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Pubblicato da
Luca Mesini
il 03 giugno 2016

A Great Process of Figurative Elliptical

Il Grande Processo del Figurativo Ellittico (GPFE – pronuncia, gìpìfe) è un modello di semplificazione della forma. Ma come sappiamo, la forma nasce sempre da un intuito – infine, il processo di lavorazione, per semplificazione e per avvicinarsi a una delle possibili rappresentazioni della contemporaneità (Arte Moderna) tiene vicine – eppure distanzia come se si trattasse di due mondi molto lontani, due teorie – due tecniche – due “processi mentali di esecuzione ed elaborazione” nei quali anche lo spirito ivi si riflette e cambia forma. Recentemente abbiamo fatto una valutazione certa: ogni campo di espressione (nei qui sopra citati: soltanto due), abbisognerebbero dell'immortalità per essere studiati a fondo. Eppure, noi comuni mortali, possiamo “vedere” l'ampliezza di quel che ognuno risiede (in “territorio”) a se stesso, già sapendo che volendoci una immortalità per scoprirne uno, ce ne vorrebbero “due” per analizzarne due – mentre di morte, ne abbiamo, invece soltanto una. Ed ecco il primo “scoglio” sul quale si interpone l'uomo come la forza del mare, ivi infrangendosi nei “flutti”. Su tutto questo: noi crediamo, inoltre, quasi certamente – che del “disegno” non sia importante l'uomo, ma solo ciò che rimane. Ergo, crediamo che tutto il lavoro che l'uomo fa per cercare successo o lasciare ai posteri il suo nome sia cosa ben ridotta (ed anzi: inutile) rispetto, invece, il diritto che hanno le cose disegnate a esistere. Eppure, come al tributo della “solitudine” – non possiamo fare di tutta l'erba un fascio. Per quanto sia vero, secondo noi, in molti casi, noi crediamo che sia vero perché di fronte a un disegno: l'uomo è minore. Il disegno, invece, non lo è per niente. Ergo, come la vita insegna e decide: va avanti il migliore, debbono accedere alla memoria collettiva le cose migliori – non gli autori, pertanto, ma, se dove lo si ritiene il più possibilmente obiettivamente necessario: le opere. Il vero dono che noi conversiamo per gli altri non siamo noi, ma ciò che tramite noi diviene forma – sulla quale forma noi siamo come gli altri, probabilmente. Preposti per osservarla, cercando di capirla. Ecco che stante a questo teorema, nel figurativo ellittico – il disegno vale di più della sua equipollente forma astratta a complemento armonico e visivo di un precetto opto a figurare la contemporaneità stante al diritto del tempo presente. Ma forse esistono due dimensioni di mondo universale: una che sta al disegno, una che sta all'ingegno (che è il prodotto di Arte Grafica del Disegno Vettoriale). Il disegno, riguarda la Storia dell'uomo stante al suo umanesimo. Mentre il Figurativo Ellittico sta alla Storia dell'uomo come le opere di un architetto iniziano a battersi contro il tempo, prima di diventare, poi un giorno, obsolete e vecchie...

Quando io prendo una manciata di disegni (finanche ho due mani per farlo e, disegnando, quindi ivi posso farlo) – io non dono “Luca” ma dono “il disegno”. Luca è quasi un contrattempo. Potrà cercare, Lui stesso come (hai voglia) lo desiderano gli altri, dei “collegamenti“ con quello che fa, ma, in buona e profonda analisi: quello che fa, è meglio o più profondo o più afferente a un tipo di espressione e comunicatività che... Luca – da solo, di per se stesso: non ha.

Da una parte, questo ci fa credere a quella che è ormai una nostra lunga teoria: che il “disegno sia una forma di vita altra”.

E forse è vero. Sicuramente, per come l'uomo percepisce e intende le cose, essendo l'uomo il “mezzo” non solo meccanico ovviamente, a far procedere un disegno – molta della parte “non meramente meccanica” che possiamo intendere al disegno, non fa parte di Lui – al senso che vedendo, infine, il disegno: se c'è qualcosa di “grande” o “importante” potremo cercarlo arrampicandoci sugli specchi come ci pare.

