articles: ANDY WARHOL | 1987 - 2012
Moriva 25 anni fa, il 22 febbraio del 1987, il re della Pop Art, icona del XX sec.
Emiliano Stefenetti"Fare denaro è un'arte. Lavorare è un'arte. Un buon affare è il massimo di tutte le arti."
Andy Warhol
Un icona, forse la più grande del XX sec.
Sono passati 25 anni dalla sua morte, avvenuta il 22 febbraio del 1987, dovuta a complicazioni post-operatorie ad un intervento alla cistifellea.
Da Marilyn ai barattoli della Campbell Soup, da Elvis al logo del dollaro “$” i suoi quadri-serigrafie sono diventati simbolo dell’arte e della cultura americana.
La sua fama, che non accenna a tramontare e continua a crescere inesorabilmente, conferma la portata del suo genio creativo, capace di imprimere un'impronta indelebile nella storia dell’arte, diventando uno degli artisti più quotati, più copiati e più influenti per le generazioni future.
A ricordarlo ci saranno numerose mostre in tutto il mondo, a partire dalla grande retrospettiva che toccherà la Cina e il Giappone.
In Italia invece, in attesa della grande retrospettiva che riunisce le opere incentrate sui simboli linguistici e non sulle icone dal titolo “Andy Warhol Haedlines - Andy Warhol e i media” che si terrà a Roma dal 12 giugno negli spazi della Galleria Nazionale d'Arte Moderna, lo possiamo ammirare a San Marino con un’opera fondamentale della sua carriera, una “Jackie”, alla mostra “Da Hopper a Warhol Pittura americana del XX secolo a San Marino” e al Palazzo delle Esposizioni presente con un’enorme “Electric Chair”, mentre ad Aosta è a lui dedicata una retrospettiva dal titolo “Andy WARHOL Dall’apparenza alla trascendenza”.

Silver Liz
1963, synthetic polymer paint and silk screen on canvas, 40 x 40 ½"
The Andy Warhol Museum, Pittsburgh, PA
CENNI BIOGRAFICI
Andy Warhol, considerato a pieno titolo uno dei più grandi geni artistici del suo secolo, nasce a Pittsburgh (Pennsylvania) il 6 agosto 1928: figlio di immigrati slovacchi di etnia Rutena il suo nome vero è Andrew Warhola. Tra il 1945 e il 1949 studia al Carnegie Institute of Technology della sua città. Si trasferisce poi a New York dove lavora come grafico pubblicitario presso alcune riviste: "Vogue", "Harper's Bazar", "Glamour". Fa anche il vetrinista e realizza le sue prime pubblicità per il calzaturificio I. Miller.
Nel 1952 tiene la prima personale alla Hugo Gallery di New York. Disegna anche scenografie. Nel 1956 espone alcuni disegni alla Bodley Gallery e presenta le sue Golden Shoes in Madison Avenue. Compie poi alcuni viaggi in Europa e Asia.
Intorno al 1960 Warhol comincia a realizzare i primi dipinti che si rifanno a fumetti e immagini pubblicitarie. Nei suoi lavori compaiono Dick Tracy, Popeye, Superman e le prime bottiglie di Coca Cola.
Inizia a utilizzare la tecnica di stampa impiegata nella serigrafia nel 1962, rivolgendo l'attenzione alla riproduzione di immagini comuni, degne del titolo di "icone simbolo" del suo tempo. Tratta anche temi carichi di tensione, come i Car Crash (Incidenti automobilistici) e Electric Chair (sedia elettrica). Dal suo stile "neutro" e banale prende il via la cosiddetta Pop-art.
