeff Wall
53. Peter Doig
54. Roman Abramovich & Daria Zhukova
55. Bruno Brunnet, Nicole Hackert, Philipp Haverkampf
56. Marlene Dumas
57. Gavin Brown
58. Victoria Miro
59. Mitchell Rales
60. Yvon Lambert
61. Mike Kelley
62. Paul McCarthy
63. Banksy
64. Emmanuel Perrotin
65. William Acquavella
66. Lucian Freud
67. Victor Pinchuk
68. Maurizio Cattelan
69. Cai Guo Qiang
70. Maureen Paley
71. Roberta Smith
72. Peter Schjeldahl
73. Thelma Golden
74. Ralph Rugoff
75. Robert Gober
76. Iwona Blazwick
77. Richard Armstrong
78. Massimiliano Gioni
79. Jerry Saltz
80. Reena Spaulings/Bernadette Corporation
81. Louise Bourgeois
82. Cindy Sherman
83. Okwui Enwezor
84. Jeanne Greenberg Rohatyn
85. Shaun Caley Regen
86. Liam Gillick
87. Miuccia Prada
88. John Baldessari
89. Francesca von Habsburg
90. Christian Boros
91. Nicholas Logsdail
92. Subodh Gupta
93. The Long March Project
94. Paula Cooper
95. Peter Nagy
96. Casey Reas
97. Anita & Poju Zabludowicz
98. Guy & Myriam Ullens
99. Laurent Le Bon
100. Thomas Kinkade

Articolo tratto da Artsblog.it


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_news: IN VENDITA DUE CAPOLAVORI DI TIZIANO - FORSE NUOVO RECORD MONDIALE!

Il Duca di Sutherland mette in vendita due capolavori di Tiziano che dal 1945 sono in prestito alla National Gallery di Edinburgo in Scozia. La coppia di dipinti mitologici raffiguranti “Diana e Atteone” e "Diana e Callisto”, furono realizzati per il Re Filippo II di Spagna nel 1556-59. L’attuale proprietario delle opere li ha proposti alla National Gallery di Edinburgo ed alla National Gallery di Londra per 100 milioni di sterline.

Stando a fonti confidenziali, il termine per l’acquisto di uno dei dipinti, “Diana e Atteone” per 50 milioni di sterline, è il prossimo 31 Dicembre. Se l’accordo dovesse andare in porto, ai due musei britannici verrebbe proposto, per la stessa cifra,anche il secondo dipinto quello rappresentante “Diana e callisto” che sarebbe da pagare entro il 2013.

Qualora invece le due prestigiose istituzioni museali non dovessero riuscire per qualche motivo a procurarsi tale somma, le tele finirebbero sul mercato libero, con una valutazione, che potrebbe anche essere triplicata, ovvero di circa 400 milioni di euro, la cifra così alta, in assoluto, mai richiesta per 2 opere d’arte antica. In realtà è un’offerta vantaggiosissima che il duca propone ai due musei che, essendo pubblici godono di agevolazioni fiscali sull’acquisto di opere d’arte, e che quindi li consentirebbero di aggiudicarsi le tele a un terzo del loro prezzo effettivo.

A questo punto per i due musei britannici è iniziata una corsa alla ricerca di fondi -confidando in aiuti da parte del governo e donatori privati. Sulla qualità ed eccezionalità dei dipinti si era d’altra parte già espresso Lucien Freud, nipote del celebre inventore della psicanalisi e nondimeno artista vivente più pagato al mondo, che ha recentemente dichiarato che i due dipinti sono “semplicemente i più bei quadri del mondo” e che sarebbe davvero un peccato se dovessero finire in mani private.

Altre 26 capolavori (tra cui Rembrandt, Poussin, altri due Tiziano ed un Raffaello) valutate complessivamente 125 miliardi di euro e facenti parte della collezione Bridgewater del Duca di Sutherland, rimarrebbero in prestito alla galleria nazionale Scozzese per altri venti anni. In questo caso , si tratterebbe della più importante collezione di pittura antica mai concessa in prestito da un privato ad un museo statale.

Articolo di S. Porrone da blueranting.com

Nell'immagine uno dei due dipinti: "Diana e Atteone"

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_news: L'ORINATOIO DI DUCHAMP ELETTA L'OPERA DEL NOVECENTO

LONDRA - L'opera d'arte più rappresentativa del XX secolo? Secondo un folto gruppo di personalità influenti nel mondo dell'arte britannico, chiamato ad esprimersi dalla società Gordon's, è senza dubbio l'«orinatoio» di Marcel Duchamp: l'opera in porcellana bianca che nel 1917 l'artista francese presentò in una galleria di New York, con il nome d'arte «La fontana» e attualmente esposta al Centre Pompidu di Parigi.

