Stefano Parolari: “SenzaZìo”
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critics
Luca ha detto tutto, si è avvicinato a tutto ciò che anela ad essere attraverso il tratto. Pompeiana creatura, si è liberata dalla stasi (presunta) del di-segno.
Sicuramente il riferimento all'attualità occupa una posizione molto defilata in una presumibile gerarchia di messaggi. Ammetto inoltre che il titolo voleva essere un'esca, proprio per i miei dubbi sull'appetibilità del mio prodotto. Solo un test per verificarne l'utilità.
Sapete - devo confessarvi una cosa sconvolgente. Io non ho la televisione (e la cosa di per sé non è sconvolgente). Cause circostanziali e work in progress, la mia vita è ora da qualche mese rimessa e riorganizzata in un laboratorietto casalingo cantinesco qui a casa dei miei (non che loro abbiano una casa loro, ma è come se l'avessero e per me - ora come ora - buttare dalla finestra 600 euro per un mese di affitto era diventato improbo, e facendo 4+4 meglio aiutare loro, aiutando anche me).
I miei invece hanno la televisione - inutile negare che non digerisco da qualche mese - pel resto, a parte il telegiornale a tavola - vado in cantina a lavorare e a fare i miei studi e i miei disegni, e non mi lascio perturbare.
Ma il resto della famiglia - si perturba.
Ieri, tornando da un appuntamento di lavoro, in auto con mia sorella, capita questo. Viviamo in astigiano quindi è ovvio trovare per strada trattori e nei campi, contadini. Qui le strade hanno campi a destra e sinistra e se sbagli una curva ci finisci in mezzo...
Bhè... mia sorella mi ha detto una cosa che non capivo: passando per strada, avevamo di fianco un campo dove si stavano bruciando degli sterpi, ed erano tre contadini normalissimi.
“Sai Luca“ - mi diceva “ogni volta che vedo sti contadini... così vestiti“... nella mia innocenza mi sono detto: bhè, sono colorati, semplici, han il cappello da pescatore e la camicia a quadri, sono uno spettacolo rustico ma spesso vivo di poesia e nobiltà - certo spesso anche un pochino rudi e pratici ma chissà...
Era per via del berretto.
Mi ha poi detto: quando vedo quel berretto ormai mi viene sempre in mente quello zio.
Devo confessare: non tutti han quel berretto, anche l'ispettore Closeau aveva quel berretto... ma in effetti, quei contadini che stavano bruciando gli sterpi, casualmente avevano sto berretto, tipico estivo anni settanta.
Evidentemente, mia sorella ha avuto un input più pregnante del mio - io avrei associato di tutto meno che questo. Eppure - vedete? Pure restandone fuori, ne sono dentro pure io.
Mi son detto pochi giorni fa: hanno liquidato in due secondi la faccenda dell'infermiera uccisa dal pugno di un bestiode - han liquidato la faccenda del tassista distrutto di botte da un branco di adulti che bisognerebbe fare a frittelle - e continuano in maniera ossessiva a ripetere di sta toria tutte le virgole e le sillabe - non hanno ancora detto abbastanza.
Io aborro il crimine - ma c'è una società che governa il buon consiglio dell'informazione mediatica che non so fino a quala punto non si possa considerare criminale nella gestione del substrato cerebrale di persone che dovrebbero crescere, piuttosto che limitare le loro emozioni a queste continue e ripetute aberrazioni dell'attualità.
Io sveno al sentimento etico di un giornalista, perché la sua dialettica no ha pietà e sproporziona la realtà rendendola un incubo.
Per questo: io non ho la televisione :)
Stefano: comprendo la tua dizione. Ma la faccenda, l'attualità insomma - che completa l'ordine della percezione delle cose di ognuno, qualche giorno fa mi ha fatto presente come sia attuale una canzone tratta dall'ultimo disco di Carmen Consoli... io, come un idiota, ho detto: quale canzone?
Questa
http://www.youtube.com/watch?v=9XTud9uaihA
Io adoro Carmen e mi piacciono, perché profondi e stimolanti al loro disperato tentativo di marcare verità UNIVERSALI i tuoi disegni - e i titoli non saranno mai abbastanza, per chiudere o limitare i misteri di un lavoro - che io commento e analizzo sempre e solo unicamente per quello che provo.
Ma ammetto il condizionamnto - quando l'informazione CONDIZIONA. E questo ne è uno dei più tipici e tristi esempi.
