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Pubblicato da
Luca Mesini
il 07 ottobre 2014

Utopia

Esistono da sempre forme alternative alla vita corrente, basata sul denaro e tutto ciò che ne consegue (che se ben analizziamo è veramente “tutto” nel senso più esteso del termine, almeno nella percezione di noi occidentali). Abbiamo avuto esempi lampanti di persone che vivono in modo diverso e alternativo, e vengono prese in giro da capitalisti presentatori televisivi o si riducono a vivere la loro solitudine nel deserto (Arcosanti cfr. Paolo Soleri) e via dicendo... ma esiste un mondo migliore? Come possiamo intuirlo partendo da adesso? Iniziandolo a partire da domani? Da Nomadelfia ai Damanhur, passando per agriturismi, elfi, progetti familiari ecosostenibili di comunità, finendo fin in Danimarca (Christiania) ecco alcuni ragionamenti su modelli utopici praticamente fuori dal mondo eppure a portata d'uomo...

In copertina: una Yurta d'inverno. Link di aggiornamento a settembre 2017Yona FriedmanUtopie realizzabili. fine aggiornamento

Il vero problema dell'utopia (delle società, delle religioni, delle sette, degli stili di vita) è che vogliono farci credere in qualcosa. Di astratto. Ogni cosa buona, se messa nelle condizioni di realizzarsi per come Essa è buona e sa esprimersi nella “crescita“ di opportunità e speranze di vita - viene frenata sul tempo se comincia a pretendere qualcosa che non è altro se nonché il suo doppio, perfetto. Pensare che la perfezione esista, o la verità - è quasi una follia. Solo senza nessuna forzatura, l'uomo può trovare un campo dove germinare un sentimento migliore - ciononostante l'uomo rimanga profondamente una creatura con dentro il seme del male, che può controllare, e della difesa - che agisce sempre fuori controllo.

Fuori dal puro buon senso e l'istinto di sopravvivenza nulla è forse temo possibile.

Una ricerca su modelli e stili di vita alternativi possibili senza andare su marte e in panico al manifestarsi dei primi sintomi di un'influenza, questo è l'assunto... poi per facezia posso aprire una parentesi e sdrammatizzare (non dov'esse bastare questo... barattolo con spicchi di limone e zenzero, sommerso di THE e poi messo nel frigo, la gelatina che se ne conviene, poi da scaldare - porzione un cucchiaio, sciogliendola in acqua calda... panacea per ogni male :).

Dedico questo articolo a uno stimolo creativo che da Paolo Soleri eserciti sulle menti creative di tutto il mondo, e con esse un sentimento di vita sostenibile più a misura d'uomo.

Lo dedico a tutti partendo dall'iniziativa di Heidemarie Schwermer.

Un mondo non basato sul denaro e su tutte quelle che potremo dopo analizzare essere le sue nefaste e immonde conseguenze, può nascere già adesso, naturalmente - redisponendo tutta la forza edile e contestuale, attrezzata, organizzata dei mezzi in una sorta di programmata redistribuzione comune al senso, il genio e il lavoro di ognuno.

Se non fosse che ogni cosa che adoperiamo ha un costo e se non fosse che molti di questi costi non dipendono dalla nostra redistribuzione sulla filiera locale ma internazionale - noi già da domani potremo provvedere a diventare una nazione senza l'utilizzo del denaro. E con l'aiuto della protezione civile dovremo subito intervenire, alle porte dell'inverno, due problemi di massa: riscaldamento ed elettricità, ergo vie di comunicazione (le quali sarebbero le prime a trovare una soluzione mantenendo – non saprei però dirVi come) liberi gli accessi in una sorta di WI-fi nazionale.

Mettendo in moto i nostri centri di eccellenza territoriali, potremo attrezzare ogni struttura attualmente vuota per disporre di nuclei di cittadini associati fra di loro in una sorta di logica della famiglia eco-compatibile attrezzando ogni contesto architettonico con stufe partendo dalla produzione di Castellamonte (IVREA) e da lì attrezzare con stufe cucine tutte le abitazioni, limitando il riscaldamento necessario da quello ruffiano utilizzando il legname delle nostre generose foreste - che attualmente possono essere disboscate (e reimpiantate) solo grazie all'utilizzo di quei mezzi-di-terra che si muovono grazie al petrolio e la benzina.

Ergo le nostre fabbriche (non saprei però bene come utilizzando qual tipo di energia o fonte di energia rinnovabile ogni giorno con l'aiuto del vento e del sole) costruire solo più mezzi ecosostenibili e ambientali, altro che maserati - non dovendo più far soldi, né ce ne sarebbe il bisogno.

Creando (da domani) un problema così grande alla nostra nazione siamo poi certi che nel giro di un anno o pochi mesi non potremo invece cambiare del tutto la tendenza e motivare milioni di persone avendo finalmente loro un problema reale: ESISTERE. E non un problema di conseguenza indotta da questo stile di vita, cioè (talvolta, sovente, nonostante tutto): voler MORIRE?

Bhè... è un pensiero utopico, che ragiona solo su persone di buona volontà e in salute, quando come vedremo, le persone di buona volontà non sono certo il frutto della nostra società e la nostra economia servo-assistenziale ha prodotto una sorta di esercito di ammalati reali e ammalati immaginari... avrei necessità del genio di molti tecnici per capire come redistribuire sul territorio partendo dalle nostre sole proprie fonti di energia rinnovabile: OSPEDALI e come mutarli ma sempre in modo operativo. CANTIERI e come mutarli in forma condomina e partecipativa. GIUSTIZIA e come garantirla al punto da impedire un nuovo feudalismo. Non ultimo il problema dei mezzi di trasporto.

