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Pubblicato da
Luca Mesini
il 23 aprile 2016

Fondazione Aurelia Disegni della Gioia

Questo articolo presenta una nostra attività (in nucere) personale. Per quanto si inserisca nelle cose che possono essere note e diverbate è giusto fare presente che non ci dedicheremo, in modo specifico, con questo articolo – nel presentare realtà terze già diverbate o operative nel mondo: se nonché la nostra che, idealmente – va a chiudere la prefazione dell'Analisi SWOT che avevamo premesso tempo fa al lido di come fare a creare un ordine di sostenibilità a una vocazione artistica anche là dove i termini di sopravvivenza si sono strutturati verso soluzioni di grado differente. Aurelia è il nome di mia madre e i “disegni della gioia” sono il frutto incontrovertibile (e forse più amato, senza “se” e senza “ma”) della vis creativa di quella mano felice che grazie alle nostre gallerie di disegni, in tanti ormai conoscono. Presenteremo, quindi, il progetto che si profila al desiderio di disegnarne quanti più possibile al prezzo di un euro cadauno :)

In fotografia: mia madre Aurelia, a sinistra, con una delle sue sorelle, Luciana – nella classe elementare dell'Istituto delle Orfanelle di Guerra, sorto a Ulzio dopo la II Guerra Mondiale (datazione incerta, dopo il 1945).

Aggiornamento ad APRILE 2017: mentre in queste Gallerie troverete fotografie storiche afferenti a mia madre, qui poco prima e in alcuni casi nel momento in cui conobbe mio padre (e stano insieme ancora oggi, direi, stante all'amore, allo stile di come ieri) – volevamo far presente che aldilà della qui di sotto letteratura sul merito (edotta dal bisogno di essere realisti):

CHI VUOLE DAL SOTTOSCRITTO disegni della Gioia a un euro cadauno su formato A4 di semplice carta da fotocopia (poiché sinceramente non ce ne possiamo permettere per adesso altra) firmati da Me e da Mia Madre, può averli richiedendoli o nei messaggi qui su equilibriarte, a mesinilio@alice.it – pagamento via postepay o se preferite bonifico bancario (ipotesi poi la spedizione che consta in una busta con plastica a bollicine d'aria, cartoncini per rigidità e protezione, spedita o come posta prioritaria o raccomanda1, lì saprete anche Voi quanto può costare). Li eseguo sul momento ogni giorno perché ormai la mia mano è quella e lo sapete :) In bianco e nero oppure con una spruzzata di colore come in questo caso.

 

LETTERATURA SUL MERITO AL BISOGNO DI ESSERE REALISTI italiani

Aggiornamento al 10 maggio: inseriamo al fondo la nuova testata dell'iniziativa (vedere il disegno dei soldi sulla fotografia di copertina, ci ha procurato, nel giro di poco tempo, un certo imbarazzo qual dove non l'autentico disgusto) – son da sempre, l'arte e i soldi – due parametri inconciliabili. Una riflessione di metodo val gusto aggiungere: non è una provocazione (anche se dichiaratamente lo sembra) vendere un disegno della gioia a un euro, là dove, l'autore, per velocità “sua rovina propria” negli anni dovrebbe riuscire in un ora a farne almeno più di tre – se in forma, quasi dieci. Molti dei disegni che realizziamo, son vivi di un merito sul qual merito chiunque li volesse potrà determinarsi liberamente. Il contesto verte sulla innocenza di una bambina (là sopra fotografata sul suo primo banco scolastico), che impugnando una matita, né avrebbe (crediamo) immaginato, che i suoi figli l'avrebbero così tanto usata – e una volta superati i 70 anni, dir a me candidamente che visto che quei disegni “vengono a prenderseli tutti” a mani tratte (forse perché regalati a cuore perso) – potrei venderli semplicemente a un euro (vieppiù oggi nella situazione circostanziale di dover rimanere tutto il tempo a casa per poterli disegnare). Fine aggiornamento al 10 maggio, segue l'articolo originale.

Aggiornamento a fine agosto 2016: «Là sì laddove il cuor si presta con amor a diverbare il gesto, par sempre ch'alla gente sibilli sinistro in testa un sentimento sverso», questo per dire che le persone non sono abituate ad: avere a che fare con chi lavora e paga le tasse, secondo – aver a che fare con persone oneste e buone, per le quali, ogni tipo di azione – è volta a fin di bene, e non mero interesse di parte sul quale – anzi, poter giuocare magari anche sul dolore degli altri, et vice-aggiungeremo la sequela di malefatte della nostra cultura politica che là dove eccelle, par sempre che passi sugli orrori.

Non è così.

