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Claudio Bandini

Artista - iscritto il 13 nov 2009

Luogo: (FC) IT

Email - c.bandini@libero.it

Sito web - www.equilibriarte.net/bandini

Profilo Facebook

Bio

CURRICULUM

Claudio Bandini è nato a S.Sofia (FC), dove vive e lavora.
E’ conosciuto per la sua tecnica innovativa di affresco sia su tavola, che su tela e per il suo atipico stile informale mediante il quale sprigiona tutta la sua fantasia attraverso architetture emozionali e geometrie del colore non racchiudibili in canoni e sovrastrutture culturali preordinati.
Non dipinge soggetti prestabiliti. Crea in modo istintivo su supporti simili a quelli dell’affresco, la cui riscoperta si adatta perfettamente alle sue esigenze espressive - pur con le opportune modifiche alle procedure della classica realizzazione a fresco alfine di consentire l’uso di tecniche miste sia a fresco che a secco.
La preparazione dei supporti su tela o su legno avviene con conglomerati a base di sabbia, leganti e colle particolari. 
In quest’ultimo periodo usa esclusivamente la tecnica a secco, che meglio gli consente improvvisazioni, cambiamenti ritmici  e  progressioni armoniche come nella costruzione ritmica della musica jazz.
La sua opera inizia da una semplice intuizione che si sviluppa via via mediante linee più o meno complesse, attraverso le quali gli interventi successivi sono determinati da un rapporto di interazione emozionale col colore utilizzato. Si tratta di un lavoro non breve, che richiede una concentrazione continua pronta a cogliere la giusta intuizione suggerita dal processo creativo.
In questo modo prendono corpo forme che mutano progressivamente in un divenire continuo di arte prodotta come godimento estetico ed emozionale.
Alla fine di questo processo l’opera si sprigiona nella sua totale autonomia.

DICHIARAZIONE

DICHIARAZIONE
Dipingo senza idee preordinate. Seguo solo il mio stato d’animo e lascio che le emozioni scorrano liberamente sulla tela senza chiedermi il perché.  Rifiuto l’ovvietà e qualsiasi genere di omologazione.
Cerco solo l’autenticità del mio essere e do spazio alla logica segreta del  godimento   estetico  ed emozionale che guida la mano sulla tela.
E’ un modo di lavorare molto rischioso, ma ogni volta mi  metto  in gioco con coraggio, nella consapevolezza che senza l’azzardo  ci si potrebbe ritrovare nella noia. E la noia è conservazione, abulia, vuoto….è l’anticamera della fine della fantasia e della creatività.
Dipingo per me, per scoprire il mio mondo, quello dell’altrove, il meno ovvio, il meno conosciuto. Un mondo senza un ordine prestabilito, privo di  struttura e perciò stesso imprevedibile. Si può solo immaginare  ascoltando la voce delle proprie emozioni, che sono il sale della vita e l’alchimia generatrice del proprio equilibrio interiore. La mia azione è istintiva, ma il pensiero è lento.
I  tempi di esecuzione dipendono dalla durata del rapporto di interazione con la tela.
Procedo come un pioniere in un  territorio sconosciuto senza una meta visibile ma  dove l’approdo finale è sempre una scoperta,  sorprendente e irripetibile.
La mia è un’arte della sopravvivenza, che trae impulso dalla necessità di rovistare i labirinti emozionali della mia anima nell’incessante  ricerca di una  serenità interiore in grado di rendermi in pace con me stesso per esserlo con tutti gli esseri umani.
Questa pace interiore, che è accessibile a tutti e che nessuno ci può vietare né rubare perché appartiene alla nostra coscienza, possiede una carica positiva più potente del male, che alla fine sarà destinato a soccombere se la spiritualità  dell’arte contaminerà il comune sentire della società.
Il messaggio che se ne può trarre è quello della speranza per un’ umanità spogliata dei suoi valori fondamentali, ma spinta da un bisogno sempre più forte alla disperata ricerca di pace e di serenità. Ovvero: della felicità che può essere ricercata solo dentro di noi.
“Illimitatezza della Forma”,  il mio ultimo ciclo, è una ricerca sulle strutture geometriche su superfice e le loro illimitate deformazioni.
Sono un’ottantina, per ora, le opere di questo ciclo che intendo proseguire senza soluzione di continuità, poiché meglio si coniuga con l’ esigenza della sopravvivenza delle emozioni, senza le quali l’ opera d’arte nasce senza anima e senza  spiritualità e quindi priva di quell’autonomia necessaria per condurre il fruitore a scoprire le proprie emozioni e non quelle dell’ autore, che si esauriscono nell’atto creativo rendendole uniche e irripetibili , così come lo saranno , di volta in volta, quelle indotte sui singoli osservatori.