Mentre voler esistere comporta generare un contesto in cui alla domanda voglio morire posso dare una risposta, la società dei consumi non sa oggi dare risposte a questi repressi desideri depressivi se non anzi favorendo la circostanza aumentando l'apertura della forbice fra ricchi e poveri. Ricchi e poveri, due parole, queste, che non esisterebbero se da domani noi iniziassimo ad attuare questo piano di Nazione eco-sostenibile ergo senza più bisogno di soldi. Ma due parole che si riversano in due principi concettuali di natura sociale molto vasti e che rendono gli uomini gli uni al servizio degli altri sovente con meriti antietici al gesto del servizio.

La nostra società ha in fondo raggiunto il minimo storico: questi elementi in parlamento equivalgono a questi elementi per le strade, tutto il retaggio del mondo dei consumi e dell'importanza del denaro ha prodotto e cresce nuovi individui sulle ceneri di valori ormai carbonizzati, celentano chiede la grazia per l'agnostico per eccellenza corona, schettino rischia di diventare un eroe mentre il capitano di marina che ha risolto quell'emergenza è stato passato per le armi... siamo realmente ai minimi storici della nostra evoluzione come persone.

Senza soldi non ci sarebbe neanche il bisogno di rubarli... ma non sarà certo questo il problema-risolto a salvarci...: il problema di base rimarrà infatti arginare la prepotenza dell'ignoranza villana che come oggi ingenera il contesto del nostro stato, producendo tanti cloni sul retaggio di quel mimo dna, minando il suo patrimonio, porterebbe inevitabilemente un'enorme massa di persone a voler far prevalere la loro forza sugli altri edificando piccole forme-famiglia feudali dove ci sono padroni che sfruttano degli schiavi e basano il loro populismo catartico su ignoranza e violenza.

Se da domani sdoganassimo la proprietà su questi utopici criteri di massa, rischieremmo di simulare una sorta di emergenza naturale (come un terremoto catastrofico) stimolando tutti i focolai sui quali poi si diparte la peggiore espressione dell'uomo durante un'invansione: diventare lui per il suo simile più pericoloso dell'invasore stesso (ergo sciacallaggio, banditismo, gang malavitose di strada e via dicendo).

Paradossalmente, la prima forma per generare una utopia è l'ordine - perché senza ordine sono solo i principi dell'anarchia e della prepotenza ad arginare i buoni sentimenti di gloria, vita sociale, pace condivisa.

E non è questa l'utopia che abbiamo in mente quando desideriamo comporre un governo differente sul lido di quel che conosciamo - e che si desidera cambiare quando vediamo il diritto impotente ma in quella forma che tutti “amiamo”: potercene fregare cercando altresì di sopravvivergli con un poco di furbizia.

La società del denaro “crea“ mutaformi esigenze sulle quali fare altro denaro. Crea “bisogni“, “nemici”, esorcismi su situazioni che tornano sempre a suo vantaggio (come il criminale aggiustamento delle accise sulla benzina a natale e ad agosto, nei fine settimana e quando sappiamo bene che la gente, se può - tende inevitabilmente a muoversi in massa). E piuttosto che impedire il possesso di una cosa (senza il dovuto sborsamento in denaro) è giustificata a uccidere. Questo significa generare falsi bisogni che si rivoltano contro i reali bisogni di un uomo.

IPERLINK

Naturalmente è un discorso complesso che trova ai nostri giorni spazio giusto nel cinema o nelle piccole realtà di comunità solidale (condomini solidali autogestiti – village in tenda ferrino o sorta di frazioni di montagna e di mare cablate da un gruppo di professionisti che hanno un sentimento eco-sostenibile che ovviamente non supporta il concetto autolesionista o eremitico ma sfrutta a mano tratta la società dei consumi per avere ciò che gli serve ma poi disporlo per evaderla e via dicendo, comunità alternative elfiche o proto-hippie - fino a quelle sorte di comunità che preso un lotto di terra, ci vivono sotto e ci camminano sopra scalzi generando una tipo di micro società alternativa, tipo i (non li trovo: si sono estinti...).

Un articolo che potrà darci una varia e vasta panoramica iniziale su questo fenomeno di comunità alternativa non frenato dal mero sentimento utopico dell'iniziativa è, fra i tanti che troverete nella rete, a esempio questo, che ha un discreto apparato didascalico storiogrofico e tipo glossario.

Naturalmente c'è un solo ostacolo di base, al principio di comunità: la comunità stessa. Come in ogni famiglia, peggio che in ogni famiglia o meglio, dipende dal nostro carattere e dai nostri bisogni esistenziali, c'è un “ordine” e una “filosofia” pertanto, come i monaci di un monastero o le suore di clausura di un Istituto Religioso... “non si commenta contro” ma si aderisce in quanto a favore della suddetta dottrina, filosofia ispirativa, sentimento di identità generazionale.