Per quanto la cosa sia strana e venga da dire “ma questo da dove esce” (sul qual perimetro del concetto, riguardo la mia persona, credo che – nel bene, come nel male – a nessuno sia mai venuto meno chiederselo) – io sono un uomo molto onesto, fortemente idealista, agendo per amore (ergo, vedendo maturare in me cose che si son costrutte su quella che fu la trasmissione di bellezza che altri deposero “qui dentro”) agisco per amore ovviamente e naturalmente... anche se l'organizzazione delle mie idee non ha nessun riscontro commerciale – sarebbe non corretto ritenerlo. Se davvero io potessi guadagnare un euro a disegno, su disegni realizzati a braccio velocemente in formato A4 – potrei tranquillamente guadagnare 20 euro al giorno o più, e risalire la china sotto alla soglia della povertà. Poiché per ardimento indottrinale, non son propriamente un procacciatore d'affari (né riesco a vedere soldi ma solo disegni puri a ciò che sono e tali e quali) vien d'uopo concludere che questa mia proposta, sia utopica, idealista e possa funzionare giusto come una provocazione – anche se con il senno di poi: io non provoco nessuno :)

Giorni fa mi sono rimesso a questa guisa: se qualche Ente culturale (con finalità artistica di un qualche tipo, come a Houston) oppure Museo di Arte Moderna e Contemporanea, al suo reparto di grafica, a esempio – o altro Centro o gruppo di mecenati, associati o singoli – nel mio Paese come in qualsiasi altro Paese anche extraeuropeo (a condizione di poter avere una interlocutrice che parli l'italiano), desiderasse investire sulla mia produzione artistica – io, sinceramente, a partire da 10 euro per un “Figurativo Ellittico” al giorno, o per un disegno formato A3 su carta bianca da 100 grammi eseguito con Conté à Paris Pierre Noire 3B al giorno, sarei disposto a firmare un contratto garantendo quest'operazione creativa EX-NOVO (ergo di prodotti nuovi che non saranno mai pubblicati su internet) a partire da domani. Prevedendo – a rigor di logica – collezioni che partano da un minimo di 15 giorni (ergo 15 disegni o 15 figurativi ellittici) – sulla quale proprietà, gli Amministratori così, pertanto, proprietari – riceveranno le “matrici” (cioè i documenti .ai e .pdf via internet per quanto concerne il Figurativo Ellittico) poniamo di qualcosa come questo, o come questo, che il sottoscritto spedirà una volta al giorno – e che questi signori mi pagheranno in anticipo 15 giorni prima (previo naturalmente incontro formale e sottoscrizione controfirmata). Tolta naturalmente la diversa guisa di spedizione per quel che invece concerne originali di carta, sul periplo del figurativo ellittico funzionerebbe perfettamente via internet senza costi terzi.

Fatturazione? Ritenuta di acconto senza problema (aggiungendo l'iva).

Garanzie? Poniamo sul figurativo ellittico, possibilità di riproduzione su ogni tipo di supporto, formato e foggia a cura del proprietario a vita. File originali – una volta terminata la transazione, distrutti a cura dell'autore (ove non diversamente richiesto).

Dieci euro al giorno, per il sottoscritto, attualmente senza nessuna aspettativa di vita in essere, potrebbero permettermi di pagare il dazio della mia libertà mensile mettendoci pure da parte qualcosa (calcolando dai 28 giorni ai 31 che ci sono in un mese).

Quindi, edotta la maturità ormai acquisita da questa mano e sul profilo dell'esecuzione di un figurativo ellittico ex-novo su disegni del mio personale ingegno creativo – i quali verrebbero in tal caso tutti accompagnati da un blocchetto di testo a garantirne la data di realizzazione, la tiratura, il nome del committente – bhè: sarebbero una prospettiva di vita non promettente, ma almeno garante al mantenimento di quelle che sono le spese obbligate che per goder di libertà – ogni disoccupato ha. Almeno qui in Italia.

Ergo figuratevi se nella semplicità di un disegno a mano libera su formato A4 in carta da fotocopia io non potessi prendere un euro a disegno... a ben pensarci chi ci guadagnerebbe sopra? Solo le poste italiane, ...ma chi avrebbe il coraggio di darmi un euro e spenderne 10 per raccomandataposta1?

Sul coraggio premetto che ho visto mamme non dare a un bambino neanche 50 cents per un disegno realizzato sul momento a doppia anta su carta da biglietto d'auguri tagliata a mano nella conversa del calore all'interno di una rinomata libreria... e pure confezionato in busta trasparente. E non un disegno qualsiasi ma un albero con il nasone e pupazzetta in florilegia compagnia: minimo, dai 5 ai 10 minuti e col biglietto a parte con il nome qualcosina in più.

Ecco quindi ok lo ammetto – su un disegno soltanto, l'utopia è una provocazione.

Comunque lasciam qui di seguito l'articolo come in origine – perché ciò che conta è lo spirito che lo ha redatto e non forse tanto il contenuto, dal momento in cui siam nati per servire gli affamati e non gli stolti: son sempre queste le due figure che si cercano e non s'incontrano :)

(SEGUE ARTICOLO ORIGINALE - fine aggiornamenti)

Questo articolo per adesso presenta l'offerta insita nel contesto dei disegni venduti a un euro cadauno – ingegno e armento per Maestre e Consigli di Genitori riuniti all'uopo per mandare al sottoscritto una sfilza di nomi di bambini ai quali dedicare, per ognuno, un guizzo di gioia per disegno a mano libera col suo nome attorno a una pupazzetta florilegia o alberi con il nasone in allegra compagnia – altro ingegno o armento per chi, con la passione per qualcuno, desiderasse o volesse delle elucubrazioni d'autore per disegno a mano libera col computo di alcuni disegni che si divertano a collocarsi attorno al suo nome ivi pur'esso disegnato apposta per “compleanno, evento, affetto di parte motivato dal cuore etcetera” ed altri ingegni, armenti et complementi varii che possano allegrare la Vostra Sede, il Vostro Ente, la cucina ol luogo di lavoro, con disegni della Gioia at ripetizione et eseguiti in veloce, ispirata, vocata maniera.