Come scrive Francesco Morante: "La sua arte prende spunto dal cinema, dai fumetti, dalla pubblicità, senza alcuna scelta estetica, ma come puro istante di registrazione delle immagini più note e simboliche. E l'opera intera di Warhol appare quasi un catalogo delle immagini-simbolo della cultura di massa americana: si va dal volto di Marilyn Monroe alle inconfondibili bottigliette di Coca Cola, dal simbolo del dollaro ai detersivi in scatola, e così via. In queste sue opere non vi è alcuna scelta estetica, ma neppure alcuna intenzione polemica nei confronti della società di massa: unicamente esse ci documentano quale è divenuto l'universo visivo in cui si muove quella che noi definiamo la "società dell'immagine" odierna. Ogni altra considerazione è solo conseguenziale ed interpretativa, specie da parte della critica europea, che in queste operazioni vede una presa di coscienza nei confronti del kitsch che dilaga nella nostra società, anche se ciò, a detta dello stesso Warhol, sembra del tutto estraneo alle sue intenzioni".
Negli anni successivi decide di abbracciare un progetto più vasto, proponendosi come imprenditore dell'avanguardia creativa di massa. Per questo fonda la "Factory", che può essere considerata una sorta di officina di lavoro collettivo. Iniziano i rapporti di lavoro con Leo Castelli.
Nel 1963 inizia a dedicarsi al cinema e produce due lungometraggi: "Sleep" ed "Empire" (1964). Nel 1964 espone alla Galerie Sonnabend di Parigi e da Leo Castelli a New York. Per il Padiglione Americano alla Fiera mondiale di New York realizza i Thirteen Most Wanted Men. L'anno successivo espone all'Institute of Contemporary Art di Philadelphia.
Fallito il tentativo di fondare un gruppo musicale con La Monte Young e Walter de Maria (due dei più celebri compositori d'avanguardia del periodo), nel 1967 si lega al gruppo rock dei Velvet Underground (di Lou Reed), di cui finanzia il primo disco. Anche la nota copertina del disco, una semplice banana gialla su sfondo bianco, è sua.
Nel 1968 rischia la morte, all'interno della Factory, per l'attentato di una squilibrata, tale Valerie Solanas, unico membro della S.C.U.M. (società che si propone di eliminare gli uomini). Espone al Moderna Museet di Stoccolma. Pubblica il romanzo "A: a novel" e produce il primo film in collaborazione con Paul Morissey. Si tratta di "Flash", cui seguiranno "Trash", nel 1970, e "Heat", nel 1972.
Nel 1969 fonda la rivista "Interview", che da strumento di riflessione sul cinema amplia le sue tematiche a moda, arte, cultura e vita mondana. A partire da questa data, fino al 1972, esegue ritratti, su commissione e no. Scrive anche un libro: "La filosofia di Andy Warhol (Dalla A alla B e ritorno)", pubblicato nel 1975. L'anno seguente espone a Stoccarda, Düsseldorf, Monaco, Berlino e Vienna. Nel 1978 a Zurigo. Nel 1979 il Whitney Museum di New York organizza una mostra di ritratti di Warhol, intitolata "Andy Warhol: Portraits of the 70s".
Nel 1980 diventa produttore della Andy Warhol's TV. Nel 1982 è presente alla Documenta 5 di Kassel. Nel 1983 espone al Cleveland Museum of Natural History e gli viene commissionato un poster commemorativo per il centenario del Ponte di Brooklyn. Nel 1986 si dedica ai ritratti di Lenin e ad alcuni autoritratti. Negli ultimi anni si occupa anche della rivisitazione di opere dei grandi maestri del Rinascimento: Paolo Uccello, Piero della Francesca, e soprattutto Leonardo da Vinci, da cui ricava il ciclo "The Last Supper" (L'ultima cena). Realizza anche alcune opere a più mani con Francesco Clemente e Jean-Michel Basquiat, il "maledetto" della scena artistica newyorchese.
Andy Warhol muore a New York il 22 febbraio 1987 per complicazioni post-operatorie alla cistifellea.
Nella primavera del 1988, 10.000 oggetti di sua proprietà vengono venduti all'asta da Sotheby's per finanziare la Andy Warhol Foundation for the Visual Arts. Nel 1989 il Museum of Modern Art di New York gli dedica una grandiosa retrospettiva.
Biografia tratta da biografieonline.it
MUSEI
A lui dedicato un museo, l' "Andy Warhol Museum" di Pittsburgh, Pennsylvania, Stati Uniti.
