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Pubblicato da
Luca Mesini
il 30 novembre 2014

BUTOH theory

Il Giappone rimane ed è uno dei più fertili luoghi di input-output nel mondo. Le forme muta-forme che ha dato al pianeta risiedono fortemente nella genesi della sua storia, i contatti con l'Occidente sovente sincroni con periodi di assoluto isolamento (al medioevo giapponese è comparabile anagraficamente il barocco europeo) ed infine i fondamentali accadimenti moderni, che culminarono nei fatti della Seconda Guerra Mondiale. Torino, una frazione di montagna rispetto a Tokyo, sulle quali due città verte un rapporto/popolazione di uno a trenta. In mezzo al ricco e incontrollato participio di fusione orientale-occidentale nato dopo il 1947, con la “ricostruzione“ e la presenza degli Stati Uniti d'America, nacque proprio in Giappone una nuova forma di teatro-danza contemporanea, differente ovviamente da tutti i filoni presenti nel resto del mondo: la Butoh dance o il movimento Butō certamente per un verso corrispondente agli orrori di Hiroshima e Nagasaki, per altro verso al bisogno di ricomporre un'identificazione culturale “giapponese” di forte matrice arcaica e tradizionale, pur nel bisogno espresso di fare sentire la sua voce al mondo contemporaneo, con forza indomita e fuori da tutti gli stilemi incorporatesi nella cultura di dominio occidentale... e così, il “sacro“ prese la via degli istinti, dove la mente, prigioniera di un corpo, assiste il corpo al suo rigetto corporeo e la morte, insieme alla vita, espleta una danza dove il ballerino è la forma interiore, e non una regola estetizzante che riduce in formule “nuovamente accademiche“ altre formule comunque lungimiranti e preziose, come furono quelle di Martha Graham e Pina Baush

Nota grafico-tecnica: sarà opportuno specificare che non si fa niente di particolare per avere del testo ridotto. Semplicemente viene da solo e così rimane.

L'epoca moderna suggella momenti storici che hanno definito il disegno di una evoluzione; possiamo partire da ogni punto di vista, per riassumerli e analizzarli. Fra i molti, l'attacco a Pearl Harbour (senza dichiarazione di guerra e all'improvvisa) dove morirono (senza immaginarselo) circa 5000 militari americani che unitamente al dramma dello sbarco in Normandia privarono gli americani di una generazione. Da quel momento (e la disgraziata dichiarazione di Guerra da parte di Germania e Italia all'America - non approfondiamo poi l'evoluzione sul merito... giungeremo, disgraziatamente, a rappresentarla con le immagini del tempo presente), il “crimine“ giustificherà l'immolazione orrenda di circa probabilmente un milione di giapponesi civili innocenti nelle esplosioni (mai più nella storia dell'uomo ripetutesi) di due bombe atomiche.

Se vogliamo provare a riscoprire in pratica che significò, possiamo avvalerci del valido bignami televisivo della nostra rete nazionale. Come premessa, per capire la Butoh dance, è un valido contributo (anche se ovviamente non ne parla direttamente).

Recentemente abbiamo analizzato alcune realtà “moderne“ del ciclo musicale-artistico che ha introiettato il Giappone e il mondo Occidentale in quella che ne è derivata la forma alchemica dell'Indie giapponese, ben riassunto nella sigla calligrafica delle OOIOO. Ma non tutti sanno che anche il giappone ha avuto i suoi movimenti contestatorii, nati proprio negli anni '50 e sorti per contrastare la colonizzazione culturale statunitense.

Poiché sul fatto che sia legale uccidere centinaia di migliaia di civili al nascere del sole con due bombe atomiche per vendicare l'eccidio di 5000 soldati americani, sarebbe come voler questionare ancora oggi sul diritto che i tedeschi si presero di giustiziare 10 civili, fra vecchi, donne e bambini, per ogni soldato morto di uno di loro... ogni mondo ha (e ha avuto) la sua personale “Shoa”. La violenza suscita e determina violenza e vince il peggiore, quello che riesce a usarla meglio insomma. Né negare ogni tipo di azione contro la “prepotenzia“ sarebbe come ignorare la storia e tutta la tradizione popolare... – In galera li panettieri (Collettivo Popolare) – (Brunella Selo con geniale supporto ritmico e naturale potentia vocale) – (Nuova Compagnia di Canto Popolare, la versione tradizionale di riferimento).

