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Pubblicato da
Luca Mesini
il 05 marzo 2014

Musica spaziale ancient-dance

Ci sono molti generi e vari complessi musicali che animano questo territorio: noi lo analizzeremo dalla “base” sua primitiva, partendo da un complesso “dance” che ebbe, sul merito, una certa voce in capitolo, negli anni ottanta - i Rockets

Se vogliamo affrontare il tema della musica “cosmica“ e spaziale a livello profondo, intenso, dovremo richiamarci ai lavori dei Tangerine Dream, Van Der Graaf Generators, Hawkwind, in un certo senso Kraftwerk, Jansen & Barbieri con la musica da ascoltare dentro la cabina dello Shuttle (la trovate qui dentro) e molti compositori di musica elettronica e poi elettro-minimale - oltre a tutto lo scisma che ha poi concretato la musica elettronica indipendente dagli anni ottanta in poi (bene analizzata dalla Label VOLUME nelle sue ottime compilation) e via via presenti ancora oggi nei festival Techno (prendo a esempio quei che si tengono a Torino).

Ma volendo affrontare il “clima“ spaziale e sonoro “diretto“, semplice e intuitivo, ciononostante talvolta anche vagamente sinfonico ed emotivo (una resa che si attiene tipicamente all'easy listening e il pop, quindi alla musica di facile presa) i Rockets sono la banda (chi lo desidera e non li sopporta potrà, figuriamoci, criticarli fino all'... infinito galattico) un pochino pionieri di un genere che non arrivando da una formazione accademica colta (cfr. Kraftwerk) animava la sua musica con disegni d'impatto più semplici: ottimi per le credenziali della musica creativa e quindi anche coreografica.

Se nel desiderio di far fantascienza a teatro (oltre a epici brani di più ampio respiro concettuale, come i Pink Floyd, gli Emerson Lake e Palmer per non parlare poi della musica classica), queste “melodie“, per via della loro ricerca sonora diretta (il brano deve durare poco e quindi le invenzioni devono sesseguirsi in fretta) sono state e possono essere ancora oggi un ottimo banco di prova per giovani artisti al desiderio di esprimersi “in tutti i sensi“ e mettendo insieme tutti i sensi scenici ed espressivi.

Come in altri territori (resi famosi da film quali Fame - Saranno famosi), la musica si presta per evidenziare delle forme e delle ambientazioni fisiche (quindi coreografiche) a seconda dell'invenzione del suono stesso che proluce alla sua scrittura. Semplifichiamo? Io sento un suono, e cerco di muovermi mimando quel suono (lo hanno fatto schiere di boy-scouts, circoli parrocchiali e trasmissioni televisive per giovani egocentrici, mimando - a esempio - il tipico Robot di The Robots...).

Per capire cosa intendiamo animate la Vostra fantasia ascoltando questo brano: sentite quanti suoni semplici ma strani? Diretti? Automatici come la meccanica di una situazione fantascientifica? Descrittiva e quindi coreografica nello spazio (ovvero lo spazio che avete nel vostro piccolo palcoscenico) per “ballare“... io stesso ho recentemente ripreso questi stimoli facendo animazione con la mia ultima musa ispiratrice e poi ancora facendo ludico-didattica con delle classi scolastiche insegnando a disegnare astronavi... ( se il riferimento al brano andasse perso, cercate: Video Attict, dei Rockets dall'album Pi Greco - ovviamente con il simbolo - 3,14). Per fantasia creativa questo brano merita di stare vicino alle invenzioni pop-elettroniche dei Genesis degli anni ottanta.