ATTIVITA’
Più di 80 exhibitions in Italia e all’estero.
Opere presenti in musei, collezioni private  e pubbliche  tra cui, in Italia,  la Fondazione De Nittis.
Catalogo generale presente nelle biblioteche d’arte di musei e fondazioni,  tra cui la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti  (Lucca- Italia), il Museo MAMEC di Cerreto Laziale, la Fondazione Giuseppe De Nittis ( Barletta- Italia), il Museo de Arte de Sao Paulo (Brasile)

GALLERIE DI RIFERIMENTO
Galleria Zamenhof, Milano; Galleria Eclettica, Spoleto; Fondazione De Nittis, presso Spazio Zerouno.

CRITICI, CURATORI
Virgilio Patarini ( Galleria Zamenhof)
Anna Soricaro (Direttrice Fondazione De Nittis)
Rino Cardone ( Giornalista RAI, critico)
 

EVENTI RECENTI

Firenze, Italia, 7-20 Dicembre 2009, Galleria La Pergola Arte “ Oltre…nuove proposte per il 2010”.
New York, USA, Gennaio 2010, Selezionato per il “I° Premio Internazionale di Pittura, Scultura e Grafica Città di New York”.
Torino, Italia, 8-17  Gennaio 2010, “ TorinArte”.
Ferrara, Italia, Castello Estense,   06-14/02/2010 su invito con 5 opere a “ Cromaticos”.
Lecce, Italia,   marzo 2010 “ Biennale Salento 2010”.
Vigo, Spagna,  4-29 marzo 2010.” Architect Palacios Gallery”
Roma, Italia, 20-30marzo 2010,  “La vie en rose”.
Portalegre, Portogallo, Museum of Portalegre ” 17/04 – 30/05/2010.
Sansepolcro, Italia,  Giugno 2010 - Mese d’Arte.
Roccamonfina, Italia, 26 giugno 2010 - 4 luglio 2010 “ Flogisto-arti in eruzione”.
Napoli, Italia, 20 giugno- 20 luglio 2010 “ VentiPerVenti IV edizione”
Vilamoura, Portogallo, 26/08-03/10/2010- Atlantica Gallery  “Contemporary Expression “
Buenos Aires, Argentina, 03-13 settembre 2010- ArtexParte- Mosaico/Affresco al  Palazzo della Cultura e dello  Sport di Berazategui-Buenos Aires, in rappresentanza dell’Italia.
Vendas Novas, Portogallo, 24/10-21/11/2010, “16th International Exhibition of Visual Arts”
Ferrara, Italia, 27/112010-05/12/2010 - 5a Biennale Internazionale d'Arte- Sezione “Estasi dei Sensi”
Fucecchio, Italia,  11 dicembre 2010- 22 gennaio 2011 “ Premio Arte X2010”
Badajoz, Spagna, gennaio-febbraio 2011- Vive Arte - International Exhibition of Contemporary Art Maria Nives Gallery
Forlì, Italia, 25-26-27 Marzo 2011, Vernice Art Fair- Polo Congressuale Fiera Forlì.
Roccamonfina, Italia, 9-30 Aprile 2011 - “Gli Abiti del Male”, Museo MAGMA-Palacongressi.
