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Pubblicato da
Luca Mesini
il 21 ottobre 2016

Apriti sesamo 5.0

Recentemente è stato vagliato il piano di sviluppo industriale 4.0 – consiste in un elevato e moderno ciclo di produzione, fortemente correlato con – potremo dire – l'ecologia mentale digitale, il risparmio energetico e l'ottimizzazione continua della fase del lavoro con un affiancamento sempre più potente e performante della tecnologia – intesa come una TAC in grado di diagnosticare e riparare le fasi di messa in opera e progettazione continua durante il processo di produzione... in un certo senso: porterà ad avere delle automobili, a esempio, che non verranno richiamate per un probabile difetto dopo la vendita, ma porterà anche a un'analisi in tempo reale del veicoli o del prodotto su strada – per noi ancora abituati alla tecnologia basata sulla “terza rivoluzione industriale” sembra strano, ma come si ipotizzava: il futuro sarà sempre pià “interconnesso” e ognuno di noi potrà dialogare (ma non solo ognuno di noi: anche le aziende produttrici) con le cose che lo riguardano (e i prodotti usciti fuori dalla catena di montaggio)… dovremo aspettare qualche generazione per concepire la cosa come dovuta, utile, semplice e funzionale. Per adesso, è il primo gradino che la scienza apre alla fantascienza… Il fatto che, poi, questo tipo di evoluzione permanente subisca continui attriti con quelle che sono fasce del mondo di popolazione che sono sovente del tutto distanti (ancora oggi) da un semplice collegamento internet, fa riflettere – piuttosto, su quei che saranno i teatri della geopolitica del mondo per unire le due cose e non avere troppi contesti che… viaggiano, magari in economia o in modo ecosostenibile: ma a due velocità, quella dell'accesso e quella del non accesso. Il dubbio, quindi, rimane su quale tipo di progetto stiamo operando – fino a che punto sia a misura d'uomo – dal momento in cui l'uomo, fa sempre più fatica a stare dietro a ben più di due pesi e due misure. Staccare la corrente (che di solito si riferisce, come modo di dire – a riposarsi un attimo) potrebbe voler significare: dare o impedire l'accesso allo sviluppo sostenibile. Poiché lo sviluppo è solitamente sul merito della domanda e della richiesta – e in molti ambiti, la domanda sta terminando e la richiesta non è possibile. Analizzeremo velocemente quindi alcune delle forme di questi contenitori di interconnettività (per ora elettrica), prendendo spunto anche dalle migliori opere d'arte su 4 ruote in circolazione – che potrebbero avvicinarsi a più persone oppure tenerle sempre più lontane: il futuro, deciderà…

In copertina: la futuristica Trezor, concept di automobile elettrica del futuro della Renault. In questo articolo, previa piccola prefazione sul contenuto della quarta rivoluzione industriale (la 4.0), proveremo a fare riferimento alla quinta, analizzando – alcune delle soluzioni artistiche, soprattutto scultoree (quindi figurative, di stile) dell'automotive. In gergo tecnico: questo articolo è della serie di quei che si arrampicano sui vetri (ha soprattutto il bisogno di esorcizzare un “momentum” di creatività). Uomo avvisato... mezzo salvato.

Al fondo una nuova sezione (rispetto all'articolo originale battuto ieri...) dal nome: Cameo & aggiornamenti (attualmente fino a gennaio 2017 con la presentazione del nuovo I.D. Buzz della Volkswagen).

 

(inizio articolo originale) Questa prefazione è solo un preludio allo scenario che vedrà in futuro circolare (forse) certi mezzi per le strade di questo pianeta (come ricordavamo qui).

PRELUDIO

Nella prossima futura rivoluzione industriale (la quinta e non la 4.0 appena nata e di cui ancora manca una definizione precisa) – probabilmente lo sconvolgimento, rispetto la nostra realtà e il tempo presente, sarà: sociale.