In Italia sue opere son presenti in vari musei, al Museo d'Arte Moderna e Contemporanea (MART) di Rovereto (TN), al Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina (MADRE) di Napoli, alla Galleria civica d'arte moderna e contemporanea di Torino, alla Reggia e Gallerie Nazionali di Capodimonte, Napoli e alla Fondazione Magnani-Rocca di Traversetolo, Parma.
RECORD
Suo uno dei quadri più pagati nella storia dell'arte, "Eight Elvises", dipinto nel 1963, è stato battuto nel 2009 per la cifra record di 100 milioni di dollari.
ALCUNE DELLE SERIE PIÙ CELEBRI

100 CANS, 1962.
Caseina, pittura spray e pastello su tela, 183,8x133 cm. Buffalo, Albright-Knox Art Gallery
Tra il 1960 e il 1961 Warhol comincia a dipingere lattine di minestra Campbell. La prima serie di barattoli ha una genesi curiosa, che ben si adatta a spiegare la sistematicità di Warhol: acquistato al supermercato un esemplare per ogni versione di minestra, l'artista dedica a ciascuna un ritratto, frontale, su fondo bianco, ingrandendolo fino a riempire l'intera superficie della tela. La serie si conclude quando finiscono i tipi di minestra disponibili.
In un colpo solo Warhol elimina qualsiasi implicazione estetica o espressiva del proprio lavoro.
Dipingendo cento barattoli di zuppa in fila ordinata, l'una accanto all'altra, Warhol ci mostra il vero volto dell'America, il paese del consumismo e della ripetizione, dell'uso e del consumo.

BIG ELECTRIC CHAIR, 1967.
Vernice di polimeri sintetici e inchiostro serigrafico su tela,
cm 137,2x185,5. New York, The Andy Warhol Foundation.
La serie di opere dedicate alla sedia elettrica fa parte della seria intitolata "Death and Disaster" del 1962. La Big Electric Chair del 1967 e, rispetto alle versioni precedenti, si caratterizza per una visione ravvicinata, concentrata sulla macchina.
Paradossalmente, l'avvicinamento del punto di vista, anziché potenziare la drammaticità dell'immagine, la affievolisce, impedendole di cogliere la vastità dello spazio vuoto circostante e il cartello con la scritta "silence", che presuppone la presenza di un pubblico che assiste alla scena.
Anche il colore lavora in questo senso, sostituendo agli sfondi monocromi e accesi delle serie precedenti toni più neutri come il rosa e il verde chiaro, giustapposti in bande oblique che sovrappongono un motivo astratto e banalmente decorativo all'immagine sottostante.
Serigrafia dell' ultima terribile serie di autoritratti. Ciò che si vede riflesso in questo volto demoniaco,vuoto e pieno di troppi anni per la malattia per cui non ci sono cure, da cui era afflitto l'artista.
Nella serie di lavori dedicati a Marilyn Monroe, è il fatto che Warhol si serve sempre, per ritrarla, di una sola immagine,continuamente modificata nei colori. In questo caso, per esempio, lo sfondo sulle tonalità del verde si oppone al giallo dei capelli; in altri fogli sceglierà tinte completamente antinaturalistiche, costruendo, per esempio, il volto della diva sul contrasto rosso-verdone o rosso-blu, o tingendole i denti di celeste o carminio

FLOWERS, 1964 Vernice di polimeri sintetici e inchiostro serigrafico su tela, cm 216-213,4. New York, The Andy Warhol Foundation
Nel 1964 Warhol comincia a lavorare alla serie dei Flowers. Derivata da una fotografia di Patricia Caufield, la serie mette in atto un ritorno alla vita, in contrapposizione alla raccolta "Death and Disaster". Come accade nella maggior parte delle sue opere, anche qui, Warhol usa un'unica immagine, per poi giocare con i colori. In questo caso i fiori sono viola, rosa, blu, rosso.

TRIPLE ELVIS, 1963.