I miei invece hanno la televisione - inutile negare che non digerisco da qualche mese - pel resto, a parte il telegiornale a tavola - vado in cantina a lavorare e a fare i miei studi e i miei disegni, e non mi lascio perturbare.
Ma il resto della famiglia - si perturba.
Ieri, tornando da un appuntamento di lavoro, in auto con mia sorella, capita questo. Viviamo in astigiano quindi è ovvio trovare per strada trattori e nei campi, contadini. Qui le strade hanno campi a destra e sinistra e se sbagli una curva ci finisci in mezzo...
Bhè... mia sorella mi ha detto una cosa che non capivo: passando per strada, avevamo di fianco un campo dove si stavano bruciando degli sterpi, ed erano tre contadini normalissimi.
“Sai Luca“ - mi diceva “ogni volta che vedo sti contadini... così vestiti“... nella mia innocenza mi sono detto: bhè, sono colorati, semplici, han il cappello da pescatore e la camicia a quadri, sono uno spettacolo rustico ma spesso vivo di poesia e nobiltà - certo spesso anche un pochino rudi e pratici ma chissà...
Era per via del berretto.
Mi ha poi detto: quando vedo quel berretto ormai mi viene sempre in mente quello zio.
Devo confessare: non tutti han quel berretto, anche l'ispettore Closeau aveva quel berretto... ma in effetti, quei contadini che stavano bruciando gli sterpi, casualmente avevano sto berretto, tipico estivo anni settanta.
Evidentemente, mia sorella ha avuto un input più pregnante del mio - io avrei associato di tutto meno che questo. Eppure - vedete? Pure restandone fuori, ne sono dentro pure io.
Mi son detto pochi giorni fa: hanno liquidato in due secondi la faccenda dell'infermiera uccisa dal pugno di un bestiode - han liquidato la faccenda del tassista distrutto di botte da un branco di adulti che bisognerebbe fare a frittelle - e continuano in maniera ossessiva a ripetere di sta toria tutte le virgole e le sillabe - non hanno ancora detto abbastanza.
Io aborro il crimine - ma c'è una società che governa il buon consiglio dell'informazione mediatica che non so fino a quala punto non si possa considerare criminale nella gestione del substrato cerebrale di persone che dovrebbero crescere, piuttosto che limitare le loro emozioni a queste continue e ripetute aberrazioni dell'attualità.
Io sveno al sentimento etico di un giornalista, perché la sua dialettica no ha pietà e sproporziona la realtà rendendola un incubo.
Per questo: io non ho la televisione :)
Stefano: comprendo la tua dizione. Ma la faccenda, l'attualità insomma - che completa l'ordine della percezione delle cose di ognuno, qualche giorno fa mi ha fatto presente come sia attuale una canzone tratta dall'ultimo disco di Carmen Consoli... io, come un idiota, ho detto: quale canzone?
Questa
http://www.youtube.com/watch?v=9XTud9uaihA
Io adoro Carmen e mi piacciono, perché profondi e stimolanti al loro disperato tentativo di marcare verità UNIVERSALI i tuoi disegni - e i titoli non saranno mai abbastanza, per chiudere o limitare i misteri di un lavoro - che io commento e analizzo sempre e solo unicamente per quello che provo.
Ma ammetto il condizionamnto - quando l'informazione CONDIZIONA. E questo ne è uno dei più tipici e tristi esempi.




Quando matite e gessi evolvono a questa misura, si cerca indubbiamente una cultura autonoma al bozzetto - che da disegno diventa scultura e pittura, allo stesso tempo mezzo fermo - computo - degno a quel siglo, anche ai bigotti più intontiti da regole e borghesismi inebetiti - anche ai semplici, diciamo.
E che ho forse titolo per dare dei semplici a qualcuno - forse, per certe semplificazioni - sì, credo, di poter avere il diritto di contraddire certe regole a più d'uno.
Il viso è marmo - il viso è ceramica - pare marmo e ceramica stupito dal tempo in una dimensione arcaia - è presente ma è Pure la Roma antica - è adesso, ma eppure 2000 anni fa - e duemila avanti. Si concentra sulle ombre e sugli istanti - li ferma e li riconobbe mettendoli davanti - a nostri, di occhi, a legger i loro, questo viso incauto e ambrato di un craclè rarefatto - appena percepito al tatto - svolto al dramma - che osanna e spera la vita che - tornando ai fatti - ha lasciato - pare, se non leggo male, intenzione primigenia del gesto. Forse. Nel caso, avresti fatto qualcosa per darle l'immortalità - amara, che resta al ricordi dei vivi - per sempre.