Login
Pubblicato da
Luca Mesini
il 06 settembre 2015

Fleetwood Mac e le ballate di Tusk

Fra i vari ensemble musicali o complessi che hanno influenzato tanta musica “easy listening” (di facile ascolto) (il che non vuol dire di “doloroso ascolto”) ci sono sicuramente i Fleetwood Mac che in Tusk diedero frutto a un manipolo di ballate mai più ripetutesi e sicuramente di efficace influenza su tanti artisti più giovani. La bellezza di queste composizioni è data dal probabilmente maniacale lavoro in studio di registrazione che da lì a divenire iniziò ad incrinare i loro rapporti... ma in fondo, Tusk era un lavoro che usciva subito dopo quel successo interplanetario sul quale si sono spese anche tesi di laurea, ovvero un disco che alla fine della fiera, non eri “contemporaneo al tuo tempo presente“ se non lo avevi mai fischiato o canticchiato almeno una volta... “Rumours” – raccogliamo queste canzoni e soltanto queste, per farci un'idea di certi sentimenti pop-rock universali... e di come si montano e smontano certi strali :)

In copertina, da sinistra: Stevie Nicks e dietro, in piedi, John McVie – Mick Fleetwood al centro e in basso, riccioluto di spalle e seduto, Lidsney Buckingham. A destra, Christine McVie... i Fleetwood Mac (periodo seconda metà degli anni '70).

Un perfetto equilibrio di sintesi, dove l'armonia e l'arrangiamento è a unisono con il timbro delle voci e gli squisiti cori. Questa, in sintesi, la bellezza delle ballate di TUSK – primo fiero richiamo a quel successo che sdoganò, con una formula felice – il grande passato blues di un complesso americano.

OVER & OVER scritta da Christine McVie, pianista e anima al femminile del progetto Fleetwood Mac, fin dalla fine degli anni sessanta – qui ormai matura interprete e deliziosa cantautrice ricamatrice del bel suono. Un “classico“ della musica americana anni '70-'80 dove il ripiego delle grandi ballate folk subisce e tracima il fascino della musica orecchiabile e romantica, con vezzi precisi e attenti, accordi misurati... e una bellezza vocale e chorale che ha fatto scuola.

Sono infatti questi cori a raccogliere l'eredità della musica degli anni '60 al posticipo della musica psichedelica via d'approdo, infine, a questa mistura di dolcezza che come una pastorale sinfonica cadenza sulla natura... eppure ecco che l'incanto non rimane servile a se stesso e come sotterfuga magia, arriva SARA – il brano simbolo di un'epoca, dove la bella voce rauca di Stevie Nicks (che con Lidsney Buckinghan, nel canto e l'audizione come nella vita) diede una svolta in positivo al successo di un complesso che aspettava solo il “La”...

In SARA le chorali si fànno elegiache e tutto il composto sinfonico del brano eccelle per le sue armonie dolci, quiete e paradisiache... una gioia molto vicina a quegli eventi di comunità che raccolgono attorno a un fuoco e alle presse di ghisa manuali per canestrelli, nuclei familiari che fra una cena e il vin brulé accompagnano i giochi dei ragazzi fra le malghe delle frazioni di montagna... il gusto el suono ci guadagna.

Queste ballate sono l'evoluzione stilistica della grande tradizione musicale che abbiamo tempo fa analizzato con la Musa d'Inghilterra ma risultano più amplie e profonde nel loro contesto qualitativo e ricercato per via della grande speme che si portano dietro i musicisti, che fecero scuola con Peter Green e John Mayall nell'america del rhytm 'n blues.

Ogni stoccata di basso è giusta, ha il peso e l'aroma dei pezzi musicali profondi e di amplio respiro come giunge i panorami finalmente ai nostri occhi dopo il cammino – così è infatti ancora in STORM.

Il perfetto equilibrio musicale vivo e pregno di quest'anima blues la troviamo in SISTERS OF THE MOON dove l'impianto elettrico e timbrico dell'arrangiamento strumentale invita a una composizione più drammatica ove la stessa cantante potrà esibirsi in estasi più Rock e sospiri più estesi... quasi la stessa canzone ANGEL, ballata sulla quale si snoderanno tutti i lavori solisti della cantante (Stevie Nicks).