Ma Luca non risulterà mai grande o importante al pari del valore intrinseco che (ove per valore intendiamo “comunicare”) avrà il disegno là dove di per se stesso: come è figurato alle forme, i graffi, le ombre e l'imperfezione che gli dona quell'amabile contrasto di espressione per cui si ama ogni cosa che ha in sé alcuni difetti, imparando ivi così poi a comprendere che solo di difetti è la forma di un uomo, vieppiù questi si amplificano quando incontrano, infine: gli altri.

Quindi il disegno riassume tutto l'equilibrio di questa imperfezione, anche se sovente ci pare che Esso – per ragione sua propria di sintesi, non abbia a che fare con l'imperfezione.

Però – come anche chi ha deciso di fare Arte con le pietre – non esiste migliore imperfezione (perfetta) di quella che è l'armonia casuale (non casuale) della natura, nelle pietre, i fanghi, i muschi e i licheni, il mondo animale, vegetale, minerale. Marino.

Su questo “assioma” è bene evitare di andare incontro alla cultura del difetto cercato a tutti i costi. Quando un “difetto” è procurato: si vede. Quando un difetto “non centra un tubo”: anche.

Quando il difetto è invece ciò che ci riporta all'uomo (come lo sono sovente le marcature della modellazione in scultura come anche in pittura e pure nel disegno e sovente anche nella ricerca di certi laterizi o compositi per le costruzioni architettoniche...) – orbene: quello è il difetto che non nasce sapendo di esser difettoso :) Ed è, solitamente, ciò che si ama di più da una parte ma pure ciò che si desidera di più come l'uomo sta ai suoi doveri mirando a cogliere il buon seme del diritto quando questo, ivi riposto in Lui: germoglia.

CONCLUDENDO

L'uomo è il tramite – se volessimo parodiare la fantascienza, ne avremo di esempi... eppure: non crediamo che l'uomo sia un “portale” e neanche un “oracolo” – là dove per tramite possiamo dare a intendere quella circostanza che porta “cose terze” a esistere. E il disegno, come a esempio cosa terza che “diviene” grazie a questo tramite, è – in gran parte, forma indipendente dal volere dell'uomo che anzi “riceve” come chiunque quella forma “terza” con il diritto, e quindi, in un certo senso – un dono.

Non esiste l'uomo che salva altri uomini ma solo l'uomo che salva se stesso (et ergo si trova insieme agli altri in questo concerto di diritto salvifico): il primo a godere della forma del disegno è Lui, poiché, per tramite, lo esegue, ma è solo primo di una serie che ha gli stessi diritti.

E gli uomini non possono mai ritenersi al diritto grazie agli altri – ma gli uomini “stanno al diritto” in quanto uomini. Ergo, l'artista... se questo è un uomo, i conti: tornano.

Se volessimo andare oltre l'etimo delle parole – o renderle alla loro performante più pragmatica, logica, realistica – nell'uomo, il “miracolo” è solo il disegno. Ogni altra cosa, dipende infatti da Lui. In natura: il miracolo è il fiore o il frutto selvatico. Poi, il giardino o l'uomo, dipendono dall'uomo, difatti, non troviamo “giardini” o “orti” così a quell'“ordine (perfettibile) cui ne diviene se quei semi, infine poi raccolti, si depongono “all'intelligenza” dell'uomo. Là dove per moltiplicarne i frutti (là dove, meno piacevole, per limitare quella produzione di moltiplicazione a se stesso e costringere poi gli altri am comprarseli – ergo: ecco il difetto maggiore dell'uomo a credersi più furbo Lui o peggio “salvatore” di chi ha avuto meno intelligenza o furbizia o ingegno).

Ripetiamo: non son cose per gli uomini, a dividersi, fra loro, meriti e scale sociali. Ma son cose per l'umanità in quanto tale, essa come l'equilibrio in natura, al dovere dei suoi diritti.

Quando penso a un quadro – non a caso io demoltiplico il diritto per tutti: perché, a esempio, io personalmente – posso accedere ai preraffaelliti o agli impressionisti solo grazie a libri, dispense economiche – cartoline a cura di Editori “Art-Card”. Non per nulla tutta la mia pratica e teoria sulle “stampe digitali” è a buon punto per dare a chiunque il diritto di accedere alla migliore espressione di un artista potendosi inquadrare in casa anche un 70x100 per 25 euro.