Copenhagen, Danimarca, 12 Aprile- 15 Maggio 2011,  Istituto Italiano di Cultura , “ 150° Unità d’Italia”.
Goteborg, Svezia, 22 Aprile- 30 giugno 2011
Saltara di Castoceto, Italia, 18 giugno-18 luglio 2011, MUSEO BALI’.
Castello di Acaya (LE), Italia, 6-21 agosto 2011, START UP 2011.
Roma, Italia, 2-12settembre 2011,  Dioscuri del Quirinale,  “ 150° Unità d’Italia”.
Rovereto (TR),17/09- 12/10/2011, Fondazione Opera Campana dei Caduti. Patrocinio Consiglio d’Europa, Amnesty International. Human Rights.
Chicago ( USA), 18 novembre – 31dicembre 2011, “Italia – USA  International Art”, 33 Collective Gallery.
Siviglia (Spagna), 8 - 25 novembre 2011, REAL ACADEMIA DE BELLAS ARTES SEVILLA
Milano, Pero, 22 ottobre-13 novembre 2011-Passepartout Gallery. “L’arte concettuale e la comunicazione visiva”
Firenze, Italia, 3-11 dicembre 2011,  VIII BIENNALE DI FIRENZE.
Stra (VE), Italia, 10-17 dicembre 2011, Museo Nazionale Villa Pisani-Expo Internazionale Arti Visive “Il Richiamo della Foresta.
Vernole ( Lecce), Italia, Human Rights 2012- 28 aprile- 10 giugno 2012
Reggio Emilia, Italia, 11 luglio-5 settembre 2012, Chiostri di S.Domenico “Artquake”- L’Arte della Solidarietà”
Cerreto Laziale ( ROMA), Museo MAMEC personale 25 agosto- 14 settembre 2012.
Varazdin ( Croazia), 24 agosto-2 settembre 2012, PaletaFEST International Art Show 2012,.
Rovereto ( Trento), Italia, Human Rights 2012 . 15 settembre- 14 ottobre 2012
Artystycczne Strony, Polonia, “Image of the week 2012”
Barletta (Italia), Fondazione DE NITTIS, 15 – 30 Aprile 2013.
Venezia( Italia), Fondazione BATTAGLIA, 15-30 luglio 2013.
Specchia (Lecce), Italia, Human Rights? 2013, 10 agosto -140 settembre 2013 “Incontro tra condanna e Speranza”.
Rovereto (Trento), Italia, Human Rights? Migrantes 2013.
Spoleto (Perugia), Italia. I° Biennale di Spoleto, 4 maggio – 15 Giugno 2014.
Remagen, Germania, Galleria Rosmarie Bassi, 13 luglio-10 agosto 2014
Spoleto (Perugia), Italia. Mostra a latere del Festival Due Mondi,27/06-31/08/ 2014

Barletta, Italia, Fondazione de Nittis, presso Spazio Zerouno,  22 agosto al 5 settembre 2014

Ferrara, Italia. Ferrara Art Festival. Palazzo della Racchetta-Personale antologica. 7-19 settembre 2014.

Durazzo, Albania, Biennale di Durazzo, 31 agosto- 30 settembre 2014.

Piacenza, Italia, Palazzo Ricci Oddi, “Piacenza Art Festival”, 18 ottobre - 28 novembre 2014.

Spoleto; (Perugia), Galleria Eclettica, 20 ottobre- 10 novembre 2014.