Altro capolavoro BROWN EYES dove la sintesi della batteria (ei piatti) di Mick Fleetwood, il basso di John McVie e le tastiere veramente dipintrici di Christine McVie scivolano via come le nuvole sul cielo nell'accordo raccordante delle Voci – un clima questo delle voci e nelle voci dei Fleetwood Mac che ha intriso di leggenda una bellezza di suono all'unisono di quella di Christine con la Stevie... meraviglia allo stato puro – sostanzialmente: danza :)

NEVER MAKE ME CRY se desiderate una “ninna-nanna“ e Vi trovate in baita lassù in montagna o in riva al mare ed il silenzio è d'oro – questo brano è un capolavoro :)

Pausa Intervallo

Stiamo apposta saltando tutti gli altri brani per darVi solo un accento sulle grandi ballate, ma fra un brano e l'altro di questo generoso doppio LongPlayng (CD unico in versione digitale), ci sono anche questi saltinbanchi dove la parte maschile del fiore giovanile britannico (Lidsney Buckingham) portò infine i Fleetwood Mac a un successo commerciale non più sostenuto, se vogliamo, da questi brani ricchi di profondi intuiti e meticolosi arrangiamenti, ma sicuramente “easy listening“ come richiedono, al solito, le classifiche da hit-parade... fine pausa intervallo.

HONEY HI parlavamo appunto di generosità e qui abbiamo di poco superato la soglia della metà di ben 20 brani ufficiali facenti parte del lavoro... non per nulla ci han messo due anni a inciderlo e darlo alle stampe. Più ritmato rispetto agli introspettivi esempi incredibilmente romantici di cui sopra, la bellezza del canto e la vivacità del ritmo è ancora e sempre di prima qualità regina, come gli accordi sulle tastiere... suoni d'altri tempi e, potremo dire – universali. Le sovrapposizioni delle voci alla fine del brano sono ciò che di unico ha segnato la musica dei Fleetwood Mac a tutta l'altra... almeno dalla seconda metà degli anni settanta, che come abbiamo ricordato, segna l'avvento di un geniale apporto giovanile a un gruppo già segnato eppure maturo al suo tempo presente fatto di solido bagaglio rhythm 'n blues.

BEAUTIFUL CHILD segna alla perfezione l'eletta combinazione fra Christine McVie e Stevie Nicks – là dove tutto il complesso manifesta capacità di “gruppo” straordinarie... i vocalizzi finali di Stevie, così allungati ad “eco” sono quasi cosmici... il suo vibrato commovente. La dolcezza: unica.

NEVER FORGET è ballata di chiara derivazione country-rock con il preciso timbro stilistico della pianista e cantante Christine – sulle quali tastiere il rimorso del tempo andato è ancora così eccellente e onnipresente.

E qui si chiude il disco. E le ballate :)

APPROFONDIMENTI E CAMMEI

Sulla genesi di questo lavoro è certo inutile andare su wikipedia (almeno non quella in italiano, possiamo saperne di più sulla versione originale internazionale) è bene, naturalmente tenere in considerazione il fatto che il lavoro è stato rilasciato dopo RUMOURS – ovvero il disco che proiettò la band nell'universo commerciale del pianeta. Nel 1977 ben pochi non avevano fischiettato questo brano... da qui la vitalità di cui parlavamo – visto che i Fleetwood Mac sono (soprattutto) anche famosi per questo (e tutto il resto che da Peter Green in poi li fece sperimentare in tal senso...).

Ma torniamo alla musica del tempo “presente”: pochi amanti della chitarra non si sono persi in questo giro di boa (Landslide) una delle più belle canzoni dei Fleetwood Mac (richiamo diretto a un esperimento solista dei due fidanzati appena approdati in America: Buckingham & Nicks).

Il successo planetario di RUMOURS arriva appunto subito dopo il disco omonimo (Fleetwood Mac) ove con Landslide e altre ballate, l'ensemble si presenta con i due giovanissimi inglesi Stevie Nicks e Lidsnay Buckingham. Di fatto il complesso è ora formato da due coppie anche nella vita reale (i coniugi McVie) e da un perno alto due metri (il batterista) e i fidanzati per sempre Stevie e Lidsney.

RUMOURS ha messo a regime una formula dalla quale è nato questo – ovvero il marchio di fabbrica che annuncia il profilo stilistico delle loro ballate: DREAMS.

Con la carrellata di ballate che Vi abbiamo raccolto a inizio articolo, non abbiamo fatto altro che mettere l'accento sul bisogno che questa formazione creativa aveva dovendo moderare, in qualche modo – la pressione psicologica del successo incredibile che si lasciavano alle spalle – e sdoganare due milioni di dischi (con TUSK appunto) calcolando che era un “doppio Lp” (quindi non propriamente un disco alla portata di tutte le tasche) bhè... per gli amanti del genere, quel disco doveva poi contenerne, di belle canzoni... e se Vi piace questa musica, come vedete, infatti, ce ne sono molte... e non tutte da hit parade.