A matita, sul formato A4 o A3 a preferire.

Sarà oltreché (questo articolo) un lavoro work-in-progress dove al fondo, immetteremo input chiari ed esplicativi al lido di come organizzarsi per fare tutto questo, qualsi voglia il vostro a simigliarci et organizzarsi a siffatta maniera. Questo per dare un senso al nostro fu articolo AP&S versus SWOT.

ANTEFATTO

Verso il 19 dicembre del 2015, la mia famiglia si trovò catapultata in un'avventura che non credeva poter sostenere.

Mamma, con già un'operatività del 30 percento del cuore, si trovò, all'improvviso, con un femore rotto, preludio inevitabile di una probabile fessurazione forse indotta da un'osteoporosi.

Già peraltro val la pena sottolineare come questa operatività del cuore fu frutto di un altro tragico evento, risalente a più di 4 anni fa, onde per cui: i Reparti di Cardio-Chirurgia d'Urgenza dell'Ospedale di Alessandria, in Piamonte, e della Casa di Riabilitazione Borsalino, sempre in Alessandra già son pieni di nostri disegni alle pareti, frutto di quel ringraziamento alle spettanze ospedaliere che resuscitarono mia madre da un infarto che, se avesse colpito un uomo, non gli avrebbe dato più di 12 secondi di vita... mentre come solevano dirci: la donna fu fatta dopo l'uomo, per questo è venuta meglio (e più resistente).

Tornando all'antefatto, causa rottura del femore ne divenne un mese impegnativo, d'istanza al Reparto Ortopedia dell'Ospedale Cardinal Massaia di Asti.

In quel mese, una giostra di disegni venenro pian piano indirizzati a tutte le OSS – Infermiere, Caporeparto, Dottori e Dottoresse.

A un certo punto, sparsasi la voce, tutti ne volevano uno, pazienti inclusi, ed il sottoscritto – che crede fortemente nell'espressione dei sentimenti tramite i segni – prodigo come non mai a quel tipo di preghiera, disegnava e disegnava ancora, per allegrare, inoltre, un reparto dove le urla di dolore e le agonie, paiono talvolta portare l'uomo ai più seri rimpianti: così è, e si dice, infatti, del dolore... el non desiderarlo. Volerlo tener lontano...

Prima di sostenere un'attesa ma, in forse, difficile operazione chirurgica – mia madre, già tolta di tutto, ebbe un barlume di luce nello dirmi: “Luca, piacciono a tutti: vendili a un euro” – bontà sua sacrosanta e ingenua mia capacità di non saper dare un valore a ciò che faccio, ivi sentendo, per esso, un dicastero vocazionale che si dona agli altri come povertà vien fatta pazienza ai santi.

Mi venne, perciò, quella sera stessa (faceo la notte) l'idea di stimolar mia madre (che manco più leggeva e avea gl'incubi la sera) dicendole che avrei creato per Lei, pertanto, la Fondazione Aurelia Disegni della Gioia – così Ella avrebbe avuto da lavorare et fare qualcosa, firmandoli oltreche me.

E così fece. Nè seppi però far altro se non continuare a regalarli per non negar niente a nessuno. Tenni però da parte, quei firmati da Lei... come un ricordo. Erano, credo, circa 24.

Fine gennaio, tornammo a casa, conclusosi, felice, per fortuna, intervento ben riuscito; lasciando, in verità per me, non certo senza nostalgia quel gruppo di bellissime infermiere & C. – e giunto a casa, far di conto con il complesso quadro a seguire una madre non più autonoma.

Letto ortopedico, carrozzina, sollevatore, catetere e cura ed attenzione alla persona fin nel più banale accorgimento di cui, sappiamo, in verità, sol più quando non siamo autosufficienti... ma là dove la mia malìa m'inganna, né riuscivo a dare un seguito a quel progetto, troppo folle e assurdo per compiersi davvero.

Folle – al gesto della vita, finalmente il coraggio a dir questa parola – folle. A far prediche e addizioni l'abusiamo, buona per aforismi e aneddoti – ma poi a concepirla per davvero...

Troppo assurdo e folle per compiersi davvero, ci ragionammo per tre mesi, sui quali partorimmo anche il famoso anagramma SWOT.

Oggi, 22 aprile 2016 – finalmente la follia mi viene e decidiamo insieme di varare questo progetto, partendo da quelle nostre sole forze che, se non sapessimo disegnare in questo fortunato modo, varrebbero meno che zero.

Invece valgono un euro, certo è molto (dato che una razioncina di noci sgusciate o frutta secca costa ben 99 centesimi) ma è un debito che bisogna avere la dimenticanza di chiedere, se volendo sopravvivere – di sol disegno si vuol campare. O si deve, quando compresi nei quattro muri di una stanza.

E quindi, Signori et Signore: andiamo a incominciare.

Se volete dei disegni at personam, Gioie di Alberi con il nasone o pupazze sorridenti a un euro suon battenti, osate nominare anche il nome che al disegno volete far sposare – e senza la fretta che poteva corrompere il nostro solerte zelo sovrano sul lavoro in tipografia – per un euro metteremo in marcia la matita e così sia.