Perché deve automaticamente cambiare del tutto il modo di vivere delle persone (e forse anche il loro corretto profilo identitario), per modificarsi – in temporale continuità – il processo evolutivo della tecnologia e le risorse del pianeta con la logica di produzione delle cose.

Tenendo presente: la realtà delle due velocità (ovvero, far crescere troppo una cosa senza calcolare che chi la utilizza: è lento, rispetto alle potenzialità espresse di quella cosa stessa) perquanto già scienziati ci hanno assicurato del basso percentile di utilizzo del nostro cervello (in base sul merito calcolato di quanto, invece, potremo sfruttarlo) – oggi già pensare, è un elemento che porta a situarsi da una parte o l'altra di queste velocità che non riescono a stare insieme.

Il futuro (secondo questa analisi) sarà avere qualcosa subito che non vuole più nessuno. Certo: la cosa funziona, è bella, non può guastarsi, è una garanzia... ma nessuno se la può più permettere, se partendo dal profilo che identifica la produzione come “base per ogni tipo di processo di sviluppo del pianeta” – fatta salva l'industria della eliminazione (magari per produrre energia)... capiamo bene che se non mettiamo la maggior parte delle persone nella condizione di poter accedere ai prodotti: i prodotti non servono più (come non servono più persone per lavorarli).

Il livello teorico della “standardizzazione” del processo di lavoro, non è certo semplice – e come ogni questione o ragionamento, non è detto che sia quello giusto... varia il tipo di stress, varia il tipo di errore (come sappiamo, affidarsi alla rete, ancora oggi non è sinonimo di nessuna garanzia... alcune macchine che lavorano solo con la connessione a internet, in questi ultimi anni hanno dovuto pagare pegno sul tipo di matrice che congelava la loro funzionalità – sulla garanzia del servizio del collegamento alla stessa rete, a esempio).

In un mondo dove diminuiscono le persone che lavorano, e aumentano le persone che ci vivono – o si permette, al modello sociale, di “monitorare le crescite” come sta facendo adesso (con l'esclusione e l'eliminazione) – drammatico aspetto della contemporaneità ancora triviale che se uno non guardasse ogni giorno il telegiornale, sembrerebbe scenario alla Orwell  – o si cambia il tipo di interazione fra la persona e il modello di vita e di inserimento sociale nel sistema della vita stessa... o si procede a cambiare un sistema che... non “sistema” più le persone, sia a vantaggio che a svantaggio delle sue dinamiche interne, là dove sappiamo che certi sistemi esistono ma solo in funzione del fatto che esistono persone... che come produttori o consumatori le generano e le consumano.

Abbiamo è vero parlato di futuro – vediamo cosa prevede il futuro per la mobilità interconnessa, facendolo quantomeno esclusivamente dal punto di vista creativo e artistico :)

LUDIUS

Da una costruzione completamente mimetizzata nella roccia di un qualche territorio quasi marziano presente sulla Terra... – all'«Apriti Sesamo 5.0» di una voce suadentemente robotizzata (o tramite le percussioni di un messaggio wireless traslato sotto forma di emissione radar... (al minuto secondo 01-04'-40'') ecco uscire fuori dalla Terra questa (Renault Trezor), auto del futuro elettrica – interconnessa con l'Universo (non è previsto nessun guasto – là dove il modello di prima generazione se lo autoriparava da solo grazie alla .app “PdD” – mio Dio ce ne basta un di PD non due grazie – (sistema di Prevenzione della Diagnostica, che anticipa l'insorgenza del problema in tempo per risolverlo, grazie alla biodinamica dei componenti nanometrici che si rimodellano per superare il guasto) – una sorta di “meccanica di precisione 5D – quindi che supera questa, molto più semplice – è in grado di effettuare chirurgici bypass che sostituiranno, in produzione, i pezzi precedenti rimettendo a nuovo il modello che attualmente procede con le ruote a terra). Questo tipo di “comunicazione di rete” è quella dell'attuale prevista Industria 4.0 (quattro punto zero).

