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Pubblicato da
Luca Mesini
il 21 gennaio 2014

London Town Beatles and Rolling Stones

L'inghilterra e Londra sono considerate da tutti, storicamente - fucina creativa e artistica soprattutto là dove si presta la “rivoluzione“ in musica

Tutto ciò che nasce per intuito mettendo insieme alla passione l'iniziativa vocazionale artistica, crea, brilla e si dissolve - ma la sua luce giunge ancora e sempre da lontano, come quella delle stelle probabilmente estintesi milioni di anni fa, che ci arriva dallo spazio profondo. Alcune sono forse pari a quelle di una cometa - durano il tempo ciclico esatto dell'evoluzione, qualche anno - altre creano un sistema solare dove preludono poi al loro fine, mantenendo coerenzialmente il largo lungo il deflusso di quello stesso fiume su quale hanno intrapreso la corrente.

Un breve riassunto di quanto abbiano ispirato due delle più fondamentali rivoluzioni musicali del secolo scorso: Inghlterra, Londra, Beatles & Rolling Stones (English sounds and Beatles 'n Rolling Stones) e la musica nuova che prendeva forma ispirando poi - dopo di essa, tutte le altre rivoluzioni possibili (visto che il progressive, l'hard rock e l'heavy metal e il pop, sono venuti dopo). Inserire questo post nella “musica creativa“ da una parte non ha particolar senso, essendo questa musica geniale ma comunque sia - non così sperimentale da eccitare a nuove forme sulle forme note... però: questo perché le forme note le ha già stravolte e descritte 50 anni fa. Se recentemente abbiamo potuto analizzare il potere catartico che ha portano Björk a riconfortare Londra come “volano“ di accesso alla rivoluzione musicale profferta al mondo intero, potremo citare molte altre rivoluzioni in musica che han fatto lo stesso: a partire da Kate Bush quando fu quasi vista per caso (anzi udita) dal chitarrista dei Pink Floyd mentre si esprimeva in quel canto che determinò la storia - la bellezza e la sensualità di questa “rivoluzione“ lascia ancora oggi interdetti e si lega benissimo alla rivoluzione dei Beatles e dei Rolling Stones, gli uni baronetti del disegno di quel che in futuro avrebbe segnato tutti i canoni della musica Pop (melodia e orecchiabilità del ritornello ma anche precisa e “benedetta“ scelta delle note e forte intuito creativo negli arrangiamenti) - gli altri irriverenti alfieri del rock sporcato di vanature blues molto on the road.

I Beatles hanno aperto una strada eppure questa si è contaminata e condivisa con la stessa aperta dai Rolling Stone lasciando poi che mille realtà prendessero possesso di quella sferza creativa per elucubrarci sopra come i Blur e gli Oasis o prima di loro i Duran Duran, gli Spandau Ballet, fra stili e mode di vario genere. Il gusto per la contaminazione ha sempre preso strade più elettroniche o neo-melodiche oppure ispirando piccole opere d'arte in pratica autoconclusive creando poi sovente una sorta di appassionati di  questa o l'altra rappresentazione (o immagine a corredo di se stessi) come sempre da questa patria sovrana Nazione che ha messo in luce la muta-genesi sociale di un luogo ove - ed è questa la verità più sostanziale - più è vasto il panorama della libertà d'espressione, più vengono osservate le regole della convivenza civile. I Rolling Stones hanno liberato le stesse cose che per altri versi ha liberato Fernanda Pivano portando la Beat Generation sulle pagine degli italiani - loro ci hanno portato ispirazioni come queste e i Beatles come quest'altre e possiamo dire che la “forza nuova” dei Beatles non poteva non esaurirsi in 10 anni essendo troppo nuova, mentre il ruolo di “passaggio del testimone” dei Rolling Stones calca il rock-blues ancora oggi proseguendo quella tradizione della musica popolare che ha poi acceso la muta-forma a tutte le varianti del rock'n'blues, e quante ce ne sono. 