Sù forza, venite gente, direbbero i mercanti, noi qui che temperiam matite, speriamo che gradite (tratto da: gli atti di Luca figlio di Aurelia et Giuseppe, fratello di Emanuele e Muriel et discepolo con altre genti della forza del credere nell'espressione dei sentimenti tramite i segni – amen).

REPARTO ICONOGRAFICO

Abbiamo qui raccolto per la prima volta Lei – Aurelia. Aurelia figlia di Aurelio, tenente della GdF (Guardia di Frontiera di istanza negli Alpini durante la II Guerra Mondiale sul perimetro delle alture dell'Alta Valle di Susa e morto sul campo) e figlia di Santina, amata da tutti quei che la desiderarono per sempre (rimanendo Ella fedele al suo compianto marito) risposandosi mai più.

Le nostre madri sono state bambine: qui si vede, cosa rara (vista la virtù dell'epoca eccedere in testimonianze fotografiche) e pertanto né Ve la teniam nascosta.

Ella avrebbe immaginato di sposarsi, aldilà dei giochi di una bambina? Ed avere e che tipo di rapporto con un uomo oggi che disegna versi a suon di segni ricordando – questi – tutti i suoi appassionati amori?

Ella no di certo immaginava che a saldo, i suoi dolori, avrebbero riempito le stanze di questi modernissimi Ospedali, quindi Ella ci ricorda che quando vogliamo ringraziare TUTTI dovremo dire (per intender TUTTI) – TUTTE, ergo usando il femminile. TUTTE significa TUTTI. Tutte :)

aggiornamenti work in progress – IL MESTIERE (AP&S versus SWOT)

Come si “cambia” il proprio mestiere in un “altro” mestiere? In Italia? Se da operai, guadagnato il lusso di aver imparato un lavoro ad HOC, diventate imprenditori (facendo quel lavoro al senso del vostro spirito DOCG) – saprete ben fare differenza fra operaio e imprenditore. Se non la saprete fare (poveri Voi), farete tutte e due le cose (in verità molto diverse fra loro) insieme et poiché, facendo di conto (non avendo una segretaria) dovrete stare alle Leggi di Stato (equipollenti a una partita IVA e alla registrazione alla Camera di Commercio) – potrete, invero, partendo da zero, far confido sulla Legge o Opportunità del fu Prodi, inserendovi in questo contesto utilizzando “i minimi” – sorta di partita iva fittizia equipollente alla resa pulita di una semplice ritenuta di acconto (ove l'IVA non si scarica ed è semplicemente un “costo”).

«Scaricare» l'IVA è un concetto ardito, ardimentoso, arduo. Non ve lo spieghiamo: o ce l'avete nel “sangue” oppure no (come lo spirito del commercio o l'arte del venditore).

Probabilmente: non lo capirete MAI e questo è già: un guaio :) Tralasciando l'argomento e il concetto, anremo a procedere...

SE NON SAPRETE far differenza fra il lavoro (el ruolo) dell'imprenditore (che il lavoro lo cerca) e dell'operaio specializzato (che il lavoro lo fa), non potendo dedicare 3,5 mesi all'anno per compilare (come lo Stato esige) gli incartamenti necessari per essere libero di esercitare onestamente il vostro “patrizio et nobilissimo lavoro”, uscirete di testa in men che non si dica, soprattutto se partendo da zero (ergo investendo 10 mila euro, il minimo che serve per partire da zero avendo le spalle coperte per muoversi in automobile da un posto a l'altro del territorio limitrofo al Vostro campo d'azione) – o per “coprire” i soldi che un “bifolco” potrebbe farVi buttare a carico di un Vostro collaboratore...

Prodi, questo, l'aveva previsto (è italiano come noi: anche se diverso) – mettendo un termine, all'inserimento dei “minimi”: di 4 anni. Dopodiché, infatti, se si sopravvive (o se si sopravviveva) – si passa (o passava) al regime di una partita IVA classica e regolare, ergo se siete sopravvissuti a stento (o foste sopravvissuto a stento) – Vi troverete (o sareste trovati): condannati a morte... (vale al presente, passato, imperfetto, futuro, condizionale et via dicendo :)

Sono, infatti, questi 4 anni, sufficienti per chiudere a credito o a debito :)

Nel qual caso opterete per cambiare mestiere (da operaio) per diventare imprenditore, inserendovi nei “minimi”, sarete dei “lost” (spariti, sconosciuti, fantasmi) – anche l'Agenzia delle Entrate faticherà a capire chi siete e dove siete e, quando l'avrà finalmente capito, Vi dirà che a monte dei vari commercialisti che avete consultato, per lavorare come Dio e Cesare comandanoavete sbagliato tutto e pagato, probabilmente molto di più di quanto era dovuto.

Tranquilli: se chiudete a credito con lo stato per circa 1500 euro, li rivedrete dopo tre anni, come è capitato al sottoscritto – quindi ciò che è giusto è giusto (ma è un predicato che si può ragionare solo dopo che il latte è stato versato, quindi dopo che avrete pagato di più di quanto Vi era dovuto pagare...).