Serigrafia su vernice all'alluminio su tela, cm 208,3x182,9. Richmon , Virginia Museum of Fine Arts, The Sidney and Frances Lewis Collection
In quest'opera l'artista individua l'immagine per eccellenza di Elvis, quella che incarna il mito in maniera definitiva. Si tratta di una cartolina di Elvis in posa da pistolero capace di sintetizzare la sua carriera cinematografica e il suo celebre movimento di gambe. Warhol per fare in modo che si perdano i limiti del quadro evita di tagliarlo conferendo all'immagine un senso di infinito
L'imponente serie di dipinti dedicata a Mao segna il ritorno dell'artista alla pittura dopo un quasi totale abbandono a favore di altre forme espressive. In questo esemplare, tratto da una cartella di dieci serigrafie, i colori sono lividi, distribuiti in maniera non uniforme e si combinano con interventi grafici, applicati qua e l' con una libertà che rasenta la sciatteria. Con grande ironia, l'artista sembra violare il suo idolo nel momento stesso in cui lo adotta.
ANDY WARHOL
22 febbraio 1987 - 22 febbraio 2012
BIBLIOGRAFIA WEB
Biografia tratta da www.biografieonline.it
Commenti delle opere tratte www.marcomarcucci.com
Emiliano Stefenetti - February 22, 2012
comments
Grazie a te Bruno per essere passato di qui.
Trovavo giusto ricordare la sua morte, visto che ha dato/influenzato un po' tutti (noi).
Adoro questo grande artista che sa parlare a tutti con un linguaggio moderno, attuale e terribilmente comunicativo per la sua forza incisiva e trasgressiva . Formidabile ed originale nella sua elegante dissonanza cromatica, l'hanno molto amato i miei alunni delle medie che si sono "incontrati con lui" nel fantastico mondo delle immagini. Grazie a te Emiliano Stefanetti per questo tuo commento storico- critico sul grande Warhol.
Grazie a te per essere passata di qui.
E' un artista che, anche se molto inflazionato, resta uno dei miei preferiti.
Ricordarlo era d'obbligo!
Grazie uno dei miei miti!
è stato sì un'artista......, ma a fare soldi e a mistificare l'arte capace di essere letta come tale.
se è vero che il pensiero di un artista si vede dalla sua arte ritengo che A.W. fosse essenzialmente un creativo con molto intuito. Rappresentava la società in cui viveva e fingendo di schernirla si faceva adulare dagli stessi che rappresentava nelle sue opere. Leggeva ogni cosa della della società senza spunti critici personali anzi trasformando anche il nulla in qualcosa di glamour. Era amato e venerato e lo è tutt'oggi perché banalizzava rendendo artistico ogni oggetto o persona dissociandolo dal contesto. Uno dei più grandi creativi del secolo certamente, un amante della superficie perché andare oltre lo faceva tremare dalla paura e dalla possibilità di non essere riconosciuto e apprezzato dai più. Il suo fare era semplice ed intuitivo come tutto ciò che non tocca mai il nucleo di una questione. Era autocelebrativo come lo era la società di allora, dopo il terrore della guerra...
Ricordarlo senza celebrazioni divine sarebbe come fargli un torto, infatti il mondo ancora lo acclama...
indimenticabile, intuitivo, creativo, al passo con il suo tempo...!
Grazie bell'articolo!!!
Grazie Emiliano, bellissimo articolo!! Adoro questo Artista, è semplicemente GENIALE!!!
non ho mai apprezzato particolarmente la sua arte, ne il suo modo di ragionare. Ma non si può negare che sia stata una grande personalità del '900!
"un amante della superficie perché andare oltre lo faceva tremare dalla paura"
bravissimo Igor, intuizione perfetta, diretta al "nucleo"...
Solo due artisti nel '900 hanno veramente toccato il cuore e le viscere dell'arte.
Duchamp per liberarla, Warhol per ammazzarla.
Non voglio commemorare gli assassini.
Anche se gli rendo il merito di averci fottuti tutti senza che ce ne accorgessimo.
E' morto il re, viva il re.









grazie Emiliano per l'articolo...