Ciononostante possiamo chiederci chi e come si comprerà questa sorta di auto che si autoricarica da sola al pari di come un primitivo smartphone è connesso alla rete, le abitudini delle persone rimarranno le stesse (finché saranno dotate del bisogno di prendersi... una boccata d'aria :)

Per non deluderVi – anche la Mercedes Maybach 6 ci ha pensato (anche se è andata lunga con la penna... supera i 6 metri) – senza ancora poterci far vedere gli interni sul serio, ragiona in termini tradizionali – con un eccellente sistema ibrido di midollo spinale bio-neuroelettrico che potremo considerare come l'albero motore del sistema di “reazione dell'auto con il mondo esterno” e il modo che avremo per pilotarla dall'interno in maniera digitale, forse olografica, con elementi che reagiscono al movimento della pupilla e alle reazioni della nostra retina. Previsto un sistema a doppio circuito per tenere in memoria i momenti in cui chiudiamo gli occhi senza accorgercene.

Non so se ve ne siete accorti ma stiamo andando a fantasia – almeno, se queste auto sono state disegnate e sono utilizzate, potremo vederle in qualche film (come già la BMW credo abbia fatto anni fa la sua comparsata con questa – mission impossible 4 bmw i8). Non siete riusciti a vederla: è questa.

Divertente e luminoso come una creazione giapponese, il maggiolino elettrico della Volkswagen che si lascerà così dietro tutti i problemi con la combustione fossile (software inclusi): eccolo qua, si chiama i.d. (come intelligenza digitale). Il volante ha dei sensori tarati sull'alchimia della cartina geografica dei vostri tracciati epidermici palmari, andando avanti e indietro, non si farà prendere (impedendovi di guidare) ma almeno risparmierete energia e tanto carburante solare. Seriamente: la struttura che avvia la meccanica di uno dei nuovi “telai” strutturati per accogliere, varie fantasie di vetture (con batterie ricaricabili anche durante il movimento dell'auto o quando le interconnessioni della quinta rivoluzione industriale – distribuiranno in maniera sinergica anche l'energia in modi che per ora soltanto ipotizziamo).

Come citato, forse il prossimo film della Marvel farà guidare a Capitan America questa (Renovo Coupe vs Shelby anni '60, in previsione di una sceneggiatura post-atomica con reminiscenze revival più che giustificate.

Tornando ai prototipi elettrici, sappiamo che questi combinano sovente (attualmente) motori elettrici e a combustione – le recenti opere d'Arte in fatto di automobili (meccanica & design) vertono effettivamente su questi due aspetti – da una parte per sviluppare le tecnologie che sostituiranno la fornitura di energia del futuro, dall'altro per accelerare la comprensione e l'ingegno creativo per ovviare a soluzioni di: peso e autonomia.

Ricordiamo in breve le soluzioni estetiche della Citroen Gt non tanto diverse da quelle della Ford – vanno molto di moda le ali dei convogliatori d'aria sull'asse posteriore. Sugli interni non è ancora chiaro come intendano fare per creare un ambiente sereno o da incubo, comunque ci stanno lavorando :)

La Mclaren P1 e P1 gtr (che tutti amano rappresentare dal posteriore, molto dinamico sotto il punto di vista scultoreo) come si vede. La versione da pista è una inusitata macchina da guerra ed esalta tutte le più spontanee e prevedibili passioni maschili. Gli interni sono previsti in colore che reagisca possibilmente al tipo di colore trasmesso da diodi elettrici su forme di polimeri combinati trasparenti e possibilmente senso-attivi. Spazio stile Soyuz :) O smart.

La Ferrari “LaFerrari”, degna scultura nostrana. La versione spider l'attuale capolavoro. Ovviamente rossa, nera o gialla (perquanto il colore sia a scelta e personalizzato – forse, in futuro... modificabile).

Dai designer giovani e indipendenti ecco un interessante e sconvolgente studio di ipotetica Ferrari del futuro (che si è già preso tutta la rete – men credo la Ferrari, comunque: la fantasia non costa :) E le astronavi cadono su Marte...