Nel caso abbiate quindi superato i 35 anni e siate un operaio specializzato (molto DOCG, denominazione di origine controllata e garantita oltre che verificata dai Vostri clienti o i clienti del Vostro ex-datore di lavoro) – sarete una sorta di “mulo da soma” (cioè un pezzo da 90 o un assegno in bianco) e stupidamente, questi nomignoli saranno il Vostro orgoglio :)

Come se questo fosse un Paese serio :) Al limite peccherete di permalosità :)

Quell'orgoglio (attenzione) potrebbe essere la Vostra rovina, poiché fuor di qua – se dimostrate di essere “Responsabili di produzione” e chiedete tre euro (lorde): Ve le danno :)

Quindi consigliamo vivamente di non disperarsi troppo e di prendere coraggio per andare in un di quegli uffici che mai Vi sareste presi la briga di perlustrare: han nomi alquanto diversi, fra loro, a seconda della provincia, regione o città – e sono gli equivalenti dell'Ufficio del Lavoro o del CollocamentoLuoghi abbastanza asettici et ignavi dove personaggi improbabili (tipo: “Lei sa come si accende questo?”), lavorano per darVi il merito di iscrivervi in una lista “lost” come “disoccupato” ad honorem.

Cosa molto utile – questa iscrizione, dopo due anni, matura, per Voi (ma soprattutto per gli imprenditori) un utile aiuto per lo Stato: la mobilità. Verrete assunti (al limite, se succede e Vi impegnate per far che accada) a metà prezzo (una sorta di prendi due e paghi uno che, per un imprenditore serio – se siete un “assegno in bianco” per ciò che fate, vuol dire “prendi 40 e paghi zero”).

La cosa non costituirà un buon investimento sul lido del vostro percorso autostimante.

Perché come abbiamo sempre detto – come “la musica finisce” anche la mobilità (finisce), infatti dura solo due anni – e per qualsiasi imprenditore, varrà il vantaggio di cercare altri con questo “bonus at honorem”, da sfruttare per altri due anni, come pura merce di scambio.

Questo, in sintesi, è il famoso mondo del lavoro che tutti i «”politici”» (fra doppie virgolette) al governo e gli individui legalizzatisi a delinquere (tipo i 5 stelle, che tanto se la ridono o altri individui dal passato incerto che proprio il 25 aprile trovano il coraggio di candidarsi come sindaci sputando, in un certo senso, sulla memoria di quei morti che ci han dato oggi la libertà di non vergognarci neanche)... polemiche a latere, insomma: per chi sa leggere, sono addizioni semplici da fare.

Vi consiglio, pertanto, di rinunciare.

Assolto l'obbligo di iscrivervi come disoccupati (poiché lo siete), datevi da fare come se steste lavorando quando lavoravate (sia da operai che da imprenditori inseriti nei minimi): semplicemente, evitate di confrontarvi con le grandi industrie ma ragionate come artigiani amatoriali. Siate onesti e seguite il corso alla vostra rettitudine in due modi: tenendo cifra e memoria di quello che fate, come potete.

In tal caso – i poteri, nel nostro Paese, sono due (in verità tre, ma il terzo Ve lo sconsiglio).

PRIMO POTERE sfogare tutto l'estro e l'abilità del Vostro ingegno creativo. Facendo cose con le vostre mani... in pratica quel che fa un artista senza mettere, nel suo prodotto finale, l'intervento di terze industrie (le quali richiederebbero una tracciabilità fiscale, in teoria...) – non sarete tenuti a pagare le Tasse su ciò che venderete, poiché quello che venderete sarà sempre e solo frutto del Vostro ingegno creativo, quindi roba Vostra senza inserimento terzi.

Sarebbe utile, se fosse vero – ma dal momento in cui, su circa 250 iscritti all'Albo dei Dottori Commercialisti non ne troverete (infine) uno solo in grado di conferma questa teoria e soprattutto, uno o una in grado di confutare una versione simile a quella dell'altro/a collega consultato/a (avremo quindi circa 250 mila versioni di comportamento “legale“ o a l limite della legalità, diverse) – visto che nel nostro Paese basta andare da chicchessìa (dandogli una bella somma in denaro) per fargli confutare “legalmente“ ciò che preferiamo o ci fa comodo (dal momento in cui questo cavillo non ha nessun valore, invece, de facto, giudiziario) ... Vi consigliamo quindi di fare sempre almeno: una ricevuta non fiscale.

La ricevuta non fiscale serve a Voi per sapere che state facendo e Vi permetterà di capire cosa avete guadagnato in un anno di lavoro da disoccupato. Sarete, onestamente parlando, tenuti a fare una dichiarazione dei redditi se supererete le 5000 euro di guadagno annuale.

Soprattutto se siete nella condizione di non guadagnare nulla (poiché non avete un lavoro completamente diverso da quello che, probabilmente, sapete fare meglio – cioè il pittore, l'illustratore, il disegnatore, lo scultore, il musicista eccetera) – premesso che ogni “artista” solitamente è anche un bravo saldatore, un bravo magazziniere, un ottimo grafico e un bravissimo venditore di frutta o altri genere al mercato rionale – se dovete modificare il vostro rendimento interno lordo annuo (perché dovete onorare un tot. di spese o uscite obbligatorie) – dateVi da fare per organizzare al meglio il Vostro lavoro dandogli un valore e certificandolo sulla minima base possibile di quella che è la Vostra più onesta possibilità operativa (ergo economica).