State pilotando un'astronave che vi ha appena portati fuori dalla forza di gravità terrestre o siete appena usciti fuori da una tempesta magnetica? Star Trek e Star Wars permettendo, questo è il brano che fa per voi :) (ndr. caso mai un domani chiudessero il link, cercate: “Astro Storm” sempre dei Rockets) - ai reattori iniziali, quindi alla “spinta“ iniziale, il viaggio, pacifico, luminale, etereo, procede finché i reattori del Vostro veicolo spaziale (Tom! Tòm! Tòm! Tòm!) subiranno dei proto-impulsi neuronici al punto che... verrete sballottati sulle cinghie del vostro seggiolino da “piccolo pilota astronautico“ e poi vabbhè, fra chitarra elettrica e altri suoni techno-dance... dovrete lasciare che la Vostra fantasia “disegni“ un equivalente alla musica che state ascoltando, per metterla in scena :)

Altresì è molto esaustivo e divertente quest'altro brano: come Vi muoverete mimando la reazione a questi suoni di giunture meccaniche e segnali elettronici? (ndr, “King of the Universe”).

Per quanto non capisco come siano riusciti a non ridere in questa esecuzione in playback (credo che le prove siano durate molto) ecco un video “antichissimo“ che rappresenta nel migliore dei modi il “sound elettronico“ che, sinceramente... è possibile rendere molto più romantico di quel che sembra, una volta inscenata una “costrutta“ ambientazione scenica, fra personaggi, figuranti e via dicendo (teniamo presente che, nella danza... una macchina, anche solo un quadro di controllo, può essere interpretato da delle persone che si muovono in un certo modo, allo stesso modo in cui Pina Bausch chiedeva ai suoi ballerini di essere... un mattone - la pioggia - il vento - la luna).

Per trovare brani che possano fare al caso vostro (quindi fantàsici e descrittivi in senso cosmico spaziale e fantascientifico), ecco un riassunto veloce del loro secondo epico album (Plasteroid) - dove ci sono sinceramente alcuni brani di ampio respiro scenico e cosmico-pop. ANASTASIS è infatti un brano che riesce a “disegnare“ una configurazione cosmico spaziale tessuta sulle armonie di una melodia alla Guardiano del Faro che sul suo crescendo, viene poi enfatizzata da “implosioni“ di carburante sui vettori, i quali daranno spinta ad ogni sua fase successiva, come se le spinte accorressero a dare sempre più velocità ai propulsori della vostra fantastica e immaginaria astronave intergalattica (ehm... scusate l'enfasi, sìch). Un brano che fra l'altro, proprio per la sua “sifnonietta” si spinge al romanticismo epico della lettura poetica dello spazio profondo... in LEGIONS OD ALIENS è ancora più effimero ed etereo il riferimento all'assenza di “Gravity...“ ;) Mentre il brano di apertura (che pare che suoni come un “mi metto il pigiama, e vado a dormìr...“ ripropone, come questo, un clima più pop-dance, seppure nella tessitura di un impianto timbrico di chiara derivazione elettronica, suoni vocaloids proto-umani e tappeto di sintetizzatori “sognanti“ inclusi e molto fluidi.

Altro album non senza poche pretese risultò Galaxy (un titolo, un programma ;) Bhè... un esempio di proto-rock-dance di quel periodo è sicuramente Galactica (memore dei famosi mini film Battlestar...), ma non tanto su questi brani da hit-parade si può disegnare un fantasioso scenario coreografico (piuttosto ballare e animarsi questo certamente sì ;) (curiosità - qui nella versione Francese, leggermente diversa e meno musicale, come sempre in questi casi... l'inglese è sempre l'inglese)... mentre tutto l'album si snoda su canzoni appetibili, alcune sono più coreografiche e fantasiose di altre (per permetterci di “disegnare“ un grande archetipo del movimento cosmico, usando corpo, espressioni facciali e via dicendo - l'animazione) - fra questi, l'Uomo sintetico (vedi la simpatica pausa al minuto 2'44" etc.). Simbolico e fantastico è invece PROPHECY - se ciò che sentite non si svolge nello spazio e dalle parti di una navicella spaziale, ma com'è... non avete mai viaggiato? Potrebbe trattarsi di una navicella che in  ibernazione, inizia a “riaccendersi“ per poi prendere una velocità che ti saluto, dottor Spock (AGH! Scucate la debutade... :( - o più semplicemente la reazione di un uomo che si trova improvvisamente coinvolto in una multi miriade di stelle :D