Per concludere l'epopea delle forme artistiche, non possiamo non citare ancora la PAGANI: quella degli esordi, ovvero la ZONDA (pare comunque che individuo andato a schiantarsi a 300 all'ora non si sia fatto male, a ulteriore coscienza che la “bolla“ del conducente è costruita a prova di bomba) (sconsiglierei di provarci), fronte tre quarti spider – retro tre quarti spider – laterale spider e coupe e la versione R in carbonio con alettone appena visibile. Uno studio di ipotetica Zonda del futuro che visto il presente non crediamo potrà mai essere così. L'attuale modello della PAGANI è invece la HUAYRA (qui con flap di ispirazione aeronautica per creare una sorta di “muro d'aria che la spinge in basso” e schiacciarla a terra quando corre troppo, diversamente il posteriore si alzerebbe e dopo pochi chilometri sulle sole ruote anteriori prenderebbe il volo – ma tranchi: è sicura da guidare). Per rimanere in tema (di “volo” intendo dire...) vista laterale e un tre quarti anteriore con fondale rustico. Spider e le forme della sculture viste dal posteriore alto. Non è comunque un'auto ibrida o elettrica.

Attenti ad aprirla e richiuderla, non fa parte ovviamente dei giochi intelligenti ma l'impressione è quella.

L'interno – molto, molto strano – a seconda potrà farVi sentire dentro a un film di fantascienza (della Disney).

Sul modus delle auto ibride (come LaFerrari, ergo motori a combustione ed elettrici) è la Porsche 918 (qui ampliamente raccontata). Notevole l'architettura motoristica e il disegno dei tubi di scarico sul posteriore alto. Consuma come una panda.

Due mostri di casa nostra sono infine i laboratori di stile della Lamborghini (detti: dell'esagono). Queste sono l'Aventandor e la Huracan. Stupenda livrea esagonale con filanti e tagliatissime linee ellittiche a guglia, pare tagliata con l'accetta. Artisticamente scultorea, è una sorta di caccia stelt, tanto può ricordare metamorfosi guerresche. Si ispira al volo ed effettivamente ricorda un mezzo utilizzato nei film sequel di Alien – comunque, un'astronavicella spaziale, dalla struttura muscolosa e robusta (come punta di diamante di una trivella e perfora qualsiasi granito).

La HURACAN semplifica ancora e modernizza la linea guida dell'esagono. Linee più dirette e meno tormentate, non è l'auto ufficiale della Polizia... per via dei costi: ma ci hanno provato :) Classico il lunotto posteriore rigato a ricordare alcuni classici della casa automobilistica Lamborghini. Là dove le curve tendono a rigare... diritto.

EPILOGO

Dopo aver fatto una carrellata di intuizioni artistiche, anticipando il GTU (Grande Tema Universale) del Design funzionale, concludiamo facendo una piccola ricerca stilistica e di ingegno creativo – per ora partendo dalla Toyota, vedremo poi se, quando e come trovare la forza di aggiornare.

La TOYOTA da anni in primo piano nelle auto ibride realmente scelte dai consumatori (al punto che la PRIUS dopo l'AURIS è la preferita dai taxisti). Questo futuristico spot, (che avremo linkato altre volte) come la musica new-age, “toglie tutto il sapore della carne” dal momento in cui la paragoniamo a una cotoletta di soia – e non è detto, sinceramente, che questo sia il futuro realmente, dato che par che in contesti così avanzati non dovrebbe proprio più esserci bisogno di muoversi individualmente come oggi siamo ancora, all'età della pietra – obbligati a fare (passaggi a livello pazientando).

Comunque, il prototipo Toyota Fun Vii Concept si presta, piuttosto – a diventare un'agile utilitaria per i prossimi anni a breve. Primo passo pratico e pragmatico sul limo di quella che abbiamo visto essere la RIVOLUZIONE INDUSTRIALE 4.0.

Meno realistico il concetto della Toyota MOB del giovane designer Vidalqui in vari e interessanti intrecci di vimini o collassamenti di piste della polistil.