ERGO: TENETE UN ALBUM, un diario, un'agenda – un blocco di ricevute non fiscali, preparate un foglio (o comunque sappiate almeno tenere conto del NUMERO) di Ritenute di Acconto che potrete permettere a probabili Vostri Clienti di compilare.

E qui veniamo al secondo potere...

SECONDO POTERE di valore giudiziario (poiché fiscalmente tracciabile), trovare delle persone che desiderino i Vostri servigi se regolamentati da una “Ritenuta di acconto”. Chi ha abbastanza potere da poter gestire un'attività con partita IVA – utilizza la “Ritenuta di acconto” per giustificare le sue spese e soprattutto per dare una versione corretta e legale all'utilizzo di una forza lavoro in essere.

Come sapete, in questo Paese: se siete venditori al mercato di Mele e il Sabato o la Domenica Vi fate aiutare (per sbaglio, anche se per amicizia o per un invito a pranzo insieme) da alcuni amici che son venuti a trovarvi a raccogliere due mele dagli alberi del Vostro terreno coltivato: rischiate di finire in galera, se i Vostri amici non sono regolarmente retribuiti per quello sforzo, almeno nel contesto chiaro e trasparente di una Ritenuta di acconto.

Quindi a Voi decidere.

La Ritenuta di acconto è un semplice documento fiscale che dice, di fatto, quanto avete guadagnato all'ora – per quante ore, o quanto avete guadagnato a prodotto, per un tot. di prodotti (anche se eseguiti splendidamente dal puro e semplice e solo Vostro ingegno creativo).

Solitamente è un documento che dichiara, quindi, il guadagno di un TOT. di soldi.

Il TOT. di soldi, in Italia non è mai il totale che Vi mettete in tasca ma è sempre ripartito in totale lordo e totale netto. Il LORDO si riferisce ai soldi incluse le tasse – il NETTO si riferisce ai soldi, senza le tasse :)

E' semplice insomma.

Un assurdo è che per lo Stato Italiano – un disoccupato può lavorare (in ritenuta di acconto) solo fino a 5000 euro LORDE all'anno. Dopodiché, qualsiasi imprenditore volesse regolamentare una Vostra forza lavoro in essere... dovrà rinunciarci. Perché avete già lavorato troppo, da disoccupati... o per altre ragioni che se non siete un burocrate criminale non capirete mai. Per lo Stato italiano, quindi, un disoccupato se guadagna 5000 euro, poi deve smetterla (ciononostante 1000 siano di tasse, e quindi, al netto, pertanto, ne ha guadagnate e potute usare, o spendere realmente per vivere, circa solo 4000...) – per lo stato no: ne ha guadagnate 5000 :) E se le goda.

Finito questo scisma delle due sole cose possibili che potete fare per vivere onestamente nel nostro Paese – della terza e altre cose possibili non parleremo perché probabilmente neanche noi sapremo dirVi quanto sono possibilità legali o meno... lasciamo l'ardimento a renderle possibili solo ai politici et altri loro compari affini e miserabili :)

CONCLUDENDO SULLA QUESTIONE DELLA FONDAZIONE

Potrete avere l'estro e l'ingegno virtuoso della vis e mano creativa del sottoscritto per matita sola – accedendo ai nostri originali di disegno a mano libera “gioiosi” e firmati da LPMMB (Luca Paolo Maria Mesini Bentivegna, ergo il nome del sottoscritto con il cognome di suo padre Giuseppe e di sua madre Aurelia) et firmati naturalmente anche da Aurelia Bentivegna a un euro cadauno con ricevuta non fiscale a seguito. Potrete accedere a questo desiderio comunicando l'interesse a “mesinilio@alice.it” e inviando ciò che serve per affrontare il problema della spedizione postale, via bonifico bancario o tramite versamento presso carta postepay (a seconda di come Vi sarà più comodo).

Senza spese aggiunte, invece, se volete i file ad alta risoluzione in 300 dpi rgb (.jpg) via email (Vi perderete però tutto il piacere sacro di un originale disegnato a mano libera su un foglio di carta).

Ponendo il caso: a verifica e sostegno delle spese postali si fa fronte, sul merito, che una busta in formato A4 con bollicine d'aria protettive costa circa un euro – la spedizione unica e sicura tramite raccomandata UNO via Posta tradizionale costa dalle 5 alle 9 euro circa (a seconda se suddetta busta è di formato A4 o A3 e del peso delle madesima, a seconda di quanti disegni contiene, incluse due lastre di cartoncino spesso almeno un millimetro dal costo munifico di circa 3 euro cadaun foglio 70x100) et quindi, per non saper né leggere e né scrivere – evitando si simigliare a d'Alema che cade del pero quando scopre che un litro di latte costa 69 centesimi (da Eurospin) – confidiamo che sappiate le cose come stanno (ma soprattutto quanto costano) sapendo almeno valutare il costo di ciò che comporta assolverle (quando si fanno).

Giusto e solo per poterle: fare.