Nell'espressione culturale metamorfica della Danza Butoh c'è un po' di tutto questo sentimento, che poi “amalgama“ e “tesse” proto-forme necessarie al corpo di esprimere internamente tutto il dolore viscerale della condizione di esistere. Per tornare sul seminato, metterei qui ora un altro piccolo contributo musicale perché da Napoli (Nuova Compagnia di Canto Popolare) vorrei tornare al Giappone delle nuove generazioni... ergo: OOIOO.

Questi “tamburi“ Kodo ci aiuteranno a rimettere i piedi sul cammino (anche se l'Ensemble potremo definirlo come gli Uzeda - Tom Tom Club del giappone moderno, troppo semplificato per immergersi nel tessuto del Butoh naturalmente...).

Magnifico personaggio storico che determinò la nascita del movimento e la sdoganò nel resto del mondo fu ed è stato TATSUMI HIJIKATA.

Documento storiografico (avviso subito: impegnativo se non siete appassionati) può essere questo (che ha il pregio di mostrare anche una “preparazione“). Ma per comprendere meglio le performance originali del nostro (dove istinto, reazione, sessualità, tradizione, scomposizione delle forme e delle reazioni del corpo in una dinamica di spiritualità profonda dove il “nulla” e la “morte” si agitano in un corpo vivo che esala la sua dannazione di esistere e mostrano il “rivoltamento“ dell'uomo ciononostante le regole che adducano la sua “forma“ a definiti comportamenti...) insomma, sarà più facile per tutti indagarla in questo video-memoria-performance oppure in questa documentaristica relazione dell'epoca (che mostra i moti di rivolta studenteschi sul quale germinò la risposta culturale) o in quest'altro fantastico documento storico (performance) che prendendo spunto dai vari “quadri della rappresentazione” (ergo riassumendoli) presenta Tatsumi con il suo Ensemble e alla fine il ringraziamento, l'applauso del pubblico, il lancio dei fiori verso il pubblico... un elemento di associazione fra l'artista e il suo compito che umanizza tutto il contesto, denotando i caratteri e la fatica all'ascolto e il ruolo chiave-guida del gesto al bisogno di esprimerlo in maniera organizzata.

Fra i comportamenti individuali associati a musica o narrazione, le Gheise con i loro caratteristici calzari, le “macchie allegoriche“ e i profondi mutamenti della fragilità dell'uomo al suo dolore esistenziale, ci sono forti elementi di interiorità strutturale afferenti alla condizione interiore - là dove si cerca di chiedere al corpo una irrazionalità eppure con un cervello intenzionale presente, sperimentando movimenti di SILENZIO e di apparente immobilismo con la mobilità dell'istinto che àgita un corpo sepolto da terra o pietra tombale, nervoso alla vita che più non gli domina le carni durante un rito crematorio - eppure vivo e nella costretta necessità di mantenere una sua identità ... ciononostante i violenti attacchi e abusi del mondo e della circostanza di vita che lo circonda.

Una nuova forma poetica insomma.

E' un documento quest'ultimo che testimonia i primi fermenti del movimento Butho nel mondo.

Volendo sapere di più di TATSUMI, oltre a Wikipedia troverermo sulla rete alcuni contributi come questo (consiglio di copiare il testo e portarlo in positivo su un qualsiasi foglio di impaginazione o di testo, per leggervelo o stamparvelo meglio). La vastità del genio e dell'anticonformismo di Tatsumi (che per certi versi dovrebbe essere ovvio) ha (come sempre succede con personaggi così lontani dalla nostra percezione occidentale) un clima di “interiorizzazione“ che più lo rende simile a noi più in verita siamo in un certo senso distanti dal comprenderlo pienamente. Nel riassunto di Wikipedia vediamo Tatsumi vicino a Sada Abe, emblematico personaggio che scoprendo ci permetterà di capire “situazioni” che rivestono un clima di civiltà e di condizionamento acculturale diverso dal nostro... ma fino a quanto?