Milano, Italia, Galleia Zamenhof, Spazio E, 1 – 7 nov 2014

 

CONTATTI
Claudio Bandini
E-mail     cla.ban@alice.it
               c.bandinui@libero.it
web site  www.equilibriarte.net/bandini

TESTI CRITICI

A caratterizzare l’operato Artistico del Maestro Claudio Bandini è una cromia che trova nelle varie graduazioni di blu la sua essenza. Forme dai contorni a prima vista “ignoti” che lasciano la prigione della forma classica e vanno verso la libertà ideale.
Il “Panopticon” dunque viene abbandonato e viene data molta più importanza ad una forma che abbandonate le geometrie classiche ritrova nel detto in modo diverso la sua base di partenza. A livello puramente cromatico l’Artista privilegia le sfumature del “cielo”.
I suoi azzurri e i suoi blu confluiscono in un mondo ideale dove ad essere rappresentati sono gli stati d’animo di Claudio Bandini. Ad essere riportate alla luce sono verità assolute che occupano la psiche dell’Artista. Verità che abbandonata una figurazione che le renderebbe “banali” storie, vengono raccontate attraverso accostamenti cromatici e linee che percorrono la strada di un’arte concettuale ancora sconosciuta ai molti. Comunicare in modo diverso. Farlo attraverso un linguaggio geometrico non racchiudibile in canoni prestabiliti.
Questo è quanto il Maestro Bandini vuole fare attraverso le sue composizioni. Lo spazio si tinge di viola e viene riportato su una tela che si fa quasi autobiografica. I sentimenti scesi in campo sono quelli che l’Artista vuole con forza trasmettere attraverso un linguaggio non universale, quasi un linguaggio ristretto ad un’èlite aristocratica.
Definirei la sua Arte, un’Arte aristocratica. E il suo blu, un blu dal “sangue” Reale.
Salvatore Russo

Claudio Bandini non si avvale di temi già costituiti poiché crea come la mente detta; le emozioni continue sono la costante di opere d’arte dai toni che ondeggiano tra blu e verde, oro e bianco: un primo  tratto, qualche linea comincia a delinearsi  e poi, lentamente, la natura e la spontaneità prendono il sopravvento e lasciano che la mano si liberi in quel che sarà, svincolata ad assistere a ciò che verrà fuori.
L’avvicinamento all’arte diviene per Bandini una continua sperimentazione, esperienza sempre diversa a cui approcciarsi per gli imput esterni; esprimendosi con l’astrazione si è liberi di seguire percorsi senza schemi e definizioni, per questo l’artista si avvale della concettualità artistica per liberarsi in un  percorso che sa da dove comincia ma non sa dove termina, spinto continuamente dalla autonomia di lasciarsi andare.
Fu Klee ad affermare che “l’arte non riproduce il visibile, ma rende visibile”, proprio a lui si ispira l’arte tra segni e colori che hanno una grande emancipazione e godono della libertà di evocazione e rappresentazione poiché l’arte è un punto di partenza per rifondare una pittura che rappresenti liberamente il mondo delle forme e delle idee.
Così Bandini piega e modella i suoi segni espressivi con grande padronanza riuscendo, con semplicità, a passare da tratti che paiono figurativi individuando case, pesci a tratti astratti, senza mai far perdere alle sue immagini una grande carica di espressività, conservando sempre delicatezza e leggerezza dando alle opere semplicità ed eleganza.  Anna Soricaro (direttrice della Fondazione Giuseppe De Nittis e direttore artistico Zerouno di Barletta)

 