Che dire infine del modello FV2, del tutto a uso e consumo per progetti che in parallelo abbiamo visto esprimersi – anche qui in altri film di fantascienza (cfr. Oblivion). Forse però un po' di realismo il progetto lo dipana sulla meccanica evolutiva della SWINCAR – con tanto di presentazione stile Mulino Bianco :)

Ma... a questo punto: tanto val non camminare??!?

CAMEO & aggiornamenti

Purtroppo è ben difficile costruire un articolo del genere in un giorno – farlo poi in circa 4 ore è da delirio ma come al solito – alla maniera degli artisti – quando ci prende la voglia, partiamo senza altro “previsionamento” e quindi: non possiamo essere completi.

Fra le mortorie (o motorie) dimenticanze assurde, non abbiamo menzionato il laboratorio (da tempo viaggiante su strada e in produzione, anche se limitata e vincolata) della XL1. Sicuramente l'auto è connotata dal fatto che è costruita a misura d'uomo (non tanto al servizio dell'uomo ma proprio sulle dimensioni standard di due persone... senza però quel sentimento da “protezione bestiale“ di certe sculture che abbiamo visto sopra...) – e come un piatto disco volante (o la versione su 4 ruote di un circolare aspirapolvere freesby technology), non dev'essere del tutto gradevole chiudersi lì dentro, anche se l'autonomia e la spasmodica ricerca nei materiali, la rende iper-economa e performante, insomma: molto green. Apprezzabili gli ingegni del design a proiettile o sempre a capsula di sopravvivenza delle astronavi del grande schermo, qui si ricorda che “sovente il design – anzi: sempre” è funzionale al risultato che si vuole ottenere. E questo laboratorio: deve consumare poco, pochissimo...

Per quanto invece concerne lo studio dell'automobile versus scultura (naturalmente aerodinamica) esistono in commercio strani missili come  la SCC Next Generation (molto Star Trek anche nel prezzo, di solito non dichiarato). Tre quarti posteriore, tre quarti anterioreinterni (la chiamano Tuatara). Muso e posteriore, con la combinazione estetica a torretta dei tubi di scarico. Esiste in versione elettrica (Ultimate Aero Ev) e dovrebbe essere questa... per la cronaca, il progetto (incredibilmente) è tutto orientato per raggiungere il massimo della velocità possibile su 4 ruote. Molto utile.

SCULTURE dal passato

Attenendoci esclusivamente alla “forma fisica” di questo strumento indispensabile per il “movimento a terra” ecco, dal passato, la JAGUAR XKSS linee di una rotondità muliebre fantastiche. Qui in un fotogramma ad altissima risoluzione, e qui nella tipica campagna inglese.

Per gli amanti delle ricerche di genere (modelli) ecco un utile link enciclopedico sul tema.

Per rimetterci al genio artistico italiano, Flavinio Bertoni fu il “designer” che scolpì il capolavoro della Citroen (se il link vi desse accesso negato, date nuovamente invio, ed entrate...) ovvero la DS (Gabriel Orozco la deforma per il Moma di New York). Oggetto innovativo e di culto simbolico, si presta anche per quelle dichiarate oscene campagne pubblicitarie dove un presunto intellettualismo sottende alla cultura del sessismo (ma lasciamo perdere questo antefatto...), par che sia storia del tempo che fu (dal qual non interrogarsi poi tanto per quelle che sono le derive del tempo presente). Molto meglio i servizi dell'epoca agli arbori degli anni '60. Opera d'Arte alla Triennale di Milano del 1957, ecco due icone francesi di quegli anni: l'automobile (senza tetto, spider) e Jane Birkin. Prospetto ortogonalecabrioletPallas. E due fotografie storiche, questa un pochino sgranata – e questa in bianco e nero sulla riviera. Preludio di innovazioni, è stata una macchina come abbiamo detto rivoluzionaria e se non ricordiamo male fu proprio su questo progetto che l'Artista, ispirandosi al mondo dei pesci, dovette far presente che nel suo lavoro l'Arte è al servizio della meccanica, dato che avrebbe fatto molto di più se non avesse dovuto farci star dentro... delle persone (5) e un motore (con baule), 4 ruote ed un assale. Ma questo compromesso... gli venne: benissimo. Senza levare nulla al genio dell'artista...