SITUAZIONI SIMBOLICHE

Narreremo qui brevissimamente alcune realtà di questo tipo che vànno oltre lo statuto speciale di giurisdizione costituzionale delle reagioni autonome italiane (Sicilia, Sardegna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta) dove come al recente nuovo e rinnovato editto di autonomia locale in Scozia, è come vivere in Inghilterra (o in Italia) poco cambia se non una redistribuzione del reddito e delle risorse in modo più oculato. In modo simile (ma più autonomo) governano la Repubblica di San Marino e lo Stato Vaticano che non possiamo però (tutt'altro anzi) considerare società alternative al mondo del denaro e ai suoi valori e disvalori.

In questo contesto citiamo la famosa NOMADELFIA che nacque inizialmente come progetto per dare un futuro e una famiglia ai bambini orfani di guerra e disagiati (difatti io non la conoscevo se non per merito di mio padre, risalendo questa realtà al suo periodo).

Al fondo di questo articolo ho molto elucubrato su questa idea di comune perché mi pare abbia al suo interno prospetti di autogestione molto stimolanti, ma forse sono uscito dalle righe dimenticandomi (e lo ricordo pertanto adesso che) “Nomadelfia è una popolazione comunitaria cattolica sull’esempio delle prime comunità cristiane. Beni in comune, lavoro e scuole all’interno. Le famiglie accolgono figli in stato di abbandono...”, quindi non è esatto, per me come per altri, deformare il suo intuito. Ma piuttosto prendere da esso ciò che mi pare molto positivo, per quell'ideale di utopia che non ho ancora trovato...

Per approfondire la realtà di Nomadelfia ci è utile il bignami riassuntivo di wikipedia e alcuni filmati che troverete numerosi sulla rete, fra cui i più aggiornati (qui pregevole nelle prime immagini dedicate alla nascita di una nuova creatura :)

Per quanto Nomadelfia ruoti attorno a un sentimento di carattere apostolico (e a una figura catartica ma non oppressiva, come don Zeno e potrebbe altrimenti essere Ghandi o don Bianchi) il suo “limo“ non è molto diverso dal principio di don Bosco che al suo tempo dimostrò di essere la sola vera alternativa ai ragazzi di strada all'interno di una società basata sul denaro che con fastidio disprezzava gli stessi scarti che essa proluceva con il suo sviluppo dilagante.

Bosco fu infatti preciso investitore con Cavour di quei primi e forse lodevoli processi di umanizzazione del principio liberale e democratico, creando di fatto una famiglia e un laboratorio per chi non avrebbe mai potuto accedere a un lavoro e all'amore o a una speranza di vita in un contesto di appartenenza sociale.

Ma il “peso“ che sormonta sovente questo stilema, è il “Signore” che io debolmente tempo fa ho iniziato a dialogare (ma dal punto di vista soprattutto esistenziale e artistico) con il problema di Cristo. Anche nei vari contributi (che meglio sarebbe toccare con mano se interessati a Nomadelfia) c'è una sorta di barriera naturale che è (probabilmente involontriamente) edotta dal principio onde per cui “se c'è Cristo” allora: tutto ok.

Questa è una profonda barriera concettuale che crea un forte contrasto di tipo intellettuale fra le persone. Persone che in tutto e pertutto compatibili fra di loro, rischiano di non esserlo più per le stesse ragioni per cui le ha divise il “dio denaro“.

Nomadelfia è interessante come alternativa apostolica al senso che ogni uomo di buona volontà e di sincero desiderio prolusivo e propositivo al benessere suo proprio e degli altri contribuisce a se stesso a valorizzare il suo paese se si comporta in modo logico e pertanto umano, quindi solidale. Non è necessario arrivare a cristo o al signore per questo ingenerando una sorta di rito tribale che in verità ognuno dialoga con se stesso nei luoghi del silenzio e della solitudine, o quando si mette a disegnare da solo o in mezzo agli altri e pertanto a creare non per se stesso ma come elemento creativo in lucere per quella sua propria natura, ringraziando così inconsapevolmente di essere vivo.

Io non credo nell'Ego - ma nell'amore, e non nell'amore populistico dei figli dei fiori che ci troviamo oggi in parlamento, né in quello di chi deve dare dei precisi ordini o delle regole di comportamento pesanti o asfissianti, come “regole“ che possano poi queste determinare il gesto (pensiamo all'idiozia, tutta vaticana, di “mpedire“ la comunione a un divorziato...).

Credo che aldilà di questo Nomadelfia possa essere una soluzione meno radicale di Arcosanti o di qualsiasi altra setta, ma essa può sfuggire al settarismo solo dal momento in cui si verifichi - nei suoi contesti - un diritto sancito dal “comportamento“ e non dall'adesione a “un rito” che è sempre nemico della verità e della sincerezza necessariamente disinibita che lei sola assurge al “coragio corciato“ delle persone di buona ed esclusiva, lei sola, buona volontà.

Un pensatore libero che si rivolge a dei pensatori liberi, una persona matura che non ha penalizzato i suoi nobili armenti con deficenze di carattere omofobo, illogistico, irrazionale e violento, è sostanzialmente persona preposta a costruire in mezzo a una comunità di costruttori (non alla logica attualissima del modo di costruire qualcosa come l'Expo di Milano o il Moses di Venezia, ovviamente... e nemanco proponendosi come modello dello stato per i suoi cittadino dopo sciorine di prescrizioni per comportamenti delinquenziali).