…..Claudio Bandini ci riporta con le sue opere al cubismo orfico di Robert Delaunay, per l'intima natura musicale, in cui, le scomposizioni del colore con i loro effetti di compenetrazione, di simultaneità, di dinamismo, acquistano un valore autonomo, indipendente dagli oggetti rappresentati.. Le geometriche realizzazioni ruotano all'interno di un vortice creando percorsi che si toccano e si intersecano, nelle immagini come nella vita.
I suoi “HEARTS” nascono dalla collaborazione con la visual-artist serba Nina Todorovic, e si sviluppano in una bellissima serie di più di 30 opere, in cui i percorsi cromatici si intrecciano con intarsi fotografici creando “cuori” fluttuanti, di cui la figura femminile è protagonista, anche solo con una piccola presenza. Quale poesia migliore poteva esprimere questo Amore per la Donna?! Delicato e sensibile, l’artista ha espresso un omaggio che ne completa la forte capacità espressiva… I suoi sfondi si illuminano a tratti con gli ori zecchini, dandoci un effetto luminoso e pregnante ancor maggiore…..
Il fine ultimo della sua arte si rivolge alla coscienza di noi tutti, per alleviare le tensioni indotte dalle difficoltà dell’esistenza, e quindi inteso come messaggio di speranza per un’umanità postmoderna, spogliata dei suoi valori fondamentali ma spinta da un bisogno, sempre più forte, verso la disperata ricerca di pace e di serenità. Un ritorno alla “madre” che sempre ci protegge e accoglie nel suo corpo-terra, fonte e speranza per la nostra pace e tranquillità.
Francesca Mariotti


Un'arte raffinata, che pare quasi giocosa di quell'attento, equilibrato movimento, non solo cromatico , ma proprio della forma. Così è l'arte pittorica di Claudio Bandini.
Un'arte riuscita nei suoi intenti, che riesce a donare, facendosi percepire attraverso i suoi lavori,l'abilità di volersi donare agli altri, di voler conferire non solo la bellezza che la bella arte sa elargire.
Bandini è riuscito poi a distinguersi per il suo particolare approccio al dato artistico. Ovvero le sue opere vengono eseguite partendo da una preparazione ad affresco su tavola. Memori dell'aulica tecnica così cara per la tradizione artistica del XVI° secolo.
Un capace e voluto ritorno della creazione artistica, manualistica, ancor prima che pittorica. Ma l'arte di Bandini non disdegna neppure nell' approcciarsi al medium dei pastelli, grafica, incisione od all'arte digitale.
L'estro costitutivo di Bandini è anche quello di essere riuscito a creare un suo originalissimo stile, riconoscibilissimo, che pare per certi versi fatto, costituito di mondo a sé stante, quasi fiabesco, che per certe scelte cromatiche sembra riportarci ad esiti di Wassilj Kandiskij.
In molti lavori pittorici di Bandini si denota il costante, marcato utilizzo della cromia della famiglia del blu. E una sorta di interna musicalità emozionale ed autentica spiritualità, che del resto si può senza incertezza riscontrare nelle opere di questo artista. (…….)
Se si guardi ad esempio i lavori del primo capitolo si denoterà quella accennata, attenta spiritualità. Basti vedere il lavoro dal titolo “In a whisper” così pure “The village where I live”. In essi vi è anche qualche sentore della poesia tadiniana, per una città fiabesca. Si scorga poi l'emozionante dipinto “Between Sea and Heaven”.
Nel ciclo, invece, ”Emotions” Bandini sembra volersi maggiormente rilasciarsi, ma questo viene un po' mitigato dall'impiego del blu, certamente e' invece da sottolineare il fluido movimento, che rende piacevole la visone al fruitore.
Nel ciclo denominato “Hearts” …..le opere di Bandini sembrano maggiormente fluttuare, gemere, quasi sbilanciarsi a giochi fluidi e ludici come ad esempio il lavoro pittorico dal titolo “Ecxtasy”. (……)
Denoto con immenso piacere il ciclo dal titolo “La leggerezza dell'Essere”, che fa subito risaltare un'instancabile abilità di Claudio Bandini a mettersi nuovamente in gioco, senza timore. Questi lavori, anch'essi su tavola, emanano una sensazione di freschezza, di impavidità, si guardi ad esempio il lavoro dal titolo “ Spazio Verde”, 2009: sublime!!!! (……)
Splendido il lavoro dal titolo “Dimensione Blu” dove appare iscritta tutta la sua carta d'identità d'artista: la piacevolezza, la riflessione, l'ancoraggio ad una dimensione onirica.
Sublime, splendido è quello che si ritrova nel ciclo denominato “Spazialità”: uno più bello dell'altro, non solo riuscito negli intenti, ma nei giochi coloristici ed armonici, un dipinto su tutti :”Ascensione”. Intenti compositivi, capaci di dare dovute armonie, con una connotazione nuovamente fiabesca ed a tratti uno sguardo mai dimenticato verso Wassilj Kandiskij.
L'arte di Claudio Bandini sembra non volgersi mai ad un fine, ma invece come un fiume in piena, l'artista sembra carico di nuovi progetti, impostazioni, per generare nuovi altri cicli pittorici.
Valeria S Lombardi