Ricordiamo per la cronaca alcuni episodi quasi dimenticati come questo fuori programma dei Rolling Stones più eterei e bucolici di sempre (forse il brano che li ha portati più vicini ai Beatles che abbiano mai scritto: Lady Jane) o la bellissima “Heaven“ tratta da un Lp dove le copertine erano ancora l'agognato status-symbol di un prodotto che dal packaging alla struttura, realizzava il prodotto fatto ad Arte (questo disco ha una side melodica e una side blues-rock) - ciononostante l'anima del gruppo rimanga in brani classicamente epici o come questi. Dei Beatles, penso che ogni brano sia un “disegno a sé“ piccolo e meraviglioso nel netto e deciso fraseggio delle note scolpite sullo spartito, come in questo brano acustico dove figura anche un “front-man“ d'eccezione (il flautista Johnnie Scott che sinceramente m'ispira ad aprire una parentesi a breve sui Blood Sweat and Tears, la più grande band di arrangiatori per fiati che il Rhytm'n'Blues ci abbia mai dato... ascoltare per crederci). Come definire in altro modo se non così la nascita della pop-art e del surrealismo pop? Bhè... ci sono altri modi anche senza bisogno di passare a Yellow Submarine o Sgt. Peppers, però questa è stata un'influenza veramente “centrica“.

Ancora oggi né saprei spiegarmi questo e quest'altro.

Il preludio della morte dei Beatles che, come fiamma ardente, hanno dominato la luce in un nuovo modo di disegnarla, bruciandosi poi da soli sulla vastità di un “oltre“ che non poteva umanamente continuare a dominare (e qui torna la mia solita premonizione: non si è “artisti“ per sempre e le età dell'arte, come comete, hanno in dote un profilo temporale... nessun artista ritroverà mai il ragazzo o la ragazza 20enne passata o passato quello strale, c'è un tempo e una possibilità sola per creare e un'altro per riflettere sulla creazione, anche così) possiamo identificarlo e cercarlo in mille espressioni: London Town, come ho titolato questo blog. Un brano su tutti al crepuscolo londinese, alle sue verdi campagne e al suo infinito e perenne effetto piovoso: questo. Non la novità ma adeguarsi a una evoluzione...

Penso che oltre atlantico, Aerosmith e Fleetwood Mac abbiano in un certo senso portato avanti discorsi simili, anche se forse meno eclatanti o rivoluzionari.

Il miglior modo per ricordare Londra e questo spirito propulsivo e creativo che qui sopra riportato velocemente e senza ripetersi sulle migliaia di allocuzioni letterarie che han fatto di queste rivoluzioni, pretesti approfonditi per tesi universitarie - è traversando il mondo e poi ritrovarsi in Central Park, un po' come è capitato a tutti i satelliti o stelle di queste esperienze: io mi ci trovo quando sono sul prato di Exilles o da quei posti dove nascono i disegni esistenziali, perché non esiste “rivoluzione“ se alla base della faccenda non ci fosse Lei, sulla quale io credo si snodi - alla fine della fiera, ogni vera rivoluzione o alito e margine di cambiamento (mi duol far presente la circostanza che in Italia non se ne sente il bisogno, né la si vede all'orizzonte senza percepirne il cambio di stagione, la temperatura ol vento...). “Donna” ritorna, dovrei dire a conclusione di quest'argomento che non so quanto ancora porterà quella città - per quanto concerne la musica, a un nuovo rinascimento... mhà: in ogni caso le premesse fan ben sperare :) Andando andando a cercare sono gli stessi artisti (come Björk) che spronano i nuovi talenti a cantare o suonare... Anthony and the Johnsons là dove il crepuscolo riporta alla poesia di Cohen https://www.youtube.com/watch?v=v1pZgrk_WCw. Il volano musica e la fucina sono sempre in fermento creativo (ricordiamo, e meriterebbe un blog a se stante, l'esperimento creativo della Label VOLUME che da sola, in un sottoscala - pubblicava ottimi doppi CD di etichette indipendenti impaginando folti e ricchi book di viva grafica rock urbana mettendo in luce artisti come questi: Space Time Cntinuum “101 south of Heaven” fra l'altro utilizzato a una delle prime fiere di arte moderna giovanile internazionale di Torino, in una video-performance). Alcune nuove proposte che raccolgono tutto ciò che è stato detto prima in varie solfe e maniere? Qui oppure qui nella intensa rilettura dei canoni pop sul quale modello si è poi snodato lo stile di tante cantautrici... stelle, stelle della musica moderna: illuminateci ;)

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