Ergo, la prima paura che si pone a “scarto” di un'alternativa di comunità (senza la quale siamo costretti a cavarcela da soli come Robinson Crosué ma sovente senza le sue illuminanti capacità di sopravvivenza) è proprio la dialettica, che deve inserirsi nel contesto costruttivo e non demolire un precetto che funziona da sé ormai da tempo.

A esempio... il sentimento “settario” prelude una sorta di “lobotomia“ di comunità o di massa, talvolta favorita dall'acquisizione di droghe, altre volte favorite dalla fertilità di certe anime a farsi coinvolgere in ideologie massificanti (cfr. Testimoni di Geova o altre formule, non distanti forse manco troppo da quella che analizzeremo ora) ovvero...

La Federazione DI DAMANHUR

Il fascino della vita alternativa (come in Nomadelfia e nei casi sopra linkati) solitamente è sorretto da un comportamento e una prolusione del tutto pacifica di quella realtà.

Anche se non esiste una famiglia che non abbia mai teso i suoi contesti nel deciso scambio di opinioni contrastanti e nell'incontrovertibile bisogno di appropriarsi dei propri spazi senza sovente saper ben tenere conto degli altri, uguali per diritto e licenza ai nostri.

Ricordiamo il fatto di cronaca che ha portato un “lavoratore“ a scendere in piazza alle due o tre di notte per uccidere un ragazzo che insieme ad altri si è fermato in quella piazza al diritto di sparare musica da discoteca al massimo dallo stereo da guerre stellari montato sulla sua macchina da deviato macho cerebrale: alcuni, a quel diritto leso e comportamento di (esagagitata) difesa personale hanno applaudito, come fa piacere sapere che perde la vita un uomo che entra in banca e pistola spianata, e pur di avere 4 dollari, ammazzerebbe chiunque non centri un cavolo di niente con la sua storia privata.

Ragionamenti questi purtroppo che favoriscono la cultura da bar di quei che poi si associano in movimenti settari (che chiamano politici) dando poi via libera a realtà come quelle che hanno determinato l'olocausto nella Seconda Guerra Mondiale...

I Damanhur sono ergo una sorta di comune che provvede a se stessa, come dicevo molte righe fa - investendo dal mondo contemporaneo le sue risorse nella prolusione di un mondo parallelo e del tutto alternativo al nostro. A un impegno profuso sono però sorte ben evidenti lacune di tipo e carattere umano, al punto che per queste ragioni - i suoi limiti sono del tutto settari.

Mentre il sentimento “energetico“ comune risiede nella sostanza di camminare scalzi e sfido chiunque e non aver mai provato un solo beneficio nel togliersi le scarpe e sentirsi un'altro semplicemente affondando il piede nella sabbia di una spiaggia o nel fresco manto verde e pulsante della terra umida rivestita di verde vello, fin poi migliorare le sue sensazioni potendolo fare per tutto il giorno anche su pavimenti tessuti di porfido o camminando fra percorsi più accidentati, tipo rocce, cespugli, sottobosco... la “moneta interna“ e i criteri sia magici che ritualistici hanno deluso gran parte delle persone che han scoperto come un'idea apparentemente e inizialmente buona nasconda invece al suo interno una sorta di sentimento olocaustico stile Orwell. Abbastanza disumano, insomma.

La peggior cosa che càpita in contesti di questo tipo è sentirsi all'interno sentendosi dire che non si è esatti a quelle che sono le aspettative dell'interno di quella filosofia.

La società del denaro ha creato questa solitudine di massa sociale, ma non impone regole così determinate dall'impedire a chiunque di non riuscire a trovare un minimo spazio dove sopravvivere. Le comunità alternative o utopiche sono una vera e propria alternativa quando permettono di avere un ruolo deposto a quel dovere che mima poi naturali diritti acquisiti... essendo utili al sistema si agisce per far sì che il sistema esista, là dove per sistema si intende un qualcosa che possa dare precise risposte ai bisogni primari di ognuno di noi (sia se si è operativi che quando si cade nella disgrazia della non-operatività) - senza favorire il diritto di veto o la risposta di merito pendendo dalle labbra di un Guru e dei suoi Consiglieri personali (ergo comunità settaria feudale e post-atomica).

Il grave problema della Società alternativa di tipo Damanhuriano è consimilare alla scienza (per niente scienza) del counselling. Uno si inventa profeta e scienziato risolutore dei problemi psicologici di un altro e senza rendersene conto ne favorisce la regressione (portandolo poi magari pure a un peggioramento se non al suicidio). Come un gioco, appunto. D'incoscienti.

In questo senso: pura Arte. Diritto a considerarsi artisti o scienziati e facilità pressoché ravvicinata di entrare in conflitto con espressioni ideologiche che come quelle stilistiche dalla fu “Ka” della Ford, o piacciono oppure le odii (a me poi la Ka piaceva perché era diversa mentre mi sento libero quando posso camminare scalzo pei prati senza essere damahuriano, ma felicemente disoccupato in questa società dei consumi che impedisce di fatto a un'azienda di dare un lavoro a un tecnico operaio specializzato di 48 anni).

Non prenderò nessun video in particolare, quindi - per non farorire la perversione o l'illuminazione di nessuno, ma facendo una ricerca sul canale di Youtube con la parola chiave “Damanhur” avrete modo di capire da soli di ciò di cui sto parlando.