Camminando distrattamente in una galleria immaginaria, lo sguardo del visitatore è conteso da una moltitudine di stimoli, opere diverse si disputano l’occhio. Taluna grida disperatamente il suo messaggio, altre attendono con pazienza che l’attenzione si posi su di loro. Altre ve ne sono che ammiccano dolcemente all’osservatore, che lo tentano con un dettaglio, un particolare, per rapirlo nel loro universo. Un riflesso di luce d’oro, un brillio fugace: il nostro sguardo è preso, comincia il viaggio nell’opera di Claudio Bandini.
Come per la lux capta dei mosaici ravennati, anche qui l’oro attrae, catalizza, rapisce la luce: con essa cattura e porta noi stessi nel quadro, avviluppati nell’intreccio di linee, forme, colori che lo compongono.
Come si osserva un dipinto? Si può affermare che basti uno sguardo per coglierne l’insieme, le armonie dei colori, l’intersecarsi delle forme, la poesia del tutto. Certamente è vero, ma non per forza questo sarà l’unico modo possibile. Entrati nell’opera attraverso un bagliore dorato, esiste un’altra strada per viverla, per percorrerne i sentieri interni. Dallo spazio dell’oro, della luce, si salti in quello a fianco: ed è un blu profondo, un crepuscolo in attesa della comparsa delle stelle. Ancora: ora è un indaco, o l’azzurro di un cielo di primavera. E poi violetto, o ancora celeste. Si ritrova allora un blu, un po’ più chiaro, un po’ più scuro. Tinte diverse giocano a rincorrersi, una variazione continua stuzzica l’occhio. E così si prosegue, ci si avventura in paesaggi misteriosi, ci si imbatte in una fauna di forme e simboli, e ci si può trovare di fronte agli uccelli di Mirò, si ritrovano gli ori di Klimt, stralci di paesaggi e di foglie, seguendo un sentiero che è quasi un gioco dell’oca, di casella in casella, in un giardino immaginario di Paul Klee, illuminato dalla luce della luna. Piano piano si comprendono i sottili meccanismi che animano questa natura onirica, si colgono le forme che compenetrandosi creano nuove forme, simboli archetipi che generano mondi, abitati da un bestiario fantastico. Talora ci si imbatte in un frammento femminile che fa capolino tra spazi e colori: la sensualità e l’inquietudine allo stesso tempo, il femminino ed il materno.
Stupiti e attratti vi si indugia, si riflette su quello che quasi pare un accenno, una promessa per un mondo altro dietro agli onirici giardini lunari.
Da forma a forma, da colore a colore, nella danza delle linee nasce una vibrazione costante, dal carattere armonico e musicale, in un grande gioco di temi e variazioni.
L’atmosfera che domina questi mondi sospesi è una pace contagiosa, un ideale di armonia, una serenità che ci accompagna in ogni passo all’interno dell’opera, in ogni sguardo al dipinto: e d’altronde l’Informale, l’Astratto altro non sono se non rappresentazione di emozioni. Ma questa non è solo una descrizione, un’analisi fine a se stessa: la pittura di Claudio Bandini è in primo luogo condivisione. I cancelli di queste oasi oniriche sono appositamente lasciati aperti per noi, alle nostre scorribande, ad ogni anima che aneli ad un momento di pace interiore.
Claudio Bandini ha elaborato le sue tecniche, ha trovato nell’affresco, su tavola o tela che sia, la formula magica per fissare eternamente quella serenità che in un momento sa cogliere dentro di sé. Ha studiato i grandi maestri, Kandinskij, Mirò, Klee per trovare la grammatica, propria e personale, che rappresenti l’emozione. Ha trovato le tinte più nobili e la luce dell’oro, come scomposte e moltiplicate nel riflesso dello scorrere dell’acqua. Dai cieli e dai torrenti della sua Valle del Bidente ha tratto i colori con cui dipingere la spiritualità del sogno.
Lorenzo Gigante