Sono linee che vertendo comunque sulla diffusione dell'auto (ammiraglia, certo – ma costruita in larga produzione) hanno modificato un'epoca, portando la funzione del design al futuro delle logiche evolutive progettuali del mondo moderno, attuale.

Abbiamo infatti visto come sovente ci si ispira al contenuto del passato per rimodellarci (sotto e un pochino anche sopra) le tecnologie del tempo presente. A volte con esiti che non avremo mai creduto ripetibili (Isetta Bmw e Microlino elettrica). Un'omaggio, a questo proposito, al bel tempo andato... l'isetta formato famiglia – con signorina dal Caschetto anni '50-'60 all'interno – versione van pick up – e versione Haidi.

Pur non potendo andare per le lunghe, dovremo qui limitarci a pochi altri modelli scultorei, fra i quali ricordiamo velocemente questa sublime versione Shelby della AC Cobra. Quando si dice un posteriore fantastico, si intende dire questo. Tanto rotonda da ricordare alcuni esperimenti della Walt Disney & C. – Recentemente, una coppia di inglesi (che passa sotto casa nostra) ha evidentemente deciso di farsi una gita per le perfette strade di campagna del territorio Astigiano dell'Unesco (non dissimile, semplicemente forse inferiore, alle campagne inglesi, naturalmente, dove queste auto sono nate e sono tuttora prodotte da infinite piccole case costruttrici). Godiamocela in questa foto ad altissima risoluzione – il rombo dell'otto cilindri scarica a terra circa 500 cavalli per 7000 di cilindrata, potendolo sentire finalmente dal vero, posso dire che è una sinfonia (prettamente maschile, quindi emotivamente, istintivamente... semplice).

Per non allontanarci da questi maestri inglesi – è la TVR Tuscan. In uno dei tanti film degenerati (che piacciono molto a noi maschi) dove ci si può educare a quel tipo di elasticità mentale che non ci dà neanche l'input sufficiente per fare delle scelte giuste nella vita, o avere un rapporto al minimo sostenibile con una ragazza, è stata premiata (come lo sono le Aston Martin versus 007) agli onori di Holliwood con questo film (Swordfish con John Travolta). Se a giudicare dal numero di pallottole sparate, auto incendiate e morti ammazzati non l'avete vista... eccola :) Impressionante lavoro di curve, ha in verità (come tutte le spider artigianali inglesi) una sorta di dono in natura: dovete essere meccanici (per non rimanere a piedi ogni volta che uscite di casa), ciò detto – essendo questo il bello della prima rivoluzione industriale, è un vero oggetto per appassionati. Posteriore personalizzabile, volendo anche qui muso stile mezzo alla alien o sottomarino atomico con lanciasiluri in bella vista al posto dei fari, gialla ad altissima risoluzione e vista laterale piana.

Andando ancora più indietro nel tempo – per quanto riguarda la scultura e la modellazione dell'auto, sarà ben difficile rimanere senza punti di riferimento assolutamente inimmaginabili, come quando abbiamo scoperto la Peugeot 302 Darl'mat Roadster del 1937. Una sinfonia ellittica si curve superbe. Sempre gialla ad altissima risoluzione (che non ci sia un motivo...). Come vedete nelle immagini che inseriamo nella galleria, stimolò al nostro desiderio di unire l'utile al dilettevole, portandoci ad immaginare: come si facesse a vedere la strada, seduti dietro al volante... qui la versione coupe batman, che ha forse ispirato il bolide auto-moto EX1 e ulteriori evoluzioni.