Io personalmente - soffro di testa a sentire i loro interventi e quindi ne sto ben lontano (ma sappiamo che chi, come me, acquario in cancro, ha come prefisso di base la libertà, ed è acerrimo nemico di tutti quei che gliela vogliono togliere o dargli il verso che intendon loro diverso dal mio).

ARCOSANTI

Arcosanti è una città frutto del retaggio luminare dell'architetto Paolo Soleri. Di tutte le realtà alternative è forse una delle più affascinanti, essendo pervaso, il suo lume, dal puro liberismo dell'intelligenza votata alla “costruzione“ intesa come scienza etica.

Esiste nei campus americani e in un certo senso nei “college“ di cultura nord-europea un concetto di educazione e istruzione molto alla pari.

Mentre, a esempio, in Italia, abbiamo la lobby intoccabile dei professori (anime sovente elitarie che non soffrono della maturità edotta dal naturale senso etico del contradditorio) e che sovente si mettono al di sopra dei loro stessi alunni come intoccabili semidei (di paglia), nei campus americani pare viga un modus vivendi del tutto diverso: l'insegnante cresce insieme al suo allievo e viceversa, in un vicendevole scambio di opinioni come fra due esseri umani uguali o simili. Ovviamente fatta licenza per queste mie modeste informazioni (mica ho vissuto in un campus, è solo un'eduzione informativa). Essa però prelude a un sentimento di intelligenza creativa.

Forse Arcosanti è assumibile nelle oneste conclusioni sulle quali il suo stesso iniziatore è giunto:

– «Riconoscere l'importanza delle implicazioni e delle relazioni ambientali è stato un notevole primo passo. Abbiamo quindi dovuto constatare che la vita è più complessa ed ardua di quanto ci piacerebbe credere».

– «Il concetto di Arcologia racchiude in sé l'idea della necessità di un cambiamento di coscienza e di atteggiamento - la percezione del fatto che il nostro attuale modo di vita è probabilmente non sostenibile e forse persino non etico (...) Qui, dove vita e lavoro sono una sola cosa, non puoi isolare l'uno dall'altro. In molti aspetti, le persone che stanno lavorando qui sono eroi».

Tàlvolta campo di esperienza diretta per giovani studenti di architettura, in verità il contesto di Arcosanti si prefigura la coabitazione di un eterogeneo gruppo di persone che ingegnano il loro lume alla sostanibilità stessa di questo spazio abitativo costruito a misura di esigenze... appunto più etiche. Molto vicine ad alcuni dei primi esempi che abbiamo postato in questa riflessione - sicuramente con un corredo ingegneristico di dimensioni più spaziali e fantascientifiche (ma niente a che fare con esoterismo o magia o di altra natura, poniamo “devoniana” o dehoniana).

Una delle forme più semplici di autofinanziemento artistico-creativo sul progetto fu la creazione delle campane di soleri (Soleri bells) intuito che sappiamo in quante forme e fogge ha assorbito il mondo dei giochi intelligenti o spirituali e degli strumenti di merchandising new age (in vari tipi di soluzioni e fogge).

CONCLUSIONE

L'utopia di un mondo senza denaro è possibile e la si raggiunge anche in perfetta solitudine stante agli intuiti autodisciplinati della “diminuzione“. In senso pratico Heidemarie Schwermer ha destato l'interesse dei media (come abbiamo visto inizialmente). Fra battaglie vinte, perse e in corso...

Ol progetto Nepali Corsica. Le realtà degli Agriturismi e le abitazioni ecosostenibili.

E cosa dire (se le cerchiamo quante ne troviamo...) dell'esperienza singola? Dai ragazzi che sulle nostre montagne coltivano miele vivendo in una taiga (non trovo il link) a padre Sergio, Monaco benedettino che vive a 1500 metri d'altezza custodendo una biblioteca di quasi sessantamila libri.

E come non citare l'utopia di Cristiania in Danimarca (wikipedia e sito ufficiale)?

Personalmente, nel mio periodo adolescenziale ma anche formativo più intenso e difficile (il collegio), mi “liberò“ il mio professore di disegno, spiegandomi che non avevo bisogno di andare a messa, poiché pregavo già disegnando.

Noi uomini abbiamo tutti bisogno di certe cose, senza che ce le dicano altri (tantomeno imponendocele) - noi tutti dovremo essere giudicati e quindi convenire le nostre relazioni solo sulla base degli atti concreti (e non sulla partecipazione o meno a singoli rituali popolari, religiosi o profani), e su questo principio tutti dovrebbero sapere dapprincipio “leggere“ le circostanze delle espressioni delle persone senza bisogno di associarle a modelli predefiniti, ma sapendo adattare queste sulla modernità del nostro tempo presente.

Ritengo che le verità siano del tutto pragmatiche, associabili solo a sentimenti espressi liberi e non condizionati o indotti - per questo una società che lavora ingenerando falsi bisogni ai suoi falsi intuiti predicati dall'interesse di parte, ormai ingolfato dalla sua stessa ricchezza, rischia solo (come predicava un certo disegnatore, QUINO) di perdere la luce del sole ormai sormontata dalla sua stessa montagna di rifiuti.

