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GOD O' CLOCK - Horlogerie Exquise - God Is Wearing A Rolex

Pubblicato da
Alessio Brugnoli
il 26 novembre 2010
Sulla Religione ed altri misteri


Mercoledì pomeriggio, me ne stavo bel bello a poltrire nel mio ufficio romano, preoccupato di organizzare al meglio la personale di Manuela Morgia. Mi squilla il telefono. Riconosco il numero. A stento trattengo una parolaccia.

E' il famigerato commerciale che si presentò al vernissage di Eumenidi non per contemplare le opere di Dorian Rex, ma per farmi vedere sul suo nuovissimo Ipad una serie di conti su un'offerta da presentare ad un cliente, noto per avere il braccino corto e che sicuramente avrebbe rischiato un coccolone per le cifre esposte. Soltanto l'intercessione di Alberto Castelli, più divertito che scocciato dall'intrusione, mi impedì di prenderlo a calcioni.

Stavolta, lo scocciatore autorizzato aveva millantato un'occasione di business "fenomenale"; pur conoscendo la sua capacità di prendere lucciole per lanterne, ho deciso di assecondarlo.

Alzataccia ad ore antelucane, per prendere la mattina dopo la prima Freccia Rossa disponibile. E così mi ritrovo a Milano, in una riunione che par uscita da una commedia di Ionesco, in cui gli istinti omicidi nei confronti del suddetto commerciale sembrano superare la soglia di guardia.

Così, per distrarmi ed evitare di strozzarlo il giorno dopo, finita la farsa mi faccio accompagnare nella galleria di Famiglia Margini, per imbucarmi alla mostra "GOD O' CLOCK - Horlogerie Exquise - God Is Wearing A Rolex", personale di Christian Zanotto.

Mostra che mi ha veramente colpito, sia per l'allestimento, con la capacità di trasformare in punti di forza i limiti della location, sia per la bellezza delle opere. Il tema della mostra è quello che sembra esser diventato comune a diversi artisti che conosco, ossia la Religione.

Nella mia vita ho incontrato di tutto, da ipocriti illusi di salvarsi l'anima dal male compiuto con messe e novene a persone capaci di vivere con impegno e sacrificio la loro Fede.

Il mio rapporto con Dio ? Bah a volte lo penso che ciò che lo descriva meglio è Moby Dick. Mi vedo simile al capitano Achab, colui che prende il nome dal re d'Israele empio e persecutore di profeti, sordo agli ammonimenti di Elia, il buon Starbuck, voce della ragione

Prigioniero di una tensione etica che trasforma la sua lotta contro il Male in un ossessione, tanto da negare ogni ottimismo messianico. Distruggere l'Abisso o esserne schiacciati, senza via di mezzo.


E tutto ciò si trasforma in un destino beffardo che a volte ti fa sentire prigioniero senza libertà di scelta, a volte atterrito dall'infinita libertà, ma che fa riflettere sulla sofferenza del Vivere, in se stessi e negli altri.

Tutto è vissuto con passione, figlia del carne e del sangue. Perciò, guardando l'algido splendore delle opere di Zanotto, d'oro e cristallo, simili al frutto di antiche alchimie, percepisco ammirato la mia antitesi.

Io vivo nel Tempo, loro sono delle icone che nessun mutamento potrà scalfire. Immagini che richiamano la congiunzione degli opposti. Da una parte figure androgine, figlie dei reliquiari medievali, dall'altra i meccanismi di contorti orologi.

I reliquari. Ciò che protegge un oggetto dal Mutamento e contemporaneamente ne garantisce il valore di simbolo.

Ma cosa proteggono le statue di Zanotto ? La libertà dell'Uomo, con il dovere della responsabilità, oppure i finti valori che lo rendono schiavo ?

E gli ingranaggi, sono il Fato Inesorabile che ci cattura nella sua rete, o le regole che la società ci impone.

Il fascino delle opere nasce dalla loro ambiguità e capacità di generare infiniti discorsi. Eppure cambiano le parole, ma una cosa solo le accomuna.

Il fatto che descrivono prigioni, da cui è faticoso liberarsi



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