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Pubblicato da
Luca Mesini
il 09 febbraio 2014

Dead Can Dance

L'amore. Non conosco disegnatori o pittori che non ammirino il passato. Manco musicisti. Ecco i protagonisti del presente, li riconosci dal loro background: dicono qualcosa se hanno amato qualcosa... l'amore disegna e crea tutte le cose possibili e/o nuove, nelle arti e mestieri

Aggiornamento a novembre 2014: una recente ricerca sulla Butho Dance e la danza contemporanea mi ha portato a recuperare un mix di immagini (afferenti a Pina Baush) montate sul periplo della “danza delle stelle”, brano ricavato dall'ultimo lavoro della coppia Lisa Gerrard & Brendan Perry che qui desiderio inserire integralmente: il disco e la performance sul montaggio di danza contemporanea. Segue l'articolo originale.

I Dead Can Dance sono una meraviglia alchèmica; sicuramente ci sono altri complessi e formazioni con il loro stesso amore per la musica del passato (e per fare un nome per tutti: gli Amazing Blondel, andando addirittura indietro nel tempo e cambiando genere). Sicuramente per comprendere il “limo“ che ha “tessuto“ il letto del fiume della progressione dei Dead Can Dance possiamo chiamare a rapporto la Real World di Peter Gabriel, le tante “felici contaminazioni“ in musica che hanno dato, anche in Italia (e non a caso grazie a etichette indipendenti o politiche di diffusione musicali alla portata di tutti) perle preziose, come quelle racchiuse in questo brano e in questo disco (In search of Simurgh dei Radiodervish).

Non smetterò mai di dirlo: il mondo risolverà i suoi problemi quando attorno a un falò vedrò danzare e far di canto parodiando una sorta di libagionesca “carmina burana“, leghisti e salentini, trentini e siciliani, piemontesi, calabresi e sardi - turchi e siriani, mezza luna fertile, la Cina, la Corea, Hong Kong e Tokyo - l'Alabama e il Texas, Canada, Francia, Norvegia e Lichestain, Austria - Al'fred Garrievič Šnitke (che ho sempre, per la fretta e distrazione, citato come Schnittke e che in effetti solo così troverete in rete...) come ogni musicista (quindi artista) serio aveva previsto il modo per esorcizzare tutte le guerre: permettere a ogni essere umano di saper suonare uno strumento...

Lo sappiamo noi artisti che l'arte esorcizza tutto il seme dell'uomo, e la natura umana è sempre in equilibrio fra assoluta luce e assolute tenebre: l'arte e il “lavoro“ sono gli elementi di base per riuscire a navigare nei meandri dell'esistenza.

E per farlo: si conosce il passato, per capire il presente - e prevedere il futuro mentre siamo testimoni del nostro tempo. Come faremo altrimenti a prevedere che i macintosh del futuro saranno liofilizzati e ce li berremo in un bicchier d'acqua? Senza i pro di nuova generazione e quel che han fatto dagli anni ottanta ad oggi, non avremo la forza di immaginarlo... La cosa che sovente ai più sfugge, parlando di Andy Wharol, è che ai nostri occhi, i suoi lavori ci appaiono semplici: ma per il suo tempo, erano pura fantascienza. Non solo, ma erano il classico principio in cui le arti si sposano con la scienza (nel suo caso “intesa come tecnica“ e “comunicazione“).

Comunque solo io potevo fare un articolo sui Dead Can Dance e parlare di altri almeno 5-6 riferimenti differenti prima di loro - ma sappiate che l'arte è interdisicplinarietà. Non possiamo capire il presente se ci dedichiamo solo a un aspetto del “passato“.

DEAD CAN DANCE

In sintesi questo complesso è formato da due personaggi che conoscono la musica, sanno cantare (mi pare che rivestano una voce da baritono e una da soprano) e in un certo senso come Björk - nata lei in Islanda, loro - arrivando dall'Australia, hanno “inseminato“ il loro spirito di atavico primitivismo, poi desiderando “luminarlo“ al tempo presente... appassionati di musica antica (geostazionalmente afferente a tutto il globo, da quella celtica, medievale europea, asiatica, persiana, etc.) eppure han desiderato proporla in modo attuale, in un certo senso partendo da quell'ispirazione.

