articles: Grandi artisti del nuovo millennio - Cy Twombly

Nato a Lexington il 25 Aprile 1928 muore a Roma il 5 Luglio 2011

Domenico Olivero

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Edwin Parker Jr. adotta il nome di Cy Twombly col quale diventa noto come uno degli artisti più famosi e quotati di questi ultimi decenni.

Inizia la sua carriera a Boston per poi trasferirsi a New York dove conosce Robert Rauschenberg che lo introduce alla realtà pulsante degli anni 50, frequentando così personaggi come John Cage e Franz Kline, di cui diventa allievo. Nel 1959 si traferisce a Roma, dove da anche avvio alla sua delicata produzione di sculture.

Iniziato un percorso in ambito espressionista si evolve verso una personale idea di pittura, creando un proprio simbolismo/graffitismo che poi elabora in segni sempre più sfuocati, ampliando le dimensioni delle opere e della scelta cromatica.

I suoi lavori sono intensi momenti di summa pittorica, espressione poetica del gesto quotidiano del vivere.


Domenico Olivero - July 6, 2011

comments

Valentina Majer July 8, 2011 10:54 AM

A me ppiace molto. A Roma, circa due anni fa, ho apprezzato molto le sue sculture e le sue grandi tele dedicate alle 4 stagioni; bellissime, un`atmosfera impressionista come lui stesso diceva. I suoi quadri con i graffiti li sento, mi arriva la sincerita` del gesto e l`armonia disorganica tra i vari segni, ma anche lui rimase deluso perche` non furono apprezzati ed ancora oggi in genere non piacciono..

Jara Marzulli July 9, 2011 09:16 AM

Articolo del critico Pietro Marino
Gazzetta del mezzogiorno.

“Sono un pittore mediterraneo. Mi piace l’idea di un nordico nel Mediterraneo, ma con più sangue e viscere”. Lo diceva Cy Twombly, il grande artista americano morto l’altro ieri a Roma, a Nicholas Serota direttore della Tate Modern, in occasione della sua retrospettiva che da Londra e Bilbao approdò nel 2009 nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Roma, la città dove era arrivato per la prima volta nel 1952 da New York con l’amico Robert Rauschenberg, quando aveva solo 24 anni. Dal 1957 ci aveva vissuto stabilmente, aveva sposato Tatiana Franchetti, trascorreva vacanze italiane fra Procida, Sperlonga, la Sicilia. Nel 1972 prese casa nella campagna laziale, a Bassano in Teverina. Dal 1985 viveva a Gaeta, in una casa alta sul golfo. Sul Mediterraneo, che alla scoperta gli apparve “sempre e solo bianco, bianco, bianco”, per divenire blu in autunno. Una mediterraneità vitalistica e letteraria insieme. Vi si era immerso portando con sé dagli esordi americani le lezioni del mitico Black Mountain College – dove nacquero i silenzi di John Cage – e il marchio dell’espressionismo astratto - Gorky, De Kooning - e dell’action painting, Pollock A Roma, anche a contatto con la pittura romana del segno tra Novelli e Dorazio, e con letture dalla cultura del primitivo (viaggio in Nord Africa, 1953) l’improvvisazione del gesto si tradusse in leggerezza di graffiti, scritture convulse, pallori e spremiture di macchie. Quasi muri del tempo scritti dal popolo (The Italians, 1961), dalla storia e dal clima. Nel ciclo Ferragosto, anch’esso 1961, le tele sembrano disfarsi di sudore fra chiazze e grumi e scarabocchi osceni.

Adottato dall’ambiente romano, non fu indolore la sua scelta del Voyage to Italy (1962). Nel 1964 alla Biennale di Venezia gli USA presentavano in forze la Pop Art e il Leone d’Oro era conquistato dall’amico fraterno Rauschenberg, mentre era lui era “solo” ospite del Padiglione Italia. Dal suo paese ebbe stroncature feroci, specie da Donald Judd leader dei minimalisti. E alla cultura minimal sembrò volersi adeguare con le “lavagne” nere del 1967 segnate da griglie come esili spartiti geometrici. Seguirono le sculture dei primi Settanta, gracili e povere, imbiancate, come reliquie emerse da tombe etrusche. Un’arte “archeologica” appunto. Quasi un’estetica del frammento e dello scavo che nel 1971 assume malinconia di pittura con i quadri in morte di Ninì Pirandello: onde nevrotiche di segni sottili si accavallano su fondi grigiastri.

Onde grafiche che divengono, dagli Ottanta, ondate torbide di materia cromatica che trascinano detriti di storie senza figure, sulle “spiagge selvagge dell’amore” (1985). Come nel ciclo Ero e Leandro (1981-85). La sua pittura acquista intensità erotica e drammatica, mentre evoca eroi e battaglie delle civiltà mediterranee. C’è persino una parentesi di dense acque verdi, le Green Paintings nate sul lago di Bolsena e presentate a Venezia nel 1988, che hanno fatto citare Turner, Monet. Sogni di bellezza e slanci orgiastici culminano nei primi anni Novanta in un doppio ciclo di dipinti dedicati alle Quattro Stagioni. Stagioni della natura come dell’uomo. Il suo capolavoro maturo, colori che si sfrangiano e colano, elegie febbricitanti in variazioni quasi musicali. Ancora nei Duemila Twombly, sempre più solitario pur se esaltato anche dal mercato (lo aveva preso in cura Gagosian) si produceva in furiose volute di rossi dedicate a Bacco. Un rosso di passioni, di sangue e di fuoco. Ultimi fuochi senili che cercavano di bruciare il dato più sconcertante nell’esperienza di questo artista: il suo essere contemporaneo stando fuori dell’attualità dell’arte. Cercando di assumere le memorie umbratili del tempo e il respiro senza tempo della natura nelle pieghe (“neobarocche”, secondo Deleuze) di pittura e scultura, messe alla prova dal disfacimento della modernità. Una “bellezza che cade”(Giorgio Agamben, 1998).

Il figlio di giocatore di baseball che ora riposa nel Verano aveva saputo mettersi sulla linea d’onda dei grandi poeti della crisi europea, da Mallarmé a Rilke a Eliot a Kavafis. Nel dipinto Primavera ora alla Tate, volle includere quattro versi delle Elegie Duinesi: “E noi che la felicità la pensiamo/ in ascesa sentiremmo la commozione/che quasi ci afferra sgomenti/ per una cosa felice/ che cade”.

Marcello Corazzini February 26, 2012 01:07 AM

Durante gli anni del liceo, presso la GAM di Torino, ricordo di aver passato ore davanti ad una straordinaria opera di Cy Twombly che faceva parte della collezione. Ho imparato molto dalla sua arte, ho imparato a sviscerare il reale e a trasformarlo in una nuova realtà. E' stato un grandissimo artista contemporaneo, credo e penso purtroppo non valutato come avrebbe meritato. Sono profondamente dispiaciuto ed anche la sua scomparsa non ha ricevuto il risalto necessario. Da ora in poi parleranno per lui solamente le sue straordinarie opere. Marcello Corazzini - artista - Torino, 25 feb 2012

Roberto Savi May 2, 2012 11:52 PM

Articolo del 18 Febbraio 2012, da Il Sole 24 Ore

Eredità Twombly alle prese col Fisco

http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com/art/approfondimenti/2012-02-18/eredita-twombly-prese-fisco-074322_PRN.php


Articolo del 5 Marzo 2012, da ArsKey Magazine

L'eredità di Cy Twombly. Evasione a regola d’arte

http://www.teknemedia.net/magazine_detail.html?mId=9273