Posso solo concludere dicendo che noi abbiamo bisogno degli altri, siamo una comunità e in teoria - senza l'aiuto degli altri, veniamo dimenticati nella regressa solitudine di un inferno che ci può cogliere impreparati ancor prima di morire. I professori interessati solo al loro stipendio e se ogni disponibilità terza è, o meno, remunerata, gli OS che abusano del loro potere per fare del male agli ammalati indifesi, i dipendenti delle ASL che timbrano il cartellino per altri dieci e poi passano la giornata fuori a bighellonare lasciando un solo dipende su 60 a fornire un servizio allo sportello non sapendo manco come fare e che, rei confessi e con prove videografiche alla mano, non rischiano nulla... i governanti che populisticamente svergognano la nobiltà dei loro ministeri dimostrando di essere incapaci pure di votare qualcuno al loro interno se esso non si fa garante degli interessi individuali di tutta la gang, e i professori universitari direttori del collegio docenti che a un esame di maturità si prendono la licenza di gettare dalla finestra e per strada il libretto delle votazioni d'esame degli studenti perché non hanno risposto adeguatamente ai loro capricci accademici... - sono le risultanze di un mondo basato su questa forma di potere, che esclude alcune persone rispetto altre sciovinando una libertà che in verità è solo al servizio del conto corrente.

Il problema del mondo del denaro è che non sa dare valore a niente, ma lo pretende controvertendo i valori fino all'offesa di abdicare ai nostri diritti spiegando quanto costa la felicità e quanto costa guarirci dalla depressione - e le comunità alternative sono realtà gestibili solo se mettono realmente al centro i bisogni reali delle persone senza sfruttarle.

Ma come si può fare il nostro dovere e sentirsi remunerati? In un contesto giusto e della cui giustizia sia equamente ripartito il diritto al dovere, è possibile... - ma solo se in presenza di vissuto senso di responsabilità e marcata mancanza assoluta di fesso egocentrismo.

Ogni scelta impone delle regole (un testimone di geova o un damanhuriano muore piuttosto che farsi una trasfusione di sangue il primo o lasciare che una chemio metta mano al suo bioritmo il secondo) e non sono tanti gli uomini che dicono di sì a certe regole di comportamento imposte (come se a quella imposizione di comportamento dov'essere poi corrispondere una governabilità o realizzazione interiore - pur sapendo che ogni scelta impone di non farne altre e certi ritmi o abitudini corrispondono a una certa geometria della nostra ecologia mentale).

Possiamo anche creare delle società alternative guardando al sistema scolastico tedesco o alla realtà del mondo del lavoro austriaca che permette sia all'accademico che all'operaio di vivere in una casa di proprietà e poter avere identico accesso alle cure mediche di base (dentista incluso).

Possiamo creare una società dove al sintomo corrisponde una pastiglia, e non una scatola di venti (di cui poi 18 finiranno in un cestino). Tutto ciò non impedirà a una società come all'altra di non avere, al proprio interno, manifeste organizzazioni omofobe come una forbice fra società ricca e povera che giunge a legiferare la morte dei ragazzi di strada per mano della polizia garantendo un fiorente mercato del turismo lavorando pure sulla prostituzione minorile.

Questo accade in ogni società utopica alternativa (al punto che ognuna di queste realtà lascia libere le persone di andarsene, là dove se “setta“ come nei Damanhur un po' meno, comunque... alla fine rendendola possibile). Come ha potuto don Zeno farsi dimettere dal suo status clericale per portare avanti un precetto apostolico che evidentemente non aveva a che fare tanto con la politica né tanto meno con la chiesa intesa come istituzione.

Le soluzioni alternative sono tanto care agli artisti per quanto essi siano apostoli della verità e dell'onestà percepita come valore estremo per condurre l'uomo alla sua piena realizzazione sociale.

Ma ricordiamoci quanto è esatto alle eduzioni finali di Soleri: “... è molto più difficile di ciò che sembra». Iniziamo ad andare fuori anche solo d'inverno per vivere il giorno nella realtà di un mercatino... battendo i denti nella mandibola e i piedi per terra. Cominciamo a provare il sentimento ci un uomo che vede falciata da una pioggia di meteoriti di ghiaccio il lavoro di qualche mese, cominciamo a metterci fuori da quel sistema di prevenzione sociale che prevede un esame del sangue gratuitamente se un foglio certifica che sei disoccupato.

Cominciamo a chiedere la carità e a dare risposte alle persone che se lo meritano - cominciamo a servire gli affamati piuttosto che gli stolti, cominciamo a voler scegliere quel tipo di vita che preferiamo fare, senza pensare che sia un sogno o sia il modo esatto ma... giusto preferendo quella fatica piuttosto che un altra. Oppure decidiamo se abdicare la nostra libertà allo schema che permette a persone come il trota o d'alema di credere che al mondo tutto sia possibile, senza nessuna fatica ed anzi: sulla fatica degli altri, fare tuttosommato una bella vita vista la natura del il problema del giorno che se è preoccuparsi che qualcuno vule mandarVi in pensione... mi pare che con la liquidazione e il vitalizio, la pensione chiuda il cerchio del mondo del denaro - in modo chiaro e recoaro.