Sephiroth:  termine tanto citato nella mistica, quanto poco compreso. Ordinariamente, il termine è tradotto in italiano come emanazione, riconducendo la Qabbalah ad una forma spuria e misticheggiante di Neoplatonismo.
Forse il nome deriva dall'ebraico Safor che significa contare: ciò rende le Sephirot i numeri primordiali della creazione, gli strumenti base della creazione, tramite cui l'Uno, il Dio ineffabile e trascendente, genera dal nulla il Molteplice.
Un processo di caduta e di redenzione:  in principio, c'è l'increato, non il Nulla, ma un principio saturo di potenzialità. All'avvio della creazione, di questo «nulla» emerge «qualcosa». Questa tappa primordiale è a volte designata con Tzimtzum: l'increato in parte si ritira, relativizza il suo assoluto, perché la creazione possa avere luogo. Il velo dell'esistenza è così superato.
Il Tzimtzum è un processo  ciclico di discesa e di ascesi. Nel primo passo, il Keter, l'Uno crea la sostanza priva di forma, il substrato, la cosa più lontana dalla perfezione trascendente della luce.
Di seguito, Dio dona al substrato il suo desiderio di divenire e di mutare, poi la capacità di essere strutturata, definendo il limite, la forma, la possibilità di essere un qualcosa di individuale e definito.
E l’insieme delle diverse individualità si fondono nella nuova armonia del Creato, in un equilibrio dinamico e sempre cangiante. Nel far questo, l’Uno ride, danza, gioca come un bambino:  quasi si fonde con il substrato, pur mantenendo la propria identità
Un processo simile a quello della creazione artistica.  Per questo la Qabbalah, se l’artista  non viola il veto dell’idolatria, riproducendo la figura umana, lo considera come portatore di teofania, strumento con cui Dio manifesta la sua Sapienza, la sua Giustizia e la sua Grazia al Mondo. Così, sempre secondo alcune tradizioni ebraiche, uno dei lamedvavnikim, i trentasei uomini giusti che in ogni generazioni garantiscono con la loro condotta il destino dell’Umanità, permettendo a Dio di benedirla, è un artista.
Forse a Claudio Bandini potrà sembrare strano, ma nella sua pittura c’è tanto della visione della mistica ebraica.
Quando prepara i  supporti per i suoi affreschi su tavola, con conglomerati a base di sabbia, leganti e colle, non fa che ricreare il substrato, la materia bruta, che sublima con la Linea, il Colore e la Luce.
Il tutto  è guidato dall’Istinto e dalla volontà di esistere: ogni quadro è un mondo ideale, in cui rivive lo stato primigenio dell’Eden perduto, in cui regna la perfezione dell’Equilibrio.
E come l’Uno si realizza nella Creazione, liberazione delle sue infinite potenzialità e della sua capacità di amare, Claudio completa se stesso nella pittura: è un liberarsi delle sue energie positive, in lotta con il lato oscuro del proprio essere, che dona al prossimo un segno di bellezza e di speranza.
Speranza che nasce dalla possibilità che l’Uomo possa essere in pace con se stesso e con chi gli è accanto e che possa migliorare il mondo con i suoi piccoli gesti quotidiani.
Perché, come  scriveva il buon Borges