Di nostro – più che mettere al più basso prezzo possibile i nostri disegni, non possiamo permetterci altro lusso (finanche, avessimo una partita IVA, ben potete immaginare che vendendo un disegno a un euro ne perderemo circa 15 fra incartamenti bolle & fattura, commercialista, denuncia dei redditi, pagamento anticipato di quanti disegni lo Stato prevede che dovremo vendere il prossimo anno per vivere, e varii dazi per privilegi di individui sconosciuti incluso aggiornamento segnaletica del nostro essere cittadini liberi dal momento in cui cambieranno i logo per riconoscere tale nostro status quo :)

Auguri – abbiate coraggio e siate... folli :)

 

APPROFONDIMENTO CULTURALE

Solitamente è l'uomo, quindi siamo noi, al costrutto dei nostri pensieri e alla determinazione che segue (o interrompe, o modifica) le nostre azioni – che determiniamo la cultura e i suoi termini di raffronto e confronto. Da adulto, molti mi hanno investito, negli anni, di ruoli che per ognuno parevano ovvi, logici, normali ed anche fortunati e meravigliosi, amicalmente dàndosi al consigliamento delle arti intese come mestiere dell'illustrazione o del fumetto – o invitarmi a pensar di viver disegnando piuttosto che star chiuso (come in fondo è successo) in un ufficio da fotocomposizione, davanti a un Macintosh – macinando prodotti editoriali a ritmo forsennato e libero, per decidersi al disegno solo nel tempo libero e poi, infine, per amore o amicizia, nella confido di un regalo.

Ebbene...

Nella vita è molto difficile comprendere alcune cose. E sono più di una. Sovente, bisogna comprendere e capire una vocazione. Un'attitudine, quindi, leggendo fra le righe della nostra vita ciò che sappiamo far meglio, se ci siam prestati ad imparare a farlo e ad amarlo – oppure leggendo fra le righe della fioritura spontanea di un talento (quindi una vocazione, appunto, preposta al gesto sul quale avvezzi dobbiamo imparare a leggere) ... inoltre bisogna imparare a vivere, in un contesto sociale, fatto di regole civili e sociali. Si dice di questo quando un uomo intraprende la sua vita lontano da altri e forma così il suo “essere” indipendente in un contesto. Certo: quelle sono regole che possono essere determinate su un tipo di lettura o un'altra... di quelle cose che appunto: dobbiamo imparare a leggere e a comprendere. Cose che sono sempre più di una. Sovente, una di queste è un mestiere, l'altra: un'arte. Per qual ragione siano più d'una e, poi, a volte, così diverse (l'arte e il mestiere) è una riflessione alla base della natura dell'imbarazzo che consta passare da una all'altra – sul limo della terza che, invece, rimane sempre: l'indipendenza... Ecco che, per questa ragione, se la funzione di un mestiere non conflittua con il denaro e la logica dei costi, del prezzo delle cose, del guadagno e di come si investono le risorse... quel termine (il denaro) può essere il solo e unico aspetto che fra le le righe dell'arte non riusciamo a leggere... forse perché il “mestiere” è un linguaggio più semplice e meno folle dell'Arte che apparentemente è “facile” ma in verità, per quella sua natura profonda che richiede massima libertà, disinibizione, verità, amore... non è poi così semplice ed anzi: per via dello stile che matura in una direzione e del bisogno necessario ad esprimersi come natura vuole, non lo è per niente. Ed impedisce (alle cose semplici come il denaro) di farvi parte, anzi... chiedendo, solitamente, al parametro dei soldi e del denaro – di farsi, piuttosto, da parte: perché “dobbiamo” fare altro... cosa non è quindi il denaro, per un mestiere, là dove non sia, infine, invece, per l'arte... una questione, io credo, di puro background là dove sovente, questo aiuto aggiunto, manca... mentre la vis creativa: no. E la Gioia pura sulla qual s'investe la bellezza, anche. ... tutto infine dipende dal problema che l'uomo ha di saper addomesticare a “mestiere” l'arte e viceversa.

Se io – per confutare questa riflessione, Vi dicessi della mia vita operaia e da imprenditore grafico, in uno studio DTP – e poi Vi dicessi del disegno: il disegno “non esiste“ in nessuna delle sue proprie dimensioni al lavoro del grafico – Vi è fra i due aspetti quasi la differenza che Bruno Munari confida fra la differenza fra l'artista e il designer (al minuto secondo 04'10'' di questo contributo video consigliatomi dall'amica Stefania Lai) – né poi limitandomi alla sua analisi logica della fantasia, ovviamente.

Ma se questa è una funzione di ragionamento logica, non bisogna dimenticarsi di quello che è l'apporto emotivo ai nostri ragionamenti e alla cultura che ne deriva: quindi, a seguire, possiamo cambiare il regime a questa introspezione, dicendo cose che “appuntano“ considerazioni meno accomodanti.