L'inchiesta, che ha coinvolto circa 500 persone tra artisti, collezionisti, critici e galleristi, ha decretato questa sentenza: nessun'opera di Picasso, Warhol, Pollok o Matisse ha inciso tanto a fondo nella storia dell'arte novecentesca quanto l'«orinatoio» rivisitato da Duchamp. L'opera «rappresenta l'esordio dell'arte concettuale ed è un'opera che precorre le successive tendenze minimaliste» afferma Simon Wilson, il critico che ha esposto a Londra i risultati del sondaggio. Inoltre «rispecchia il dinamismo dell'arte contemporanea che dà valore soprattutto a ciò che precede la creazione: l'opera d'arte può essere poi realizzata in qualsiasi modo, è il messaggio che conta».

Non sono rare le polemiche attorno al Premio Turner, organizzato dalla società Gordon's, che viene indetto apposta per infiammare il clima tra gli specialisti e stimolare dibattiti e scontri di opinioni. Come quando l'artista Tracey Emin aveva presentato il suo letto disfatto, circondato da oggetti diversi, alla faccia di quelli che si aspettavano un'arte più classica e formale. Ma Simon Wilson spiega che «gli artisti contemporanei di solito puntano a un messaggio sociale o politico, opere come quella di Duchamp sono invece uno sberleffo a tutta l'arte borghese».

Seguono a ruota, nella lista dei meriti, due opere di Picasso, in seconda e quarta posizione con «Le demoiselles d'Avignon» e «Guernica» e Warhol con il suo «Diptyque de Marylin». Sotto l'elenco completo delle opere e degli artisti, i cui lavori sono stati giudicati, evidentemente, meno incisivi:

Duchamp, La fontaine, 1917
Picasso, Le demoiselles d'Avignon, 1907
Warhol, Diptyque de Marylin, 1962
Picasso, Guernica, 1937
Matisse, The red studio, 1911
Beuys, I like America and America likes me, 1974
Brancusi, Endless Column, 1938
Pollock, One No 31, 1950
Judd, 100 untitled works in mill aluminium, 1982-86
Moore, Reclining figure, 1929

Nell'immagine l'opera vincitrice: Duchamp "L'orinatorio" 1917

Articolo di Alessandro Di Lecce -Corriere della Sera-

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_FEDERICO ZERI SPARA A ZERO!

Ho trovato in internet queste parole di Federico Zeri, che riprendendo il fatto di cronaca delle famose teste false di Modigliani si esprime in modo drastico sul mercato dell'arte dell'ultimo secolo.

"..Vere o false, le tre pietre sono pezzi di anodino livello così scarso che per esse non valgono neppure gli epiteti di giudizio qualificante. Se autentiche esse rappresentano per così dire la preistoria di Modigliani, che fece bene a disfarsene. Ma qui nascono, in folla, le considerazioni che suscita la vicenda. La prima è l'arroganza con cui la critica d'arte comtemporanea impone al pubblico tutto ciò che essa considera valido e degno di nota. Il pubblico è considerato dai Vati e dai Druidi della critica come una massa amorfa, incapace di giudicare senza la guida di 'color che sanno', cioé di quella odierna varietà dei chierici di un tempo che sono i critici d'arte. Costoro adoperano un linguaggio oscuro, involuto, profetico, degno della Pizia e della Sibilla Cumana. Beninteso, dietro gli ispirati vaticini dei critici si muovono interessi commerciali: da almeno cento anni tutto il fenomeno dell'arte contemporanea riconosciuta dai critici è un colossale fenomeno di mercificazione e di speculazione, del tutto staccato dai reali interessi figurativi della società e delle masse.
Guai se queste ultime si ribellano: esse debbono restare docili, subire l'arte. In realtà l'arte contemporanea è uno smaccato fenomeno di élite, ad uso e consumo degli intellettuali. Ed è deplorevole che la corrente critica di ispirazione marxista si sia lasciata irretire da questi e non li abbia combattuti come meritano; a meno che l'autentica arte moderna destinata alle masse non vada riconosciuta nel cinema, nei fumetti, nei manifesti pubblicitari.
L'episodio inaudito di Livorno sollecita un'altra considerazione, ed è la facilità con cui si riesce a falsificare l'arte moderna. Che una o più delle teste ripescate abbiano potuto suscitare un tale clamore in quanto sospettate false, tale ipotesi, presa sul serio è di per sé una prova della vacuità di quei prodotti. Il filo tra vero e falso viene a fondersi in un unico calderone in cui, come in talune zuppe di verdura, tutto è buono, tutto fa brodo.."


Nella foto: Zeri al lavoro

Per chi volesse aver maggiorni informazioni sulla vita e sul lavoro del critico F. Zeri può consultare il sito della fondazione www.federicozeri.unibo.it

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