Un uomo che coltiva il suo giardino, come chiedeva Voltaire.
Quello che gradisce che sulla terra ci sia musica.
Quello che scopre con piacere un'etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano una silenziosa partita a scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone questa pagina che talvolta non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Quello che accarezza un animale addormentato.
Quello che giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Quello che gradisce che sulla terra ci sia Stevenson.
Queste persone che si ignorano stanno salvando il mondo
Alessio Brugnoli
Gli affreschi, le “pitture cotte”, gli acrilici, i mosaici e le “azioni digitali” di Claudio Bandini ci conducono in un “dedalo” d’impulsi, di emozioni e di sentimenti, senza mai fine. E che scaturiscono, in buona sostanza, da tre fattori che sono di natura: fisica (poiché derivati dai sensi di chi produce e di chi in seguito fruisce, in maniera intuitiva e percettiva, l’opera d’arte); fenomenologica/esperienziale (giacché originati dalla complessità della mente dell’artista e successivamente, assunti a valore semantico, “archetipale” e conoscitivo, da parte di chi osserva il prodotto creativo) e di natura espressivo comportamentale (dal momento che tutta l’arte nasce da un “senso della Bellezza” che porta con sé, in maniera inevitabile, una serie di “stratificazioni culturali” con dirette implicazioni nel sociale).
Claudio Bandini possiede, quindi, un approccio con l’arte (e più in particolare con il modo di fare arte) che è assoluto e totalizzante, nel senso che esso è incentrato su una “dimensione emozionale” e su una “realtà conoscitiva” (fatta di forme, di sagome, di simboli, di strutture geometriche e di modelli allegorici) che è generata da quegli stati d’animo che accomunano la produzione immaginifica dell’artista, con il “godimento estetico” che riceve, poi, chi usufruisce della “percezione creativa” (che è intrinseca alla qualità dell’opera d’arte, che è prodotta).
Il fil rouge che lega, di fatto, le emozioni, le sensazioni e i sentimenti che sono generati, dal punto di vista artistico, da Claudio Bandini, con il consumatore tout court del “bene creativo” è fatto (tanto dal punto di vista sostanziale e tanto dal punto di vista immaginifico) oltre che di forme, di contorni, di linee e di profili, anche di tinte, di toni e, di sfumature che sono: tenui, leggere e sottili (come quelle dei colori pastello): E con un effetto ottico, lucente, luminoso, brillante e luminescente. E queste stesse sagome, da lui realizzate, unite a una tavolozza cromatica che ha dell’affascinante e dell’incantevole, finiscono, poi, con il determinare (per quell’effetto magico che appartiene alle “cose” dell’arte) come un flusso di “particelle emozionali” che attivano le “aree cerebrali” che sono normalmente deputate a elaborare i “vissuti emotivi.” 
Questa è l’arte prodotta da Claudio Bandini. Un’arte che a partire dall’“astrazione geometrica”, fino ad abbracciare una “figurazione semantica” (su base lineare, logica, regolare e coerente) riesce a sintetizzare, in se stessa, la grande lezione estetica che fu di Benedetto Croce, il quale sosteneva “che l'arte è visione o intuizione”. Aggiungendo che se è vero che l’artista produce un’immagine, è anche vero che “colui che gusta l'arte, volge l'occhio al punto che l'artista gli ha additato, guarda per lo spiraglio che colui gli ha aperto e riproduce in sé quell'immagine”.  Tutto questo avviene, osservando l’arte di Claudio Bandini. –
Rino Cardone (giornalista e critico  RAI)


commenti

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Giovanni Tarlao - 24/09/2013 - 13:30:17
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Grazie Claudio!Ciao!
Luca Piccini - 16/09/2013 - 13:41:53
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Grazie mille Claudio!
Un saluto fraterno.
Giovanni Tarlao - 15/09/2013 - 08:39:56
(@EQWork)5242b30a3edb354619441789(EQWork)
Grazie Claudio! Buona domenica!
Giuseppe Tattarletti - 06/09/2013 - 15:42:42
Grazie !! _____________________
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