Aggiornamento a seguire... – Non c'è bisogno di scomodarlo, ma facciamolo: “I soldi, rendono poveri”. Che “siamo” costretti a trovare soldi e che chiunque si disponga, malgrado la sua situazione – a garantirseli (sovente, per la maggiore, mai preoccupandosi degli altri ma, invece, concentrandosi solo al punto finale e più interessante della questione: il “costo” o il “prezzo”) – è ragion per cui non scomoderemo i saggi per capirlo. Siamo nel contesto (o nel “girone”) dei soldi, né vantiamoci di altro se non essere consapevoli di quanto siamo poveri, da una parte e miserabili dall'altra. Ogni diritto ha un costo (e abbiamo esaminato la circostanza in altri recenti blog scritti anche dopo di questo). Poeticamente val poco l'anatema:

«Portare una cosa alla sua riduzione, ergo coinvolgere ciò che nasce all'anima del commercio – è come dichiarar “ch'è morta” – più che del coraggio questa è sorte della vigliaccheria, sulla quale prodromìa si è assunta, a ruol di messaggero, l'uomo, perdendo l'anima di tutto ciò ch'è vero valendo, esso, molto più di un soldo – né per trenta, come narra la leggenda, si vende un uomo – sarà per quello che il soldo ruba ogni cosa (et) così fatta tabula rasa, con nonchalance se lo dimentica. Costretti come siamo a barattare tutto per denaro i nostri rapporti sono dettati da quella fragilità e lo stress che li defina all'ultimo posto sul gradiente dei valori, essendo altri, questi, sui quali prendono la via gl'ascensori per l'inferno – costretti quindi gli uomini a nascere e rimanere soli, poi, in eterno – fossìa, questo, l'ossimoro finale della natura dell'uomo sulla quale non c'è sorte che gl'offenda differenze all'animale, sola forma di vita, quella, almeno libera da sto pensiero – eppure vittima, ogni giorno, di quel criterio che lo ha reso vero, più che indispensabile – sibillandone, per sempre, l'amaro inganno (tratto da: L'uomo che regalava i suoi disegni) (in: Non c'è gioia finanche eppure par ce l'hai per mano) (nelle dispense a periodi: Niente ritorna) edizione introvabilissima».

Esistono – nella vita di un uomo – dei momenti che variano a seconda del giorno. In taluni di questi, Esso è animato dal Dono e dalla gratitudine. Non sa esprimersi diversamente e i suoi doni brillano come fossero doni di tutti gli altri, per tutti gli altri – l'uomo – sola formula di identificazione dell'amore che ivi, in uno, si rende al dominio e alla gioia, al desiderio e la felicità degli altri – loro stessi per lui e viceversa in un continuum spazio-temporale eterno, fatta salva l'immortalità dell'uomo (che ben sappiamo, si rende al concetto “per sempre” in spirito e con l'anima). Non c'è sorte, insomma, che sappia a possa filtrare, variegare, modificare, progettare e fermare, smorzare o modificare i suoi gesti in “gesti terzi a progetto” ovvero capaci di sapersi identificare in un valore poi esso convertito in denaro.

Ma come ho analizzato (come dicevo sopra in un blog venuto dopo questo) qui, l'Arte come produzione delle cose e la vita dell'uomo come forza lavoro sul merito della produzione delle cose ha un costo – che poi, al saggio o poeta risulti diversa la sostanza, è quello un dolore che ognuno di noi ricovera nel profondo della sua anima, e ben sarebbe vergognarsi ogni volta che si acciglia a disporsi per denaro e lasci, in fondo, al sistema che ha computato la vita sul nascere: avere un costo e dover essere onorato.

Dispiace aver bisogno del denaro, produce vergogna dover svergognare una cosa pura e nobile in cambio di un obolo che di puro e nobile non ha nulla – sconforta dover constatare che ogni diritto o libertà vien pagato in termini né puri e né nobili.

Che sia questo il destino a render solo un uomo – forse ne compete coscienza il Museo di arte contemporanea che sparge vitalizi in ogni angolo di mondo per tenersi la produzione di un uomo libero, se stante al bisogno deontologico che ha, per farlo sapere agli altri, imbastendo collezioni nei suoi spazi e altri armenti volti a far di tutto ciò che è solo al destino d'uno – tenendo distanti la vergogna el sentimento di indecorosa arresa che l'uomo che disegna sente alla sua mano che mai per quello pesa – mai, per quello: pesa. E deve pesare.

Per questo di Lui di dice “folle” se si mette a disegnare, folle, matto ed incapace. Di ciò che piace. Pure a lui stesso né per verso potrebbe piacere agli altri, visto ch'entrambi uomini siamo – e da uomini moriamo. Alcuni con un dolor che precede la morte da vivi, altri – più fortunati – proprio quanto l'è l'ora :)

In queste foto c'è una bambina, come tante di Voi che hanno dato infine alla luce un figlio – né sapendo con chi sarebbe stato il fato a deciderlo, né sapendo di qual cruccio o dono si sarebbe convertito il figlio nello capire e comprendere se stesso, prima di imparare ad arrivare agli altri, al gusto compromesso. In queste foto – alla bambina – c'è ciò che non sapeva e so io oggi di Lei: ch'esisteva così inconsapevole a ciò che sarebbe venuto dopo di Lei, dopo Con Lei.

E in queste foto c'è anche il ricordo di una guerra che per certi versi avea portato via tutto – e questo più che altro deve farci riflettere sul potere che ha il bambino di rimanere tale al suo diritto di esistere aiutando l'uomo a riflettere e a ripetersi pur sapendo che non si riman sempre bambino. Guerra che non al ricordo non capiamo come oggi alla difficoltà di capire ciò che non gestiamo, come se lo fosse.

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jlgg jlgg - 25/04/2017 - 10:50:18

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