EPIGONO

Non è questo un articolo dedicato ai futuri acquirenti di maserati e Jeep o SUV 500 da 25 mila euro come soluzione ai sogni degli italiani... e se avete visto il primo video linkato su questo articolo, la questione si apre come si chiude - parlando dell'auto, protofallico desiderio della società dei consumi e nuovo cavallo di troia sul quale si erge a combattere il crociato di questa società priva di memoria, storia, usi e costumi. Ma solo bisogno di un parcheggio (per il quale può anche prendersi a botte come il mondo del calcio far aprire una... interrogazione parlamentare). Amen :)

CONCLUSIONE PERSONALE

Solitamente la società Utopica nasce per moderare i “gap” di quella chiamata tradizionale. Se nel contesto più tradizionale del termine, le società tradizionali sono fondate sul consumismo e sulle leggi del mondo del denaro, e del “mercato“, versioni alternative dovrebbero lavorare su altri valori. Ma sovente, mi par di capire che molti personaggi si inseriscono in contesti alternativi dal momento in cui han saputo gestir bene la cultura tradizionale. Può quindi un uomo - con le spalle scoperte, affidarsi a uno stile di vita alternativo che, perquanto fondato sui diritti umani può diminuire questo sentimento di sicurezza?

La sicurezza, sinceramente, parte dal contesto nel quale una persona si abitua a esistere. Nell'articolo dedicato agli Die Antwoord, ho affrontato uno stile di vita che si è modellato sulla cultura Zef in un circondario metropolitano sudafricano contemporaneo - come sono ben diversi da altri i contesti quei che svolgono il compito di crescere un uomo dal college a un centro sociale.

Eppure per quanto io sia critico su quella che è la mia società dei consumi, trovo molte più incertezze in modelli di stile di vita alternativo soprattutto quando questi si ergono a comunità.

A volte credo che gestire una comunità sia come volersi addentrare da pioniere nel saper gestire la vita artificiale.

Dovrei fare presente che nella mia esperienza di vita ho patito molto il mondo alternativo militare come anche quello ecclesiastico e ho avuto amici che han lavorato nelle catene di montaggio della Fiat dove “la giustizia del mondo fuori“ sparisce una volta varcato il cancello, ed entri nel mondo della giustizia Fiat - un mondo parallelo che conosce solo chi ci lavora (in teoria come accade abbiamo visto in tante realtà che vengono a galla poi per recenti fatti di cronaca, non ultima l'ILVA di Taranto).

Questa sensazione molti la vivono anche in famiglia e a scuola - sovente sul lavoro.

Ciò detto...

Trovo in Nomadelfia una struttura che mi piacerebbe vivere in Italia. Sul menu “un popolo nuovo“ alla voce “il lavoro” sono disegnati tutti precetti che trovo interessanti, validi e condivisibili e sentirei realizzato finalmente tutto il mio sentimento di amore e condivisione per gli altri.

Mi spaventano naturalmente almeno due cose: l'ascolto delle registrazioni di don Zeno che in un contesto del genere trovo piuttosto inutile, se non a titolo puramente libero e individuale, perché come è nei fondamenti ispirativi scritti da questo tipo di coscienza - solo vivendo questo tipo di realtà la si opera quotidianamente, e le regole di convivenza civile mi sembrano perfette per essere traslate in uno spettro di civiltà molto più estesa. E poi il fatto che tutto ciò sia possibile in un contesto ridotto, come quello di Nomadelfia... io non desidero essere un Nomadelfo, ma voglio continuare a sentirmi italiano dimostrando però il mio sentimento vocativo e la mia intelligenza in un contesto costrutto sociale di questo tipo che come nello stilema della famiglia patriarcale non abbandona nessuno a se stesso e crea quel tipo di aggregazione e amicizia che ho vissuto solo condividendo fatiche in trincea quando sono stato militare con i miei commilitoani, e poi in altre preziose vicende di relazione e di vita di gruppo.

Mi lascia inoltre ovviamente interdetto il quantomeno però necessario eppure scollante sistema scolastico autonomo. Al punto che se io avessi un desiderio esperenziale di questo tipo, non dovrei semplicemente pensarci... perché se ci pensassi troverei mille motivi per interrogarmi sulla validità di ciò che sto facendo e dicendo ora in queste righe...

Se andassi a vivere a Nomadelfia creerei una barriera fra me e il resto del mondo - e non potrei mai accettare una cosa del genere, perquanto io desideri vivere in un mondo senza padroni e dipendenti (ma dove il maestro è il testimone del passaggio di conoscenza e sapere, e il tutoraggio continuo un ferrato impegno sul lido delle vocazioni individuali). Per quanto io desideri un sentimento di proprietà civile come quello di chi vivendo in comunità bada e concreta l'esistenza di una casa, un alloggio, un'azienda come se fosse propria essendo propriamente così di tutti e al senso di responsabilità di ognuno.

Credo che in Nomadelfia ci siano delle cose esatte ma perfettibili nè saprei come riuscire a creare con esse un ponte con il mio paese, governato indiscriminatamente su modelli del tutto avezzi a questo contesto di comunità eppure talmente così percettibilmente savio.

Guadagnarsi tutti i giorni la nostra giustizia al bisogno sociale che un uomo ha radicato dentro, è un precetto che sta a Nomadelfia come il saggio di Munari Arte come Mestiere, perché ciò che si predica si deve mettere in pratica e ogni sogno dovrebbe equivalere a una sorta di azione determinata, libera e progressiva.

Dove sono liberi di andare a esempio i Nomadelfi se non nel perimetro del loro mondo ristretto e protetto da due mura o qualche migliaio d'acro di terra? Che tipo di sconvenienza può esserci nel condividersi con il resto del mondo senza sacrificare nulla ai bisogno di una famiglia?