Per certi versi credo fermamente che il fascino e l'interesse verso espressioni artistiche culturali diverse da quelle che hanno inciso sulla nostra formazione siano da noi percepite e intese sempre secondo una natura che è “esule“ dalle intenzioni o le percezioni che gli stessi autori esprimono di se stessi.

Il Butoh è come se mettesse in campo una visione “normale” di ciò che per gli occidentali è quasi “reato” affrontare in una discussione da bar (senza il timore di esser presi per matti). Ovviamente, molti artisti bypassano questa condizione (altri, pur definendosi artisti: per niente :).

Si accede, pertanto, con il Butoh, a una forma di civiltà probabilmente superiore poiché non intesa dalla maggior parte della massa dove, per alcuni versi, è ancora recisa nell'infantilismo del tabù. Analisi e anagrammi non “stilistici“ ma profondamente esistenziali e istintivi come questi, o questi altri, possono per un certo verso mettere in soggezione, per quanto “forti”, eppure non ci troviamo di fronte a certe nauseabonde manifestazioni di “arte“ basata sul “compost“ di visceri di animali schiamazzate dal sangue che lasciano il tempo che trovano e non sono altrimenti giustificabili se non nel contesto rurale che violenta l'umanità in un corrispettivo di guerra urbana che esige almeno un autobus esploso al giorno e qualche altra strage costruita a misura per farci temere qualcuno... nel Butoh c'è uno squartamento che non ha bisogno di farci entrare in macelleria – per certi punti di vista si potrebbe anche dire questo.

Ciononostante, come ogni preludio a questi articoli-indagine (sulle Arti, sulla Musica Creativa) prendiamo in esame solo stimoli, che possono generare un interesse e quindi una forma soggettiva di comprensione e analisi sul merito.

Il DOCUMENTARIO RIASSUNTIVO della realtà Butoh forse più esaustivo è ancora questo (molto interessante, ricco, comprensibile e consigliato a chiunque) dove vengono presentate performance a corona di tutti gli esponenti di spicco di questa verità “esigita” e vissuta al bisogno di “esistersi“ donarsi e interrogarsi in quella tal sua forma propria.

La Ginnastica e Maschera della “smorfia“ facciale che si ricollega alle antiche maschere giapponesi è intrisa di altri riferimenti culturali che non prendono esclusivamente dal mondo delle Gheise per addensarsi in un perimetro dove istinto e preludi formali si connettono alla sessualità o allo “sballo” neuronale emozionale (droghe naturali), ma intende – io credo – fortemente lavorare sulla disinibizione interiore del ballerino che partendo dalla lingua per arrivare alle dita contratte delle mani e dei piedi “viscera con tutta l'anima se stesso e il labirinto più nascosto delle non-forme che l'uomo si tiene dentro e potrebbe liberare solo se in un contesto privo di convenzioni e regole che ne inibiscano l'espressività”.

Giorgio Strehler e il teatro danza non hanno fondamentalmente invaso territori tanto diversi al bisogno del ballerino e dell'attore di esprimere “violenza“ e “dolcezza“, remissione e possessione, aggressività primitiva e comportamento educato alla civiltà di riferimento – o annettendo alle proprie forme una scuola di interazione con la “pioggia” piuttosto che il fango, elementi duri o molli, la luna, il cielo, le stelle, la notte, il giorno... la pietà.

Dalle analisi che ho potuto fin'ora studiare, non ho trovato in Ensemble inter-giapponesi la stessa capacità di interpretazione dei giapponesi stessi nell'“essere“ BUTOH, anche se il movimento ha stimolato naturalmente “bisogni“ inter-etnici (sovente più che convincenti) per adeguarsi a quel tipo di “interiorizzazione espressiva” sublimando in ognuno le possibilità di ricerca espressiva che queste delimitano.

Fra questi per la loro immediatezza e poetica scenica, ricordiamo almeno questo (di Beatrice von Rague & Vangeline) e quest'altro bellissimo contributo, sicuramente connotato dalla modernità elettrica del brano di young (che qui ricorda sentimenti filmici simili a quel film con la Ricci ambientato in america in perfetto stile “blues”), ove qua si sublima l'incontro fra due corpi e la coreografia che ne mima l'intima fusione.