Gradirei farVi venire subito la pelle d'oca inserendo adesso il loro brano migliore, nato all'apice del loro successo - dopodiché han cominciato a vivere sugli allori - e una volta ancora ritorna il “fato“ dell'arte: non dura sempre. Come far nascere un bambino e una creatura nuova: dura una volta, poi finisce e il tempo passa “non oltre“ ma su quell'esperienza: facendoci diventare “esperti” sulle migliori cose che abbiamo saputo fare e quindi dare :)

Questo brano avrei voluto usarlo nel 2008 quando ho curato (come agente esperto per la Galleria Artanda) l'Antologica di Paolo Spinoglio. Avevo un ottimo open space appena ristrutturato, le statue del compianto Paolo erano perfette (riportavano l'uomo dal suo tempo presente al futuro passando per la Babilonia, gli antichi Egizi, il Medioevo, l'India del templi e delle divinità, il simbolismo delle donne afgane).

In questo disco e nel brano di apertura i Dead Can Dance univano il passato al presente in modo eccellente, il ritmo in divenire della danza avrebbe dovuto mettere in moto una ballerina, coperta di veli, fra il lieve fumo e le luci che nella stanza ospitavano le sovente monumentali opere di spinoglio, alte più di due metri... per marcare il sentimento arcaico delle nostre origini eppure sottese anche se nascoste al nostro tempo, in una danza sensuale, primitiva, umana.

Il disco - Toward the Within, è credo il loro apice di maggiore successo - non solo in termini oggettivi (sostanzialmente con questo l'etichetta indipendente che li promuoveva realizzò il suo più alto fatturato di sempre) ma perché sapeva raccogliere l'eredità di tutti gli esperimenti precedenti (eccellenti) dando finalmente un amplio e largo respiro alle loro composizioni, come  se capaci di passare in perfetto equilibrio fra sacro e profano - addirittura potendo prodursi in ballate folk come questa. Sicuramente il disco (live) li ha presentati a tutto il mondo sapendo intravvedere nel loro talento interpretativo, creativo e artistico i preludi per eccellenti performance che da lì a poco caratterizzeranno soprattutto gli ingaggi della fantastica cantante Lisa Gerrard (cfr. Il Gladiatore - qua in una più dismessa veste pop stule Enya o Clannad, più intensa e le suo stile al resto della colonna sonora completa - o ancora Vahalla Rising - ATTENZIONE: video con scene cruente, niente di che anche su il Gladiatore ci sono, come in “300” o, appunto, qui ove si tratta dei “rito“ di una delle genesi epocali dell'esistenzialismo e la trivialità della vita vichinga - diciamo medioevo norvegese... chi ha visto il film sa... ) che comunque qui vediamo ancora con il compagno Brendan Perry anche al suo delizioso diletto strumentale.

CRONOSTORIA sui fondamenti

Il clima è quello della New Wawe, l'avvento degli U2 e il proscenio della musica degli anni ottanta, fra sperimentalismo elettronico, bucolico, neo-gotico etc. Vivace ed elettronico è infatti il loro primo lavoro, dove si còglie la gioventù della giovane coppia (anche nella vita) che dall'Australia giunge ovviamente a Londra... questi brani, pieni di tracce che mettono subito in risalto il loro amore ancestrale per la ritmica e la musica tribale e medievale, non nutrono dubbi sulle desinenze stilistiche della formazione. Perfettamente inserito nel clima inglese (e internazionale) dell'epoca (Bahuaus, Cocteau Twins etc.) eppure investendolo di tribalità.

L'Arte in seno a due ragazzi giovani “preposti al genio di esprimerla“ (si leggerà pertanto con quelle che spero siano state le desinenze giuste l'articolo provocatorio dei concorsi vietati ai minori di 35 anni, che se ci fossero servirebbero non all'implosione dell'arte ma all'espressione del genio quando riposa, per forza di cose, su quelle energie che ha ormai sprecato: e per questo nella forza di poter dire delle cose costruite sulla roccia) - l'arte dicevo, a proposito di roccia, già qui si dipana meravigliosamente... un solo anno dopo, i nostri partoriscono questo primo episodio colto che si distingue su tutto il resto (se non vi piace il genere però non comprate il disco perché potrebbe risultarvi pesante, come dai link successivi, abbastanza distanti da questo episodio). Nondimeno la metamorfosi prende consapevolezza dei suoi mezzi e strömenti e alle ballate neo-gotiche (enfatizzate da un certo classicismo sinfonico) proseguono i sentimenti di compartecipazione con il tessuto urbano che anima il tanto caro panorama strumentale promosso dalla 4AD. Lisa Gerrard dipana il suo classico stile vocalmente esteso sulle armonie fortemente cupe e gotiche del clima che ancora “sperimenta“ nuove sonorità andando a pescare su uno dei periodi più “buii“ della storia.