Per chiudere: la Lamborghini Diablo e la MIURA (novità: altissima risoluzione verde coleottero) (che pare abbia fatto talmente impazzire i proprietari da giungere a sparargli...). Gialla (etcetera, ad altissima risoluzione) è la parente lontana delle attuali (cabrio e posteriore). Tre quarti posteriore e tre quarti anteriore. Mentre la MIURA, ha una storia tutta particolare (perché per la fretta aveva un sacco di problemi meccanici) – ma sulla forma, non si può dire nulla di male :) La versione originale con i dolci e sinuosi rigonfiamenti sulla gambe (cioè i passaruota), versione laterale, tre quarti anteriore e posteriore. Quando parlando delle attuali Huracan e Avetandor intendevamo il marchio di stile della griglia del lunotto posteriore, volevamo dire: questo.

Volendo concludere – rimarremo alla nostra Ferrari 250 GTO (una delle più costose al mondo). Essa raccoglie le ruote posteriori come nessun abbraccio ha saputo fare meglio (perquanto abbiamo visto quante si focalizzano su quello per essere migliori :) Tre quarti posteriore e laterale (qui elaborata).

Non a caso ci par che le indicazioni siano molto curvilinee, e su questo defino ci piace quindi constatare l'evidenza onde per cui, i maschi saranno sicuramente molto scemi, ma a lungo andare, consapevoli o meno – si ispirano sempre e solo al mondo femminile: in tutto quello che fanno.

A noi, le cose, piacciono rotonde :)

Al fondo un richiamo ai nostri lavori di figurativo ellittico (gallerie di stampe digitali e articolo in dedica al settore) con soggetti a tema.

aggiornamento a dicembre 2016 – La voce in capitolo (meno artistica e più pragmatica) dell'evoluzione dell'automobile elettrica (e quella a guida autonoma) sta diventando vieppiù sempre più discussa, perché – di fatto – già commercializzata.

Le ultime novità sul merito sono la Opel Ampera-E, niente di così artisticamente futuribile (come nel nostro articolo dipanato) ma, di fatto, anche in relazione al prezzo (a partire da 30 mila euro, non certo accessibile per tutti, comunque per una fetta di mercato sì) con, finalmente, un raggio di autonomia accettabile: 500 km.

Non fa neanche mistero la Wolkswagen che profila lo sviluppo delle automobili elettriche come cuscinetto per assorbire il caso del dieselgate.

Fino ad oggi, comunque, solo la Tesla aveva raccomandabili standard di autonomia, però era molto sopra alla media il costo della vettura (da supercar, sopra quindi le centomila euro).

Sulle “accelerazioni”, come sappiamo, sia la “popolare” sopra indicata Opel che la Tesla non variano che di un secondo lo scatto fulminante (da zero a cento km/h in pratica 3,5 secondi), perché come nello Spot della Renovo – nelle auto elettriche, la potenza arriva subito alle ruote, in base a quanto si schiaccia l'acceleratore (software di smorzamento e sicurezza permettendo, come l'utilissimo e indispensabile limitatore di velocità per la Opel).

Per adesso, quindi, solo le “ibride” rimangono come via di mezzo fra la pura tecnologica del futuro (energia non fossile) e quelle già ipotizzate anche nei campionati di formula 1 (dove ricordiamo, la Mercedes, che da circa tre anni sta facendo piazza pulita, abbinando motori turbo V6 con quelli elettrici).

Le automobili ibride attualmente in commercio (di cui una delle più artisticamente futuribili è la nuova Toyota Prius), sulle quali l'areodinamica è sempre a vantaggio della comodità dei passeggeri, hanno in modalità “solo elettrica” infatti, pochissimi km (dai 25 ai 45 circa). In compenso, un'autonomia “combinata” con il “motore fossile” piuttosto eagerata (oltre i 1000 km). Questo però... nel 2012.

Oggi siamo arrivati sempre a 50 km in modalità elettrica ma al consumo di 1 litro di benzina ogni 100 km percorsi in combinata... fantascienza o scelta intelligentissima :) (a potersela parmettere).

Comunque, sì, il futuro (come il passato) è sostenibile: sempre in termini di soldi, se ci sono, questi, possono essere semplicemente spesi meglio. Ne vedremo (come ne vediamo abitualmente) le conseguenze presto (soprattutto con la nuova gestione presidenziale americana).

