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_news: La Cia Dietro Il Successo Dell’ESPRESSIONISMO ASTRATTO Americano
Tuesday November 23, 2010
Nel sistema artistico e culturale se ne parla da molto tempo ma solo adesso le indiscrezioni stanno assumendo la concretezza pesante dei fatti. Per anni e anni, durante la prima fase della Guerra Fredda, la Cia ha appoggiato, sponsorizzato, promosso l’arte contemporanea e in particolare l’Espressionismo Astratto. Donald Jameson, ex funzionario dell’agenzia statunitense, ha infatti dichiarato che i grandi maestri di questa corrente artistica – Jackson Pollock, Robert Motherwell, Willem de Kooning e Mark Rothko – furono finanziati, a loro insaputa, direttamente dalla Cia. Obiettivo dell’intelligence americana: sedurre le menti delle classi lontane dalla borghesia negli anni del contrasto tra l’Occidente e il blocco comunista.
“L’Espressionismo Astratto potrei dire che l’abbiamo inventato proprio noi della Cia – afferma oggi Jameson, citato dal britannico Independent – dopo aver dato un occhio in giro e colto al volo le novità di New York, a Soho. Scherzi a parte avremmo subito molto chiara la differenza. L’Espressionismo Astratto era il tipo di arte ideale per mostrare quanto rigido, stilizzato, stereotipato fosse il Realismo Socialista di rigore in Russia. Così decidemmo di agire in quel senso”.
Ma gli artisti erano a conoscenza di questa strategia politica? “Naturalmente no – precisa l’ex funzionario – gli artisti non erano al corrente del nostro gioco. È da escludere che tipi come Rothko o Pollock abbiano mai saputo di essere aiutati nell’ombra dalla Cia, che tuttavia ebbe un ruolo essenziale nel lancio e nella promozione delle loro opere. E nell’aumento vertiginoso dei loro guadagni”.
Con queste affermazioni Donald Jameson diventa così il primo ex dipendente della Cia ad ammettere che il supporto agli espressionisti astratti rientrava nella pratica Long Leash (guinzaglio lungo), un progetto politico finalizzato a mostrare la creatività e la vitalità spirituale, artistica e culturale contro il grigiore dell’Unione Sovietica. Una linea d’azione adottata a tutto campo, dal sostegno di varie riviste culturali come Encounter, Preuves e, in Italia, Tempo presente di Silone e Chiaromonte, a quello diretto a forme d’arte meno conservatrici come il jazz e appunto l’Espressionismo Astratto, di cui la Cia organizzò anche le prime grandi retrospettive nelle principali città europee: Modern Art in the United States (1955) e Masterpieces of the Twentieth Century (1952).
Le vicende risalgono agli anni Cinquanta e Sessanta, quando gli esponenti dell’Espressionismo Astratto non godevano di un sostegno favorevole negli Stati Uniti. Infatti il clima nei loro confronti era piuttosto critico e le parole “Se questa è arte io sono un ottentotto” del presidente Truman esprimevano al meglio il non consenso popolare per questo movimento artistico. Ma proprio il governo americano – ricorda Donald Jameson – in quegli anni si trovava nella posizione scomoda di chi doveva incoraggiare l’immagine del sistema americano e in particolare di un suo cardine: il Quinto Emendamento, la libertà di espressione, gravemente “oscurato” dopo la condotta del senatore Joseph McCarthy.
Per fare questo, era quindi necessario presentare al mondo un segnale opposto alla politica “caccia alle streghe” di McCarthy. E in questo compito fu incaricata proprio la Cia che in fondo avrebbe operato assecondando una sua coerenza. Come sostiene il quotidiano La Repubblica in un suo articolo, in quei tempi, paradossalmente, l’intelligence americana rappresentava una enclave liberal in un ambiente che virava decisamente a destra. Condotta da funzionari e agenti il più delle volte usciti dalle migliori università, spesso collezionisti d’arte, artisti figurativi o scrittori, la Cia rappresentava il contraltare dei metodi, delle convinzioni bigotte, della furia anticomunista del Fbi e dei collaboratori di Joseph McCarthy.
Ma come andarono esattamente le cose? Negli anni Quaranta il mercato degli espressionisti astratti che lavoravano al Greenwich Village ebbe un lento sviluppo negli spazi di Samuel Kootz, Howard Putzel, Betty Parsons, Charles Egan e la maggior parte di queste gallerie non disponeva ancora di mezzi per fare pubblicità. Inoltre, si vendeva poco e a prezzi bassi: tra il 1947 e il 1951 un Jackson Pollock costava non più di 900 dollari, con eccezione rara per Number 5 passato di mano a 1.500 dollari e Number 1 a 2.350 dollari. Nello stesso periodo poi il record stabilito da Mark Rothko ammontava a 1.250 dollari, mentre l’arte francese dei Surrealisti e Cubisti otteneva prezzi importanti ed era apprezzata dal MoMA e dal suo direttore fondatore Alfred Barr. Passava poco tempo e Pollock entrava “incredibilmente” nel portafoglio del gallerista Sidney Janis e, dopo la partecipazione di de Kooning, Gorky, Marin e dello stesso Pollock alla Biennale di Venezia (1948 e 1950) nel Padiglione Americano, la loro reputazione saliva notevolmente.
Sull’affermazione internazionale dell’Espressionismo Astratto si è iniziato a fare luce solamente negli anni Settanta, quando storici revisionisti sostennero il coinvolgimento della Cia nella sua diffusione in Europa. Inoltre, nel 1996 il New York Times pubblica il coinvolgimento sul lavoro segreto dell’agenzia americana in ambito culturale, soprattutto sulle attività coperte delle Fondazioni private, dalla Farfield alla Ford, alla Rockefeller e Carnegie.
Le confessioni di Donald Jameson, quindi, hanno ufficializzato ciò che era già noto nei circoli artistici e culturali e appoggiano le tesi già espresse da Frances Stonor Saunders nel libro La Guerra fredda culturale (Fazi Editore, 2004), in cui la giornalista e storica inglese descrive dettagliatamente l’azione dell’intelligence nell’arte americana. Un saggio interessante che illustra come la Cia, per contrastare il richiamo del comunismo e la crescita del peso elettorale dei partiti di sinistra, non risparmiò né uomini né mezzi finanziari dando il via ad un’imponente campagna occulta che fece di alcuni fra i più illustri esponenti della libertà intellettuale occidentale meri strumenti del governo americano.
Articolo di Elena Lanzanova tratto da arcadja.com
Nell'immagine Jacson Pollock al lavoro
category: ARTE news-varie&eventuali - November 23, 2010 11:53 AM
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