Fra il disco precedente e il prossimo (non sto facendo una pedissequa e precisa analisi cronologica, ma solo tentando di darvi il massimo vigore espressivo dell'Arte dei Dead Can Dance): passa l'universo. Lisa e Brendan si sono gettati a capofitto nello studio e nella ricerca e la loro ispirazione ne risulta baciata dalla bellezza assoluta. Apparentemente meno sperimentale dei precedenti, qui l'intuito e l'amore per la musica antica genera quasi una musica nuova su quella del passato eppure, essendo in qualche modo fedele alla Bellezza di tutte le cose note... consiglio vivamente un attento ascolto di tutto il disco. L'inserimento nel gregoriano è di una colta purezza incredibile, la natura sovrasta quasi tutte le note e le melodie - è amore, amore assoluto, per un genere che per quanto ha dato ai nostri ora ridà agli altri: l'assoluto. L'investimento nella musica medievale ha pervaso di dolcezza tutto lo scisma della capacità di altalenare l'intuito sui generi unendo idealmente europa e oriente. Sono tessiture che ammirerebbero anche l'Hesperion XX di Jordi Savall e che ha idealmente proposto anche Pino Daniele quando ha avuto il coraggio di scrivere questo :)

Il capolavoro di questo disco è forse questa danza - di una bellezza e sensualità assolute... e non a caso si intitola “Chant of the Paladin” - magnifica, magnifica sorte della musica anni ottanta e primo grande capolavoro del gruppo.

Se questo disco era una dichiarazione di intenti - il disco che lo segue è un capolavoro doppio. La musica antica riproposta in quella chiave di modernità che in pratica l'accoglie in grembo, qui si veste di gloria e la pelle d'oca vi farà alzare più di un sopracciglio - come vediamo stanno maturando tutte le circostanze per portare i Dead Can Dance a diventare il gruppo che non solo venderà più di ogni altro complesso (nelle fila della 4AD) ma assurgerà ai cieli nella tournè in America da dove abbiamo iniziato il nostro discorso... ascoltate che meraviglia di danza medievale! Dove ci troviamo, direbbe Troisi a Benigni, eh? Chi v'è dietro la porta? Leonardo? Il background dei due artisti che ormai lavorano perfettamente in coppia inizia a dare misura dell'interpretazione sulla scrittura moderna che incredibilmente li porterà poi alle loro “ballate“ migliori (The Carnival is Over non perdetevi questa delizia...), all'apice del successo anche commerciale, su un versante tanto esteso da includere dentro anche gli amanti della musica pop.

E ancora da AION, quale confidenza ha maturato ormai Lisa Gerrard? Al canto e musicalmente? Un disco meraviglioso, come nella tessera immaginifica di un giardino dell'Eden ... un disco di saltarella memoria, sicuramente.

Infine veniamo al capolavoro assoluto - dove non si ricalca più, nel ricamo di un amore intenso - le ispirazioni e le intuizioni che derivano precise dal passato - ma si va “oltre“ ed è stata questa l'Arte vera e propria dei Dead Can Dance: sapere andare oltre, svelando la precisa conoscenza della storia - per scriverne una parte in memoria, sulle quali tessere lasciare che poi i ragazzi delle nuove generazioni ne ereditino il passaggio. Il gotico diventa moderno e si plasma di tradizione senza soluzione di continuità. Il vibrato di Lisa Gerrard si esprime al massimo fiore anche in brani tradizionali (come nella migliore, appunto tradizione, già percorsa da Sinead O'Connor e tanti altri interpreti di musica celtica), per citare Arvo Part in un tintinnabulo di nenia in preghiera. Al sopra citato Carnival is over segue quest'altro meraviglioso brano... Lisa Gerrard esplode letteralmente in quest'altro!

Insomma: Into The Labyrinth possiamo considerarlo l'Apice raggiunto della grandezza del gruppo, a cui appunto seguirà il live di cui sopra. Come abbiamo visto, dal 1984 al 1993, tutto lo scisma che caratterizzerà di lì a venire le colonne sonore di Passion e via dicendo - in 10 anni è stata composta la “forma“ nell'importanza di non perdere la memoria storica del “timbro“ della “danza“ della nenia e della tradizione popolare musicale di tutte le nazioni. Le premesse scritte permetteranno al gruppo di sciogliersi, riunirsi, portare avanti come abbiamo in parte raccontato progetti solisti - ma sostanzialmente fra alti e bassi, quel che dovevano scriverlo l'hanno scritto qui sopra, come... quel che dovevano dire i Supertramp fu fin quando Roger Hodgson non se ne andò e valga pel resto della storia a tanti altri esempi consimilari :)

Buon ascolto :) Il sito del complesso...

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