Finché riceveremo la luce dal sole...

Aggiornamento a gennaio 2017Mentre la FIAT annuncia entro l'anno la sua versione su piattaforma elettrica, e le promesse vertono verso i 500 km di autonomia un pò per tutte – rimangono inarrivabili, per adesso le auto “diesel”, come la Tipo, la Insignia e la Peugeot 508 che vantano (quest'ultima 1800 km) autonomie sopra i 1300-1400 km... ancorché i 1700 dell'Opel perché hanno anche un grande serbatoio :) – Rimanendo sul profilo che abbiamo, però esaminato – più per essere pratici e sotto i 30 mila euro, ergo però sopra i 20 mila... è interessante, per chi è curioso, leggersi i profili della Renault ZOE. Cui fa da controaltare la LEAF ovviamente. Certo, sembrano più degli aspirapolveri... e per tornare allo stesso profilo stilistico in apertura, con un occhio di riguardo per lo stile, ecco la Renault Dezir, con interessanti interni (probabilmente che prendono la forma del corpo quando ti siedi), per ora però solo nella riduzione di un esercizio di stile.

Prima di scrivere questo articolo, non so quanti sapevano della FIAT 500 elettrica (con autonomia comunque scarsa di 130-160 km circa) esiste da tempo (2013). 

Qualcosa, però, lo studio artistico, produce sul versante della produzione di massa, come vediamo qua nelle profilature sempre avveniristiche della nuova Honda Civic. Quasi tutti questi modelli, prenderanno a prestito ciò che ibridamente o elettricamente si sta pian piano sviluppando, è là dove pare che il trend non sia più focalizzato su un uomo che sta guidando – potrebbe anche sparire, dentro a una scultura in polimaterico stile 4D – il piacere di guidare, bypassato dallo stare fermi (paradossalmente mentre l'auto a guida autonoma si muove) a guardare la TV o chattare con le auto in rete...

AGGIORNAMENTO A GENNIO 2017

Mentre sappiamo che la Toyota ha da tempo annunciato che porterà, via via, la produzione da auto a combustibile fossile a quelle a energie alternative o elettriche (appunto), anche la Volkswagen, come forse avremo accennato sopra, cercherà di dimenticarsi del dieselgate investendo pienamente sulle nuove piattaforme ecologiche e non è detto che in futuro, sarà sostenibile viaggiare e dormire in auto come questa (o nelle sue evoluzioni, sulle quali, fra congegni elettronici e altro, potremo anche decidere su fuori – o dentro – piove... almeno nel “iSound” :) Nissan... segue a ruota, batteria e intercity connection.

Forse in una sola cosa hanno esagerato con le saghe di Guerre Stellari: a toglierci le ruote :)

Sicuramente, l'aura delle persone felici e civili che corrispondono a questi spot (che per ragioni semplici di produzione non devono certo dar altro segnale se non quello, mica sono reportage di guerra) non collimano, queste visioni, con anche il solo ravviso che stavamo tentando in Italia di varare con il Piano Italia, risolvendolo, visti i “capricci“ al solito vizietto all'italiana che attualmente fa pesare sul nostro Paese la nuova “fanfara a 5 stelle”, poiché visto che dalle nostre parti, fra ristrutturazioni, fatiscenti stabili e zone a rischio che coinvolgono lo stesso stile di vita di molti quartieri e cittadini, ci portiamo, naturalmente, a interrogarci sul futuro almeno tanto quanto è giusto pensare in grande e secondo la logica ma... sapendo che nessun cambiamento è reale finanche la politica si occupa di se stessa come se un gioco (fosse cambiare) e non un condiviso schema di sviluppo sostenibile e dovrei dire anche – radicale, capace di coinvolgere con un nuovo asse di responsabilità fattive, anche i processi culturali che esigono certe scelte in loco: al pari, evolutive. O alla pari, evolutive... con la tecnologia.

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