Difficile infine non riuscire a inscenare un balletto su quest'altro brano - perquanto sia visiva solo l'introduzionee la parte mediana (che si riscatta con un ritornello al sintetizzatore piuttosto epico, alla Rocky Balboa), il resto è un lavoro di gesti sulla melodia. In questo brano colpiscono gli arrangiamenti che prendono spunti da tanti intuiti (pink floyd commerciali e dire straits).

Non facile trovare molti altri brani cosmici realmente attribuibili al viaggio di un'astronave, ciononostante gli sforzi del complesso continuino su quello strale ed anzi producano cloni come questi. Star Vision forse è uno degli esperimenti successivi meglio riusciti, volendo, su questi suoni, possiamo vedersi animare lampeggianti, fughe di un “gas di qualche tipo“ e reazioni multicolori di cervelli elettronici, flap, levette e radar cosmici con effetti 3D.

Alcuni di questi brani e molti altri erano il sottofondo musicale di questo laboratorio ludico-didattico per scolaresche (quindi classi) che volessero ... fare quattro passi nello spazio (ma sul serio :)

CAMMEI FINALI

Non so quanto siano metropolitane le leggende che li vogliono ammalarsi a causa dell'esagerata pintura argento che si menavano addosso, comunque certo non gli ha fatto bene (probabilmente anche musicalmente) - per quanto incredibile, il complesso sostanzialmente iniziava a diventare famoso al suo genere disco-pop-sintho-space nella seconda metà degli anni settanta, con questo brano. (ndr, Future Woman).

Seguirono piccole sinfonie strumentali di largo respiro cosmico pop come questa. (ndr, Venus Rapsody)

Sulla scia del fortunatissimo filone portato al successo dal creativo figlio d'arte Jean Michael Jarre, anche i conterranei Rockets lanciarono nello spazio brani come questo :) (ndr, Cosmic Race) - ma il loro successo maggiore fu “On the road Again“ (ancora sulla strada, preso da un classico dei Canned Heat, talmente bello in versione originale che sarebbe un peccato non riascoltarlo... tornando finalmente con i piedi per terra :) (Jesus che sballo sto brano...).

Pura qualità sonora e musicale - i Rockets suonavano bene anche dal vivo (in un periodo in cui ci si poteva far conoscere soprattutto alle esibizioni LIVE, fondamentale) e la loro formazione rock non era certo “in maschera”... in questo boogie fanno pure il verso ai Deep Purple :)

Concludiamo con un brano che è stato saltato, anch'esso vivo di alcune invenzioni sonore techno-dance interessanti - uno degli ultimi di un certo rilievo, Radio station (eccolo anche in una rara video traccia bootleg live ;)

Sul clima della dance cosmica eppure puramente pop-rock, a parte tanti altri contributi (YES - Buggles), ricorderei qui alcune dimenticate canzoni: DEE DEE Jackson e il suo robot innamorato, gli ULTRAVOX con Vienna, The Voice... ehm: poi la “forza dei droidi“, citazioni colte come questa (Soft Machine, di ben altra gloriosa memoria - più afferenti ai complessi che vi citavo inizialmente) - i dimenticati e notevoli D.A.F. (deutsch amerikanische freundschaft) - l'epico, stiloso, edulcorato brano dei Fleur - Doot Doot... e poi (BASTA!!! Smettila!!! VIAAAA!!!! YAHHHHHH!) - ok, bong... un certo Camerini (molto poco cosmico, tanto robot-burattino)... vedo, presento, presungo che Cecchetto stia girando nei paraggi...

 

 

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