Un altro brano molto inventivo, sulla formula di RUMOURS – è THE CHAIN, vero porta bandiera di soluzioni “creative” che stanno alla musica folk come al pop giunsero in genesis con i loro album elettronici: ascoltarli voleva dire, semplicemente, ascoltare qualche idea nuova. Con The Chain i Fleetwood Mac portano ai luoghi comuni, tanto materiale nuovo eppure senza dimenticarsi del loro passato: il tantrico sound da ballata ritmica, le sferzate di basso acustico, i rulli dei tamburi tutto nella primavera di un folk-rock pop che segnerà da lì a poco l'avanguardia sulla quale si sono poi ispirati in tanti... per omaggiare questa fantasia probabilmente inserirono un classico nella loro doppia prova Live a seguire: The Farmer's Daughter... (sulla prova Live di quel periodo qui un'amplia veduta) ...

I Fleetwood Mac non riuscirono più a ripetersi in questa formula e l'eccellenza dei loro intuiti scemò (quindi andò a finire in) prove soliste che mancavano tutte del pieno fiore dell'elegia del gesto che solo in quel contesto di gruppo poteva darsi a fiorire – infatti sparirono anche le intese di coppia e quindi è naturale averVi qui dato la massima eccellenza di ciò che possiamo considerare (e questo è in tutte le prove ad arte) il loro periodo migliore (e riconosciuto da più come tale).

STORIA pre post evoluzione

1968 – Peter Green Group. (ottimo)

Anni settanta, secondo periodo (senza Peter Green) – BARE TREES. (ottimo)

Dopo le apoteosi di Rumours e Tusk, inizia la decadenza e il gruppo non è più stabile. GYPSY (tratta dal disco dopo Tusk) è probabilmente l'ultima grande ballata easy-listening dei Fleetwood Mac. MIRAGE rimane comunque un album dove molti artisti amanti del genere potranno ritrovare quell'aureo sentimento di fusione di voci e soprattutto di inventiva sonora tipica del bagaglio di Lidsney Buckingham, come si nota bene in EMPIRE STATE. Come nella title track, (LOVE IN STORE) in quasi tutto il disco, infatti, le invenzioni chorali e di appendice e arrangiamento di Lidsney ne fanno quasi un suo disco solista, reso tipico dal suo amore per la modernità sul riporto di alcuni sentimenti discendenti da certo rock and roll... eppure dando il meglio di loro stessi sempre nelle fusioni chorali delle voci.

Non per niente uno dei brani portanti del progetto fu questo (OH DIANE) ed anche il preferito delle mie amate pulzelle in fiore del periodo (pobabilmente ancora condizionate da un post-recidivo sentimento alla Grease) – però come vediamo, il tappeto sonoro... è certo originale :)

Il CAMMEO serio di questo disco – ed altra ballata di largo respiro, è certamente a cura dell'ormai esperta e veterana Christine McVie... WISH YOU WERE HERE.

Concludiamo con il successo commerciale per antonomasia che ovviamente li ha fatti conoscere anche qui in ITALIA (essendo ormai un “easy-listening“ alla nostra portata). TANGO IN THE NIGHT, effluvio di elettronica e ottimo esempio di disco solista di Lidsney ad opera del nome del “suo” gruppo :) Essendo inascoltabile “Welcome to the room... Sara” (un buon ritorno a casa che non centra niente con la magnifica ballata a inizio articolo) ci pronunciamo con un classico (dei dischi solisti di Stevie) qui a nome del gruppo ma va bene lo stesso... WHEN I SEE YOU AGAIN (per romantici senza speranza :) ...anche se la ballata risente un pochino di mestiere...

LA FINE

Dopo alcuni dischi senza gli elementi cardine (Stevie e Lidsnay oppure anche solo Lidsnay o Christine) – per i veri nostalgici di una ballata che non c'è più. i Fleetwood Mac han fatto un nuovo disco (credo del tutto inutile) in tempi abbastanza recenti con la formazione originale di TUSK (senza però Christine)... un bel disco di cui possiamo non ricordarci niente e quando proprio ci va riascoltarlo per dimenticarcelo – il che di sti tempi non è male... lo consiglio quindi come disco contemproaneo (in fondo ha il merito di inserirsi in un contesto dove c'è sempre un po' di fantasia...). Da qui a scendere troverete tutti i brani... e sono abbastanza (18 mi pare)...

Sulla fantasia creativa di Lidsney che abbiamo sovente messo in campo basterà (per approfondire) ascoltare questo (il primo disco solista) e questo (delizioso) tratto dal secondo... dubbi non ce ne sono :) Come vediamo, con un tocco di uno e uno dell'altra, o dell'altro – talvolta l'alchimia funziona: da soli, sempre un po' meno :)

Buon ascolto!

commenti

Per commentare ed interagire devi registrarti

Following

Followers


politica editoriale note legali FAQ chi siamo pubblicizzati servizi

Copyright © 2013 EQUILIBRIARTE All Rights Reserved