Pare che ci sia o esista una “forma Butoh” reale (che non riguarda la forma sulla quale ivi più facilmente si concentra la nostra attenzione, ed è quella giapponese) e una occidentale (che in un certo senso lavora sulla mimica, invece, della forma).

La “forma” intesa dalla verità Butoh nasce “dentro” ma in questo caso è una nascita quasi secolare, implosa poi per sua natura propria dopo la Seconda Guerra Mondiale. Per ragioni formalmente diverse da quelle che furono le architetture che a partire dal Novecento cominciarono a interrogarsi, in occidente, su formule non più Classiche e Accademiche (partendo da Loie Fuller in divenire).

Dalle primitive espressioni a quelle fortemente più determinate, poi la “danza“ contemporanea giapponese ha preso varie direzioni, con sempre più preponderanza nello scenario internazionale mondiale e portandosi appresso “modelli tradizionali“ che in qualche modo sublimano nel corpo dei ballerini l'eccesso funzionale delle virtù arcaiche (zen e altre discipline o realtà simboliche e teoriche) implodendole nell'uomo contemporaneo (e non senza rischi come potrete leggere anche negli stralci di questo articolo). Il progetto DAI RAKUDA KAN (già anticipato brevemente nel DOCUMENTO di cui sopra) ha avuto proprio questo ruolo, sublimando con le sue invenzioni mimo-sceniche delle novità sostanziali e profonde. Ma non solo come nelle attività di ricerca portate avanti da Min Tanaka (qui nella parte due di un interessante documento in 5 parti dove si narra dei suoi concetti e della suo scuola di danza).

Avviandoci alla conclusione di questo “accesso alla verità Butoh” prenderei infine in esame una delle maggiori espressioni che si sono meglio integrate nel mondo in una sorta di lavoro “eccellentissimo“ e molto poliedrico, al punto da ricevere (come recentemente sottolineavo per le artiste Bjork, Kate Bush e Carmen Consoli) dei riconoscimenti dal Senato, in questo caso berlinese: la splendida realtà di MINAKO SEKI.

Qui in un'entusiastica testimonianza, presentiamo alcuni documenti filmici, questo in tandem con YUKO KASEKI dove si intersecano varie forme di danza e teatro-danza contemporanea (come ogni artista reale Essa non può ivi integrarsi in una formula riduttiva o riassuntiva del suo gesto). In questa performance ci sono momenti drammatici ma anche umoristici (o ironici) e tutta la rappresentazione ha una sua forte valenza espressiva figurativa poetica. In questo lavoro, invece, (lungo e complesso, se non siete più che appassionati certamente potrebbe dimostrarsi ostico come molti, se non tutti i vari contributi finora nomenclati) è un ASSOLO dove l'artista dà il meglio di se stessa. Altro determinato inciso di ASSOLO che si genera su altri presupposti interpretativi, dandoci così completamento espressivo mimico della performer, è certamente questo. Dedicato, ch'io sappia, alla scomparsa della sorella, infine questo duetto con contrabbassista. Nell'intervista dedicata al lavoro, scenicamente è molto efficace il “concerto“ o la “suite“ che interseca i suoni del violoncello (per strisciamento, scorrimento, oppure per effetto dell'aria) con la danza della ballerina.

CAMMEO

Abbiamo parlato anche di pericolosità e di difficoltà, là dove in un articolo si parlava di un incidente accorso a un interprete di un Ensemble. Questo documento può aiutarci ulteriormente a indagare l'oscurità profonda di questa necessità coreografica.

Il fondamentale documento integrale di una delle testimonianze più preziose di TATSUMI HIJIKATA (prima linkato in un sommario) introdotto abilmente fra le luci della moderna Tokyo del 2003.

Altro fondamentale documento cronostorico con testimonianze (in due parti) di questa realtà.

INTERMEZZI MUSICALI

La musica non è elemento fondamentale della danza Butoh. Sicuramente, per la nostra cultura occidentale, la musica è elemento di prima eccellenza per sposarsi con le dinamiche del corpo scenico ed anche con quanto la danza Butoh può aprirci come orizzonte. Vediamo a esempio come sappiamo combinare bene la musica con l'esperienza del teatro-danza di Pina Baush. 

Altresì, come non intuire le eccezionali doti che questa musica potrebbe incontrare con una performance Butoh?

 

 

 

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