Può la famiglia patriarcale permettersi qualcuno che un giorno decida di andarsene due giorni in montagna e vivere così il suo bisogno estremo di solitudine a un'altra latitudine del mondo? E con quali altri mezzi se non il denaro potrebbe viaggiare per quei due giorni fuori da quel mondo e sopravvivere?

Parlare di non padrone e non dipendente è un modo di dire che si presta poi alla realtà di un concreto scambio di relazioni dove comunque sarebbe anche dannoso non avere figure di riferimento più esperte e anziane... quindi credo che esso esprima un concetto sui valori di base, dato che pure io ho vissuto in perfetta letizia per almeno 15 anni con un datore di lavoro e devo dire che molti, entrando nel nostro laboratorio, sovente ci scambiavano per soci a tal punto la nostra fiducia reciproca era basata su alti e non alteri valori di base condivisi... la proprietà condivisa è percepibile come una sorta di liberazione dal momento che ognuno lavora per il decoro di un bene comune che è anche capanna di solidarietà per l'individuo ai suoi bisogni di silenzio, quiete, solitudine e suo proprio bisogno di intimità.

Questo è forse il terzo fattore secolare che mi preoccupa: esistono momenti di privacy o è una sorta di pazzo club meditrrranée dove al primo sentimento espresso di malinconia, arriva il grande fratello a cacciarti via? Una conclusione, questa mia, che credo a, più o meno livelli, possa adattarsi infine a qualsiasi tipo di società - meno a quella attuale, che fa morire la gente o la fa soffrire senza darsi manco la pena di saperlo o farlo sapere... denominata appunto la società della solitudine di massa.

L'Utopia non è un sogno... e il sogno sovente è solo fatica che non ci fa svegliare. Molti di noi sono al destino di svegliarsi in un mondo sempre uguale.

CAMMEO

C'è un'antichissima e primordiale serie televisiva (qui disponibile ad amplio spettro) di origine anglosassone intitolata The Survivors. La serie TV (come quasi ogni impianto di quel tipo divisa in stagioni) vede, nella prima stagione, espresso tutto il potenziale nominale e catartico che Essa aveva in seno, non fosse poi deliberatamente scemata - diminuendo di intensità, se non che per un ridottissimo budget (del quale ridotto budget fa parte un pò lo stesso pragmatismo della storia cinematografica inglese) e per quei di allora potremo definire problemi di carattere sessista o volendo politico che comportava un non esatto allineamento fra la nobiltà dello spirito appassionato degli attori protagonisti (soprattutto femminili) e la produzione - afferente a un tema molto caldo, all'epoca - poi diventato teatro per generare un cult di sequele di film catastrofici e post-nucleari. Una sorta di viscerale maschilismo imperante impediva dar luogo a figure femminili di “carattere“ - e dire che di lì a poco, gli inglesi saranno guidati sotto l'egidia della Lady di ferro (la quale però non ha niente di femminile mentre nella serie, c'erano i pretesti per creare e rivoluzionare la figura femminile come leader ma allo stesso tempo con valori aggiunti di carattere più umanitario).

Il pregio degli interrogativi che si pone a traguardo questo contributo televisivo romanzato fu proprio calcolare e immaginare che tipo di reazione avrebbe potuto prendere il nostro pianeta se... una catastrofe planetaria avesse decimato tutta la popolazione al punto da rimanere vivo solo il 10 percento o meno della stessa specie.

La prima serie fa leva su questo istinto di sopravvivenza collettivo, mentre il seguito comporterà il bisogno necessario di ricostituire una sorta di governo pur inquinando ogni episodio di formali contesti in qui gruppi di violenti mirano a dominare il prossimo o i più deboli, in una sorta di perpetuo agguato contro lo sciacallaggio e la livrea che porta buon gioco ai leader non baciati da particolare nobiltà di spirito nello sapersi organizzare a spese di individui più intelligenti e pacifici.

Pur senza la variabile negativa dell'eclissi tregenda di uno sconvolgimento planetario, le comunità alternative agli stati devono in ogni caso sapersi autogestire e organizzare in modo autonomo, investendo su quelle ragioni comuni che più di altre determinano il collante che terrà insieme - diversamente che altrove, certa gente disposta a investire e a collaborare per raggiungere uno status quo comune e condiviso.

L'Utopia infatti “ha un senso” ed esiste proprio là dove il senso delle cose si è perso.

Tutt'altro che facile pare proprio essere - anche sulla livrea di questo ultimo “cammeo“, il minimo comune denominatore che convoglia sulle ragioni di questa lunghissima riflessione. Tutt'altro che facile significa realizzare sempre e solo in percentuale progetti che desideriamo coinvolgano noi come le nostre future generazioni.

Oggi - la nobile iniziativa sulla quale ho dato respiro di cui sopra (Nomadelfia), conta un nucleo di 270 persone circoscritte in circa 25 famiglie. Non molto - se pensiamo in percentuale alle sue potenzialità, anche sul lido stesso della sua vocazione (offrire una famiglia ai bambini disagiati).

Forse gli uomini hanno dei sogni e sanno anche bene esprimerli (pensiamo a Soleri) ma ogni sogno si porta dietro forse troppo sogno del proprietario di quel sogno e non si riesce a costruire mai nessuna vera alternativa dietro l'utopia di un uomo, a quanto pare se questa non prevede uno sviluppo senza troppa pietà, invasivo e aggressivo quanto basta per creare su quelle divisioni ... il limo della civiltà.

 

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