Quindi: l'uomo non è il disegno e il disegno non lo troverete nell'uomo. Ergo: il disegno è ciò che riguarda tutti (e non è l'uomo la memoria per cui tutti ricorderanno o si rifaranno a quel diritto)... dobbiamo dare a Cesare quel che è di Cesare e il disegno è una forma di vita altra o terza che può esistere solo al coraggio o la follia (domestica) che noi sappiamo dargli ogni volta che tramite foglio, matita, gesto, volontà e mano – gli diamo: “aria” ergo libertà di esprimersi.

Per confutare questo ragionamento, ho eseguito questa serie di slide che mettono in rilievo le fasi della creazione del Figurativo Ellittico, partendo dal disegno originale – inserirò, alla fine, il solo disegno originale, che se vorrete scaricarVi sul computer, Vi permetterà – piuttosto fedelmente – di osservare le trame di come è “venuto fuori” come al desiderio degli astronauti di 2001 Odissea nello spazio vedere come era composto il monolito o gli Archeologi lavorare di scalpello e spolverino per tirare fuori dalle calcificazioni secolari i testimonii di madre natura.

Quel disegno è per me come per tutti Voi ma il valore (sotto tutti i possibili ed espressivi emolumenti al valore che riguardano titoli nobili e di diritto ergo nessun di carattere monetario) del disegno non è in Luca Mesini ma è nel disegno e basta.

Da quello, volendo, partite per cercare cose che non sono “uguali“ dentro di me e che pure io amo perché non ho. Eppure, come Voi – so che in qualche modo: ci riguardano.

CONTRIBUTI

Recentemente abbiamo messo a regime una soluzione a Stampa delle migliori e più ergonomiche, anche deontologicamente parlando sul profilo che ci ha sempre indicizzato al desiderio di rendere “le opere d'arte” o comunque le opere del proprio ingegno creativo, disponibili alla maggior parte delle persone – quando le opere stesse sono intese nella loro forma fisica, nel caso del Disegno Vettoriale, opte versus la SDA (Stampa Digitale Artistica su carta DOCG) sulla quale già ci siamo spesi qui, mettendo a “progetto” l'incipit del “Piccolo Gallerista”. Che abbiate un'autorimessa, o qualsiasi altro tipo di attività o volendo incrementare con questo profilo armonico parte del Vostro tempo libero surrogandolo con una passione a latere in tal senso – ecco la versione proposta chiavi in mano per disporVi al piacere di credere al valore aggiunto di un lavoro o uno studio sul territorio, e ricavarci un angolo nel Vostro studiolo, o a latere della vostra pompa di benzina o altro laboratorio o luogo di lavoro che sia. Praticamente a km zero.

Riveduto e corretto proprio in questi giorni, uno dei profili di analisi che curano la dialettica al senso e il significato del “corpo” del Figurativo Ellittico.

Altresì, sempre riveduto e corretto in questi giorni – l'attuale profilo di sintesi delle “specifiche che giustificano il gesto di una Stampa Digitale Artistica”.

E infine – l'aggiornamento in tempo reale delle matrici che stiamo preparando per il progetto di 25 stampe autografe DOCG firmate dall'Autore per sole (appunto) 50 euro. Profilo questo che si integra anche al desiderio di proporsi in tal senso per ciò che concerne il lavoro del disegno a mano libera (come vedrete in galleria) e che presto si unirà al principio (completamente autogestito) della “Miniatura SDA d'Artista” (qui diverbata solo nella rappresentazione ideale della tecnica che utilizzeremo) – prodotto che similarmente all'ACEO si propone di rappresentare tutto il profilo tecnico, estetico, pulito, nitido e preciso del Figurativo Ellittico, nella sua resa a “Cammeo” migliore e disponibile sul mercato :) Insomma: un traguardo a portata per qualsiasi artista con un profondo e particolare background inserito in contesti di grafica di produzione, come quei del sottoscritto.

Nei nostri blog, abbiamo da anni portato avanti un tipo di elucubrazione su “Il disegno e la professione artistica” come anche resi in parallelo alla “Professione grafica” infine sul “metro” delle “Arti”, contenitore generico che mette luce e profitto sia sulla professione che sull'ingegno creativo che punta su svariati opzioni di processo e obiettivi di stile. Che ci riguardino più da vicino o meno...

 

 

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